Rinascere come… Fuochi d’artificio :-)

Molti di voi conosceranno Katy Perry, o almeno ne avranno sentito parlare dai piu’ giovani 😀 Si tratta di una giovane cantante statunitense (classe 1984) di curiosa provenienza, almeno vederla adesso: figlia di due pastori metodisti, prima di divenire un’icona sexy – nonostante esistano molte cantanti indubbiamente piu’ belle – e’ stata infatti una cantante di Gospel  😮
Negli ultimi anni Katy ha fatto diverse canzoni di successo indirizzate (ed apprezzate) per lo piu’ a teenager e giovani.
Devo dire che spesso quando ascolto una canzone per la prima volta, e in qualche caso ne vedo il video, resto poi deluso quando vado a capirne bene il testo che a volte e’ molto piu’ superficiale di quel che ho immaginato nell’immediato, diverse canzoni americane non sono immediate da capire da un non-madre lingua 😐
Non e’ questo pero’ il caso. Il testo del video che vi propongo e che ho piu’ o meno liberamente tradotto, e’ abbastanza fedele a quello che le immagini lasciano intravvedere e, pur essendo certamente ancora indirizzato ad un pubblico di giovani (del resto l’album che lo contiene si intitola “Teenage Dream”), devo dire che l’ho trovato apprezzabile, oltre che, ovviamente, molto musicale 🙂 L’unica nota che mi e’ apparsa inizialmente stonata, e’ la presenza nel video del bimbo evidentemente malato, la trovai un’esagerazione e anche un pizzico offensiva, ma… forse e’ stata proprio la presunta leggerezza del personaggio, nonche’ la commercialita’ della musica da lei proposta, a farmi pensare cosi’. Chissa’, se invece che suo, l’autore fosse stato che so… uno Sting, magari l’avrei pensata diversamente 😐

Ed ora lascio la parola a… Katy 😀 con la dedica a tutti coloro che hanno bisogno di rialzarsi, che siano giovani o meno giovani 🙂 Per ultima trovate la “libera” traduzione 😉

P.s.: la foto in chiusura e’ la mia, fatta durante i fuochi d’artificio di Voltri in occasione della festa del Santo Patrono

Fireworks – Katy Perry

Do you ever feel like a plastic bag
Drifting throught the wind
Wanting to start again

Do you ever feel, feel so paper thin
Like a house of cards
One blow from caving in

Do you ever feel already buried deep
Six feet under scream
But no one seems to hear a thing

Do you know that tehre’s still a chance for you
Cause there’s a spark in you

You just gotta ignite the light
And let it shine
Just own the night
Like the Fourth of July

Cause baby you’re a firework
Come on show ‘em what your worth
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
As you shoot across the sky-y-y

Baby you’re a firework
Come on let your colors burst
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
You’re gunna leave ‘em fallin’ down-own-own

You don’t have to feel like a waste of space
You’re original, cannot be replaced
If you only knew what the future holds
After a hurricane comes a rainbow

Maybe you’re reason why all the doors are closed
So you can open one that leads you to the perfect road
Like a lightning bolt, your heart will blow
And when it’s time, you’ll know

You just gotta ignite the light
And let it shine
Just own the night
Like the Fourth of July

Cause baby you’re a firework
Come on show ‘em what your worth
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
As you shoot across the sky-y-y

Baby you’re a firework
Come on slet your colors burst
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
You’re gunna leave ‘em fallin’ down-own-own

Boom, boom, boom
Even brighter than the moon, moon, moon
It’s always been inside of you, you, you
And now it’s time to let it through

Cause baby you’re a firework
Come on show ‘em what your worth
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
As you shoot across the sky-y-y

Baby you’re a firework
Come on slet your colors burst
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
You’re gunna leave ‘em goin “Oh, oh, oh!”

Boom, boom, boom
Even brighter than the moon, moon, moon
Boom, boom, boom
Even brighter than the moon, moon, moon

Traduzione

Ti senti mai come una busta di plastica
In balia del vento
Desideroso di voler cominciare da capo?

Ti senti mai fragile quanto un sottile foglio di carta
Come un castello di carte
Ad un soffio dal crollare?

