Lo Zen e il tiro con l’arco

Mentre continuamo la lettura di Alpeh, l’ultimo libro di Coelho, ahimé molto deludente 😦 , voglio parlarvi del super-classico Lo Zen e il tiro con l’arco, di Eugen Herrigel, la cui prima edizione è datata addirittura 1948; 1975 invece la prima italiana 🙂

E’ divertente anche il motivo per cui l’avevo comprato. Ero in uno di quei negozi di libri usati o a prezzi scontati per restituire un libro che il destinatario aveva già. Al suo posto ne scelsi un altro ma avanzavano pochi euro… così tornai a girare tra gli scaffali e trovai questo super-classico! 😀

Il libro è stato scritto a metà del secolo scorso da un docente di filosofia europeo al suo rientro in patria dopo aver insegnato per qualche anno in Giappone.

Oggi, visto che le nostre librerie hanno ormai la sezione “filosofie orientali” :-D, questo libro passerebbe inosservato, anzi in Italia non giungerebbe proprio, ma all’epoca in cui fu scritto ebbe il merito di portare gli europei a conoscenza dello Zen e della filosofia buddhista (o taoista) in generale.

Per buona parte il libro è abbastanza anonimo: il professore si limita a spiegare il lentissimo tirocinio con il maestro di arco, tirocinio che ricorda un po’ quello subito dal protagonista del primo “The karate kid” (“metti la cera, togli la cera”, ricordate? ;-)). Un insegnamento apparentemente incomprensibile, dove per lungo, lungo tempo, non viene nemmeno usato l’arco ma si curano solo la postura e il respiro.

La lettura arriva così, un po’ stucchevole, fino a tre quarti del libro, per poi divenire illuminante e svelare anche il perché di quell’apparentemente inutile prima parte: l’insegnamento, così come per quello avvenuto in “The karate kid”, non era affatto inutile, ma propedeutico e indispensabile. Al punto che, forse, per il vero obiettivo dell’arte del tiro con l’arco, così come per tante altre arti giapponesi legate allo zen (la spada, l’arte di disporre i fiori) l’arco nemmeno sarebbe indispensabile 😮

Quello che queste arti vogliono insegnare è in realtà la “fusione” tra mente e corpo, tra l’esecutore e il suo obiettivo, al punto che, alla fine, dice il protagonista, non si distingue più il tiratore dall’arco, e nemmeno dal bersaglio. E’ insomma una scusa per entrare in uno stato attivo di totale meditazione, e lo scopo ultimo è la liberazione dalla sofferenza e dalla paura… chi l’avrebbe mai detto? 😉

Credo che sia più utile che vi riporti a questo punto le parole del libro, piuttosto che aggiungerne di mie…

“[…] Come il principiante, il maestro di spada è senza paura, ma a differenza di questi diventa ogni giorno meno accessibile a ciò che spaventa. In lunghi anni d’ininterrotta meditazione ha appreso che vita e morte sono in fondo la stessa cosa e appartengono al medesimo piano del destino. Così non sa più che siano l’angoscia della vita e il timore della morte. Egli vive – e questo è caratteristico dello Zen – volentieri nel mondo, ma è pronto ad abbandonarlo senza lasciarsi turbare dal pensiero della morte. Non a caso lo spirito del samurai ha scelto a purissimo simbolo il delicato fiore del ciliegio. Come nel raggio del sole mattutino un petalo di ciliegio si stacca e scende a terra luminoso e sereno, così l’uomo impavido deve potersi staccare dall’esistenza silenziosamente e senza turbamento.

Vivere senza il timore della morte non significa che in tutte le ore buone si sostenga di non tremare di fronte alla morte e si sia sicuri di superare la prova. Chi domina la vita e la morte, piuttosto, è libero da ogni genere di timore, al punto che non può più nemmeno capire che cosa sia provare paura. Chi non conosce per propria esperienza la forza che dà una seria e costante meditazione non può immaginare ciò che essa rende capaci di superare. Il perfetto maestro rivela a ogni passo, non a parole ma col comportamento, l’assenza della paura; glielo si legge in viso e se ne è colpiti. Una simile imperturbabilità, che naturalmente solo pochi raggiungono, è dunque già di per sé segno di maestria. Per illustrare anche questo con una testimonianza, riporterò letteralmente un brano del Hagakure, che risale alla metà del XVII secolo.

<<Yagyu Tajima-no-kami era un grande maestro nel combattimento con la spada e insegnava tale arte allo Shogun di quel tempo, Tokugawa Jyemitsu. Una delle guardie del corpo dello Shogun venne un giorno da Tajima-no-kami e lo pregò di insegnargli a tirare di spada. Il maestro disse: “Per quel che io vedo, siete voi stessi un maestro di spada. Prima che iniziamo una relazione da maestro a allievo, ditemi, per favore, a che scuola appartenete”.

<<La guardia del corpo rispose: “A mia vergogna devo confessarvi che non ho mai appreso quest’arte”.

<<“Volete farvi beffe di me? Io sono il maestro del venerabile Shogun e so che il mio occhio non m’inganna”.

<<“Mi duole di recare offesa al vostro onore, ma non ne ho veramente alcuna conoscenza”. Questa negazione recisa rese pensieroso il maestro, che finalmente disse: “Se voi lo dite, sarà così. Ma sicuramente siete maestro in qualche campo, anche se non riesco a vedere bene in quale”.

