Il potere della convinzione

La bella storia Zen di Legolas, che invito a leggere 😉 , mi ha fatto venire in mente un vecchio aneddoto di diversi anni fa’…
Uno studente delle scuole superiori (forse americano, adesso non rammento) si addormento’ durante la lezione di matematica. Al risveglio, al suono della campanella per la fine della lezione, vide tre problemi scritti sulla lavagna; li ricopio’, pensando che fossero i compiti per il fine settimana.
A casa tento’ di risolverli, ma per quanto si impegnasse non ci riusciva. Alla fine, quasi al termine del weekend, riuscì a risolverne uno e lo porto’ in classe il lunedì successivo.
Con sorpresa sua – ma sicuramente con sorpresa molto più grande dell’insegnante – scoprì che quei tre problemi erano stati dati come esempio di problemi irrisolubili della matematica… uno dei quali venne risolto da uno studente delle scuole superiori. Se non si fosse addormentato, convinto della loro irrisolvibilità, non avrebbe nemmeno tentato di farlo.
Nel mio piccolo talvolta, perso nei miei pensieri, in palestra sollevo più peso di quello che normalmente è il mio limite. Solitamente mi dico “cavolo… sono proprio stanco stasera…” prima di accorgermi di aver, del tutto involontariamente, battuto un mio “record” 🙂

Quante volte ci arrendiamo, spesso senza nemmeno tentare, pensando che il problema sia irrisolubile? 😐

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0 pensieri su “Il potere della convinzione

  1. Il grande – almeno per me – Anthony Robbins, soleva dire (e lo fa’ ancora, immagino 😉 ): cosa fareste, se sapeste di non poter fallire?

    Talvolta è la mancanza di un obiettivo chiaro a fermarci; altre volte è la mancanza di determinazione, l’inerzia delle nostre abitudini; ma altrettanto spesso è il non credere che quell’obiettivo lo si puo’ davvero raggiungere a farlo, oppure pensare che comporterebbe il sacrificio di tanta, troppa, nostra “vita”.
    E così facendo, intanto la vita scorre via…

    Una volta lessi questa frase: E’ inutile annacquare la vita nel tentativo di allungarla.

    Ah, quasi dimenticativo… benvenuta sul mio blog, Psicologika 🙂

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  2. Ciao Wolf!
    Innanzitutto complimenti per il blog che seguirò con interesse, come del resto i tuoi precedenti interventi, 😉 accompagnandoti in questo percorso anche se in silenzio, semplicemente in veste di lettrice…
    Molto bella anche la storia Zen di Legolas e il tuo aneddoto…
    Ti lascio un aforisma abbastanza inerente che ho appeso e incorniciato in ufficio, proprio davanti alla mia scrivania perché mi sproni sempre a tentare di arrivare anche dove non ho fiducia di riuscire…
    “Secondo alcuni studi il calabrone non può volare perché la sua larghezza alare non è proporzionale alla sua grandezza corporea. Ma il calabrone non lo sa e continua a volare”.
    Buon viaggio Wolf!

    Acqualuce

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  3. Spesso è il nostro Giudice interiore che ci boicotta dicendoci che non possiamo fare, che non possiamo arrivare, che siamo stanchi.
    Forse con un pochino più di centratura su noi stessi e fiducia nel nostro testimone la cosa si può superare. Credo che la cosa più importante sia semrpe quella di essere consapevoli e poi, godere tutto quello che c’è. e se siamo stanchi ma facciamoci una bella nanna…..

