Ricerca spirituale e vita

Questo post risale a marzo 2008 (caspita… 9 anni fa ormai!), eravamo ancora in epoca Splinder. Che tempi! 🙂 Qua trovate il post originale, assieme ai commenti dell’epoca: Ricerca spirituale e vita

Lo ripropongo perché sempre attuale. Cambierei forse qualcosa qua e la, ma nel complesso lo ritengo ancora valido 🙂

Ne approfitto per farvi salutare dai due mici più giovani di casa Wolfghost: Junior a sinistra e Jones a destra 🙂

juniorjones

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Da una nuova iscritta di Splinder, mi e’ arrivato il seguente messaggio che ho ritoccato qua e la, togliendo dati personali e tentando un riassunto. Spero che il risultato sia consono allo spirito del messaggio originale.

“Sono sempre stata una persona molto riflessiva, che si fa anche molte domande. Questo mio lato si è mostrato ancora di più quando ho dovuto affrontare una serie di problemi di salute. Da questa cosa è iniziata la mia ricerca spirituale. Nei primi tempi mi sono affidata, dietro altrui consigli, a libri che ho letto con attenzione lasciando perdere i miei interessi personali. Tuttavia in tutto questo sento una certa forzatura; pur interessandomi la materia di ricerca interiore e spirituale mi piacerebbe avere una visione più ampia e sapere, magari visto che anche tu hai intrapreso questo percorso quali testi hai iniziato a leggere, come ti poni nei confronti della realtà del mondo esterno, visto che tutto deve passare attraverso l’esperienza come dicono i grandi Maestri ad esempio Aivanhov, altrimenti tutto questo studiare non serve a nulla.”

tibetSono assolutamente in sintonia con quanto scritto nelle ultime righe dello scritto della nostra amica: ogni insegnamento, per divenire tale a tutti gli effetti, deve passare attraverso l’esperienza. Anzi, se l’esperienza – cercata o meno che sia – puo’ divenire insegnamento, il puro studio teorico, senza esperienza, no: esso lascia il tempo che trova. Infatti ogni grande maestro che si rispetti ammonisce a non prendere il suo insegnamento pedissequamente, per oro colato, bensi’ a “viverlo” a “sentirlo sulla propria pelle”.
La teoria e’ allora inutile? No. Diciamo che e’… propedeutica 🙂
Un buon insegnamento scritto si impara due volte: la prima volta con la mente, come informazione puramente mnemonica; la seconda… quando ci si accorge di stare vivendolo.
Naturalmente chi ha scritto libri di un certo spessore non e’ uno stupido, afferma generalmente cose importanti e incontrovertibili. Il problema e’ che fondamentalmente la vera conoscenza non puo’ essere trasmessa a parole, puo’ solo essere appresa esperendola sulla propria pelle. Quando questo avviene… ti guardi indietro, e ti ricordi le parole che avevi letto come se le “vedessi” solo ora per la prima volta. Il loro significato “mnemonico” e’ ovviamente il medesimo, ma stavolta le ha capite ed apprese “col cuore”.
Notate che qualcosa di simile avviene spesso con i genitori apprensivi: essi credono di poter risparmiare ogni errore ai loro figli tramite il loro insegnamento; ma cio’ non e possibile, perche’ certe cose si imparano solo attraverso l’esperienza personale.

siddhartaIl libro che piu’ di ogni altro rappresenta il mio pensiero su questo argomento, e’ il bellissimo Siddharta di Hermann Hesse. Immergersi nella teoria, senza fare esperienza – esperienza “vera”, di vita, non meditazioni, pratiche yoga o quant’altro – lascia un senso di vuoto o, peggio, di frustrazione, perche’ si sente che ci si sta impegnando tanto per ottenere poco.
Il protagonista del libro abbandona i suoi studi e le pratiche ad esso collegate perche’ sente che “manca qualcosa”, qualcosa senza il quale non potrebbe mai arrivare la’ dove si e’ prefissato di arrivare.
Questa cosa e’ la vita, e’ la sua esperienza.
Siddharta inizia un percorso di vita dove nulla gli manca: dall’esperienza amorosa a quella lavorativa.
Alla fine del suo percorso, che potremmo definire “naturale ma vissuto con gli occhi aperti”, Siddharta si “ritira” in un umile e tranquillo lavoro: il traghettatore su un fiume. Ma la saggezza che ha raggiunto diventa presto proverbiale venendo riconosciuta dalle persone con cui viene a contatto; cosi’ si sparge la voce del “maestro sul fiume”.

