Che pensiero meraviglioso una vita senza paura!

00 Che pensiero meraviglioso una vita senza paura! Superare la paura: questa è la beatitudine, questa la redenzione.

Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest’ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti.

In realtà c’è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l’ignoto lontano da ogni sicurezza possibile… c’è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà di Dio, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.

Hermann Hesse, "Aforismi"

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0 pensieri su “Che pensiero meraviglioso una vita senza paura!

  1. Però la paura ci è anche necessaria, per crescere.
    Per fare l’esempio più banale la paura dell’esame ci fa studiare, la paura delle malattia a far eprevenzione. Insomma è uno di quei sentimenti apparentementi negativi che però può essere trasformato in punto di forza

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  2. Innanzitutto grazie per la tua visita e per il commento, nel quale ritrovo indubbiamente una verità sulla quale mi hai fatto soffermare e riflettere…
    Complimenti per i tuoi post (ne ho letto una piccola parte!) che trovo molto profondi e in un certo senso vicini al mio modo di pensare…
    un caro saluto e un buon fine settimana,
    Alessia

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  3. x affabile: sì, certo, la paura è essenziale quando è “naturale”. Soprattutto un tempo – o in altri luoghi – la paura ti salvava la vita. Quando un uomo primitivo si imbatteva in una tigre dai denti a sciabola 😀 , era la paura a farlo correre a gambe levate prima ancora di realizzare cosa stava succedendo.
    Il cervello è dotato di una parte antichissima, di nome amigdala, una parte che hanno perfino i serpenti. E’ lì la sede delle reazioni istintive, paura compresa. E’ da lì che partono i segnali di “allarme”. Tuttavia col passare dei millenni, abbiamo sostituito le paure più “naturali” con altre che lo sono meno. La paura di andare a fare un colloquio, ad esempio, non ha molto senso: non rischi di perdere la vita e non ti serve a nulla, se non casomai a boicottarti da solo essendo troppo timoroso.
    A dire il vero, nemmeno la paura dell’esame – da te citato – serve davvero: una persona equilibrata, centrata, sa’ come e quanto studiare, non ha bisogno di aver paura per farlo. Anzi, la paura potrebbe indurlo a studiare molto più del dovuto, perdendo energie mentali preziose. Per non parlare del rischio di “bloccarsi” (la famosa “scena muta”) nel corso dell’esame stesso.
    No, dai… poche delle paure odierne sono davvero giustificabili, se ci pensi… Ancora meno sono quelle nelle quali la paura ha davvero una funzione utile. Di solito, anzi, la paura crea molti più problemi di quelli che risolve…

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  4. x smailer: grazie 🙂 Il tuo commento sul fatto di avere modi vicini di pensare un poco mi sorprende: tu sembri una persona solare, almeno da quel che ho letto. Io sono in fase “riflessiva”, non magari “lunare”, ma certamente sono lontano attualmente dalla serenità che tu sembri avere… 🙂 Anzi, cerchero’ di strappartene il segreto! eheh

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  5. La paura è comunque un sintomo di malessere che ciascuno prova di fronte all’ignoto, a qualcos che non rientra nel nosto quotidiano.
    Io penso che bisogna distinguere la paura diciamo così esistenziale, positiva, dalla paura “negativa”
    Come hai puntualizzato in un commento precedente la paura esistenziale, cioè di difesa, ci permette di attivare reazioni che ci difendono dall’ambiente esterno. E’ naturale. Se non scattasse la paura, per es, davanti ad un leone io me ne starei bellamente a farmi divorare, per assurdo.
    Altro discorso è quando la paura diventa patologica cioè quando invece di proteggere immobilizza..

    Molti degli addetti ai lavori (psichiatri e CO) hanno messo in relazione la paura con la formazione dei primi anni di come viene strutturata la personalità nei primmi anni. E’ ovvio che poi dipende molto dall’ambiente e dalle relazioni.

