Noi e l’infinito, l’universo, la vita, la morte

The Big Snow è arrivata anche qua: auto sepolta e strada impraticabile, per cui ho lavorato da casa per quanto ho potuto 🙂 Abbiamo cercato di replicare la passeggiata nel bosco innevato fatta a dicembre, ma… la neve era troppo alta e il povero Tomino, che è vigoroso ma pur sempre un tappetto :-P, in certi punti sprofondava e non riusciva ad andare avanti, così lo dovevamo prendere in braccio, allora abbiamo deciso di accorciare la passeggiata 🙂

L’amica Fulvia1953 (blog http://cieloterrafuocoacqua.iobloggo.com/) mi ha chiesto in uno dei commenti al post precedente di andare a vedermi i filmati con le conferenze di Vittorio Marchi e di darle un mio parere. Così ho fatto. Il titolo di questo post riflette il nome di una di queste conferenze.

Come ho anticipato a Fulvia sul suo blog, non ho trovato grandi novità su quanto già avevo avuto modo di incontrare in precedenza. Se vedete uno dei miei post recenti (A ruota libera, del 30 novembre scorso), ci ritroverete buona parte di queste riflessioni.

Il punto fondamentale è che tutto è energia, questo ormai è vero anche per la scienza, e l’energia, che tutto forma e tutto permea, è ciò che da sempre viene chiamato “Dio” (o in altri modi a seconda della cultura di appartenenza). La materia, incluso il nostro corpo, non è altro che “energia condensata”, ed è energia pure il pensiero. L’energia è contemporaneamente Una, dato che è un continuum senza interruzione, e miliardi di miliardi di particelle quando queste si presentano nel loro aspetto “condensato”. Quando moriamo, quando qualunque animale, vegetale o oggetto, si disgrega, finisce, la sua energia torna nella forma “libera”, non addensata, da cui è partita e non si è mai staccata veramente. Marchi fa l’esempio del pezzetto di ghiaccio (ma anche dell’onda) nel mare che è contemporaneamente individuale ma anche facente parte integrante del mare tutto. Quando il ghiaccio si scioglie torna ad essere indifferenziato nel mare.

Fino a qua niente di nuovo sotto il sole, quanto detto da Marchi si ritrova sia nelle antiche scritture esoteriche, nelle varie religioni – seppure a volte mediato da influenze culturali, e perfino dalla moderna scienza.

Il punto fondamentale però è… che fine fa la nostra consapevolezza? Ovvero, quando moriamo, va bene che la nostra energia torna ad essere indifferenziata con quella universale, ma… di noi come individualità che ne è? Perché se può sembrare consolante – nemmeno tanto a volte 😀 – che la nostra energia non va persa, ben altro sarebbe sapere che “noi” restiamo ancora noi, che non tutto ciò che siamo stati e che abbiamo fatto in vita, va perso. Diciamocelo, siamo un po’ egoisti anche in questo: se non saremo più coscienti di esserci, non ci interessa molto sapere che la nostra energia ci sarà ancora 🙂

Qui Marchi innesta però un’altra scoperta scientifica recente, ovvero che ogni particella “sa” in qualche modo cosa fanno tutte le altre miliardi di miliardi di particelle dell’Universo (in realtà non è proprio questo ciò che la meccanica quantistica ha dimostrato, ma per astrazione ci si può arrivare). Quindi non è strano, ma anzi ragionevole, supporre che la nostra consapevolezza è contemporaneamente “noi” ma anche tutto, cosa di cui non siamo coscienti a causa della limitatezza dei nostri cinque sensi. L’unico modo per rendercene conto è attraverso quella che chiama “tecnologia della mente” (o “interna”, adesso non ricordo le esatte parole), cosa che immagino si leghi ai concetti di meditazione delle antiche pratiche esoteriche, che vengono anche richiamate allorché Marchi fa finta di domandarsi “come facevano gli antichi, ad esempio i profeti, a sapere già certi concetti che la scienza ha scoperto solo millenni dopo?”.

