Ritrovare il proprio centro

Rimango spesso impressionato da quanto oggi si tenda a desumere il proprio valore dai riconoscimenti altrui. Siamo tutti alla ricerca di una approvazione che, se in parte e’ insita nell’animo umano, essendo forse riconducibile alla ricerca delle attenzioni della madre o del padre nel corso dell’infanzia, spesso rasenta la patologia.
Si e’ spostato il proprio sistema di referenze all’esterno: lasciamo che siano gli altri a dirci quanto valiamo.
Persino l’amore spesso diventa, per dirla con Cioran, reciproco e spudorato incensamento allo scopo di accrescere la propria autostima; ricerca di una condizione, di uno "status", piu’ che di un sentimento. Il sesso viene vissuto come dimostrazione, prova, della propria capacita’ di essere maschi o femmine, anziche’ semplicemente goduto e donato reciprocamente. Non e’ strano in fondo se cosi’ tante persone denotano, in vari settori della loro vita, ansie da prestazione, arrivando talvolta all’astensione da certe pratiche o alla rinuncia a perseguire i propri sogni, per timore di fare brutta figura di fronte agli altri o perche’ qualcuno ha detto loro che non ce la possono fare, che e’ al di fuori della loro portata. Qualcuno che forse nemmeno c’e’ piu’. Qualcuno che disse quelle parole in tempi immemori, quando ancora erano da esso dipendenti.

Bisogna riscoprire il proprio centro, riportare il proprio sistema di referenze all’interno di se’, anziche’ lasciarlo in balia degli altri. Ognuno di noi sa’ quanto vale nel profondo del proprio essere. Ognuno di noi sa’ che e’ proprio il suo essere unico a renderlo speciale. E’ proprio questa disparita’ del conoscere il proprio valore e non vederlo dagli altri riconosciuto, che porta alla sofferenza. Il male del mondo, oggi, e’ la frustrazione e, con essa, l’invidia.

Avere un proprio "centro di gravita’ permanente" non significa diventare arroganti, smettere di avere la capacita’ di mettersi in discussione, di crescere, di confrontarsi. Vuol dire ascoltare tutti; trarre lezione, per quanto possibile, da ogni circostanza, ma rimanere sempre e comunque i sovrani delle proprie scelte e decisioni.

Vuol dire tornare ad essere, o forse divenire per la prima volta, i veri padroni della propria mente e della propria vita.

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0 pensieri su “Ritrovare il proprio centro

  1. Condivido pienamente….hai saputo esprimere esattamente cio che penso da sempre,fin da quando ero bambina.
    Ciascuno di noi conosce il proprio valore seppure imperfetto rispetto a canoni personali o provenienti dal giudizio altrui,ma “stranamente”cerchiamo costantemente conferme o approvazioni estranee ai nostri criteri,come se ci sottoponessimo a un’esame,a un verdetto severo di cui attenderemmo l’assoluzione finale e liberatrice a cui tutti aspiriamo in assoluto per sentirci “normali”e soprattutto non emarginati e asociali.
    Questo argomento evoca due termini che molti confondono:essere servizievole e essere servile….eppure un’enorme differenza esiste fra i due!

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  2. Coltivare le figure del cuore ovvero i valori personali. Imparare a non aspettare l’Ok degli altri. Spesso esperienze di vita, educazione, ci rendono fragili ed insicuri, alle dipendenze degli altri. E ci arrabbiamo se gli altri non riconoscono il nostro valore. Questo porta alla frustrazione, ad un senso di inadeguatezza.

    Imparare a riconscere il sè, il proprio centro, vuol dire stimarsi ed essere al tempo stesso disponibili all’altro. Un po’ di sano egocentrismo ed egoismo.

    “Comunque si guardino le cose, l’uomo non è per natura sua un essere da paradiso terrestre né un diavolo maledetto. L’alternativa tra ragione e non ragione, tra gli impulsi benefici e quelli distruttivi, tra l’amore e l’odio, tra la pace e la guerra, tra la creazione e la distruzione, gli è sempre aperta dinnanzi e gli impone, non solo in momenti decisivi ma anche negli atti apparentemente insignificanti della vita, una scelta incessante e responsabile. È un privilegio di cui non può vantarsi ma che deve accettare e tener presente se vuole continuare la sua vita nel mondo”.
    Nicola Abbagnano, La saggezza della vita

    Fai sempre riflettere

    Ciao

    dora

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  3. x atiseret: prima di tutto, benvenuta nel mio blog 🙂

    Non ti preoccupare: sei in buona compagnia. L’amore, come sovrano dei sentimenti, con le forti emozioni che “sa’ provocare”, e’ naturalmente il mezzo principe, la “medicina” che piu’ spesso si cerca per un’autostima malata. Ma l’amore dovrebbe servire a tutt’altro che a rattoppare le ferite dell’io. Spesso infatti la ricerca ossessiva dell’amore a scopo “lenitivo” si traduce in rapporti di passaggio dove, rifatto il pieno di autostima, si scopre poi che quella grande passione di amore aveva poco o niente.