    SEcondo me una dose giusta di paura è anche salutare…

    buona domenica

    dora

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  6. Certo che idealmente vivremmo meglio e piu serenamente se non fossimo confrontati perpetualmente alla paura, ma credo che quest’ultima faccia parte integrante dell’essere vivente,umano,animale e vegetale,essendo innata e probabilmente necessaria alla propria sopravvivenza..(prendo come esempio un bambino di otto mesi che,pur sentendosi amato e protetto dai genitori,alla minima scomparsa fisica della figura materna o delle persone che abitualmente lo circondano,seppur tale assenzia sia breve,si sente abbandonato e sperduto a causa di una paura forse ancestrale comune a noi tutti,anche se divenuti adulti.
    Ma è vero che bisogna distinguere le paure alle quali ci scontriamo:quelle ereditate da secoli d’incertezza e d’inquietudine davanti all’incognito(elementi climatici,superstizione e ignoranza)e quelle che create da una società moralizzatrice e severa che ci vorrebbe conformi e assoggettati,ambiziosi e sicuri di noi stessi ma soprattutto privi di fragilità e di dubbi,aspetti che potrebbero far vacillare il sistema iniziale rendendolo precario a causa della sua inconsistenza di base;penso che la paura genera paura e che il solo modo di superare questo circolo vizioso e sterile in se perchè ripetitivo e frustrante(quante cose manchiamo per paura),sia confrontarci ad essa,affrontandola di petto dicendoci che vale sempre la pena di tentare uno sforzo che ci appare immane,piuttosto che proseguire succubi e passivi e vivendo a scapito di noi stessi….

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  7. Facendo insomma modo, Malteaa, che quella presunta consapevolezza che ci distinguerebbe dagli animali, ci serva ad eliminare e tenere sotto controllo paure, magari anche istintive, ma immotivate, piuttosto che crearcene di nuove…

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  8. Penso che non sia possibile vivere senza paura in quanto è un’emozione necessaria per la nostra sopravvivenza..scatta per esempio di fronte ai pericoli ambientali quasi come uno “stress” positivo in grado di farci reagire.
    Solo se patologica diventa dannosa proprio perchè sproporzionata di fronte a uno stimolo di per se’ innoquo…
    Impossibile quindi vivere senza.

    Lunarossa.

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  9. x Lunarossa: si’, se vedi i commenti precedenti vedrai che in fondo siamo un po’ tutti d’accordo. Conta certamente l’intensita’ della paura, ma anche – e forse soprattutto – la motivazione, la causa dalla quale e’ determinata. Molte delle paure odierne sono immotivate o quasi.

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  10. x l’utente anonimo: in realta’ credo che chiunque possa sostituire nell’aforisma di Hesse la parole “Dio” con qualunque altra incontri la sua fede; puo’ essere “Buddha”, lo “Universo”, la “Natura”… e si’, la vita, naturalmente.
    Credo che per chi creda in Dio, lasciarsi andare a lui, coincida o almeno contenga, l’abbandonarsi alla vita.

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  11. Inutili i miei commenti.. è l’autore del ‘900 che preferisco. A te l’altrettanto ovvio commento di saper scegliere con cura ed eleganza queste riflessioni che ne aprono sempre delle altre. Contenta di essere riuscita a completare la registrazione.. irenica ti ringrazia di averla invitata e spera che “qui” le occasioni di confronto siano sempre stimolanti. Ti abbraccio

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  12. Un ringraziamento a te, Irenica, per essere qua e per l’attestato di stima nei miei confronti che, come sai, e’ contraccambiato 🙂

    E un ben arrivato anche a Mariogyn 🙂
    Leggero’ senz’altro con piacere la tua poesia…

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  13. un commento prima di leggere gli altri.
    E’ davvero magnifico quetso aforisma.

