Pensiero positivo: l’inganno dei ‘non’

Cari (pochi) amici rimasti 🙂 Meno male che ho ancora tanti post da ripescare, perché ancora non vedo all’orizzonte un periodo nel quale potrò tornare a dedicare al blog lo stesso tempo che, ormai tanto tempo fa’ (col metro di misura di Internet), gli dedicavo 😦

Il lavoro è un disastro: tanto sforzo, tanto tempo… ma sensazione di agire tra mura di gomma. Ne sta andando anche della mia salute. Mi chiedo per cosa…

La salute, appunto… non va’ granché. Dovrò iniziare a fare visite approfondite per capire che c’è che non va’. E chi mi conosce sa che non le vivo con tranquillità.

Si salva la mia famigliola, ovvero Lady Wolf e i nostri simpaticissimi animalotti 🙂 Forse, se non ci fossero loro… avrei già “mollato”.

Il post che recupero questa sera è piuttosto “datato”, non solo come periodo (era sempre gennaio 2008), ma anche nella mia percezione. Che intendo dire? Che lo sento un po’ come “scontato”. Tuttavia, sebbene ci siano cose che in molti sappiamo… in pochi le applicchiamo veramente, me compreso. E allora fa bene rinfrescarsi la memoria ogni tanto 🙂 E questa storia de “l’inganno dei non”, è uno di questi concetti: molti di noi sanno che dovrebbero concentrarsi sulle cose belle, anche in momenti di difficoltà, sulle possibilità, sui “posso”, non sui “devo”… ma francamente, quanti di noi lo fanno davvero? Quanti di noi riescono a vedere davvero il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto, anche se sanno perfettamente che meglio sarebbe fare così?

Ecco qui il post, e al seguente link trovate quello originale con i commenti dell’epoca: Pensiero positivo: l’inganno dei ‘non’

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“Pensiero positivo” e’ ormai un concetto trito e ritrito. Innumerevoli sono i libri su di esso, alcuni dal tenore cosi’ ottimistico e superficiale da renderlo poco credibile e da finire per screditarne anche l’effettivo potere.
Il pensiero positivo non compie miracoli, non da’ certezza del risultato; esso e’ “solamente” un mezzo per mettersi nelle migliori condizioni possibili affinche’ cose buone possano capitare nella nostra vita. E non e’ poco.

Uno dei concetti cardine del pensiero positivo e’ quello di evitare di ragionare tramite parole negative, come i “non”.

NONFin da piccoli, siamo stati abituati ad un uso ampio e scriteriato dei “non”: “non devo fare questo”, “non devo dire cosi’”, “non devo essere in tal modo”, “non voglio che accada che…”, “non devo pensare a…” e cosi’ via. Il pensiero positivo suggerisce di sostituire questo modo di ragionare “al negativo” con pensieri rivolti al positivo: “voglio fare”, “posso dire”, “posso essere”, “posso agire in modo che accada”, “penso a…”.
Chiaramente l’oggetto della frase diviene l’opposto di quello della frase al negativo: “Non devo pensare a tizio” [con il quale ho appena rotto…] diventa “posso pensare alla prossima storia che avro’” [anche se il futuro partner non ha ancora un nome o un viso].

 

DEVOPOSSONotate un effetto collaterale: anche i “devo” (pesanti, poiche’ indicano uno stato di costrizione) vengono sostituiti con i “posso” (costruttivi, perche’ indicano uno stato di potere: posso farlo, non sono “obbligato”); cio’ rende immediatamente lo stato emotivo della persona che li esperisce molto piu’ leggero, diminuendone in tal modo l’ansia e la sofferenza. Ma soprattutto leva dallo stato di impantanamento nel quale si trova.