<<“Sì, se voi insistite, voglio raccontarvi quanto segue. Vi è una cosa in cui posso pretendere di considerarmi maestro. Quando ero ancora ragazzo mi venne l’idea che come samurai non dovevo in nessuna circostanza temere la morte, e da allora – mi sono sempre battuto con l’idea della morte, e alla fine questo pensiero ha cessato di preoccuparmi. E’ forse questo che intendete?”.

<<“Proprio questo,” esclamò Tajima-no-kami “è proprio questo che intendo. Sono lieto che il mio giudizio non mi abbia ingannato. Poiché l’essere liberato dal pensiero della morte è ugualmente il segreto ultimo dell’arte della spada. Ho insegnato a centinaia di allievi, per condurli a questa meta, ma finora nessuno di essi ha raggiunto il sommo grado nell’arte della spada. Quanto a voi non avete più bisogno di alcun esercizio tecnico, siete già maestro”>>.

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89 pensieri su “Lo Zen e il tiro con l’arco

  1. E’ straordinario il pensiero del maestro in questione, può veramente un essere umano leggere a fondo l’animo del suo simile? La saggezza sa valutare e comprendere la verità, che sia buddista o di altro credo, o di nessuno, la saggezza ha occhi profondi, ma il maestro va oltre: è come se avesse poteri divini.
    Interessante il brano che proponi e interessanti sono le tue considerazioni.
    affettuosità
    annamaria

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    • Sicuramente stiamo parlando di grandi conoscitori dell’animo umano; in fonos, se pensiamo alle intuizioni che abbiamo noi “comuni mortali”, non deve sorprendere una tale capacità 🙂
      Grazie, un caro saluto! 🙂

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  2. Con tutto il rispetto per le filosofie orientali, con una buona impostazione filosofica, ma con una scarsa attitudine e preparazione tecnica e fisica non si va molto avanti, né nel tiro con l’arco né in alcuna altra attività manuale. Lo sforzo per rivestire di spiritualità atti che in fondo nascono dall’uso della violenza è encomiabile, ma non riuscirò mai a dimenticare che un’arma è un’arma e che un combattimento è un combattimento.

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    • Ma infatti, caro Guido, qui si parla di arti più che di armi. Alla fine non importa di cosa si tratti, ma di come lo si fa e lo si vive. In quanto alla forza, la forza bruta non porterebbe da nessuna parte. Lo scrittore narra di come il respiro e l’attenzione ad una postura senza sforzo, che all’inizio credeva essere inutili, fossero in realtà indispensabili per un buon tiro. In effetti per preparare il tiro, è necessario mantenere la posizione a lungo, cosa difficile senza una buona preparazione della postura: lui noto’ come diventasse possibile mantenerla a lungo con poco o nullo sforzo, cosa non possibile con il solo uso della forza. In più, nessuno ha scritto che “filosofia orientale” non comporta “esercizio fisico”, come ben sanno i cultori delle arti marziali o dello yoga 🙂 Il bello dello yoga (perlomeno dell’Hatha Yoga), ad esempio, è proprio l’unione della spiritualità e della meditazione con l’esercizio fisico.

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  3. Certo che la mentalità orientale è proprio una filosofia di vita, il loro pensiero non tende all’azione ma ai preparativi, lo scopo non è arrivare ma viaggiare, non si lotta per ottenere ma per essere pronti a non ottenere. Un modo di pensare che dà molta serenità!

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    • Sicuramente non e’ cosi’ che la pensano tutti gli orientali, ne’ cosi’ che agiscono. Questa e’ un pensiero che in fondo ha impatto su una parte piuttosto ristretta di loro, un po’ come succede da noi: “maestri” ce ne sono, ma gente che li segue davvero… insomma, al di la’ delle parole non e’ che abbondino! 😀

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  4. Un libro avvicinato molto tempo fa, quindi in pratica letto da un’altra persona, non sarebbe male andarlo a snidare dal buio del suo scaffale.

    Ma siamo sicuri che i maestri esistono?

    Paolo

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    • Certo che esistono 🙂 Anzi… ognuno di noi è, a suo modo, maestro per qualcun altro, così come è a sua volta allievo 🙂
      L’importante è ricordarsi che nessuno, nemmeno il più grande dei maestri, è Dio 😉 Dobbiamo sempre metterci del nostro, anche nel valutare i nostri maestri 🙂

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      • Concordo su tutto (non avevo dubbi) 🙂
        L’immagine del Maestro fondamentalmente è una nostra proiezione, è l’immagine che ci serve in un determinato momento per poter affrontare un cammino. Per questo, ognuno può diventare maestro per qualcun altro, addirittura un sadico può essere visto come il più grande maestro esistente da un masochista, alcune volte non è il vero valore della persona a fare il lavoro, molto spesso si, per fortuna 🙂 Un problema molto grande è rappresentato nell’aspettativa che molta gente ha nei riguardi di una persona che ha eletto a proprio Maestro, spesso alimentata da un grande vuoto interiore, come da una determinata letteratura mal interpretata, cosicchè, quel poveretto che qualcuno assume come proprio maestro, si trova a doversi sobbarcare, spesso senza averne nessuna consapevolezza, un carico che non si merita.
        Spesso la parola maestro, viene sostituita da “amico” mi è capitato una volta di partecipare ad un discorso in un forum su interdett dove si parlava di cosa rappresentasse la parola “amico” e quali dovessero essere le caratteristiche d un amico per i partecipanti, beh, ti dirò, c’era da sperare di non essere considerato un amico 🙂

