Considerazioni di fine ondata pandemica (prima… e speriamo anche ultima) e notizie su Perseo

Che dire? ci eravamo lasciati all’inizio della pandemia in Italia e ci ritroviamo adesso che, dati e sensazioni alla mano, siamo alla fine almeno della sua prima ondata; nessuno sa se finirà qua, se ci sarà una coda, se si ripresenterà come una seconda ondata autunnale. Esistono solo supposizioni. Tuttavia, è evidente che almeno i casi gravi siano fortemente diminuiti, qualcuno dice addirittura scomparsi.

Pur essendo ormai diventato un “virologo in pectore” come milioni di italiani a suon di vedere servizi e leggere documenti, e essermi fatto delle idee mie in merito, con questo post mi accingo piuttosto a valutare come è stata la risposta delle persone, o almeno dei miei connazionali e, ancora di più dei miei concittadini.

Siamo passati in una prima fase di rifiuto, nella quale in pochi (troppo pochi) si erano resi conto del potenziale pericolo. Si parte dai nostri eminenti luminari che hanno pensato che i cinesi fossero tutti idioti o esagerati (in realtà pare minimizzassero addirittura) e che sono andati avanti in un clima di assoluta noncuranza al grido di “tanto qua non arriva” con sporadiche deviazioni sul “anche lo facesse, è poco più di una influenza”. Magari si sarebbero potute risparmiare migliaia di vittime ma tanto… è un virus nuovo e dunque è in loro potere l’autoconcessione del “non potevamo sapere”. Dietro un simile esempio, orde di persone hanno continuato a vivere esattamente come facevano prima, assolutamente incuranti delle distanza di sicurezza (almeno quelle, visto che di mascherine non c’era nemmeno l’ombra e percio’ era stato detto che erano inutili – come dire che il frigo non serve a nulla perché tanto non ci sono provviste…). Il risultato è stato, purtroppo sotto gli occhi di tutti. Eppure… adesso ci sono pure i negazionisti.

Abbiamo attraversato la fase del terrorismo psicologico, nella quale il cittadino italiano è stato spinto non solo nel baratro della paura ma perfino nel farsi zelante delatore di chi era certamente un pericolossimo reo colpevole di non rispettare le regole della clausura e del coprifuoco. Mentre da una parte la gente era pronta a scannarsi l’un l’altra, sui social o dalle finestre, dall’altra stendeva bandiere, metteva musica dai balconi, gridava proclami d’amore incondizionato verso il prossimo e propositi natalizi stile “da ora in poi ci vorremo tutti bene!”…

Poi è arrivata la “fase due” e si è cominciato a vedere bene che, come prevedibile… erano un mucchio di stupidaggini: non siamo cambiati per nulla, anzi pare prendere la voglia di riprendersi il tempo perduto (inquinamento incluso).

Possiamo contare i soliti ferventi del complottismo, i negazionisti, per cui le file dei camion da Bergamo non erano piene di cadaveri, ma di casse vuote, grazie alla perfetta regia di un qualche “Sacro Ordine Mondiale” che evidentemente ha deciso che un po’ di coprifuoco a livello mondiale avrebbe giovato… a che non so, forse alle loro tasche? Ad una “democratica” diminuzione della popolazione mondiale che era troppa? Forse puntando a guadagnare su vaccini che magari non serviranno nemmeno? Non si sa. Dopo i vari No-VAX, No-5G, No-Tutto, non potevamo mancare i No-Mask. Ci mancherebbe.

Poi c’è la componente politicizzata, per la quale… speriamo vada male così possiamo addossare le colpe al Governo oppure alle varie Regioni, a secondo del livello di espressione. Ho visto l’ordinanza “A” fatta dalla regione “rossa” osteggiata violentemente dai “neri” ma la stessa ordinanza “A” fatta dalla regione “nera” osteggiata violentemente dai “rossi”: non importa la logica, occorre solo dare addosso in modo da mettere in cattiva luce gli avversari. E se nel frattempo ne muoiono un po’… e vabbé, che sarà mai!

Non dimentico la schiera dei terrorizzati, che – per carità – la paura fa 90 e un po’ li capisco, ma che vorrebbero tutto chiuso fino alla comparsa del vaccino (che da altre parti loro stesso osteggiano) perché “… e se mi ammalo?”. Peccato che si tratta sempre di qualcuno che miracolosamente non ha perso il lavoro, magari è pensionato, forse lavora in una delle poche aziende che non si sono fermate, addirittura è dipendente di qualche entità statale, regionale o comunale, e quindi pensa qualcosa di simile a “ma chi se ne fotte dei commercianti e delle attività che falliscono, ci penserà un po’ lo stato a sostenerli!”. Peccato che lo stato non è stato in grado di sostenerne pochi, figuriamoci se questo stato di chiusura fosse andato avanti ancora a lungo. Peccato che siamo in una economia circolare, e che se una o più pedine crollano, prima o poi seguono anche le altre. A chi credete, vorrei dire a questi signori, che le aziende vendano i loro servizi? Egoismo del “tanto io sto bene, cavoli tuoi” a parte, dove pensate che trovi, lo stato, i soldi per pagare sussidi e simili ad aeternum? Credete davvero che il vostro lavoretto durerebbe ancora a lungo? Che siete degli intoccabili?

E finiamo con gli insulti da bar, le cattiverie gratuite basate su psudoindagini di testate da “web”, le fake news per guadagnare sui click e così via.

Altro che saremo tutti più buoni. In questa pandemia – salvo rare eccezioni, come la maggioranza dei medici e degli infermieri – non si è visto il lato buono, si è visto – ancora una volta – il lato peggiore il quale pare ogni volta superare sé stesso ed essere davvero senza fondo.

Si dice che il Buddha storico, ottenuta la liberazione, non volesse sentire ragioni a proposito di insegnarne la strada agli altri, perché non avrebbero mai potuto capire. Poi, per fortuna, qualcuno (non esseri ordinari) riuscì a fargi cambiare idea. In effetti pero’ non so… forse tutti i torti non li aveva.

Chiudo con una delle mie citazioni preferite, di un anonimo medioevale, che più o meno diceva: “il mondo è pieno di pazzi e chi non li vuol vedere si chiuda in casa… ma rompa anche il suo specchio”.

