Non siamo indistruttibili

La mia vita, come quella della maggior parte di noi, ha avuto alti e bassi. Anzi in questi ultimi anni non posso lamentarmi, grazie in particolare ad una importante decisione che ebbi il coraggio di prendere ed all’incontro con quella che oggi e’ la mia amatissima moglie  🙂 Tuttavia la percezione della caducita’ della vita, di noi tutti, di ogni cosa che c’e’ al mondo, e’ sempre piu’ presente in me.
Impermanenza la chiamano i buddisti.
E’ una percezione che piu’ o meno ho avuto da sempre, fin da bambino, ma certo quando fai un po’ di strada e inizi a imbatterti nei tuoi lutti – alcuni forse inaspettati e imprevedibili, e per questo ancora piu’ dolorosi – o quando fai caso a quante persone sono cadute e stanno cadendo attorno a te anche in eta’ nelle quali si dovrebbe solo essere spensierati… diventa piu’ difficile eludere.
C’e’ chi riesce – almeno apparentemente – a non pensarci, rifuggendo da ogni discorso sull’argomento, arroccandosi nella propria torre fatta di voluta inconsapevolezza… E se funziona, be’… ben venga per loro, e non lo dico con ironia. Personalmente pero’ e’ una strada che non riesco piu’ a seguire, sempre che l’abbia mai fatto. Al massimo riesco ad avere brevi periodi di “ingenuo ottimismo”, dove mi capita di pensare ad una lunga e serena vita per me, i miei cari, i miei animalotti tutti; poi basta una nuova notizia (e come sfuggire alle notizie nell’era della comunicazione?), un nuovo malanno proprio o altrui, perche’ spettri fin troppo reali tornino a manifestarsi in tutta la loro concretezza.

Non siamo indistruttibili, non esiste cosa o persona al mondo che non ce lo ricordi. Ed allora l’unica strada appare quella di una accettazione il piu’ serena possibile. Non una accettazione di facciata, ma reale, fatta di sana consapevolezza del proprio ineluttabile destino. Per questo, in particolare in questi ultimi anni, come ben sapete voi (ormai pochi :-P) lettori del mio blog, mi sono avvicinato al buddhismo tibetano: per trovare in esso conforto ma, soprattutto, la forza per operare il miracolo (perche’ lo e’ di fatto) della serena accettazione.
A dirla tutta, non sono affatto convinto della storia della reincarnazione, del Nirvana e cosi’ via, anche se forse sono un poco piu’ possibilista, ma ho una piccola apertura, una sensazione, che per arrivare alla serena accettazione la credenza in esse non sia indispensabile. Lo stesso Dalai Lama una volta disse, a proposito della necessita’ di non fuggire dalla realta', che se un domani la scienza dimostrasse scientificamente che la reincarnazione non esiste, non avrebbe senso rimanere arroccati su posizioni che sarebbero a quel punto anacronistiche, eppure cio’ non decreterebbe la fine del Buddhismo, essendo il suo fine la liberazione dalla sofferenza, piu’ che la rinascita in un supposto eden.
Al momento una cosa mi pare ragionevolmente verosimile: ogni dolore, ogni sofferenza, e’ enormemente acuita dalla sua componente psichica. Mentre per i dolori fisici la scienza ha fatto grandi progressi, per preoccupazione, paura e angoscia, poco ha potuto e puo’ fare. Per molte persone sapere di dover morire significa morire due volte. Tuttavia, a chi ha avuto modo di sondare i propri stati d’animo osservandoli attentamente, appare indubbio che essi siano di natura esclusivamente mentale e, dunque, potenzialmente controllabili.
Dopo aver avuto un approccio – ancora troppo superficiale, sia chiaro – con il buddhismo e le tecniche di meditazione, e’ mia sensazione che tutti questi disagi psichici possano essere eliminati. Anzi piu’ che una sensazione la mia e’ una convinzione. Certamente non e’ affatto facile. Certamente non e’ una cosa che si possa inventare sul momento, anche se la reazione a eventi inaspettati e devastanti e’ sempre individuale e a volte sorprendente, permettendo di trovare una forza e una tranquillita’ che non si immaginava di possedere. Per questo i buddhisti dicono che bene sarebbe prendere confidenza per tempo con i metodi di controllo della propria mente, metodi che passano con la presa di coscienza di come essa funziona. Perche’ altrimenti certi passaggi potranno difficilmente essere tenuti sotto controllo. E se morire si deve tutti, morire due volte sarebbe un peccato.
 