E’ stata utile a Siddharta la teoria da lui appresa per arrivare al suo stato finale? E’ probabile che la risposta sia “si”. Tutto lo e’ stato. La teoria e l’esperienza. Certamente mentre faceva esperienza, Siddharta trovava via via riscontro in cio’ che aveva precedentemente appreso. Ma solo allora esso diveniva reale parte di lui. Sua stessa essenza. Solo allora diveniva davvero utile.

Ci sono periodi della nostra vita, dove il richiamo alla nostra interiorita’, spesso dettato dalle nostre difficolta’ “esterne”, dal desiderio di capire cosa ci sta succedendo, e’ cosi’ forte che abbiamo bisogno di “nutrirci” di libri e lezioni positive, di qualcosa che ci aiuti a far chiarezza o, perlomeno, a ridarci un po’ di fiducia, superando cosi’ quei difficili momenti. Personalmente – ma sento che questa e’ anche storia della nostra amica, e’ anche storia di molti – superata la crisi, si “sente” che si deve tornare alla vita, la vita “normale”, quella “di tutti i giorni”, non necessariamente abbandonando la propria ricerca, ma evitando che sia “mutuamente esclusiva col resto della vita”. Il “ritorno alla vita” viene fatto nella consapevolezza, o almeno nella speranza, che stavolta la si vivra’ in maniera diversa. E’ la differenza tra il “vivere qui e ora” degli animali (ad esempio) e il “vivere qui e ora” delle persone “consapevoli”: il valore aggiunto e’ infatti la consapevolezza di cosa si sta facendo, del momento che si sta vivendo. E’ un “qui e ora” che si e’ scelto.
Si e’ insomma “tornati indietro”, agendo pero’ stavolta da “veri architetti della propria vita”.

“Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po’ diverso quando lo si esprime, un po’ falsato, un po’ sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d’accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d’un uomo suoni sempre un po’ sciocco alle orecchie degli altri”
(Siddharta – citazione da Wikipedia)



NON BASTA RINUNCIARE
di Paulo Coelho

Conobbi la pittrice Myie Tamaki durante un seminario sull’Energia Femminile, a Kawaguciko, in Giappone. Le domandai quale fosse la sua religione.
“Non ho più religione”, rispose lei.
Notando la mia sorpresa, spiegò: “Sono stata educata a essere buddista. I monaci mi hanno insegnato che il cammino spirituale è una costante rinuncia: dobbiamo superare la nostra invidia, il nostro odio, le nostre angosce di fede, i nostri desideri”.
“Da tutto ciò sono riuscita a liberarmi, finché un giorno il mio cuore è rimasto vuoto: i peccati se n’erano andati via, ma anche la mia natura umana”.
“All’inizio ne ero contenta, ma ho capito che non condividevo più le gioie e le passioni delle persone che mi circondavano. È stato allora che ho abbandonato la religione: oggi ho i miei conflitti, i miei momenti di rabbia e di disperazione, ma so di essere di nuovo vicina agli uomini e, di conseguenza, vicina a Dio”.

torrente

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92 pensieri su “Ricerca spirituale e vita

  1. Vabbè dei *templi*… Che vuoi farci, forse è un errore freudiano, probabilmente ispirato dalle immagini della magna Grecia che vedo cercando gif siciliane oppure dal ricordo del mitico Splinder, mitizzato nei nostri ricordi…

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  2. Un post estremamente bello, che fa molto riflettere sul mondo sulla natura umana e su noi stessi. Noi che continuiamo a interrogarci su cosa sia giusto o sia sbagliato, noi che cerchiamo continuamente di migliorarci e ci chiediamo quale sia il modo maggiore per raggiungere la serenità assoluta.

