A ruota libera…

Tra corse e problemi il tempo passa e mantenere i blog (questo e adottauncucciolo, sul quale per fortuna mi aiuta Lady Wolf) non mi e’ facile; tra l’altro la sera la connessione a casa e’ spesso ballerina nonostante abbia gia’ provato a cambiare gestore (da Infostrada a Telecom Italia) e a volte non si riesce nemmeno ad entrare in Logga.

Cerco di trovare un po’ di tempo ora, anche se, non avendo il libro con me, non posso pubblicare l’estratto promesso da “Debellare l’ansia e il panico”, che dunque rimando. Cosi’… vado a ruota libera 🙂

 

E’ un periodo di grande stanchezza (e disturbi vari) per entrambi. Abbiamo come la percezione di usare la parte buona della nostra vita, quella alla luce del sole, chiusi in un ufficio, mentre i giorni volano, la gioventu’ e’ andata, e il tempo che resta si riduce, anche se non possiamo sapere quanto ancora ne abbiamo.

E’ banale, lo so. La mia non e’ una “alzata di scudi” contro il sistema, in quello siamo e se vogliamo – o dobbiamo – continuare ad esserci, non possiamo far altro che accettarne le regole. E’ solo la percezione viva, sulla pelle, di qualcosa che e’ gia’ scontato a livello conoscitivo.

Il tempo vola, la vita si accorcia, e la stiamo in buona parte buttando via 😦 Un domani, probabilmente, pensero’ a tutti i giorni che avrei potuto vivere in modo diverso, in cui avrei potuto assaporare la brezza dell’aria, il calore del sole sulla pelle, star vicino e giocare con i gatti e il cane – anche perche’ il loro tempo e’ comunque ancora piu’ breve del nostro, ed ho la certezza – forse arrogantemente penserete – di credere che gli manchiamo.

Vorrei avere piu’ tempo da trascorrere con mia moglie: e’ indubbio che – almeno nei giorni feriali – vedo di piu’ i colleghi di lei 😦 A volte i miei colleghi fanno le classiche cene pre-festa, alle porte del Natale ad esempio, e scelgono sempre di farle tra di loro, escludendo i relativi partner. Questa e’ una scelta che non ho mai capito e che mi appare un po’ fantozziana, con tutto il rispetto che posso avere per loro. A volte ricevo risposte del tipo che se ci fosse il partner non si potrebbero divertire, che con loro passano fin troppo tempo. Io questo non lo capisco, per me e’ l’esatto contrario. A volte mi scopro a pensare che e’ gia’ l’ora di andare a dormire… e mi rattristo, perche’ il poco tempo serale con lei e’ gia’ terminato. Passo cosi’ tanto tempo con i colleghi e cosi’ poco con Lady Wolf che… onestamente non credo mi ci vedranno mai ad una delle loro cene 😛

A volte mi immagino in pensione, quando finalmente potrei scorazzare con il cane per prati e boschi, ogni volta che voglio, non solo il weekend (se non e’ brutto peraltro). Ed e’ abbastanza sconcertante pensare che l’eta’ pensionabile si sta alzando cosi’ tanto che probabilmente non arrivero’ ad avere il piacere di farlo, o che comunque potrei non esserne piu’ in condizione.

Sento che siamo costretti a rubare spiccioli di tempo per noi e per la nostra felicita’, e mi scopro a immaginare che vita sarebbe se potesse essere l’opposto, se avessimo piu’ tempo per noi e meno per un lavoro che ci porta lontano da casa!

In certi momenti mi sento un condannato. Sara’ solo stanchezza, chissa’…

Adesso cambiare e’ difficile, lo so, sia a livello individuale che globale. Ma mi chiedo… poteva questa societa’ essere diversa, piu’ a misura di uomo e di natura? O ogni tipo di societa’, dovendo creare regole per la buona interazione tra individui, sarebbe stata destinata a finire cosi’?

