La voce del mare – un racconto di Poetikando

Sono in ritardo  😐 : oggi mi sono accorto di avere ben quattro post “in coda” (in realtà, “in mente”). Per ben tre di essi mi avvarrò di splendi scritti di altri blogger, un altro invece deriva da un aforisma di un poeta che tutti abbiamo studiato a scuola. Considerando che la prossima settimana sarò a Stoccolma per motivi di lavoro, ci metterò un po’ di tempo, anche perché ognuno di questi scritti vale davvero e merita di restare visibile almeno qualche giorno,

Ma vediamo il primo…

 


 

LA VOCE DEL MARE

by poetikando

Blog: poetika

 

 

mare_tempestoso

“Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.

Fa la sua strada, e tu la tua.

Ma non sono la stessa strada”

( “Oceano mare” )

Anni che non vedevo il mare, forse secoli… Ma sono qui adesso, ormai vecchio, a guardarlo, respirarlo, sentirlo davvero. Siamo soli – io e la voce inestinguibile del mare- mai placata in me, mai perduta. Mi chiama. Le onde sventrano gli scogli e le gocce mi si frantumano sul viso, minuscoli specchi di cielo, di pianto liberato. Ho voglia di pensarmi così, nella mia immensa solitudine…

Da ragazzo venivo spesso alla spiaggia per dare del cibo ai gabbiani, e anche oggi ho portato del pane. Mi siedo sul bordo di un vecchio peschereccio abbandonato e sono invisibile, assente. Il maestrale soffia forte, il sale brucia gli occhi, il freddo è un ferro arroventato, che dissolve il dolore prima ancora che sia.

Avverto un fruscio alle spalle: un gabbiano mi si avvicina esitante; sorrido e gli offro le mie ultime briciole. Ci scambiamo uno sguardo, almeno così pare a me e ai miei occhi stanchi. Una lacrima gli scivola lenta sul bianco piumaggio. Che tenerezza, che follia…

Ecco, ora, è arrivato il momento. Quella è la lacrima che mai mi è sgorgata dal cuore; è il pianto che mi ha negato la vita; è il dono mancato dell’ essere fragile – e libero – dentro.

Lo so, è soltanto la mia fantasia. Ma che uomo sono mai stato? Prigioniero di un’esistenza che non ha avuto il tempo – il coraggio – di fare concessioni all’amore, alla vita, al destino…

L’avevo scordato il mare, come un accordo stonato. L‘avevo scordato il mio nome. Lo perdo ogni giorno e ogni giorno lo cerco. E’ sempre un inizio, inizio e mai fine. E’ che il mare è un moto incostante dell’anima – alta e bassa marea – ce l’hai dentro e non fuori di te, come la vita.

La vita…

Che se adesso dovessi raccontarne una – la mia ? – non saprei nemmeno cosa inventare. Ho alle spalle nove mesi di paradiso, novant’anni all’inferno e di fronte nove giorni nel limbo. Ma non sento niente, non ho niente da dire. So che devo morire, non è una grande scoperta: lo sanno tutti ancor prima di nascere. E non mi scorre davanti il film del mio viaggio, non un solo fotogramma. Di memoria ne ho poca, pochi ricordi da ricordare .

Ma se potessi scegliere… mare rinascerei, mare per vivermi fino in fondo l’abisso, per perdermi e naufragare. Mai più aggrappato a scalcinate e sicure pareti. Mai più schiavo di una vita apparente. Avrei sale negli occhi e brividi audaci sulla pelle bagnata. Soffrirei, sentirei, sentirei… tutto quello che mi sono affannato a evitare, da sempre, ancor prima di essere .

Tra partenza e traguardo è una linea finita e imperfetta, il nostro limitato orizzonte? Non guardarmi così! Vola via, via!

Ed allora comincio a sognare, a ricostruire il passato che ancora non ho. Che non ho. Mi regalo una storia.

Sono nato una sera d’agosto, e le ombre d’autunno già spingevano, inquiete. Mia madre piangeva, mio padre taceva; il vento soffiava.

Sono cresciuto respirando l’inverno sul mare, le sue assenze, i ritorni, il presente. Mi facevano male.

Ho amato una donna, una sola, ché l’amore non passa due volte, e impazzivo nel suo ventre puro come un’onda d’azzurro assoluto.

Non ho ho avuto un lavoro, una casa. La mia anima abita il vento. E al vento ho affidato il mio cuore, affinché lo portasse lontano, lontano…

Ho viaggiato sulle strade più impervie, ho venduto il mio ruolo nel mondo per un pezzo di cielo. E non sono pentito.

La mia vita è impronta su sabbia: la consegno alle onde del mare. Perché vivere è un istante perfetto, crudele. E’ qualcosa che va cancellato, perchè mai si ripeta, perchè mai muoia dentro, su una spiaggia sbagliata. Ma che resti in eterno, solamente nel cuore.

