Un’alternativa e’ possibile?

L’altro giorno riflettevo sulla pubblicita’: elettrodomestici, cellulari (pardon… smartphone!), rasoi, automobili… Sembrerebbe, a quanto dicono, che se non hai un certo modello di auto o certe prestazioni o comfort, non sei nessuno, sei obsoleto, superato, non hai futuro. Insomma, ancora si cerca di fare di queste cose uno status symbol. E pare che per i produttori funzioni, se e’ vero che i beni di lusso sono in continua crescita mentre noi, povera grande maggioranza, non abbiamo nemmeno di che pagarci il carburante.

Ho come il sospetto che in fondo “chi puo’” sia quasi contento della crisi: mette ancora piu’ divario tra lui e gli “altri”.

Un tempo pensavo che comunque questo sistema funzionasse: le grandi innovazioni, cosi’ utili non solo per le comodita’, ma per la stessa sopravvivenza, come le scoperte scientifiche in campo medico, avvengono per lo piu’ grazie al clima esasperato di concorrenza e competizione. E’ per il business che le aziende, quelle farmaceutiche per rimanere nel settore medicale, fanno ricerca, e la concorrenza li stimola a fare meglio.

Pero’… mi sto adesso rendendo conto che qualcosa non va’… Non importa se questo modo di agire e di pensare ha portato finora frutti, non e’ che se qualcosa funziona allora vuol dire che e’ giusta e che non si possa fare meglio… C’e’ qualcosa di sbagliato a monte. Sembra che il mondo, buona ultima ad accodarsi la Cina (ma non era ultra-comunista?), decida di funzionare solo se di mezzo ci sono i soldi e il potere… Dove sono finiti valori come la compassione, l’altruismo, o anche solo un desiderio di benessere che sia sano e non volonta’ di “apparire piu’ degli altri”?

Oggi ci dicono che possiamo sopravvivere solo se la nostra economia continua a crescere, se i consumi continuano a crescere e le persone a spendere sempre di piu’. Dobbiamo produrre sempre di piu’… senno’ c’e’ la crisi e sono guai. Ma io mi chiedo… perche’ quanto producevamo dieci anni fa’ ora non e’ piu’ sufficiente? Perche’ se continuassimo a produrre la stessa quantita’ di oggetti e servizi l’occupazione diminuirebbe e saremmo destinati a finire tutti in mezzo ad una strada?

E’ tutto il modello che, pur non essendo un economista o forse proprio per questo, mi sembra evidentemente fallace. Non si puo’ “produrre sempre di piu’ per sempre”, e’ una follia, e mi pare anche una “follia evidente”. Eppure siamo tutti terrorizzati che questo modello non funzioni piu’.

Io credo che il crollo del sistema potrebbe invece un domani essere il nuovo inizio di una societa’ basata su principi e valori piu’ umani, non piu’ basata sull’apparire ma sul vivere. Certo, per noi adesso sarebbe tragico, probabilmente in molti non faremmo una bella fine, anche se lo spirito di adattamento dell’uomo puo’ far miracoli, ma forse per chi sta crescendo ora, per le nuove generazioni, potrebbe essere un toccasana… Sempre che, ed e’ questo il vero quesito, al crollo segua la costruzione di un modello nuovo e non il tentativo di rattoppare quello vecchio per poi riprendere a farlo funzionare.

Qui non si tratta di socialismo, di comunismo e nemmeno di una particolare rivoluzione spirituale (leggi “New Age”). Qui si tratta di capire che forse e’ da troppo tempo che ci facciamo prendere per i fondelli, che ci facciamo imporre – come se fosse l’unico possibile – un modello che, per quanto mi riguarda, e’ gia’ sopravvissuto fin troppo a lungo, un modello dove gode non chi ha di piu’, che gia’ sarebbe opinabile, ma chi, per questo, si permette di guardare gli altri dall’alto in basso.

La ricerca non deve smettere perche’ non e’ piu’ fondata sul guadagno (che poi… mi sembra che sia proprio uno dei settori piu’ colpiti quando c’e’ da tagliare): c’e il desiderio di vincere il malessere, di debellare le malattie, di guarire il prossimo e salvare chi e’ in difficolta’. Di avere condizioni di vita accettabili… per tutti. Riusciamo ad immaginare un mondo dove i laboratori di tutto il pianeta collaborino scambiando informazioni immediate, invece di competere per “arrivare primi” rivelando percio’ solo i risultati ormai raggiunti? Io scommetto che oggi ci sarebbero meno armi, meno malattie incurabili e molta piu’ umanita’.

E se questo non e’ sufficiente, se davvero ci sentiamo realizzati solo quando abbiamo piu’ del vicino… be’, noi e il pianeta abbiamo poco da stare allegri.

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97 pensieri su “Un’alternativa e’ possibile?

  1. Beh di certo non sono brevi come i miei i tuoi post :). Leggendo questo, penso che non sia cambiato poi tanto da quando ero piccola: desideravo ingenuamente e bonariamente le scarpe A. (non facciamo pubblicità), erano troppo belle, così bianche e proibite! Per il prezzo che avevano, erano davvero un sogno… Per fortuna esprimevo i miei sogni ai miei genitori, e per fortuna loro mi facevano luuunghi discorsi sul “valore” effimero delle cose contrapponendolo a quello “intrinseco” delle persone. Beh, quei discorsi non li ho dimenticati e all’occorrenza li “rifilo” al mio monello :). Dunque, posso dirti, rispondendo per me, che Sì, esiste un’alternativa!
    Un saluto :)g.

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    • eheheh intelligenti i tuoi genitori, e ricettiva te a coglierne i consigli 😛
      Sulla lunghezza dei miei post… è che ormai ne sto scrivendo uno solo alla settimana, mi viene naturale… allungarli un po’ 😉

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  2. belle e significative considerazioni, il sistema è contraddittorio e provoca una sempre maggiore separazione tra ricchi e poveri…a volte sembra che il bene primario da tutelare non sia più il bene comune, ma il sistema economico…
    buon pomeriggio
    lella 🙂

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  3. Avevo scritto un commento ma il tuo sito fa i capricci…comunque parlavo di decrescita e di come sia un tema molto attuale, anche se parlare di decrescita ai paesi asiatici da parte nostra è un po’ contraddittorio, visto che l’occidente è cresciuto negli ultimi 60 anni ed ora sta, per forza di cose, avendo un ripensamento.

