Morte e Rinascita

CoastCapita talvolta, nella vita di ciascuno di noi, di sentire la spinta al cambiamento. Si sente che qualcosa non sta’ andando; ci si sente insoddisfatti, forse non si vede un futuro o, perlomeno, un futuro attraente. Ci si ritrova a dire a se’ stessi qualcosa di simile ad un “mmmm… qui si deve cambiare rotta”.

Forse si tratta solo di un aggiustamento, di un rinnovamento. Se la nostra vita, o meglio personalita’, fosse un palazzo, si potrebbe identificare tale rinnovamento come un restauro della sua “facciata” o come lavori all’interno dei vari appartamenti.

Talvolta pero’ si sente che il salto di qualita’ da fare e’ grande, immenso forse, eppure possibile e cosi’ potenzialmente “ricco” da sentire che non compierlo sarebbe un vero peccato. Un balzo su un crepaccio che divide un mondo antico e ormai vetusto, da uno nuovo, ricco di possibilita’. Si tratta di buttare giu’ tutto il palazzo, perche’ e’ necessario ricostruirlo fin dalle fondamenta.

Di un simile salto si ha spesso timore, perche’ non si riesce a compierlo “caricandosi troppo del passato”: bisogna essere il piu’ “leggeri possibili” per riuscire a farlo. Bisogna abbandonare sul lato vecchio del crepaccio tutto cio’ che ormai non ci serve piu’, che ci appesantisce, che ci condiziona. I maestri esoterici dicono che “per rinascere, bisogna prima morire”, intendendo proprio che bisogna liberarsi dello stabile – ma proprio per questo “bloccante” – edificio che ci si e’ creati nel corso degli anni, perche’ i mattoni di tale stabilita’ sono per lo piu’ credenze e motivazioni sbagliate, fondate sull’inerzia, sulla conservativita’, sulla paura; sono alberi che affondano le proprie radici nel cemento: stabilissimi, e’ vero, ma destinati a perdere la bellezza delle loro foglie, diretti al declino.

Perche’ nella stabilita’ del cemento non c’e’ nutrimento: l’albero e’ si stabile, ma avvizzito…

Cinque minuti per Napoleone

 

Oggi volevo scrivere qualcosa di mio, ma il tempo e’ tiranno. Lascio allora questo bellissimo articolo scritto da Gerald Harrisbar

 