E’ poesia sulle ali del sogno e nessuno può portarcela via.

Gabbiano a Saint Malo, Bretagna, FranciaOra resto a guardare la lacrima, che leggera ti imperla le piume e mi sembra un gioiello prezioso – un regalo impagabile – anche questa tristezza. So che la vita che mi sono inventato è qualcosa di grande, l’ essenza più vera di me. Più distante da me…

E’ sangue, è carne, è anima e spazio: un volo impossibile.

E’ il pianto che mi è stato negato, il dono che non ho saputo apprezzare, la libertà di essere fragile dentro – e infinito – come la voce armoniosa e violenta del mare.

Daniela Cattani Rusich

 

 


 

Commento di Wolfghost: questo splendido scritto di Daniela (Poetika) mi ha richiamato alla mente un mio post di qualche tempo fa (La paga della vita) incentrato sull’aforisma di Eric Butterworth che potete leggere nell’immagine di chiusura. Anche se nel testo di Daniela ci sono spunti per diversi altri argomenti.

Pensiamo spesso che alla fine della vita si tirino un po’ le somme di come si è vissuto: è stata una vita ben spesa? Abbiamo lasciato qualcosa di importante? O, al contrario, l’abbiamo sprecata?

 

Per quello che è la mia esperienza (indiretta, per fortuna! ;-))… non è quasi mai così: di solito alla “fine” la gente pensa a molte cose, ma non al passato: non tira affatto le somme.

Eppure siamo portati a crederlo… forse perché in realtà a tirare le somme siamo noi, adesso, in corso d’opera. Ma siccome ammetterlo potrebbe voler dire buttare tutto a mare e ricominciare da zero, preferiamo fare gli gnorri, pensando che va bene così, che ci sarà sempre tempo.

 

Tranne poi accorgerci che abbiamo imparato sì, che “la vita che ci siamo inventati è qualcosa di grande”, ma che “questo dono non l’abbiamo saputo apprezzare“.

Siamo portati a credere che un giorno ci guarderemo indietro e ci accorgeremo di tutto ciò che sbadatamente abbiamo lasciato perdere lungo il cammino.

 

Meglio sarebbe che quel giorno fosse oggi, affinché almeno ciò che c’è ancora nel nostro domani possa essere colto.

 

Butterworth

 

 


 

0 pensieri su “La voce del mare – un racconto di Poetikando

  1. Credo che ognuno di noi abbia vissuto e stia vivendo una vita diversa da quella che avrebbe voluto, almeno per me è così. Anche se spero di non essere ancora arrivata alla fine della mia vita, tiro spesso le somme ed il risultato non mi piace per niente, ma a mia difesa posso dire che non è solo colpa mia. A cominciare dalla scelta degli studi, scelta impostami da mio padre seppur avessi fatto di tutto per convincerlo che la carriera lavorativa che ne sarebbe seguita non faceva per me … quindi tutto ciò che ne è seguito è stata una ovvia conseguenza. C’è poi il famoso “volere è potere” che è un gran bel detto, ma che per il 99% delle volte rimane appunto solo un detto. E’ comunque vero che non sappiamo apprezzare quello che abbiamo e che tante cose belle della vita ce le lasciamo scappare, ma magari le lasciamo andare perchè in quel momento non possiamo coglierle e pensiamo che queste belle opportunità forse si ripresenteranno più avanti anche se dentro di noi sappiamo che sarà però difficile.
    Ma tu però non puoi farmi questi post …. mi fai pensare troppo e certe cose che alla fine mi lasciano l’amaro in bocca!
    Per questa volta ti perdono :)))))
    Ciao, un abbraccio.

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  2. Bellissimo!!!
    Di fronte alla vita siamo tutti cosi’ piccoli e deboli!
    “La vita non è facile,mai.E non possiamo neppure cambiare noi stessi,non siamo in grado.Ma possiamo essere tanto piu’ forti quanto piu’ la riconosciamo,quanto piu’ nel nostro intimo siamo in sintonia con quel che ci accade all’esterno.”
    da “il coraggio di ogni giorno”
    Hermann Hesse

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  3. x Dupont: a volte l’amaro in bocca serve a gustare meglio il dolce che possiamo trovare 🙂
    Eliminiamo subito la parola “colpa”. Qui nessuno fa processi, si cerca solo di capire se e’ possibile migliorare la propria vita, eliminando quanto piu’ possibile la sofferenza e aggiungendo quanto piu’ possibile un po’ di gioia.
    Quel che e’ stato e’ stato, serve solo a prendere spunti per il futuro, a capire cosa siamo in grado di fare per cambiare cio’ che vorremmo cambiare.
    In quanto “volere e’ potere” concordo molto con quello che dici (be’… il 99% e’ davvero troppo pero’! 😀 ): non sempre ci riusciamo, ma… in tutta onesta’, davvero ci impegniamo a fondo? Davvero manteniamo la nostra determinazione? O sono solo dei “che bello sarebbe…” che nascono e muoiono nella nostra mente senza che mai facciamo qualcosa in concreto per realizzarli?