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    • Si’, ahime’ ci stanno ancora lavorando sopra, sulla piattaforma 😐 Spero che si sbrighino perche’ le interruzioni sono piuttosto frequenti e noiose…
      Si’, onestamente se fossi un africano o un asiatico mi sentirei un po’ preso per i fondelli se un opulento occidentale mi venisse a parlare di decrescita 😛
      Il punto pero’ e’ che non vedo perche’ dovrebbe importarcene. Pensare che o si rallenta tutti oppure non va bene perche’ gli altri ci superano, significa continuare a pensare al solito modello competitivo. Se noi tornassimo ad un modello di consumo ragionevole non avremmo bisogno di andare a cercare i prodotti a buon mercato che arrivano da fuori perche’ ad un prezzo minore, ci basterebbero i nostri, pure se costassero qualcosa di piu’.
      Se un domani io fossi a casa, a godere del maggior tempo libero, con piu’ serenita’, meno stress, meno preoccupazioni per il futuro, anche se con meno “voli pindarici”, onestamente non proverei invidia per il cinese che corre-come-i-pazzi come facciamo noi oggi pur di avere l’ultimo modello di palmare o di automobile. E se provassi invidia… allora vorrebbe dire che ancora non ho capito…

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      • Allora c’è parecchia gente che non ha capito…chiedi di rinunciare al ristorante nel we, chiedi di rinunciare alla settimana bianca… e mi fermo qui. Non credo sia invidia, ma abitudine ad uno stile di vita. Sarò pessimista, ma non vedo grosse inversioni di tendenza. Qui ci sono cittadini extracomunitari che hanno fame e lavorano il doppio guadagnando meno, e noi stiamo a guardare.

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      • Infatti e’ cosi’. Tutti si lamentano, ma molti ancora oggi non sanno rinunciare alle cose piu’… rinunciabili. E’ classico l’esempio di chi accumula rate su rate, piccole ma tante: per il TV al plasma, il megafrigo, la supercucina, i viaggi, l’automobile nuova, il PC e il palmare di ultima generazione… Poi vedono che non arrivano a fine mese e si chiedono “ma perche’? Io non ho spese grosse!” 😉
        Non voglio ovviamente “sparare” su nessuno, sia chiaro, i problemi oggettivi ci sono e come, e’ solo che e’ meglio non aggiungercene anche di nostro.
        Quando rischiai di finire fuori dall’azienda e iniziai a informarmi sulle procedure per cercare di aprire un’attivita’ nostra, mi dissero che il motivo per cui i negozi di cinesi o arabi sono troppo competitivi per noi e’ che loro vivono tranquillamente con margini che noi reputeremmo da fame.
        Un caro saluto 🙂

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  4. ne parlavo giusto ieri con un amico… ci lamentiamo dei nostri ragazzi che non hanno il senso della misura… ecco… siamo noi i primi a non averlo.
    nessuno riesce più ad accontentarsi…
    mi preoccupo per loro, che vanno incontro ad un futuro che non è roseo affatto e sviluppando queste idee.

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    • Sarà forse perché io di figli non ne ho, ma… io credo che le nuove generazioni se la sapranno cavare meglio di quanto stiamo facendo noi adesso! 😉 E’ la nostra generazione, quella di transizione, che rischia di patire di più.

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  5. Caro lupo, sono d’accordo su tutto, tranne che sul passaggio relativo ai consumi. Se nessuno spende, le fabbriche licenziano, i negozi riducono il personale o chiudono, etc. Fu la ricetta di Regan: spendere per creare un circuito virtuoso – Keynes insegna. Altrimenti c’è recessione. Per il resto sono con te 🙂

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    • No! Io non ho scritto che nessuno deve spendere, ho scritto che dobbiamo sottrarci al circolo di dover spendere sempre di più affinché la recessione non ci sia. Pensa al famoso PIL, il prodotto interno lordo: pari a zero significa crisi, perfino se la crescita è piccola significa crisi. E’ questo che non va bene, che indica che è necessario consumare sempre di più affinché il sistema funzioni. Altro che soluzioni ecosostenibili! 😛

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  6. Che bello leggere questa tua riflessione. Sai, spesso mi pongo i tuoi stessi dubbi, e arrivo alle tue stesse conclusioni. Di una decrescita c’è assolutamente bisogno, ma inevitabilmente essa porterà disagi e problemi. Quello che ci vorrebbe è una maggiore solidarietà sociale, che a mio avviso manca. Come per gli scioperi dei tir. Molti hanno speculato sulla faccenda, aumentando indebitamente i prezzi. Oramai si pensa solo al proprio orticello…

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    • Esattamente Carmine, siamo perfettamente in linea 😉 Tutti fanno finta di lavorare per il prossimo, a partire dai sindacati, ma quasi tutti in realtà lavorano principalmente per sé stessi.

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  7. In effetti abbiamo davvero poco di che stare allegri un test (non mi ricordo il nome ma risale a poco tempo fa) col suo risultato sintetizza lo “sprito” (sigh) della nostra epoca (attenzione,però perchè potrebbe non essere solo della nostra) praticamente il test si svolse così :venne proposto ,(le cifre sono simboliche) ad un gruppo di persone di scegliere se avere cinquantamila euro e i vicini trentacinquemila o,avere ventimila euro e i vicini nulla ……non occorre precisare che è stato scelto di avere ventimila euro ,rinunciando a trentamila euro,pur di prevalere sui vicini…..che povertà terribile..quanto più ricco mi sembra questo senzatetto:http://www.geapress.org/randagismo/grande-freddo-la-storia-di-un-barbone-e-del-suo-cagnolino/23791

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    • Accidenti… faccio davvero fatica a credere che anche solo un intervistato abbia dato una risposta del genere… 😮
      Che storia quella del clochard che ha rischiato la morte per proteggere il cagnolino malato! E che tristezza deve essere per lui adesso non avere più i suoi amati cani! 😦

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  8. Concordo pienamente con te.
    leggo in un commento la ricetta di Reagan…peccato che oggi di soldi per spendere, molta gente non ne ha…..
    Dimmi te come fanno a consumare chi vive con 400 euro di pensione…chi magari ha famiglia e figli e uno stipendio di cassa integrazione….
    Uno stipendio nel quale devo pensare alla spesa in lira….perchè dicevano che dovevamo convertire….un cavolo! tutto è partito a razzo senza un minimo controllo….
    Dammi un bacione a tutti…..