E potevamo fare qualcosa di diverso noi, individualmente, con i mezzi (scarsi) che avevamo a disposizione? Certo, con i soldi si puo’ comprare un pezzo di terreno, metterci su una casa ed attrezzarsi con quanto occorre per viverci tutta o buona parte del tempo.

O magari non serviva nemmeno cosi’ tanto denaro… forse e’ questione di mentalita’ non ereditata dai genitori e dalle persone che si e’ avuto attorno nell’infanzia e che hanno indirizzato la nostra vita.

 

Comunque si’, in questo periodo siamo entrambi stanchi, un po’ amareggiati, forse preoccupati.

Perche’ il tempo vola davvero… e la rosa della vita ha gia’ iniziato ad appassire.

Vi lascio con questa simpatica immagine che ho fatto da remoto, grazie al circuito delle webcam che abbiamo fatto in casa per monitorare gli animalotti quando non ci siamo. Tom sembra dire a Julius e Numa “Allora, che fate ragazzi?” 😀

Che peccato non essere li’ con loro…

 

Cleo

“Cleo” è un interessante libro di Helen Brown, giornalista, scrittrice e conduttrice neozelandese. E’ in pratica l’autobiografia della scrittrice e della sua famiglia, Cleo inclusa, durante i quasi 24 anni in cui questa gatta ne ha fatto parte. Cleo ha la parte principale, è vero, ma il libro non è, come ci si aspetterebbe, costruito solo su di lei, anzi in alcuni capitoli le sue apparizioni sono piuttosto marginali. Cio’ è in linea con l’idea dell’autrice che non vuole limitarsi a scrivere un libro divertente su un gatto, ma intende dimostrarne l’importanza in una famiglia segnata da un evento drammatico come la morte di un bambino, uno dei due figli dell’autrice. Cleo viene accettata in famiglia proprio perché quel bambino l’aveva scelta poco tempo prima di morire in un incidente.

Il punto di forza del libro è, a mio avviso, la grande scorrevolezza della scrittura di Helen Brown e la sua capacità di umanizzare in maniera molto divertente i comportamenti di Cleo. Ma la Brown non si ferma a questo, intercalando qua e là degli interessanti spunti di riflessione. Ve ne offro qualcuno 🙂

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“Ecco perché rimasi sconvolta quando in un soleggiato pomeriggio ne trovai una [mantide religiosa] tra le grinfie di Cleo. La gattina stava giocando con quella povera creatura, lasciandole credere di essere riuscita a fuggire per poi balzarle di nuovo addosso. Il mio primo istinto fu di correre in aiuto dell’insetto. Ma aveva già perso una zampa. Non c’era più speranza.

Per la prima volta provai un lieve moto di repulsione nei confronti di Cleo. D’altro canto, se avessi cercato di impedirle di cacciare e occasionalmente di uccidere un’altra creatura, le avrei negato una componente essenziale del suo essere gatto. Da qualche parte, in fondo alla mia mente, riuscivo a sentire mia madre che diceva: <<Non si può interferire con la Natura>>. Non che la sua educazione da autentica pioniera rispecchiasse questo sentimento. I nostri antenati non avevano avuto nessuno scrupolo a ridurre in cenere immense porzioni di territorio.”

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“Nonostante ciò, sobbalzavo ogni volta che il telefono squillava. Ma non era mai lui. Perché avrebbe dovuto? Quando avevamo rotto avevamo messo le cose più che in chiaro. Aveva detto che non era pronto, qualunque cosa significasse. Se la gente aspettasse fino a quando è tutto pronto, allora non accadrebbe mai niente. La vita non è un menu, non si possono ordinare i piatti quando si è pronti per mangiarli. Io non ero stata pronta a perdere Sam [il figlio dell’autrice]. E non mi sentivo pronta a dire addio a Philip [il nuovo compagno].”