        Paolo

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      • Ciao Paolo 🙂 La tua accezione della parola “maestro” e’ piuttosto negativa, vero? 😉 Probabilmente qualcosa, o meglio qualcuno, ti ha urtato in passato, qualcuno che si “spacciava” per maestro… Certamente questo e’ vero, bisogna stare attenti a queste figure, ma la mia accezione della parola “maestro” e’ semplicemente per chiunque abbia qualcosa da insegnarci. Per questo scrivevo che quello che e’ un maestro per me puo’ non esserlo per qualcun altro: le nostre conoscenza possono gia’ essere diverse a priori, oppure possono essere i nostri bisogni o desideri ad essere diversi, cosi’ che io magari cerco qualcuno che mi insegni l’arte, tu qualcuno che ti insegni la letteratura, allora il mio maestro e il tuo maestro non potranno essere la stessa persona. Non solo, ci sara’ un domani nel quale quel maestro non avra’ piu’ nulla da insegnarci e allora smettera’ di essere tale per noi. Ecco… non volevo dare necessariamente una connotazione negativa alla parola 🙂

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      • Diciamo che la mia visione personale della parola è molto positiva e l’autore di un libro come quello di cui stiamo parlando la propone a volte in maniera mirabile. Sono anche convinto che quando si riesce ad avere una visione equilibrata del ruolo allievo/maestro, che in realtà sempre coesistono, è difficile poter avere brutte esperienze di percorso. In questo periodo della vita sto facendo un’esperienza di insegnante e mi trovo spesso costretto a ridimensionare alcune attese ed alcuni ruoli perché la visione generale che si percepisce tende ad essere più spostata verso lo squilibrio, quindi mi ritrovo spesso a dover prima demolire un’immagine per poi cercare di ricostruire qualcosa che sia più equilibrato.
        Che comincia ad avere una deformazione professionale prima del tempo??? 🙂 🙂 🙂 🙂

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      • Ah, ho capito cosa vuoi dire e sono completamente d’accordo: l’idealizzazione del maestro e’ frequente, e… sbagliata. Il maestro non e’ Dio, e sbaglierebbe se credesse di esserlo, perfino in una singola arte o attivita’. Per questo nel selvaggio West dicevano che esiste sempre un pistolero piu’ veloce! eheheh 😀 😀

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  5. Voglio lasciare il mio contributo… finalmente uno dei libri che ho letto tanto tempo fa e naturalmente non ricordo, ma l’ho ritrovato e ho trovato un brano interessante nell’introduzione che mi è piaciuto molto. Dove dice che l’uomo è un essere pensante, ma le sue grandi opere vengono compiute quando non calcola e non pensa. Dobbiamo ridiventare “come bambini” attraverso lunghi anni di esercizio nell’arte di dimenticare se stessi. Quando questo è raggiunto l’uomo pensa eppure non pensa. Pensa come la pioggia che cade dal cielo; pensa come le onde che corrono sul mare; pensa come le stelle che illuminano il cielo notturno; come le foglie verdi che germogliano sotto la brezza primaverile. Infatti è lui stesso la pioggia, il mare, le stelle, il verde. Quando l’uomo ha raggiunto questo grado di sviluppo “spirituale” è un maestro Zen della vita.

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    • E’ vero, ricordo anche io questo passaggio cara Violetta 😉 Non dobbiamo pero’ pensare che questo sia banale, non e’ come l’agire e il pensare – o non pensare – del bambino, come spesso si crede, bensi’ un agire o non agire ricco di consapevolezza, una cosa che per venire conquistata richiede generalmente molti anni di pratica 🙂 … anche perche’, a differenza del bambino, un adulto deve eliminare molte sovrastrutture mentali 😉
      Grazie per la tua citazione quanto mai azzeccata 😉

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  6. Bé, naturalmente non tutti gli orientali sono così, ci mancherebbe… Però non è un caso che queste religioni-filosofie di autoapprendimento e autodisciplina tese al distacco dalla materia si siano sviluppate proprio in Oriente e non, per esempio, nei Balcani o in Arabia…

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    • Be’, direi che non e’ forse un caso che e’ soprattutto la che si sono evolute e mantenute nel tempo, ma… qualcosa avevamo e abbiamo anche noi in occidente, cara Happy 😉 Peccato che in occidente personaggi come Meister Eckhart hanno seriamente rischiato il rogo! 😀

      OK, grazie del link, poi ci do un’occhiata 😉

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  7. Ciao, scusa se solo ora rispondo ai tuoi saluti, ho già provato a passare ma avevo dei problemi nel commentare.
    Io mi sono trasferita su Iobloggo perchè era la cosa più semplice per me che son poco esperta.
    Ti lascio i miei saluti e auguri di buon anno.
    A proposito del libro di Coelo, ero quasi tentata di comprarlo ma , se dici, che è un pò una delusione, mi sa che non lo leggerò.
    Buona giornata

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    • Si’, purtroppo c’e’ ancora chi mi segnala questo problema nel commentare, cosa che peraltro capita anche a me su altre piattaforme… Ci vuole un po’ di pazienza… 🙂
      Il libro di Coelho pero’ non l’ho ancora finito, eh, in effetti le pagine di ieri sera erano abbastanza interessanti, e poi… oh, i gusti son gusti, eh! Magari a te piace 🙂 Io preferivo il “vecchio” Coelho, quello stile “L’Alchimista” per intenderci 🙂
      Buona serata a te!