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    • Il mio stipendio era un buon stipendio 10 anni fa, cara Charlotte 🙂 Poi, non avendo più avuto aumenti (ovviamente quelli precedenti erano a carattere “assorbibile”), si è trasformato in uno stipendio medio. E guarda che non mi lamento, eh! Peccato pero’ che adesso, facendo fatica mia moglie a trovare lavoro anche solo pochi mesi all’anno e avendo i nostri adorati 4 animalotti da mantenere e altre spese inevitabili che ti risparmio, il mio bravo foglio dei conti mi manda… terribili messaggi di allarme! 😀 E ti assicuro che, animalotti a parte, il nostro tenore di vita è assolutamente contenuto, lo è sempre stato, più che per necessità perché non ci interessava avere di più.
      In più, come forse ricorderai, l’anno scorso ho corso il serio rischio di restare a spasso anche io… dopo di che sì che ci sarebbe stato da ridere! 😛 Altro che noia del posto fisso! 😀
      Non faccio perciò fatica a mettermi nei panni di chi ad uno stipendio medio per famiglia non ci arriva neanche. E il bello che ad ogni “tornata” ci chiedono di più.
      Come si fa a credere che un sistema del genere possa reggere in eterno?

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  9. La penso esattamente come te; il vero progresso di una società non sta nell’aumentare la produzione e, di conseguenza, nel creare continuamente nuovi ( e falsi ) bisogni ma nel saper rendere i cittadini soddisfatti della propria vita e quindi sereni. Tanto più che maggiore è il numero ed il valore delle cose che si possiedono e maggiore diventa, inevitabilmente, il rischio di vivere in preda all’ansia; basta vedere come le nostre case siano diventate delle vere e proprie prigioni con sbarre, sistemi di sicurezza e chiavistelli vari.
    Credo che, a questo punto della nostra storia, una decrescita in termini di consumi sia non soltanto auspicabile ma assolutamente necessaria. Una bella crisi economica, forse, ci farà tornare ad essere ragionevoli e a rivalutare i valori di condivisione, solidarietà e rispetto.
    Un saluto.

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    • Non so se bastera’ la crisi… credo di no, passata la tempesta tornera’ tutto come prima. Forse ci vorrebbe proprio il crollo… anche se, come scritto, le conseguenze nel breve e medio periodo sarebbero probabilmente devastanti.
      Ciao caro 🙂

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  10. Appartengo alla generazione che ha dovuto emigrare per non morire di fame, quindi alle mie giovani figlie continuo a ripetere quello che i miei genitori dicevano:”15 giorni senza mangiare e poi…delle fave mangerai anche le bucce!”
    Probabilmente ci si dimentica quanti beni abbiamo e con quanta facilità possiamo perderli.
    Ciao Wolf

    mimosa49

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    • Ah, questo e’ sicuro, cara Mimosa! In fondo ho sempre pensato che essere troppo attenti non serva, nel senso che “mangiare le bucce delle fave” in tempi non particolarmente duri davvero non serva. L’importante pero’ e’ capire quando e’ il momento di stringere la cinghia… e farlo per davvero. Non occorre allarmismo, solo un pizzico di consapevolezza e buon senso.
      Un salutone! 🙂

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  11. Un addestratore di cani Angelo Vaira che conduce S.O.S. 4 Zampre su RAI 2 ed ha scritto un libro “Dritto al cuore del tuo cane” che mi sono fatta regalare per il mio compleanno da una mia sorella, ma causa neve non l’ho ancora, ha linkato su facebook un filmato che era sottotitolato in italiano, ma in questo momento a me non funziona…
    Mi fa ben sperare, come te pensa che sia possibile cambiare, già parlarne vuol dire che qualcosa si sta muovendo in direzione diversa, ci vorrà tempo, chissà quanto? Intanto anche gli eventi naturali che stanno colpendo l’Italia, nubifragi, nevicate, gelo, sono occasioni per capire cosa conta veramente nella vita di ciascuno di noi.

    Chip Conley: misurando ciò che rende la vita degna di valore
    Quando la bolla di internet scoppiò, il gestore di hotel Chip Conley si mise a cercare un modello di business basato sulla felicità. Nella vecchia amicizia con una sua dipendente e nella saggezza di un re Buddista, ha imparato che il successo viene da ciò che decidiamo di contare.

    Se hai tempo prova ad andare a vedere… magari lo conoscevi già!
    Ciao

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    • No, cara Violetta, non lo conosco, cerchero’ di dargli un’occhiata stasera, a casa 🙂 Cosi’ a impatto mi sembra in stile Anthony Robbins… ma finche’ non lo sento non posso dirlo 😉
      Io sono sicuro che un modello differente, piu’ umano e naturale, possa esistere, senza nemmeno rinunciare a troppe cose. Il problema e’ sradicare un modello che ha radici che hanno iniziato a fare presa da almeno un paio di secoli…
      Un salutone 🙂

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  12. Io non capisco molto di finanza e ancora meno di alta finanza ma sicuramente ci deve essere qualcosa che non va in questo sistema in cui siamo obbligati a spendere sempre più per mantenere il sistema che dovrebbe mantenerci…
    e questa crisi così strana: oltre alle Banche che controllano i Governi, vediamo parcheggi intasati, centri commerciali assaltati, i beni di lusso alle stelle… Forse aveva ragione O. Wilde qualndo diceva “Toglietemi l’utile che è necesseraio ma non il superfluo che è indispensabile”? 😀

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    • Nemmeno io ne so tanto di economia, eh! 😉 Pero’… non so, certe “contraddizioni” mi paiono davvero evidenti perfino per un neofita 😐
      Il buon Oscar non aveva tutti i torti: cio’ che è ritenuto superfluo e cio’ che invece si sente come indispensabile sembra cambiare nel tempo. Solo una ventina di anni fa’ chi avrebbe detto che cellulari e internet sarebbero divenuti indispensabili? 😐