Quindi, secondo Marchi, quando moriamo continuamo ad avere la limitata consapevolezza del “noi” che eravamo, ma contemporaneamente acquisiamo la consapevolezza del tutto. Di Dio insomma. Anche di questo si trovano già tracce nelle antiche scritture, ma è interessante come a questo punto, come presunta prova, Marchi tira in ballo la N.D.E., la Near Death Experience, ovvero l’esperienza di pre-morte. Secondo lui il famoso tunnel con in fondo la “luce” rappresenta – no… non “rappresenta”, “è” – il passaggio della nostra energia e consapevolezza dal limitato contenitore corporeo all’esterno, al tutto. E’ questo ciò che vediamo e percepiamo in quel momento. Testimonianze ne sarebbero le visioni da fuori del corpo che chi le ha vissute dice non essere localizzate: si sa cosa si vede, ma non da dove, poiché è come vederla da ogni luogo. Queste visioni tra l’altro sarebbero la prova che smentirebbero alcune teorie medico-scientifiche (sostenute dal famigerato CICAP) che sostengono che le visioni di premorte sarebbero legate a sostanze – le endorfine – che il cervello rilascia al momento della morte allo scopo di “addolcire” la fine: la sensazione di benessere sarebbe ad esse legata, e così anche la “allucinazione” del tunnel. Questa teoria però non spiega come sia possibile che chi torna (non tutti, ovviamente, si parla sempre di piccoli numeri) sia in grado di riferire cosa è successo non solo attorno al suo corpo ma anche in altri luoghi.

Insomma, Marchi non mi ha personalmente aggiunto molto di nuovo, ma ha costruito dei legami, dei richiami, che – ci si creda oppure no – finiscono per costituire una “teoria globale” quantomeno interessante.

Mi chiedete se personalmente ci credo? Trovo che sia una spiegazione affascinante, ma ritengo che chi non ci passa, chi non fa eseprienza di una NDE o di un qualche altro clamoroso avvenimento del genere (come una “illuminazione”), se era scettico rimarrà scettico. Perché le teorie, molto più in questo campo che in altri, da sole non bastano. Lo stesso Marchi infatti fa capire che lui ha anche vissuto, è stato testimone, di eventi di questo tipo (che non cita, non almeno in questi video). Per questo per lui e per persone come lui è facile credere, “sentire” come vera, questa comunque affascinante teoria 🙂

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63 pensieri su “Noi e l’infinito, l’universo, la vita, la morte

  1. …Spettacolare l’apertura di questo post, con la foto di Tomino che si erge in tutta la sua “bassezza” sulla neve, bello, forte e fiero… e anche pieno di spruzzi di neve sul musetto… Proprio da mangiarselo di baci 😀

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  2. Il continuo del post vira su un argomento tanto difficile quanto affascinante, riguardante la vita oltre la morte, cosa che tutti desideriamo disperatamente e di cui tutti vorremmo ardentemente essere convinti.
    La mia idea in merito varia a secondo l’umore o, come si dice, “il momento storico, sociale e culturale”… Penso che ad oggi non ci sia nessuna prova scientificamente valida, ci si può credere solo per fede e mi vengono in mente le parole di S. Paolo: “I miracoli sono inutili: se hai fede non ne hai bisogno, se non hai fede non ci credi”.

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    • Si’… e’ anche vero che paradossalmente non abbiamo prova nemmeno del contrario, ovvero che “dopo” non esista nulla 🙂 Come dici te, in accordo alla chiusura del post, in genere chi crede continua a farlo, chi non crede continuera’ a non farlo. E’ pero’ vero che forse questi argomenti servono a… aprire una porta, a instillare una goccia di curiosita’, a piantare un seme nella coscienza che, chissa’, magari nel tempo portera’ frutta e cambiera’ le cose…

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  3. Bellissimo Tomino!!!
    un po’ sorpreso,forse?
    Molto affascinante il tema che tratti, interessantissimo ed educativo.
    Concordo con te, è un tema che ci riguarda molto da vicino, nessuno escluso. Più se ne parla, senza scongiuri o illusioni, e più si afferma la consapevolezza della inevitabilità del naturale epilogo del’uomo sulla terra. Chi ha il supporto della fede avrà meno perplessità, forse, ma continuerà ad averla, ma come dici benissimo tu “forse questi argomenti servono a… aprire una porta, a instillare una goccia di curiosita’, a piantare un seme nella coscienza”.
    Buon Martedì Grasso
    … e un abbraccione!