Come chiusura del post ho scelto una vecchia canzone di tal Robert Tepper, “No easy way out” (non e’ facile uscirne fuori), che in uno dei film della saga di “Rocky” cantava appunto “Non siamo indistruttibili, e’ bene che lo capisci bene; penso sia incredibile come si lasci tutto nelle mani del caso”. Incidentalmente, le immagini sono una dedica a Sylvester Stallone, mito degli anni ’80, ma anche quelle in fondo servono perche’ segno del tempo e della condizione umana che inesorabilmente passa: oggi anche uno che, a chi e’ cresciuto con i suoi film, sembrava allora intramontabile, fa un po’ di tenerezza…

Un altro monito in fondo della caducita’ della vita e di ogni cosa.


70 pensieri su “Non siamo indistruttibili

  1. Wolf ,a volte mi capita di pensare alla mia morte, ma la vivo sempre in funzione di mia figlia….sento l' angoscia di dover lasciarla sola, l' angoscia nel fatto che lei abbia bisogno di me e non ci sia più.
    Questo è il distacco che mi fa più male !!
    Per quanto riguarda, solo me, l' accetto come percorso di vita ,perchè credo in Dio e nell' aldilà e nel fatto che troverò tutte le persone che ho amato e che da tempo sono andate via da me.
    Non lo so forse sarà tutto un inganno??
    Non importa wolf…la vita è così e te lo scrive una che nonostante tutto, l' ama da morire.
    Un salutone a tutti

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  2. Però l'ho visto da poco Stallone e si mantiene benino…
    A parte scherzi, per eliminare i disagi psichici molti usano antidepressivi ed ansiolitici e molti di più si aggrappano alla religione. Non so che dire, a me sembra una battaglia impari e persa in partenza, quella verso l'accettazione del nostro destino.

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  3. Confesso la mia ignoranza quasi totale rispetto al buddhismo.
    Riguardo all'accettazione della morte, per me non è stato facile: la perdita di una zia che amavo come una madre – e aveva solo 42 anni – credo sia stato per me un trauma infantile, ma il peggio doveva ancora venire,perché persi mio padre all'età di 11 anni, lui ne aveva 42.
    Ho vissuto la mia adolescenza non col il timore della morte ma con il terrore, poi a poco a poco è andata meglio. Oggi posso quasi annoverarmi tra quei fortunati che non ci pensano (quasi) mai, e vivo serenamente concentrata nel presente e nei progetti per il futuro immediato, però non posso dire di aver accettato l'idea della morte, ho solo imparato ad allontanarla…

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  4. x Charlotte: umanamente ti capisco, logicamente un po' meno: se credi in Dio e nell'aldila', se confidi che questa vita sia solo un passaggio… in fondo anche il fatto che tua figlia possa rimanere da sola sarebbe parte della vita, della morte, e del "disegno" che c'e' dietro, no? Non so… a volte credo che una fede incrollabile preveda la serena accettazione di ogni cosa, perfino di questo. Ammesso che una fede incrollabile ci sia e possa essere raggiunta, naturalmente.
    Umanamente invece ti capisco, e molto bene. La paura di lasciare le persone care (e per quanto mi riguarda anche i miei cari animalotti, anche se adesso per fortuna avrebbero mia moglie) supera a volte la paura per se' stessi. Uno puo' arrivare ad accettare che presto non ci sara' piu', ma il passo di accettare che anche la possibilita' che i propri cari debbano camminare con le proprie gambe e con un lutto sulle spalle e' un passo diverso, e in piu'.
    Un caro saluto

