In attesa della tempesta

Un tempo scrivevo anche brevi racconti, come forse qualcuno ricorda 🙂 Questo è esattamente di 9 anni fa: era il 25 marzo 2008. Qui trovate l’originale con i commenti dell’epoca: In attesa della tempesta

Molti dei racconti, in realtà molti dei post, scritti da me, sono stati uno specchio dei tempi che attraversavo, e questo non fu da meno. In effetti all’epoca di questo post ero in piena “rivoluzione personale” e la mia vita sarebbe cambiata da lì a poco, non senza incognite.

Quindi è facile capire il senso del racconto e… del lupo in esso protagonista 😉

P.S.: colgo l’occasione per salutare Paolo, grande amico di Lady Wolf, mancato pochi giorni fa in seguito ad una lunghissima malattia. Anche se non era suo coetaneo, aveva già superato i 70 da tempo, è stato una persona vitale fino quando ha potuto, un amico che non sarà dimenticato. Buon passaggio Paolo, se i buddhisti hanno ragione, non mancheremo di ritrovarci in una delle prossime vite 😉


occhi lupoIl lupo era immobile. Raffiche di vento gelido, a volte accompagnate da sferzate di pioggia, lo costringevano a stare ben piantato sulle quattro zampe ed a tenere socchiuse le palpebre dei suoi occhi. Pochi metri piu’ avanti, lo strapiombo dell’alta scogliera sul mare. Alle sue spalle il folto bosco i cui rami e foglie, sempre piu’ agitate, sembravano parlare concitatamente tra loro, come spaventate da cio’ che temevano potesse accadere.

Nonostante il calare della notte, il freddo e il folto pelo ormai zuppo d’acqua, gli occhi socchiusi del lupo puntavano dritti su quegli improvvisi lampi di luce che squarciavano lo spazio che divideva il cielo dal mare.
tempestaA volte quell’enorme massa scura che dal largo avanzava si illuminava qua e la’ con scariche elettriche improvvise e furibonde. Sembrava un mostro senza pelle, incapace di tenere nascosta la rabbia che lo divorava al suo interno e che si preparava a dirigere contro qualunque cosa gli si parasse davanti.

La tempesta avanzava, e nessun essere del bosco si sentiva al sicuro. Ogni animale era gia’ corso nella propria tana, anche la luna si era ritirata ormai da tempo dietro le nubi. Solo il potento fischio del vento, ormai un vero e proprio urlo, dava vita e suono a qualcosa che altrimenti sarebbe stato di un silenzio irreale.
Adesso anche il picchiettio dei goccioloni d’acqua stava aumentando di intensita’.

Il lupo osservava la massa nera che si avvicinava minacciosa, un senso misto di stupore e fascino per la potenza della natura, stava lasciando via via il posto al timore… eppure non indietreggiava di un passo, immobile come una scultura scolpita nella roccia. Se avesse avuto il dono della parola, avrebbe detto: “Ti aspetto qui. Ti temo, e’ vero, ma il senso della sfida per la sopravvivenza e’ piu’ forte. Ho paura, ma per vincere dovrai avere la forza di abbattermi. Sei pronta? Io si’, sono pronto…”.

Quelle parole non si udivano… ma si leggevano chiare nei suoi occhi, immobili verso quella tempesta da sfidare per rivedere l’alba serena di domani…

lupo osservatore

Noi e l’infinito, l’universo, la vita, la morte

The Big Snow è arrivata anche qua: auto sepolta e strada impraticabile, per cui ho lavorato da casa per quanto ho potuto 🙂 Abbiamo cercato di replicare la passeggiata nel bosco innevato fatta a dicembre, ma… la neve era troppo alta e il povero Tomino, che è vigoroso ma pur sempre un tappetto :-P, in certi punti sprofondava e non riusciva ad andare avanti, così lo dovevamo prendere in braccio, allora abbiamo deciso di accorciare la passeggiata 🙂

L’amica Fulvia1953 (blog http://cieloterrafuocoacqua.iobloggo.com/) mi ha chiesto in uno dei commenti al post precedente di andare a vedermi i filmati con le conferenze di Vittorio Marchi e di darle un mio parere. Così ho fatto. Il titolo di questo post riflette il nome di una di queste conferenze.

Come ho anticipato a Fulvia sul suo blog, non ho trovato grandi novità su quanto già avevo avuto modo di incontrare in precedenza. Se vedete uno dei miei post recenti (A ruota libera, del 30 novembre scorso), ci ritroverete buona parte di queste riflessioni.

