Paranormale: raccontate la vostra esperienza

Rieccomi! Ci sono ancora 🙂

Prima di tutto una buona notizia. Giusto un anno fa’ scrivevo un post dedicato alla difficile situazione lavorativa dell’Italia: Lady Wolf aveva appena lasciato il suo posto di lavoro perché insostenibile e, in un’epoca nella quale per i datori di lavoro un dipendente può essere trattato come si vuole “tanto un altro posto non lo trova”, a molti tale scelta sembrò quantomeno azzardata. C’è voluto tempo ma a ottobre Lady Wolf è tornata a lavorare, seppure per una sostituzione maternità e, proprio a gennaio, esattamente un anno dopo, è stata chiamata per un lavoro nel suo settore, a tempo indeterminato, proprio nella cittadina dove abitiamo (aveva mandato il suo curriculum più di un anno fa’ e ormai non ci pensava nemmeno più): niente più mezzi pubblici, niente più precarietà (OK, oggi non si sa mai, ma insomma… almeno per un po’ 😉 ) e… Tom e i mici saranno davvero contenti, ben due ore in pausa pranzo con la loro “mamma bipede” con libero accesso al parco per il primo e al giardino per i secondi! 😉

E adesso veniamo al tema del post. L’ho recuperato da febbraio 2008, qui trovate il link al post originale con i commenti dell’epoca: Paranormale: raccontate la vostra esperienza

Otto anni dopo, potrei raccontare diversi altri eventi “particolari” che mi sono accaduti, qualcuno l’ho già raccontato quà e là nel blog: la luce della cucina che si è spenta da sola il giorno in cui mio fratello è stato trovato morto (non era mai capitato prima e non è mai più capitato), la radio che trasmette “See you again” esattamente la prima volta che siamo passati in auto davanti all’uscita autostradale del paese dove nacque Julius, dopo la sua  morte, e così via.

Casualità? Vediamo ciò che vogliamo vedere? O… c’è davvero qualcosa di più?

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cerchi nel granoCome ho scritto nel mio profilo, mi sono spesso definito il “ricercatore perfetto”: qualcuno che ha grande curiosità e che vorrebbe fortemente trovare “prove” di qualcosa che “viva” al di la’ dei cinque sensi, ma che, al contempo, ha un nocciolo scettico che non è mai riuscito a eliminare. Quel nocciolo scettico, per un “ricercatore”, non è una maledizione (magari per chi vorrebbe semplicemente “credere”, si, invece…), è anzi indispensabile per l’oggettività del riscontro, altrimenti si correrebbe il rischio di credere a qualunque cosa venga propinata.
Diciamo che se mi vedrete scrivere “miracolo!!!“, bé… è probabile che davvero di miracolo si tratti! 😉

sfera di cristalloLa mia esperienza su Internet si è mantenuta sulla stessa falsariga; già da anni infatti ho notato che esistono siti “propagandistici” e poco obiettivi da ambo i lati: chi trova spiegazioni esoteriche ardite per spiegare il più piccolo degli eventi e chi, spesso con teorie ancora più incredibili, cercano solo di smontare i primi. Non ci credete? Provate ad andare sul sito del Cicap: alcune delle loro teorie “scientifiche” appaiono più balzane che ammettere l’esistenza di qualcosa che è al di là dei nostri sensi.

Prima di tutto, pero’, cos’è un fenomeno “paranormale”?
Bene, è evidentemente qualcosa che non può essere ritenuto “normale”, non è vero? 🙂 Ma “normale” per chi? Usando quali parametri? Non era forse incredibile immaginare le forze elettromagnetiche prima che queste fossero riconosciute e dimostrate? Eppure, ovviamente, esistevano già in natura, non è così? Per non parlare della Relatività o della Meccanica Quantistica…
E allora, perché non ammettere che possa esistere qualcosa a cui la scienza non è ancora riuscita ad arrivare?

La scienza degli uomini non è, curiosamente, come le loro leggi: per la legge – almeno nei paesi cosiddetti “civili” – la colpevolezza deve essere provata, ma se non lo è non vuol dire che ci sia innocenza, possono semplicemente mancare le prove dimostranti che essa sia tale.
Eppure, per la scienza, una cosa per essere vera deve essere dimostrata, e se non lo è, allora non è vera.

Non è curioso?