Dedico questo post al nostro Perseo: purtroppo ha subito una operazione endoscopica che, dal dover essere di routine, pochi minuti, si è trasformato in un raschiamento e sezionamento della zona retronasale durata un’ora 😦

Ora pian piano si sta riprendendo, dovrà fare dieci giorni di antibiotico, aspetteremo il risultato dell’esame istologico (incrociando le dite) e poi… vedremo se sarà finita qua o si dovrà fare qualcos’altro.

Perseo è un gatto bravissimo, un cuor d’oro, l’unico che va d’accordo con tutti gli altri gatti, che non ha nemici.

Io non credo che la vita sia meritocratica, non almeno come intendiamo noi questo termine, ma… se ci fosse un essere del quale poter dire “non se lo merita”… sarebbe lui.

Spesso noi amanti degli animali diciamo “più conosco gli uomini e più amo gli animali”: se conosceste Perseo, fareste tutti il tifo per lui 🙂

 

Perché, per fortuna del pianeta, siamo destinati ad estinguerci

Bene, è l’ultimo giorno di Agosto, direi che è il momento di tornare a pubblicare qualcosa 😉

E’ da un po’ di tempo che voglio parlare di questo argomento: l’egocentrismo dell’uomo lo porterà fatalmente all’autodistruzione.

Siamo nel XXI secolo, abbiamo conoscenze dell’universo che solo fino a pochi decenni fa non avevamo. Ora sappiamo che il nostro pianeta non è nemmeno un granello di polvere nel cosmo, è così insignificante che se sparisse domani per l’universo non cambierebbe una virgola. Eppure ci comportiamo ostinatamente come se, ancora, fossimo convinti di essere al centro dell’universo e che ogni cosa è lì solo per poterla sfruttare a nostro piacimento.

Guardate che non mi riferisco necessariamente a grandi temi, basta guardarsi attorno per rendersi conto che ognuno, o quasi, vive come in un sogno, un sogno dove scorge poco o nulla di ciò che gli accade attorno, perso completamente in sé stesso o, al massimo, nella sua famiglia. Fateci caso, guardate le persone, ascoltatele, vedete come si comportano. Vi accorgerete che davvero “percepiscono” solo sé stesse, quasi nulla del mondo. E sì che siamo nell’era dell’informazione! Ma anche quella è vissuta sempre e solo sulla base delle ricadute che può avere sulla propria vita.

Quando udiamo una disgrazia, singola o collettiva, il nostro interesse nasce quasi sempre dalla più o meno conscia volontà di capire se e come può accadere anche a noi. Quasi a nessuno importa davvero degli altri. Ecco perché il terrorismo ha tanto successo mentre di molte sanguinose guerre oggi in corso in altri continenti si sa poco o nulla: il terrorismo potrebbe coinvolgerci, quelle guerre no. O almeno così pensiamo.

Stiamo distruggendo il pianeta. Presto saremo al punto di non ritorno e lo sappiamo benissimo. Altro che lasciare un posto migliore alle prossime generazioni, sarà già tanto se ci saranno ancora prossime generazioni. Se ne sente parlare tanto ma quante persone vedete essere attente alla Natura? Magari lo sono alla pulizia e al decoro del rione dove abitano (quanti infiniti post sui social media!!), ne va della loro figura, del loro blasone, ma se “fuori” sta bruciando tutto non gliene importa proprio nulla.

Dite che esagero? Guardatevi attorno. Non fermatevi alle parole da pappagallo che sentite proferire con troppa facilità da tutti.

Ognuno vuole che il prossimo si comporti rispettando le regole… che interessano a lui, le altre possono essere calpestate tranquillamente. Soprattutto da lui stesso.

Grazie alla potenza dei Social Media la violenza e l’arroganza verbale sono a livelli un tempo impensabili. Si credeva che questi sarebbero stati potenti mezzi di unificazione perché le informazioni sono alla portata di tutti, invece basta farci un giro sopra per rendersi conto che settarismi di ogni genere vivono incontrastati. Un eterno “Questo contro Quello”.

Ho un account facebook. Non ci pubblico mai nulla di personale ma lo trovo di grande utilità per le adozioni di gatti e cani e per leggere informazioni su pagine di specifico argomento. Tra queste, alcune sono appunto di stampo animalista e andandoci parrebbe che le persone siano attente ed amorevoli (e nemmeno sempre, a dire il vero). Ma basta uscire da quelle pagine per leggere le cose più bieche ed abbiette: quegli stessi gruppi sono citati come costituiti da una manica di pericolosi deficienti che sarebbe meglio eliminare dalla faccia della terra. Ora, si può sempre essere d’accordo o meno su determinati argomenti, ma la violenza delle esternazioni mi lascia sempre sgomento al punto di farmi dubitare sulla sanità mentale del genere umano.

Ogni post, ogni notizia, è buona per attaccare questo o quello, con una arroganza da “Padre Eterno-So Tutto Io-Il Mio è l’Unico Modo Corretto di Vivere, il Resto è Merda” da far davvero riflettere sullo stato di (in)civiltà e (in)evoluzione dell’umanità.

E “fuori” è uguale, se non peggio. Tutti vivono come se il loro fosse l’unico modo giusto di vivere e chi se ne discosta è un idiota che non capisce niente e che merita il dileggio pubblico.

Seguo, o meglio seguivo, pagine di informazione scientifica. Mi è passata la voglia. E’ incredibile come chiunque intervenga sia convinto di saperne molto di più dell’articolista e di chiunque altro abbia commentato prima. Anche qui insulti, ridicolizzazioni a persone o “generi”, dichiarazioni assolutiste di unica e indiscutibile competenza, poco importa se l’articolista ha titolo e questo magari ha letto un paio di post altrove. Ogni cosa è un’occasione per sfogare le proprie frustrazioni su qualcun altro e per poter auto-incensarsi della propria presunta grandezza.