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  8. Se trovo vero che nell’ardua conquista della non paura della morte sia l’essenza spirituale che contraddistingue la forza del Maestro che si esplica nelle discipline che richiedono, comunque, preparazione fisica e conoscenza, mi sembra poetico ma forzato e affatto convincente sostenere che l’uomo compia grandi opere quando non calcola e non pensa o lo fa come le onde. Ma immagino che il pensiero riportato sinteticamente da Violetta sia assai più complesso e profondo e tuttavia sono convinto che la filosofia orientale sia non solo molto affascinante, ma una volta approfondita e compresa si riveli concreta e davvero utile nella vita.
    A parità di “capacità bellica” è molto più facile che una belva abbia la meglio in un combattimento con un uomo perché il primo non conosce la paura, il secondo facilmente trasforma le proprie risorse di pensiero in panico.

    Comunque, caro Wolf, come vedi dopo tanto girovagare senza dimora ho messo su blog anch’io! Era l’ora. 🙂

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    • Be’, probabilmente per un uomo disarmato sarebbe ben difficile avere la meglio su – poniamo – una tigre pur avendo tutta la consapevolezza e la preparazione di questo mondo 😀
      Si’, il punto che sottolinei con il tuo dubbio e’ quello di molti, ed e’ stato anche il mio. In realta’, secondo me, non si tratta veramente di “non pensare” e “non calcolare”, bensi’ di essere consapevoli di tutto il processo. In una societa’ dove anche solo per andare a prendere un aperitivo in compagnia e’ necessaria una fase di “progettazione” (se non altro almeno per l’ora e il posto) non e’ possibile vivere senza il pensiero cosciente, ma… un conto e’ “essere” il pensiero, un altro e’ usarlo come mezzo, essere consapevole di esso, essere… colui che il pensiero guida e non e’ da lui guidato. Ecco… quando tu sei l’osservatore del pensiero, non sei piu’ il pensiero, sei colui che lo controlla, che sa quando deve necessariamente usarlo.
      Un esempio e’ proprio l’arte. L’arte e’ intuizione, e’… liberta’, eppure esiste una tecnica nell’applicarla, non e’ vero? Allora l’artista deve essere libero nel creare, eppure deve pensare alla tecnica ed ai suoi mezzi. Cosa succede se si concentra solo sulla tecnica, e non e’ percio’ libero nella sua creazione? Che le sue opere saranno “meccaniche”, prive di vita. Non e’ cosi’?
      Non so se l’esempio e’ servito per dare un’idea della mia percezione di questa materia, ma… ti aggiungo un altro pezzo. Osho aveva scritto il “libro arancione”, un libro con 100 tipi diversi di meditazione (100 e’ solo un numero simbolico, in pratica non esiste un limite) sostenendo che ognuno dovesse trovare il suo specifico metodo (che peraltro nel tempo puo’ anche cambiare, aggiungo io). Eppure sosteneva – ed io sono d’accordo – che queste non erano “meditazione”: la meditazione e’ il non-pensiero, e’ unica e sola, questi erano solo metodi che conducevano allo stato meditativo. Ad esempio, se uno sceglie un tipo di musica, arrivera’ ad un certo punto dove, fondendosi con la musica, non esistera’ nient’altro. Ecco, allora sara’ in meditazione. Il metodo, o meglio l’applicazione del metodo, passa necesariamente per il pensiero, quindi non ne fa a meno, ma il risultato e’ la meditazione, il non-pensiero 🙂

      Come impari a guidare? Con innumerevoli tentativi ed estenuanti esercizi. Quando pero’ ci sei arrivato, non hai necessita’ di concentrarti su ogni singolo movimento, non e’ cosi’? Se no impazziresti. In realta’ chi guida bene non e’ chi pone la massima attenzione attiva sulla guida, ma chi, ormai abile, guida “maccanimente”, rilassato. Non ha piu’ bisogno di pensare “ora devo girare il volante a destra, prima pero’ devo decelerare un pochetto”, perche’ queste sono cose che sono diventate per fortuna parte di lui e della sua guida. A lui e’ richiesto solo di… esserci, di essere consapevole di cio’ che sta facendo, pur senza pensarci “attivamente”.

      Chissa’ se invece di chiarire sono riuscito a confondere… ? 😮

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      • Ma no vecchio stile! 🙂 Per un blog maturo come il tuo probabilmente la struttura tradizionale è migliore perché tutti hanno letto i tuoi post precedenti. Quella del mio è interessante per un blog nato ieri che ho riempito di contenuti, in quanto la variabile temporale assume minore importanza (nei blog maturi, comunque, i post vecchi spesso finiscono dimenticati o quasi ed è un peccato), anche perché di fatto non ne ha considerando che nessuno ha mai letto nulla (salvo chi frequentava il blog di Samuela Salvotti). I post sono comunque organizzati in ordine cronologico ma invece di essere disposti dall’alto verso il basso, sono disposti da sinistra in alto il più recente, fino al più vecchio posto in basso a destra, seguendo, per intenderci, il verso della scrittura. In questo modo è più facile che si mantengano più conversazioni in simultanea, ma è decisamente prematuro esprimere un giudizio; ti farò sapere. Sul resto che ho letto rapidamente occorre che ritorni, quindi per intanto ti ringrazio e ti dico, a poi 😉