    Paolo Villaggio, mio concittadino, aveva certamente bene in mente tutto cio’ quando creo’ la mitica figura di Fantozzi 😀 Con quei suoi sogni ad occhi aperti, tanto irreali quanto mai davvero inseguiti 😉
    Tanti “mmm… che bello sarebbe…”.

    Un abbraccione a te! 🙂

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  4. x AnnA: buongiorno a te cara 🙂

    x red: Questa frase del buon Hermann e’ apparentemente ambigua 🙂
    Infatti lui dice “non possiamo cambiare noi stessi, non siamo in grado”, ma poi aggiunge “possiamo essere in sintonia con quel che accade all’esterno”… be’, cavolo: sfido chiunque a non cambiare se stesso coltivando la capacita’ di cogliere, di essere in sintonia, con cosa ci accade all’esterno.
    Fu lo stesso autore che disse “Nulla e’ dentro, nulla e’ fuori, perche’ cio’ che e’ dentro e’ fuori”.
    Il piu’ grande cambiamento consiste proprio nel non distorcere la realta’ per timore di dover affrontare il cambiamento e abbandonare la propria, rassicurante, abitudinarieta’.

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  5. Max… non hai tutti i torti… effettivamente il commento e’ servito a me per estrapolarne cio’ che mi interessava approfondire personalmente, ma – come ho scritto – nel racconto c’e’ molto di piu’ e ognuno dovrebbe leggerlo e trovarci, prima di tutto, cio’ che… fa vibrare le sue corde 🙂

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  6. il buon Hermann dice ancora:
    “Contro le infamie della vita le migliori armi sono:la forza d’animo,la tenacia e la pazienza.
    La forza d’animo irrobustisce,la tenacia diverte e la pazienza dà pace.”
    Coraggio!

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  7. anch’io penso che rinascerei mare se potessi scegliere… mi è così familiare!
    ci sarebbe la luna a specchiarsi la notte e la luce del faro,
    ci sarebbe il vento a scuotermi e a far nascere onde, e giocheremmo insieme a levigare, frastagliare, carezzare la scogliera…
    è davvero un bel racconto 🙂

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  8. beh bel brano…ma non è farina del tuo sacco (vai col taglia e incolla) eheheh….scherzo..:))
    Per il resto credo sia sbagliato, rimpiagere la vita passata, solo per degli errori commessi in passato…causati chissà, da mille motivi…
    Credo sia uno schema soffocante e fin troppo usato…quello di guardarsi dietro, accorgersi dei grandi errori commessi e poi fingere di ricomnciare a vivere una vita in cui siamo noi i protagonisti
    Sarebbe meglio non illudersi con frasi tipo “volere è potere”, perchè sappiamo bene, che siamo persone deboli, non in grado di realizzare qualunque cosa desideriamo, non in grado di cambiarci mai abbastanza
    Credo invece, sarebbe meglio creare dipendenzre positive per tutto quello che si ha nel presente e per tutto quello che si è vissuto nel passato. Dovremmo allontanare dalla nostra vita tutte quelle usanse, che mi ricordano tanto un’azienda alla ricerca del successo, ossia: bilanci, ottimizzazione, cambiamenti interni ecc..
    La nostra vita non’è fatta di numeri e bilanci che chiudono in rosso…è fatta invece di sorrisi, piccoli e grandi sforzi, sofferenze, fallimenti, gioie. Abbiamo davvero dimenticato il detto che dice “chi si accontenta..gode” e non credete, questo sia un inno al starsene con le mani in mano…anzi ci dice, vi dice, iniziate a guardarvi intorno perchè siete voi a non vedere quel che di bello è positivo vi circonda..basta con le rincorse alle vite da migliorare ad ogni costo…direi alle vite super felici…che poi tanto felici non lo sono!

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  9. Meglio non aspettare i 90anni per tirare le somme…io da un bel pò le tiro di continuo, forse è proprio questo che mi porta dei malesseri che a volte mi destabilizzano. Servono comunque a correggere il nostro cammino, che spesso viene deviato da fattori esterni ai quali non dovremmo mai guardare….l’importante è che le correzioni vengano fatte per seguire la nostre indole, il nostro istinto, il nostro essere, cercando di avvicinarci il più possibile a quello che realmente siamo ognuno di noi…ognuno diverso dall’altro, ognuno con un suo fine, una sua meta. In modo da limitare quei famosi rimpianti di cui al tuo post precedente….

