Uscire dall’abitudine per migliorare sé stessi

"Una grande intensità: evocazione di qualcosa proveniente dal nulla. È vero che gli strumenti sono quelli, la tecnica, le abitudini, ma un’incognita permane: gli anni di pratica non vi possono proteggere, non vi devono proteggere. Bisogna gettarsi in uno spazio vuoto, uscire dalla memoria. Tutti vi stanno guardando; in questo momento della vostra vita, smettete con i luoghi comuni e inventate."
Tim Hodgkinson – compositore autodidatta inglese

Questo aforisma mi fu donato anni fa da un amico che ha un profilo e un blog anche su Splinder (rabesto) anche se purtroppo lo ha chiuso proprio recentemente. Chissà se se ne ricorda 🙂
Allora non mi colpì particolarmente, lasciandomi anzi abbastanza indifferente.

waltersteinerRecentemente, grazie al lavoro con la compagnia teatrale che frequento (www.waltersteiner.it), l’ho riscoperto, capendone il significato, soprattutto vedendo (e ascoltando) il lavoro dei registi e degli attori della compagnia stessa. Certamente è un aforisma che si adatta particolarmente alle arti, di qualunque genere esse siano. Certo, in tutte le arti ci sono delle regole, c’è sempre un intenso lavoro, indicazioni, lezioni… ma davvero, più che da altre parti, non ci si può fossilizzare: chi si ferma è perduto, se non agli occhi degli altri, almeno verso quelli propri, perché l’artista sa perfettamente quanto sta dando e quanto può dare, e senz’altro non può accettare, da sé stesso, nulla di meno.

Ma poiché sono convinto che non esista settore che sia completamente autonomo, che non sia in qualche modo lo specchio della vita, questo aforisma non fa eccezione e trova "maledettamente" riscontro anche nella nostra quotidianità.
Pensateci… pensate a quante occasioni da cogliere o per crescere perdiamo a causa delle nostre abitudini, dell’identificazione delle nostre azioni abitudinarie con la nostra stessa vita. E’ come se noi
non esistessimo al di fuori della nostra quotidianità, perfino quando di essa ci lamentiamo.

via SestriAd esempio, camminiamo per strada – facendo per la decimillesima volta il percorso che abbiamo sempre fatto – senza prestare davvero attenzione alle cose che ci accadono attorno, proiettati già a quella che sarà la nostra giornata una volta arrivati in ufficio o in qualunque altro luogo ove ci stiamo recando. Chissà quante cose, che magari potrebbero cambiare la nostra vita – un volantino, un manifesto, una persona – non notiamo, persi come siamo nei nostri pensieri.

Molti di noi dichiarano di voler cambiare la propria vita, ma – a parte parlarne – non fanno nulla per farlo, anzi, perfino parlarne diviene un’abitudine, al pari delle altre.

Certo, può esserci timore di sbagliare, di rendersi ridicoli, di buttare via tempo ed energie per qualcosa che forse non funzionerà, senza rendersi conto che il tempo e le energie se ne stanno già andando per i fatti loro da un pezzo!

C’è qualcosa che vorreste fare, provare, tentare? Qualcosa che se funzionasse migliorerebbe voi e la vostra vita, e che non tentate per paura di fallire? Fatelo! Se non lo fate… avete già fallito.

Un mio vecchio mito, un notissimo motivazionista americano, Anthony Robbins, vi chiederebbe: che cosa fareste, se sapeste di non poter fallire?
 vittoria

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0 pensieri su “Uscire dall’abitudine per migliorare sé stessi

  1. x Godiva: grazie, credo che proprio nell’ora in cui hai postato il commento, stessi giusto sorseggiando un caffe’ 😀 Niente di che’… roba da macchinetta aziendale 🙂

    x deborah: grazie Deb 🙂 Non mi stupisce quanto scrivi: le persone con una certa profondita’ sono sempre in fase evolutiva… sanno bene che e’ la strada ad essere la ricompensa 😉

    x Lady Gwyneed: grazie cara, buona giornata anche a te! 🙂

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  2. …io sono un poco precisina e chiarisco-sperando di non annoiare la community!-. Mi era chiaro a quale natura del perdono accennavi, anche prima che specificassi avevo compreso.., ma cmq la mia posizione sul perdono è ben piu’ complessa, politica, direi…
    Personalmente non ho bisogno di perdonare perchè il mio cuore ha già perdonato, o meglio già sapevo che il male non era stato fatto volontariamente, quindi non c’è la necessità di quel genere di perdono, io non provo rancore-e sono sincera-….
    Desidero, però, approfondire con te questo discorso in quanto ha, secondo me, una forte valenza sociale e politica….