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    • Non tanto… Dopo poco, quando la neve era cosi’ alta da non permettergli di andare avanti, allora si’ che era sorpreso! 😀
      Si’, anche perche’ sono temi che si devono “sentire”, non basta leggerne 🙂
      … acc, e’ vero, e’ martedi’ grasso… si vede che non e’ una festa che mi prende granche’, eh? 😛

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      • Sì, sono temi che non sono nella cultura dell’uomo, ma sono dentro l’uomo. La cultura e l’esperienza lo hanno aiutato a farsi un’immagine di ciò che sente dentro, perchè tutto parte da quella energia che ha in sè. I veri Cattolici sanno che lo Spirito Supremo è nell’uomo e l’uomo fa parte dell’universo di Dio. Giusto perchè ci vuole un intermediario, fino a pochi anni fa ci facevano credere in un Dio dalla forma umana che vive tra le nuvole, capelli bianchi e occhi dallo sguardo severo, e suo figlio, Gesù, con gli occhi azzurri e i capelli biondi, era l’immaginario collettivo di quei tempi, un po’ razzista,però che lo voleva così. 🙂
        Si frastornavano,però, i fedeli predicando, in un catechismo imparato a memoria, che “Dio non ha un corpo come noi, ma è un purissimo spirito”.
        Hai detto bene ci voleva un intermediario, magari “disinteressato” che doveva formare un gregge.
        Ben venga chi scientificamente ci apre uno spiraglio da cui poter vedere una Luce, anche solo un barlume, che ci faccia ragionare e capire meglio l’energia (in Dante “amor”) che “move il sol e l’altre stelle”.
        Per chi non ha fede è curiosità che porta alla conoscenza, per quelli come me che credono, è lo stimolo alla ricerca di una retta e razionale chiave di lettura della fede.
        La luce della Rosa dei Beati, anime dei santi che con la loro luce cantano le lodi di Dio, non è…
        Grazie e un nuovo abbraccione

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      • Sono d’accordo, cara 🙂 Credere “solo” per fede (cosa per altro che invidio profondamente :-D) in una cosa che non si e’ mai vista per poi trovare tracce tangibili che il proprio credo non era mal riposto deve essere una cosa entusiasmante, anche se, e’ vero: chi gia’ credeva non ha bisogno di prove. Ma secondo me… chi crede davvero per fede, in maniera incrollabile e non solo a parole “per lezioncina imparata” non sono certo i piu’…
        Un abbraccio 🙂

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      • Quando la finiremo di muoverci così comodamente, abbandonandoci ad interpretazioni che ignorano i progressi scientifici, vedremo intorno a noi quella spiritualità di cui l’uomo moderno è capace. C’è chi ha seguito la tradizionale secolare educazione religiosa dei propri antenati, e al primo confronto non ha avuto la forza di continuare per ritrovare l’interpretazione giusta che gli desse risposte soddisfacenti e si è rassegnato rifugiandosi in un ateismo pieno di contraddizioni.
        In ogni religione c’è sempre una risposta alle nostre domande esistenziali, ma è molto faticoso ritrovarle. Per molti è più facile assecondare pedissequamente e con comoda vigliaccheria quello che da secoli come tabù ci vengono propinati. Perpoi procedere ipocritamente su due binari paralleli, un percorso di facciata, esemplare per uomini “sepolcri imbiancati” e un altro molto intimo e segreto, sempre sul filo del rasoio ma molto difficile e faticoso da tenere dentro nascosto.
        Se il tema di questo post fosse visto e sentito da molti gli effetti si vedrebbero, molto lentamente sì, ma smuoverebbe un po’ tutta la pigrizia che ci circonda.
        Buona giornata

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      • Le scoperte scientifiche possono far nascere un dubbio, accendere una lampadina, che ci spinge poi a cercare una risposta. Chi la risposta ce l’ha gia’, sinceramente e onestamente, non ha bisogno di prove scientifiche, anzi e’ vero il contrario: secondo Marchi, non e’ possibile arrivare alla comprensione solo con le scoperte scientifiche, perche’ queste sono tasselli del puzzle che, senza una “linea conduttrice”, non portano lontano. E’ necessaria usare quella “tecnologia interiore” della quale parlavo nel post, che in fondo non credo sia tanto diversa da alcune pratiche religiose vecchie di millenni. Infatti, lui sostiene che e’ questo il motivo per cui gia’ migliaia di anni fa’ certi uomini erano capaci di conoscenze sbalorditive per quello che era la scienza dell’epoca, perche’ usavano questa “tecnologia della mente”.
        Il vero errore non e’ quindi tanto non allinearsi con la scienza, quando piuttosto restare in una “fede di comodo” che non ha alcun fondamento interiore. Se chiedi ad una persona se crede in Dio e nell’aldila’, soprattutto se e’ di qualche generazione fa’, questa mediamente ti rispondera’ di si’, eppure di fronte ad una reale prospettiva di morte si mostrera’ terrorizzata. Ma perche’? Allora non e’ vero che davvero credeva in Dio e nell’aldila’, senno’ non dovrebbe avere timore della morte, giusto?
        La verita’ e’ che, secondo me in maniera sconvolgente, solo in pochi si interrogano davvero su queste cose. I piu’ preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia, che questa sia una “fede di comodo” o un materialismo spinto del tipo “Perche’ dovrei preoccuparmene? Finche’ io sono la morte non e’, quando la morte e’ io non sono piu'”. Che poi… se riescono davvero ad essere cosi’… be’, beati loro! 😀