Sono profondamente convinto che se la grande maggioranza delle persone fosse convinta di farla franca non aspetterebbe un solo secondo prima di commettere qualunque genere di nefandezza o cattiveria verso il prossimo. Tutti. Inclusi i genitori a spasso con i loro figli ai quali dovrebbero dare l’esempio, e invece gli stanno con evidenza insegnando “Sì figliolo, fai ciò che ti pare, sei figlio mio e perciò ti è concesso”. E poi ci stupiamo di quello che sentiamo nei telegiornali.

C’è un grande dibattito sui cani rei di sporcare le città. Da proprietario di cani e gatti so che non tutti siamo corretti, è vero. Però mai come ora vedo genitori far fare ai loro bambini, molti nemmeno così piccoli, i loro bisogni contro muri o giardini. E a volte anche loro, eh, gli adulti! Si potrebbe dire “bé, quando scappa scappa”… ma perché, i cani invece devono controllarsi? I bambini possono fare tutto. Ad esempio possono gridare ovunque oppure inseguire e tirare gli oggetti più disparati contro qualunque cosa o animale. E guai a dire qualcosa. Perché “loro possono”. Sarà, ma mio padre mi avrebbe fatto una “faccia così”. Siamo sempre lì: la città, e per estensione il pianeta, è lì per loro, non per gli altri.

Molti grandi scienziati, tra cui Stephen Hawking, dicono che non è affatto detto che entreremo mai in contatto con altre civiltà nello spazio. Perché? Forse perché è difficile che la vita si sia sviluppata altrove? Niente affatto, l’universo è così sconfinato che sarebbe davvero stupefacente il contrario. Forse perché nessuna civiltà si è sviluppata da abbastanza tempo da avere la tecnologia per riuscire a superare le barriere di tempo e spazio? Ma no, è l’umanità caso mai ad essere estremente giovane, poche migliaia di anni in un universo che è lì da, dicono, 14 miliardi di anni. E’ proprio il contrario. E’ probabile che la tecnologia, una volta avviata, si sviluppi ad una velocità estremamente più elevata della evoluzione mentale e spirituale della specie che l’ha creata. E’ come dare una pistola carica ad un bambino di 4 anni insomma: come volete che finisca?

Quindi, secondo questi grandi scienziati, è probabile che tutte le civiltà finiscano per autodistruggersi prima di diventare abbastanza “intelligenti” (emotivamente parlando) da evitarlo.

Non so cosa pensare su possibili specie aliene, ma sulla nostra temo fortemente abbiano ragione.

Guardiamoci. Siamo un’accozzaglia di gente che potendo sotterrerebbe chiunque gli mettesse il bastone tra le ruote. Altro che rispetto, accettazione ed empatia. Siamo così arroganti e prepotenti da fregarcene altamente di sapere di essere ad un passo dal punto di non ritorno a riguardo della salute del nostro pianeta. Per uno che alza la mano dicendo “ehi… attenzione!” ce ne sono migliaia che continuano imperterriti nel loro “sì, lo facciano altri!”.

Meno di duecento anni fa, veramente un nulla nella scala del tempo cosmico, non avevamo nemmeno la corrente elettrica, avevamo le candele (e facevamo danni anche con quelle). Guardate cosa abbiamo oggi. Altro che una pistola in mano ad un bambino.

Senza fare riferimenti alla Nord Corea, che francamente non credo sia così pericolosa, pensate davvero che tra dieci, cento o cinquecento anni, non ci sarà uno dei tanti fuori di testa che premerà un magico pulsante rosso? O che il pianeta non riesca più a sopportare lo stress ambientale a cui lo stiamo sopponendo?

La nostra mente corre ad un futuro magnifico dove non ci saranno più malattie, nessuno che muore di fame, di solitudine o angoscia, dove libertà e natura saranno il dono a chi verrà… ma a chi la stiamo raccontando? Qualcuno ci crede davvero?

Scienza, Universo, e l’arroganza della “specie eletta”

Da secoli, ormai si può dire da migliaia di anni, l’uomo si è autoproclamato come “specie eletta”. L’uomo è colui per cui l’universo intero è stato creato, colui che può usare e abusare di qualunque altro oggetto o forma di vita con cui venga in contatto, poiché gliene è stato dato il diritto da Dio in persona. Per difendere questa posizione, egli tira in ballo le sacre scritture o dati pseudoscientifici che ne dimostrerebbero la superiorità sul resto del creato tutto. Perché “pseudoscientifici”? Perché basati esclusivamente su quel minimo di conoscenze scientifiche spesso superate e estremamente incomplete eppure citate come, appunto, fossero la Bibbia. Peccato che oggi proprio la scienza ci dice ogni giorno di più quanto siamo trascurabili nell’universo e quanto poco sappiamo di come esso, e noi stessi, funzioniamo.

Provate a chiedere allo “uomo della strada” se l’universo è fermo o si sta espandendo. Ci sarà chi, pomposamente, vi dirà che al momento si sta espandendo ma che la velocità con cui lo fa sta via via diminuendo e, un giorno, inizierà a contrarsi fino a tornare ad implodere in un unico punto. Questa convinzione era un punto fermo della cosmologia fino a qualche decennio fa e si basava sulla logica: lo studio dei colori delle stelle diceva – e dice ancora – che le altre galassie si stanno tutte allontanando dalla nostra, dunque l’universo si sta espandendo; la logica faceva supporre che la massa delle galassie stesse, più numerose nella parte interna dell’universo che alle estremità, avrebbe un giorno invertito il processo grazie alla loro forza di gravità che avrebbe prima rallentato il processo di espansione e poi avrebbe iniziato quello della contrazione. Ma oggi, quello che l’uomo dava ormai per scontato, si è dimostrato falso. Con sorpresa ci si è accorti che l’universo non solo non sta rallentando, ma sta addirittura accelerando la sua espansione, ogni giorno di più.  Perché? Perché evidentemente non è vero che c’è più massa verso il suo centro rispetto alle periferie. Ciò è stato dimostrato quasi casualmente dallo studio delle galassie.