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    • Prima ancora della meditazione, che comunque è già esperienza a modo suo, sono proprio le letture che, se restano lì, non portate nella vita reale, non servono a nulla. Solo belle letture e un “arrivederci e grazie!” 🙂
      Oh… l’atarassia non mi sembra mica male come risultato, eh!! 😀

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    • Bé, non so le ultime “puntate”, tra poco andrò a leggere, ma secondo me era tutt’altro che scemo! 🙂 Proprio vero che spesso il peggiore estimatore di un’opera… è l’autore stesso! 😉

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  3. Ciao, Wolfghost. 🙂

    Nel 2008 non ero neanche su Splinder… Davvero bei tempi…

    Dunque…non ho mai letto “Siddharta” ma quel titolo è capitato parecchie volte nella mia vita; che abbia qualcosa da dirmi? Alla prima occasione, lo leggerò: ora sono curiosa, anche se Hermann Hesse,a pelle, mi sembra pesantino…

    Un abbraccione e a presto. 🙂

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    • Bé, è uno dei libri più noti di Hermann Hesse 🙂 Se ti capita prendilo, lo trovi gratis anche su Internet, da leggere sul PC. Ma certo… a me piace la carta, e ci sono edizioni davvero economiche. Sono convinto che ti piacerebbe! 🙂
      Un abbraccio anche per te!

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  4. Che meraviglia di miciotti! Jones dev’essere vivacissimo…ha una faccia da una ne fa e cento ne pensa.
    Quando si va in cerca di letture che trattano di spiritualità, è perchè si sta già muovendo qualcosa nell’interiorità….si cerca di capire la realtà, la vita, si cercano risposte a tante domande. Gli insegnamenti dei maestri spirituali servono nella misura in cui vengono capiti in profondità e si riesce a vederne le conferme nelle esperienze del passato e del presente….la teoria è utile, ma deve accompagnarsi all’esperienza di vita per andare verso la saggezza e la verità.
    Bellissimo post. H. Hesse è stato un grande pensatore e mi piacciono i suoi libri.
    Buone giornate Wolf!

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    • … e il tuo è un bellissimo commento 🙂 Intanto… bé, Jones l’hai inquadrato alla grande! Complimenti!! 😀
      Le parole dei Maestri mi colpiscono da sempre, però… non so, è come andando più avanti le “sentissi” di più. Magari è solo per la semenza (non la “scemenza” 😀 ) buttata in passato, o forse è proprio questione di… età 🙂
      Sapevi che in India era di uso comune occuparsi di spiritualità solo quando si iniziava ad essere avanti con l’età? 🙂 Magari la spinta alla spiritualità è nascosta nel nostro DNA…
      Grazie, buona continuazione a te 🙂

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  5. Innanzitutto (ho letto il post precedente) complimenti per la perdita di peso e per gli interessi intrapresi da Lady Wolf 😉
    Riguardo a questo post hai ragione l’esperienza è decisamente insostituibile…il libro è una traccia da seguire ma alla teoria va sempre affiancata la pratica per quanto possibile.
    Ho letto lo scritto di Coelho, gli esseri umani sono pieni di conflitti, hanno tanto da imparare (altrimenti non saremmo qui), ciò che è difficile è andare oltre i nostri pensieri limitanti, i nostri difetti, le nostre preoccupazioni..allora si che ritroveremmo la connessione con Dio, che si è sempre con noi ma tutti i nostri limiti ci impediscono di sentirlo chiaramente col cuore.
    Una carezza a Junior e Jones 🙂

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    • Grazie cara 🙂
      Bé, devo dire che le due cose, “teoria” e pratica, vanno in parallelo, rafforzandosi l’un l’altro. Infatti la bellezza, l’importanza delle parole dei Maestri sono rese ancora più vive dalla percezione della loro validità… che puoi avere solo sperimentandola 🙂
      Grazie, Junior e Jones apprezzeranno 😉

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  6. grazie che sei passato a commentare i miei vari post….che bello leggere di splinder ….post del 2008 ….anche tu come me sei un ‘vecchio’ blogger…..ihihihihiih…..dai teniamo duro!!! ciao e miao!