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  13. Un post che,sebbene lungo,ho letto lentamente ,e condivido,parola per parola.
    Faccio parte di una generazione-postbellica-che si accontentava di poco ed era abituata a condividere spesso solo le parole in mancanza di altro,cosi non mi sono mancati i capi griffati,anche quando avrei potuto,nè le settimane bianche o tante altre cosette.Quando le statistiche rilevano che il numero di auto immatricolate è diminuito,penso agli spazzi sterminati occupati da auto usate :in attesa di che? o vendi quella o se ne vuoi ua nuova abbiamo pensato a come smaltire le altre?-E poi,se imparassimo a vivere meglio,senza l’assillo di apparire,di essere i ” più”?
    Viviamo con l’anzia delle notizie di borsa,dello spread,delle agenzie di rating,spesso senza neanche capire di che si parla.Intanto ci inducoo a consumare per poter produrre per consumare ancora…
    Basta,voglio scendere da questo treno impazzito!

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    • ahah “Basta, voglio scendere!” potrebbe essere il titolo di un libro sull’argomento 😉
      La generazione conta, vero, tuttavia molte persone di quella generazione, proprio perché hanno patito di condizioni di vita scadenti, si sono molto attaccate ai beni materiali e non riescono a farne a meno. Mio papà, ad esempio, non aveva una lira banca ma non c’era una camera dove – in un certo periodo – mancasse una TV a colori… e all’epoca costavano le TV a colori! 😛 Sono curioso a riguardo delle nuove generazioni invece… Ad intuito, sapranno soprenderci 😉 Ma chissà… forse la mia è solo una speranza inconscia… 😐

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  14. “Io credo che il crollo del sistema potrebbe invece un domani essere il nuovo inizio di una societa’ basata su principi e valori piu’ umani, non piu’ basata sull’apparire ma sul vivere.”

    Questa è la teoria espressa anche da Corona nella sua fine del mondo storto.
    Appropò… visto che i metri di neve sono arrivati? Che ci stia azzeccando?

    Scherzi a parte (ma non troppo), condivido in toto quello che hai scritto: competizione e non collaborazione, l’avere e non l’essere, l’io sopra tutto e tutti… povero mondo, che brutta fine!
    Tu dici: “Dove sono finiti valori come la compassione, l’altruismo,………” giaggià… dove? Dove, se anche una povera senzatetto a rischio assideramento, trovando tutti gli ostelli chiusi, si rivolge ad un convento e viene scacciata, addirittura chiamando la forza pubblica? Che si presta e non aiuta? Dove?
    ‘notte.

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    • Non ero a conoscenza dell’episodio che racconti… purtroppo non mi sorprendi. Devi sapere che io avevo una zia suora… quando si ammalo’, il convento dove risiedeva chiamo’ i suoi parenti per convincerli a “pigliarsela indietro” 😦 Parliamo di fine anni ’70, inizio anni ’80, di preciso non ricordo…

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  15. Quelle poche nozioni di economia che ho avuto alle superiori, mi hanno insegnato che l’ attuale tipo di economia funziona creando “bisogni”, altrimenti non va avanti.
    Essenzialmente noi abbiamo bisogno di cibo e acqua, e al più di un riparo dove dormire. Tutto il resto è superfluo. Il mercato fa in modo di creare di giorno in giorno dei nuovi bisogni, cioè cose che hai bisogno di soddisfare per stare bene. Ad esempio, l’ I-pod : ne abbiamo bisogno ? Certo che no. Però il continuo bombardamento tramite vari spot, porta in molte persone ad avvertire un bisogno (simile a quello della fame o della sete) e a volerlo soddisfare, acquistando. L’ economia attuale, consumista, provvede continuamente a fornire “Nuovi bisogni da soddisfare”. Oggi è l’ I-pod, domani sarà un’ altra cosa. E se la gente smette di comprare, questo tipo di economia crolla. Ma a lungo andare, può funzionare ? I ricchi diventano ovviamente più ricchi, i poveri diventano più poveri fino a che non c’ è il crollo del consumo, si arriva alla crisi, momento in cui i ricchi diventano ancora più terribilmente ricchi, e prima o poi saranno loro a far si che la “crisi” svanisca e si torni a spendere. Ma solo per poter guadagnare ancora. Non è un tipo di economia davvero sostenibile, non è un tipo di economia “utile”, ma per modificarla a livello globale servirebbe…non lo so, forse un nuovo Diluvio =_=

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    • Si’, ma anche cosi’… non credo che i “ricchi” possano riciclare questo modello per sempre. Non credo… o forse spero! 😐
      Vedi? Non e’ che siano necessarie chissa’ quali conoscenze di economia per capire che c’e’ qualcosa che non va’…

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      • Temo che i ricchi così possano andare avanti finchè non imploderà il pianeta.. funziona così da quando è iniziato il commercio, ormai è qualche millennio…
        E’ triste. Ma è così. Nonostante questo penso (ne sono fortemente convinta) che le persone, tutte, abbiano il potere di cambiare di tutto questo, serve un risveglio di coscienza globale però. Mi domando quando ci metteremo ancora 😦
        Buona domenica lupo,
        buon calduccio al riparo dal gelo siberiano 😉

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      • Bé… a volte succede proprio questo 😉 Purtroppo pero’ i modelli alternativi non durano molto perché la fame di ricchezza e potere rinizia a farsi sentire… e ci risiamo 😉

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  16. Di quelle cose superflue che parli la gente non sa farne a meno: gli anni del benessere ha reso la società così e i figli sono stati educati al consumo.Ora con la crisi, molte cose si stanno ridimensionando, anche se la strada non è facile. Il consumo, che dovrebbe crescere, si dovrebbe riferire ai beni non di lusso: un’economia ferma blocca lo sviluppo. Ma per far mettere in moto la macchina occorrono entrate adeguate e non miseri stipendi non in linea con il costo della vita.
    Buona giornata, un caro saluto.
    annamaria