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      • La risposta non è ferma e categorica, la fede è una guida per una strada che non conosciamo. Affidandoci senza riflettere, come si dice ciecamente, secondo me, si va incontro ad una svolta pericolosa al primo scossone. Ogni conquista scientifica non va ignorata o addirittura ostacolata, ma va confrontata e verificata, va seguita e ragionata. Se è vera fede e non bigottismo, serve a rafforzarla. I profeti si sono posti delle domande prima di anticipare e svelare verità impensate. La fede è come l’amore non può essere nè cieco e nè sordo, va alimentato per darci sicurezza e serenità, pur rimanendo una delle nostre certezza rassicurante. 🙂
        Godetevi un bellissimo e serenissimo weekend tutti insieme in famiglia :-).
        Un abbracciooooone a tutti

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      • Pensa che il Dalai Lama in persona dice la stessa cosa 😛 Lui è molto curioso a riguardo delle scoperte scientifiche occidentali ed ha anche collaborato attivamente in alcuni studi psicologici sugli effetti della meditazione. A una domanda specifica ha risposto che il buddhismo dovrebbe adeguarsi alle scoperte scientifiche, al punto che, se venisse dimostrato in qualche modo che l’aldilà e la reincarnazione non esistono, il buddhismo dovrebbe adattarsi di conseguenza 🙂 Al di là che lui possa pensare che una tale dimostrazione scientifica non potrà mai avvenire, personalmente credo sia sincero. Credi sentirai mai dire lo stessa cosa da, poniamo, un Papa? 😉
        Il fine settimana… abbiamo iniziato le operazioni attinenti alla nuova casa in cui traslocheremo: tolta la vecchia carta da parati in una delle stanze 😀 Ne manca una… 🙂

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    • Un cristiano, intendi? Sì, è probabile 🙂 Tuttavia non mi è chiaro il perché pensare ad un “Dio localizzato” da qualche parte nell’universo sia meglio di un Dio che è ogni cosa e in ogni cosa. Cosa c’è di scandaloso nel sostenere che Dio è l’energia nella sua forma primaria piuttosto di immaginarselo come un qualcosa dalla forma umanoide? 😐
      Nella sua conferenza Vittorio Marchi sostiene che la visione di un Dio esterno a noi, localizzato da qualche parte, è stata sostenuta e lo è tutt’ora da chi ha convenienza a farlo. Dove sta la convenienza? E’ evidente: se Dio è da qualche parte, ci vuole qualche forma di intermediazione per raggiungerlo, e chi si propone di fare da intermediario non è mai mancato 🙂 Se Dio è ovunque, anche in noi, allora gli intermediari non servono e chi li rappresenta perde gran parte del suo potere.

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  4. Io credo a questa teoria da sempre. La sento mia e basta. Credo che l’individualità di cui tu parli sia solo facente parte di un tutto. E’ per questo che la nostra energia deve essere positiva e buona… affinchè l’energia totale sia luce.
    Comunque sia in tutto questo mi chiedo dove finiscono i nostri amici animali.
    Perchè ho sentore che la loro energia non sopravviva e che quindi non ci sia dato modo di rivederli oltre, come dicono in tanti. Forse potremmo incontrare le energie di persone a noi care che chiamiamo a noi con il nostro amore… ma…

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    • Non vedo il perche’. Secondo queste teorie non e’ una “anima umana” a “tornare al tutto”, ma e’ la sua energia (che volendo puoi chiamare anche anima, o amore, non importa). E l’energia e’ in ogni cosa, in noi e animali compresi. Secondo Marchi, infatti, l’energia e’ vita e tutto e’ vita, perfino gli oggetti. Tutto quindi, non solo noi e gli animali, torneremo a “liberarci” in energie a frequenze piu’ elevate di quelle in cui siamo “precipitati”. Sebbene l’uomo, secondo Marchi, sia “attualmente” (parola che sottolinea nel suo discorso) la forma evolutiva piu’ alta del pianeta, e’ la classica arroganza tutta umana quella di credersi su un piano diverso rispetto al resto, perfino quegli animali che, in fondo, rispetto ai minerali ed alle piante, ci sono molto vicini.
      Io sono convinto che se l’uomo sopravvive, allora anche qualunque altra specie animale sopravvive. Su questo ho pochi dubbi, ne ho sul fatto che davvero manterremo tutti la consapevolezza di esserci ancora come individualita’.
      Tra l’altro, per chi crde in queste cose (e non sto scrivendo che io ci credo o non ci credo), non e’ infrequente che nelle manifestazioni “medianiche” (in senso lato, come puo’ esserlo la psicofonia, per intenderci), si presentino anche animali.
      Un giorno parlero’ anche di questo argomento che mi ha sempre affascinato 🙂