Il punto fondamentale è che tutto è energia, questo ormai è vero anche per la scienza, e l’energia, che tutto forma e tutto permea, è ciò che da sempre viene chiamato “Dio” (o in altri modi a seconda della cultura di appartenenza). La materia, incluso il nostro corpo, non è altro che “energia condensata”, ed è energia pure il pensiero. L’energia è contemporaneamente Una, dato che è un continuum senza interruzione, e miliardi di miliardi di particelle quando queste si presentano nel loro aspetto “condensato”. Quando moriamo, quando qualunque animale, vegetale o oggetto, si disgrega, finisce, la sua energia torna nella forma “libera”, non addensata, da cui è partita e non si è mai staccata veramente. Marchi fa l’esempio del pezzetto di ghiaccio (ma anche dell’onda) nel mare che è contemporaneamente individuale ma anche facente parte integrante del mare tutto. Quando il ghiaccio si scioglie torna ad essere indifferenziato nel mare.

Fino a qua niente di nuovo sotto il sole, quanto detto da Marchi si ritrova sia nelle antiche scritture esoteriche, nelle varie religioni – seppure a volte mediato da influenze culturali, e perfino dalla moderna scienza.

Il punto fondamentale però è… che fine fa la nostra consapevolezza? Ovvero, quando moriamo, va bene che la nostra energia torna ad essere indifferenziata con quella universale, ma… di noi come individualità che ne è? Perché se può sembrare consolante – nemmeno tanto a volte 😀 – che la nostra energia non va persa, ben altro sarebbe sapere che “noi” restiamo ancora noi, che non tutto ciò che siamo stati e che abbiamo fatto in vita, va perso. Diciamocelo, siamo un po’ egoisti anche in questo: se non saremo più coscienti di esserci, non ci interessa molto sapere che la nostra energia ci sarà ancora 🙂

Qui Marchi innesta però un’altra scoperta scientifica recente, ovvero che ogni particella “sa” in qualche modo cosa fanno tutte le altre miliardi di miliardi di particelle dell’Universo (in realtà non è proprio questo ciò che la meccanica quantistica ha dimostrato, ma per astrazione ci si può arrivare). Quindi non è strano, ma anzi ragionevole, supporre che la nostra consapevolezza è contemporaneamente “noi” ma anche tutto, cosa di cui non siamo coscienti a causa della limitatezza dei nostri cinque sensi. L’unico modo per rendercene conto è attraverso quella che chiama “tecnologia della mente” (o “interna”, adesso non ricordo le esatte parole), cosa che immagino si leghi ai concetti di meditazione delle antiche pratiche esoteriche, che vengono anche richiamate allorché Marchi fa finta di domandarsi “come facevano gli antichi, ad esempio i profeti, a sapere già certi concetti che la scienza ha scoperto solo millenni dopo?”.

Quindi, secondo Marchi, quando moriamo continuamo ad avere la limitata consapevolezza del “noi” che eravamo, ma contemporaneamente acquisiamo la consapevolezza del tutto. Di Dio insomma. Anche di questo si trovano già tracce nelle antiche scritture, ma è interessante come a questo punto, come presunta prova, Marchi tira in ballo la N.D.E., la Near Death Experience, ovvero l’esperienza di pre-morte. Secondo lui il famoso tunnel con in fondo la “luce” rappresenta – no… non “rappresenta”, “è” – il passaggio della nostra energia e consapevolezza dal limitato contenitore corporeo all’esterno, al tutto. E’ questo ciò che vediamo e percepiamo in quel momento. Testimonianze ne sarebbero le visioni da fuori del corpo che chi le ha vissute dice non essere localizzate: si sa cosa si vede, ma non da dove, poiché è come vederla da ogni luogo. Queste visioni tra l’altro sarebbero la prova che smentirebbero alcune teorie medico-scientifiche (sostenute dal famigerato CICAP) che sostengono che le visioni di premorte sarebbero legate a sostanze – le endorfine – che il cervello rilascia al momento della morte allo scopo di “addolcire” la fine: la sensazione di benessere sarebbe ad esse legata, e così anche la “allucinazione” del tunnel. Questa teoria però non spiega come sia possibile che chi torna (non tutti, ovviamente, si parla sempre di piccoli numeri) sia in grado di riferire cosa è successo non solo attorno al suo corpo ma anche in altri luoghi.

Insomma, Marchi non mi ha personalmente aggiunto molto di nuovo, ma ha costruito dei legami, dei richiami, che – ci si creda oppure no – finiscono per costituire una “teoria globale” quantomeno interessante.