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      • L’ordine temporale del tuo blog non mi era chiaro, è vero, ma anche perché i post avevano la stessa data; sono certo che man mano che ne aggiungerai di nuovi la struttura sarà molto più comprensibile 😉
        In effetti cio’ che mi ha più sorpreso è vedere tutti quei post in un blog nuovo! 😮 Di solito un blog nuovo di post ne ha uno o qualcuno. Vedendo adesso la tua risposta qua, immagino che siano tuoi commenti di altri blog trasformati in post 🙂 Esatto? 😐

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      • Ma una tigre si mangia 7 pugili e 2 meditatori, Wolf, non ha la stessa “capacità bellica” di un uomo :D; ci vorrebbe una bestia molto meno armata di denti, artigli, muscoli e agilità per rendere possibile il confronto. Siamo animali assolutamente inadeguati a competere fisicamente con gli altri, pecore a parte. 🙂 Che poi non ti credere…di fronte a un pecorone che mi viene in contro minaccioso, forse mi darei alla fuga 😀

        L’impressione che ho avuto leggendo il tuo chiarimento è che la meditazione possa compiere una sorta di “istintualizzazione” del pensiero accumulato intorno al raggiungimento di un determinato obiettivo, svincolandolo dalla nostra necessità di computare tanto da renderlo rapido, sicuro e spontaneo nel momento in cui ricorre il bisogno o il proposito di raggiungerlo e l’esempio della guida è calzante; guidiamo pensando ad altro in conseguenza di una continua meditazione inconsapevole che ha trasferito il calcolo e il ragionamento in profondità, nell’ambito delle cose che la mente gestisce in autonomia, pur trattandosi di un processo mentale in cui il calcolo e i parametri di tenere sotto controllo reciprocamente dipendenti, sono complessi. Penso anche ai movimenti che facciamo compiere al nostro corpo che si trova in un continuo stato di labilità statica, in cui grazie al controllo delle forze d’inerzia dovute al movimento continuo, riusciamo a camminare; la robotica soltanto recentemente è riuscita a realizzare androidi capaci di farlo alla maniera umana a causa della complessità del calcolo richiesto dal punto di vista computazionale. E’ possibile che i risultati che possono ottenersi con la meditazione abbiano qualcosa a che vedere con altri miracoli di cui la nostra mente, in luoghi meno accessibili, è capace di compiere.

        Più difficile mi rimane comprendere la separazione tra noi e il nostro pensiero e distinguere da questo l’intuizione che non è altro che la forma sublime del pensiero che nell’arte si manifesta, ma non un’entità distinta. Mi vedo pensiero che assume svariate forme di cui la più primitiva è l’istinto, perlopiù rivolto alla sopravvivenza, e la più evoluta è l’amore. Non riesco a comprendere cos’altro siamo se non il nostro pensiero che include i sogni, le reazioni impulsive e le emozioni. Posso invece immaginare la mente come un’entità sferica in cui i vari livelli di pensiero sono come anelli concentrici, e si possa allora individuare una forma di pensiero centrale nel nucleo, magari accessibile proprio attraverso la meditazione, che osserva e domina gli strati di pensiero più esterni che includono la capacità di calcolo, il ragionamento, la paura della morte, il panico, e le vertigini ed ogni altra forma.

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      • Si’, la tua visione finale della mente come entita’ a strati, a “cipolla” per cosi’ dire, non e’ male. Tutto quello che hai detto e’ corretto, non c’e’ conflitto. Ovviamente noi siamo tutto, sia la parte “centrale” che i pensieri periferici. Peccato che i “pensieri periferici” ci impediscono di ascoltare la mente centrale che e’ quella piu’ degna di attenzione. La meditazione non e’ altro che il silenziamento dei pensieri superficiali allo scopo di arrivare a percepire il nostro vero se’. I pensieri quotidiani servono, a volte sono indispensabili in una societa’, ma devono essere sotto controllo, altrimenti prolificano in maniera incontrollata creandoci seri problemi. Il panico e’ uno degli esempi possibili.
        Quando vogliamo silenziare i pensieri, perche’ vogliamo “ascoltare” noi stessi, o magari “solo” per rilassarci, possiamo concentrarci su qualcosa in modo cosi’ totale da non lasciare spazio ai pensieri. Questo qualcosa puo’ essere musica ad esempio, o un oggetto, reale o immaginario. Puo’ essere il respiro, o perfino l’osservazione di cosa sta succedendo nella nostra testa. Prova quest’ultima cosa ad esempio: trovati un posto tranquillo e inizia a osservare i pensieri che nascono. E’ impossibile per noi riuscire ad eliminare la nascita dei pensieri, ma ti accorgerai che se li osservi, se sei cosciente di stare osservandoli… essi svaniscono, come nuvole nel cielo in una giornata ventosa. Puoi cosi’ arrivare a capire quale importanza possa avere la meditazione: puoi eliminare uno stato di panico, ad esempio, o zittire il chiacchiericcio mentale ininterrotto che ti impedisce di prendere una decisione. Quando hai una decisione da prendere, cosa suggerivano i nostri nonni? Pensaci bene… e poi vai a fartici una dormita sopra. Il principio e’ proprio quello: tu dai in pasto alla tua mente i pro’ e contro, ma poi devi fermarti perche’ spesso non riesci a prendere una decisione proprio a causa degli innumerevoli pro’ e contro; allora teoria (e pratica) vogliono, che se fai silenzio dentro di te, il tuo subconscio che nel frattempo ha elaborato il tutto ti torna la soluzione all’istante, ad esempio sotto forma di intuizione. Tu “sai” che quella e’ la soluzione.
        Purtroppo spesso succede che il pensiero superficiale torna e inizia a ragionarci di nuovo sopra, “mmm… ma se l’intuizione fosse sbagliata?”, “se faccio cosi’ succede cosi’ e cosi’, e se invece…”, cosi’ tutto il lavoro fatto dal subconscio si perde di nuovo nel nulla.
        Il nemico non e’ il pensiero, bensi’ il pensiero incontrollato: dobbiamo sapere quando ci serve e quando invece ci e’ d’intralcio.
        La dimostrazione e’ proprio il tiro con l’arco. Non e’ che “silenziando i pensieri” fai centro… magari! 😀 Dai in pasto i movimenti che compi con innumerevoli tentativi, il subconscio elabora e, ad un certo punto, fa’ eseguire i giusti tiri. Se invece si insiste a cercare di usare il pensiero per dirigere il tiro si finisce per ostacolare il subconscio, impedendo un buon tiro.
        E’ un argomento affascinante, potremmo parlarne per giorni e giorni 🙂