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  5. Tema estremamente difficile da trattare e da commentare! Sono cristiana cattolica, non praticante, non digerisco la Chiesa che, secondo me, è solo poltica, tralasciando il fatto che, fortunatamente, alcuni preti sono veramente dei santi e mi chiedo come facciano a resistere ed a continuare a credere.
    Io comunque spero che ci sia qualcosa dopo la vita, che si possano ritrovare, in un modo o in un altro, tutte le persone care che abbiamo perso, compresi i nostri animaletti. Io continuo a dirmi che deve esserci un altro tipo di vita dopo questa che stiamo vivendo, che il fatto di essersi comportati in un certo modo invece che in un altro sia valso a qualcosa e ….. e potrei continuare, ma so che hai capito cosa intendo.
    Povero Tomino, sommerso dalla neve 🙂 🙂 uno dei prossimi giorni posto un video delle mie due “belve” che giocano in mezzo alla neve. Sono fantastici. Ti farò sapere quando, è un video che meriita di essere visto.
    Ciao a presto

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    • Credo che la maggioranza di noi ci sperino, chi velatamente chi manifestamente. Io stesso parlo di questi argomenti qua ed a volte con mia moglie, raramente con qualche amico, mai o quasi in altri ambienti. Chissa’ in quanti ci sperano anche se non ne parlano mai 🙂
      Tuttavia sperare e’ ben diverso dal credere. Io ci spero, ma faccio fatica a crederci, per questo vado sempre alla ricerca di “prove” convincenti.
      Per quanto riguarda i comportamenti il problema puo’ essere complicato: non credo in un paradiso, un purgatorio o un inferno, e nemmeno in qualcuno che ci giudichera’. Tuttavia puo’ essere che a loro modo i buddisti, ad esempio, ci abbiano visto bene: nel momento del trapasso uno va “di la’” cosi’ com’e’ in quel momento. Dunque se non e’ “preparato” rischiera’ di trovarsi in difficolta’. Non e’ forse simile al concetto cristiano del “pentimento” che puo’ essere ottenuto perfino all’ultimo istante dopo una vita dissoluta? E cosa significa essere preparati? Vuol dire sapere verso cosa bisogna andare. Loro, i tibetani, nel libro tibetano dei morti sostengono che al momento della morte vediamo una serie di forme e di “luci”. Ce ne sara’ una cosi’ brillante da “spaventarci”, da farci preferire altre luci meno brillanti e piu’… conosciute. Quelle luci sono quelle dei nostri desideri terreni e, se seguiremo quelle, ci ritroveremo di nuovo sulla terra – o addirittura altrove – magari in qualche forma “piu’ bassa”.
      Ecco io ho sempre “sentito” che cosi’ puo’ essere: noi andiamo di la’ cosi’ come siamo in quel momento, con le nostre paure, le nostre “macchie”, oppure con la nostra serenita’ o perlomeno senza prevenzioni. Questo secondo me puo’ determinare come staremo dopo, se felici od angosciati. Ma non credo, in ogni caso, che sia una condizione definitiva. Per fortuna.

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  6. Un tema decisamente coinvolgente, quello da te trattato. Il timore della morte e il pensiero dell’ignoto del dopo spesso ci tormentano e non è facile, per chi non ha il ‘dono’ della fede, trovare risposte adeguate. Mah….
    E’ più gratificante giocare con il piccolo Tomino sulla neve…

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    • Piu’ gratificante sull’immediato, certamente. Ma se si sente il richiamo a cercare la risposta a determinate domande, prima o poi bisogna affrontarle, non si puo’ semplicemente decidere di non pensarci. Io almeno non ce la faccio 🙂