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  5. x Vagabonda: impari puo' darsi, impossibile pero' no, visto che esiste chi ce l'ha fatta ed e' arrivato ad accettare serenamente la propria morte. Certo, e' un percorso non facile
    P.S.: eheheh insomma… certo che se fai il raffronto con Stallone anni '80…

    x Silvia: e' un po' quello che fanno la maggioranza delle persone, ritengo; ho pero' il sospetto che tu abbia fatto un percorso diverso: non sono certo che tu abbia "rimosso" la paura della morte, bensi' che tu l'abbia almeno parzialmente affrontata e superata, forse proprio dovendo capire – troppo presto – di cosa si tratta. La "rimozione" e' peggio, perche' quando un evento legato alla morte ricompare, e purtroppo nella vita lo fa sempre, lascia spiazzato e senza difese, in piena angoscia, chi non e' preparato alla sua "presenza". Sapere invece che la morte c'e', che e' inevitabile, ma non pensarci e' una cosa diversa. E' in un certo senso una scelta piu' consapevole.

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  6. x Anne: be', non era mia intenzione "superarmi", ho solo scritto un post piu'… personale, ma che in fondo non si discosta molto da altri che, seppure in forma piu' impersonale, appunto, avevo gia' scritto. Mi superero' quando riusciro' a mettere in pratica l'obiettivo di cui parlo nel post. Se mai succedera'!

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  7. Eh, sì! Infatti ho ben scritto che, logica a parte, umanamente ti capisco
    Eppure… non possiamo sentirci "colpevoli" se moriamo, tanto meno se purtroppo ci capita in età ancora giovane, e sappiamo che chi resta non solo sopravvive, ma spesso dovendo affrontare una difficoltà così grande diventano perfino più forti Comunque speriamo che siano discorsi… non utili a breve

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  8. E' vero, i monaci tibetani (e non solo loro) dicono che si inizia a morire nel giorno stesso in cui si nasce, credono che ognuno di noi nasca con un numero preciso e fissato di respiri: ogni respiro, un respiro in meno alla fine   Bella la tua frase: ci coglierà impreparata!
    P.S.: certo che lo so! ……

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  9. La morte mi spaventa, certo è un'incognita, un passaggio… si lascia tutto. Ma quello che più mi preoccupa è la sofferenza, che è difficile da accettare. Trovare la forza per superare i mille problemi quotidiani e restare il più sereni possibile. Vivere il presente e assaporarlo. La morte sembra, a volte una liberazione. Pensa al dover accettare il passare degli anni, le trasformazioni che subiamo, la difficoltà a vedere il proprio corpo ed il viso che inesorabilmente si invecchiano. Certo la mente ha il ruolo principale in tutto questo, se riusciamo a controllarla e ad essere consapevoli siamo "salvi". La natura, il ciclo delle stagioni, ci insegnano da sempre la caducità della vita, la trasformazione, se vogliamo e riusciamo a vedere.
    Un caro saluto

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  10. Si, i due aspetti appaiono curiosamente legati, vero? C'e' chi teme la morte, e se fosse sicuro che essa aspetterebbe, sarebbero pronti a sopportare quasi ogni sofferenza. Poi ci sono quelli che invece vivono male, e per i quali la morte puo' addirittura apparire come una liberazione. E a volte le persone passano da un lato all'altro piu' volte nel corso della loro vita.
    Pero' e' vero: da qualunque parte si stia, l'accettazione della propria condizione umana, dunque caduca e imperfetta, e del mondo che la circonda, che ci ostiniamo a cercare di modellare su di noi ma che va avanti da se' e spesso non a nostro vantaggio, e' l'unica evidente soluzione. E su questo si puo' lavorare

