Cinque minuti per Napoleone

 

Oggi volevo scrivere qualcosa di mio, ma il tempo e’ tiranno. Lascio allora questo bellissimo articolo scritto da Gerald Harrisbar

Tante e tante volte si e’ letto della battaglia di Waterloo. Fiumi di inchiostro, poesie e canzoni composte per dettagliare ogni piu’ recondito aspetto della stessa. Gli Inglesi la vedono in un modo e i Francesi la vedono in un altro, leggermente differente.
La storia e la leggenda ci hanno consegnato un’immagine dell’esercito di Napoleone sconfitto e una del Duca di Wellington alla testa di un’armata vittoriosa. Napoleone portato via e imprigionato. Un giorno un gruppo di giornalisti si reco’ a visitarlo. Avevano ottenuto il permesso di fare un’intervista al famoso generale francese Napoleone Bonaparte.
Anche se Napoleone era prigioniero, si comportava con dignita’ e guardo’ con occhi attenti il gruppo di giornalisti riuniti davanti a lui. Furono poste delle domande e furono date delle risposte. I giornalisti si annotarono ogni singola parola. Sarebbe stato un bel resoconto. Avrebbero raccontato ai loro figli e ai loro nipoti del momento in cui stavano di fronte al grande generale in quel giorno ormai distante.
Improvvisamente, dal fondo della stanza, una voce, in un certo modo piu’ gentile delle altre, fu udita pronunciare qualcosa: "Mon General," chiese il giornalista, "Ci dica perche’ gli Inglesi hanno vinto a Waterloo. Avevano un esercito superiore?"
"No!" risposte Napoleone.
"Avevano allora delle armi migliori?" chiese un altro giornalista.
"No!" fu di nuovo la risposta.
Allora il giornalista di prima chiese di nuovo, "Perche’, allora, Signor Generale, gli Inglesi hanno vinto?"
Gli occhi di Napoleone vagarono per la stanza. Il silenzio era cosi’ profondo che era quasi surreale. Si sarebbe potuto udire cadere la proverbiale foglia. Poi, lentamente, rispose: "Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo."
Dalla bocca del grande generale stesso venne la risposta, "Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo." Molte volte, cinque minuti piu’ a lungo e’ tutto cio’ che basta. Sono cambiati i tempi dai giorni dell’Imperatore Napoleone. Ma molte cose restano ancor oggi uguali.A volte la vittoria e’ a soli cinque minuti di distanza. Si, lo so, tutti attraversiamo momenti difficili. Nel mondo moderno molti di noi affrontano crisi dopo crisi. Per molti, non ci sono mai abbastanza soldi, niente lavoro, scarse relazioni sociali, una cattiva salute; e la lista potrebbe continuare all’infinito. Naturalmente ci sono anche momenti lieti, ma i momenti difficili bloccano solitamente la nostra visione dei momenti lieti.
Quando le cose si mettono davvero male, ci giriamo e cerchiamo un qualche aiuto od almeno una qualche speranza per continuare a procedere. Qualunque cosa puo’ servire – una parola gentile di un amico, un paragrafo di un buon libro, un brano vagante di musica dalla radio, anche un film di Hollywood.
Alcune persone sono li per noi, altri si gireranno e si allontaneranno, preoccupati solo del proprio benessere. Tuttavia altri potranno gettarci qualche briciola di cibo o di denaro sperando che noi non si chieda di piu’. Dobbiamo essere grati. Loro fanno quello che ritengono sia opportuno fare in quel momento. Il nostro lavoro e’ di continuare ad andare avanti.Quando siamo nell’arena e la polvere inaridisce le nostre gole e possiamo udire il boato della folla, ricordiamoci che "Gli Inglesi hanno combattuto cinque minuti piu’ a lungo." A volte va cosi’ male che una giornata alla volta e’ fin troppo. Allora andiamo avanti un’ora alla volta. E se e’ ancora troppo, cosa ne dite di cinque minuti alla volta? Il successo e’ spesso distante solo pochi chilometri o pochi minuti. Ci sono volte in cui gli ultimi metri possono sembrare dei chilometri e gli ultimi pochi minuti possono sembrare ore. Ma se continuiamo a continuare, se non lasciamo morire la speranza, se abbiamo fede nella bonta’ dell’universo e nella nostra forza, alla fine trionferemo.
Perche’ Napoleone ha perso con gli inglesi nella battaglia di Waterloo?
Perche’ gli Inglesi hanno semplicemente combattuto cinque minuti piu’ a lungo.
Gerald Harrisbar