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  7. Io non so esattamente cosa ci sia dopo.
    So solo che la morte è l’inizio di un nuovo viaggio, di cui nessuno conosce la meta. Parte di questo percorso lo percorriamo concentrati sul sentiero che crediamo più adatto, spesso perdendoci la bellezza del panorama. Ma non ce lo insegnano a scuola, lo capiamo dopo quando guardandoci indietro pensiamo a come diversamente potevamo vivere…il tempo cambia l’importanza delle cose, che restano cose. Mentre l’anima, richiede più coccole, il corpo risente delle fatiche passate. Vivere bene oggi è morire meglio domani…forse, ma è sarà proprio questo il bello della vita? E’ questa l’immensa eterna domanda dell’uomo…perchè?
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    • Accidenti, proprio i tuoi commenti erano finiti nello spam! Meno male che ogni tanto ci guardo! 😀 Li metto entrambi perché non saprei quale scegliere tra i due, non sono proprio uguali 😐
      Vivere bene oggi è certamente vivere meglio domani, ma non c’è comunque garanzia, né sulla durata della vita, né sui risultati 🙂 Diciamo che il calcolo delle probabilità ci dice che dureremmo di più e meglio, ma certezza non è data 😀 Il tempo cambia assolutamente l’importanze delle cose, meno quella della nostra “anima”, o della nostra coscienza, scegli tu la parola 🙂 Io ricordo che più o meno ero già così fin da ragazzo, ma certamente il mio corpo non è quello di allora… 😉

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  8. Io non so cosa ci sia dopo.
    La morte è solo l’inizio di un nuovo viaggio di cui nessuno conosce la meta, se meta è. L’importante è camminare vivendo nelle domande che talvolta trovano risposta…non affezionarsi ad una sola risposta rende liberi…forse.
    Io so che il cammino di oggi è la strada di domani, ma solo oggi, inizio ad alzare la testa godendo della meraviglia che mi circonda, anche se talvolta il cammino è impervio. Non ce lo insegnano da bimbi, fa parte delle conquiste.
    Come sarebbe differente il mondo se ci dicessero come dovrebbe essere, e non come già è.
    Anche la valenza delle cose cambierebbe, anche il pensiero della morte sarebbe differente.
    Solo una tappa in più nel cammino dell’umanità, che intanto in parte, pian piano si evolve.
    http://lartemista.com

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    • Bé, “comunitariamente” e “materialisticamente” parlando il tuo discorso non fa’ una grinza: sicuramente, secondo la logica evolutiva della Natura, noi siamo parte di un processo evolutivo di massa, di specie. Tuttavia non è che – forse egoisticamente – questo mi sollevi molto 🙂
      Non affezionarsi ad una sola risposta rende liberi? Non so… se fosse la risposta giusta… 😀 Voglio dire che rimanere comunque e sempre in dubbi esistenziali non è che aiuti granché in fatto di serenità 😉 Ma, certo, se le nostre sicurezze sono basate su risposte effimere e di comodo, allora…

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  9. Sì, credo che tu abbia ragione,Wolf: instillare una goccia di dubbio è già tantissimo, Dio ci scampi da quelli che non hanno dubbi ma solo certezze, penso che siano gli individui più pericolosi che esistano!

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  10. Comunque, a ben riflettere, forse non è bene neanche non avere alcuna certezza: vabbé che “dubito ergo cogito” ma non sarebbe male avere qualche certezza e non sentirsi sempre in balia del dubbio che rende così fragili e provvisori (se non fosse suffucientemente chiaro, specifico che è a me che mi riferisco…) 😀

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    • Credo dipenda dal tipo di certezza, cara Happy 🙂 Se io fossi certo dell’esistenza dell’aldilà… bé, quella certezza spererei di non perderla mai. Tuttavia non dovrei comunque “chiudere gli occhi”, nascondere la testa sotto la sabbia non è mai la soluzione. Credo tuttavia che se una convinzione arriva a livello di subcoscienza, o se preferisci di cuore e anima, divenga molto difficile perderla 🙂

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  11. Per quante teorie si possano formulare in verità con certezza non si sa nulla di quel che accade al momento della morte… in questo campo si impara per le scoperte scientifiche, ma anche per guizzi e intuizioni, per quella scintilla che di tanto in tanto ci colpisce e ci lascia vedere oltre le barriere spazio-temporali, insieme a quella sensazione di essere molto più di semplici corpi in movimento, di materia… rimane però il dubbio perenne… ma a pensarci bene non può che essere così, altrimenti il pianeta si trasformerebbe in un enorme cimitero o in un manicomio a tempo pieno (a seconda della soluzione dell’enigma!)
    un abbraccio