A questo punto, mi piace raccontare una storiella che cito spesso, quella di Goethe e del suo commercialista…

Goethe (Stieler 1828)Si narra che un giorno Goethe fu tradito dal suo commercialista che scappo’ con una grossa somma di denaro. Questo tizio era anche un suo grande amico, o almeno cosi’ il bravo Wolfgang credeva.
Per lui la sensazione di tradimento fu fortissima al punto di divenire una vera ossessione. Arrivo’ a tappezzare la sua casa di bigliettini con scritto “Non devo pensare a xxx”. Inutile dire che ogni volta che ne vedeva uno… pensava a lui e al suo tradimento.
E il suo malessere continuava percio’ inesorabilmente.
Goethe si libero’ della sua ossessione solo quando prese la saggia decisione di riposizionare tutti quei bigliettini… nella spazzatura 😉

La mente inconscia tende naturalmente a cio’ che la fa stare bene, ma va guidata con un po’ di razionalita’, infatti essa non distingue tra immediato e futuro. Se ad esempio il partner ci lascia, tendenzialmente la mente tendera’ ad andare al suo ricordo il piu’ possibile, perche’ cosi’ e’ abituata a fare, perche’ la mancanza di quella “immagine” (intesa in senso ampio, come “ricordo” generico, non solo la “figura visiva”) la fa soffrire. Arrivera’ al punto di elaborare strategie anche complicate per non staccarsi da esso. Compresi i famosi “non”: “non devo pensare a” permette ad essa di continuare a pensarci senza sentirsi colpa, “Non sono debole, non e’ che ci penso volutamente! Non vorrei pensarci, eppure…”.

ScimpanzeAnni fa’ lessi un esperimento condotto su alcune scimmie: ad esse era stato insegnato che, se premevano con un dito un certo tasto, un cibo prelibato compariva. Gli scienziati notarono che quelle scimmie continuavano ad usare prevalentemente quel dito anche quando ormai il cibo non veniva piu’ fornito loro e scoprirono che la rete neuronale che collegava il cervello a quel dito era piu’ spessa delle corrispondenti reti dirette verso le altra dita: il cervello aveva costruito una sorta di autostrada preferenziale nella quale incanalare i pensieri.
Lo stesso facciamo quando adottiamo una certa “abitudine” a lungo: la mente crea dei collegamenti preferenziali verso quella immagine. Ecco perche’, perfino con i “non”, tendiamo sempre all’oggetto della nostra “ossessione”. Disfarsene significa ridurre a poco a poco quell’autostrada mentale, atrofizzandola. E l’unico modo e’ imparare, sforzarsi, a non utilizzarla. Usarla salendo sulla macchina deiautostrada “non”, e’ un inganno: non servira’ assolutamente a nulla se non a perpetrare, ad ispessire ancora di piu’, quell’autostrada. Di fatto, gia’ in passato ho notato che esistono tanti legami tenuti in vita proprio dalla sofferenza: la sofferenza “lega” moltissimo all’oggetto che la crea. Addirittura rapporti ai quali non si teneva granche’, diventano trappole dalle quali non ci si riesce piu’ ad allontanare non appena fa capolino la sofferenza dell’abbandono.

L’unico modo di uscirne e’ pensare ad altro costruttivamente, sostituendo quell’immagine con altre che non la ricordino. Se sono stato mollato, ad esempio, avro’ molti piu’ risultati sognando il prossimo rapporto con una persona splendida, anche se di questa non conosco ancora ne’ il nome ne’ il viso, piuttosto che continuare a pensare a chi mi ha lasciato, seppure in termini negativi. Ma posso anche pensare a tutt’altro, non importa, basta non utilizzare la famosa autostrada.

La mente, sempre per il principio di tendere naturalmente verso cio’ che la fa star bene, appena si accorgera’ che non pensando piu’ all’oggetto della sua ossessione sta’ meglio, ci aiutera’ a proseguire su quella nuova strada, atrofizzando – a questo punto rapidamente – l’autostrada che era stata creata.