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  7. Non ho mai letto il libro di Hesse né tanto meno testi di spiritualità e di meditazione, sono completamente una dilettante in materia e su questo genere di argomenti scrivo quello che mi passa per la mente… che magari può essere diverso da quello che pensavo ieri e da quello che penserò domani…

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  8. Sicuramente tra la pura meditazione e l‘esperienza c è un abisso, ed entrambe si integrano a vicenda. Senza la pratica probabilmente la meditazione diventerebbe pura astrazione, semplicemente teoria, anche se profonda.

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  9. Viceversa senza la meditazione l‘esperienza sarebbe un procedere impulsivamente e irrazionalmente, una sorta di viaggio ‘‘turisti fai da te‘‘. Mi viene in mente il professore del film L‘attimo fuggente che spinge a vivere, l‘allievo geniale tutto dedito agli studi, a cui disse: ‘‘Saprai descrivere la Cappella Sistina centimetro per centimetro, conoscerai tutte le tecniche pittoriche ecc. ma non conosci l‘odore che si respira camminando là dentro‘‘

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    • Vero. Infatti lo scopo delle meditazione è essere pienamente consapevoli. Di sé stessi e di tutto ciò che ci circonda. Per questo non ha molto senso che resti “cosa a sé”. La meditazione non deve essere una fuga dalla realtà, ma un modo di essere consapevole della realtà, al di là di ogni illusione e filtro della nostra mente.

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  10. non c’è conoscenza senza esperienza… condivido. Le parole da sole non bastano ma diciamo che si confermano con il vivere sulla propria pelle l’esperienza e fare propria l’idea. Ciao… belli i tuoi post come sempre – anche riproposti – il fatto è che sono cambiata… qualche anno fa ti avrei dato forse un’altra risposta ma recentemente mi è successo qualcosa che mi ha cambiata dentro e ho capito.

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    • Oh, anche io darei in continuazione una risposta diversa 😀 La verità è che… la vita non ha risposta. Ce le inventiamo noi per stare bene, per avere un senso 🙂 Non è così?
      Alla fine penso che abbia ragione l’Advaita Vedanta: non siamo in grado di cogliere la realtà ultima. E non lo saremo mai. E’ fuori dalla nostra portata.

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      • La realtà ultima è la salvezza e morire in armonia con l’universo, la nostra anima e il nostro cuore. Fede o non fede torneremo tutti al Padre.

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      • E’ indubbio!
        Il problema è… chi o cosa è il Padre? 🙂
        E’ “semplicemente” l’energia che tutto permea e tutto è, noi compresi?
        O è davvero un’entità che regola e decide tutto?
        In mezzo ci sono innumerevoli possibilità e, a seconda della risposta, il “come” torneremo a Lui fa davvero la (grande) differenza, perché è la differenza tra tornare in un’energia indifferenziata, senza alcuna percezione di consapevolezza di sé, a… sapere ancora di esserci 🙂
        La differenza è enorme. Tornare a far parte di un’energia indifferenziata… alla fine non sarebbe così consolatorio, non è vero? 🙂

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  11. Forse esistono tante ragioni, come dire, a tappe, che cambiano in continuazione e, appena se ne raggiunge una, subito ne spunta un’altra, che è non solo diversa ma anche più lontana della precedente. E noi poveri esseri umani sempre all’inseguimento di un Assoluto.

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  12. Il racconto è finito oggi, bene o male è andata… Comunque, quasi quasi ne posterò ancora, è piacevole avere un post pronto per diverse settimane, specialmente in questo periodo che non riesco a scrivere niente… Un saluto a te, alla tua Lady e alla piccola tribù di animaletti.

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  13. Caro Wolf, ti ringrazio tanto di essere passato da me. Mi riprometto di passare a salutarti più spesso ma poi finisco col non farlo per il poco tempo, per il cambio di piattaforma.. scusami. Bellissimi i tuoi mici, una carezza a loro. Io “Siddharta” ce l’ho nella mia biblioteca già da qualche tempo e mi sono sempre ripromessa di leggerlo, non l’ho ancora fatto !! Leggo poco, leggo soprattutto in estate, quando sono a casa dal lavoro e mi sento più serena. Credo che farebbe bene anche a me leggerlo,anch’io mi faccio tante domande ma le risposte non ci sono… Ciaoooo