Questa pero’ non deve essere una buona ragione per credere a tutto…

CorvoEsempio 1: Premessa: le teorie animiste dicono che quando una persona muore, la sua anima ci mette tre mesi (mi pare…) per poter tornare a manifestarsi nel mondo come spirito.
Qualche mese dopo la morte di mio papà, iniziai a percepire uno strano suono in camera mia. Ogni volta che andavo a dormire… sentivo distintamente un rumore metallico, una sorta di “tlang!”, come se quell’asticella di metallo usata per tenere ferma una finestra aperta, sbattesse ogni volta contro il muro. Controllai tutto più e più volte: finestre aperte o chiuse, correnti d’aria, oggetti fuori dalla finestra che potessero produrre un rumore simile… tutto!
Ma non trovai nessuna spiegazione razionale… apparentemente.
Passarono i mesi e quasi mi convinsi che quello fosse un segnale di mio papà, una sorta di “buonanotte” prima della nanna 🙂
Divenne un suono amico e familiare.
Solo un anno e mezzo dopo, capii all’improvviso – chissà per quale strano collegamento mentale – che quel rumore era dovuto alla lampadina al neon che era vicina al mio letto: pochi minuti dopo che la lampadina veniva spenta, essa produceva quel rumore (un relè interno, forse?). Probabilmente gli addetti alla fabbricazione di tali lampadine sono perfettamente a conoscenza di questa cosa, ma tra gli altri… chi l’avrebbe detto? 🙂

gatto neroEsempio 2: Sempre anni fa’, direi una decina, considerando che ero in possesso del mio primo telefono cellulare, ero pronto per dormire. Ero già a letto e stavo per spegnere la luce. Improvvisamente mi voltai di scatto verso il telefono cellulare che era posato nel suo caricabatteria da tavolo a due-tre metri da me.
Sapevo che sarebbe squillato.
Non ricevevo mai telefonate a quell’ora ma… qualcosa mi costrinse ad aspettarmi quella chiamata. Pochi secondi dopo, il telefono squillò: era una mia amica che aveva subito un tentativo di stupro e che mi pregava di andarla a recuperare perché era scappata a piedi dalla casa in cui aveva subito il tentativo di violenza.
So che i telefoni cellulari GSM usano frequenze “sensibili” ad altri elettrodomestici (avente presente i classici disturbi a radio, televisioni… ?), ma quella sera… era già davvero tutto spento.

Potrei elencare tanti altri “piccoli” avvenimenti (e qualcuno grande…) che non sono mai riuscito a spiegare col buon senso. Ciò non vuol dire dover credere necessariamente all’aldilà purtroppo: ci possono essere spiegazioni comunque paranormali ma che non hanno bisogno di tirare in ballo la vita dopo la morte.
Quello della vita dopo la morte è il passo più difficile, perché di importanza capitale; per questo è più difficile crederci per chi non ha una “fede donata”: ammettere che esista la telepatia può non cambiarmi la vita; essere sicuro che non finirò assieme alla morte del mio corpo… è davvero altra cosa e… sì, potrebbe farlo.

Un esempio. Avrete tutti (ok… “quasi” tutti! 😛 ) sentito parlare dei fenomeni poltergeist, ovvero di quei rumori “impossibili” e quegli oggetti che si spostano e volano per le camere apparentemente da soli. Bene, essi sono spesso citati come prova dell’esistenza degli spiriti. Ma esiste una teoria, altrettanto “possibile” (o “impossibile”, secondo il Cicap 😀 ), che li spiegherebbe con l’energia telecinetica (la telecinesi è la capacità, volontaria o non volontaria, di spostare gli oggetti con la sola forza del pensiero); in effetti la grande maggioranza dei casi raccolti accade in case dove ci sono adolescenti, tipicamente irrequieti, e con perciò una grande e “disordinata” energia mentale. Non è “prova”, no, ma può essere già un indizio…
Sempre di fenomeno paranormale si tratterebbe. Ma mentre l’esistenza degli spiriti dimostrerebbe la vita dopo la morte… la telecinesi è ben lunga dal farlo.

Ma adesso, signori e signore, tocca a voi!!! Vi esorto a raccontare le vostre esperienze, con dovizia di particolari, se possibile! Sarò un opinionista (giudice non mi piace) severissimo… ma, prometto, possibilista! 😉

albero e luna

Abbiamo perso la magia della vita

Domani si rinizia. Domattina suonerà la sveglia. Mi alzerò, penserò ai gatti e a Tom, preparerò la colazione per me e Lady Wolf (leggi: scalderò le solite brioche e verserò due succhi di frutta in altrettanti bicchieri, nulla di impagnativo :-)), dopodiché inizierò a prepararmi per uscire e andare al lavoro. Rinizierà la corsa con il tempo dei giorni feriali, così pieni e ripetitivi da diventare abitudine e non farci nemmeno più caso. Sarà un altro anno impegnativo, dovrò anche decidermi a fare certi esami che continuo, colpevolmente, a rinviare.