Ci si immaginava che le galassie, che sono ammassi di innumerevoli stelle, si comportassero come il nostro sistema solare: il punto centrale, con grande massa e perciò grande forza di gravità, si muovesse con relativa lentezza, mentre la periferia, molto meno ricca di materia, ruotasse di conseguenza molto più velocemente. Bé, l’osservazione dimostrò sorprendemente che così non era: tutto ciò che è in una galassia si muove alla medesima velocità 😮 Com’è possibile? L’unica spiegazione plausibile è che non è vero che il centro delle galassie contiene maggiore materia della sua periferia e abbia perciò maggiore forza di gravità. C’è insomma qualcosa in più delle sole stelle e pianeti, qualcosa in più della materia visibile. Da questa e da altre osservazioni sono nate le teorie della “materia oscura”, materia che non si vede ma c’è, e della “energia oscura”, qualcosa che non si vede ma c’è allo stesso modo. La materia oscura non si sa cosa sia ma gli scienziati hanno qualche supposizione. L’energia oscura… bé, non sia ha nemmeno idea di cosa sia, ma si sa che esiste per gli effetti che provoca.

Ecco perché l’universo esiste e rallenta: la materia oscura ha permesso alle galassie di consendarsi e non disperdersi, l’energia oscura di creare una forza di repulsione che si rafforza sempre più e che allontana la materia dal centro sempre più velocemente.

La cosa sconvolgente è che l’energia oscura costituisce grande parte dell’Universo, diciamo il 70%, la materia oscura un altro 25% e la materia convenzionale, quella che noi conosciamo, meno del 5%. La materia che noi vediamo, di cui pensiamo sia fatto l’universo e noi stessi, è… trascurabile nel mezzo di qualcosa che non capiamo.

E non è finita qua. Tra le teorie cosmologiche, sono sempre di più quelle che parlano di “multiverso”. Cos’è? E’ l’assieme di più universi. Sì, perché cosa ci fa credere che il nostro universo sia il solo possibile? La’ fuori potrebbero essercene a migliaia, a miliardi, che esistono contemporaneamente in spazi-tempo differenti. C’è la teoria delle “stringhe”, stringhe di “energia” che scorrono nello spazio; due di queste stringhe si sarebbero “urtate” e il risultato sarebbe stato quello di creare “un po’ di confusione” sulla loro superficie. Cos’è questa confusione? Il Big Bang, la nascita del nostro insignificante universo 😀

Insomma, nel medioevo l’uomo si era autoconvinto di essere al centro dell’universo, oggi sappiamo che il nostro pianeta è solo uno di quelli che ruota intorno ad una piccola stella della via lattea, la nostra galassia, dove ci sono milioni e miloni di altre stelle e, certamente, milioni di altri pianeti. La nostra galassia è solo una delle innumerevoli galassie che compongono l’universo che, a sua volta, è solo uno dei, probabili, milioni di universi che esistono. E chissà quanta “roba” c’è ancora che non comprendiamo e nemmeno immaginiamo che esista. La materia è una parte trascurabile dell’universo. Dunque lo siamo anche noi, o almeno, lo è il nostro corpo. Attorno a noi, in questo momento, c’è molto, molto, di più… solo che non siamo in grado di percepirlo.

Tutto questo per dire di quanto poco conosce oggi l’uomo. Possiamo dire che conosce molto di più di quanto conoscesse nel passato, ma tutto questo lo ha portato a comprendere che soprattutto sa di non sapere.

Chi ancora vuol credere di essere la specie eletta… faccia.

Stop vivisection!

Cari amici, oggi, grazie al “promemoria” di Glicine61 che l’ha postato sul suo blog http://nuvoledipoesia.iobloggo.com/, voglio ricordarvi che è in atto in tutta Europa la raccolta di firme per chiedere l’eliminazione della orribile pratica della vivisezione. E’ necessario raggiungere un milione di firme entro il primo Novembre 2013 e, poiché siamo solo a un terzo e la raccolta è iniziata già dal primo Novembre dello scorso anno… non siamo messi proprio bene 😦

Per favore, non prendetela come la “solita petizione” da Internet che lascia il tempo che trova: questa è una raccolta firme seria. Non commentate “ah, sì, che bella iniziativa!” o “quanto è vero!”, per poi passare oltre: non ha alcuna importanza che commentiate questo post, se concordate… firmate! Non passate oltre! Non rimandate: non tornerete a firmare!

Vi eviterò video o immagini terrificanti allo scopo di sensibilizzarvi, ma sappiate che quelli che girano in Internet non sono “video speciali e rarissimi”, sono purtroppo la realtà, succedono davvero!

Mi limito a riportare qua sotto alcuni stralci dal sito dell’iniziativa e il relativo link. Potrete leggere perché la vivisezione non è solo immorale, ma è anche inutile e perfino dannosa.

E comunque, aggiungo di mio, smettiamola di considerarci al di sopra della Natura; smettiamola di credere arrogantemente che, a nostro uso e consumo, possiamo uccidere, torturare, dilaniare, qualunque altro animale. Ricordiamoci che non esiste il “regno umano”, esistono solo i regni minerale, vegetale e animale, e noi facciamo parte dell’ultimo così come tutti gli altri animali. Non abbiamo alcun diritto di arrecargli un’orribile morte e sofferenza, nemmeno per scopi scientifici (peraltro opinabili, come potrete leggere).

Fatemi un favore, non commentate… firmate: http://www.stopvivisection.eu/it/content/sign-online

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“Grazie all’iniziativa popolare, con un milione di firme i cittadini europei possono partecipare in prima persona all’attività legislativa dell’Unione Europea.STOP VIVISECTION dà la possibilità ai cittadini di esprimere il proprio NO alla sperimentazione animale e di richiedere con forza all’Unione Europea un percorso scientificamente avanzato, a tutela degli esseri umani e dei diritti degli animali.”

“L’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea stabilisce che “l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze e del benessere degli animali in quanto esseri senzienti“. Questo riconoscimento ufficiale porta in sé l’obbligo morale di rispettare i diritti fondamentali degli animali, che devono pertanto essere riconosciuti come una priorità dall’Unione europea e dai suoi Stati membri, e tutelati attraverso un coerente quadro legislativo comunitario. Da questo punto di vista, la sperimentazione animale (o vivisezione) è senza alcun dubbio una pratica inaccettabile, in quanto impone illimitato dolore e sofferenza a esseri senzienti e senza difesa.