Mi chiedete se personalmente ci credo? Trovo che sia una spiegazione affascinante, ma ritengo che chi non ci passa, chi non fa eseprienza di una NDE o di un qualche altro clamoroso avvenimento del genere (come una “illuminazione”), se era scettico rimarrà scettico. Perché le teorie, molto più in questo campo che in altri, da sole non bastano. Lo stesso Marchi infatti fa capire che lui ha anche vissuto, è stato testimone, di eventi di questo tipo (che non cita, non almeno in questi video). Per questo per lui e per persone come lui è facile credere, “sentire” come vera, questa comunque affascinante teoria 🙂

La forza dentro di noi – Non è facile morire

tunnelQuesto post nasce da una riflessione nata in un commento al post precedente in risposta al commento di una di voi (Daphnee); questo per sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, il potere che una reale condivisione può avere nelle nostre riflessioni 🙂

Ricordo che anni fa’ (molti anni fa’ invero :-P), lessi un manuale di sopravvivenza; inutile indicarvi il titolo: certamente non è più in commercio. Sopra c’era di tutto: da come sopravvivere ad un’aggressione a come ripararsi in caso di attacco atomico  😀 Un po’ pacchiano se vogliamo, ma qualche consiglio – ad esempio su cosa fare in caso ci si perda su monti poco conosciuti e in condizioni climatiche avverse, cosa che mi successe effettivamente – non era male; soprattutto pero’ mi colpi’ la conclusione dell’autore che sosteneva che, in fondo, non è facile morire.
Certo, ognuno di noi è colpito quando muore una persona, in particolar modo se giovane (senza parlare delle persone care, ovvio), ma questo non è in fondo anche perché sono tristissime eccezioni che però confermano la regola? Se morissimo come funghi (fate le corna! ;-)) queste notizie non susciterebbero lo scalpore che invece hanno.

Il mio non è un invito ad abbassare la guardia e la cautela, niente affatto, è solo un modo di ricordare che quando attraversiamo momenti difficili, dove ci sentiamo davvero messi a dura prova e pensiamo di non farcela, dovremmo sempre ricordarci che… non è facile morire, a meno di non essere noi stessi ad arrenderci.

Se poi vogliamo intendere la “morte” in senso lato, possiamo dire che effettivamente ci sono momenti tragici nella vita, come la perdita (fisica o morale) di una persona amata oppure un licenziamento, una malattia debilitante che ci costringe a ridimensionare la nostra vita o, ancora, pressioni di vario genere che ci arrivano dall’esterno e alle quali non riusciamo ad opporci. Ecco… in questi momenti, nei periodi davvero di crisi “acuta”, nei quali si può far poco o nulla di concreto, si può, anzi si deve… resistere, aspettando il momento buono per iniziare a rialzarsi.

E’ in quei momenti che è necessario ricordare a sé stessi che… in fondo, non è facile morire.

AlbaColomba e libertà


 

Colgo l’occasione per dire che per me questo è un periodo particolare: nel giro di pochi giorni sto facendo onomastico (non è che ci tenga particolarmente), compleanno e, soprattutto, il primo anniversario di un avvenimento per me estremamente importante e che mi portò, era il 4 aprile 2008, a scrivere questo post:FUORI DALL’INCUBO!!!! 😉

In attesa della tempesta

occhi lupoIl lupo era immobile. Raffiche di vento gelido, a volte accompagnate da sferzate di pioggia, lo costringevano a stare ben piantato sulle quattro zampe ed a tenere socchiuse le palpebre dei suoi occhi. Pochi metri piu’ avanti, lo strapiombo dell’alta scogliera sul mare. Alle sue spalle il folto bosco i cui rami e foglie, sempre piu’ agitate, sembravano parlare concitatamente tra loro, come spaventate da cio’ che temevano potesse accadere.

Nonostante il calare della notte, il freddo e il folto pelo ormai zuppo d’acqua, gli occhi socchiusi del lupo puntavano dritti su quegli improvvisi lampi di luce che squarciavano lo spazio che divideva il cielo dal mare.
tempestaA volte quell’enorme massa scura che dal largo avanzava si illuminava qua e la’ con scariche elettriche improvvise e furibonde. Sembrava un mostro senza pelle, incapace di tenere nascosta la rabbia che lo divorava al suo interno e che si preparava a dirigere contro qualunque cosa gli si parasse davanti.

La tempesta avanzava, e nessun essere del bosco si sentiva al sicuro. Ogni animale era gia’ corso nella propria tana, anche la luna si era ritirata ormai da tempo dietro le nubi. Solo il potento fischio del vento, ormai un vero e proprio urlo, dava vita e suono a qualcosa che altrimenti sarebbe stato di un silenzio irreale.
Adesso anche il picchiettio dei goccioloni d’acqua stava aumentando di intensita’.

Il lupo osservava la massa nera che si avvicinava minacciosa, un senso misto di stupore e fascino per la potenza della natura, stava lasciando via via il posto al timore… eppure non indietreggiava di un passo, immobile come una scultura scolpita nella roccia. Se avesse avuto il dono della parola, avrebbe detto: “Ti aspetto qui. Ti temo, e’ vero, ma il senso della sfida per la sopravvivenza e’ piu’ forte. Ho paura, ma per vincere dovrai avere la forza di abbattermi. Sei pronta? Io si’, sono pronto…”.

Quelle parole non si udivano… ma si leggevano chiare nei suoi occhi, immobili verso quella tempesta da sfidare per rivedere l’alba serena di domani…

lupo osservatore