    Ricambio i baci 🙂

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  4. x Malteaa (che strano chiamarti cosi’ 😉 ):
    Molto spesso ho sentito dire ad altri una cosa che anche io ho condiviso: col passare degli anni la conoscenza cresce per esperienza. Sempreche’, naturalmente si sia vissuto con gli “occhi aperti”. Ma il nostro nocciolo non cambia di molto, la nostra essenza rimane quasi la stessa; tanto da farmi ricordare le teorie reincarnazioniste che spiegherebbero come la nostra consapevolezza sia gia’ formata al momento della nostra nascita, e cio’ che arriva nel corso di una singola vita, l’aumenta solo un poco.
    Non aggiungiamo molto al nostro Se’, ma aggiungiamo un’esteriorita’ che va’ sotto il nome di Io; una parte debole, fragile, “fasulla” quasi. Quella che per i Buddhisti e’ “apparenza”.
    In questo mondo non possiamo vivere senza Io, eppure esso ci provoca tante sofferenze. A partire da quelle che i nostri pur amorevoli genitori, con le loro “umane carenze”, ci hanno impartito da piccoli (e qui bisognerebbe parlare anche di Super-Io, ma tralascio…).

    E’ l’Io che cerca disperatamente quella stima, quell’amore, quell’approvazione, che gli e’ mancata nell’infanzia o che, comunque, gli e’ stato insegnato allora dover ricercare ad ogni costo.

    Dell’Io, in questa civilta’, non possiamo fare a meno. Ma possiamo ricordarci, perlomeno, che noi, la nostra vera essenza, e’ ben altro…

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  5. x Dora:
    La nostra societa’ e’ di fatto una societa’ ipocrita: la dipendenza, da cui fior di psicologi e pratiche meditative vorrebbero liberarci, e’ fortemente voluta da essa; il controllo da’ sicurezza, da’ stima. E’ spesso sinonimo di potere piuttosto che di salvaguardia per amore.
    Il controllo di un genitore sul figlio, di un insegnante sull’alunno, di un gruppo sui suoi componenti, spesso sfuggono ai principi di amore, insegnamento e solidarieta’, che dovrebbero avere.
    Perfino il vigile si sente importante potendo esercitare il potere del suo controllo sull’automobilista 🙂
    Chi non ha subito la minaccia del “ti comporterai come noi vogliamo o ti faremo mancare il nostro amore” nell’infanzia, e’ davvero persona rara.
    Ecco perche’ poi siamo costretti ad una faticosa rincorsa della liberta’ della nostra mente.
    Esatto, l’uomo e’ come la natura dalla quale viene: ne’ buono ne’ cattivo, ma e’ inserito in schemi che lo fanno sentire sbagliato o esatto, di successo o fallimentare. Il potere della scelta passa principalmente dalla una consapevolezza si se’ che, normalmente, perso nei suoi problemi e pensieri, non si ricorda nemmeno di avere.

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  6. Verissimo wolf…ti leggo sempre molto volentieri e mi riconosco nelle parole di oggi. Spesso siamo alla ricerca di approvazioni, perchè da soli non sappiamo quanto valiamo, oppure ci affezioniamo a persone sbagliate per noi proprio perchè siamo alla ricerca di quell’amore di quelle approvazioni che non abbiamo avuto nell’infanzia e che tanto ci ha fatto soffrire, ricadendo in storie vuote sbagliate. E’ importante trovare il proprio centro, il proprio io….io ho iniziato a farlo ma ho ancora molto da lavorare su me stessa…spero di riuscirci. Lunarossa.