Alle ragioni dell’etica (condivise, nel sondaggio della Commissione Ue del 2006, dall’86% dei cittadini europei), si aggiunge l’appello sempre più stringente del mondo della scienza che afferma che il “modello animale”, non predittivo per l’uomo, è privo di valore scientifico; infatti non esiste prova statistica che ne dimostri l’efficienza e l’affidabilità.

Per tale ragione la pratica della sperimentazione animale rappresenta:

  • un pericolo per la salute umana e per l’ambiente,
  • un freno allo sviluppo dei nuovi metodi di ricerca biomedica fondati sulle straordinarie acquisizioni scientifiche del nostro tempo,
  • un ostacolo alla possibilità di attingere alle risposte ben più affidabili, esaurienti, veloci ed economiche, forniteci dalle nuove tecnologie pertinenti per l’uomo.

In considerazione di quanto precede, noi sottoscritti cittadini europei richiediamo alla Commissione europea l’abrogazione della direttiva 2010/63/UE, con la presentazione di una nuova proposta di direttiva che sia finalizzata al definitivo superamento della sperimentazione animale e che renda obbligatorio per la ricerca biomedica e tossicologica l’utilizzo di dati specifici per la specie umana in luogo dei dati ottenuti su animali.”

“L’iniziativa STOP VIVISECTION nasce a seguito delle numerose e vibranti proteste dei cittadini europei rispetto all’approvazione della direttiva 2010/63/UE (detta “per la protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici”). Tale direttiva non ha avviato il percorso di abolizione di ogni forma di sperimentazione animale come previsto dai trattati europei, secondo i quali le politiche dell’UE devono tenere pienamente conto delle esigenze e del benessere degli animali in quanto esseri senzienti. Inoltre la sperimentazione animale rappresenta un serio pericolo per la salute umana in quanto i test animali non hanno alcun valore predittivo per l’uomo e frenano lo sviluppo dei nuovi metodi di ricerca biomedica.”

L’intera informazione la trovate sul sito http://www.stopvivisection.eu/it

Per firmare: http://www.stopvivisection.eu/it/content/sign-online

L’uomo è davvero un “animale sociale”?

Aggiornamento: il nostro Tom non ha nulla di grave! Pare solo una follicolite! 😀 Stamattina gli hanno tolto i punti e adesso dovra fare una semplice cura con una crema apposita 😉

Eccolo qua con Cane Leone… 😀

Prima di tutto, grazie a tutti per la solidarietà con il nostro Tom 🙂 Purtroppo non è arrivato ancora il referto con l’analisi dell’esame istologico, dovremo aspettare almeno fino a lunedì 😐

In questi giorni, da un po’ di tempo in realtà, mi sono interrogato sulla vericidità dell’affermazione che l’uomo è un animale sociale, ovvero portato a vivere in società, in comunità, a “legare” con altri esseri della sua specie.

Da sempre gli psicologi e prima di loro i “conoscitori della psiche umana” ci dicono che è così, che la persona che si isola e non socializza è destinata al malessere patologico. D’altronde anche gli eremiti sono sempre stati visti un po’ come dei pazzi, magari apprezzati in qualche caso, ma comunque pazzi. Non è così? 🙂

Però mi chiedo… rispetto ad altre specie animale, l’uomo dimostra davvero di essere più portato alla socializzazione o piuttosto si tratta e si è sempre trattato di una scelta di convenienza per vivere e sopravvivere con più facilità? 😐 No, perché conosco ben poche altre specie che se le “suonano” si santa ragione così come fa l’uomo, con guerre su scala nazionale o piccoli sgarbi all’interno di micro comunità (condomini o famiglie, ad esempio).

Io sono più portato a pensare che molte migliaia di anni fa l’uomo preistorico capì, grazie alla sua indubbia intelligenza logica, che in comunità poteva fare più facilmente fronte alle avversità ed ai pericoli, e successivamente che poteva procurarsi più facilmente delle comodità che altrimenti non avrebbe potuto permettersi. Però, insomma, in quanto a legare davvero amichevolmente con il prossimo credo che non si sia dimostrato, né si dimostri, superiore alle altre specie animale. Anzi… se può pensa solo al proprio piccolo tornaconto e guai a chi osa metterglielo in dubbio 😉 Oggi, ma in fondo è sempre stato così, è quasi solo questione di economia, di soldi, di apparenza. Perfino la maggioranza delle amicizie sono tali solo perché di “comodo”: tu fai qualcosa che fa piacere a me ed io te lo rendo più tardi. Di vero altruismo c’è ben poco.

Io sociale lo sono sempre stato poco. Ricordo che quando facevo qualche escursione in montagna in compagnia di un amico, già molti anni fa, mi infastidiva vedere qualcun altro non solo nello stesso sentiero, ma perfino in quello dall’altro lato della valle 😀 Quando poi frequentavo qualche gruppo di persone, per esempio di “amici”, finiva sempre a scazzottate verbali 🙂 e non credo di essere così diverso dalla maggioranza 😛 Oggi, se non mi frenasse mia moglie, sarei già a vivere in luoghi dove le persone le vedrei più frequentemente in TV che non sotto casa 😀

Che dite, sono davvero io strano o in fondo un po’ vi ci ritrovate nelle mie parole? 🙂

Una rivoluzione animalista

Quando vedo scene racappriccianti come questa (http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/vietnam-il-maiale-dimezzato-perche-il-suo-sangue-porta-fortuna.html) mi vergogno profondamente dei miei simili. Provo un senso di pietà e dolore per l’animale, di sconcerto e rabbia per l’ignoranza e l’insensibilità della maggior parte dell’umanità.

Tempo fa, sapete, ho iniziato a sognare ad occhi aperti ad una rivoluzione, una guerra civile, dove una parte dell’umanità combattesse – e vincesse – per i diritti degli animali, sul modello di quella americana nata – almeno in parte, e almeno ufficialmente – contro la schiavitù. Lo so, addirittura una guerra, con spargimento di sangue, non è mai bella da pensare e, in fondo, so che non accadrà, non per questa e per qualche altra generazione almeno. Però sogno lo stesso un domani dove sempre più persone si rendano conto di quanta ignoranza, arroganza e crudeltà ci sia nell’atto di sfruttare la superiorità (momentanea) della specie umana per distruggere e torturare le altre.