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    • Oh, non ti preoccupare, anche io a volte latito per lunghi mesi! 😀 Si fa quel che si può 😉
      Il libro è breve, direi che per una tranquilla lettura serale o quando si è in breve vacanza è perfetto! 🙂

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  14. innanzi tutto ricambio il saluto dei simpatici micetti ( che mi sembrano cresciuti, oltretutto ! 🙂 )
    da ax splinderiana dico che il passato riposto in un cassetto della memoria, io non ho conservato niente di quel periodo, solo ricordi, appunto, la mia storia sulla nuova piattaforma l’ho iniziata ex novo.
    apprezzo però che tu lo abbia fatto, ripescando bei post come quello appena letto, tanto piùche forse io ti ho conosciuto negli ultimi tempi.
    Siddartha è anche uno dei miei testi preferiti, letto poco più che bambina , l’ho conservato nello scaffale dei testi irrinunciabili.
    La ricerca spirituale varia nei tempi e nei modi da persona a persona, ma per un essere pensante è importante come respirare
    Sono stata assente un paio di mesi dal blog, per motivi personali, pubblicando di tanto in tanto qualche post per non essere dimenticata, per questo non mi avevi più vista, con l’occasione ti porgo i miei più affettuosi auguri per il 2017, estesi anche a Lady W. e a tutta la tua truppa
    un caro saluto
    Annalisa

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    • C’è mancato poco che anche io non conservassi nulla: all’atto di trasferire il blog dalla “piattaforma di mezzo” (Logga) questa si era già resa indisponibile. E’ stata una fortuna recuperare il blog in uno degli ultimi giorni in cui ricomparve (controllavo ogni giorno). Tra l’altro non so se avrei ricominciato un blog completamente nuovo se avessi perso quello precedente. Probabilmente no 😉
      “La ricerca spirituale varia nei tempi e nei modi da persona a persona, ma per un essere pensante è importante come respirare” –> può essere… ma molti non lo fanno lo stesso 😉
      Grazie, spero che i tuo sia iniziato nel migliore dei modi 🙂

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  15. Condivido quello che hai scritto. Io stesso ad un certo punto esasperata dai tanti maestri ad un certo punto mi son detta “ora basta maestri,adesso faccio da me”. Ho avuto bisogno di andare a cercare da sola, di provare, conoscere e scoprire da sola, pur portandomi nello “zaino” gli strumenti e le lezioni dei maestri.
    Bel post.
    Un caro saluto a te e tutta la bella famiglia Wolf 🙂

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  16. La vita stessa è ricerca! A volte neppure ce ne accorgiamo, ma è il nostro stesso spirito che ci spinge verso certe esperienze piuttosto che altre, è il nostro stesso spirito che ci crea delle sofferenze per farci cambiare certe abitudini o certi atteggiamenti.
    Non è necessario trasformarsi in degli asceti distaccati dal mondo per curare la propria interiorità nel modo giusto. Basta semplicemente stare attenti quel tanto che basta per potersi ascoltare… perché di contro vivere come se fossimo soltanto un corpo con esigenze esclusivamente materiali è veramente troppo limitante per trovare una serenità profonda e completamente appagante.
    Buona settimana.

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    • Dalla vita si impara, sempre e comunque. Anche se a volte le lezioni vengono impartite in modo così drammatico che preferiremmo restare ignoranti 🙂 Questo è indubbio, che si parli di scelte dello spirito o perfino anche di semplice psicologia. Sull’utilità della meditazione perfino le fonti orientali sono contraddittorie. C’è anche chi sostiene che non serva assolutamente a nulla, che sia una sciocchezza, ma di solito i grandi Maestri si dividono nel considerarla un semplice metodo (ed è così che è stata riproposta in occidente dalla moderna psicologia, come la Mindfulness) oppure la via maestra verso la realizzazione.
      Non lo so. Quello che posso dire io è che già il semplice dimorare nella meditazione profonda da un pace che la mente non sarebbe altrimenti in grado di raggiungere.