Tornando da Merano, la scorsa settimana, ed ascoltando in auto la canzone che trovate sotto (l’avevo già pubblicata, ormai cinque anni fa’), assieme ad altre, ho avuto quello che chiamo scherzosamente un “trip”, ovvero una specie di viaggio in me stesso, mettendo il silenziatore a tutti i pensieri logici che normalmente mi impediscono, ci impediscono, di ascoltarci ed ascoltare. Siamo perennemente di corsa, se non praticamente almeno nella nostra testa. L’ho notato anche oggi, mentre pranzavo. Oggi qua piove, è davvero una giornatina di quelle da passarsi in casa con calma, con il massimo del relax. Poi ho notato che i soliti pensieri stavano già prendendo il sopravvento: “devo fare”, “vorrei”, “potrei”. L’inazione, quella mentale più di quella fisica, è qualcosa che molto raramente riesco a concedermi. Eppure solo così riusciamo davvero a vedere dentro e fuori di noi. A lasciarci andare.

In quel viaggio di ritorno, alla fine del “trip”, il pensiero, più per immagini che per parole, mi diceva che siamo figli dell’illuminismo, vediamo e vogliamo solo concretezza e prove, non c’è spazio per la magia, per il mistero. Abbiamo perso la magia della vita e nella vita. Può anche darsi che, “scientificamente parlando”, sia giusto così, eppure il nostro passaggio qua, sulla terra, è diventato molto più povero e triste. E pieno di paure. Vogliamo mettere con gli indiani d’america, per esempio, che vedevano ed ascoltavano il Grande Spirito nello stormire degli alberi, nei voli degli uccelli, nello scorrere dei ruscelli? Il loro presente era enormemente più ricco del nostro, la loro anima più felice, le loro paure più piccole. Non importa se avevano poco, materialmente parlando. Lo stesso potremmo dire di tante altre civiltà e popoli ormai quasi totalmente scomparsi.

Per questo oggi ogni cosa ci spaventa. L’ignoto, ciò che non conosciamo, lo ignoriamo e respingiamo come irreale. Perfino quello che sappiamo che evitabile non è, non per sempre. E quando i nodi arrivano al pettine, quando ci troviamo di fronte ad eventi che ci fanno capire quanto illusoria, inconsistente, impermanente, sia la nostra vita ordinaria che con tanto ardore difendiamo come a volerla preservare per sempre, cosa che sappiamo impossibile, ci troviamo ancora più persi e spiazzati di quanto dovremmo essere. Non siamo capaci di sopravvivere senza sentire il terreno sotto i piedi, senza l’illusoria e consolatoria presenza della quotidiana abitudinarietà.

Ricordo un libro che diceva che finché non riusciremo a rinunciare alla illusoria speranza di preservare per sempre il nostro mondo concreto, non riusciremo mai a liberarci della paura. Perché la paura e la speranza sono due facce della stessa medaglia. Paradossalmente, solo riconoscendo la fragilità di quanto abbiamo, possiamo goderne veramente, liberi dalla paura. Non importa quanto a lungo: sarà sempre più a lungo che non farlo.

 
Per chi non conosce l’Inglese, allego testo e traduzione (mia).

I feel you
Ti sento

I feel you
Ti sento

In every stone
In ogni pietra

In every leaf of every tree
In ciascuna foglia di ogni albero

That you ever might have grown
Che tu abbia mai potuto crescere

I feel you
Ti sento

In everything
In ogni cosa

In every river that might flow
In ogni fiume che possa scorrere

In every seed you might have sown
In ogni seme che tu possa aver seminato

I feel you x5
Ti sento (x5)

I feel you
Ti sento

In every vein
In ogni vena

In every beating of my heart
In ogni battito del mio cuore

Each breath i take.
Ogni respiro che faccio.

I feel you,
Ti sento,

Anyway,
In ogni modo,

In every tear that I might shed
In ogni lacrima che possa aver pianto

In every word i`ve never said
In ogni parola che possa aver mai detto

I feel you 5X
Ti sento (x5)

In every vein
In ogni vena

In every beating of my heart
In ogni battito del mio cuore

In every breath I ever take
In ogni respiro che abbia mai fatto

I feel you
Ti sento

Any way
In ogni modo

In ever tear that i might shed
In ogni lacrima che possa aver pianto

In every word i`ve never said
In ogni parola che abbia mai detto

I feel you x5
Ti sento (x5)

I feel you
Ti sento

sunset2

Visualizzazione Creativa e meditazione.‏

La “visualizzazione creativa” e’ una tecnica relativamente recente usata a fini terapeutici o per migliorare se’ stessi. Ad esempio, una persona timida puo’ immaginare, in stato di rilassamento profondo, di non avere difficolta’ ad approcciare il prossimo; dopo un buon numero di ripetizioni teoria vuole che la sua mente si “auto-condizioni” ad agire automaticamente davvero in quel modo, liberando cosi’ la persona dalla timidezza.
Ma come spesso accade, le “scoperte moderne” non inventano nulla, semplicemente riscoprono cio’ che gia’ esisteva appioppandogli un nuovo nome.
Tecniche simili alla visualizzazione creativa esistono da sempre, sia in occidente che in oriente. Anche la preghiera (nella quale ci si concentra su una icona, fisica o immaginata) e la meditazione ne sono esempi: la “visualizzazione creativa” e’ usata dalle religioni, dalla spiritualita’ e nelle pratiche di magia (intesa in senso lato) da millenni.