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    • Sono d’accordo con quanto dici, ma vado oltre: cosa vuol dire “sviluppo”? E soprattutto, perche’ dovrebbe essere legato alla crescita del consumo, seppure di beni non di lusso? Questo e’ proprio cio’ che ci e’ stato fatto credere. Ma se oggi la ricerca costa x, perche’ domani dovrebbe necessariamente costare x+1? Non e’ detto che sia cosi’, anche se cosi’ cercano di farci credere che e’ la normalita’.
      Un caro saluto anche a te, Annamaria! 🙂

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  17. Si e’ dato adesione al Dio denaro alla superficialita noi.. e il governo e’ corrotto….i valori caduti ed e’ tutto in stato confusionale…scendere due gradini e’ difficile e’ piu’ facile salirli…sta’ a noi ora scegliere se sacrificarci e valorizzare i veri valori….comuncque c’e’ il male occulto in avanzata…ma anche il bene in noi cammina i tempi sono apocalittici e quindi armarci con forza e coraggio, bello leggerti sempre un abbraccio caro amico:))

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    • Purtroppo di governi corrotti e periodi tetri (anche molto più di questo) ne è piena la storia del mondo cara 🙂 Adesso si è aggiunto un modello economico che a mio modo di vedere proprio non va. Speriamo riusciremo ad uscirne…
      Bello ritrovarti anche qua, cara Mariella 🙂

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  18. E’la società che porta a essere tutti incastrati in un sistema che fa acqua.
    Se ci sono molte persone che per mania di esibizionismo danno molta importanza a cellulari di ultima generazione o abiti all’ultima moda, il sistema giocherà su questo e varrà solo questo ovvero addio valori che dovrebbero appartenere al genere umano. La tv è un potente strumento di plagio, un esempio sono le varie pubblicità sui farmaci che consentono di far passare ogni genere di disturbo (secondo loro, poi bisogna vedere le conseguenze), riescono a far correre la gente in farmacia e c’è chi addirittura si spaventa solo a sentire un colpo di tosse da una persona vicina. Forse se si imparasse a ragionare un pochino con la propria testa e a non farsi
    plagiare da subdoli messaggi (da cui siamo bersagliati),magari qualcosa cambierebbe e non ci sarebbe un sistema che ci chiude in una gabbia.
    Buonanotte caro Lupo, un bacio 🙂

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    • Guarda, sui farmaci capiti proprio a pennello: ho la più brutta influenza che mi ricordi 😛 In particolare non ricordo di aver mai avuto la gola così arrossata, per non parlare poi della tosse secca e del muco, la febbre è arrivata a 39, stanotte mi sono svegliato nel classico bagno di sudore, ho dovuto cambiarmi perché avevo la roba che si poteva letteralmente strizzare… mi sa che presto tiro il gambino! 😀

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  19. La teoria di una “decrescita” intelligente e sensata dovrebbe essere la nuova rivoluzione culturale dell’uomo, ma chi ha si aggrappa a quello che ha come un naufrago a un pezzo di legno che non ha nessuna intenzione di condividere per salvare chi è naufrago in mare aperto e senza sostegno, e, come dici tu, sembra spesso goderne, a giudicare dal divario tra il consumo di beni di lusso e di quelli base.
    Purtroppo non sento parlare economisti, neanche quelli giovani, che propongano un’economia diversa, più virtuosa e più rispettosa di fonti di energia che non sono infinite…

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    • In effetti dubito che possiamo aspettarci una soluzione da chi è nato e cresciuto nel “sistema”, le persone così, che hanno studiato e faticato per imporsi in tale modello, non sono disposte a “mollare l’osso”. La soluzione deve venire da “fuori”… chissà forse da qualcuno tra noi che un giorno avrà un’idea e, raccogliendone il consenso, solleverà le masse. Con tutti i rischi che ciò comporta…

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  20. Ciao Wolf, hanno scritto già tutto gli altri…sono d’accordo su tutto, sulla decrescita che temo sarà non indolore ne progressiva, in effetti stiamo andando verso un oligarchia globale, ci sarà sempre più divario tra ricchi e poveri e questo non proddurà lo sviluppo verso il benessere di tutti…ma credo nella forza delle persone. ciao

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    • Toh! Chi si rilegge! 😀
      Dalla propria coscienza, certamente. Se pero’ vogliamo portarla su un piano globale, deve poi diventare un fenomeno di massa.
      Anche se soluzioni indivuali potrebbero anche bastarci, eh!
      Ben ritrovata 🙂

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  21. Nn sono mai stata una che ha amato “possedere”, forse perché fin da piccola ho avuto quel che bastava e di più nn era giusto chiedere, se chiedevi mio padre ti mostrava chi nn poteva né avere né chiedere. Eravamo più fortunati di tanti altri e potevamo vedere chi era felice con poco, alle volte un caffè in un bicchierino di carta, magari già utilizzato, o mangiare alle stessa tavola e lo stesso cibo di chi ti considerava il “padrone”. Ci sono queste cose tra i miei ricordi più belli, il niente lì fuori ed il tanto dentro…una bellissima esperienza che piano piano ha anche modificato il mio stile di vita. Si può vivere con poco? Certo, milioni di uomini al mondo vivono con meno di 5 dollari al mese e sempre più gente sceglie un’alternativa, poi che sia il baratto, il crearsi le cose da soli con i materiali di scarto, il riutilizzare le vecchie cose o il decidere di nn lasciarsi ingannare dalla pubblicità, va bene tutto. Basta uscire dalla spirale del “più consumi e spendi, più produci e compri, più stiamo bene tutti”. Il sistema è profondamente malato, serve una rottura netta e definitiva, serve anche un’educazione ai più piccoli partendo dalla reale intenzione dei grandi. Molti pensano che ad una bambina in età scolare nn puoi negare lo zaino nuovo o i quaderni di hello kitty, tanto per fare un esempio. Una mia amica ha perso il lavoro e nn potendo più spendere a destra e manca, ha cucito alla figlia uno zaino con vecchie felpe dismesse, i quaderni sono quelli del supermercato, con la copertina disegnata dalla mamma, le scarpe quelle del mercatino dei cinesi [5€] sempre ricamate dalla mamma, idem per magliette, gonne, pantaloni e calzini…il tutto usato o senza marca ma diligentemente personalizzato con tanta pazienza ed un pò di fantasia.
    Per quanto riguarda l’altra parte della medaglia, chi dice che il “progresso” in termini di spesa e denaro sia portatore di novità, anche solo in campo medico e tecnologico? Nn credo sia così, nn credo che le innovazioni e la ricerca siano[ancora] dettate dal fare meglio o dal fare più presto. Forse qualche decennio fa o anche molto prima, le grandi multinazionali del farmaco oggi nn fanno ricerca e decidono di nn farla perché è più conveniente cronicizzare la malattia. Tranne rarissimi articoli, per lo più scritti dai volenterosi, nessuno dice a nessuno che certi malanni o certe condizioni fisiche sono perfettamente curabili soltanto cambiando stile di vita. Nn solo, è di pochi mesi fa la denuncia che riguarda una delle più potenti case farmaceutiche al mondo: blocchi alla ricerca, tentativo di nascondere le prove dei danni provocati da un farmaco [con centinaia di morti in circa 80 paesi] fino ad arrivare alla creazione, dal nulla, di una rivista medica sulla quale pubblicare le proprie ricerche immaginarie o del tutto fasulle e, come nn fosse abbastanza, le agenzie del farmaco europea (EMA) e degli USA (FDA, CDC) sono finanziate in maggioranza dalle industrie farmaceutiche. Come si fa a controllare se il controllore è pagato dal controllato? Insomma è business, è profitto, solo quello. Credere e far credere che il consumo sfrenato può salvarci da una crisi è solo l’ultimo specchietto per le allodole e sono convinta che una sana e globale “recessione” nn possa che portarci inimmaginabili vantaggi.