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  17. ciao carissimo,
    ho letto con interesse, come sempre, questo ultimo post che sottoscrivo “totalmente a metà”, ti spiego il perché, questo passaggio: “ogni insegnamento, per divenire tale a tutti gli effetti, deve passare attraverso l’esperienza” è la negazione della filosofia e della religione (lo dico da ateo convinto). Ho una formazione culturale umanistica e quindi credo che ogni insegnamento debba passare attraverso la logica intuitiva, la logica analitica e la logica riflessiva, sia chiaro Wolf che questo è un concetto di parte e non assoluto. Se parli con un ingegnere ti dirà che ogni insegnamento deve avere un fondamento matematico, ecc. ecc.

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    • Bé, infatti il passaggio si riferisce ad un insegnamento spirituale, non a un dogma religioso o un “ragionamento” filosofico o analitico che sia. Aecondo l’Advaita Vedanta, ad esempio, il puro ragionamento non potrà mai portare alla realtà ultima poiché questa è al di fuori della portata della mente. Anzi, la mente sarebbe addirittura un ostacolo all’intuizione della realtà.
      Chiaramente se parliamo di matematica, fisica o qualunque cosa sia sul nostro piano “concreto”, il discorso è diverso 🙂

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  18. scusa Wolf, lungi da me creare polemiche, sono solo un povero pirla cha ha tre lauree, lettere, filosofia e psicologia, tutte conseguite con 110, lode, menzione e pubblicazione della tesi, riesci a spiegarmi il perché non concepisco il tuo concetto??? il puro ragionamento è humus della mente, l’intuizione è humus del ragionamento, ma pensi veramente si possa “ascendere” da certi principi??? così fosse ci sarebbe un Gesù Cristo dietro ogni angolo. Dietro un pensiero c’è sempre una mente agganciata alla realtà, il resto è solo un parkour dialettico, una giostra degli incanti.
    Sempre col dovuto rispetto.

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    • Bé, forse le filosofie orientali sono diverse da quelle nostre 🙂 Secondo induismo, buddhismo e taoismo (e probabilmente anche altre, mi limito a queste perché queste conosco), la mente è solo un processo, anzi nemmeno, è la somma dei pensieri: i pensieri esistono, la mente no, è un’illusione. Essendo così preda dei nostri pensieri non riusciamo a distinguere che essi sono disgiunti tra loro e finiamo per identificare l’assieme dei pensieri con la mente, chiamiamo l’insieme dei pensieri “mente”. Ma la mente non esiste. Per “capire” questo bisognerebbe addentrarsi nella meditazione, iniziare – non senza difficoltà – a capire come la mente funziona, a vedere che tra i singoli pensieri esistono degli spazi, spazi che, col tempo, si possono allargare. In presenza di quegli spazi, quel silenzio, insomma in assenza del pensiero, si “intuisce” qual è la realtà ultima. Si intuisce solo, si percepisce, ma non si può “conoscere”, perché la conoscenza, come la intendiamo noi occidentali, non può prescindere dal ragionamento e dai pensieri ed è perciò su un piano diverso.
      Ma ovviamente parliamo di piani diversi, appunto, caro TADS, perciò mi guardo bene dal tentare di convincerti. D’altronde anche io ho pensato a lungo che l’intuizione non fosse altro che la risposta ad un lungo processo inconscio di elaborazione di concetti della nostra mente: essendo inconscio non ne abbiamo consapevolezza e, quando appare, sembra farlo da nulla. E la chiamiamo intuizione.
      Ma l’intuizione per le filosofie orientali non è questa. Non è elaborazione inconscia. Non è legata ai pensieri, né alla mente. E’ qualcosa che proviene da… altrove, lo dico con parole fuorvianti, me ne rendo conto, perché parliamo di cose che non sono trasmissibili a parole, che non possono essere razionalizzate: proviene dall’unica reale coscienza, quella universale, che tutto sottende e tutto crea. E che possiamo “ascoltare” solo quando silenziamo i nostri pensieri, dissolvendo in questo modo la mente.
      E’ vero che si parla di filosofie antiche di tremila e più anni (il buddhismo è nato 2500 anni fa, ma l’induismo è molto più antico), ma alcune branche della psicologia moderna le usa adesso, oggi, dando nomi diversi – come la mindfulness, che ovviamente non puoi non conscere, visto che hai una laurea anche in psicologia – ad antichi metodi, come la meditazione. Giustamente la psicologia adotta queste come semplici pratiche, semplici esercizi per migliorare la nostra vita, non occupandosi degli aspetti “metafisici” per cui sono nate (d’altronde è ovvio che non possa farlo, ci mancherebbe che iniziasse a parlare di metafisica!). E di nuovo, anche la fisica quantistica e ci ha insegnato che l’unica vera cosa che conosciamo della realtà ultima che sottende tutto… è che non sappiamo nulla e probabilmente non potremo saperlo mai. Quello che abbiamo intravisto, è così strano, così bizzarro, da lasciarci sconcertati, sia nel micro che nel macrocosmo. Sapevi, ad esempio, che non abbiamo la minima idea di cosa è fatto il 90% dell’universo? Gli scienziati sanno solo che questo 90% esiste perché ne vedono gli effetti sulla materia (stelle, pianeti, galassie), ma non hanno la minima idea di cosa sia.
      Questa supercazzola è per dire che rispetto tutti e che non voglio offendere nessuno, bisogna solo contestualizzare di cosa stiamo parlando.