Non siamo qua per distruggere il pianeta. Non siamo qua per torturare e procurare sofferenza, né ad altri uomini, né ad altri animali.

C’è ancora chi promulga che gli animali siano stati fatti per essere al servizio dell’uomo, così come molti secoli fa promulgava che la terra era al centro dell’universo. Ma io credo che questa sia una falsa fede, una fede di circostanza, di convenienza, un modo per potersi arrogare da soli il diritto di compiere tutte le nefandezze che si vuole.

Ricordo di aver letto un commento su un articolo contro l’utilità della vivisezione di qualcuno (pro-vivisezione evidentemente) che più o meno sosteneva “Siete ipocriti: se sapeste che l’uccisione di mille cani servisse a curarvi anche solo un raffreddore, non esitereste ad essere d’accordo”. Ebbene no, caro qualcuno. Io non sarei d’accordo. E non lo scrivo adesso perché ho la fortuna di avere ancora la salute. So che lo sottoscriverei anche il giorno che fossi malato terminale. La vita è vita, in ogni sua forma evoluta, e come tale va percepita e rispettata.

Chi non è in grado di sentire la vita in un animale, in realtà non è in grado di apprezzare nemmeno la propria. Il suo è solo attaccamento dell’ego, non vero amore per la vita.

P.S.: Tomino ha subito una piccola operazione per una biopsia. I risultati ci saranno dati tra una settimana o dieci giorni… Il piccolino ha bisogno dei vostri auguri! 🙂

 

Cleo II

Bene, continuo e concludo gli estratti dal libro “Cleo” iniziati nel post precedente 🙂

“Il mattino seguente tenni Cleo chiusa in casa. Sul vialetto, il piccolo tordo giaceva immobile nello stesso punto. I suoi occhi erano spenti, le zampine arricciate in un gesto di stupore. Io ricacciai indietro le lacrime. Sorprendentemente, i genitori stavano ancora facendo la guardia sul cespuglio di camelie e fissavano il figlio ormai morto con incredulità. Non mi ero mai resa conto che gli uccelli potessero provare dolore per i loro piccoli perduti, così come fanno le persone. Ma come aveva detto spesso Sam [il figlio morto], il mondo degli animali è più complesso e bello di quanto gli esseri umani riescano a comprendere.”

“Fuori, al piano terra, attraversai la strada e trovai una piccola chiesa. Rivestita in legno e in stile coloniale, mi ricordava quella in cui da bambina avevo cercato con tanta determinazione di imparare le leggi divine. Tentai di pregare ancora, ma la mia conversazione con Dio fu come al solito a senso unico.

Si trovava più conforto fuori, nel parco, dove i rami giganteschi si protendevano come mani sopra di me. Era più facile immaginarsi Dio lì, fra le foglie e i fiori che pulsavano di vita. La morte e l’imputridimento si intrecciavano alla bellezza in un modo che sembrava naturale e rassicurante.”

“<<Ne ho passato di belle e di brutte>> diceva [il figlio malato]. <<E credimi, quelle belle sono molto meglio. Solo quando hai assaggiato il pane secco apprezzi veramente quella roba morbida appena uscita dal forno>>”

“<<Una volta desideravo una vita più facile>> rifletteva [sempre il figlio malato]. <<Alcune famiglie vivono per anni senza che nulla le tocchi. Senza tragedie. Non fanno che ripetersi quanto sono fortunate. Eppure, a volte, mi sembra che siano vive solo a metà. Quando alla fine capita qualcosa di brutto, e prima o poi capita a tutti, il loro trauma è molto peggiore. Fino a quel momento non gli è successo nulla di grave. E pensano che i piccoli problemi, come perdere un portafoglio, siano chissà quali catastrofi. Pensano che la loro giornata sia rovinata. Non hanno idea di cosa sia una giornata davvero difficile. E per loro sarà incredibilmente dura quando lo scopriranno.>>”

“<<Grazie a Sam [il fratello scomparso] ho scoperto che tutto può cambiare in fretta. Attraverso di lui ho imparato ad apprezzare ogni istante e a non aggrapparmi alle cose. Così la vita è molto più eccitante e intensa. Come lo yogurt che scade dopo soli tre giorni. Ha un sapore molto migliore di quello che dura tre settimane.>>”

“Ma anche se la punta della coda rimase indolenzita per il resto dei suoi giorni, Cleo non cercò mai di elemosinare la nostra simpatia. Anzi, si portò in giro la coda ammaccata con il garbato orgoglio di un ufficiale di cavalleria ferito in guerra. Il perdono per una lesione permanente era un processo ovvio per lei, semplice come respirare.

Io avrei voluto condividere questa sua capacità di perdonare. Noi umani ci aggrappiamo al nostro dolore e lo coltiviamo, spesso a nostro stesso discapito. Siamo rapidi a vestire il ruolo della vittima. Eppure i gatti sono, e sono sempre stati, i destinatari dei maltrattamenti umani […] L’umanità ha causato così tanta sofferenza al gatto domestico, che c’è da stupirsi che tolleri ancora di entrare in contatto con noi. Eppure, anche se ricordano le atrocità perpretate contro di loro, generazione dopo generazione i felini continuano a perdonarci. Ogni nidiata di gattini miagolanti e indifesi è un invito per gli esseri umani a ricominciare daccapo e a comportarsi meglio. Nonostante il nostro passato dimostri gli abissi di crudeltà di cui siamo capaci, i gatti continuano ad aspettarsi qualcosa di meglio da noi. E non potremo considerarci completamente evoluti fino a quando non ci dimostreremo all’altezza della scintilla di fiducia e di speranza che brilla negli occhi di un gattino.”

 

Un’alternativa e’ possibile?

L’altro giorno riflettevo sulla pubblicita’: elettrodomestici, cellulari (pardon… smartphone!), rasoi, automobili… Sembrerebbe, a quanto dicono, che se non hai un certo modello di auto o certe prestazioni o comfort, non sei nessuno, sei obsoleto, superato, non hai futuro. Insomma, ancora si cerca di fare di queste cose uno status symbol. E pare che per i produttori funzioni, se e’ vero che i beni di lusso sono in continua crescita mentre noi, povera grande maggioranza, non abbiamo nemmeno di che pagarci il carburante.