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  10. x Dark: e’ da un po’ che uso anche scritti di altri 🙂 Se e’ possibile prediligo – con la loro approvazione – quelli di altri blogger: ovviamente mi devono colpire (magari per motivi diversi da quelli che colpiscono altre persone) ma sono ancora piu’ motivato se il blog non ha altissima popolarita’: e’ il mio modo di promuoverlo presso gli altri 🙂 Ci sono diversi blog con scritti molto belli e interessanti, ma alcuni sono gia’ famosi e frequentatissimi: non hanno alcun bisogno di altro spazio e pubblicita’.

    A parte questo… non posso essere completamente d’accordo con quanto scrivi, poiche’ io, come ti sarai accorto, sono un grande assertore del potere del cambiamento. Credo che non possiamo tutto, e’ vero, e sarebbe illusorio e frustrante crederlo. Tuttavia abbiamo ampi margini di movimento e tante occasioni che non sfruttiamo non per incapacita’ o disinteresse, ma semplicemente perche’… non ci crediamo abbastanza o pensiamo, a torto, che “non siamo abbastanza” per meritarlo.

    Non parlo naturalmente di inseguire il “successo” per il piacere di avere successo – anche se non ho nulla in contrario contro chi fa tale scelta – quanto di avere il coraggio e la forza di cercare davvero di ottenere cio’ che desideriamo nel nostro cuore.

    Credo fermamente che chi insegue, perfino tutta la vita, cio’ che davvero desidera, non morira’ insoddisfatto, al di la’ che sia riuscito ad ottenerlo oppure no. Perche’, come dice lo Zen, “il viaggio e’ la ricompensa”: chi combatte per cio’ in cui crede e desidera, e’ gia’ “contento” di per se’.
    Se poi lo ottiene… be’, ancora meglio 🙂

    Questa visione, se vogliamo, include quanto scrivi: di fatto anche avere una vita “semplice”, che passa attraverso l’apprezzamento di cio’ che si ha e delle piccole cose, e’ tutt’altro che disprezzabile. Ma deve essere davvero cio’ che sentiamo realizzarci. Invece spesso e’ una… “autoimposizione” e – a volte, non e’ certamente il tuo caso – appare un po’ come un’autoassoluzione: siccome non l’ho ottenuto, non credo l’otterro’, o non ho intenzione di impegnarmi davvero per ottenerlo… allora non mi interessa. Questo e’ il rischio: l’autoinganno consolatorio.
    Ma per evitare di caderci basta ascoltare il proprio grado di soddisfazione: se ci sentiamo bene, se siamo contenti, allora sono d’accordo… perche’ inseguire ad ogni costo il cambiamento?
    Altrimenti, e’ forse il caso di metterci in marcia…

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  11. x Gabry: ahahah no, anche se forse dovrei 😀 Significa solo che ne ho 4 in mente, 4 che vorrei scrivere a breve (questo e’ uno di quelli). In realta’ ne avrei moooolti di piu’, ma di solito la cosa non mi preoccupa; in questo caso pero’, coinvolgendo anche scritti di altri bloggers, preferirei non dover attendere troppo 🙂

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  12. x ilmiomaestro: bravo, la tua e’ una posizione equilibrata che evita di cadere nei due estremi: l’immobilismo da un lato, e l’iperattivita’ dall’altro 🙂
    Se scorri qualche commento ti renderai conto di quanto io sia d’accordo: ho gia’ scritto piu’ volte che l’essenziale e’ ascoltarsi; ascoltare soprattutto il nostro reale stato di soddisfazione, senza mentirci, facendoci influenzare il meno possibile. Per poi partire con forza e coraggio alla ricerca di cio’ che, a quel punto, sapremo essere davvero importante per noi.

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  13. Usare scritti di altri secondo me e’ positivo sia per il confronto che per il contenimento del proprio io…..in effetti il super io e’ solo un’illusione dell’ottica mentale…….Deb