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      • non offendi nessuno, io sto solo cercando di capire, sei stato molto chiaro ed esaustivo, la psicologia applicata è una scienza giovane, a mei avviso ancora in fase di sperimentazione, tra l’altro in continua evoluzione, uno di quei settori in cui è possibile dire tutto e il contrario di tutto senza tema di smentita. Il fatto che tenda a razionalizzare tutto è una mia fisima, non è certo bibbia. E’ sempre un piacere dialogare con te.

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      • Assolutamente, quando si esce da ciò che è “ripetibile in laboratorio” ci si ritrova sempre nel campo delle possibilità, delle speculazioni. E a volte non basta nemmeno questo: tutta la fisica newtoniana, che sembrava ormai scontata, funziona solo se contestualizzata, come hanno dimostrato la relatività e la fisica quantistica. Quindi… non si può mai sapere! 🙂 Siamo esseri umani, vorremmo certezze, sicurezze, ma… l’universo non è un posto né certo né sicuro! 😀
        Grazie, anche per me è sempre un piacere! 🙂

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  19. No, certo che non scrivo un romanzo tutto in una volta… Ma dal ritorno delle ferie estive mi sentivo così rilassata che mi misi a scrivere con grande entusiasmo, parte dei racconti li avevo già ”pronti”, cioè li avevo ideati sdraiati sotto l’ombrellone.

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    • Ma fai bene, eh! Io non sono mai riuscito a scrivere un romanzo intero perché via via mi si spegne l’entusiasmo! 😀 Probabilmente se uno riesce a scriverlo in poco tempo ha più possibilità di terminarlo! 😉

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  20. Ne ho scritto una decina, e quindi basterebbe ”farli a pezzi” e postarli, soltanto che non tutti sono adatti a essere spezzettati, e poi alcuni non mi piacciono, di altri non sono soddisfatta ecc. Chissà a cosa è dovuta questa mia insuperabile insicurezza! 🙂

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    • Forse non è insicurezza, è che pretendi molto dai tuoi racconti, è perciò inevitabile che alcuni non ti estusiasmino 🙂 Se fossi meno pretenziosa (in senso buono), probabilmente non saresti così… selezionatrice su di loro 😉

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  21. Cioè, chissà se è dovuta a carenze affettive, a scarsa autostima, a traumi psicologici ecc. o se invece si tratta di lucidità mentale e razionalità, nel senso che quello che scrivo non è proprio il massimo, per usare un eufemismo 😀 😀

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    • Ma no, non esiste il “massimo assoluto”, esiste solo la nostra personale percezione su ciò che riteniamo “massimo”: ciò che è perfetto per me, può essere insulso per un altro, e viceversa. Ci sono grandi ed acclamati autori… che proprio non mi attirano per nulla. E magari trovo interessanti autori che i più non conoscono e non leggerebbero mai 😉

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  22. che gnoccherelli i micioni!
    sai che ho un po di invidia per tutti voi che avete conosciuto splinder??? dite tutti che era fantastico… che si poteva bene interagire… insomma mi sento tagliata fuori…
    cmq vero è cnche che insegnamenti e consigli se non passano per il nostro sbatterci la capa, forse non li assimiliamo… boh!