    Buona fine settimana Wolf 🙂

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    • Il tema della medicina è molto delicato, cara Missi. Da un lato ci sono le statistiche a dirci che l’età media è avanzata e certe malattie, che un tempo non lasciavano scampo, oggi sono un po’ più curabili (con i dovuti distinguo, purtroppo…). Dall’altro, andando a vedere l’età di morte di persone benestanti (e dunque lontani da guerre, carestie e pestilenze) si scopre che a 80 e più anni ci arrivavano già 500 e più anni fa’ 😐
      In questi giorni purtroppo ho una brutta influenza, di quelle che, mi sa, si protaggono nel tempo… è talmente violenta che mi pare non ci sia medicina che mi dia sollievo 😦 Salvo l’amorosa presenza di mia moglie e dei miei animaletti, naturalmente 😉
      Comunque, dicevo, questo è un tema molto delicato, poiché su Internet si trovano soluzioni miracolose che miracolose non sono e che, addirittura, quando invitano a sottrarsi a cure “ufficiali”, possono essere molto gravi.
      Sul resto non posso che darti ragione. Si parte dalle famiglie che fanno debiti per acquistare l’ultimo modello di cellulare ai loro ragazzini, a quelle che spendono un sacco di soldi perfino per firmarne l’abbigliamento intimo! 😛 Ma chi vuoi che veda l’abbigliamento intimo di un bambino, a parte i genitori e, in qualche caso, le maestre dell’asilo? :-!

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      • No no, Wolf, mi riferivo proprio al contrario! Intendo dire che è diventata proprio una cattiva abitudine, per noi Italiani ma prima e più di noi per molti altri, quella di nn andare dal medico e decidere arbitrariamente di assumere farmaci anche per i più piccoli ed insignificanti malanni o per alleviare e tamponare situazioni che molto spesso nn sono imputabili ad una vera e propria patologia. E’ possibile che anche questa “cattiva abitudine” sia da imputare ad una spinta al consumo? La stessa AIFA denuncia lo sviluppo dell’antibioticoresistenza in Italia ed uno studio dell’università di Liverpool sostiene che l’uso indiscriminato di antinfiammatori e analgesici, abrasivi della mucosa gastrica, aumentano in modo preoccupante i casi di gastrite a livello mondiale. Il campione analizzato risulta positivo all’Helicobacter Pylori, principale causa di gastriti, solo in un caso su tre. Insomma, è un po’ vero che ricorriamo fin troppo spesso all’uso del “farmaco da banco”, per curare anche solo situazioni di stress o stanchezza ed è vero che le situazioni, ripeto, nn imputabili ad una specifica patologia, possono essere risolte cambiando semplicemente stile di vita. E’ importante consultare sempre e comunque il proprio medico per qualsiasi problema evitando di decidere arbitrariamente o peggio affidandosi a quel che dice l’amico dell’amico o il conoscente, e, consultato il medico, in assenza di una patologia, è necessario nn decidere comunque di assumere farmaci nn necessari.
        Certo, nn è semplicissimo cambiare abitudini e stile di vita ma, tornando al titolo del tuo post, un’alternativa è possibile? Può esserlo 🙂

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      • Ci riflettevo proprio in questi giorni in effetti. Credo che cio’ sia dovuto ad una sfiducia acquisita nei confronti della medicina ufficiale. E credo che cio’ avvenga perché essa non solo sbaglia, a volte con conseguenze drammatiche, ma anche perché… non è in grado di curare tutto e a volte i medici si conmtraddicono pèerfino tra loro stessi. Unisci queste cose al fatto che oggettivamente il comportamento di certi dottore ti spinge a cercarli il meno possibile, e il gioco è fatto. E’ come se ci dimenticassimo di tutte le cose buone che la medicina ha portato e le malattie un tempo mortali che oggi sono scomparse o comunque non sono più tali.

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  22. Se tutti fossero come me, cioè se non consumassero se non l’indispensabile, non acquistassero praticamente nulla e fossero impermeabili alla pubbblicità, il sistema sarebbe già in recessione da almeno quarant’anni e sarebbe già stato sostituito da qualcos’altro. Purtroppo l’avidità è una molla fortissima, che spinge le masse ad alimentare l’economia del consumismo e dello sviluppo infinito, per cui l’economia attuale continua in qualche modo a resistere.

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  23. sto pensando ai miei suoceri e a chi come loro sono partiti da una città rasa al suolo dalle bombe, dicevano sempre che per giungere ad una vera consapevolezza dell’uomo e per dare un vero significato e valore alla sua esistenza, almeno ogni cinquant’anni bisognerebbe togliergli tutto quello che il progresso gli ha fatto credere sia indispensabile facedogli perdere di vista se stesso per poi dargli la possibilità di ritrovarsi, faceva così anche il padreterno!