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  11. Non e' da tutti affrontare il tema della morte collegato alla vita dei pensieri..ti stimo…da giovane la morte mi ha sempre interessato…ne avevo tanta paura quasi patologica..un giorno decisi di affrontarla…ci parlavo "tu mi vieti di vivere" …- sempre piu' le domande diventavano profonde..la paura della paura della morte e' patologia… Incominciai a farmi domande pericolose…siamo nati per morire?.. da quella insana paura cominciai a vivere…cambiai la mia vita ho fatto la scuola di specializzazione – malattie terminali – e attraverso gli altri che mi insegnarono e mi insegnano ogni giorno a morire e …vivere..ricevetti il dono della Fede…quindi penso che qualsiasi strada si cerchi per alleviare la paura nascosta in noi..non deve essere sottovalutata la religione e' ricerca oltre l'orizzonte..la realta' e' fatta anche di stupore e meraviglia…una piccola parte della mia vita ti ho raccontato, Lupo…grazie un sorriso infinito..

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  12. Brava, in effetti e' la strada che teorizza anche il buddismo tibetano. Loro dicono che la strada maestra che porta all'illuminazione passa necessariamente per la compassione, e cosa piu' della strada che hai scelto tu provoca la compassione verso gli altri, se' stessi, e tutte le creature? Il passaggio piu' difficile da comprendere con la ragione, e' il fatto che dalla compassione nasca la fede. Cosi' dicono loro, cosi' testimoni anche te attraverso il tuo commento e la tua esperienza.
    Un caro saluto!

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  13. Sai Lupo, non si puo' spiegare…e' il momento di fenare la ragione sono esperienze non spiegabili..il dono..hai saputo fare ua sintesi bella..sei molto sensibile…comprendi..tanta gioia nel cuore…anche se la realta' a volte e' brutta fa' parte della vera vita…non la possiamo sfuggire..

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  14. Un argomento non facile quello che hai notato in questo post caro lupo, un tempo ne avevo timore ma e’ stato affrontando la morte miei genitori che ho iniziato a vederla nel modo ora sento giusto per me. Ho accompagnato mio padre fino al suo ultimo respiro ed e’ stata l’esperienza più intensa della mia vita, di una tale serenità che ora non ho paura.. Caso mia la paura ora può essere il,dolore fisico…. Ma so che la morte e’ solo un cambiamento di stato… Un abbraccio caro wolf

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  15. x Kjya: e' vero cara, d'altronde e' grazie a questa realta' che siamo qua, non possiamo prenderne solo gli aspetti che ci piacciono ed evitare gli altri. Anche se sarebbe bello farlo

    x Linikunda: indubbiamente ammiro e invidio la tua serenita', sicuramente e' vero, e dimostrato da tante persone, che l'esempio lasciatoci in eredita' da chi non c'e' piu' conta molto sulla nostra serenita'.
    Grazie e un caro abbraccio anche a te!

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  16. Ciao Wolf, inaspettatamente sono riuscita ad andare qualche giorno fra i miei monti!!!!  Qui tu parli della morte e della caducità di ogni cosa e come a tutto questo tu ci abbia sempre pensato ed infatti ricorre spesso questo pensiero in quello che scrivi. Io sono il contrario di te, alla morte non ci ho mai pensato, ma non perchè accantonavo l'argomento, ma proprio perchè non mi sfiora l'idea anche se ho avuto persone vicine ed amiche che ora non ci sono piu'. Cioè, la  vedo intorno a me e penso che faccia parte del ciclo di una esistenza. Quello di cui ho il terrore è la sofferenza perchè vedo troppo soffrire e la medicina che mi sembra quasi che prolunghi la sofferenza e quell'essere trattati come oggetti senza rispetto nè compassione. Ecco a questo non ci posso pensare. Comunque è tutta questione di mente, ognuno reagisce in una sua particolare maniera e conoscere i processi della mente per potersi controllare è necessario. Mentre rifletto  su quello che hai scritto sento la canzone di sottofondo e scorrono le immagini di Stallone, com'era giovane! Sai non ho niente nemmeno contro la vecchiaia, la vita ci dona la bellissima giovinezza e poi necessariamente, come ogni cosa, arriva la vecchiaia che può essere bella ugualmente se vissuta con dignità. Vorrei vivere fino alla fine con dignità nella consapevolezza di quello che mi succede, giorno dopo giorno.  Un carissimo saluto  Fulvia