I punti fondamentali sono sempre gli stessi:
– costanza e ripetitivita’ (la mente ha bisogno di ripetizioni per scambiare le visualizzazioni per realta’ e comportarsi percio’ di conseguenza);
– rilassamento profondo (spesso indotto anche dalla ripetitivita’ delle parole/mantra);
– fiducia (nel risultato);
– precisione della visualizzazione, intesa nel senso ampio del termine: immagini, suoni, sensazioni (piu’ cio’ che si visualizza e’ preciso, piu’ la mente deve essere concentrata su di esso; piu’ e’ concentrata, piu’ rapido sara’ l’apprendimento).

Apparentemente e’ dunque il metodo a contare, piu’ dello “oggetto visualizzato”. Pero’ il metodo si appoggia alla mente, ed e’ attraverso la mente che tutto si materializza. Un tempo dicevo che perfino Dio ha bisogno della chimica di questo mondo per apparirci; dunque c’e’ poi tanta differenza tra metodo e oggetto?

Dove si puo’ arrivare tramite queste tecniche? Beh, difficile dirlo. Il Buddha divenne illuminato riuscendo cosi’ a sfuggire al ciclo di morte-rinascita (che per l’induismo era negativo, perche’ la vita e la morte sono cariche di sofferenza); oggi magari i piu’ si limitano a usarle per migliorare se’ stessi, anche se c’e’ chi sostiene che sia possibile liberarsi da malattie o ottenere vantaggi materiali apparentemente venuti dal nulla…

buddha

Rosabelle, credi… – Parte I: Biografia romanzata

“Sono stanco di combattere… Immagino cosa sta per succedermi…” disse Erik a Theo, il fratello che lo stava vegliando sul letto d’ospedale. Ormai sentiva le forze abbandonarlo.
Girò la testa verso sinistra e iniziò a ricordare…

Ricordò sua madre mentre, quando era ancora bambino, gli parlava della bella Budapest, città da cui venivano ma che avevano lasciato quando lui aveva due anni per trasferirsi in America, in cerca di una vita migliore.
Ma non era andata proprio così e a soli 8 anni Erik aiutava la famiglia, numerosa, vendendo giornali e lucidando scarpe. Le sue passioni però erano l’atletica e gli esercizi acrobatici, ai quali si dedicava non appena poteva. Era diventato così bravo che già a nove anni riusciva a tirare su qualche soldo eseguendo evoluzioni acrobatiche al trapezio e autoproclamandosi “Erik, il principe dell’aria!”.

Un sorriso nacque spontaneo sul viso di Erik… ma chissà se erano visibili al fratello… si sentiva così debole…

Ricordò quando a 12 anni scappò di casa e, prendendo il treno, arrivò fino a Kansas City. Gli stava già stretta la vita nel Wisconsin! Tornò in famiglia solo un anno dopo, anche perché questa si era nel frattempo trasferita nella grande New York City.
Purtroppo la situazione economica non era cambiata molto, lui continuava a fare diversi lavori umili per riuscire a sopravvivere.
Erik e uno dei suoi fratelli, proprio Theo, iniziarono a nutrire curiosità ed interesse per gli spettacoli di magia e… questo cambiò la sua vita in un modo che non avrebbe potuto immaginare.
A soli 17 anni, lui e Theo iniziarono a tenere spettacoli di magia essi stessi. Arrivavano a fare fino a 20 spettacoli al giorno!
Poi, un giorno, Erik conobbe una giovane cantante diciottenne, Beatrice, e… la vita gli sorrise: si sposarono quando lui aveva solo 20 anni. Lei divenne la sua collaboratrice, mentre il fratello Theo intraprendeva una carriera solista.
Erik e Bess, così lui chiamava Beatrice, restarono assieme in fedeltà tutta la vita. Lei si occupava di ogni cosa, in modo che lui potesse dedicarsi esclusivamente a ciò che più lo interessava: l’illusionismo!
Assieme si unirono ad un circo: lui teneva spettacoli di magia, lei cantava e ballava. La specialità di Erik era la capacità di liberarsi da ogni tipo di manette, arrivò in breve a offrire 100 dollari, all’epoca una cifra enorme, a chiunque avesse dimostrato di avere manette dalle quali lui non sarebbe riuscito a liberarsi. Ma… vinceva sempre!
In breve passò dalle manette a fughe sempre più complesse, come le camicie di forza, iniziando a girare tutto lo stato con i suoi spettacoli. Ma poi, non contento, decise di tentare la fortuna a Londra, seppure con pochi dollari in tasca.
Sfidò nientemeno che Scotland Yard in una spettacolare fuga che lo rese celebre: si liberò dalle manette della polizia londinese legato ed appeso ad una gru, davanti a tutti.
Ovunque andasse in Europa, sfidava la polizia locale e… vinceva. Sembrava non ci fosse modo di fermarlo: era capace di liberarsi perfino legato sott’acqua!
Tornò in America da star e lì continuò a… scappare: camicie di forza, prigioni celebri e ritenute sicure, perfino bidoni del latte pieni di acqua e chiusi ermeticamente. Il suo spettacolo più celebre però consisteva nel restare sospeso a testa in giù in una cassa di vetro e acciaio piena d’acqua e chiusa a chiave. Si chiamava “la cella della tortura cinese”.