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“Uno dei molti modi in cui i gatti sono superiori agli esseri umani è il controllo che hanno sul tempo. Evitando di sezionare gli anni in mesi, i giorni in ore e i minuti in secondi, i gatti si risparmiamo un sacco di ansie. Liberi dalla schiavitù di misurare ogni singolo istante, di angosciarsi se sono in anticipo o in ritardo, giovani o vecchi, o se mancano solo sei settimane a Natale, i felini apprezzano il presente in tutto il suo sfaccettato splendore. Non si preoccupano mai dell’inizio o della fine. Dal loro paradossale punto di vista, una fine spesso rappresenta un inizio. La gioia di crogiolarsi sul davanzale di una finestra può sembrare eterna anche se misurata con il tempo umano si restringe a diciotto miseri minuti.

Se gli uomini riuscissero a programmarsi per dimenticare il tempo, potrebbero apprezzare una successione ininterrotta di piaceri e possibilità. I rimpianti per il passato si dissolverebbero insieme alle ansie sul futuro. Noteremmo il colore del cielo e saremmo liberi di fare nostra la meraviglia di essere vivi in questo preciso momento. Se fossimo capaci di assomigliare di più ai gatti, le nostre vite ci sembrerebbero eterne.”

[continua]

 

Un saluto… alle nostre automobili! :-)

Questo e’ un post strano perche’ e’ dedicato a… due automobili che hanno servito per tutta la loro vita (almeno quella che va dal 2005 fino adesso) me e mia moglie e che domani ci saluteranno 😦 Infatti abbiamo deciso di prendere una unica auto al posto di entrambe, visto che ormai hanno raggiunto i 110 mila chilometri e che in pratica si contano sulle dita di una mano le volte che le abbiamo usate in contemporanea. Ho calcolato che, con un auto sola, viaggiamo sui 2.000 euro di risparmio all’anno… non so per voi, ma a noi non sembrano pochi 😮

Purtroppo, nonostante le nostre simpatie per il distacco buddhista, ha gia’ iniziato a piangerci il cuore all’idea che domani le saluteremo per l’ultima volta 😦 C’e’ un pezzo di storia di tutti e due, prima singolarmente e poi assieme, su quelle auto. In particolare hanno visto nascere la nostra storia, la mia ha conosciuto anche mia madre prima che lasciasse questa terra, entrambe sono state fedeli compagne dei nostri viaggi.

Lo so, lo so, sono comunque oggetti inanimati e dispiacersi per doverle lasciare non ha senso, ma… fatecele salutare un’ultima volte e… speriamo che i loro prossimi proprietari le trattino bene e facciano fare loro ancora tanti e tanti chilometri… Sono nate per questo in fondo 🙂

Eccole qua: la blu e’ (ormai quasi “era”) la mia, quella grigia subito dietro, di mia moglie.

Ciao care, e grazie per i 220 mila chilometri complessivi di strada fatta assieme! 🙂

Aggiornamento di sabato 24 Marzo: Ed ecco qua sotto la nuova arrivata! 😛 Questa foto è stata fatta dal concessionario (in provincia di Varese) dal quale nel giro di un’oretta e mezza è uscita assieme a noi per compiere i suoi primi 200 e rotti chilometri fino alla sua nuova città 😉

E’ stato triste abbandonare là le nostre due auto, anche se almeno l’abbiamo lasciate in un parcheggio in mezzo al verde e in una bella giornata di sole 🙂 Già mi ero immaginato un oscuro parcheggio sotterraneo 😐

Comunque adesso… benvenuta Pandina! 😀

 