Ti senti mai come già sepolto
Due metri sotto terra urli
Ma nessuno sembra udire una parola

Sai che c’è ancora una chance per te
Perché c’è una scintilla in te

Devi solo accendere quella fiamma
e lasciarla splendere
Fai tua la notte
come il Quattro di Luglio

Perché tu sei un fuoco d’artificio tesoro
Vai e mostra loro quanto vali
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Mentre guizzi attraverso il cielo

Tesoro sei un fuoco d’artificio
Forza, lascia esplodere i tuoi colori
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Li lascerai di sasso

Non ti devi sentire una nullità
Tu sei l’originale, non puoi essere rimpiazzato
Se solo sapessi ciò che riserba il futuro:
Dopo un uragano arriva l’arcobaleno

Forse tu sei la ragione di tutte quelle porte chiuse
Così puoi aprirne una che ti porterà sulla strada perfetta
Come una freccia splendente il tuo cuore volerà
E’ quando sarà il momento lo saprai

Devi solo accendere la fiamma
e lasciarla splendere
Fai tua la notte
come il Quattro di Luglio

Perché sei un fuoco d’artificio tesoro
Su, mostragli il tuo valore
Fa’ loro esclamare “Oh, oh, oh”
Mentre guizzi attraverso il cielo

Tesoro sei un fuoco d’artificio
Forza, lascia esplodere i tuoi colori
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Li lascerai di sasso

Boom, boom, boom
Più splendente anche della luna
E’ sempre stato dentro di te
Ed ora è il momento di lasciarlo uscire

Perché sei un fuoco d’artificio
Su, mostragli il tuo valore
Fa’ loro esclamare “Oh, oh, oh”
Mentre guizzi attraverso il cielo

Tesoro sei un fuoco d’artificio
Forza, lascia esplodere i tuoi colori
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Li lascerai a dire “Oh, oh, oh!”

Boom, boom, boom
Più splendente anche della luna
Boom, boom, boom
Più splendente anche della luna

Voltri, fuochi artificio

Foglie in un piccolo bosco – un racconto di Mecan

Oggi torno a pubblicare post di altri blogger, questo è un racconto della simpaticissima Mecan1, blog Semplicemente Mecan 🙂 Mecan è una persona di grande cuore, da anni si batte per salvare la vita di animali abbandonati o in difficoltà, spesso scontrandosi contro l’indifferenza di persone e istituzioni 😦
Questo suo racconto mi è piaciuto molto, racconta di due vite sostanzialmente simili, vissute fianco a fianco, ma che divengono diverse – e molto – a causa del diverso stato d’animo con il quale i protagonisti vivono.
Mi piacerebbe identificarmi con la Foglia d’Ulivo… ma ammetto che spesso mi ritrovo maggiormente nella Foglia di Roverella 😀