“Questo e’ il mio dono. Lascio che la negativita’ scivoli via da me come l’acqua dal dorso di un’anatra. Se non e’ positivo, non lo ascolto nemmeno. Se puoi superare questo, i combattimenti sono facili” – George Foreman

“Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è cio’ che diventi.” – Eraclito

river

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56 pensieri su “Pensiero positivo: l’inganno dei ‘non’

  1. Pochi amici. Io passo raramente ma nn scordo.
    Mi spiace molto sia x il lavoro ma soprattutto x la tua salute. Hai dalla tua tanto amore e questo da il senso al “il lato positivo” Che è il titolo di un film molto delicato e ironico sulla argomento che tratti.
    Sherabbracciocaroallatribuwolf

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  2. Un post interessantissimo, Wolf! A me non sembra affatto datato o scontato, al contraio mi sembra di grande attualità e sempre valido perché il dolore e il ngativo che lo seguono come una scia, sono sempre presenti nella nostra vita!

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  3. Mi ispiace tantissimo leggere che hai problemi di salute, se non ho capito male, sono legati al lavoro? E’ un lavoro che non ti soddisfa oppure ti crea malessere? Spero che gli accertamenti icano che si tratti “solo” i stress!

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  4. Io ci sono caro Lupo! Sono ritornato e mi fa piacere ritornare a seguire i tuoi post sempre curiosi ed interessanti. Si, la negazione e il NON sono spesso un limite che l’uomo pone a se stesso in primis e poi agli altri. Un caro abbraccio e buon inizio di settimana!

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  5. Mi raccomando cerca di riguardarti caro Lupo, niente è più importante della salute, forse a volte dai troppo come sta capitando a lavoro e lasci indietro te stesso.
    Ho letto tanto sul potere del pensiero positivo ma a volte fatico molto a metterlo in pratica. Più passa il tempo più sento lo stress accumulato dal rumore continuo sotto casa mia giorno e notte (dovrò per forza cambiare casa) e nonostante la mia gran voglia di pensare in maniera positiva, non ci riesco perchè mi sento mentalmente e fisicamente molto stanca. Pensa che molte volte la notte sono costretta a uscire di casa per riposare un po la mente.
    Sicuramente appena riuscirò ad andarmene di qui e a stare più tranquilla il pensiero positivo tornerà 🙂

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    • Eh, purtroppo il lavoro è il lavoro, non posso farci troppo. Però molto dipende dalla percezione, più che dalla realtà. A volte noto che attraverso periodi nei quali tendo ad arrabbiarmi molto, a farmi venire i classici “cinque minuti” che, normalmente, riuscirei ad evitare. E’ come se “avessi bisogno” di “prendermela” 🙂
      Anche il posto è uguale secondo me: vero che a seconda del momento che attraversiamo il più bello dei posti può sembrarci un inferno o viceversa, ma… perché mettersi così alla prova se è possibile cambiare? 🙂

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  6. Come va, Wolf? Vedo chee non hai riposto alle domande dei miei commenti ed è la prima volta che accade in tanti anni che ci frequentiamo! Fa un certo effetto, sai? E’ dovuto a problemi di salute o a troppi impegni?

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  7. Ciao Wolf, anche io ho problemi di salute derivanti da un lavoro stressante e che mi lascia spesso l’amaro in bocca.
    So che sono sintomatologici, e che il problema sta nell’accettare la realtà e vedere il bicchiere mezzo pieno..e se ci si riesce a cambiare qualcosina..
    Ti auguro il meglio

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    • Sintomatici, ma dai e dai… non si sa mai! 😦
      Comunque è vero quel che scrivi: tutto parte principalmente dalla nostra testa, la più bella delle condizioni può diventare un inferno o viceversa.
      Un caro saluto 🙂

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  8. Beh magari a volte hai bisogno di “prendertela” solo per sfogarti e in un certo senso per liberarti da tutto quello che accumuli.
    Per quanto riguarda il posto..in effetti dovevo pensarci prima ad andar via invece di arrivare all’esasperazione, ma sai andarsene quando la casa è di proprietà è un po più complicato rispetto a quando hai una casa in affitto, per di più mi sono sempre detta..qui c’è tutto quello che serve dai supermercati ai centri commerciali, è una buona zona..così è passato il tempo e io mi sono messa eccessivamente alla prova.
    La svalutazione della casa in cui abito in questo periodo non è che mi dia una mano, ma stavolta faccio di tutto per andarmene 😉