Poi Erik ricordò la morte della madre, a cui era profondamente legato. Ricordò come questo accese ancora di più il suo interesse per la vita dopo la morte; come si interessò di spiritismo, nella speranza di poter essere messo in contatto con la madre defunta o, perlomeno, di sapere con certezza che non era svanita per sempre.

Ricordò le immense delusioni quando, proprio sfruttando le proprie abilità di illusionista, riusciva a smascherare medium che gli promettevano prove di quanto andava cercando. Aveva promesso un premio di 10.000 dollari a chi sarebbe riuscito a dargli quella prova ma… non nessuno ci riuscì. O almeno questa era la conclusione cui era arrivato, seppure non sempre era riuscito a spiegare proprio tutto ciò che vedeva.
Deluso, in una conferenza pubblica dichiarò che non aveva nulla contro le religioni, ma che lo spiritismo… era falso: in più di trent’anni nessuno era stato capace di dimostrarsi un medium vero. Non poteva più crederci.

Ricordò con dolore come questa posizione lo portò alla rottura con un suo grande amico, al quale era stato legato proprio dagli albori della sua ricerca spiritista: Sir Arthur Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes e profondo credente nello spiritismo. Doyle si era messo in testa che i successi di Erik fossero dovuti all’aiuto di “qualcuno” che dall’aldilà lo sosteneva. Ma questo era per lui una credenza ormai inaccettabile. In breve iniziarono ad attaccarsi pubblicamente e la loro amicizia finì.

Erik sentiva che la vita lo stava abbandonando… la sua mente lo portò ai fatti recenti, a quello sciocco incidente che gli era capitato poco tempo prima: per dimostrare che grazie ai suoi addominali era capace di resistere a pugni nello stomaco, permise ad uno studente universitario – e pugile dilettante – di colpirlo. Ma lo studente subdolamente lo distrasse al fine di coglierlo impreparato, con gli addominali rilassati, e lo colpì con violenza più volte. Erikh si accasciò al suolo ma non accettò di interrompere gli spettacoli che aveva in programma, nemmeno dietro esplicito suggerimento del suo medico.
Dopo il ricovero parlarono di peritonite, forse causata – o perlomeno aggravata – dai pugni ricevuti. A quel tempo non esistevano i moderni antibiotici e la peritonite era quasi sempre mortale. Lui aveva resistito più del previsto, ed era pronto per un secondo intervento che forse avrebbe potuto salvargli la vita… ma adesso quella vita gli stava sfuggendo.

“Sono stanco di combattere… Immagino cosa sta per succedermi…” furono le sue ultime parole.

Erik Weiss, in arte Harry Houdini, il più grande illusionista della storia, morì quel pomeriggio, all’età di 52 anni, al Detroit’s Grace Hospital, stanza 401.
Erano le 13:26 del 31 Ottobre 1926: il giorno di Halloween.


[ fine prima parte ]


http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=-6074481647946629884&hl=it&fs=true

nota: la storia si ispira alle reali note biografiche del grande Houdini, cercando, per quanto possibile, di rimanere ed esse fedele.