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  7. Condivido.
    Solo una cosa.
    Che la ricerca del centro sia strumento e non scopo di vita.
    Cioè io in questo periodo mi sento molto bene a vivere giorno per giorno quello che la vita mi offre.
    So quali sono i punti fermi della mia vita. E so anche che sono diversi di quelli di un anno fa.
    Crearsi, cercare il proprio centro ma avere anche la consapevolezza che questo può cambiare.
    Un caro saluto

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  8. Ciao Wolf, finalmente sono qui… :))
    Sai, sono anni, forse da piccolina che porto con me un giudice interiore che mi condanna e mi rimprovera, per il quale la mia vita non è mai all’altezza delle possibilità di felicità, di libertà. Così ho sempre cercato di ridurre al silenzio queste voci affidando la mia felicità ad un’altra persona, credendo che questa sofferenza potesse essere lenita da qualcuno che accettasse di mettere al centro del suo di universo, tanto quanto ho sempre finto che lui potesse il centro del mio, pretendendo così ciò che non può essere imposto: l’amore.
    Una pretesa destinata inevitabilmente al fallimento.
    Ma invece di capire il fallimento come risultato inevitabile del mio “delirio”, e come occasione di un primo risveglio, quasi sempre ho cercato fuori di me il colpevole: “E’ colpa sua perché è troppo asfissiante”, “Non mi dà abbastanza attenzioni”, “Se fosse diverso andrebbe tutto a meraviglia”. Ma quando felicità o infelicità non sono più dipese dalle mie scelte e quindi dalle loro conseguenze, ma dalle scelte di qualcun’altro, allora la sofferenza è stata garantita.
    Oramai ho capito che l’unica salvezza è scoprire e affrontare la verità: l’origine della sofferenza non è nella relazione, bensì dentro se stessi. Per uscirne occorre imparare ad amare prima di tutto se stessi, ed essere consapevoli delle ragioni profonde della propria situazione, decidendo che non si vuole più avere a che fare con giochi di questo genere e scoprendo qual è il significato profondo di quel tipo di dipendenza.
    Qualche anno fa, collaborando con alcune comunità di tossicodipendenza ho scoperto che la domanda vera di quel genere di dipendenza non era il controllo o il potere, ma una sete spirituale di totalità. La dipendenza da sostanze, così come la dipendenza da un’altro persona, nasce dalla nostalgia di un periodo in cui eravamo tutt’uno con qualcosa di diverso da noi e ci sentivamo molto più in pace di ora, sia che si trattasse della pancia della mamma sia che fosse l’essere completamente dispersi nel cosmo.
    Si tratta di nostalgia.
    Quindi il rapporto di coppia è una delle vie al sacro. Ciò avviene quando si avverte la sensazione che si sta ricontattando qualcosa di, come dire…senza tempo, attraverso l’unione con un altro essere umano rdel tutto diverso, eppure così uguale da essere quasi il proprio specchio. C’è dunque la possibilità di una trasformazione profonda proprio a partire dai giochi della personalità della dipendenza.
    E’ fondamentale però la consapevolezza e l’accettazione del dove ci si trova nel momento presente. Essere dipendenti da qualcuno, significa anche essere capaci di attenzione, disponibilità, sensibilità, solidarietà, interesse, amore per l’altro.
    Si tratta di ritrovare il proprio centro personale per poi riuscire a esprimere tutte queste qualità in modo sano.
    Ed a quel punto, non avrà più senso parlare di dipendenza e in-dipendenza, si potrà finalmente parlare di amore autentico………
    Un bacino

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  9. x Lunarossa: diciamo che non si smette davvero mai di farlo. Come direbbe il Tao “Il viaggio e’ la ricompensa”, nel senso che e’ un processo in divenire piu’ che un obiettivo che si raggiunge. Ma… certo, ci sono momenti, periodi, nei quali davvero si sente la necessita’ di ricostruirsi, non di accrescersi, ma proprio di buttare tutto a mare e ricominciare a buttare le fondamenta per un nuovo domani e una nuova personalita’.
    E un conto e’ farlo a 20 o 30 anni, poi diventa chiaramente piu’ difficile perche’ “buttare tutto a mare” suona spesso come una sconfitta…