Il lupo e il filosofo

Il lupo e il filosofoRiprendo e concludo l’argomento introdotto nel post “A testa alta…” dove avevo riportato un brano rappresentativo del libro “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands.
A dire la verita’ ho finito il libro da un paio di settimana ormai, ma prima di riparlarne volevo lasciarne sedimentare i contenuti e raccoglierne le impressioni. Credo infatti che l’importanza di un libro stia in cosa lascia in ognuno dei suoi lettori, e questo e’ spesso piu’ personale e soggettivo di quanto si creda comunemente. Quanto letto, infatti, colpisce laddove il lettore e’ piu’ “vulnerabile” ed e’ proprio li’ che viene metabolizzato e diventa parte del lettore stesso che lo fa suo, spesso esprimendolo successivamente come fosse farina del suo sacco senza nemmeno rendersi conto di enunciare “solo” una personale rielaborazione di quanto gia’ scritto da qualcun altro  🙂
Dico spesso che quasi mai nessuno inventa davvero qualcosa di completamente nuovo… ma forse perfino questo e’ gia’ stato detto da qualcun altro che ho letto o sentito parecchio tempo fa 😐 😀

Tutto questo cappello per mettere per cosi’ dire le mani avanti, in modo da far capire che cio’ che scrivero’ e’ solo cio’ che piu’ e’ rimasto a me e che forse, almeno in parte, ho gia’ rielaborato. Ognuno di voi, leggendolo, potra’ avere o aver avuto una visione diversa, in accordo al suo personale sentire e forse ai suoi bisogni.

Lo spunto di riflessione che Brenin, il lupo, offre al filosofo riguarda la vita e la morte, e parte dalla domanda “Cosa ha tolto veramente la morte a Brenin?”.

Come molti sapranno, Epicuro sosteneva che avere paura della morte e’ assurdo, poiche’ finche’ ci siamo noi non c’e’ lei, e quando c’e’ lei non ci siamo noi. Dunque perche’ temerla? Tuttavia, sostiene Rowlands, tutti noi o quasi “sentiamo” che qualcosa non ci convince nella dichiarazione di Epicuro, e cerca di capirne il perche’.
Il lupo – come tutti gli animali – non sembra preoccuparsi troppo della vicinanza della morte e neppure esserne affranto. Solo alcuni animali cambiano “volutamente” i propri comportamenti, come ad esempio cercarsi un luogo dove lasciare la vita, ma cio’ avviene quando davvero la morte e’ ormai dietro l’angolo. Ecco da dove nasce allora la domanda di Rowlands: mentre lui ammette che, nonostante tutta la sua filosofia, sarebbe atterrito dalla conoscenza di essere prossimo alla morte, apparentemente la morte non ha presa sul lupo. Davvero per il lupo la frase di Epicuro puo’ essere adatta: il lupo vive finche’ puo’, pur nelle limitazioni alle quali la malattia lo costringe, noi smettiamo (quasi tutti) di vivere come vivevamo prima, iniziando una nuova fase che e’ di fatto un’attesa di cio’ che sappiamo essere ineluttabile.
Tra l’altro, a ben vedere, questa appare essere anche in generale la piu’ grande differenza tra noi e il resto degli animali: la consapevolezza della morte che spesso ci impedisce di vivere davvero fino in fondo molte esperienze.

La risposta di Rowlands sta nel tempo. Mentre infatti l’animale vive in maniera “ciclica”, come se ogni giorno rinascesse e finisse allo stesso modo di quelli che l’hanno preceduto, l’uomo vive su una “linea retta”, ovvero rivolto al passato o, soprattutto, proiettato al futuro; ogni cosa che fa, o quasi, e’ infatti proiettata ad ottenere qualcosa, che sia nel giro di poche ore, di mesi o di anni.
Ecco cosa toglie la morte a noi che non toglie agli animali: il futuro. E’ questo cio’ che noi non siamo capaci, per lo piu’, di accettare serenamente: non poter piu’ pensare di avere un futuro davanti; in questa ottica di “vita progettuale” tutto cio’ che abbiamo fatto nel passato o che facciamo nel presente diventa inutile, quando non una tragica presa in giro.