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0 pensieri su “Cinque minuti per Napoleone

  1. La vita è fatta di tanti “5 minuti”.
    Importanti, spesso, più delle ore perchè in 5 minuti ci si può giocare la partita . E allora bisogna stringere i denti e andare avanti. D’altra parte la vita non è facile ma è sempre splendida da vivere già solo per il fatto che si vive. Si vive non soppravvive. E allora anche quei 5 minuti hanno importanza.

    dora

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  2. Il tempo è tiranno, è vero…lo scrivevo pochi minuti fa nel blog di Dora che leggo qui:

    a volte si impossessa di noi.

    Ne servirebbe almeno il doppio, per riuscire a fare almeno la metà di quello che vorremmo.

    🙂

    Ma si riesce poi alla fine a mettersi d’accordo..

    Un abbraccio*

    P.S.:Mi ha colpito il tuo modo di vivere il mare.

    Molto, molto vicino al mio.

    Ho riconosciuto le tue sensazioni.

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  3. Gia’, Dora, la vita ha i suoi tempi. Ricordo che anni fa’ mi riempivo di frasi, aforismi, motti che incitavano a “rimettersi in piedi”, a “rialzarsi”. Poi, un bel giorno, guardandomi indietro, ho capito che quei tempi difficili erano passati e quelle frasi, a quel tempo cosi’ utili, quasi mi infastidivano perche’ incitavano sempre alla sopravvivenza… ed io non volevo piu’ sopravvivere, volevo vivere.

    Nel seguito ho avuto ancora momenti difficili, ed altri, in futuro, ce ne saranno. E quelle frasi saranno ancora li’, con anzi il valore aggiunto di ricordarmi che momenti duri, in passato, li avro’ gia’ superati.

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  4. Resistere,andare avanti,non lasciarsi abbattere e credere in se,nelle proprie possibilità nonostante tutto,nonostante le varie e numerose barriere che incontreremo durante il cammino….
    Quante volte è successo che solamente cinque piccoli minuti siano stati piu che sufficienti a una svolta finale e decisiva alla quale,estenuati e incerti,quasi non si credeva piu….La tenacità e la fede possono portarci a superare situazioni talvolta estreme e apparentemente insormontabili per chi si lascia sommergere dalle difficoltà iniziali,ma prima di cedere facilmente a un qualunque nemico,fisico o mentale,penso che affrontarlo coraggiosamente fino al limite delle proprie forze sia una delle ragioni che farebbero di noi degli esseri integri e consapevoli delle proprie risorse, delle capacità non sempre sfruttate che ci permetterebbero se solo lo volessimo,di superare noi stessi,le paure e i dubbi che ci assillano perchè dettati dall’incertezza del nostro proprio valore.

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  5. Grazie Malteaa 🙂 E’ un bell’intervento, col quale concordo in pieno. L’importante pero’, è anche non fuggire dalla realtà, riconoscendo quelle volte nelle quali continuare a combattere significherebbe andare a lenta e inutile agonia.
    Il migliore dei comandanti sa’ anche quando è il momento di ritirarsi. Ma fino ad allora…

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  6. Sì, ok, tutto molto giusto, tutto molto condivisibile. Ma perché gli inglesi hanno combattuto cinque minuti in più?
    Avevano mangiato meglio? Avevano fatto meno sesso prima della battaglia? Avevano armi più leggere?