Tante e tante volte si e’ letto della battaglia di Waterloo. Fiumi di inchiostro, poesie e canzoni composte per dettagliare ogni piu’ recondito aspetto della stessa. Gli Inglesi la vedono in un modo e i Francesi la vedono in un altro, leggermente differente.
La storia e la leggenda ci hanno consegnato un’immagine dell’esercito di Napoleone sconfitto e una del Duca di Wellington alla testa di un’armata vittoriosa. Napoleone portato via e imprigionato. Un giorno un gruppo di giornalisti si reco’ a visitarlo. Avevano ottenuto il permesso di fare un’intervista al famoso generale francese Napoleone Bonaparte.
Anche se Napoleone era prigioniero, si comportava con dignita’ e guardo’ con occhi attenti il gruppo di giornalisti riuniti davanti a lui. Furono poste delle domande e furono date delle risposte. I giornalisti si annotarono ogni singola parola. Sarebbe stato un bel resoconto. Avrebbero raccontato ai loro figli e ai loro nipoti del momento in cui stavano di fronte al grande generale in quel giorno ormai distante.
Improvvisamente, dal fondo della stanza, una voce, in un certo modo piu’ gentile delle altre, fu udita pronunciare qualcosa: “Mon General,” chiese il giornalista, “Ci dica perche’ gli Inglesi hanno vinto a Waterloo. Avevano un esercito superiore?”
“No!” risposte Napoleone.
“Avevano allora delle armi migliori?” chiese un altro giornalista.
“No!” fu di nuovo la risposta.
Allora il giornalista di prima chiese di nuovo, “Perche’, allora, Signor Generale, gli Inglesi hanno vinto?”
Gli occhi di Napoleone vagarono per la stanza. Il silenzio era cosi’ profondo che era quasi surreale. Si sarebbe potuto udire cadere la proverbiale foglia. Poi, lentamente, rispose: “Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo.”
Dalla bocca del grande generale stesso venne la risposta, “Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo.” Molte volte, cinque minuti piu’ a lungo e’ tutto cio’ che basta. Sono cambiati i tempi dai giorni dell’Imperatore Napoleone. Ma molte cose restano ancor oggi uguali.A volte la vittoria e’ a soli cinque minuti di distanza. Si, lo so, tutti attraversiamo momenti difficili. Nel mondo moderno molti di noi affrontano crisi dopo crisi. Per molti, non ci sono mai abbastanza soldi, niente lavoro, scarse relazioni sociali, una cattiva salute; e la lista potrebbe continuare all’infinito. Naturalmente ci sono anche momenti lieti, ma i momenti difficili bloccano solitamente la nostra visione dei momenti lieti.
Quando le cose si mettono davvero male, ci giriamo e cerchiamo un qualche aiuto od almeno una qualche speranza per continuare a procedere. Qualunque cosa puo’ servire – una parola gentile di un amico, un paragrafo di un buon libro, un brano vagante di musica dalla radio, anche un film di Hollywood.
Alcune persone sono li per noi, altri si gireranno e si allontaneranno, preoccupati solo del proprio benessere. Tuttavia altri potranno gettarci qualche briciola di cibo o di denaro sperando che noi non si chieda di piu’. Dobbiamo essere grati. Loro fanno quello che ritengono sia opportuno fare in quel momento. Il nostro lavoro e’ di continuare ad andare avanti.Quando siamo nell’arena e la polvere inaridisce le nostre gole e possiamo udire il boato della folla, ricordiamoci che “Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo.” A volte va cosi’ male che una giornata alla volta e’ fin troppo. Allora andiamo avanti un’ora alla volta. E se e’ ancora troppo, cosa ne dite di cinque minuti alla volta? Il successo e’ spesso distante solo pochi chilometri o pochi minuti. Ci sono volte in cui gli ultimi metri possono sembrare dei chilometri e gli ultimi pochi minuti possono sembrare ore. Ma se continuiamo a continuare, se non lasciamo morire la speranza, se abbiamo fede nella bonta’ dell’universo e nella nostra forza, alla fine trionferemo.
Perche’ Napoleone ha perso con gli inglesi nella battaglia di Waterloo?
Perche’ gli Inglesi hanno semplicemente combattuto cinque minuti piu’ a lungo.
Gerald Harrisbar

Che pensiero meraviglioso una vita senza paura!

00 Che pensiero meraviglioso una vita senza paura! Superare la paura: questa è la beatitudine, questa la redenzione.

Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest’ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.

In realtà c’è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l’ignoto lontano da ogni sicurezza possibile… c’è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.

Hermann Hesse, “Aforismi”

Ritrovare il proprio centro

Rimango spesso impressionato da quanto oggi si tenda a desumere il proprio valore dai riconoscimenti altrui. Siamo tutti alla ricerca di una approvazione che, se in parte e’ insita nell’animo umano, essendo forse riconducibile alla ricerca delle attenzioni della madre o del padre nel corso dell’infanzia, spesso rasenta la patologia.
Si e’ spostato il proprio sistema di referenze all’esterno: lasciamo che siano gli altri a dirci quanto valiamo.
Persino l’amore spesso diventa, per dirla con Cioran, reciproco e spudorato incensamento allo scopo di accrescere la propria autostima; ricerca di una condizione, di uno "status", piu’ che di un sentimento. Il sesso viene vissuto come dimostrazione, prova, della propria capacita’ di essere maschi o femmine, anziche’ semplicemente goduto e donato reciprocamente. Non e’ strano in fondo se cosi’ tante persone denotano, in vari settori della loro vita, ansie da prestazione, arrivando talvolta all’astensione da certe pratiche o alla rinuncia a perseguire i propri sogni, per timore di fare brutta figura di fronte agli altri o perche’ qualcuno ha detto loro che non ce la possono fare, che e’ al di fuori della loro portata. Qualcuno che forse nemmeno c’e’ piu’. Qualcuno che disse quelle parole in tempi immemori, quando ancora erano da esso dipendenti.

