Siddharta

Le mie serate, e di conseguenza quelle di Lady Wolf, vanno a periodi. Ci sono i periodi dei film, quelli dei documentari, quelli delle serie TV e quelli dei libri. Tutto dipende dal periodo, forse perché dopo aver fatto indigestione di una cosa passiamo, o torniamo, all’altra 🙂

Recentemente abbiamo attraversato nuovamente il “periodo libri” ed essendo temporaneamente a corti di letture nuove e interessanti, abbiamo ripescato un libro antico, un classico senza tempo, ancora oggi di grande attualità anche perché le filosofie orientali, un tempo appannaggio di pochi tra gli occidentali, sono ora di grande interesse. Suona quasi strano leggere in un libro che ormai sfiora i cento anni – 92, per l’esattezza – concetti riguardanti il buddhismo scritti, seppure in forma romanzata, da uno scrittore europeo.

Ad ogni modo il libro non mi ha colpito come la prima volta. Probabilmente, ricordando l’entusiasmo che allora mi aveva creato, mi aspettavo un coinvolgimento maggiore. Ma ogni periodo ha il suo tempo e ciò che ha entusiasmato da giovani, quando si è alla ricerca dell’illuminazione, può apparire meno interessante più avanti.

Per ritrovare l’interesse di un tempo, quello che ti lega avidamente ad ogni parola e ti spinge a rileggere i paragrafi più e più volte, ho dovuto attendere l’ultimo capitolo. Ma ne è valso la pena 🙂

Vi metto qualche estratto con relativo commento 😉

« Son vecchio, sì » disse Govinda « ma di cercare non ho mai tralasciato. E mai cesserò di cercare, questo mi sembra il mio destino. Ma tu pure hai cercato, così mi pare. Vuoi dirmi una parola, o degnissimo? »

Disse Siddharta: « Che dovrei mai dirti, io, o venerabile? Forse questo, che tu cerchi troppo? Che tu non pervieni a trovare per il troppo cercare? « Come dunque? » chiese Govinda.

« Quando qualcuno cerca » rispose Siddharta « allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla in sé, perché pensa, sempre e unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa esser libero, restare aperto, non aver scopo. Tu, venerabile, sei forse di fatto uno che cerca, poiché, perseguendo il tuo scopo, non vedi tante cose che ti stanno davanti agli occhi ».

Questa è stata anche la storia della mia vita, almeno di quella che ho vissuto finora. Scrivo spesso che dai 18 ad oltre i 30 ho come dimenticato di vivere. Leggevo, cercavo, meditavo, praticavo, ma non riuscivo a portare nel quotidiano, e il quotidiano lo vivevo con pesantezza, come se non avesse nulla da insegnare, come se ciò che mi serviva potessi trovarlo solo in qualche recondito e arcano insegnamento delle parole altrui.

Dopo mollai tutto e iniziai a vivere. Non posso dire di averlo fatto appositamente, accadde e basta. E mi resi conto molti anni più tardi che così doveva essere, perché la teoria, ma anche la pratica “didattica”, non possono avere la stessa forza della vita, possono fornire un aiuto, un sostegno, ma non sostituirsi alla “via maestra” dell’esperienza perché al massimo ne sono solo un surrogato.

« Ho avuto pensieri, sì, e principi, e come! Tante volte ho sentito in me il sapere, per un’ora o per un giorno così come si sente la vita nel proprio cuore. Molti pensieri furono quelli, ma mi sarebbe difficile fartene parte. Vedi, Govinda, questo è uno dei miei pensieri, di quelli che ho trovato io: la saggezza non è comunicabile. La saggezza che un dotto tenta di comunicare ad altri, ha sempre un suono di pazzia ».

Quante volte ho sperimentato queste parole! Non solo mi accorgevo che parlare di temi esoterici e spirituali mi esponeva a critiche e ironie altrui, ma anche che mi “opponevo” alle visioni di altri pur sinceramente altrettanto coinvolti, come se dovessi proteggere ciò che via via stavo costruendo, a costo distruggere visioni “non allineate”. E poi il nostro sentire viene inevitabilmente distorto non solo dalle parole ma dall’atto stesso di concettualizzare, perché la vita non è concetto, è azione, è movimento, perfino nella quiete:

« Mi venne detto senza premeditazione. O forse era per dire che appunto questa pietra, e il fiume, e tutte queste cose dalle quali possiamo imparare, io le amo. Posso amare una pietra, Govinda, e anche un albero o un pezzo di corteccia. Queste son cose, e le cose si possono amare. Ma le parole non le posso amare. Ecco perché le dottrine non contan nulla per me: non sono né dure né molli, non hanno colore, non hanno spigoli, non hanno odori, non hanno sapore, non hanno null’altro che parole: Forse è questo ciò che impedisce di trovar la pace: le troppe parole. Poiché anche liberazione e virtù, anche samsara e nirvana sono mere parole, Govinda. Non c’è nessuna cosa che sia il nirvana, esiste solo la parola nirvana ».