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  14. Certo che sei bello ricettivo tu, eh! 🙂 Sai cogliere l’essenza e tradurla in riflessioni e ragionamenti assolutamente costruttivi. Io invece scrivo senza pensare tanto a quel che ne uscirà, seguo la vocina che mi viene da dentro. E’ naturalmente solo un altro modo per esprimere ciò che si pensa o che si sente, e ho come l’impressione che a volte siano la stessa cosa. Sentire è forse l’attimo che precede il pensiero, intendo dire “Sentire” con S maiuscola… E forse quando le due cose coincidono allora significa che sappiamo davvero ascoltarci. Non parlo per me, non ne ho la presunzione, dico in generale. E sono molto d’accordo sulle tue considerazioni (lo sono quasi sempre, in fondo, anche se dal mio punto di vista). In questo caso il messaggio è proprio quello: vivere e tentare tutte le strade per conquistarsi-inventarsi la propria vita, quella che sentiamo veramente nostra, perché verrà un momento in cui non sarà più possibile e non è quello il fine, il fine è il percorso che facciamo per arrivare a quel punto. Oh, è la prima volta che mi capita di ragionare su un mio scritto, solo tu potevi riuscire in quest’intento! 😉 Ci sarebbe tanto da dire, mi limito a un’ultima “esternazione”: la vita, per quanto difficile e crudele, vale sempre la pena di essere vissuta fino in fondo, ma proprio in fondo in fondo, raschiando anche con le unghie. Io ho avuto enormi dolori, ma non ho mai rinunciato a me stessa e a lottare per le cose in cui credo ed è per questo forse che ho avuto anche grandi gioie (nel mezzo un bel po’ di casini, però…). Ogni giorno può essere nostro se solo lo vogliamo. E’ un processo di adattamento reciproco, credo: se noi facciamo un passo verso la vita, lei ne fa uno verso di noi, quindi la nostra volontà non basta, ma se non c’è di sicuro non vivremo mai. Detto ciò, ti ringrazio per questo regalo: è stato ancora più bello che vincere il Torneo di Poetika! Sei una persona speciale e io sono onorata della tua attenzione e del tuo affetto. Ampiamente ricambiati, d’altro canto 🙂 SMACK!!! *danj

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  15. “Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.
    Fa la sua strada, e tu la tua.
    Ma non sono la stessa strada”
    ( “Oceano mare” )

    Cacchio, non sono mica d’accordo.
    Non esiste la dualità; la nostra vita siamo noi, e noi siamo la nostra vita.

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  16. Wolf, questo testo è stupendo! Partendo dal puro e primo piacere che è quello regalato dallo stile, dalla scelta delle parole.
    Concordo in pieno con il tuo commento sulla vita e soprattutto con l’esternazione di Daniela stessa quando dice che se noi facciamo un passo verso la vita, questa ne farà uno verso di noi.
    Sai cosa ha colpito tanto la mia immaginazione: il dolore per la mancata libertà di essere fragile dentro.
    Mi è venuto in mente un uomo con muri nell’animo, che si imponeva durezza per non sentire, non soffrire, non permettere alle onde della vita di destabilizzarlo… negandosi le emozioni e, in fondo, la vita stessa.

    Ognuno poi ovviamente coglie le cose in maniera personale.

    Complimenti per la scelta. Iniziando a leggere pensavo “Ma tu guarda che pigrone: tre scritti altrui e uno suo! Ora mi sente!”… te la scampi per merito di Daniela!

    Bacioni.

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  17. x Deb: come ho scritto piu’ sopra, lo scopo e’ duplice: divulgare qualcosa che mi ha colpito (e che dunque “merita”, ovviamente secondo il mio “sentire”) e far conoscere blog e bloggers che magari non sono cosi’ conosciuti come meriterebbero. Come scrivevo, ce ne sarebbero altri – mi viene in mente anneheche, ad esempio – ma sono gia’ famosi e frequentatissimi, non hanno bisogno di ulteriore divulgazione, senza contare che probabilmente quasi tutti i lettori di questo blog leggono anche il loro e, dunque, ne conoscono gia’ i relativi scritti.
    Ciao 🙂

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  18. x gabry: in realta’ gli scritti come questi – non miei – si sono… promossi da soli 🙂 Mi colpiscono e io, dietro previa autorizzazione dei blogger a cui appartengono, li pubblico. Semplicemente 🙂
    In un certo senso non c’entro nulla 😀

    x Donnalupa: grazie cara 🙂 Spero di riuscire a godermi un po’ i miei mici, visto che poi per 5 lunghi giorni non li vedro’… :-/

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  19. x danj: ehiiiii! Onore all’autrice! 🙂
    In realta’ credo che il… pensiero elaborato parta, come dici te, da quello intuitivo. E’ solo questione di dargli ascolto, di “proseguire” sulla strada che traccia. Tu sei capacissima di ragionarci sopra, lo dimostra il tuo commento; per me invece non e’ facile fare il contrario: ovvero tradurre un ragionamento in racconto 🙂 Ci sono riuscito solo raramente.
    Sono contento che la mia chiave di lettura coincida con cio’ che volevi esprimere te, cosa assolutamente non scontata poiche’ ognuno legge in uno scritto cio’ che e’ a lui piu’ affine o utile, a volte trovandosi addirittura in antitesi sul resto 🙂
    Infatti, sono perfettamente d’accordo su quanto scrivi in questo commento… a commento del tuo scritto ;))))

    Grazie per i complimenti… esagerati!! 😀 Ma li accetto e li ricambio volentieri! 🙂