 

Superstizione

C’è un personaggio del passato, parliamo di inizio ‘900, che mi ha da sempre affascinato; è una persona che evoca magia e sulla quale ci sono molte leggende, come del resto spesso accade attorno a nomi famosi. Volevo scrivere su di lui stasera ma le notizie che ho trovato sono un po’ contraddittorie, così mi occorrerà ancora qualche giorno… Nel frattempo però possiamo parlare di qualcosa che con la magia ha in qualche modo a che fare: la superstizione 😐

 



TigreIl re Qi era andato a caccia. Scalando un monte vide una tigre e passando per una palude incontrò un serpente.
Al ritorno a corte convocò Yan Zi e gli chiese: ” Oggi sono andato a caccia. Mentre scalavo un monte ho visto una tigre e mentre passavo per una palude ho incontrato un serpente. Sono questi indizi di malaugurio?”
Yang Zi rispose: “Un regno ha tre indizi di malaugurio, diversi da qSerpenteuelli che Sua Maestà ha citato. Il primo indizio è il non conoscere l’esistenza di persone virtuose, il secondo è il non assegnare loro incarichi dopo averlo saputo e il terzo è il non affidarsi ad esse, una volta assegnato loro un incarico. Questi sono veri segni di malaugurio. Oggi avete visto una tigre sul monte perché là si trova la sua caverna e avete incontrato un serpente nella palude perchè là è il suo covo. Che malaugurio può derivare se uno vede una tigre presso la sua caverna e un serpente vicino al suo covo?”



Ho perso purtroppo il nome dell’autore del racconto, anche se sospetto che sia il buon Coelho, dato che spesso cita aneddoti legati alla saggezza orientale 😉
Comunque, è curioso notare come le superstizioni cambino da luogo a luogo, a volte contraddicendosi clamorosamente. Per esempio, ricordo che in Inghilterra il gatto nero… porta fortuna 😮
Personalmente comunque credo da tempo che la vera superstizione esista davvero. Stupiti? Sì: è credere nella superstizione! 😉

E voi, che ne pensate? Siate sinceri, eh! Non è che nascondete qualche piccolo amuleto nella vostra tasca? 😀

gatto nero

 

La dama bianca, terza parte – racconto

Non si deve pensare che l’uomo sia stato il primo o l’ultimo padrone della Terra.
Gli Antichi erano, gli Antichi sono, gli Antichi saranno.
Oggi non sono negli spazi che conosciamo, ma tra gli spazi.
Sereni e primevi Essi avanzano, senza dimensioni e inavvertibili…

Camminano invisibili e abominevoli in luoghi solitari dove le Parole sono state pronunziate e i Riti urlati nei loro tempi…
(Abdul Alhazred, Necronomicom)

Poche settimane dopo erano morti tutti: tutti coloro che avevano ricevuto la foto, nello stesso modo di Kupfner. Molti dei loro collaboratori non erano sfuggiti alla stessa sorte.
La notizia era ormai pubblica, i giornalisti di carta stampata e TV non se l’erano lasciata scappare e, nonostante tutti gli avvertimenti dei pur scettici studiosi, alcuni di loro, venuti in possesso dell’immagine, non avevano esitato a pubblicarla o a mostrarla in TV… con risultati disastrosi: come fosse un virus a rapida e letale diffusione, il numero di decessi aveva iniziato a assumere proporzioni gigantesche.
In breve tempo la psicosi di massa porto’ al caos molte grandi citta’. La gente fuggiva o si barricava in casa, con le serrande chiuse, le TV spente, i computer scollegati. Molti di coloro che si avventuravano per le strade, magari solo per comprare da mangiare, camminavano coprendosi gli occhi per timore di “vedere” l’immagine in qualche locandina o giornale, magari lasciato per terra. Spesso venivano travolti da guidatori impazziti, anch’essi in fuga dalle citta’.
Gli appelli alla calma dei governi cadevano ormai nel vuoto.

La casa di Key era stata letteralmente presa d’assalto da giornalisti, curiosi, gente furiosa che dava a lei la colpa dell’accaduto. Molti la chiamavano “la Strega” ed esortavano a catturarla e metterla al rogo. Ma lei era fuggita da tempo, assieme a Jelly, in una vecchia casa in mezzo ai monti di cui solo i suoi famigliari erano a conoscenza.