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  3. ok. Cosi’ e’ giusto. E allora qual e’ il perdono che non concedi? Il reintegro della persona perdonata nella tua vita, forse? Se e’ cosi’, non fa gia’ piu’ parte del perdono, e’ un atto conseguente che si puo’ decidere di adottare o meno a seconda del “pericolo” e della “convenienza” (brutta parola ma non me ne viene in mente un’altra) che ne deriva, ovvero dalla considerazione di ritenere o meno accettabile che quella persona, cosi’ fatta, faccia ancora parte della tua vita.
    Personalmente non apprezzo invece le politiche “di principio”, quelle per cui chi ci ha deluso non e’ piu’ degno di noi, quali che siano i motivi e le possibilita’ di “riabilitazione” che abbia.
    Amo la determinazione, ma solo se e’ accompagnata dalla flessibilita’ 🙂 e se capisco che una persona, pur avendo sbagliato, merita fiducia, non saro’ certo io a negarle una seconda possibilita’ 🙂

    In tutto questo c’e’ qualcosa che si avvicina al tuo concetto di perdono?

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  4. Anatema! Non ho ancora conosciuto una persona flessibile quanto me 🙂 e la parola principio non rientra nel mio vocabolario….
    …poi ti racconterò qualcosa:)
    non accetto l’imposizione dell’amore, misconosco quel 4, comandamento che, a mio parere, ma non solo mio, si avvicina tanto alla dinamica del ama il tuo torturatore. Il genitore spesso rappresenta, nel macrocosmo sociale, l’istituzione, l’istituzione alla quale ci si genufflette senza pensare minimamente di opporsi. Questo atteggiamento, che appartiene alla sfera del macrocosmo sociale, deriva, secondo il mio parere, da una difficoltà delle persone a ri/conoscere le violenze subite nell’infanzia. Il 4.comandamento funge, a tal punto, da contenitore sociale e da contenitore di nevrosi e varie….che imprigionano la persona…
    Questo a grandi linee, ma il discorso è molto vasto…
    Ritengo che ci sia sempre da andare al nocciolo delle situazioni, andando in fondo c’è la possibilità di comprendere: sempre, ma questa è un’altra storia…..
    ..approfondisco poichè vedo che ti interessa il mio pensiero…

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  5. x rigirandola: Ma la parola “onora” puo’ avere tanti significati, si onora anche lo “sconfitto”, no? 🙂 “Onorare” per me, significa riconoscere, ammettere il valore di un’altra persona, perfino se avversaria, perfino se non sei d’accordo e la “combatti”…

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  6. x Seilenes: fondamentalmente sono d’accordo. Dipende sempre a cosa miri. Puoi anche accontentarti del tuo orticello, sperando che nessuna… talpa ci capiti mai 🙂 Accontentarsi e’ un diritto. Pero’ poi non e’ concesso lamentarsi per cio’ che la vita ti ha dato…
    Se invece miri a qualcosa di piu’, di qualunque genere esso sia, allora servira’ qualcosa di piu’… Rischi compresi.

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  7. Carissimo Wolf ho letto con attenzione il post, credo che le abitudini vadano riconosciute e cambiate.
    Le abitudini spesso sono dei “metalli” e vanno scardinate per poter intravedere qualcosina di noi.
    Un esperimento per tutti !!!!
    Sapete in che modo camminate?
    Provate a cambiare il passo più lento o più veloce, con i muscoli più rigidi o più rilassati.
    Visto? Avete scoperto qualcosa di voi che non conoscevate!
    Ciao a presto

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  8. Passo di qui per lasciarti un semplicissimo saluto,pieno di sole per illuminarti in questo nuovo giorno!

    Scusa se i miei interventi non sono molto corposi e sopratutto non riprendono ciò che scrivi ma è un periodo che il lavoro mi stanca tantissimo mentalmente e la pigrizia mi impedisce di analizzare nel profondo…

    Ti aspetto a Camelot ^^

    Lady Gwyneed

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  9. #59
    ..forse nella tradizione orientale acquisisce questo significato, ma non mi sembra che sia così in quella giudaico, poi cristiana. Il messaggio di Cristo è eccelso, ma molto meno quello della Chiesa. Gesu’ era per la liberazione totale dell’essere, la Chiesa e le istituzioni in genere sono per il reclinare la testa, per l’accettazione del dogma a priori…
    Ritengo che le religioni abbiano uno strato culturale affascinantissimo, soprattutto nei loro simboli, ma affascinante come lo puo’ essere un resto archeologico; in genere, non essendo una studiosa, mi baso per le mie analisi su dati reali e, a proposito dell’onorare e del perdono, mi sembra che la maggior parte delle persone di mia conoscenza rimangono intrappolate in gabbie dorate, come quella dell’onorare a tutti i costi la propria famiglia, i propri generatori e in tal modo si precludono la liberazione poichè tendono a non voler vedere quanto hanno subito. Penso che se non si riconosce realmente la propria storia, con tutto quanto c’è di negativo, non ci si puo’ mai sentire realmente liberi…, ma, ripeto, è un discorso complesso che potremmo continuare per molto tempo, se vuoi io ci sto…. 🙂