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  24. a storia è un libro scritto col sangue. Oppure: la storia sarebbe una bella cosa, se fosse vera. O, ancora: la storia insegna, ma gli scolari (l’umanità intera) sono troppo somari e non imparano. Infine: la storia è una cosa troppo seria (e difficile) per lasciarla solo agli storici. Per naturale estensione, nonché in omaggio alla nostra italianissima par condicio, si può osservare che la medesima cosa potrebbe affermarsi, non senza ragione, per tutte le attività umane.

    Per secoli però l’argomento principe è stato solo il potere, cioè la politica, e le sue conseguenze, in primis la guerra. Armi, battaglie, eserciti, condottieri, eroi e vigliacchi, e varia umanità. Una ininterrotta sequenza di morti ammazzati e di stragi più o meno grandi. A poco a poco, molti altri campi di indagine si sono aggiunti. L’economia, la scienza, la matematica, la tecnologia, ecc.

    Pochissimo però viene detto sulla vita d’ogni giorno di chi, dalla Storia cui siamo abituati, viene sistematicamente ignorato , il mondo è “tutto ciò che accade”, una buona, forse sin troppo ovvia domanda, sarebbe: perché accade quel che accade?

    Restringendo il campo, e limitandoci alle sole azioni umane, perché l’uomo è quel che è? Quali sono i fattori che lo influenzano maggiormente? E’ la politica e tutto ciò che essa sottende? Evidentemente no. Una parte importante, ma spesso assolutamente trascurata da vari punti di vista (sociologico, economico, psicologico) è il ruolo che la tecnologia ha nel determinare il comportamento e la visione del mondo. Tecnologia che significa non solamente la ricerca del nuovo per far soldi, ma la capacità di inventare, e con l’invenzione, di cambiare il mondo.
    Risaliamo di qualche secolo, e cerchiamo di capire, senza il concorso dei cattedratici, che cosa sia accaduto al mondo degli uomini in un passato che è già quasi remoto, ma che è ancora presente, visto che le mutazioni tecnologiche sono ancora oggi talmente ben utilizzate da essere considerate una banalità, non una invenzione.

    Morale: dobbiamo essere in grado di usare i prodotti tecnologici se vogliamo essere progressivi.
    Buona Domenica! ♥ vany

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    • Nel mio stato comatoso e febbroso ho fatto un po’ di fatica a seguire il tuo commento, ma al secondo passaggio credo di esserci riuscito 😛 Qualcuno ha detto che il problema di oggi è che la tecnologia ha corso di più delle capacità umane necessarie ad un suo buon utilizzo 😉 Io però la vedo un po’ diversamente: la tecnologia è solo un mezzo, ed i suoi creatori siamo noi. Quindi mi pare che la tecnologia non sia causa, ma effetto…
      Buona domenica a te, Vany, io purtroppo sto messo maluccio (influenza… almeno spero…)

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  25. Già, chi avrebbe mai detto che certe cose sarebbero diventate così indispensabili? Conosco persone che senza cellulare si sentirebbero fuori dal mondo! E io? Se dovessi andare in un’isola deserta portando con me solo una cosa, indovini cosa porterei?… Ma sì che lo indovini: porterei il computer… Come vivere senza? 😀

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  26. Già…é proprio nelle ultime parole il punto..il sentirsi realizzati quando si ha più del vicino. E’il dare solo importanza all’ avere che ha generato la schiavitù del profitto e di conseguenza l’allontanamento da tutti i valori, dal cuore, dall’anima e così siamo qui in un mondo arido dove l’unica cosa che conta sono i profitti e non ci si fanno scrupoli per niente, neanche per la Vita, la salute, la Natura…se ascoltiamo la pubblicità dovremmo essere solo dei burattini che devono comprare, comprare e basta, come se fosse questo lo scopo della vita…
    Se non ci sarà una profonda trasformazione ed evoluzione delle coscienze, non credo che andremo molto lontano…Ciao Wolf, buona Domenica!

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    • Purtroppo il tuo commento era finito misteriosamente tra lo spam 😦 Meno male che mi ci è caduto l’occhio, così l’ho recuperato anche se in ritardo.
      Io credo che una trasformazione delle coscienze sia già in atto, bisogna pero’ vedere se arriverà in tempo… o se ci ritroveremo in pieno Medio Evo…

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  27. Se non fossi passata da Alessandra non ti avrei raggiunto. E’ tutto il giorno che cerco di comunicare. Hofatto tutti i passi necessari ma http://www.wolfghost.com non lo trovo, ti ho ricaricato … nulla.

    Il post esprime totalmente il mio pensiero. Personalmente noto un grande vuoto dentro …. Chi non sa vivere il proprio stato reale rischia grosso. Di un singolo si può parlare con “leggerezza”, se diventano un popolo trascineranno un Paese allo sfacelo. Forse è vergogna per la povertà?

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    • Strano Carla, ho provato anche adesso e non ho avuto problemi. Hai provato a svuotare la cache? Prova, è un’operazione da un minuto e a volte risolve tanti problemi di questo genere 🙂 Oppure potrebbe essere stato un problema momentaneo, in questi giorni i tecnici stanno lavorando sulla piattaforma ed a volte non è raggiungibile.
      Per il resto, la tua teoria della “vergogna” per la povertà e del tentativo di nasconderla… potrebbe non essere sbagliata. Ovviamente cio’ causerebbe un grave ritardo sul suo riconoscimento e sul tentativo di riparazione.
      Fammi sapere se hai ancora problemi con il sito 🙂

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  28. è un discorso difficile ..e un momento difficile questo.
    e per la gente (non tutti) sembra che rinunciare a qualcosa non si possa pìù…tutti si lamentano quando vanno a fare la spesa,poi i ristoranti sono pieni.
    Non so …ma come dici tu nella risposta precedente…Forse la povertà è una vergogna??
    io dico di no!.
    Ciaooo e buon inizio di settimana 🙂
    Magda

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    • E’ come se molti non si rendessero conto della gravità della situazione se non quando ormai essa è conclamata al punto da essere difficilmente recuperabile. Conosco molte persone che si sono ritrovate in grande difficoltà solo perché non avevano la minima idea di quanto stessero spendendo. I vari sistemi di ratealizzazione possono essere molto pericolosi se usati con leggerezza.
      Un salutone e buona settimana a te (a me basterebbe uscire dall’influenza 😦 )

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  29. Sintetizzando, direi che l’avere ha sovrastato l’essere e di conseguenza non c’é stata un’evoluzione spirituale che accompagnasse di pari passo l’evoluzione materiale e i risultati sono tristemente evidenti: si é dimenticato il cuore, l’anima e tutto ciò che rende l’umanità veramente umana…infatti questo mondo é sempre più disumanizzato…Continuando a dare la priorità ai profitti in ogni campo, non si approderà mai a nulla di buono…Ciao Wolf e buon inizio settimana!