“Buonasera signorina Key. Sapevo che mi avrebbe contattato”. La persona all’altro capo del telefono parlava molto lentamente.
“Buonasera Dottor Strauss…”
“Non sono dottore, studio solo antichi testi, tutto qui”.
“Non importa… lei e’ l’unica altra persona ad aver visto la foto e…”
“… essere ancora vivo? Si’, e’ cosi’. Mi sono protetto prima di aprire il file. Sa… cerchio per terra, pentacoli… altre sciocchezze del genere, cara… signorina?”
“No… vedova… almeno credo. Ormai non ho piu’ notizie da quando questa storia e’ iniziata. Ma lui l’aveva vista… sono stata io ad indicargliela…”
“Mi spiace. Non poteva sapere. Non e’ colpa sua”
Key soffoco’ le lacrime e il groppo in gola e, dopo qualche secondo, riprese a parlare…
“Chi e’?”
“Difficile dirlo. Ce n’erano tanti, una volta.”
“Tanti… chi?”
“Antichi. Cosi’ li chiamavano. Erano creature molto potenti e molto diverse da noi, sulla terra da tempo immensamente piu’ lungo di quanto ci sia l’uomo. Non si sa come, i nostri avi riuscirono a relegarli in una… altra dimensione, credo che adesso e’ cosi’ che si usi dire, non e’ vero?” Si percepi’ per telefono che Strauss aveva sorriso ironicamente.
“Perche’ io? Come ha fatto questa creatura a tornare? Cosa vuole? Come…”
“Calma, calma! Non so tutto. E non sono nemmeno sicuro, le mie sono solo supposizioni. Credo che abbia usato la foto come uno specchio per saltare dalla sua dimensione a questa. Ma lei… non credo c’entri nulla. Avrebbe potuto essere chiunque a scattare quella foto. E’ stato… un caso. E… cos’altro mi chiedeva? Ah, si’! Cosa vuole… mmm… distruggerci, suppongo.”
“Ma perche’? Perche’ l’abbiamo relegata in un altro posto? Perche’ forse volevamo distruggerla noi per primi?”
“Non faccia l’errore di pensare che queste creature ragionino come noi. Non lo fanno. Sono semplicemente fatte cosi’. Distruggono perche’ questo e’ il loro istinto.”
“… quando si fermera’?”
“Quando non ci sara’ rimasto nessuno da distruggere.”

(continua)

pentacolo protezione

Paracelso e effetto placebo

ParacelsoIl potere di una fervida fantasia
e’ la componente principale
di ogni operazione di magia.

P
ARACELSO

 


Il potere della mente mi ha sempre affascinato. Credo che essa sia la prima causa di fatti apparentemente inspiegabili. Credo che i miracoli avvengano almeno per suo tramite, se non per sua unica causa.
Credo che l’intera magia, seppure utilizzante scenografici riti, nasca sempre e solo dalla mente.
Questo voleva dire Paracelso: non e’ tanto il rito in se’ a funzionare, quanto la suggestione che la mente da esso trae, scatenando poi la reazione che l’antico alchimista cercava.
Anche la preghiera e l’evocazione probabilmente non funzionano tanto per intercessione del santo pregato o dell’entita’ evocata ma perche’ permettono alla mente di attingere a fonti recondite di “potere” alle quali normalmente non accede. Ovviamente e’ solo una mia opinione.

L’effetto placebo e’ uno di questi fenomeni davvero incredibili, a pensarci. Spesso penso alla grande superficialita’ con cui esso viene bollato, come a sminuire l’importanza dei risultati che esso crea. E’ proprio l’opposto invece: capire che un effetto che si riteneva poter essere dato da un potente farmaco, sia invece opera di una mente che “crede” di averlo assunto e pertanto si attiva per suggestione… e’ stupefacente.

A volte mi chiedo se davvero non saremmo in grado di operare miracoli anche noi, se solo lo credessimo possibile nel nostro intimo.

mano luce

 

Paranormale: raccontate la vostra esperienza

cerchi nel granoCome ho scritto nel mio profilo, mi sono spesso definito il “ricercatore perfetto”: qualcuno che ha grande curiosità e che vorrebbe fortemente trovare “prove” di qualcosa che “viva” al di la’ dei cinque sensi, ma che, al contempo, ha un nocciolo scettico che non è mai riuscito a eliminare. Quel nocciolo scettico, per un “ricercatore”, non è una maledizione (magari per chi vorrebbe semplicemente “credere”, si, invece…), è anzi indispensabile per l’oggettività del riscontro, altrimenti si correrebbe il rischio di credere a qualunque cosa venga propinata.
Diciamo che se mi vedrete scrivere “miracolo!!!“, bé… è probabile che davvero di miracolo si tratti! 😉

sfera di cristalloLa mia esperienza su Internet si è mantenuta sulla stessa falsariga; già da anni infatti ho notato che esistono siti “propagandistici” e poco obiettivi da ambo i lati: chi trova spiegazioni esoteriche ardite per spiegare il più piccolo degli eventi e chi, spesso con teorie ancora più incredibili, cercano solo di smontare i primi. Non ci credete? Provate ad andare sul sito del Cicap: alcune delle loro teorie “scientifiche” appaiono più balzane che ammettere l’esistenza di qualcosa che è al di là dei nostri sensi.

Prima di tutto, pero’, cos’è un fenomeno “paranormale”?
Bene, è evidentemente qualcosa che non può essere ritenuto “normale”, non è vero? 🙂 Ma “normale” per chi? Usando quali parametri? Non era forse incredibile immaginare le forze elettromagnetiche prima che queste fossero riconosciute e dimostrate? Eppure, ovviamente, esistevano già in natura, non è così? Per non parlare della Relatività o della Meccanica Quantistica…
E allora, perché non ammettere che possa esistere qualcosa a cui la scienza non è ancora riuscita ad arrivare?