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      • Splendido leggerti Wolfghost, ma prima di risponderti preferisco soffermarmi sui concetti che esponi. Intanto ti ringrazio per condividere il tuo sapere.

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      • Caro Wolf, il contenuto delle mie riflessioni intorno ai tuoi interessanti chiarimenti, se pur sintetico è un po’ personale, pertanto te lo invio privatamente. In sintesi mi hai convinto che togliere un po’ di tempo al pensiero e trasferirlo alla meditazione sarebbe cosa da fare. Grazie e cari saluti.

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      • Visto e risposto! 😉
        Prova, datti un po’ di costanza (il desiderio di ottenere tutto e subito e qualcosa che ci martella e rovina fin dall’infanzia 😦 ), e poi… tira le somma e guarda se fa per te 😉

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  9. davvero interessante… a proposito di Coelho, ho appena terminato “le valchirie” e ho avuto un conato di vomito… una cosa terribile!! Ma è fuori di testa?

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    • ahahah vero! Anche a me aveva dato quasi la stessa reazione! 😀 Veramente insipido… Ti direi che almeno quel libro aveva la scusa di essere in realtà uno dei primi di Coelho, trovato e riproposto anche in Italia solo per sfruttare l’immagine dello scrittore. Un autogol piuttosto clamoroso 😉 Tuttavia tra i suoi primi c’era anche L’Alchimista, un libro che all’epoca mi piacque molto, seguito da altri atrettanto belli. Poi ultimamente… Vabbé, evidentemente anche lui ha le sue fasi, un po’ come tutti gli artisti 😀

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  10. Uhm… reduce dalla batosta, sono ancora troppo deboluccia per discutere di come combattere e controllare la paura della morte. Anche perché non riwsco a vederla come una sconfitta definitiva. Io la vedo più come un’evoluzione continua. Fasi alterne, dipende dai momenti, da quel ci capita, dallo stato fisico e mentale del periodo.
    Ma io non sono orientale.
    E non sono samurai.
    E nemmeno maestra di spada.
    E neppure, ahimè, saggia come Wolf.

    ‘notte!

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    • Saggio è chi riesce a mettere in pratica ciò che vorrebbe mettere in pratica, cara Giusy 🙂 E io… ancora non gliela fo’! 😀
      Sconfitta… qui non si parla di sconfitta, si parla di “passaggio”, e certamente questo è… anche se purtroppo non sono affatto certo, come vorrei, a proposito di dove porti tale passaggio…
      Buonanotte a te, cara! 🙂

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  11. Oh, finalmente un libro che ho letto anch’ io 😉
    “Non a caso lo spirito del samurai ha scelto a purissimo simbolo il delicato fiore del ciliegio. Come nel raggio del sole mattutino un petalo di ciliegio si stacca e scende a terra luminoso e sereno, così l’uomo impavido deve potersi staccare dall’esistenza silenziosamente e senza turbamento.”
    E questo è senz’ altro il passo che ne preferisco.
    Comunque torniamo sempre lì. E’ già il secondo post in cui affronti l’ argomento del “morire senza turbamento”. Io ho cominciato il 2012 rischiando di morire. Non me ne sono nemmeno accorta.Meno turbamento di così U______________U
    Buonanotte lupo 😉

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  12. Mi è venuta in mente una piccola parte del film “Cuore Impavido”, quando William Wollas dopo il funerale dei genitori uccisi dagli inglesi vuole vendicarsi ed afferra una spada, lo zio lo ferma e gli dice:-prima di usare questa prima devi imparare ad usare questo_e gli tocca il cuore- e poi questo-toccandolgli la fronte- così lo porta con se a Roma per imparare a pensare attraverso gli studi, a riflettere e ragionare prima di qualsiasi azione, ritornerà in scozia con il grande progetto di Liberarla dal domino inglese.