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  10. x rigirandola: il mio concetto di “onorare” e’ piu’ di tipo psicologico, slegato da religione e spiritualita’ in generale. Sulla chiesa, in generale la mia impressione e’ che sia seguita molto superficialmente. I veri conoscitori (che sono pochi, e non ho capito se cio’ e’ o meno voluto…) e’ come se parlassero di un’altra chiesa, tanto sono distanti del “parlato quotidiano” che si sente in giro…
    Quel che dici sul rimanere intrappolati nelle gabbie (dorate?? Direi “arrugginite”, piuttosto…) del buonismo ad oltranza e a tutti i costi, e’ purtroppo vero. Spesso pero’ non e’ una scelta, e’ qualcosa che la gente da per scontata. Per questo, a mio avviso, serve parlarne: magari si puo’ aprire una piccola sorgente di dubbio che col tempo divenga un fiume purificatore…

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  11. E’ il percorso che sto facendo….vivo, lavoro, amo, passeggio, ascolto con tutti i miei sensi accesi in allerta…e aspetto il messaggio. Quello tra virgolette, evidenziato in giallo..il messaggio che è solo per me, che solo io posso codificare. Il nostro è un incontro……io lo cerco e lui si fa trovare……ti sembrerà buffo ma è così.
    Credimi è assolutamente emozionante..non sai da dove può arrivare.. può essere anche fra le parole di un tuo post…….. e ti indica il percorso migliore per dare un senso alla tua vita…
    Baci

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  12. Che bello Evelyn 🙂 Che bel messaggio ricco di positivita’ e speranza 🙂 Come scrivo sempre, forse la sicurezza non si puo’ avere, ma cosi’ ti metti sicuramente nelle migliori condizioni possibili…

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  13. Senza luce anche il campicello muore; è per questo che accontentarsi può essere comprensibile, ma chiudersi per paura o reticenza non è mai un bene.
    ^_- e sono l’ultima persona a poter dire di vivere sempre ogni cosa.

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  14. interessante, io sto diffondendo la tecnica di “The secret” e mi alleno ad attirare a me tutto ciò che mi fa stare bene. Richiede applicazione costante, ma è semplice infondo. Immagina che l’universo sia il genio della lampada e dica sempre2sono qui per servirti”…
    sto organizzando una proiezione pubblica per un dibattito. buona vita a te, Anna

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  15. Ciao Anna! Sfortunatamente ho visto il tuo intervento solo adesso.
    Si, conosco The Secret, ho letto il libro. E’ un buon condensato, riassunto, di teorie ormai conosciute bene da chi mastica esoterismo o new age 🙂 Ma un po’ di ripasso non fa mai male, che si sia d’accordo in toto o solo in parte con ciò che si legge…
    Grazie 🙂

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  16. Uscire dalla memoria: è qualcosa che faccio costantemente, a volte mi sembra di essere indifferente alle cose vissute ma non ci posso fare niente!Tanto le vivo intensamente che poi esauriscono il loro ruolo, non so come spiegare…Il passato non ci appartiene, non siamo più nemmeno gli stessi.Perchè continuare a tenerci aggrappati ai fantasmi allora?La vita è così breve che basta appena per accorgersi di viverla, non possiamo sprecarla all'indietro.Un abbraccioCri 🙂

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  17. Sì, sono d'accordo, si può pensare al passato se esso non ci condiziona negativamente il presente, altrimenti è meglio voltare pagina. Almeno fino a quando non si ricorda con un sorriso sulle labbra

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  18. Commento andato perso durante il trasferimento da Splinder e mia risposta:

    # Nimiel78 17 Febbraio 2008 – 09:21

    Riassumi il cruccio della mia esistenza… 🙂
    Spesso vorrei dare vita ai cambiamenti che sento necessari, ma non ho il coraggio per farlo. La paura di sbagliare, di deludere, di rischiare è più forte di una felicità possibile. L’abitudine è molto più confortante, purtroppo… Si sopporta meglio il giogo del fallimento, il cilicio del rimpianto.
    “La costanza di un’abitudine è di solito proporzionale alla sua assurdità” (Marcel Proust)

    # Wolfghost 17 Febbraio 2008 – 13:38

    x Nimiel: pensa un po’, cara Nimiel, tu appari sapere tutto questo, e molto bene anche, eppure… Il trucco per me è decidere cosa fare e… farlo. Mettere il pilota automatico come se fosse una cosa ormai inevitabile e… andare avanti, al di là dei dubbi che nell’avvicinarsi dell’azione decisa, sorgono. Perché sorgono, e sempre.

    “Per cambiare la propria vita:
    1. Iniziare immediatamente.
    2. Farlo vistosamente.
    3. Nessun cedimento.”
    William James (1842-1910) – psicologo e filosofo americano

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