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  30. Personalmente preferisco fare i regali perche’mi emoziona di piu’..scegliere..cercare..stupire..render felice..

    Grazie perche’ i tuoi commenti sono sempre molto attenti e trovo sempre spunto di riflessione e confronto.

    Un bacio

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    • Sì, ma… ti sei mai chiesta perché ti emoziona di più veder contenti o addirittura felici gli altri per qualcosa che fai… mentre il contrario, ovvero ricevere un dono parimenti importante (non in senso economico, naturalmente, bensì in senso emotivo), ti emoziona di meno? 🙂 So che rendere felice qualcuno a cui si tiene rende felici anche noi stessi, però dovrebbe essere lo stesso anche dall’altro lato… ?

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  31. E’ un sistema che ci rende schiavi, pensato per arricchire un’elite in iperminoranza con la rincorsa al possesso delle masse, il disumanesimo, lo chiamerei, per cui i primi si arricchiscono sempre di più e consolidano il loro potere e il popolo diventa sempre più povero, ingloba il borghese; non vede. Andrebbe tutto demolito e ricostruito in modo giusto, perchè sono le fondamenta sbagliate. Post pienamente condiviso.

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    • Che poi, Giulio, credo che molti di noi in fondo ci starebbero anche decentemente in un sistema così… se reggesse. Ma è evidente che non lo fa’, e le crisi sono sempre più profonde e frequenti.
      Un caro saluto 🙂

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  32. La psicologia umana e’complessa. Tu mi inviti a pensare a riflettere con i tuoi commenti, su aspetti che non ho vagliato. In me so’che e’cosi’come ho scritto nel post (regalo per Vesevo)ma se poi ci sia una dietrologia inconscia non saprei.
    Certo che non hai torto e che spero tu continui a lasciarmi i tuoi pensieri perche’questo con te non e’un confronto sterile. Involontariamente fai luce su aspetti e questo mi fa’bene.
    Buona serata Wolf.

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    • Bé, io penso che in qualunque cosa scriviamo c’è sempre qualcosa di noi, perfino se apparentemente disquisiamo di cose da noi distanti. Figuriamoci in post intimisti come i tuoi 😉
      Buona serata a te 🙂

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  33. Ciò che dici rispecchia ciò a cui penso da tempo. Il modello economico e il pil…sono la bufala delle bufale. NON è la quantità che si produce/ vende/ compra/ a rendere la vita degna di essere vissuta. Il modello capitalistico è un flop che è durato finchè è durato. Sono certo che chi l’ha perseguito l’abbia sempre saputo, noi ( alcuni di noi) lo stiamo capendo ora. Penso all’essere e all’avere di cui si sente parlare…mi piace pensare che ci possa essere un risveglio globale che porti a far comprendere che l’accumulo delle “cose” non è il fine dell’uomo. E’ vero che non si possa definire un nuovo modello di esistenza con una definizione già utilizzata in precedenza, non credo nel purismo…; capitalismo, come comunismo, socialismo, liberismo sono solo idee, perfette sulla carta…ma non nella realtà.
    Dovremmo ricominciare da noi, forse rinunciare a “cose” oggi, per avere “qualcosa” di più grande a breve e per sempre, qua, sulla terra…e non in “paradiso” forse un domani! Guly 🙂

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    • Sai Guglielmo… un tempo pensavo che esistono cose che dobbiamo fare e che se continuamo a non fare… prima o poi accade qualcosa che ci costringa’ a farle 🙂 Ecco… nel tempo sono diventato meno ottimista: non e’ detto che la vita ci dia sempre il tempo necessario, a volte si scopre che e’ semplicemente troppo tardi. Ma… si’, puo’ essere che stiamo arrivando al momento in cui il modello dovremo cambiarlo per forza.
      Un caro saluto 🙂

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  34. Come al solito Wolf dimostri di essere una persona che riflette. Sono giustissime le tue considerazioni e fa piacere vedere come, nonostante il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti quotidianamente ci sono persone che ragionano con il proprio cervello. Non serve essere economisti per capire che il modello di sviluppo odierno fa acqua da tutte le parti. Ci vuole semplicità d’animo. Io dico sempre che c’è bisogno di un nuovo francescanesimo! E questo pensiero ce l’ho da persona semplice, da persona che come te si guarda intorno e capisce che un mondo senza i valori della fratellanza, amore per il prossimo e per il pianeta è un mondo fallimentare! Per fortuna esistono anche economisti dall’animo semplice. Mai sentito parlare di Serge Latouche? Ti metto il link vale la pena approfondire http://it.wikipedia.org/wiki/Serge_Latouche. Ti metto anche il link a un film che consiglio a te e tutti i tuoi lettori. Si trova su YT e chi lo ha fatto lo ha messo a disposizione gratis. Fa vedere come dal’era dell’industrilizzazione le cose siano cambiate troppo in fretta: fa davvero riflettere! http://www.youtube.com/user/homeproject#p/f (il link è al canale e ognuno può scegliere la lingua che preferisce). Un abbraccio! (ti risponderò presto anche sul mio blog)

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    • Interessante, Maddalena! Cerchero’ di ritagliarmi il tempo per approfondire entrambe le segnalazioni (in particolare per il video ho bisogno di calma).
      Ti ringrazio pero’ fin da adesso! 🙂

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