La coscienza della morte negli animali

Sissi, Julius e Numa, 2013

Una cosa di cui sono ormai ragionevolmente sicuro è che gli animali non hanno coscienza della morte.

In questi giorni mi è capitato sovente di vedere Numa e Sissi aggirarsi per casa, in camera in particolare, e guardare attentamente nei posti, nelle cucce, dove Julius soleva andare negli ultimi tempi.

Soprattutto Numa sembra sorpresa di non vederlo. A volte sembra… aspettarlo, come se, anche questa volta, Julius si fosse allontanato per, presto o tardi, ritornare.

Una notte di due anni fa’ Julius cadde dal balcone della casa dove abitavamo, al primo piano di una palazzina.

Noi non c’eravamo, avevamo fatto un breve “scambio casa” con una zia di Lady Wolf per avere modo di stare qualche giorno con sua nonna, a 400 chilometri di distanza. Quando la zia ci avvisò che non trovava più Julius, tornammo precipitosamente indietro… ma lui non c’era.

Julius riposa dopo essere stato ritrovato, 2013

Furono giorni terribili. Non c’è nulla di peggio di immaginare il proprio amato animalotto impaurito, nascosto chissà dove, morire di fame a poco a poco.

Lui non era abituato a stare fuori, non ce l’avrebbe mai fatta. Per fortuna, grazie a Lady Wolf che non si diede per vinta, lo ritrovammo quando io, ormai, iniziavo a perdere la speranza.

Se cercate nel blog, mettendo “Julius” come parola chiave, certamente vi uscirà quanto scrissi allora.

Quando lo riportammo a casa, sano e salvo, Numa, a sorpresa, si arrabbiò con lui, forse perché sentiva un odore diverso prendendolo perciò per un altro gatto. I gatti, come i cani, vanno molto a “fiuto”. Comunque poche ore dopo si riappacificarono.

Poi c’è stata la notte in cui Julius venne ricoverato dal veterinario. Anche lì Numa lo vide ritornare.

Credo che lei, ancora, si… sorprenda di non vederlo. Forse, a modo suo, si pone delle domande. Ma non credo “sappia” che è morto. Non credo che gli animali abbiano questa coscienza, che sappiano cosa è la morte.

Ed è una cosa bellissima, che invidio loro tantissimo!

Si potrebbe obiettare che ci sono cani che vanno sulla tomba del padrone defunto, ma questo non significa che sanno che è morto. Penso che anche lì… si aspettino di vederlo tornare. Come Hachiko che, fino alla sua stessa morte, andò ad aspettare il ritorno del suo “amico umano” alla stazione ogni giorno.

Mi sono rovinato parte della vita, “grazie” alla consapevolezza della morte. Credo che questa sia la vera punizione dell’umanità per aver colto la mela dall’albero della conoscenza.

Personalmente preferirei essere ignorante. Preferirei essere… un gatto.

Numa oggi
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26 pensieri su “La coscienza della morte negli animali

  1. Forse loro hanno una consapevolezza più affilata della nostra…pensaci..magari sentono che niente si spezza mai totalmente,per noi che,non abbiamo questa consapevolezza ,la morte è la fine di tutto non ci aspettiamo o non abbiamo più la forza di aspettare una forma di oltre.Numa,Hachiko e i cani che vanno sulla tomba del padrone forse vedono e sentono cose che noi non vediamo nè sentiamo che…gli ignoranti siamo proprio noi?

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    • Tutto può essere, cara Anto. Però… permettimi di avercelo qualche dubbio. Spero proprio che la nostra anima, se c’è, non stia nella tomba, né faccia avanti e indietro il percorso che faceva quando “risiedeva” nel corpo. Non credi anche te? Quindi… no, non credo che gli animali stiano lì perché “vedono o sentono” qualcosa. Credo che aspettino.
      Io non vedo Numa fissare un punto, la vedo “cercare” dove era solito andare Julius. Quindi… no, non credo che ne veda lo spirito.
      Attenzione: questo non vuol dire che non credo che gli animali abbiano un’anima che, dopo la morte, trasmigri. Ricordati che io e Lady Wolf eravamo lì, durante il trapasso di Julius, a leggere il Libro Tibetano dei Morti perché potesse trovere subito la Luce. Quel che dico è che, finché sono in vita, non sanno che dovranno morire, anzi non sanno proprio che la morte, la cessazione del loro corpo, esiste. Sono due cose profondamente diverse 🙂
      Secondo il Buddhismo quello che soffre non è il nostro Sé, Anima, Essenza, chiamala come vuoi 🙂 Quello che soffre è il nostro Io, la costruzione mentale di noi stessi che abbiamo via via costruito negli anni con i nostri pensieri. Un Io illusorio, senza alcun vero fondamento. Purtroppo, questo Io ha imparato che un giorno cesserà di esistere e… ne ha il terrore.
      Sono convinto che gli animali hanno un “Io” molto meno sviluppato, un Io che non arriva a sapere che un giorno non ci sarà più. E dunque… non soffre.
      L’uomo invece ce l’ha, e per raggiungere la medesima libertà degli animali… deve trascenderlo, deve capire che l’Io è illusorio.
      Un caro saluto 🙂