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    • Vabbé, è noto che si parla sempre bene di chi non c’è più 🙂 In realtà Splinder aveva pro’ e contro, e sospetto che i pro’ fossero più dovuti al periodo storico, epoca di boom dei blog, che a vero valore della piattaforma 😉 Diciamo che forse siamo solo un po’ nostalgici 🙂
      Secondo me tutto si assimila, almeno un poco. Anche cose a cui non diamo particolare attenzione: per il solo fatto di passarci in mezzo non possiamo non assorbire almeno qualcosa. Noi siamo il nostro passato soprattutto, che ne siamo consapevoli o meno. Però esserne consapevoli ci permette per lo meno un certo grado di scelta e controllo 😉

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      • forse hai ragione… la novità fa sempre parlare… e poi da come ne parlano, di tanti commenti e interazioni, di editori che pescavano tra i blogger di splinder sembra prorpio tutto dovuto alla novità mediatica…
        la nostalgia in realtà si, fa parte di noi…
        e qualsiasi cosa viviamo, anche superficiale si, ci rimane, anche inconsciamente…
        grazie!

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      • D’altronde il web è davvero recente e in continuo cambiamento, le novità di solito restano tali poco a lungo e molte vengono dimenticate rapidamente 🙂
        Già, a volte crediamo che le idee siano nostre, ma di solito sono solo elaborazioni di ciò che abbiamo sentito o letto nel passato 😉

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  23. Ecco il grande Wolfghost! 🙂
    Post fenomenale, ricchissimo e foriero di profondi insegnamenti. Temi che conosco, dato che ti leggo da molti, molti anni (e non credo di aver “saltato” più di tre o quattro post) e che trovo sempre bellissimo leggere, o rileggere, per poi meditare, traendone le migliori conclusioni.
    Dieci e lode è il voto giusto.

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    • Bé, prima era più difficile, adesso saltarli è oggettivamente difficile: ne posto due al mese! 😀
      Grazie cara, anche se come scrivo spesso… non credo che ora come ora sarei ancora del tutto d’accordo con il me stesso di “ieri” 😀 Non completamente almeno 😉

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  24. Su Splinder sono perfettamente d’accordo con te. “A quei tempi” non è che fossimo così pieni di entusiasmo e di elogi per quella piattaforma, però era il periodo dei boom dei blog, on line c’erano sempre tra mille e 1500 utenti e anche di più!

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    • Infatti era una via di mezzo tra una vera e propria piattaforma e un primo “social network”. Questo probabilmente era la fonte del suo successo, unitamente ad una certa facilità di utilizzo (per l’epoca almeno). In fondo… se oggi non esistessero i social, non sarebbero forse i blog molto più popolati? 🙂

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    • Non lo so, non ci guardo nemmeno 🙂 Ti dico la verità: all’inizio era divertente, ma dopo un po’ i messaggi privati & C. mi rompevano un po’. Rispondevo a tutti per cortesia, ma era davvero dispersivo! 🙂

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  25. E così ho iniziato a postare il secondo racconto, non è un giallo vero e proprio, ecco, postando sto capendo che in quello che scrive manca (anche) la suspense, si capisce subito come andrà a finire… Devo cambiare l’impostazione degli altri racconti.

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  26. Comunque oggi ho ricevuto una notizia bellissima, un paio di mesi fa avevo inviato un mio racconto a un settimanale di novelle a tiratura nazionale, e oggi è arrivata la loro email: mi hanno detto che il mio racconto è piaciuto e che lo pubblicheranno nel mese di marzo! 😀 😀 😀

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  27. Non è uno dei miei racconti gialli… è un racconto d’amore che scrissi appositamente con l’intenzione di inviarlo a questo settimanale… Mi hanno anche detto che accetteranno volentieri di prendere in visione altre novelle o romanzi brevi… E mi pagano pure, una cifretta, naturalmente, ma quello che conta è il ”pensiero”, no? 😀 😀

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