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      • Volevo portarti quest’esperienza e cioè ultimamente di mattina dedico del tempo a meditare o come dico io ad allentare la mente. I primi giorni dovevo impormelo perchè mi trovavo ogni scusa per non farlo, poi mi sono accorta di trovarmi così bene ed il tempo passava così in fretta! Ma ciò che mi ha colpito è di come poi mi senta piu’ rilassata nell’affrontare i problemi quotidiani (ed in questi ultimi tempi ne ho davvero parecchi) ed anche il rapporto con le persone sta cambiando, nel senso che non mi lascio influenzare dai miei pensieri piu’ di tanto e mi ritrovo invece ad osservare l’altro che ho davanti e me stessa, sono allentate anche le mie aspettative, cosa che mi causa tanta ansia. E’ un cammino che mi interessa molto, cerco di portarlo avanti. Un carissimo saluto Wolf

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  13. Ciao Wolf, che piacere trovare il tuo indirizzo nuovo ed i tuoi commenti sul mio blog aria, verrò a leggerti ancora sempre con piacere ….ciao (zeroschemigh)

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  14. Non ho mai letto questo libro e leggendo il tuo post penso che sia davvero interessante.
    Quasi quasi ci faccio un pensierino………. grazie per i commenti che hai lasciato da me , con un tuo commento concordo pienamente.
    Ti auguro una buona serata:)

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  15. Perdonami, come avrai letto sono un bel po’ incasinata in questo periodo, ma ti prometto che recupero appena ho consegnato i miei libri. Nel frattempo passo a farti un saluto e a chiederti di Tomino , che spero si sia del tutto ristabilito (che poi se ci pensi lui è stato artefice di una svolta nella tua vita, a me si sono aperte tutte queste strade da quando ho trovato April…che siano i cani la chiave di tutto?)

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  16. Carissimo grazie di essere passato a trovarmi!
    Ho il blocco dello scrittore e confesso di dovermi ancora abituare a iobloggo.
    Riiniziero’ a postare al piu’ presto.
    Baci e a presto.
    Claudia

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  17. Ogni volta che entro su Splinder è…come partecipare all’affondare di una nave, in questi giorni poi è “la” notizia! Poi arrivo da te e…..sei sempre pieno di belle notizie , belli argomenti! Mi è doveroso salutarti…prima che affondi …Splinder! Ti abbraccio e a presto

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  18. La saggezza e’qualcosa che arriva con il tempo..la si acquisisce pian piano..con l’esperienza..la temperanza..l’attenzione…
    Io personalmente amo la filosofia orientale..la meditazione e tutto cio’che e’legato alla spiritualita’..alla mente all’osservazione e alla comprenzione..
    Ti lascio traccia del mio passaggio e tornero’a leggerti, mi piace questo tuo spazio.
    Buona Domenica.

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    • Esatto. Questi sono tutti elementi che interagiscono tra di loro. L’esperienza è importante, ma senza l’attenzione e il desiderio di imparare, non servirebbe a granché 😉
      Ben arrivata LdC! 🙂

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  19. Ciao Wolf
    Io penso che il buddismo non è tanto un credo quanto una filosofia.
    Borobudur somiglia a un luogo non di adorazione, ma di meditazione.
    Penso, inoltre, che la filosofia dell’uomo tocca solo il cervello, ma il racconto della vita di Gesù tocca sia il cervello che il cuore.
    Quando leggo la Bibbia, sono profondamente commosso dal racconto della vita di Gesù e dai suoi insegnamenti.
    Ad esempio (…to be continued…)
    Edo

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    • Il buddismo è tutto questo, caro Edo, è filosofia, fede, metodo. Dipende da come lo si “sposa”. Personalmente mi piace – molto – il metodo. E’ affascinante la sua filosofia. La fede, tanto per cambiare, non è che ce l’abbia. Pero’ devo dire che cio’ dipende dalla non applicazione delle prime due. D’altronde è così per ogni religione e corrente spirituale: se non li applichi, se non li porti nella vita di tutti i giorni, restano… letture interessanti 🙂
      Posso pero’ dirti che a livello di “sensibilità spirituale” non vi è differenza tra un monaco buddista o cattolico. Dipende più da chi hai davanti che dalla sua religione di appartenenza.
      Un caro saluto 🙂

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    • Ho guardato, ma in realtà ero riuscito a ritrovare tutti i miei principali contatti già prima, cara Happy… un bel “mazzo”! 😀 L’avessi avuto prima quella lista mi sarebbe davvero stata utile! 🙂

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  20. to be continued
    Ad esempio:In un’occasione Gesù disse: “Si vendono due passeri per una moneta di piccolo valore”. (Matteo 10:29, 31) In un’altra, come è riportato in Luca 12:6, 7, disse: “Cinque passeri si vendono per due monete di piccolo valore, non è vero? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato dinanzi a Dio. . . . Non abbiate timore; voi valete più di molti passeri”. Questa illustrazione semplice ma efficace ci fa comprendere come Dio considera ogni suo adoratore.
    I passeri erano fra i volatili commestibili più a buon mercato. Senz’altro Gesù avrà osservato delle donne di pochi mezzi, forse sua madre stessa, comprare al mercato questi uccellini per sfamare la famiglia. Con un asse, moneta che attualmente varrebbe meno di cinque centesimi di euro, si potevano comprare due passeri. Questi volatili valevano così poco che con due monete se ne potevano avere non quattro ma cinque: quello in più era incluso nel prezzo.
    Gesù spiegò che nemmeno un passero “è dimenticato dinanzi a Dio”, né “cadrà a terra senza che il Padre . . . lo sappia”. (Matteo 10:29) Ogni volta che un passero ‘cade a terra’, perché è ferito o si posa in cerca di cibo, Dio lo nota. Se Dio ha creato questi uccellini apparentemente insignificanti, di certo non se ne dimenticherà. Anzi, li considera preziose creature viventi. Afferri il senso dell’illustrazione di Gesù?
    Quando insegnava Gesù usava spesso paragoni, facendo ragionamenti induttivi. Per esempio disse: “I corvi non seminano né raccolgono, e . . . non hanno né granaio né deposito, eppure Dio dà loro da mangiare. Quanto valete voi più degli uccelli!” (Luca 12:24) Il senso di ciò che Gesù disse riguardo ai passeri è chiaro: se Dio si prende cura di questi uccellini, quanto più si prenderà cura degli esseri umani che lo amano e gli rendono adorazione.
    Alla luce delle parole di Gesù, non dobbiamo sentirci indegni delle attenzioni e della cura di Dio, il quale “è maggiore del nostro cuore”. Non è confortante sapere che il Creatore può vedere in noi ciò che forse nemmeno noi stessi riusciamo a vedere? Che ne pensi?
    Un caro saluto. Edo