Rowlands non da vie di fuga, sarebbe troppo facile rifugiarsi nell’ormai usurato “carpe diem” o in qualche dottrina orientale del “vivere qua e adesso”, e la possibile credenza in una vita nell’aldila’ non rientra – volutamente – nella trattazione del libro e, immagino, nemmeno nel personale sentire dello scrittore. Lui da’ solo una spiegazione, non una ricetta per “uscirne”; forse perche’ sa bene che noi umani – nonostante tutta la nostra filosofia, o forse proprio a causa di quella – difficilmente potremmo davvero essere in grado di vivere completamente in maniera ciclica, cosi’ come appaiono fare quegli animali che possiamo solo continuare ad ammirare.

Mi viene da pensare che in fondo siamo sempre li’: al peccato di aver colto la mela dall’albero della conoscenza.

orme

Sopravvissuto

Il titolo di questo scritto di Dave Windsor sarebbe stato “Hai più tempo di quanto immagini!”, ma, come potrete leggere, Dave è un sopravvissuto al cancro (ai polmoni), e poi il suo scritto coinvolge non solo il tempo, ma molti altri argomenti, per cui ho preferito usare il titolo che avete visto.
Ormai sono tante le persone che sopravvivono a questo male che voglio chiamare “temibile”, più che “terribile”; sono certo che molte di loro potrebbero scrivere le stesse cose di Dave e cose ancora più importanti. Mi piacerebbe però che la loro testimonianza potesse non solo dare speranza ad altri malati, ma spingere anche chi malato non è ad accorgersi di certe cose che, forse, da’ per scontato o sulle quali magari non si è mai fermato a riflettere…
Ed ora la parola allo scritto di Dave 🙂


HAI PIU’ TEMPO DI QUANTO IMMAGINI!
di Dave Windsor

Mi e’ capitato parecchie volte di constatare che non abbiamo abbastanza ore in una giornata per completare tutti i compiti a cui dobbiamo attendere. Ci portiamo il “lavoro” a casa. Dopo tutto, siamo la personificazione di cio’ che facciamo. Creiamo una fantasia. Ci scontriamo contro la realta’. Pensiamo a giochi complessi, idee promozionali, lottiamo con le tasse da pagare, sviluppiamo idee originali, e altro ancora. Messa in modo semplice, le nostre menti sono tassate oltre ogni possibile immaginazione. Gli amici che sanno che lavoro in una radio dicono: “Deve essere folle stare “accesi” per tutto il tempo!”
Bene… era cosi’ per me una volta, ma ora non piu’. Sono un sopravvissuto ad un tumore. Il cancro e’ stato il mio piu’ grande insegnante. Essere un sopravvissuto mi ha insegnato piu’ cose riguardo alla vita di quante non ne potessi immaginare.
Una cosa in particolare che mi sovviene e’ come tu tratti la persona piu’ importante della tua vita. Te stesso. Cosa intendo dire? Serve avere la giusta attitudine. Se non sei felice per cio’ che stai facendo, allora devi scoprire perche’ non sei felice. Tutti abbiamo delle pressioni da soddisfare. Cosa ti rende diverso rispetto agli altri? Se non ami ogni giorno, allora devi scoprire questo per prima cosa.
Fai per prima cosa cio’ che e’ difficile. Se ci riesci, il resto e’ facile. L’ “universo” mantiene un equilibrio nelle cose e se sei sbilanciato l'”universo” te lo fara’ sapere. Ed e’ dura, quando succede. Allora cosa e’ che ti ha preoccupato di recente? Attacca la cosa che ti sta preoccupando di piu’. Ti sta assorbendo energie preziose. Quando la tua macchina funziona male, la porti dal meccanico. Fai lo stesso con la tua persona!
Tu hai piu’ tempo di quanto tu possa immaginare. Puo’ sembrarti di non avere abbastanza tempo per completare i compiti che ti vengono affidati, ma se diventi cosciente del valore di un secondo, minuto, ora, giorno, settimana… allora potrai capire quanto tempo hai davvero a disposizione. Quando riesci a realizzarlo ti sembrera’ stupefacente.
Tratta gli altri come vorresti essere trattato! Se pianti erbacce nell’orto, non aspettarti di raccogliere patate. E’ nella natura delle cose. Se tratti la gente come degli scarti, otterrai PARECCHIO concime in cambio. Non credermi, provaci!
Non dare la colpa ad altri per i tuoi problemi! Questa e’ la scusa piu’ usata nel mondo. Se hai un problema, per prima cosa te lo sei creato per imparare una lezione. Il tuo mondo e’ un grosso specchio della tua esistenza. Cosa ti stanno urlando che tu non riesci ad ascoltare?
Non accusarti per i tuoi problemi! Eh? Quante volte ti sei detto “Sono stato uno stupido!” Devi capire che tu sei “perfetto” cosi’ come sei. Non hai bisogno di niente altro. Se non sai come creare un vaccino per l’AIDS e’ perche’ sei stupido vero? Nossignore, e’ solo che non hai la capacita’ necessaria per fare una scoperta del genere.
La tua vita non e’ molto diversa. Che tipo di capacita’ ti servono?
Tutte queste cose riguardano la vita di ogni giorno. Come sopravvissuto ad un tumore posso dirti che sono criticamente importanti, e poco importanti allo stesso tempo. Se non sei gentile con te stesso, non potrai esserlo nei riguardi degli altri. Se non ti ami incondizionatamente, non puoi amare gli altri. Se non hai tempo per te stesso, non potrai averne per gli altri.
E… Tu hai piu’ tempo di quanto immagini!