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  4. Benvenuta Acqualuce! E’ un piacere averti qua, il tuo bell’aforisma sul calabrone, azzeccato e in piena coerenza, non smentisce la saggezza che ti ho sempre riconosciuto 😉
    Spero non sarai solo lettrice… vero? 🙂

    Per Orange, il nostro giudice interiore è quel Super-Io prima costruito sugli “insegnamenti diretti” di genitori, insegnanti, compagnie, e poi dai condizionamenti della nostra società che ci vorrebbe inquadrati in figure determinate allo scopo di essere più facilmente controllabili e produttivi.
    Ma, una volta capito il meccanismo, non abbiamo più scuse; non possiamo più accusare gli altri per il nostro immobilismo, per la nostra inerzia. Al massimo, possiamo pararci dietro l’ignoranza che ci portiamo dietro, ma se ci riconosciamo un minimo di consapevolezza, grazie a quel “testimone” che sapientemente citi, anche questo diventa un mentire a noi stessi.

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  5. Credo che a volte i limiti di fronte ai quali ci troviamo sono tali perche’ come tali ci vengono posti. In matematica si parla di “tendenza asintotica” ad un valore: ovvero la tendenza che ha una grandezza ad avvicinarsi ad un valore vicinissimo a quello desiderato (o meglio finale) senza mai raggiungerlo (se mi prefiggo di arrivare ad Y, posso arrivare ad un valore Y-k, con k piccolo a piacere). Nella realtà molto spesso tale k (braccio dell’intorno) è soggettivo e quello che in alcuni momenti risulta irraggiungibile in altro lo è molto di meno. Dovremmo accordarci su questo concetto (regoliamo il “braccio del nostro inotorno”).

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  6. Questo argomento è davvero molto stimolante, pensiamo a Kant e non possiamo scindere il concetto di limite da quello di infinito (dal greco apeiron: “senza limite” ) sia per le capacità individuali che per tutto cio’ che di universale ci circonda.
    Non pensate che ogni volta che nel nostro piccolo superiamo uno dei nostri limiti “raggiungiamo una piccola fetta di infinito”?

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  7. altra visione del limite, molto romantica direi (e non troppo contrapposta a quella kantiana o hilbertiana se ci pensate)…

    “Il limite”
    di Cesare Pavel Borlenghi

    Delimitare il volo del gabbiano
    In gabbie dorate prive di venti
    Quale evento stolto
    Pu impedire la corsa
    Della gazzella rincorsa
    Dall’affamato leone?

    Strozzare il rio alla foce
    Per impedirgli l’orgasmo marino
    Quale oscuro sortilegio
    Potrà soffocare l’innamoramento
    Della dura roccia
    Verso le correnti marine?

    Assurdità arbitraria o forseCasualmente infamante
    L’ostacolo interposto
    Come potremmo ammirare, in seguito,
    spiagge dalla finissima sabbia?
    Su di essa
    Riflette la luce solare
    Sulla roccia non sempre
    O quasi mai

    Voler affettare come fette d’angurie
    Il dolore dal piacere
    E dire: qui inizia e qui finisce
    Come scorgere nelle rughe o crune del viso

    Atti di coraggio o timore
    Impossibile scindere la speranza
    Dall’attesa di gioia
    Pensate che tutto ci che apporta
    Piacere abbia origine dal piacere
    O che tutto ci che apporta dolori
    Abbia origine dai dolori?

    Scrutare nell’animo
    Pieghe umide di lacrime
    Delimitarne il confine
    Tra le pieghe del viso

    Umide labbra
    Slanciate
    Verso
    Il volo del gabbiano
    La corsa della gazzella

    Corpi nudi aggrovigliati
    Nell’amore il nono notturno chopiniano
    Similmente
    Alla corsa
    Del leone
    Della gazzella
    Al volo del gabbiano

    In amore non c’è mai pace
    Si lotta
    La vittima
    Diviene complice
    Del carnefice

    Sublime farsi affogare in un bicchiere di birra.
    L’amata tagli le vene dell’amato
    Ne bevve il sangue
    Divenne immortale
    L’amato chiedeva di non morire
    Ma l’amata lo uccise e lo risuscit.

    Nessuno degli altri mortali
    Poteva vederli
    Erano diventati immortali.