Ho come il sospetto che in fondo “chi puo’” sia quasi contento della crisi: mette ancora piu’ divario tra lui e gli “altri”.

Un tempo pensavo che comunque questo sistema funzionasse: le grandi innovazioni, cosi’ utili non solo per le comodita’, ma per la stessa sopravvivenza, come le scoperte scientifiche in campo medico, avvengono per lo piu’ grazie al clima esasperato di concorrenza e competizione. E’ per il business che le aziende, quelle farmaceutiche per rimanere nel settore medicale, fanno ricerca, e la concorrenza li stimola a fare meglio.

Pero’… mi sto adesso rendendo conto che qualcosa non va’… Non importa se questo modo di agire e di pensare ha portato finora frutti, non e’ che se qualcosa funziona allora vuol dire che e’ giusta e che non si possa fare meglio… C’e’ qualcosa di sbagliato a monte. Sembra che il mondo, buona ultima ad accodarsi la Cina (ma non era ultra-comunista?), decida di funzionare solo se di mezzo ci sono i soldi e il potere… Dove sono finiti valori come la compassione, l’altruismo, o anche solo un desiderio di benessere che sia sano e non volonta’ di “apparire piu’ degli altri”?

Oggi ci dicono che possiamo sopravvivere solo se la nostra economia continua a crescere, se i consumi continuano a crescere e le persone a spendere sempre di piu’. Dobbiamo produrre sempre di piu’… senno’ c’e’ la crisi e sono guai. Ma io mi chiedo… perche’ quanto producevamo dieci anni fa’ ora non e’ piu’ sufficiente? Perche’ se continuassimo a produrre la stessa quantita’ di oggetti e servizi l’occupazione diminuirebbe e saremmo destinati a finire tutti in mezzo ad una strada?

E’ tutto il modello che, pur non essendo un economista o forse proprio per questo, mi sembra evidentemente fallace. Non si puo’ “produrre sempre di piu’ per sempre”, e’ una follia, e mi pare anche una “follia evidente”. Eppure siamo tutti terrorizzati che questo modello non funzioni piu’.

Io credo che il crollo del sistema potrebbe invece un domani essere il nuovo inizio di una societa’ basata su principi e valori piu’ umani, non piu’ basata sull’apparire ma sul vivere. Certo, per noi adesso sarebbe tragico, probabilmente in molti non faremmo una bella fine, anche se lo spirito di adattamento dell’uomo puo’ far miracoli, ma forse per chi sta crescendo ora, per le nuove generazioni, potrebbe essere un toccasana… Sempre che, ed e’ questo il vero quesito, al crollo segua la costruzione di un modello nuovo e non il tentativo di rattoppare quello vecchio per poi riprendere a farlo funzionare.

Qui non si tratta di socialismo, di comunismo e nemmeno di una particolare rivoluzione spirituale (leggi “New Age”). Qui si tratta di capire che forse e’ da troppo tempo che ci facciamo prendere per i fondelli, che ci facciamo imporre – come se fosse l’unico possibile – un modello che, per quanto mi riguarda, e’ gia’ sopravvissuto fin troppo a lungo, un modello dove gode non chi ha di piu’, che gia’ sarebbe opinabile, ma chi, per questo, si permette di guardare gli altri dall’alto in basso.

La ricerca non deve smettere perche’ non e’ piu’ fondata sul guadagno (che poi… mi sembra che sia proprio uno dei settori piu’ colpiti quando c’e’ da tagliare): c’e il desiderio di vincere il malessere, di debellare le malattie, di guarire il prossimo e salvare chi e’ in difficolta’. Di avere condizioni di vita accettabili… per tutti. Riusciamo ad immaginare un mondo dove i laboratori di tutto il pianeta collaborino scambiando informazioni immediate, invece di competere per “arrivare primi” rivelando percio’ solo i risultati ormai raggiunti? Io scommetto che oggi ci sarebbero meno armi, meno malattie incurabili e molta piu’ umanita’.

E se questo non e’ sufficiente, se davvero ci sentiamo realizzati solo quando abbiamo piu’ del vicino… be’, noi e il pianeta abbiamo poco da stare allegri.

 

I giorni perduti – di Dino Buzzati

Eccomi finalmente con un nuovo post :-)>, purtroppo e’ un periodo davvero intenso e il tempo libero e’ quello che e’ 😦

Il post e’ un testo di Dino Buzzati che ho trovato sul blog Cinechiacchiere non solo, di egle1967 🙂
Ora il testo, seguira’ un mio commento 😉


I GIORNI PERDUTI – DINO BUZZATI

scaricatoreQualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta e caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel dirupo che era colmo di migliaia e migliaia di altre cassi uguali.
Si avvicinò all’uomo e gli chiese: –Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?
Quello lo guardò è sorrise: –Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.
–Che giorni?
–I giorni tuoi.
–I miei giorni?
–i tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno.
C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se n’andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo e c’era dentro una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo aspettava da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
–Signore! – gridò Kazirra. –Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.