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  10. x Affabile: si’, cio’ che dici te, per me va’ sotto la voce “non smettere di mettersi in discussione”. Trovare un proprio centro non significa diventare arroganti e chiusi alle novita’, alla crescita, ai consigli. Significa solo non essere banderuole che cambiano direzione al primo soffio di vento. Se cio’ e’ ammissibile fino ad una certa eta’, o meglio, fino ad un certo grado di crescita, poi diventa frustrante…
    Quand’ero ragazzo leggevo molto, soprattutto saggi di psicologia ed esoterismo. Ed ascoltavo anche molto. Un giorno mi resi conto, con sorpresa, che ad ogni libro o discussione con persona interessante, mi ritrovavo a pensare “Com’e’ vero, quanto ha ragione!” anche se diceva l’opposto o quasi del precedente. Perche’ questo avveniva? Perche’ “assorbivo”, perche’, non avendo sufficienti conoscenze personali, ero – giustamente – aperto all’esterno e la curiosita’ la faceva da padrone. Se leggi un saggio e non sei ancora “formato”, contera’ quasi di piu’ COME e’ scritto il saggio piuttosto che il suo contenuto. E’ l’autorevolezza dell’autore che diventa determinante.
    Ma col tempo le cose devono cambiare; la flessibilita’ deve sempre esserci: se a 80 anni ti rendi conto che la tua idea e’ sbagliata, devi avere il coraggio di cambiarla; ma non e’ pensabile che cio’ avvenga frequentemente, altrimenti significherebbe che non ti sei formato una tua personalita’. E non avere personalita’ definita, e’ terribile, perche’ sarai preda di chiunque si rivolgera’ a te con tono convinto. Guardati attorno, troverai sicuramente tanti esempi di cio’ che sto’ dicendo.

    Il “centro” e’ il comandante che tiene il controllo della nave, ma la direzione in cui essa viene diretta, la sua rotta, certamente puo’ subire aggiustamenti.

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  11. x Maffy: bella analisi la tua, complimenti. In effetti credo si possa anche crescere in due, ovvero non aspettare di essere “perfetti”, di amare se’ stessi completamente, prima di donarsi a un partner; le proprie reciproche lacune possono essere riempite reciprocamente, nutrendosi l’uno dell’altro. Ma non e’ affatto facile riuscirci; e’ piu’ facile che in tali condizioni si sviluppino rapporti di dipendenza che col tempo sfuggano al controllo, creando i famosi rapporti con le figure del “Dominato” e del “Dominante” di cui spesso parlavo nel forum.
    Certamente se si amasse se’ stessi, si accetterebbe meno facilmente l’instaurarsi di una relazione con una persona evidentemente sbagliata (sbagliata “per noi”) al solo scopo di curare la famosa ferita dei “non amati”. Iniziare (o proseguire) una relazione nella quale l’amore sia nato spontaneamente tra due persone “risolte”, non “bisognose”, ha sicuramente molte piu’ possibilita’ di arrivare alla felicita’ di una relazione nata sulle fondamenta di un reciproco, sottinteso, “cura la stima mancante che ho di me”.
    Piu’ facilmente, la maggioranza dei rapporti sta’ in mezzo a questi due estremi.
    Contraccambio il bacino 🙂

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  12. ciao Wolf,
    è vero quello che dici, ma il problema per me è che l’uomo non può prescindere dagli altri perché dagli altri è condizionato, sempre, perchè ognuno dipende dalle opinioni e dai giudizi altrui, soprattutto nella nostra società in cui, spesso senza valori e punti fermi, ci troviamo a cercare l’altrui approvazione come una necessità.
    L’uomo non è un’isola a parte ma ha rapporti con gli altri e quindi anche se spesso inconsapevolmente, da loro dipende e gli altri – molto o poco – determineranno sempre la nostra percezione di noi.
    Io so quanto valgo ma ho bisogno degli altri e del loro ‘feedback’ perché con loro interagisco ogni giorno ed è difficile ignorare completamente il loro giudizio, positivo o negativo che sia.
    Personalmente ho sempre dato più peso alle mie idee e ai miei giudizi ma non posso rifiutarmi di dare peso alle opinioni altrui e alle loro critiche, e da qui partire per migliorarmi.
    E – come dici tu concludendo – credo sia giusto ascoltare tutti e mettersi sempre in discussione per crescere e migliorarsi grazie ad ogni circostanza.
    Decidere per sé, ma ascoltando prima anche gli altri punti di vista senza ovviamente delegare agli altri le nostre scelte.
    buon weekend!