Bisogna riscoprire il proprio centro, riportare il proprio sistema di referenze all’interno di se’, anziche’ lasciarlo in balia degli altri. Ognuno di noi sa’ quanto vale nel profondo del proprio essere. Ognuno di noi sa’ che e’ proprio il suo essere unico a renderlo speciale. E’ proprio questa disparita’ del conoscere il proprio valore e non vederlo dagli altri riconosciuto, che porta alla sofferenza. Il male del mondo, oggi, e’ la frustrazione e, con essa, l’invidia.

Avere un proprio "centro di gravita’ permanente" non significa diventare arroganti, smettere di avere la capacita’ di mettersi in discussione, di crescere, di confrontarsi. Vuol dire ascoltare tutti; trarre lezione, per quanto possibile, da ogni circostanza, ma rimanere sempre e comunque i sovrani delle proprie scelte e decisioni.

Vuol dire tornare ad essere, o forse divenire per la prima volta, i veri padroni della propria mente e della propria vita.

Una mia vecchia poesia…

Il mio post precedente, quello chiamato "Siate come animali…" ha qualche problema: si fatica molto a lasciare e leggere commenti. Ho pensato allora di ripescare questa mia vecchissima poesia (avevo intorno ai 25 anni) che in fondo è in tema con quel post, cosicché chi volesse, puo’ postare i suoi commenti qui anche per la pagina precedente…


VOLOfalco
 

Sfonda col becco la parete sottile
protezione bianca, dura e sicura
non sapeva ancora cosa è la paura
si trova d’improvviso in un mondo ostile
 
Zampetta, cade si alza e ricade
bianca pagina alla portata di tutti
fortuna già è sfuggire ai flutti
indelebili inchiostri, funeree spade
 
Forse come un pollo da sempre imbrattato
in mezzo a polvere e suoi stessi escrementi
e caduti compagni ormai scheletri macilenti
come bestia da pranzo ad arte ingrassato
 
O forse il volo non gli è mai stato negato
sapere che paure e legami non sono reali
il vento nel corpo, veri i sogni e gli ideali
se solo sapesse che per stare lassù è nato
 
Vecchia aquila da sempre vissuta
invece che in una fantastica bianca avventura
nei cieli azzurri, nell’aria pura
in una nera esistenza di lamenti intessuta.

Siate come animali…

Siate come animali, come gatti, come gabbiani.

gabbianoAvete mai visto lo spettacolo offerto da un gabbiano (foto a lato non mia) che vola controvento? A volte, se il vento è forte, sembra percorrere solo pochi metri a fronte di uno sforzo immane, tanto da far sorgere a chi lo guarda stupefatto la domanda "ma chi glielo fa’ fare?". Con un affascinante, imperioso e silenzioso sbattere di ali, incurante di chi lo sta’ a guardare, il gabbiano arriva d’istinto dove sa’ dover arrivare, e la’ puo’ finalmente cogliere il frutto del suo sforzo, lasciandosi improvvisamente trasportare e cullare dal vento, facendosi accompagnare senza più fatica alcuna, ma mantenendo sempre grande attenzione perché qualche piccola variazione puo’ essere necessaria.
Il gabbiano non vuole premi o ricompense, non chiede il prezzo del biglietto, né si lascia distrarre da chi assiste affascinato al suo volo. Non gli importa di avere o meno ammiratori.

Sa’ cosa deve fare. E lo fa’, semplicemente.

SissiAvete mai osservato attentamente un gatto? Osservato davvero? Quello sguardo attento, un momento addormentato, il momento dopo pronto al gioco o alla guerra… L’espressività a volte sorprendente del muso e del corpo già non avrebbero necessità di suono, ma i loro variegati miagolii completano la capacità di farsi capire. Un gatto puo’ essere spaventato, incuriosito, divertito, addormentato, riflessivo perfino, ma anche quando si nasconde per compiere un agguato, la sua espressione non finge mai: gli occhi sono lo specchio delle sue intenzioni. Sissi e elicotteroI gatti, perfino i nostri mici casalinghi, non "nascondono" nulla, sono sempre sé stessi, accada quel che accada. Vivono sempre, anche negli ultimi mesi della loro vita; quando noi, terrorizzati, abbiamo già smesso di vivere, loro continuano a farlo, incuranti, ignoranti forse di cio’ che li attende.