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  17. Come disse Clooney una volta in una intervista (io lo dicevo già prima pero' ), non ho paura di invecchiare, anche perché l'alternativa è peggiore
    Si, in effetti ognuno su questi argomenti ha idee e sensazioni personali e diverse. Leggendo i commenti raccolti finora, appare che c'è apparentemente più gente che, come te, ha più paura della sofferenza che della morte, e la cosa mi sorprende un po', anche se penso che, almeno per qualcuno, la paura della sofferenza è a volte la maschera inconsapevole della paura della morte, più profonda e atavica
    Un carissimo saluto anche per te

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  18. Wolf, come si può non avere paura della morte? E' come avvicinarsi a un precipizio e prenderne coscienza, misurare la profondità del precipizio, la velocità della caduta, gli effetti dell'impatto… bé, non eliminerà né il precipizio né la caduta…
    Sono pessimista, vero?

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  19. No, c'e' una sottile ma importante differenza: nessuno, normalmente, ti spenge verso il precipizio, quindi lo puoi evitare, e' giusto percio' averne paura perche' la paura ti serve da "sveglia" per evitare il precipizio; la morte invece e' qualcosa che non puo' essere evitata, prima o poi arriva, per cui (in teoria) si dovrebbe riuscire a "mettersi il cuore in pace". Serve avere paura, perche' la paura ha una funzione costruttiva; non serve avere paura quando tale funzione costruttiva non c'e' piu', perche' cio' che si ha davanti e' inevitabile.
    Naturalmente tra il dire e il fare…

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  20. E' vero non siamo indistruttibili..o meglio i nostri corpi non lo sono, ed è umano avere paura specialmente di una cosa che non si può evitare. Ho avuto dei lutti in famiglia, è difficile spiegarlo ma li ho vissuti più come dei "passaggi" che come "fine". Il vuoto intorno che lasciano le persone che "vanno via" è a volte incolmabile ma se si è convinti di poter "ritrovare" i propri cari perchè a loro modo rimangono con noi (solo un po meno visibili) allora si sente un senso di sollievo e si ha meno paura (almeno io la vivo così, poi ovviamente le reazioni di fronte a un evento come la morte sono molto soggettive).
    Un bacio Lupo, buona serata!

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  21. x Demetra: assolutamente e' cosi', o cosi' dovrebbe essere per chi ha fede Il punto e' che molte persone che dicono di essere credenti trovano nel momento critico che la loro fede non e' cosi' forte come credevano
    Un bacione anche per te

    x Anna: il post e' qui, quando vuoi! Un abbraccio!

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  22. Non credo nella resurrezione dell'anima ma ho un discreto rapporto con il pensiero della morte naturale, intesa come normale epilogo della vita.
    E' anche vero che non ci penso e credo sia l'atteggiamento giusto, poiché non ha senso soffrire per l'inevitabile, concordo, ma diventa sempre più difficile eludere quel pensiero al trascorrere degli anni, che vedi i tuoi amici che se ne vanno e resti sempre più solo con lei dietro l'angolo.
    Sarà che non sono ansioso in quanto ho cercato di  interiorizzare abbastanza bene che la vita è un continuo susseguirsi di condizioni di pericolo – non parlo più della morte – e che solo una piccolissima parte delle cose negative che si prospettano, poi si verificano.
    Diversamente, l'ansioso vive la vita come se ogni possibile risvolto negativo si concretizzasse, e dunque in un permanente stato di sofferenza. Bisogna lavorare con la mente; anche per questo seguo con interesse il tuo blog.