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  21. un’altra cosa, io non sono un cattolico, nel senso non frequento la religione di stato,o la Chiesa Apostolica Romana.Vero, non vi è molta differenza tra un monaco buddista o cattolico, ma se vengono specchiati (col cristianesimo insegnato nella Bibbia)vi è una notevole differenza…sicuramente.

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    • Questo concetto di Dio, che “è maggiore del nostro cuore”, mi ricorda molto una frase ripetuta più volte nel libro “Il passaggio luminoso – L’arte del bel morire”, del quale ho parlato pochi post fa’; il passaggio, se ricordo bene, è questo: “Il perdono di Dio è più grande di quello del nostro cuore”, riferito a coloro che non riescono proprio a perdonare sé stessi. Le due frasi sono certamente collegate 🙂
      Il passaggio che riporti è chiaro, ed è molto bello. Ti garantisco pero’ che se tu andassi a cercare tra i testi millenari del buddhismo (che è nato 500 anni prima del cristianesimo) riusciresti sicuramente a trovare concetti simili, anche se espressi in maniera diversa a causa della differente cultura. E sono certo che la medesima cosa accade nelle altre “grandi” religioni.
      Il mio pensiero al riguardo è molto semplice: se, almeno parlando di spiritualità, una cosa è vera in un punto del mondo, deve essere vera anche altrove, e chi riesce ad “ascoltarla” la saprà esprimere, seppure mediandola a seconda della cultura nella quale è inserito.
      Ci sono diversi libri scritti per sottolineare le similarità tra le religioni, te ne cito uno “quasi” a caso: “Frammenti di una religione universale”, Annie Besant (FME), la cui prima edizione italiana è datata… 1923! 😀 Segno che, ovviamente, in questo campo non solo una cosa è vera in ogni luogo, ma anche in ogni tempo 😉 Le sacre scritture comparate nel libro sono le indù, le zoroastriane, le ebraiche, le cristiane, le islamiche, e le sikh (curiosamente non c’è il buddismo, anche se discende dall’induismo). Mi piace in particolare la citazione in introduzione del libro: “Qualunque sia il modo in cui gli uomini vengono a me, in quella guisa io li accetto; in ogni maniera essi seguono la mia via.” (Bhagvad Gita, IV, 11).
      Leggere per credere 😉

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  22. Prima dei figli, andavo a cavallo e tiravo con l’arco, e con quello nei laghetti pescavo…cercando me nella quiete della vegetazione ai margini delle acque delle cave. Ti assicuro che è zen…anche se uno non ne ha mai sentito parlare. Sei solo, con uno strumento ed un solo pensiero. Sono momenti preziosi, che solo chi li ha provati può comprendere. Con la fantasia poi, puoi andare oltre, sopravvivere…vivere o morire, l’atavica ricerca del cibo e di se stessi.
    Ho solo una foto del primo pesce che ho pescato con Massimo, un amico che se n’è andato, tutte le altre volte ero in solitaria.
    Ciao da lartemista 😉

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    • Oh… prima di tutto mi dispiace per il tuo amico 😦 Poi mi tocca bacchettarti perche’ sono vegetariano e non mi piace la pesca! eheheh 😀 Che poi la cosa buffa e’ che le scatolette ai miei gatti ed al cane mi tocca comunque dargliele… 😉
      A parte queste note introduttive, certamente: tante cose che facciamo sono meditazione, qualunque cosa in cui centriamo la nostra piena consapevolezza. Anche ascoltare con piena attenzione un brano di musica, o immergersi completamente in una lettura, e’ meditare 😉
      Ciao e benvenuto, Guglielmo! 🙂

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  23. E’ uno di quei libri che tengo nel ripiano altezza uomo, tra “lo zen e l’arte della motocicletta” e “il Piccolo principe”. Pescare tra le pagine dei libri spesso mi aiuta a chiarirmi le idee.”la freccia schioccata mette in gioco tutta la vita dell’arciere. sostenzialmente l’arciere mira a se stesso”, sottolineato più volte.
    un saluto

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    • eheheh un punto molto interessante quel passaggio, vero? 😉
      E’ vero: un libro spesso non aggiunge nulla, ma aiuta a chiarire cosa abbiamo gia’ dentro di noi 🙂

      Il link che hai lasciato al tuo blog e’ sbagliato, dice solo http://wordpres/ 😐 Immagino sia germogliare.wordpress.com, vero?

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