orologio

Il frutto della stagione nuda – una poesia di piccolarondine

Riecco dopo lungo tempo un pezzo scritto da un altro (un’altra, in verita’) blogger: piccolarondine, sul suo omonimo blog piccolarondine 🙂


 

Il frutto della stagione nuda
By:
piccolarondine
Blog:
piccolarondine

Il mio sfiorire lento

è come l’albero

perde le sue foglie

ma scorre linfa dentro.

Anche dai rami spogli

il passero cinguetta.

E’ d’Essenza il frutto

della stagione nuda.

Rondine

 

 


Commento di Wolfghost: personalmente ho trovato questa poesia di grande impatto 🙂 Avevo appena commentato un post sul tempo che scorre inesorabile in un post di Azalearossa (azalearossa1958.splinder.com/post/21951928#comment), scrivendo come l’alternativa all’alternarsi delle stagioni della nostra vita, ovvero all’invecchiare perdendo la giovinezza, sia… ben peggiore dell’invecchiamento stesso: la morte prematura. Senza saperlo, come ricordatomi da Azalea, stavo citando Maurice Chevalier: “La vecchiaia non è così male, se considerate l’alternativa.” 🙂
Recentemente ho avuto a che fare, di nuovo dopo tempo, con persone anziane, intorno ai 90 anni, e… le ho trovate sveglie, simpatiche… letteralmente da pensare “Ci arrivassi io cosi’!” 😛 Certo, forse il ricordo dei miei genitori, l’identificazione con essi, ha aggiunto qualcosa in piu’, ma… non troppo 😉
Credo che quanto sto scrivendo sia un qualcosa frutto dell’eta’, delle esperienze, delle perdite subite, delle paure passate… Della, in buona sostanza, presa di coscienza che non vivremo per sempre. Una presa di coscienza vera, colta col cuore, con l’anima, non razionalmente appresa. C’e’ differenza, e molta. Credo che molti tra di voi capiscano… altri invece saranno convinti di capire, ma forse dovra’ passare ancora tempo (ed e’ bene per loro) prima che tale consapevolezza giunga nel loro cuore.
Credo che, per chi ha la fortuna di viverle tutte, ogni stagione della vita abbia un suo particolare fascino, fatto di caratteristiche diverse e che non possono essere anticipate o posticipate.
Chi e’ giovane pensa e fa cose che gli anziani non pensano e non fanno, non nella stessa maniera almeno; ma anche chi e’ anziano puo’ godersi cose della vita di cui i giovani, presi dalla loro frenetica quotidianita’ (e lo e’ sempre, se paragonata a quella di una persona anziana), non godono o non sanno ancora godere.
In mezzo, tutte le altre stagioni, tutte le sfumature e i passaggi.
C’e’ sempre da imparare da spontaneita’ e saggezza, indipendentemente dall’eta’ nostra e del nostro interlocutore… se sappiamo e vogliamo ascoltare. C’e’ un modo diverso, eppure ugualmente pieno, di guardare alla vita. C’e’ o ci puo’ essere almeno. Poi esiste il giovane che puo’ essere incapace di godere della propria gioventu’ e l’anziano troppo preso dal passato per riuscire a riscoprire e apprezzare del suo presente.
Ma questo non cambia la sostanza di “cio’ che puo’ e dovrebbe essere”.
Ecco, io credo che questo e molto di piu’, Rondine sia riuscita a dirlo in una poesia di poche righe 🙂