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    • ahahah ma perché un “manicomio a tempo pieno”? 😛 Ma no, dai! 😀 Coloro che avendo sperimentato uno stato di premorte ed essendo convinti dell’esistenza dell’aldilà non si comportano affatto da pazzi, anzi… 😉
      Ho trovato interessante nella conferenza di Marchi, proprio il fatto che a suo dire, se è vero che le scoperte scientifiche stanno rafforzando ciò che già i “saggi” di ogni tempo sapevano, tuttavia è solo grazie alla “tecnologia interiore” che possiamo arrivare a percepirne la verità. E cos’altro può essere, o comunque provocare, questa “tecnologia” se non le intuizioni delle quali parli? 😉
      Abbraccio 🙂

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      • nooo intendevo dire che se sapessimo prima, con assoluta certezza, cosa accade dopo la morte, se si dovesse trattare di qualcosa di bello allora molti si suiciderebbero, se invece si dovesse trattare di qualcosa di brutto, non potendo anticipare i tempi, si finirebbe con l’impazzire…

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      • Chi sa… 🙂 Anche così fosse, nel senso che qualcosa di positivo ci aspettasse, il suicidio non sarebbe poi la peggiore, almeno in determinate condizioni? 😀 Comunque no, non credo che la maggioranza opterebbero per questa soluzione in ogni caso, credo che a quel punto rifletteremmo sul significato della nostra presenza qui e finiremmo per ritenere che se questo passaggio sulla terra c’è, un motivo ci deve essere… 🙂

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  12. Sai mi colpisce una coincidenza (è un periodo che vivo …coincidenze a raffica che non ci faccio nemmeno più caso..)ma proprio due giorni fa. mi è arrivato un libro con enorme ritardo (due mesi
    la cosa strana è che il capitolo più interessante del libro parla della possibilità di superare l’urto della morte conservando la propria consapevolezza.Scopro che l’autore ha scritto un altro libro esclusivamente dedicato all’argomento (il mio non riguardava la morte) e che tiene dei corsi reglolarmente.ti linko il titolo del libro,se l’argomento viene approfondito come lo è stato in quel solo capitolo ,merita sicuramente di essere letto_:http://www.amazon.com/Peaceful-Transition-Conscious-Dying-Liberation/dp/1567183190
    Che il libro abbia ritardato (il mio doveva venire dall’italia) così tamto perchè doveva “incrociarsi “con questo tuo post?
    A tomino dovevi mettere le racchette off course…………..

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  13. Sì, naturalmente, la certezza dell’esistenza dell’aldilà è importante,chi non vorrebbe essere sicuro che la morte non sia la fine di tutto?
    Ma, molto più modestamente, mi riferisco anche alle piccole certezze quotidiane, su quello che è giusto fare o non fare… Sono travolta dalla precarietà e, credimi, non è una bella sensazione!

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    • Be’, probabilmente i “massimi sistemi” e l’argomento della morte in particolare, fanno passare in secondo piano tutto il resto 🙂 Voglio dire che sono pochissime le cose che mi preoccupano veramente, i piccoli problemi quotidiani non sono tra questi. Ma non e’ detto che questo sia proprio positivo, eh! 😀 In fondo e’ perfino meglio perdersi tra i problemi quotidiani piuttosto che avere il pensiero fisso sulla… “fine”, anche se questo da un lato ti serve per dare il giusto valore a tutto il resto e in particolare ad evitare di ingigantire i problemi che grandi in fondo non sono! 🙂

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    • L’interpretazione della Bibbia non può essere fatta estraendone solo dei singoli versetti, tutto va interpretato nel contesto nel quale è scritto. Infatti, se uno legge solo quei versetti, potrebbe pensare che la morte sia la fine di tutto e che “dopo” non vi sia nulla, ma esistono molte interpretazioni che prendono in considerazione l’intero contesto della Bibbia e la definizione di Sheol, e che sostengono che la fine assoluta è riferita alla vita terrena ed a tutte le sue attività ma non significa che “dopo” non c’è nulla. Quei versetti insomma sarebbero scritti per significare la profonda spaccatura tra le due esistenze, diciamo così.
      Interessante spunto, grazie 🙂

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  14. ciao Wolfang
    molto interessante il tuo post, esauriente sotto molti punti di vista
    personalmente concordo sulle riflessioni, mentre trovo le spiegazioni del cicap degli appigli negazionisti a priori che dimostrano solo una supponenza di mediocri, i grandi scenziati mai chiudono la porta a ciò che è inspiegabile
    comprendo la reticenza di marchi a rendere pubbliche esperienze personali, non è per motivi egoistici, chi per qualche motivo le vive spesso non può raccontarle
    la nostra energia è unica e eterna, si tramuta ma non cambia.
    Un saluto grandissimo :-)))
    ….
    grazie dell’apprezzamento, hai colto proprio che mi rivolgevo al vituperio politico

    notte buona wolf:-)))