    Acqualuce

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  13. Diciamo, cara acqualuce 🙂 , che ogni uomo inserito in un qualunque tipo di società deve giocoforza stare alle sue regole e interagire con chi ne fa’, a suo stesso modo, parte. Il punto è in quella parolina “stare”… Se “stare” significa solo “essere ad essa soggetti”, esserne asserviti e soggiogati al punto di non rendersene nemmeno conto, allora si è di fatto schiavi di quella società e dei giudizi altrui. Ma se si è consapevoli di cosa si stà facendo, se si sà che in realtà ci si sta’ “servendo” della società per trarne reciproco vantaggio (come di fatto dovrebbe essere), allora le cose cambiano. Se conosci le regole, puoi servirtene; se non le conosci, saranno loro a servirsi di te. Apparentemente le modalità di comportamento saranno simili, ma c’è grande differenza tra indossare un abito perché si “crede” in quell’abito, o indossarlo perché si è consapevoli che in quel frangente è bene farlo. Il famoso “non è l’abito che fa’ il monaco”… Cambia perché lo stato d’animo di chi si rende conto di essere calato in una parte, talvolta in una recita, è ben diverso da quello di chi si “confonde” con il protagonista. Il primo ad esempio andrà ad un importante incontro sereno e tranquillo; il secondo ci andrà timoroso e pieno di paura. Il primo sceglierà tra le opinioni che gli verranno proposte; il secondo subirà ordini.
    Certo, mi rendo conto che questa è “teoria” e che metterla in pratica è molto difficile. Ma è anche vero che spesso è molto difficile o impossibile, cio’ che crediamo essere difficile o impossibile. Talvolta arriviamo al punto di rinunciare ad una iniziativa nella credenza che falliremo; se solo tentassimo… chissà…

    Buon weekend a te! 🙂

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  14. credo che sia innato il desiderio di essere approvati..non tutti abbiamo quella consapevolezza e quella sicurezza che ci porta ad agire indipendentemente dal pensare altrui..non tutti e non sempre siamo sovrani delle nostre scelte..anche se spesso ci autoconvinciamo del contrario..

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  15. x GanJo: sì, guarda la mia risposta ad Affabile (commento #11), vedrai che la penso così anche io 😉

    x l’utente anonimo (peccato che non ti sia “firmato”…): sono d’accordo sul fatto che ad avere quella consapevolezza non siano tutti, anzi penso siano davvero in pochi. Ma credo sia proprio l’opposto, in termini temporali, di cosa scrivi tu: ad essere innato non è il desiderio di essere approvati, bensì la “libertà della nostra mente”. Ma nell’infanzia, nell’adolescenza, si formano meccanismi imposti dall’esterno per cui quella “innocenza” iniziale si perde. In molti hanno scritto su di noi, che siamo nati come pagine bianche, i loro scarabocchi.
    Allora, se è vero che quella consapevolezza non l’abbiamo tutti, cio’ non è una buona ragione per non cercarla di perseguirla, almeno parzialmente. E il primo passo è il credere di poterlo farlo.
    Ripeto il concetto che una scelta puo’ essere la medesima per due persone; è il fatto che una la faccia consapevolmente, mentre per l’altra è un “solco tracciato”, qualcosa alla quale nemmeno pensa di poter – volendo – sottrarsi, della quale nemmeno è in fondo conscia, a renderla davvero una scelta.
    Per la seconsa persona non è una scelta, è un seguire pedissequamente la linea tracciata da altri.

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  16. il centro di noi…è sempre stato con noi…”gravita” intorno a noi..questo ci permette di essere ciò che siamo…

    al di la dell’arroganza o della superbia, è un riconoscersi per poter procedere diversamente nel vivere di ogni giorno..

    per il nostro bene prima che per quello di chi ci sta accanto..

    m.

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  17. Si’, sono d’accordo 🙂 E’ ritrovare la pagina bianca che siamo stati ripulendola da tutti gli scarabocchi che il caso e gli altri, vi hanno scritto sopra. Un ritorno a casa; stavolta pero’, con la consapevolezza di esserci. E’ una operazione “alchemica” di raffinazione del nostro essere…

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  18. Beh, in questo senso credo di essere bravissima… ascolto volentieri le opinioni di tutti su me stessa, ma continuo a credere che solo io so veramente quello che posso e quello che non posso… quello che valgo!
    Raramente i giudizi, le opinioni mi fanno cambiar rotta… quasi mai, in realtà… il timone è in mano mia e non lo cedo!

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  19. L’importante è ascoltare gli altri con senso critico: né rifiutare il confronto a priori e nemmeno accettare tutto pedissequamente 🙂
    Come dici, l’ultima parola spetta sempre a noi, ma… meglio non essere arroganti pensando di aver sempre ragione 😉

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  20. … traspariva questo?… beh, forse… non credo d’aver sempre ragione, anzi sono molto disponibile… ma quando si tratta di me e delle mie decisioni, alla fine ascolto solo me… volevo dir questo.
    Troppa enfasi, magari;))
    E poi: ” so sbagliare benissimo anche da me”, come dice la canzone…

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