Disse Govinda: « Non una sola parola è il nirvana, amico. È un pensiero ».

Siddharta continuò: « Un pensiero, sia pure. Devo confessarti, mio caro, che non faccio una gran distinzione tra pensieri e parole. Per dirtela schietta, non tengo i pensieri in gran conto. Apprezzo di più le cose. Qui a questo traghetto, per esempio, ci fu, mio predecessore e maestro, un uomo, un santo uomo, che per tanti anni credette semplicemente nel fiume e in nient’altro. Egli aveva notato che la voce del fiume gli parlava, e da quella imparava, essa lo educava e lo istruiva, il fiume gli pareva un dio, e per tanti anni non seppe che ogni brezza, ogni nuvola, ogni uccello, ogni insetto è altrettanto divino e può essere altrettanto saggio e istruttivo quanto il venerato fiume. Ma quando questo santo se ne andò nella foresta, allora sapeva già tutto, sapeva più di te e di me, senza maestro, senza libri, solo perché aveva avuto fede nel fiume ».

Avrebbe potuto Siddharta essere Siddharta, senza il suo passato di erudito bramino? La risposta è che Siddharta è tutto ciò che ha vissuto, anche le sue letture e i suoi studi. Ma è la parola “anche” ad essere fondamentale: senza l’esperienza, senza l’immersione nella vita, con le sue gioie e i suoi dolori, i suoi incontri ed i suoi addii, Siddharta non sarebbe giunto a compimento, sarebbe stato come un libro con una bella copertina rilegata e tante pagine… ma con nessun contenuto dentro. E, soprattutto, senza pace.

Hermann Hesse

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29 pensieri su “Siddharta

  1. Chi troppo cerca nulla trova quindi.
    Riuscire a focalizzare può essere un primo passo, su cosa; è la parte più difficile.
    Mi sembra che la vita sia più semplice per chi non ha mai perso di vista l’obiettivo, restando nella sua “semplicità” senza “perdere tempo” in alternative.
    Persone dallo spirito più inquieto hanno troppe distrazioni.
    La ricerca della felicità è solo una strada sulla quale bisogna sapersi fermare….e goderne. L’equilibrio è sempre instabile ma consente di alzare lo sguardo verso il futuro, come per la corda che emette il giusto suono solo se; non è ne troppo tirata ne troppo allentata.( cit. Film Siddharta)
    Nel momento dell’illuminazione.
    Sono sicuro che chi cerca troppo sente una vocina ( che sempre più tardi ascolta) che gli grida:
    ” FERMATI per Dio…FERMATI ” 😀

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  2. sempre proofndi e stuzzicante il commento che fai ai temi che suggerisci.
    Non posso che condividere: siamo il frutto delle nostre esperienze e anche quando tentiamo di sottrarci al nostro temperamento per percorrere esperienze diverse, finiamo per pentirci e ricadere da dove siamo partiti. Ciao, un bel post come sempre 🙂

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    • Bé, dipende dal… punto di partenza 🙂 Se il punto di partenza è un punto “sincero”, allora è probabile che tu sia nel giusto. Ma difficilmente noi partiamo bene, siamo così condizionati che fin da ragazzi inseguiamo ideali e mete non nostre ma mediate dalla società, dai genitori, dagli insegnanti. Tornare indietro allora non farebbe che farci tornare indietro, su una strada che che nostra non lo è mai stata.
      Anche se non è affatto detto che la strada intrapresa fosse migliore, questa è la nostra tragedia! 😛

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    • Pensa invece che io non lo considero certo tra i migliori 🙂 Ma non è la prima volta che post che non mi soddisfa troppo scrivere piacciono invece ad altri e viceversa. Anche questo è il bello dei blog! 😀

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  3. Se vuoi
    vivere
    in purezza
    l’eremita
    devi fare,
    come
    Siddartha
    immergerti
    in condizione
    vegetale.
    Bruciare
    immoralita’
    avidita’
    corruzione,
    per risorgere
    luce
    ed emozione.