FOGLIE IN UN PICCOLO BOSCO
by
Mecan1
Blog: Semplicemente Mecan

foto di Alessandro Santulli, dal sito picasaweb.google.comEra autunno, in un piccolo Bosco di grandi Roverelle inframezzate da vecchi Alberi di Ulivo. Le giornate erano sempre più corte e buie, ogni tanto pioveva, e l’ erba, che in estate si era tutta seccata lasciando brulla la terra, ora era ricresciuta, in una morbida e verdissima coltre, come in primavera.
Un giorno, mentre il cielo grigio si preparava per un acquazzone, una Foglia di Roverella, ormai vecchia e stanca per il duro lavoro svolto in quell’ anno, disse all’ amica Foglia d’ Ulivo, che invece era ancora verde e forte come all’ inizio della stagione:
-Ho paura che anche oggi pioverà…- E mentre lo diceva, sembrava proprio che fosse colta da grande sconforto. Era triste, pareva infreddolita (aveva cominciato ad accartocciarsi), e, soprattutto, sembrava che avesse tanta paura. L’ amica Foglia d’ Ulivo (erano state sempre una accanto all’ altra, perché le fronde dei loro grandi Alberi, ormai erano arrivate a toccarsi), che invece era sempre di buon umore e ottimista nei confronti della vita, cercò allora di tranquillizzarla e di tirarla un po’ su. Così le disse:
-Coraggio Amica mia! Ne abbiamo passati tanti di temporali insieme… Vedrai, passeremo anche questo senza difficoltà. Poi, mi stavo annoiando con tutto questo sole, un po’ d’ acqua non può che farci bene, ci laverà via la polvere e gli escrementi degli Uccelli e ci rinvigorirà. Fidati, andrà tutto bene! Guarda me, se ti viene il panico, ti sorriderò come sempre.-
Detto questo, si guardarono con affetto e aspettarono l’ acqua. Infatti, poco dopo, ecco il primo lampo e, con il suo fragoroso tuono, arrivò quasi subito anche la pioggia.
-Uhaooo! Evvivaaaaa! Viva la pioggia! Sorridi Amica mia, questa è Vita!- Disse la Foglia d’ Ulivo con tono allegro, rassicurante e incoraggiante. Così, pure la triste e spaventata Foglia di Roverella, sentendosi meglio, riuscì ad apprezzare quell’ incredibile scrosciata d’ acqua. Aveva ragione la Foglia d’ Ulivo, una bella lavata ci voleva proprio!
Passato il temporale, tutte le foglie apparivano più belle, lucenti e morbide, proprio come se l’ acqua avesse ridato loro vigore e giovinezza.
-Lo sai?- Disse la Foglia di Roverella: -Avevi ragione tu, ora mi sento molto meglio, non ho neanche più freddo. D’ ora in poi, cercherò di fare come fai tu, e scaccerò via i cattivi pensieri.-
-Bene! Brava!- Rispose sorridente la Foglia d’ Ulivo: -Ne sono molto contenta.-
Purtroppo però la Foglia di Roverella, era una di quelle foglie nate per invecchiare presto, così la sua tristezza, la sua angoscia e il suo scoraggiamento, continuarono ad affiorare sempre più di frequente. Non lo faceva apposta, non voleva essere triste, non voleva scoraggiarsi, né tanto meno voleva angosciare la sua amica, ma era più forte di lei, la tristezza ormai la “attanagliava”, la raggrinziva e la ingialliva ogni giorno di più. Così la sua amica Foglia d’ Ulivo, con tanta pazienza e tanto amore, ogni volta la rincuorava e, nei momenti peggiori, in silenzio la sfiorava delicatamente per farle sentire che lei era lì e non l’ avrebbe mai lasciata sola.
Così passarono i giorni e le varie intemperie che porta l’ autunno: vento, pioggia, freddo, si alternarono a brevi sprazzi di sole tiepido, ma le due amiche continuarono a resistere, superando insieme ogni capriccio del tempo. Finché…, era già novembre inoltrato, mentre le due Foglie, cullate dolcemente da una leggera brezza pomeridiana, si sorridevano fiduciose e sicure l’ una dell’ altra, all’ improvviso, il picciolo che teneva la Foglia d’ Ulivo attaccata al suo ramo, si ruppe e la piccola cadde volteggiando inesorabilmente nel vuoto. Mentre cadeva, con un sorriso un po’ smarrito, continuava a fissare la sua amica Foglia di Roverella, che tanto aveva temuto quella fine, e che invece si trovava ancora lassù appesa al suo ramo.
-Nooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!- Gridò con dolore quest’ultima:
-Noooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!- Gridò ancora.
Grazie alla Foglia d’ Ulivo era riuscita a vivere un po’ meglio, solo grazie a lei era riuscita a sorridere di più alla vita, e solo per lei viveva. Eccola quella fine, ma non era affatto come si aspettava, era molto più dolorosa e terribile, perché aveva colpito la sua Amica, ed ora restava da sola attaccata al suo ramo. Era insopportabile quel dolore, e disperatamente la faceva star male. Perché quella sorte che tanto aveva temuto per se stessa, era ora toccata prima alla sua Amica? Perché proprio a lei, che era così felice di vivere? Non era giusto, non se lo spiegava, non si dava pace. Così, triste, tristissima, per quella così cattiva e inaspettata sorte, si accartocciò a forza, si seccò tutta e diventò marrone, ma il suo picciolo non si ruppe lo stesso. Nonostante tutto, continuò a restare saldamente attaccato al suo ramo. Ora voleva solo raggiungere a tutti i costi, la sua cara Foglia d’ Ulivo, che giaceva a terra proprio sotto di lei. Adesso sì, che desiderava il vento, la pioggia, le bufere più tremende… Voleva solo staccarsi da quell’ odioso ramo, voleva morire, farla davvero finita.
Ma né il Vento, né le Piogge, né le Bufere, riuscirono a strapparla da quel dannato ramo. Vide tante sue sorelle cadere, e sperava che arrivasse finalmente il suo turno, ma no, lei no… Continuava a stare ben attaccata lassù. Cos’ era, quella? Forse una punizione per non aver saputo apprezzare di più la vita, quando poteva godersela come le aveva sempre insegnato la sua Amica Foglia d’ Ulivo? Per aver avuto così tanta paura di perderla, da non riuscire più a viverla serenamente? Ora aveva capito quanto era stata stupida ad angosciarsi, ora sìììììììììì!
Ormai però, era troppo tardi, e la sua tristezza era diventata davvero enorme e incontenibile, non capiva perché continuasse a stare appesa lassù e provava solo una forte rabbia disperata.
Intanto l’ Inverno era quasi terminato e, ai primi di marzo, la Primavera era già alle porte. Come mai lei, vecchia e triste, era rimasta da sola su quella grande Quercia e non era ancora caduta giù come le altre foglie? Che strano arcano era mai quello?……
Quando si accorse però, che le gemme delle sue giovani sorelline si stavano gonfiando e cominciò a sentirle rumoreggiare allegramente, pronte a venir fuori col primo sole tiepido della Primavera, capì tutto: capì finalmente perché, per così tanto tempo, era rimasta attaccata al suo ramo.
L’ Albero a cui apparteneva infatti, l’ aveva “trattenuta” perché voleva che lei raccontasse, alle sue giovani e inesperte sorelline, la sua triste storia. Doveva insegnare loro ad apprezzare le piccole grandi gioie della vita, senza angosciarsi mai per il domani, perché tanto non si può mai sapere in anticipo cosa ci aspetta. Bisogna vivere con serenità il presente, bisogna vivere la vita senza crearsi troppi problemi, perché il tempo passa, e non aspetta le nostre paure, non si ferma per le nostre angosce. Perciò, se siamo “con lui”, bene! Ma se non ci siamo, peggio per noi, perché non tornerà più indietro.
Tutte le sue giovani sorelline rimasero quiete ad ascoltarla in silenzio, e quando ebbe finito, le sorrisero dolcemente con gratitudine, pronte più che mai, ad iniziare con coraggio la loro (per quanto breve), splendida e importantissima esistenza.
Anche sulla vecchia Foglia di Roverella, ormai secchissima e completamente aggrinzita, spuntò di nuovo il sorriso e, mentre cercava di stiracchiarsi un po’ per fare omaggio di un sorriso anche alla sua Amica Foglia d’ Ulivo, che ormai da mesi, giaceva inerme sotto di lei, ecco risuonare quasi impercettibile, il tanto sospirato “tac”….
Il suo picciolo finalmente si ruppe, fu libera di lasciarsi andare dolcemente verso il basso, e di adagiarsi vicino alla sua grande e carissima Amica Foglia d’ Ulivo. Sorrise accanto a lei, e finalmente trovò la sua pace.
E così le grandi Querce Roverelle, ogni anno a fine stagione, trattengono sui loro rami, fino alla primavera successiva, alcune foglie vecchie e ormai completamente rinsecchite, perché forse vogliono davvero che queste insegnino alle loro giovani sorelline, appena spuntate, ad apprezzare al meglio la vita che sarà loro concessa. Perché, anche se è breve, irta di pericoli e di difficoltà, merita sempre e comunque di essere vissuta appieno e con tanta gioiosa serenità.