Il frutto della stagione nuda

Il tempo è il dono più prezioso

Era già qualche giorno che cercavo di scrivere un nuovo post ma poi, per una ragione o per un’altra, finivo sempre per rimandare. Stasera pareva non fare eccezione: sono arrivato a casa presto dall’ufficio, niente palestra, niente spesa, ma… dovevo assolutamente terminare le pulizie della casetta (di solito le faccio nel weekend ma a volte non posso e in altre sono un po’… pigro :-D); così, quando ho guardato l’orologio a parete, mi sono detto “Uff! Anche stasera è ormai andata!”. E poi, quando sono di fretta o ho poco tempo, è come se le idee e la creatività su cosa scrivere scappassero dalla mia testa 😦

Stavo perciò per chiudere quando mi sono accorto… che il post “era lì”, praticamente pronto, solo da buttare giù nero su bianco: il tempo e la sua preziosità! 🙂

Ho sempre pensato che il dono più prezioso che possiamo fare e ricevere sia… il nostro tempo. E non solo perché un giorno, giocoforza, non ne avremo più e potremmo rimpiangere ciò che non abbiamo fatto – o, al contrario, che abbiamo fatto ma non lo meritava! 😉 – ma perché in questa società molti di noi sono sempre di corsa, e se non sono di corsa… sono così abituati ad esserlo che si prodigano per trovare il modo di esserlo, non è così? 😛
Perfino gli hobby dopo un po’ vengono spesso percepiti come un dovere al quale non ci si può sottrarre…

Ecco allora che a volte si rimane stupiti quando si incontra qualcuno che ci dona il suo tempo!
Magari ci si stiamo lamentando che dobbiamo fare qualcosa – lungi da noi l’idea che qualcuno ci aiuti, manco ci sogneremmo di chiederlo, disabitudinati come siamo – ma… qualcuno ci dice inaspettatamente, con convinzione e spontaneità, “ehi, se vuoi ti do una mano!”… 😮
Si può rischiare perfino di insospettirci e pensare che ci sia dietro qualcosa… 😐

Il regalo più prezioso per me è sicuramente il tempo. Chiunque può comprare un dono materiale, magari facendo un salto all’ultimo minuto in un negozio per strada o perfino in autogrill (sarà un caso che adesso negli autogrill si trovi di tutto? ;-)), ma… chi offre il suo tempo per noi, o è una persona speciale, che sa cosa è importante, oppure è qualcuno che davvero ci apprezza e ci vuole bene 🙂
… ovviamente scarto la terza ipotesi, quella che certamente molti a questo punto avranno maliziosamente pensato, ovvero che “non avrà nulla di meglio da fare!” 🙂 In realtà molte persone non hanno nulla di troppo importante da fare, eppure… per voi non alzeranno un dito, potete scommetterci! 😉