Non si fanno domande, non cercano risposte.
Fanno cio’ che possono. Sempre e comunque.

Il gatto in foto è la mia Sissi. Nella prima foto aveva pochi mesi; io stavo facendo colazione, lei salto’ sulla sedia a fianco e mi guardo’ come dire "Che fai?"  😛 La seconda è uno scatto curioso: stava guardando, stupita (e si vede!  ;-)), il passaggio di un elicottero.

sissi 2

La forza della tranquillita’

IsolaOgni tanto, presi dai nostri progetti, dal turbinio delle nostre idee e problemi, dal succedersi degli avvenimenti, perdiamo il nostro equilibrio, il nostro centro. Talvolta cio’ avviene senza che nemmeno ce ne accorgiamo, giorno dopo giorno.

In genere ci rendiamo conto di quanto ci manchino pace e serenita’ quando – al limite di una crisi di nervi – ci scopriamo permalosi, nervosi, pronti a scattare per un nulla. Quante volte ci lasciamo travolgere, reagendo in maniera spesso rovinosa, ad avvenimenti ai quali, con un minimo di serenita’, avremmo potuto reagire in modo ben diverso?

passeggiataEppure sappiamo che cinque minuti di follia possono rovinare anni di corretta azione e di rette parole, non e’ vero?

Le foto qua a fianco sono relative al Lago Maggiore, posto a me caro e dove torno sempre volentieri. Sono prese ad Arona e a Stresa.

E’ curioso come una persona che abita sul mare, come me, spesso preferisca il senso di serenita’ che trasmettono i laghi, grandi o piccoli che siano. Il mare mi ha sempre trasmesso un senso di forza e di mistero. Il lago quello della serenita’.

Lago panoramicoOgnuno di noi dovrebbe avere un suo posto dove rilassarsi, riprendere le forze, la calma, l’equilibrio. Certo, sarebbe bello non averne bisogno, o riuscire a farlo ovunque, perfino tra le quattro pareti di un’abitazione o di un ufficio. Ma e’ fuor di dubbio che la Natura abbia spesso la capacita’, gia’ da sola, di pacificarci.

La forza delle nostre azioni ottiene molto di piu’ se esse sono ben guidate da una mente che ha ritrovato equilibrio, che sa’ di nuovo distinguere le cose importanti da quelle che non lo sono.

lagoCi sono solitamente due modi per ricordare a noi stessi cosa e’ importante nella vita: i grandi eventi, troppo spesso tristi (come lutti e abbandoni), e la chiara visione delle cose che si ha in stato di equilibrio.
Facciamo in modo che non siano necessari i primi, per ricordarci di cosa davvero conta nella vita.

Buona serata… Cigno

Il coraggio delle proprie azioni

TrioraQualche settimana fa’ mi sono recato nella bellissima e caratteristica Triora, nota come “la citta’ delle streghe” (www.triora.org), paese antichissimo (si parla di resti risalenti a diversi secoli prima dell’anno zero) arrocato sui monti dell’estremo ponente ligure.

Oltre al bellissimo paese, costituito dalla disabitata o quasi parte antica, piena di strette vie spesso interamente coperte, e da una parte piu’ recente, si puo’ visitare il museo etnografico e della stregoneria, ricco di documenti risalenti all’inquisizione.