    Se non si trovano risposte, se non si cercano risposte, quindi non si fanno nemmeno domande, la forza di volontà si strema in inutili battaglie.

    Credo che ognuno di noi debba imparare a chiedersi cosa vuole dalla vita. Napoleone voleva conquistare il mondo. E quando lo avrebbe conquistato, che avrebbe fatto? Si sarebbe annoiato a morte.

    Per me l’obiettivo dell’Uomo deve essere la riduzione della sofferenza cosmica, una guerra persa in partenza, ma che può avere momenti in cui sembrerà d’avere in qualche modo contribuito in modo positivo.

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  7. No, credo che Napoleone intendesse dire che gli inglesi ci avevano creduto di piu’, essendo cosi’ piu’ determinati.

    Naturalmente il primo passo e’ capire cio’ che si vuole o cio’ che e’ meglio per noi. Ma, come sono sicuro sai, c’e’ tanta gente che sa’ benissimo cosa “dovrebbe fare”, eppure non lo fa’. E’ bloccata dall’inerzia, dalla mancanza di determinazione, dalla credenza autolimitante che non riuscira’.

    Tutto cio’ la porta ad arrendersi alle prime difficolta’…

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  8. Forse si arrendono anche prima delle prime difficoltà.

    Ci sono persone che non riescono ad accettare l’idea della “sconfitta” e per questo rinunciano a combattere.

    Forse è qualcosa di diverso dalla “credenza autolimitante che non riuscirà.”

    Forse è la consapevolezza di poter riuscire e dover quindi sostenere il peso di questa vittoria. In quattro parole: paura d’essere felici.

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  9. Piu’ che la paura di essere felici, credo conti cio’ che hai scritto poco piu’ sopra: non saper accettare, e dunque non voler rischiare, l’idea di poter perdere.
    Ad esempio, tanto per tornare ad un vecchio ma sempre affascinante argomento (l’amore :)) oggi, in un clima di grande competizione, molti identificano un “no” come un segno di scarso valore di se’ stessi. E questo e’ veramente un segno di grande ignoranza o disistima di se’ stessi.

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  10. Il trucco, se di trucco si può parlare, è capire l’origine del tuo voler stare nella tristezza.

    In genere il motivo è la… sicurezza 🙂 In qualche modo, seppure ci fa’ soffrire, il nostro stato “cronico” è pur sempre uno stato che conosciamo bene e che, perciò, preferiamo rispetto a strade che non conosciamo affatto e delle quali abbiamo timore. Ma questo è un timore quasi sempre immotivato, e comunque, anche potendo quella strada non portarci dove vorremmo, ha certamente in serbo un carico di tristezza inferiore rispetto a quello in cui siamo, perché, se non altro, dopo quella strada ce sarà un’altra, e poi un’altra, e poi un’altra ancora… L’importante è “muoversi”. La stagnazione, si sa’, non porta da nessuna parte…

    Quando invece c’entrano altre persone, il motivo può anche essere il senso di colpa: paradossalmente ci si sente in colpa per non tenere più la persona che è uscita dalla nostra vita nei nostri pensieri. Scatta una sorta di… “non posso eliminarla, non sarei una persona corretta se lo facessi”. Naturalmente il processo è inconscio, quelle parole non sono “in chiaro”, non le si pensa “lucidamente”, eppure, nel profondo, ci sono. Allora è necessario capire se è davvero così e, nel caso, comprendere quanto sia errato questo processo.

    Ogni volta che quella tristezza tornerà alla luce, basterà ricordarsi la sua origine… a poco a poco essa ci lascerà in pace.

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  11. Sapendo quanto sia ampia la tua conoscenza della storia non ho dubbi che sia così E' probabile che Napoleone parlasse in senso generico, citò "gli inglesi" perché erano loro i suoi avversari "storici", e anche perché – come dici te – i prussiani intervennero solo alla fine. Immagino poi che il comando delle operazioni fosse comunque inglese… o no?

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