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    • Assolutamente! Molto meglio essere proprietari che inquilini, ma… qualche vantaggio ad essere in affitto c’è, detto da uno che ha cambiato casa 3 volte in 3 anni (e 4 volte in 7 anni) 😉

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  9. sempre interessanti e ricchi di spunti i tuoi post, vecchi o nuovi che siano, condivido quanto hai scritto, la razionalità positiva aiuta molto, soprattutto nei momenti di vulnerabilità, sofferenza e angoscia. L’importante è non eccedere, magari tenendo un occhio sul celebre aforisma di Nietzsche: “ciò che non mi uccide mi fortifica”.

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  10. Certo che avevo ricaricato la pagina, l’ho fatto diverse volte ma non c’era niente da fare, spuntava sempre la stessa precedente schermata. Oggi, dopo un paio di tentativi, sono riuscita a visualizzae la pagina 😀

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  11. Ciao Wolf, sono stata assente per un pò…ma non ho dimenticato…Mi dispiace, che tu stia poco bene. So, cosa vuol dire aver problemi di salute, ne sto uscendo fuori negli ultimi anni, dopo un lungo percorso accidentato. Nel mio caso, la medicina convenzionale è stata fallimentare….ho risolto in parte con l’omeopatia e risolvendo le intolleranze alimentari e ultimamente mi sta aiutando l’igienismo.
    Penso che l’ultima citazione di Eraclito sintetizzi l’essenza della questione. Il nostro domani e ciò che saremo, lo creiamo ogni istante con i nostri pensieri, emozioni ed azioni.
    Un caro saluto a te e famiglia e buone giornate! Ciaooooo

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    • Ciao cara 🙂 Bé, non è un caso se Eraclito è allineato con le tradizioni orientali, come Induismo e Buddhismo, con concetti come il karma che, per molti, hanno importanza in questa stessa vita, piuttosto che nelle, presunte, prossime.
      Complimenti vivissimi per il tuo percorso! 🙂

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  12. Sai anch’io ho lo stesso problema: sono rimasti pochi amici e a tal riguardo due post fa ho trattato l’argomento.
    Mi spiace per i tuoi problemi di salute che spero si risolvano per il meglio: la famiglia è l’ancora di salvezza e tu lo dici chiaramente.
    La negatività influisce sul nostro comportamento, sono d’accordo e più non ci scrolliamo di dosso le situazioni dolorose più ne resteremo avviluppati anche contro la nostra volontà.
    Il post che proponi è molto interessante, come del resto lo sono tutti i tuoi scritti e citazioni di qualità.
    Un affettuoso saluto
    annamaria

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    • Assolutamente, è fondamentale allontanarsi dalla negatività, in qualunque forma si presenti, ogni qualvolta sia possibile.
      Grazie cara, un salutone! E… come si suol dire, pochi ma buoni. Almeno fa piacere credere che sia così 😀

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  13. Già, l’esodo non si arresta, se ne stanno andando tutti, migliori o peggiori che siano…
    C’è chi semplicemente sparisce senza dire neanche “bah” e chi anncora si preoccupa di trovare pretesti…

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    • Magari potremmo mettere su un servizio con un computer che visita bolg e da’ risposte automatiche 😀 Non credo nemmeno sarebbe così difficile… poi ci facciamo visitare anche il nostro 😦

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  14. Sono venuta a dare una controllatina per vedere se avevi postato l’intervista… Tu forse non immagini nemmeno che piacere mi faccia vedere il mio nome su uno dei tuoi post. Mi ricordo come fosse ieri,l’emozione che povai quando pubblicasti una mia poesia! 😀 😀