Ma chi erano poi queste povere streghe? Ebbene erano donne dedite per lo piu’ alla preparazione di rimedi erboristici utili a chiunque, ree in pratica di trovarsi solo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quello che hanno subito e’ purtroppo noto a tutti.

le streghe
Spesso ci troviamo in situazioni dove i nostri comportamenti e le nostre azioni non corrispondono al “sentire comune”, scatenando reazioni contrariate, come sospetto, timore, ma anche e forse piu’, invidia e frustrazione per un modo di agire che sfuggendo alle stereotipizzazioni viene osteggiato ma, segretamente, ammirato; che si vorrebbe fare proprio e forse seguire ma che, comportando grande fatica, richiedendo la messa in discussione di tutte le credenze e i costumi ai quali ci si e’ aggrappati ed appoggiati, sulle quali si e’ costruito il nostro io, si preferisce negare o addirittura distruggere.


cartelliEcco allora che spesso essere se’ stessi, diventa difficile, perche’ se da un lato lo si percepisce come cosa buona e giusta, dall’altro ci fa’ scontrare contro una societa’ che, chiusa a cio’ che sfugge alla “normalita’” (= media dei costumi e degli obiettivi da perseguire) tende a farci sentire “strani”, “non inseriti”, osteggiati. E’ facile percio’ trovarsi dilaniati tra cio’ che in effetti saremmo per nostra natura chiamati ad essere, e cio’ che ci converrebbe essere per essere accettati dalla societa’ nella quale siamo inseriti ed avere successo in essa.

stradaIl trucco sta’ nello smontare la maschera che e’ stata fatta per noi da altri, per poi – al limite, ma stavolta consapevolmente – metterne un’altra, sapendo che – pur rimanendo se’ stessi – si adottano di volta in volta comportamenti consoni all’ambiente circostante al puro scopo di trarre da esso vantaggio ed accettazione ma… senza perdere mai davvero di vista se’ stessi e cosa si sta’ davvero perseguendo.



parcheggio

arrivederci

In altre parole, trascendere dalla vita comune che si sta vivendo per poi, se si vuole, fare in essa ritorno ma stavolta agendo da veri architetti della propria vita, non subendo, bensi’ comandando le nostre azioni.


Il potere della convinzione

La bella storia Zen di Legolas, che invito a leggere 😉 , mi ha fatto venire in mente un vecchio aneddoto di diversi anni fa’…
Uno studente delle scuole superiori (forse americano, adesso non rammento) si addormento’ durante la lezione di matematica. Al risveglio, al suono della campanella per la fine della lezione, vide tre problemi scritti sulla lavagna; li ricopio’, pensando che fossero i compiti per il fine settimana.
A casa tento’ di risolverli, ma per quanto si impegnasse non ci riusciva. Alla fine, quasi al termine del weekend, riuscì a risolverne uno e lo porto’ in classe il lunedì successivo.
Con sorpresa sua – ma sicuramente con sorpresa molto più grande dell’insegnante – scoprì che quei tre problemi erano stati dati come esempio di problemi irrisolubili della matematica… uno dei quali venne risolto da uno studente delle scuole superiori. Se non si fosse addormentato, convinto della loro irrisolvibilità, non avrebbe nemmeno tentato di farlo.
Nel mio piccolo talvolta, perso nei miei pensieri, in palestra sollevo più peso di quello che normalmente è il mio limite. Solitamente mi dico “cavolo… sono proprio stanco stasera…” prima di accorgermi di aver, del tutto involontariamente, battuto un mio “record” 🙂

Quante volte ci arrendiamo, spesso senza nemmeno tentare, pensando che il problema sia irrisolubile? 😐

Eccomi qua…

Dopo anni di peregrinazione su siti vari e, soprattutto, forum, Wolfghost prova l’avventura del blog.

Il desiderio di esprimere cio’ che e’ dentro di me in una cornice mia, senza gli spazi angusti di un forum, forse senza la sua visibilita’, ma nemmeno la sensazione di disordine e, spesso, mancanza assoluta di controllo, e’ la molla che mi spinge in questa mia esperienza di blogger.

Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un "ricercatore dell’anima", incuriosito tanto dall’esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi.
In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni.

Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada…

Spero di non perdere gli amici che, via via, mi sono fatto da altre parti e che, almeno alcuni tra loro, siano pronti ad accompagnarmi, magari assieme a nuovi, in questa avventura.

Wolfghost