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  8. anch’io

    Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare…

    ciao wolf

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  9. Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare…

    baci Lupacchiotto

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  10. mi permetto di fare una precisazione: NON è VERO CHE IL CALABRONE NON PUO’ VOLARE secondo la fisica. QUESTA IPOTESI è NATA PERCHE’ SONO STATE SBAGLIATE LE IPOTESI INIZIALI. I CALCOLI DICONO CHE SE LE ALI DEL CALABRONE FOSSERO LISCE ALLORA SAREBBE IMPOSSIBILE (A PARITà DI MASSA, APERTURA ALARE E VELOCITà DI SBATTIMENTO DELLE ALI) CHE IL CALABRONE RIESCA A VOLARE. SICCOME LE ALI DI UN CALABRONE NON SONO LISCE, L’IPOTESI DI PARTENZA è SBAGLIATA ED I CALCOLI DI FLUIDODINAMICA TORNANO E COME. IL NOSTRO BUON ING. MCMASTES SI ERA SBAGLIATO.

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  11. Ecco… allora l’esempio del calabrone prende ancora maggior importanza, vero? Pensa alla povera bestiolina che, ascoltate le argomentazioni – sbagliate! – di creature apparentemente dotate di maggior intelligenza, avesse rinunciato a volare! 🙂 Sbaglio, o anche a qualcuno provarono a dire che non era possibile che la terra non fosse al centro dell’universo? 😉

    Per questo ho sempre esortato ad ascoltare tutti attentamente, ma… a prendere la decisione finale sempre e comunque con la propria testa.

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  12. Prima di chiudere vorrei lasciarvi riflettere su un’altra storiella ZEN, spero vi lasci qualcosa.

    In un sutra, Buddha raccontò una parabola: Un uomo che camminava per un campo si imbattè in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sè una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce!!!

    PS
    Assurdo il comportamento dell’uomo o piu’ che sensato???

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  13. ciao wolf.. complimenti per il tuo blog lo trovo molto interessante e verro’ spesso a farti visita, è vero spesso ci arrendiamo senza tentare per paura che un problema sia irrisolubile o per mancanza di fiducia in noi stessi e spesso come capita a me per mancanza di energia…allora arriva il momento come è successo a te e come stà capitando a me che bisogna prendere una pausa per poi ricominciare. Lunarossa.

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  14. Un caloroso benvenuto ad entrambi, Derfel e Lunarossa 🙂 Sono contento che il blog vi piaccia e spero di ricevere i vostri piacevolissimi contributi.
    Una regola esoterica, un po’ presente in tutte le religioni e correnti spirituali del mondo, dice che “per poter rinascere e’ necessario morire”; naturalmente, lungi dal voler essere una morte fisica (sto toccando ferro! eheh), si parla della morte di cio’ che erano i nostri caposaldi, i quali vanno abbattuti se vogliamo davvero tornare a vedere verso l’orizzonte… e oltre ancora…

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  15. E’ vero, Natura, e’ molto duro abbandonare, superare, ricostruire.
    Ma non sara’ stato forse ancora piu’ duro, nell’arco di una vita, non farlo ed accettare una vita di resistenza anziche’ di esistenza?

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  16. Ciao Wolf,
    la storia e’ vera, ma il protagonista non era uno studentello qualunque, si trattava del grande matematico George Dantzing ed era gia’ laureato.

    Complimenti per il Blog,
    davvero interessante ;]

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  17. Grazie 🙂 Tra l’altro sei andato a prendere uno dei miei primissimi post su Splinder 😉
    Grazie anche per avermi ricordato (piu’ corretto sarebbe “rivelato”, poiche’ perfino adesso che l’ho letto quel nome non mi dice granche’) chi era veramente il protagonista dell’aneddoto.
    Lo lessi molti anni fa (mumble mumble… sara’ stato nella prima meta’ degli anni ’90) in un libro di Anthony Robbins, ma quando decisi di riportarlo preferii andare a memoria, piuttosto che andare a spulciare quel libro. Tanto era il senso che contava 🙂
    Ciao e grazie del commento 🙂

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