    Giulio

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  23. Splendida riflessione e splendido blog, complimenti! Una risposta a tutti quelli che ancora cercano fuori da sè il segreto della felicità e non dentro. Per quanto mi riguarda, vivo con la spiritualità un rapporto intermittente. Nel senso che passo da periodi in cui lo sento molto e quasi mi opprime a periodi in cui invece mi sento un elemento qualsiasi della natura, come l'acqua o le piante. E la cosa, devo dire, mi rasserena. Sarà che ho "ancora" 31 anni… 

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  24. x Giulio: riuscire ad arrivare ad una serena accettazione della morte senza il supporto consolatorio della religione e della credenza in un aldila', e' una conquista assolutamente non facile, a meno naturalmente di star barando con se' stessi (in molti dicono di non aver paura della morte… prima di trovarcisi davvero in sua vicinanza). Cosi', se tu non ci pensi perche' hai preso coscienza che essa c'e' e nulla si puo' fare per evitarla, e' un conto; se invece non ci pensi perche' ne rimuovi piu' o meno consapevolmente la ineluttabile presenza, e' un altro conto. Spesso la differenza si evidenzia solo quando ci troviamo davvero di fronte alla morte, e potremmo essere portati a pensare che allora il problema non sia poi cosi' importante e che meglio sia evitarlo e basta. Puo' essere che sia giusto cosi', probabilmente la verita' e' soggettiva e non oggettiva: per chi ha il pensiero della morte, smettere semplicemente di pensarci, senza elaborarne e superarne la paura, e' oggettivamente problematico e, forse, nemmeno possibile.
    Grazie per l'apprezzamento caro Giulio

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  25. bello quello che scrivi, bella la riflessione e i pensieri che ne scaturiscono

    effettivamente pensando sull'argomento anche io spesso rifletto sul fatto che noi abbiamo perso il concetto di morte in questa società centenaria dove tutto sempre possibile, dove la medicina fa miracoli, dove addirittura c'è l'accanimento terapeutico e non ti fanno morire, diritto che attualmente hanno solo gli animali, visto che silenziosamente si eclissano aspettando degnamente il corso della natura…

    comunque scusa, stavo andando fuori argomento e mi succede spesso…

    dicevo che quando irrompe la morte nelle nostre vite è sempre un trauma, una cosa che non sappiamo accettare, per questo senso di immortalità.
    Non ci sono guerre e malattie e si muore di incidenti e tumore… e allora si cerca di accettare, si cerca di capire.

    Raramente ci si prepara a questo. Solo dopo che si è vissuto un lutto sulla propria pelle e si ha indelebile la cicatrice nel cuore si fa un percorso personale di accettazione …

    Quindi hai ragione, è maledettamente difficile, ma quando si accetta come ciclo naturale della nostra vita la morte, c'è una fatalità e una serenità che aiutano a vivere (percorso vita -anima-morte-altra vita )

    L'accettazione passa per la nostra mente ma la compassione, il ricorado e l'affetto passa dal nostro cuore… non è solo un percorso mentale

    Ciao, Eli 

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  26. x Peppe: eheheh non preoccuparti: io l'intermittenza non l'ho mai superata! Diciamo che e' un tema cosi' importante e dove esistono cosi' poche certezze e prove (se mai ne esistono) che, per chi si pone la domanda, e' davvero difficile arrivare ad un punto d'arrivo, eppure e' quasi impossibile smettere di provare ad arrivarci.
    Benvenuto sul mio blog

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  27. penso che se tutte le persone stessero per mezz'ora in silenzio a guardarsi dentro, a conoscersi veramente, tanta paura sparirebbe,
    in fondo la morte è solo una parola,
    è il morire di ogni giorno che fa male,
    un abbraccio