La scienza degli uomini non è, curiosamente, come le loro leggi: per la legge – almeno nei paesi cosiddetti “civili” – la colpevolezza deve essere provata, ma se non lo è non vuol dire che ci sia innocenza, possono semplicemente mancare le prove dimostranti che essa sia tale.
Eppure, per la scienza, una cosa per essere vera deve essere dimostrata, e se non lo è, allora non è vera.

Non è curioso?

Questa pero’ non deve essere una buona ragione per credere a tutto…

CorvoEsempio 1: Premessa: le teorie animiste dicono che quando una persona muore, la sua anima ci mette tre mesi (mi pare…) per poter tornare a manifestarsi nel mondo come spirito.
Qualche mese dopo la morte di mio papà, iniziai a percepire uno strano suono in camera mia. Ogni volta che andavo a dormire… sentivo distintamente un rumore metallico, una sorta di “tlang!”, come se quell’asticella di metallo usata per tenere ferma una finestra aperta, sbattesse ogni volta contro il muro. Controllai tutto più e più volte: finestre aperte o chiuse, correnti d’aria, oggetti fuori dalla finestra che potessero produrre un rumore simile… tutto!
Ma non trovai nessuna spiegazione razionale… apparentemente.
Passarono i mesi e quasi mi convinsi che quello fosse un segnale di mio papà, una sorta di “buonanotte” prima della nanna 🙂
Divenne un suono amico e familiare.
Solo un anno e mezzo dopo, capii all’improvviso – chissà per quale strano collegamento mentale – che quel rumore era dovuto alla lampadina al neon che era vicina al mio letto: pochi minuti dopo che la lampadina veniva spenta, essa produceva quel rumore (un relè interno, forse?). Probabilmente gli addetti alla fabbricazione di tali lampadine sono perfettamente a conoscenza di questa cosa, ma tra gli altri… chi l’avrebbe detto?

gatto neroEsempio 2: Sempre anni fa’, direi una decina, considerando che ero in possesso del mio primo telefono cellulare, ero pronto per dormire. Ero già a letto e stavo per spegnere la luce. Improvvisamente mi voltai di scatto verso il telefono cellulare che era posato nel suo caricabatteria da tavolo a due-tre metri da me.
Sapevo che sarebbe squillato.
Non ricevevo mai telefonate a quell’ora ma… qualcosa mi costrinse ad aspettarmi quella chiamata. Pochi secondi dopo, il telefono squillò: era una mia amica che aveva subito un tentativo di stupro e che mi pregava di andarla a recuperare perché era scappata a piedi dalla casa in cui aveva subito il tentativo di violenza.
So che i telefoni cellulari GSM usano frequenze “sensibili” ad altri elettrodomestici (avente presente i classici disturbi a radio, televisioni… ?), ma quella sera… era già davvero tutto spento.

Potrei elencare tanti altri “piccoli” avvenimenti (e qualcuno grande…) che non sono mai riuscito a spiegare col buon senso. Ciò non vuol dire dover credere necessariamente all’aldilà purtroppo: ci possono essere spiegazioni comunque paranormali ma che non hanno bisogno di tirare in ballo la vita dopo la morte.
Quello della vita dopo la morte è il passo più difficile, perché di importanza capitale; per questo è più difficile crederci per chi non ha una “fede donata”: ammettere che esista la telepatia può non cambiarmi la vita; essere sicuro che non finirò assieme alla morte del mio corpo… è davvero altra cosa e… sì, potrebbe farlo.

Un esempio. Avrete tutti (ok… “quasi” tutti! :-P) sentito parlare dei fenomeni poltergeist, ovvero di quei rumori “impossibili” e quegli oggetti che si spostano e volano per le camere apparentemente da soli. Bene, essi sono spesso citati come prova dell’esistenza degli spiriti. Ma esiste una teoria, altrettanto “possibile” (o “impossibile”, secondo il Cicap :-D), che li spiegherebbe con l’energia telecinetica (la telecinesi è la capacità, volontaria o non volontaria, di spostare gli oggetti con la sola forza del pensiero); in effetti la grande maggioranza dei casi raccolti accade in case dove ci sono adolescenti, tipicamente irrequieti, e con perciò una grande e “disordinata” energia mentale. Non è “prova”, no, ma può essere già un indizio…
Sempre di fenomeno paranormale si tratterebbe. Ma mentre l’esistenza degli spiriti dimostrerebbe la vita dopo la morte… la telecinesi è ben lunga dal farlo.

Ma adesso, signori e signore, tocca a voi!!! Vi esorto a raccontare le vostre esperienze, con dovizia di particolari, se possibile! Sarò un opinionista (giudice non mi piace) severissimo… ma, prometto, possibilista! 😉

albero e luna