Commento di Wolfghost: Ognuno di noi ha casse piene di giorni perduti, e’ inutile negarlo. Per la maggior parte di essi e’ bene non tormentarsi: sono stati atti davvero involontari, oppure scelte necessarie che non avevano vera alternativa. O addirittura “errori di gioventu’ ” che, si badi bene, possono capitare anche a 80 anni 😀 (ricordo a tal proposito un goal da quasi metacampo che subi’ Dino Zoff a fine carriera: lui segui’ la palla a braccia aperte, come dire “e’ fuori, e’ fuori”… invece era dentro :-D; quando venne intervistato dichiaro’ autoironicamente che era stato un errore di gioventu’, appunto :-P). Tutti sbagliamo, tutti prendiamo troppo alla leggera faccende che piu’ tardi torneranno a popolare i nostri incubi. Io ad esempio non sono esente da pensieri del tipo “Potevo fare di piu’ “, riferiti ai miei genitori in particolare (ma anche al mio gatto Kit, leggete qua: Un po’ di Wolf… Kit: incontro con la morte.), pur sapendo oggettivamente che sacrificare l’intera mia vita di allora non sarebbe stato giusto nemmeno per loro.
Pero’ ci sono cose che potevamo fare… e invece sono rimaste li’, incompiute. Cose che magari ci sembravano innocenti ma che hanno ferito qualcuno, qualcuno che magari nemmeno ricorda… ma ricordiamo noi.
Volete sapere una mia piccola storia personale che “sa di poco conto”, ma che non sono mai riuscito a sepellire e ciclicamente torna fuori? 😐 Essa riguarda un Wolfghost che adesso, qualche decennio dopo, non approvo…
Dovete sapere che erano gli albori dei siti di incontro online. Non erano certo come quelli di oggi (anzi, quelli di oggi manco li conosco, diciamo di “ieri” ;-)), si trattava di siti di solo testo, altro che facebook o Meetic (esiste ancora Meetic, vero? :-|).
Il mio primo approccio con questo genere di incontri online fu con una ragazza della mia citta’ che pero’ aspetto’ molti mesi prima di accettare di incontrarmi dal vivo. Io, che allora ero novello di questo genere di esperienze (che peraltro protrassi per pochi anni in tutto), accettai un “rapporto epistolare” che inizio’ con brevi messaggi per arrivare a lunghe e-mail. Sulla carta eravamo perfetti: stessi interessi, medesimo “sentire”. Ovviamente finimmo per idealizzarci l’un l’altro, per credere che quella sarebbe stata la storia “giusta” 🙂
Altrettanto ovviamente, quando finalmente ci incontrammo dopo mesi e mesi di e-mail (e da un certo punto in poi anche di telefonate)… non mi piacque  😦 ed io sapevo che non ci sarebbe stato modo di superare la cosa grazie a “affinita’ elettive”: non e’ che cercassi chissa’ cosa, ma se una donna non mi piaceva, non mi piaceva, c’era poco da girarci attorno.
In buona fede, ma un po’ arrogantemente, pensai che fosse meglio staccarla subito, per evitare che continuasse a farsi sogni ad occhi aperti, e, poco elegantemente, mi inventai il classico “ritorno della ex” 😦
Be’, non ci crederete, ma non ho mai dimenticato il suo ultimo sms dove mi scriveva che aveva un forte raffreddore accompagnandolo con una emoticon triste (questa:  ” :-(”  ). Sono certo che lei manco si ricorda di me a vent’anni di distanza, ma io… si’, me ne ricordo ancora. In particolare quell’emoticon triste.
Da allora imparai a non tagliare piu’ a quel modo, in nessuna occasione. Imparai a non credere che esiste solo il bianco e il nero nei rapporti umani, e che se una cosa non va per un verso, allora non deve andare per forza da nessuna parte. Ad essere sincero ed aperto e… se l’altro capisce e accetta un rapporto diverso (di amicizia in quel caso), bene, altrimenti ci si allontana consensualmente, senza rimpianti, ne’ rimorsi…

fuga colomba

Ambizione e ignoranza

charliedittatoreOggi pensavo che uno dei peggiori peccati dell'essere umano è l'ambizione. E' incredibile pensare a cosa gli uomini sono capaci di fare per primeggiare sui propri simili. Quante cattiverie, quante malvagità, sono state commesse e vengono ancora commesse nel tentativo di essere o perlomeno apparire come "i primi".
Siccome però una caratteristica della nostra specie è la "auto-flagellazione", ovvero il gusto di trovarsi la maggior parte possibile di colpe vere o presunte (anche per la nostra onnipresente arroganza nel voler sempre essere primi, sia nel bene che nel male), è mio costume "interrogare" sempre la Natura, ovvero capire se una "presunto errato comportamento" è proprio del genere umano oppure se è presente di suo in Natura.
Bene, forse avrete già capito dove voglio arrivare… Certamente no: non c'è bisogno dell'uomo per trovare ambizione. In molte specie animale si trovano lotte, anche con spargimento di sangue e morte, per la supremazia nel proprio gruppo o del proprio gruppo su quelli vicini. Perfino molte piante cercano di togliersi la luce e il nutrimento reciprocamente.
Però… c'è un però. In Natura tale lotta per la supremazia ha un significato ben preciso: la prosecuzione della specie e la sua evoluzione. E' il leone più forte quello libero di riprodursi, ad esempio.
Nell'uomo queste motivazioni hanno subito una deriva: quasi mai infatti, almeno nelle nostre nazioni occidentali, l'ambizione ha scopi di sopravvivenza o riproduzione. Potremmo pensare che in fondo anche lo "apparire" abbia scopo di conquista sul sesso opposto, e dunque legato al piacere e conseguentemente alla riproduzione, ma è evidente che spesso così non è. Spesso chi cerca di prevalere lo fa in ambiti "fini a se' stessi", che non possono portare ad alcuna "conquista fisica". Eppure c'è chi è pronto a distruggere gli altri per prevalere.
Allora cos'è che spinge una persona in tale direzione? Bé, io credo che dietro ci sia una "ridirezione dell'obiettivo".
Nel corso del tempo, a causa dell'educazione della nostra civiltà, abbiamo perso le motivazioni "primarie", sostituendole con altre… fittizie. D'altronde c'è anche una ragione evidente in tutto questo: la competizione per "dominare" sugli altri, per essere i "capo-branco", porterebbe a continue guerre, porterebbe alla quasi impossibilità di costituire gruppi sociali numerosi. Re-indirizzando gli obiettivi invece, gli sforzi e le "battaglie" divengono inutili, se viste nello spirito originario della Natura, ma perlomeno – nelle intenzioni delle società – evitano risultati cruenti.
Peccato che come spesso avviene, allontanandosi dalla Natura i risultati sono spesso impredicibili, ed ecco infatti che molte persone puntano la loro vita su attività e obiettivi davvero "virtuali", un po' come se si limitassero ad applicarsi ad un videogioco, anziché vivere.
Ovviamente la mia non è un'esortazione a… prendere una clava e iniziare a colpire a destra e a manca, ma piuttosto un tentativo di presa di coscienza: va bene scegliere i propri obiettivi, ma cerchiamo sempre di dare loro il giusto peso, senza, in fondo, prenderci troppo sul serio.

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