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    • E’ da 5 giorni che c’è, la tua intervista 😦 Devi andare sulla pagina principale, magari cliccando sul “titolo” e poi ricaricare la pagina. Purtroppo non c’è altro mezzo qua… 😦

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  15. Altro che viaggio interiore… Io sono convinta che internet crei una forma di dipendenza e a chi havuto un blog per anni non sarà possibile restare di colpo senza virtuale… Se ne sono andati nei social, su Facebook soprattutto, e lo so per certo: mi ci fecero iscrivere anni fa e, benché l’abbia messo tra gli spam, FB continua ad aggiornarmi sulle attività degli (ex) amici 😀

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  16. SEMBRA facile! :-/ Tu come fai? Dunque, io mi comporto così: seziono la dolorosa faccenda in questione come farebbe un’anatomopatologa, soffrendo a più non posso; poi la cancello totalmente dalla mente sforzandomi di pensare ad altro ogni volta che si riaffaccia (cioè di continuo, per lungo tempo: una fatica bestia!!) Penso a qualunque stupidata, ma per lo più mi concentro sull’immediato presente, Il che è positivo, perché VIVO più di quel che faccio di solito; di negativo, e tanto, c’è che opero una certa RIMOZIONE e la cosa, anziché essere elaborata, superata, resta CONGELATA in fondo al cuore, al cervello, alla psiche… pronta a saltar fuori chissà quando e come. E non è una cosa buona, secondo me.

    I tuoi post sono interessanti spunti di riflessione, meritano tempo per pensarci e rispondere.

    Grazie per la tua visita e il tuo interessamento. Non riesco a tenere il blog, ma mi spiace chiudere con questi pochi ‘amici’. Vedrò. Intanto, ciao.

    Ah, dimenticavo: molto meglio leggere il nero (o comunque scuretto) su fondo chiaro; inoltre: rimetti il ‘mi piace’, così sai che ti si legge anche se magari uno (o una, come me) non può commentare come si deve.
    Buona estate!
    Lillo

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    • Veramente il “mi piace” su Logga c’era ma non mi arrivava! 😀 Comunque vedrò come si mette, sai com’è: non ho ancora dimestichezza 🙂
      Venendo al tema del post, la tua non mi sembra una vera rimozione, in realtà tu svisceri ciò che è accaduto, non è che bisogna continuare a farlo in eterno, ad un certo punto bisogna lasciare andare. E questo lo fai.
      Secondo me una cosa che puoi aggiungere, sempre che non faccia già parte della parte “sezionamento” del tuo processo, è il cambiamento di prospettiva di quanto accaduto: quasi tutto fa parte della vita, è un processo normale che capita a tutti prima o poi, anche se tendiamo a pensare di essere speciali. Poi sarebbe bello riuscire a sposare in pieno la filosofia buddhista: chi soffre è l’io, che è una costruzione logica del nostro cervello, ma in realtà non esiste. Se tu riuscissi a meditare, l’io in quei momenti non ci sarebbe, e ciò dimostrerebbe che è solo un’illusione. E sempre in piena meditazione, anche la sofferenza psicologica scomparirebbe e perfino quella fisica verrebbe attenuata poiché, quasi sempre, la accompagnamo da un senso di angoscia, preoccupazione e disperazione che di solito amplificano enormemente il “dolore naturale”.
      Capendo questo, la nostra percezione della vita e dei suoi drammi cambierebbe enormemente e riusciremmo ad affrontarla ed attraversarla molto meglio 🙂
      Non preoccuparti per il blog: purtroppo anche io ho poco tempo, adesso un po’ meglio ma solo perché sono momentaneamente in ferie. Si fa quel che si può 🙂

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      • ahah è vero: tra il dire, per quanto semplice possa apparire, e il fare c’è di mezzo… l’oceano! 😀
        D’altronde se c’è bisogno che Buddhismo e altre discipline continuino a insegnarlo da oltre 2500 anni… qualche motivo ci sarà! 😉

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