    Un bacione a te! :*

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  20. x Aliseys: e’ vero, infatti noi cerchiamo di costruire la strada verso i nostri obiettivi, ma poi dobbiamo necessariamente aggiustare la rotta, fare dei cambiamenti, superare o aggirare ostacoli. E a volte, purtroppo, addirittura designare un nuovo obiettivo.
    Alla fine di tutto cio’ e’ inevitabile che la strada della vita e la nostra coincidano, ma… diciamo che il senso e’ che tale strada e’ stata mediata dagli eventi della vita, e non e’ mai esattamente come ce la eravamo immaginata.
    Oh! A volte riesce perfino meglio, eh! E’ difficile ma… 😀

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  21. x Sofia: scusa, non sono riuscito a “passare da te”, lo faro’ stasera 🙂

    … ed io concordo col tuo commento al post 😀
    Io prendo la bella esternazione di Daniela in… senso lato: la vita non cambia direzione per venirci incontro, mai, ma cambiando noi, sapendo “vedere” e “cogliere” le opportunita’ che essa ci offre, di fatto, nella nostra percezione, da quel momento la vita cambia: ci appare come se ci venisse incontro.
    Ma siamo noi ad essere cambiati 🙂

    La figura che dipingi e’ in fondo comune a molte persone, e non e’ affatto infrequente: in quanti si “corazzano” pensando cosi’ di dimostrare forza e sicurezza. Certo, passano in mezzo alle acque tempestose della vita senza grandi scossoni, ma non ne assaporano la frescura delle acque e il sole delle belle giornate.

    Non e’ la prima volta che uso scritti altrui, eh! E non sara’ l’ultima! 😀

    Bacioni! 🙂

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  22. Replico al tuo commento, Wolfghost:
    Inizio col dirti, che la battuta sul post, era, ed è, appunto solo una battuta, in quanto trovavo la cosa un pò strana, visto che in altri blog non ho mai visto che si riutilizzassero post di blog altrui, ma con questo non voglio assolutamente rinproverarti nulla.
    Per il resto, ti dico, che è molto facile far abituare la mente all’idea di cambiamento, come sinonimo di miglioramento della propria vita. Con questo non voglio far passare l’idea, che bisogna farsi lasciare vivere, bensì dico solo di prendere la vita così come viene. In molti leggono il cambiamento, come un sentimento liberatorio di una vita fatta di problemi,è a volte quasi un’idea, che richiama l’ideale di salvezza. Credo che tutto questo neccessità di cambiamento che ci giunge dal nostro profondo inconscio, alla fine può essere causata da molte variabili, e i tentativi d’interpretazione che riconducono al concetto di cambiamento non sempre si confermano esatti. Coloro che come tu dici, hanno inseguito per tutta una vita quello che desideravono, senza poter dire di aver reggiunto una conclusione…cosa hanno ricevuto in cambio? Nulla,
    Se non quello di far divenire la propria vita, un vero e proprio inferno e aver dato campo libero alla loro testardaggine.
    Conosco gente, che vorrebbe molto nella vita e sarebbe pronta ad ogni tipo di cambiamento pur di arrivare dove si è prefissato, quella purtroppo è la gente che vive una , fatta da un alternarsi di 10 giorni di pura felicità per il passo in avanti e altri 10 di grande confusione e tristezza per le prossime scelte..credo non sia una vita proprio da invidiare questa. Lo Zen che tu richiami, dice proprio, che il viaggio è molto più importante di tutti, i nostri successi e cambiamenti..che sono poi scelte limitate ai vari periodi della vita. La felicità sta, nel gustarsi per come si è, nel fare un piccolo passo avanti senza nemmeno accorgersene ed essere felici di averlo fatto; non servono progetti archittettonici sul nostro cambiamento, o pensieri di grandi filosofi
    Io, sento di vivere in uno stato di pace mentale, fuori dalla competizione con me stesso e con il mondo…sento di essere FELICE
    Infine riporto una tua frase:
    Questa visione, se vogliamo, include quanto scrivi: di fatto anche avere una vita “semplice”, che passa attraverso l’apprezzamento di cio’ che si ha e delle piccole cose, e’ tutt’altro che disprezzabile. Ma deve essere davvero cio’ che sentiamo realizzarci. Invece spesso e’ una… “autoimposizione” ”
    Mi chiedo…non è che il discorso si possa fare anche al contrario..ovvero:
    L’autoimposizione può essere votata, magari, al cambiamento..un cambiamento costante che rende tutta la nostra vita un ribbollire di ansie, miglioramenti sperati ecc
    Questa volta il rischio è di :
    Finire di far finta di vivere bene…e vivere invece una vita priva di soddisfazzioni durature…una vita senza serenità
    ..e credo che molta gente che ci circonda, sia il riflesso di quel che dico…non fingiamo
    Un saluto, credo sia meglio chiudere qui la discussione..altrimenti finiamo per ripeterci Ciao 😉

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  23. La vita spesso segue un percorso diverso da quello che immaginavamo……
    Spesso non possiamo permetterci di essere fragili, non possiamo permetterci di vivere poeticamente, di ascoltare la voce del mare, la voce del cuore e delle nostre emozioni.
    Spesso si vive correndo, inseguendo le nostre mete e dimenticandoci di vivere nel frattempo.
    Non dimentichiamoci di vivere fra un obiettivo e l’altro; non perdiamo di vista la qualità della vita.
    Baci

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  24. Beh, complimentoni al ilmigliorosa ha detto una frase, verissima:
    Spesso si vive correndo, inseguendo le nostre mete e dimenticandoci di vivere nel frattempo.
    Non dimentichiamoci di vivere fra un obiettivo e l’altro; non perdiamo di vista la qualità della vita.