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  28. x Eli: Ciao Eli Spesso parlando di accanimento terapeutico ed eutanasia ho scritto che non capisco perche' "la puntura" ad un animale condannato e che ormai soffre inutilmente e' considerata un atto di pieta' mentre per un essere umano e' omicidio A parte questo aspetto, concordo pienamente con quanto scrivi, in particolare con gli ultimi tre capoversi (si dice cosi', vero? ), mentre mi lascia perplesso il senso di "immortalita'" di cui parli, non perche' non ci sia, perche' e' verissimo che c'e' in molte persone, ma perche' non capisco come sia possibile quando basta guardarsi in giro o parlare con una qualsiasi persona per scoprire che la morte e' nella vita di tutti, una spada di Damocle che puo' cadere in qualunque momento. Questo non deve… meglio, non dovrebbe far vivere nel terrore facendoci perdere anche il bello della vita che c'e' concessa, ma dovrebbe altresi' darci consapevolezza dell'immenso valore che ha ogni giorno, ogni singola ora della nostra vita, cosi' da poterla apprezzarla pienamente. Invece non e' facile. O si rimuove la morte salvo poi morire due volta (la prima di paura) quando fa capolino, oppure si passa uno stato di semi-vita minata dalla paura dell'inevitabile.
    Arrivare alla serena accettazione dell'inevitabile, senza pero' rimuoverlo e far finta che non debba mai accadere, e' la soluzione piu' piena e ragionevole, ed anche se non e' affatto facile, vale sicuramente ogni sforzo fatto in tal senso.
    Grazie per il bell'intervento e buona serata

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  29. x Sistercesy: credo che mezz'ora non sia sufficiente ma in concetto e' valido e almeno bisognerebbe provarci. Il morire ogni giorno e' spesso legato proprio alla paura di quella parola che ha senso solo all'ultimo istante. Questa paura e' quella che va superata.
    Un caro abbraccio!

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  30. Un post …con argomento di tutto rispetto! Ciao caro….un saluto ed un abbraccio affettuoso…. Però vuoi mettere …? bello questo brano…..ha un'energia dentro che…farebbe resuscitare …chiunque!!!

    un bacione caro e tanta bella vita…all'insegna della Serenità

    e…visto che sono molto "invidiosa" delle persone innamorate….teneramente ti dedico questa canzone ….. che la tua vita te lo dimostri tutti i giorni…l'Amore…insieme ai tuoi figlioletti e mogliettina….un caro e sincero abbraccione

    Lucia          

    Ps: mi piace il Buddismo…….

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  31. eheh in effetti il brano mi capita ancora adesso di ascoltarlo in palestra mentre mi alleno
    Grazie, sei molto gentile, faro' ascoltare il brano a mia moglie
    Un caro saluto e… grazie per essere passata, sono contento di ritrovarti

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  32. Pero'… chi ha fede assoluta, chi davvero vede questa vita come un passaggio, chi è sicuro che un giorno riabbraccerà i propri cari… bé, penso che affronti la morte, e di conseguenza la vita, con ben altro spirito
    Per gli altri è un po' più difficile
    Grazie cara, buon weekend anche a te!

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  33. E' un piacere ritrovarti, cara Donnaflora
    Tomino è stato operato di urgenza mercoledì scorso, l'ulcera era troppo grande e rischiava di perdere l'occhio. Ora ha l'occhio cucito e il collare elisabettiano. Mercoledì ha la visita di controllo, speriamo bene
    Un abbraccione e grazie per l'interessamento e il passaggio

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  34. sin da piccola non ho avuto paura della morte,la mia,mi provoca dolore invece pensare a quella dei miei cari,anche se so che fa parte della vita,che è una cosa naturale.discorso un pò diverso quando arriva d'improvviso sconvolgendo tutto e tutti.L'accettazione è l'unico modo per poter andare avanti,la morte sicuramente fa cambiare prospettive a chi resta in meglio o in peggio dipende dal carattere,dalla fede, dalle esperienze forse.Molto ho imparato dalla perdita "prematura" di persone a me molto, tanto care.Quel dolore di perdita mi ha cambiato facendomi essere quello che oggi sono,certo ci sono momenti di sconforto così grandi che per essere superati devono essere solo vissuti,elaborati e poi trasformati,tutto passa è vero lasciando dentro sempre un segno,questi segni determineranno il nostro futuro e in qualche modo anche quello di chi ci incontra.Ciao caro wolf,un abbraccio

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  35.  