FINE
Mecan, autunno 2002

dal sito piante-e-arbusti.itFoto: in alto a sinistra, di Alessandro Santulli, dal sito picasaweb.google.com; in basso a chiusura, dal sito piante-e-arbusti.it.

La voce del mare – un racconto di Poetikando

Sono in ritardo  😐 : oggi mi sono accorto di avere ben quattro post “in coda” (in realtà, “in mente”). Per ben tre di essi mi avvarrò di splendi scritti di altri blogger, un altro invece deriva da un aforisma di un poeta che tutti abbiamo studiato a scuola. Considerando che la prossima settimana sarò a Stoccolma per motivi di lavoro, ci metterò un po’ di tempo, anche perché ognuno di questi scritti vale davvero e merita di restare visibile almeno qualche giorno,

Ma vediamo il primo…

 


 

LA VOCE DEL MARE

by poetikando

Blog: poetika

 

 

mare_tempestoso

“Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.

Fa la sua strada, e tu la tua.

Ma non sono la stessa strada”

( “Oceano mare” )

Anni che non vedevo il mare, forse secoli… Ma sono qui adesso, ormai vecchio, a guardarlo, respirarlo, sentirlo davvero. Siamo soli – io e la voce inestinguibile del mare- mai placata in me, mai perduta. Mi chiama. Le onde sventrano gli scogli e le gocce mi si frantumano sul viso, minuscoli specchi di cielo, di pianto liberato. Ho voglia di pensarmi così, nella mia immensa solitudine…

Da ragazzo venivo spesso alla spiaggia per dare del cibo ai gabbiani, e anche oggi ho portato del pane. Mi siedo sul bordo di un vecchio peschereccio abbandonato e sono invisibile, assente. Il maestrale soffia forte, il sale brucia gli occhi, il freddo è un ferro arroventato, che dissolve il dolore prima ancora che sia.