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  2. Sai Lupo forse non tutti i gatti “vedono”e magari quelli come Numa attendono il ritorno del loro caro amico, ma ci sono anche gatti che “vedono” e che seguono con lo sguardo lo spirito di chi ci ha salutato in vita. Pensa che parecchi anni fa, ero in camera mia e mi faceva compagnia la gatta di mia sorella…ha soffiato verso di me che stavo guardando la tv, io l’ho guardata e mi sono accorta che lei stava guardando dietro di me, soffiava ed è corsa sotto un armadio spaventata…mi sono girata, mi sono guardata alle spalle ma…ero sola in camera, veramente ero sola in casa..
    Tempo dopo anche l’amico di cui ti ho accennato sentiva che in quella casa qualcosa non andava e che me ne dovevo andare..inutile dirti che mi sono trasferita in breve tempo.
    Penso che fra tutti gli animali, il gatto sia proprio quello che abbia più percezioni fra tutti, una “marcia in più”, a volte ho la forte sensazione che sia come uno scudo per noi, una sorta di angelo custode.

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  3. Confermo; anche secondo me gli animali non hanno coscienza della morte.
    Mi stupisce che una persona riflessiva come te abbia una tale pessima considerazione di “sorella morte corporale” come la chiamava San Francesco.
    Per me è soltanto un cambiamento di stato; del resto ormai anche la scienza ci ha spiegato che sostanzialmente siamo fatti di energia… e l’energia, che tu la veda oppure no, non può essere distrutta, cambia semplicemente forma!
    Ciao Wolfghost,a presto.

    P.S. Ho sempre pensato che gli animali, se li osserviamo con attenzione, possono insegnarci molte cose sulla vita…

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    • Noi non possiamo sapere nulla… possiamo solo osservare e trarre delle conclusioni… che possono essere sbagliate oppure no 🙂
      Anche per te, per non ripetermi, leggi la risposta che ho dato ad Anto (il suo era il primo commento).

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    • Secondo me è facile crederlo, ma io credo che gli animali malati stiano semplicemente male e cerchino un posto tranquillo, non un posto dove morire. E gli altri, sentono senz’altro che qualcosa non va’, anche che un loro amichetto sta male, ma che sia morto… mmm… questo mi lascia dei dubbi.
      Abbraccio!

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  4. Credo anch’io che gli animali non abbiano coscienza della morte. Chissà cosa passa nella loro testolina quando arriva il momento, secondo me non si rendono conto ma forse hanno paura ugualmente. Ricordo la mia Titti che si era nascosta nell’armadio, prima di morire. Aveva paura, comunque. Io, in quel momento ero al mare a 600 chilometri di distanza. Dopo quindici anni sempre insieme, mi rincresce solo di non aver potuto stare con lei in quel momento, forse avrebbe avuto meno paura. C’era mio fratello con lei ma lei era il mio amore e la mia compagnia. Ciao Wolf. Che bello il micio della foto!

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    • Mamma mia… io con il mio primo gatto ho una storia simile: quando si ammalò ero andato a vivere da solo, lui restò a casa perché era il “gatto di famiglia” e poi io vivevo da solo, sarebbe rimasto senza compagnia tutto il giorno. Nella lunga malattia lo seguirono i miei genitori e uno dei miei fratelli (quello che adesso è morto a sua volta). Non mi sono mai perdonato di non esserci stato… e sono passati venti-venticinque anni…
      Il micio nella foto è una micia: Numa 🙂 Ha 6 anni (ancora da compiere) ed è stata l’amichetta inseparabile di Julius, soprattutto nei primi anni. Ora, per fortuna, ha legato con Perseo, il gatto che abbiamo trovato ad agosto abbandonato in un’area picnic su un monte.
      Ciao Mirtillo!