… e adesso, siccome ho sentito un gran rumore di stoviglie e posate (Julius!!!! Gattaccio!! Che diavolo stai combinando?? :-D) sarà meglio lasciarvi e correre a vedere che sta succedendo! 😉

Buonanotte! 🙂

orologio

Uscire dall’abitudine per migliorare sé stessi

“Una grande intensità: evocazione di qualcosa proveniente dal nulla. È vero che gli strumenti sono quelli, la tecnica, le abitudini, ma un’incognita permane: gli anni di pratica non vi possono proteggere, non vi devono proteggere. Bisogna gettarsi in uno spazio vuoto, uscire dalla memoria. Tutti vi stanno guardando; in questo momento della vostra vita, smettete con i luoghi comuni e inventate.”
Tim Hodgkinson – compositore autodidatta inglese

Questo aforisma mi fu donato anni fa da un amico che ha un profilo e un blog anche su Splinder (rabesto) anche se purtroppo lo ha chiuso proprio recentemente. Chissà se se ne ricorda 🙂
Allora non mi colpì particolarmente, lasciandomi anzi abbastanza indifferente.

waltersteinerRecentemente, grazie al lavoro con la compagnia teatrale che frequento (www.waltersteiner.it), l’ho riscoperto, capendone il significato, soprattutto vedendo (e ascoltando) il lavoro dei registi e degli attori della compagnia stessa. Certamente è un aforisma che si adatta particolarmente alle arti, di qualunque genere esse siano. Certo, in tutte le arti ci sono delle regole, c’è sempre un intenso lavoro, indicazioni, lezioni… ma davvero, più che da altre parti, non ci si può fossilizzare: chi si ferma è perduto, se non agli occhi degli altri, almeno verso quelli propri, perché l’artista sa perfettamente quanto sta dando e quanto può dare, e senz’altro non può accettare, da sé stesso, nulla di meno.

Ma poiché sono convinto che non esista settore che sia completamente autonomo, che non sia in qualche modo lo specchio della vita, questo aforisma non fa eccezione e trova “maledettamente” riscontro anche nella nostra quotidianità.
Pensateci… pensate a quante occasioni da cogliere o per crescere perdiamo a causa delle nostre abitudini, dell’identificazione delle nostre azioni abitudinarie con la nostra stessa vita. E’ come se noi non esistessimo al di fuori della nostra quotidianità, perfino quando di essa ci lamentiamo.

via SestriAd esempio, camminiamo per strada – facendo per la decimillesima volta il percorso che abbiamo sempre fatto – senza prestare davvero attenzione alle cose che ci accadono attorno, proiettati già a quella che sarà la nostra giornata una volta arrivati in ufficio o in qualunque altro luogo ove ci stiamo recando. Chissà quante cose, che magari potrebbero cambiare la nostra vita – un volantino, un manifesto, una persona – non notiamo, persi come siamo nei nostri pensieri.

Molti di noi dichiarano di voler cambiare la propria vita, ma – a parte parlarne – non fanno nulla per farlo, anzi, perfino parlarne diviene un’abitudine, al pari delle altre.

Certo, può esserci timore di sbagliare, di rendersi ridicoli, di buttare via tempo ed energie per qualcosa che forse non funzionerà, senza rendersi conto che il tempo e le energie se ne stanno già andando per i fatti loro da un pezzo!

C’è qualcosa che vorreste fare, provare, tentare? Qualcosa che se funzionasse migliorerebbe voi e la vostra vita, e che non tentate per paura di fallire? Fatelo! Se non lo fate… avete già fallito.

Un mio vecchio mito, un notissimo motivazionista americano, Anthony Robbins, vi chiederebbe: che cosa fareste, se sapeste di non poter fallire?
vittoria