    Anche io credo che la paura sia la trappola. E il cammino quello di renderci conto che, tutto va bene. Ed è il viaggio la meta…. fuori dalla paura…

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  14. Sai che ce l’ho nel mio protafoglio da una quindicina di anni? 🙂 Ormai e’ un foglietto sgualcito e consunto… ma e’ sempre li’.
    Andando oltre il dibattito sulle “paure fondamentali e naturali” – segnali di allarme che e’ giusto ci siano – tutte le altre, che sono poi la maggioranza, svanirebbero se solo fossero davvero “comprese” 🙂

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  15. A proposito di paura… ho rivisto Apocalypto di Mel Gibson proprio in questi giorni e mi rimbombano in testa le parole che il padre dice a Zampa di Giaguaro: “Non avere paura figlio, la paura è una malattia. Non portarla con te nel nostro villaggio”.
    Sono pienamente daccordo con Hesse: “superare la paura: questa è la beatutudine, questa la redenzione”.

    Si, ho spesso lottato con la paura nella mia vita, ma sono contenta di dire che ho anche rischiato…certo lottiamo continuamente contro questo sentimento che a volte ci immobilizza e ci impedisce di vivere come vorremmo. In questo senso le parole di Hesse che tu ci hai offerto sono come una benedizione!

    Lands

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  16. Eh, quel film mi manca, prima o poi lo noleggero’, siete in troppi ad avermene parlato bene 🙂

    “L’unico vero rischio nella vita è non voler correre alcun rischio.” – Sergio Bambaren 😉

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  17. e che dire anche su questo argomento;assolutamente nulla.non mi oppongo,ne cerco giustificazioni,voglio solo apprendere.Il pensiero espresso in questo post,mi girava e rigirava nella mente già giorni fà.L’uomo tende a controllare,organizzare ecc. l’unica cosa che dalla vita deve apprendere è che dopo ogni caduta,dolore ecc. deve rialzare il capo verso l’alto e ricordarsi che è in vita e che merita di vivere con amore propio (non egoismo),(è un pensiero molto sottile) la sua esistenza.

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  18. L’uomo tende a controllare tutto al punto che, quando qualcosa sfugge al suo controllo, si fa’ prendere immediatamente dall’ansia 🙂
    Il tentativo di controllare gli eventi è certamente umano, per questo sono state inventate parole come “pianificazione”, e davvero siamo in un tipo di società che da un minimo di pianificazione non può prescindere.
    Ma si deve anche capire che questo tentativo di controllo non può dare “certezza”, non sempre le cose possono andare come noi vorremmo, perché non sempre le cose dipendono solo dalla nostra volontà. “Lasciarsi cadere” significa accettare che la vita va’ avanti da sé e che non sempre ci viene incontro. Che le cose cambiano, che lo vogliamo o meno, e che sta’ a noi decidere se accettarle oppure no. Se le accettiamo, cercando di imparare da esse, allora non cadremo o, anche se lo faremo, sapremo rialzarci. Se invece non accettiamo e iniziamo a ripiegarci su noi stessi prendendocela con un fato avverso che si oppone a noi, allora saremo “vittime”, cadremo nell’ansia, nella disperazione.
    E tutto sarà stato inutile.

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  19. Non sono molto d’accordo stavolta, Sophia… Non parlerei di paura e di ansia in quei casi, piuttosto di concentrazione. E’ vero che molti di noi usano la paura per spronarsi all’impegno (io lo facevo a scuola, ad esempio: temevo sempre che sarei andato male e così… studiavo spesso più di quanto fosse necessario), ma sono solo mezzucci. Lo facciamo perché non abbiamo la determinazione e l’attenzione sufficiente a prepararci. Allora dobbiamo ricorrere a “trucchetti esterni”…

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  20. Sì, sì, conosco quel “livello” d’ansia che aiuta a mantenere le prestazioni (o a incrementarle). E’ questione di parole, in genere scelgo quelle usate comunemente perché siano comprensibili a tutti. E quando sente parlare di “ansia” in genere la mente va a quella che genera difficoltà.
    Ma la tua osservazione è giusta, eh! 😉

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