Avverto un fruscio alle spalle: un gabbiano mi si avvicina esitante; sorrido e gli offro le mie ultime briciole. Ci scambiamo uno sguardo, almeno così pare a me e ai miei occhi stanchi. Una lacrima gli scivola lenta sul bianco piumaggio. Che tenerezza, che follia…

Ecco, ora, è arrivato il momento. Quella è la lacrima che mai mi è sgorgata dal cuore; è il pianto che mi ha negato la vita; è il dono mancato dell’ essere fragile – e libero – dentro.

Lo so, è soltanto la mia fantasia. Ma che uomo sono mai stato? Prigioniero di un’esistenza che non ha avuto il tempo – il coraggio – di fare concessioni all’amore, alla vita, al destino…

L’avevo scordato il mare, come un accordo stonato. L‘avevo scordato il mio nome. Lo perdo ogni giorno e ogni giorno lo cerco. E’ sempre un inizio, inizio e mai fine. E’ che il mare è un moto incostante dell’anima – alta e bassa marea – ce l’hai dentro e non fuori di te, come la vita.

La vita…

Che se adesso dovessi raccontarne una – la mia ? – non saprei nemmeno cosa inventare. Ho alle spalle nove mesi di paradiso, novant’anni all’inferno e di fronte nove giorni nel limbo. Ma non sento niente, non ho niente da dire. So che devo morire, non è una grande scoperta: lo sanno tutti ancor prima di nascere. E non mi scorre davanti il film del mio viaggio, non un solo fotogramma. Di memoria ne ho poca, pochi ricordi da ricordare .

Ma se potessi scegliere… mare rinascerei, mare per vivermi fino in fondo l’abisso, per perdermi e naufragare. Mai più aggrappato a scalcinate e sicure pareti. Mai più schiavo di una vita apparente. Avrei sale negli occhi e brividi audaci sulla pelle bagnata. Soffrirei, sentirei, sentirei… tutto quello che mi sono affannato a evitare, da sempre, ancor prima di essere .

Tra partenza e traguardo è una linea finita e imperfetta, il nostro limitato orizzonte? Non guardarmi così! Vola via, via!

Ed allora comincio a sognare, a ricostruire il passato che ancora non ho. Che non ho. Mi regalo una storia.

Sono nato una sera d’agosto, e le ombre d’autunno già spingevano, inquiete. Mia madre piangeva, mio padre taceva; il vento soffiava.

Sono cresciuto respirando l’inverno sul mare, le sue assenze, i ritorni, il presente. Mi facevano male.

Ho amato una donna, una sola, ché l’amore non passa due volte, e impazzivo nel suo ventre puro come un’onda d’azzurro assoluto.

Non ho ho avuto un lavoro, una casa. La mia anima abita il vento. E al vento ho affidato il mio cuore, affinché lo portasse lontano, lontano…

Ho viaggiato sulle strade più impervie, ho venduto il mio ruolo nel mondo per un pezzo di cielo. E non sono pentito.

La mia vita è impronta su sabbia: la consegno alle onde del mare. Perché vivere è un istante perfetto, crudele. E’ qualcosa che va cancellato, perchè mai si ripeta, perchè mai muoia dentro, su una spiaggia sbagliata. Ma che resti in eterno, solamente nel cuore.

E’ poesia sulle ali del sogno e nessuno può portarcela via.

Gabbiano a Saint Malo, Bretagna, FranciaOra resto a guardare la lacrima, che leggera ti imperla le piume e mi sembra un gioiello prezioso – un regalo impagabile – anche questa tristezza. So che la vita che mi sono inventato è qualcosa di grande, l’ essenza più vera di me. Più distante da me…

E’ sangue, è carne, è anima e spazio: un volo impossibile.

E’ il pianto che mi è stato negato, il dono che non ho saputo apprezzare, la libertà di essere fragile dentro – e infinito – come la voce armoniosa e violenta del mare.

Daniela Cattani Rusich

 

 


 

Commento di Wolfghost: questo splendido scritto di Daniela (Poetika) mi ha richiamato alla mente un mio post di qualche tempo fa (La paga della vita) incentrato sull’aforisma di Eric Butterworth che potete leggere nell’immagine di chiusura. Anche se nel testo di Daniela ci sono spunti per diversi altri argomenti.