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  15. Niente di quello che facciamo in vita va perso, ci servirà per le prossime volte che…torneremo 😉
    Comunque fondamentalmente è così, tutto è energia almeno su questo punto credenti e scettici si trovano d’accordo 🙂
    Bellissima la foto di Tomino, sorrido immaginandolo “sgambettare” (o almeno ci prova) nell’immensità della neve 🙂

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  16. Ho letto il libro” La vita oltre la vita” non ricordo l’autore.
    Non posso avere la certezza in nulla, però non nego assolutamente nulla, tutto può essere.
    Io sperimento nell’arte questa sensazione, di uscire da me stessa ed andare oltre, difficile da spiegare, scientificamente non si può…e poi..quando si giunge in cima ad una vetta innevata, tipo sul Cervino, lo senti Dio, senti che esiste.

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    • Il libro che citi e’ di Raymond Moody, uno dei libri piu’ famosi sull’argomento. C’e’ chi dice che recentemente perfino lo stresso Moody abbia fatto parziale marcia indietro sostenendo che quanto descritto nei suoi libri non e’ “definitivo”, ovvero non dimostra che l’aldila’ esiste. Insomma, l’incertezza regna sovrana 😀 … tranne che nella consapevolezza di chi “sente” che le cose stanno in un certo modo…
      Un caro saluto 🙂

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  17. Ciao Wolf bentrovato e buon anno (anche se già sono trascorsi quasi due mesi). Interessantissimo questo tuo post. Fai benissimo a riallacciarti alla meccanica quantistica, perché sebbene si è ancora agli inizi, questa branca delle Fisica sta cominciando a dare molte risposte fornendoci un nuovo modo di guardare alla realtà (e non soltanto quella materiale), per cui oserei dire che il Cicap risulta addirittura obsoleto…Si è vero noi esseri umani siamo egoisti e molto individualisti e in questo modo in realtà ci perdiamo anche Dio perché Dio è in noi e lo è nella nostra vita qui ed adesso. Questa vita è semplicemente una delle tante manifestazioni di una realtà più ampia ricca e generosa alla quale riusciamo ad attingere quando riconosciamo finalmente il ruolo giusto alla nostra anima. Diceva Einstein , uno dei padri della Fisica Quantistica : “La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”. E’ proprio a quel dono che dobbiamo riferirci per capire gran parte della realtà che ci circonda. un caro saluto alla tua famiglia e al bellissimo Tomino!

    http://www.rosalialombardo.altervista.org

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    • opssss… eri finita nello spam! 😀 Meno male che ogni tanto ci guardo! 😉

      Molto bella la sentenza di Einstein, mi trova completamente d’accordo. In un certo senso si ricollega al famoso concetto di intelligenza emotiva che Daniel Goleman coniò una decina o più di anni fa’ per distinguerla dall’intelligenza “logica”: sebbene la logica sia importante, soprattutto in un mondo razionale come quello di oggi, se non siamo in grado di controllare il nostro interiore mondo emotivo, essa rischia addirittura di giocarci contro pesantemente.
      Ben ritrovata allora! 🙂

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  18. conosco giusto adesso Tomino, ed il nome è tutto un programma!

    per il resto, il post stuzzica l’interesse su un argomento di difficile comprensione e argomentazione. Ritengo che argomenti tali siano essenziali per permettere alle nostre menti di aprirsi e protendersi verso la curiosità, il voler “conoscere” e connettersi con le altrui opinioni..

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    • Bé, ci sono certamente tanti modi e tanti argomenti per mantenere aperte le nostre menti, ognuno è giusto che scelga ciò da cui si sente attratto. Anche perché altrimenti certi temi diventano davvero poco digeribili, e non per la difficoltà di lettura ma perché obbligano a pensare a ciò che non si vuol pensare…
      Grazie da Tom, Tomino per gli amici! 😀

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  19. Come sempre,Wolf, devo darti ragione: hai una modo così pacato e, direi “trascendente” di osservare la realtà da far sembrare del tutto ininfluenti i piccoli problemi e le contrarietà del quotidiano!

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  20. Ma, sai, quando questi problemi si presentano tutti i santi giorni, settimana dopo settimana, mese dopo mese… Ed io mi rendo conto di non essere capace né di accettarli né di risolverli, quanto meno è logorante, mi toglie la voglia di scrivere, di lottare, anche di pensare… Come posso fare almeno a provare di reagire?

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