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  25. …prendi i tuoi colori e fanne polvere di serenità…
    …e spargili con gioia su ogni attimo del tuo fine settimana…
    …affinchè sia uno di quelli ” da ricordare” anche se non sai perchè…

    Ciao
    Cri

    P.S.: e domani ti commento il post 😉

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  26. Ciao carissimo Wolf!!! Come stai? Tu sai se Eric Butterworth era a conoscenza del Segreto?
    Non si finisce mai d’imparare, nè di capirsi e conoscere se stessi….ma alla fine, non è poi così difficile!!!
    Basta credere!!! Credere fermamente in se stessi e nei propri desideri e chiedere……..non aver paura di chiedere….”Ogni tuo desiderio è un ordine!”

    P.S…..Povero Ninin!…Comunque Deda per me non l’amava….alla fine ha soltanto avuto un enorme senso di colpa….ecco perchè si è lasciata morire accanto al delfino innamorato!

    Wolf, come sempre sei straordinario e te lo dico davvero!!!!!!!!!!
    Ciaooooooooooooooooooo!!!

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  27. x dark: diciamo che sono gli estremi che devono essere evitati. Ciò che conta non è il cambiamento o l’adattamento di per sé: ciò che conta davvero è il nostro personale sentire.
    Tu stai bene nella scelta di vita che hai fatto, segno che la tua scelta esprime ciò che tu senti nella tua anima: poiché non c’è disaccordo tra come agisci e cosa intimamente aspiri, ti senti bene, soddisfatto e felice.

    Ma lo stesso dice chi, anche a costo di lunghe battaglie, ha ottenuto, o anche solo sta cercando di ottenere, ciò che – allo stesso modo – percepisce chiedergli la sua anima.
    Perfino se non riuscirà ad ottenerlo.

    E lo stesso vale al contrario: non solo è infelice chi, come dici tu, è semplicemente incapace di fermarsi, vivendo nella coercizione a inseguire sempre qualcosa, ma anche chi si costringe all’immobilismo, sentendo l’anelito ad ottenere un qualcosa che però di fatto non insegue e non cerca mai davvero di raggiungere.

    E infatti ammetterai che di gente che si lamenta in continuazione perché vorrebbe qualcosa (anche solo un diverso stato d’animo, non necessariamente un bene materiale o una relazione) o perché vorrebbe cambiare, ma in realtà non fa nulla per farlo – se non lamentarsene – è davvero pieno il mondo.

    Io non dico a una persona che è felice di com’è o di cosa ha, “cambia!”. Sarebbe stupido.

    Ma allo stesso modo tu non puoi dire ad una persona che sta male nella situazione nella quale si trova, che l’unica soluzione possibile è accettare tale situazione così com’è, pur avendo i mezzi per almeno tentare di cambiarla.

    Un salutone a te! 🙂

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  28. x Godiva: 😉 Bacione a te!

    x ilmigliorosa: io credo che questa idea degli “obiettivi” venga erroneamente associata ai beni materiali. Ma non è affatto così. Un obiettivo può essere perfino trovare più tempo da dedicare a sé stesso. Il racconto non parla di un uomo che si lamenta perché si ritrova anziano senza “il gruzzolo in banca” o senza moglie, 4 figli e 15 nipotini. Il racconto (e l’aforisma) parla di un uomo che si rende conto di non aver colto ciò che la vita gli aveva via via offerto.
    La qualità della vita non può esimere dall’ascoltare – e cercare di raggiungere – i desideri che arrivano dal nostro cuore e dalla nostra anima. Questo sì, che sarebbe andare contro sé stessi e condannarsi ad una vita di infelicità.
    Bacione a te! 🙂

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  29. x AnnA: Vero? 🙂 Gliel’ho già fatti ma mi riaccodo volentieri anche ai tuoi 🙂
    Abbraccione!

    x Cri: grazie, ci proverò 🙂 Ma credo sarà “solo” un tranquillo WE… 🙂

    x Ronto: ahahah interessante la tua ded-uzione si Deda ;D
    Chissà… potrebbe anche essere…
    Accidenti però Ronto… per essere uno a conoscenza del Segreto, un aforisma così, presumibilmente in tarda età, assume contorni ancora più “pesanti”, una responsabilità nel non aver agito ancora maggiore.
    Non pensi? 🙂
    Grazie! Sei sempre gentilissima! 🙂

    p.s.: quella è una beluga! 😀 Ha una forma strana ma simpaticissima, non è vero? 😉