    Volevo dire la morte è un "passaggio" ma anche se so che è solo questo perchè in fondo si continuerà ad esistere è sempre un enorme cambiamento, la fede c'è ma sono sempre un essere umano e se da una parte provo sollievo perchè la morte non è la fine di tutto dall'altra un po mi spaventa.

    Una carezza a Tomino, vedrai che piano piano si riprenderà

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  36. Scrivi e dici bene Caro francesco   IMPERMANENZA delle cose…. Forse dimenticarselo a "sbalzi" esso da modo di godere spazi di ottimismo. La vita è sia ruota che bilancia. Quello che descrivi con grande sentimento si avvicina a ciò da me vissuto nell'ultima settimana. Se leggi il mio post capirai, ho bloccato i commenti per rispetto perchè la morte è un fatto intimo della vita di chi la perde … in parte, anche di chi resta.

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  37. x Daphnee: tutto ci cambia trasformandoci in come siamo, figuriamoci eventi così importanti come la morte di una persona a noi cara. Ma non tutte queste "eredità" hanno la stessa valenza, e spesso nemmeno lo stesso segno. A volte chi resta diventa più forte, altre volte più fragile. Dipende certo dalla persona che rimane, ma anche da come se n'è andato chi non c'è più.
    Un caro abbraccio Daphnee

    x Donnaflora: grazie, sarà fatto

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  38. x Demetra: certo, è umano e comprensibile. Grazie anche a te, cara Demetra. Vi faro' sapere

    x Jouy: tra poco vengo a leggere, anche se purtroppo posso immaginare il tema del post. Comunque è vero quel che dici: ruota e bilancia. Chissà se è utopia averle nello stesso momento…

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  39. Passo di qui per caso a trovare un altro fratello lupo.
    Ho constatato da tempo come ormai siamo rimasti davvero pochi qui in questo spazio di splinder pieno di ricordi. Come una stanza ormai abbandonata, dove aleggiano ricordi di condivisione, amicizia e poesia.
    Splinder non è più quellu d'un tempo.
    Per dirla in senso metaforico: siamo un piccolo branco rimasto che ancora resiste agli altri social network del momento…ma mi chiedo per quanto…
    Personalmente non cancellerò mai il mio blog, e resterò qui, per chiunque voglia passare.
    E' incredibile come si resiste ai propri ideali nonostante il mondo cambi.
    Un ululato.

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  40. Ehilà! Era un po' che non ti vedevo, caro lupo! Ricordo male o sei stato assente a lungo? Comunque è vero: Splinder non è più animato come una volta, è indubbio, molti hanno preferito l'immediatezza di altri social network, anche se personalmente io li trovo molto dispersivi.
    In ogni caso, ben ritrovato!

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  41. Grazie a te davvero lupo d'aver letto.
    Il racconto scritto non è a caso e racchiude in sè un messaggio preciso e particolare. Un messaggio sul dialogo interreligioso tra popoli, dove ognuno è importante ed ha il suo scrigno da dare. E' un messaggio sul fatto che la speranza di ogni popolo: non è vana e che non dobbiamo farci scoraggiare dagli avvenimenti del mondo che vogliono far credere il contrario.
    Ogni giusto ha diritto alla pace, indistintamente dal credo od etnia a cui appartenga.
    Il triste scenario mondiale lo vediamo ogni giorno sotto in nostri occhi. Ma credo che nonstante tutto: andrà tutto bene.
    Il mondo è stato fondato da Chi l'ha creato perchè fosse nella vita eterna e non nella distruzione.
    La Luce arriverà e ritornerà Chi di dovere.
    Un caro saluto a te.

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