    questo libro ha rappresentato moltissimo per la mia formazione adolescenziale, te lo dice questo testo scritto a 13 o 14 anni…certo, c’è molta ingenuità, ma anche genuinità nell’esprimere il senso di quanto avevo letto,Grazie per questo bel ricordo che mi hai suscitato, felice notte amico Wolf

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  4. Ciao Wolf, come stai?
    Siddharta è uno dei libri che ho in programma di rileggere…quanti anni sono passati da allora e quante cose sono accadute…Ripasserò a leggere con calma il tuo interessante post. Per ora buona giornata e sereno fine settimana! A presto

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    • Sì, anche io in fondo l’ho riletto per gli stessi motivi, ed è probabilmente proprio per le esperienze passate che non l’ho trovato così interessante come la prima volta… tranne l’ultimo capitolo, naturalmente! 😉
      Grazie, e… caspita, hai ragione: siamo al fine settimana! 😛

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  5. Lessi questo libro circa 15 anni fa, me lo aveva prestato mia sorella, ci misi un po a leggerlo, volevo capire bene i concetti espressi in questo affascinante e profondo romanzo.
    Fu una sorta di guida per me, presi molti spunti che potevo utilizzare per la vita di tutti i giorni.
    Un bacio caro lupo 😉

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    • E’ stato una guida per molte persone, almeno per una parte della vita. Addirittura c’è stto un periodo in cui divenne una sorta di cult, un manifesto per chi voleva un altro tipo di società 🙂
      Un bacio! 🙂

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  6. Ciao! Ho letto solo fino a metà perché sono un po’ stravolta; ma andrò avanti con maggior attenzione dato che mi interessa, come sempre succede qui da te (anche io ho un polveroso Siddharta che aspetta … forse inutilmente … di essere riletto una terza volta in trent’anni quasi);

    Fuori contesto: ho un’urgenza, mi puoi suggerire qualcosa? Mi è entrato un canarino in casa, non lo voglio tenere né buttar fuori né darlo a qualcuno che lo tenga in gabbietta (né mangiare con la polenta!). Esiste qualche associazione che se lo pigli? Quelli della Lipu sono antipatici! Ne parlo sul blog. AIUTO!

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  7. E’ proprio così.Letture e studi sono come semi che germogliano dentro di noi, ma se non c’è un terreno fertile non sbocceranno e non daranno mai frutti…il terreno diventa fertile con il passare del tempo e con le esperienze della vita ed anche con le prove e le sofferenze che comunque ci aiutano a crescere e a conoscere meglio la nostra interiorità.
    E’ davvero molto bello questo capitolo. Complimenti per il bellissimo post!
    Buone letture e stammi bene!

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    • Diventa fertile, ma anche no 😀 Dipende dal tipo di persona, c’è chi non impara mai, chi è troppo arrogante per pensare che ci siano cose che ancora non sa. Solo chi, per usare un’espressione che mi è cara, vive “con gli occhi aperti” apprende davvero dalle esperienze.
      Grazie, stammi bene anche te 🙂

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  8. Wolfissimo – come sono felice di condividere i tuoi pensieri (giustissima la considerazione anche dell’altro post) – che posso scrivere qui! Hai ragione!!! Sono d’accordo in tutto.

    Visto che con Wolfissima avete anche i periodi di film, posso segnalartene uno? https://www.youtube.com/watch?v=Fir1aZjaBKo

    Ne ho altri, ma sempre su questo genere come: Temple Grandin, una donna straordinaria.
    Sono uscita un po’ fuori tema, lo so, ma non del tutto
    Un forte abbraccio Wolfissimo!!!

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  9. Un post davvero molto interessante, Wolf, in tante frasi mi ci sono riconosciuta, specialmente in quel mio continuo cercare, cercare qualsiasi cosa, un perché o una risposta, e nello smarrirmi nella ricerca.
    Sento che i pensieri mi si accavallano nella mente e che nessuno di loro arriva a compimento… Forse è proprio questa la causa del mio stress psicologico e mentale?

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    • Non so se sia quella, cara Happy, ma probabilmente contribuiscono. Dovresti cercare di focalizzarti su pochi di loro per volta, almeno fino a quando non hai fatto un passo per la loro realizzazione 🙂

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  10. Certo…purtroppo non tutti capiscono che siamo qui per evolvere e che non si è mai finito d’imparare…appunto, soprattutto imparare a vivere…Buona Domenica Wolf a te e famiglia!

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    • Non so se siamo qua per evolvere, ma già che ci siamo ed è possibile, almeno su questa terra e in questa vita… perché non farlo? 🙂
      Grazie, spero sia stato un buon weekend 😉

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