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  5. Caro Wolfghost, come sai anche io possiedo due micette che hanno ormai rispettivamente 13 e 14 anni.
    Non ho letto i tuoi post sul decorso della malattia perchè non me la sono sentita. Una delle due da poco tempo ha superato discretamente un problema di salute e mi sono posta tutte queste domande a cui, veramente non ho trovato risposta.
    Le mie gatte non escono di casa se non nei balconi. Sono considerate membri effettivi della famiglia, e donano amore e affetto senza pretese, come tutti gli animali domestici. Una e’ piu’ socievole di giorno, l’altra mi dorme accanto ed e’ piu’ presente alla sera.
    Sono una grande compagnia, sono antistress, ci regalano affetto.
    Non so cosa possano pensare ma sicuramente lo fanno!
    Ci sono alcuni pappagalli che non sopravvivono alla morte del compagno. Credo che i gatti siano piu’ resistenti e percepiscano molte cose prima di noi, non a caso gli egiziani li consideravano sacri e con poteri magici.
    Percio’ credo che Numa abbia già somatizzato l’evento prima di tutti voi, Numa sa tutto. E come quando sembra che percepiscano presenze aggirarsi per la casa, probabilmente a suo modo capta la presenza di Julius o forse il suo ricordo più intensamente di noi.
    Sappi che ti sono vicina in questo momento. Certo, bisogna essere realistici, la loro vita è di circa venti anni e non sono persone, ma poco gli manca per essere tali, soprattutto per chi gli vive a fianco ogni giorno e puo’ godere del loro smisurato amore.

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    • 20 anni? Magari cara Nadia! 🙂 L’aspettativa media di vita dei gatti, secondo diversi siti gattofili, va’ da 11/12 a 15. 19-20 è davvero un caso raro, tanto è vero che secondo la “tabella ufficiale”, 20 anni di un gatto corrispondono a 97 di un uomo 😉 Evidentemente hai avuto gatti molto longevi.
      Non ho dubbi che gli animali, gatti comprensi, pensino, ma non credo lo facciano “a parole”, come facciamo noi. Ho spesso cercato di immedesimarmi, ma per un essere umano non pensare “a parole” è davvero difficile 🙂 Anche il fatto che possano percepire “molte cose prima di noi”, non significa che abbiano consapevolezza della morte. E’ un po’ come quando osservano immagini scorrere su una TV: certo che vedono le immagini, ma non credo sappiano che stanno guardando una trasmissione televisiva 🙂
      Comunque vorrei che tu leggessi cosa ho risposto al commento di Anto, il primo del post. Te ne riporto qua un estratto:
      Attenzione: questo non vuol dire che non credo che gli animali abbiano un’anima che, dopo la morte, trasmigri. Ricordati che io e Lady Wolf eravamo lì, durante il trapasso di Julius, a leggere il Libro Tibetano dei Morti perché potesse trovere subito la Luce. Quel che dico è che, finché sono in vita, non sanno che dovranno morire, anzi non sanno proprio che la morte, la cessazione del loro corpo, esiste. Sono due cose profondamente diverse 🙂
      Secondo il Buddhismo quello che soffre non è il nostro Sé, Anima, Essenza, chiamala come vuoi 🙂 Quello che soffre è il nostro Io, la costruzione mentale di noi stessi che abbiamo via via costruito negli anni con i nostri pensieri. Un Io illusorio, senza alcun vero fondamento. Purtroppo, questo Io ha imparato che un giorno cesserà di esistere e… ne ha il terrore.
      Sono convinto che gli animali hanno un “Io” molto meno sviluppato, un Io che non arriva a sapere che un giorno non ci sarà più. E dunque… non soffre.
      L’uomo invece ce l’ha, e per raggiungere la medesima libertà degli animali… deve trascenderlo, deve capire che l’Io è illusorio.

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      • certo! ma difficilissimo riuscire a trovare la convinzione totale, un lavoro enorme ma possibile. Ti invio i miei piu’ grandi auguri. e…continuiamo il nostro percorso!!!

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      • E’ così, Lady Nadia 🙂 D’altronde se il buddismo cerca di insegnare queste cose da 2500 anni… facili non devono essere 😉 O meglio, comprensibili magari lo sono, ma avere la costanza di applicarsi, in mezzo alle distrazioni della vita quotidiana, è davvero complicato.
        … o siamo pigri noi? 🙂

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  6. Io sono in totale disaccordo, e non penso che lo stiano “cercando” o “aspettando”, penso che a volte gli manchi come manca a voi, e che vadano nei posti dov’era per confortarsi o cose del genere, come alcuni di noi vanno sulla tomba del caro estinto. E che sappiano benissimo che non tornerà. L’ho sempre pensato. Credo che “sentano” la presenza che non c’è più.
    Poi, certo, vai a sapere.

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