Pensiamo spesso che alla fine della vita si tirino un po’ le somme di come si è vissuto: è stata una vita ben spesa? Abbiamo lasciato qualcosa di importante? O, al contrario, l’abbiamo sprecata?

 

Per quello che è la mia esperienza (indiretta, per fortuna! ;-))… non è quasi mai così: di solito alla “fine” la gente pensa a molte cose, ma non al passato: non tira affatto le somme.

Eppure siamo portati a crederlo… forse perché in realtà a tirare le somme siamo noi, adesso, in corso d’opera. Ma siccome ammetterlo potrebbe voler dire buttare tutto a mare e ricominciare da zero, preferiamo fare gli gnorri, pensando che va bene così, che ci sarà sempre tempo.

 

Tranne poi accorgerci che abbiamo imparato sì, che “la vita che ci siamo inventati è qualcosa di grande”, ma che “questo dono non l’abbiamo saputo apprezzare“.

Siamo portati a credere che un giorno ci guarderemo indietro e ci accorgeremo di tutto ciò che sbadatamente abbiamo lasciato perdere lungo il cammino.

 

Meglio sarebbe che quel giorno fosse oggi, affinché almeno ciò che c’è ancora nel nostro domani possa essere colto.

 

Butterworth

 

 


 

La felicità di uno non significa la tristezza di altri – I tre blocchi di pietra

I TRE BLOCCHI DI PIETRA
di Paulo Coelho

Una leggenda australiana racconta la storia di uno stregone che passeggiava con le sue tre sorelle, quando si avvicinò il più famoso guerriero di quei tempi.
“Voglio sposare una di queste belle giovani”, disse.
“Se una di loro si sposerà, le altre si crederanno brutte. Sto cercando infatti una tribù dove i guerrieri possano avere tre mogli”, rispose lo stregone, allontanandosi. E, per anni, continuò a percorrere il continente australiano, senza riuscire a trovare questa tribù.
“Almeno una di noi sarebbe potuta essere felice”, disse una delle sorelle, quando ormai erano vecchie e stanche per il tanto camminare.
“Ero in errore – rispose lo stregone -. Ma ormai è tardi”.
E trasformò le tre sorelle in blocchi di pietra. Chi visita il Parco Nazionale delle Montagne Azzurre, vicino a Sydney, potrà vederli.
La felicità di uno non significa la tristezza di altri.

 



Commento di Wolfghost:
questo post avrebbe potuto intitolarsi “Salvare capra e cavoli, ovvero come vivere infelici facendo tutti scontenti” 🙂
Spesso nella vita è necessario compiere azioni, prendere decisioni, che finiscono per scontentare qualcuno o addirittura renderlo infelice. Ad esempio, ne sa qualcosa chi vuol rompere una relazione ma soffre di sensi di colpa pensando di far male al partner, pur sapendo che continuare quella relazione sarebbe alla lunga ancora più dannoso per entrambi. Oppure ne sa qualcosa chi è abituato a prendere sulle sue spalle la tristezza e le difficoltà di chiunque abbia vicino, finendo per vivere la vita d’altri, dimenticandosi della propria.
E’ il dramma di chi ha un eccessivo senso del dovere, colui che percepisce di dover sempre “sistemare le cose”, di fare in modo che nessuno sia scontento, finendo alla fine per condannarsi all’immobilismo, temendo che le conseguenza di ogni sua azione possano danneggiare o anche solo rammaricare qualcuno.
La mia esperienza mi ha insegnato che non solo “La felicità di uno non significa la tristezza di altri” ma, ancora di più, che “La tristezza di uno, il suo sacrificio, non significa necessariamente la felicità di altri”. Quando si annulla la propria vita pensando di fare il bene altrui, quasi sempre si scopre che il benficio procurato non vale neanche lontanamente la vita che si è perso, arrivando addirittura ad avere il sospetto che anzi, perfino i presunti beneficiari di quel sacrificio, avrebbero probabilmente avuto una vita migliore senza di esso. Un esempio classico è quello del genitore iperprottettivo, che finisce non solo per non vivere lui stesso, ma per impedire anche al figlio – in nome del suo bene – la possibilità di vivere o svilupparsi pienamente.

Le Tre Sorelle delle Montagne Blu - Parco Nazionale, SidneyLe Tre Sorelle delle Montagne Blu – Parco Nazionale, Sidney