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  30. Mi sembra che questo post o almeno il tuo commento che ne è derivato, sia la naturale evoluzione del precedente, come del resto è logico che il filo dei pensieri sia evolutivo e conseguente.
    Ma, ed io adoro i ma, sembra anche una ricerca quasi ossessiva del rimpiato dimenticato, del mometo che abbiamo perso, di quel passo che ha instaurato una devianza dimensionale del percorso scindendo uno da uno. Io credo che in questa vita non ci sia dato di conoscere quali siano stati i derivati rispetto al master originale, oppure dell’unico che viviamo in questo momento, ma
    ad ogni momento si generano infiniti i casi, cone le foglie di un fiore dai mille petali, così le strade e le vite si sfogliano in altre vite. Ci sara’ pertanto Uno di te che ha percorso quello che hai perduto oppure uno che non ha scelto mai, ma la meraviglia della vita sta proprio qui, inventarla giorno per giorno 🙂

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  31. x saganne: bravo, sono d’accordo… no, non sui “post degni di nota” 😀 ma sul plauso alla scrittrice del racconto! 😉

    x Alessia: grazie cara 🙂 e mi unisco ai complimenti all’autrice 😉

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  32. Mi riferivo al fatto che, come il protagonosta del racconto di poetikando, non bisogna perdere la nostra umanità, la capacità di piangere e di emozionarsi, il contatto con la natura e la capacità di conservare un certo incanto nei confronti della vita. Obiettivi e ascolto di sè non erano da me visti in opposizione. Ho solo cercato di interpretare il testo.

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  33. x Marco: sono assolutamente d’accordo 🙂 Infatti non solo inutile apportatore di malinconia (tranne che nel caso si abbia ancora qualcosa da apprendere da un’esperienza passata, ma è difficile: da un’esperienza si impara mentre la si vive, o nel sentimento che la segue; difficilmente dai ragionamenti di anni successivi), ma in genere… è anche falso che lo si faccia: come scrivevo, chi arriva in fondo, in genere ha ben altro a cui pensare che non esaminare nei dettagli la sua vita passata.
    Ma… un po’ tutti noi pensiamo che le persone anziane o comunque in procinto di dipartire, siano ossessionate dal resoconto della loro vita, non è vero? 🙂
    In realtà credo che siamo proprio noi a convincercene, per avere la possibilità, la scusa se preferisci, di analizzare noi stessi.
    Io uso l’esempio della persona che arriva ad un bivio in una strada a senso unico (= nella quale non potrà tornare indietro): sceglie di andare a destra, poniamo, ma poi, quando arrivano le difficoltà, si dice “cavolo… era meglio andare a sinistra!”.
    In realtà non può affatto sapere se davvero era così, la sua è solo una supposizione. Inutile, aggiungo.

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  34. Anche questa volta hai scelto un bel racconto.

    La vita e noi.

    Noi siamo la Vita e siamo no che andiamo incontro alla vita O meglio siamo noi che facciamo la Vita

    E’ inutile per me, fare resoconti per dire ” avrei potuto…se avessi fatto”

    è stato fatto. Punto.

    In quel momento andava fatto così.

    Perchè rimpiangere o rammaricarsi??

    Si ottiene solo amarezza.

    Si va , si deve andare avanti col sole negli occhi e il vento tra i capelli

    Bacioni

    _________________________

    OT

    Vieni sul mio blog a raccontarmi la tua estate??

    grazie

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  35. x ilavi: grazie Dora 🙂 Anche questa volta… il racconto si è “scelto da solo”, grazie alla sua autrice 🙂
    Sono d’accordo, sarebbe anche inutile dirlo, vero? 🙂
    Può capitare qualcosa che ci faccia tornare con la mente al passato, una musica, un’immagine… Chissà, magari ci evoca un sorriso, ma può essere che sia la malinconia a fare capolino, e nutrirla soffermandosi su quei ricordi diventa allora una inutile sofferenza.
    Certo è però, che se si è sempre fatto il proprio dovere, e non mi riferisco a quello della società, bensì a quello di cercare di seguire le nostre intime aspirazioni, rammarichi non dovrebbero nascere.
    Ma… chi è senza peccato… 😉

    Bacioni a te! :*

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  36. Avevo letto questo splendido racconto di Danj, una scrittrice straordinaria.
    Ed è meraviglioso, Wolf, anche leggere le sonsiderazioni che tu sai trarne, considerazioni che ci esortano a non sprecare il nostro presente e a vivere la nostra vita fino in fondo.

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