Ancora sull’adattabilità – Risparmiando l’energia che resta

Come previsto, il post precedente ha sollevato diversi dubbi a proposito dell’interpretazione della parola “adattamento” che è spesso stata percepita come sinonimo di “resa incondizionata” di fronte ad un sopruso che si sta subendo, quando invece ci si dovrebbe ribellare con rabbia. Uso ancora una volta il buon Coelho per meglio chiarire cosa intendo io per adattabilità ed accettazione. L’esempio è estremo, è vero, ma rendere un’idea è più facile con un’estremizzazione, dopodiché bisogna riportare il concetto alla nostra vita di tutti i giorni. Se è possibile infatti riuscire a dormire in una situazione drammatica come quella riportata, perché non dovremmo riuscirci anche nelle nostre vite e nei nostri drammi? Da un punto di vista logico non fa una piega, poi si sa… tra il dire e il fare…


 

RISPARMIANDO L’ENERGIA CHE RESTA
di Paulo Coelho

Due rabbini tentano, in tutte le maniere, di portare conforto spirituale agli ebrei nella Germania nazista. Per due anni, anche se con una paura terribile, ingannano la Gestapo – la temibile polizia di Adolf Hilter – e svolgono le funzioni religiose in varie comunità.
Alla fine vengono scoperti e arrestati. Uno dei rabbini, terrorizzato per ciò che può accadere nel futuro, non fa che pregare. L’altro, al contrario, passa l’intera giornata a dormire.
“Perché vi comportate così?”, domanda il rabbino spaventato.
“Per salvaguardare le mie forze. So che d’ora in avanti ne avrò bisogno”.
“Ma non avete paura? Non sapete che cosa può succedere?”.
“Ero in preda al panico fino al momento dell’arresto. Ora che mi trovo in questa cella, a che cosa serve temere ciò che è già successo? Il tempo della paura è finito. Ora comincia il tempo della speranza”.

speranza

Adattabilità – Il saggio sa sfruttare le circostanze inevitabili

Le vacanze stanno rapidamente passando. Quest’anno ho preso tre settimane a Luglio anziché il classico Agosto. Purtroppo il tempo non è proprio ideale per i nostri hobby estivi preferiti, speriamo che almeno l’ultima settimana sia un po’ più stabile e migliore 😦 Il mio rientro coinciderà con un nuovo lavoro in azienda, inevitabilmente con una fase molto pesante di apprendimento. Cercherò comunque di ritagliarmi un poco di spazio per continuare questo blog 🙂 A proposito, ho quasi finito il libro che sto leggendo da tempo, d’altronde è un libro che va centellinato, non puo’ essere letto in fretta. Credo che il prossimo post sarà ad esso dedicato 😉 Per il momento mi rifaccio al buon vecchio Coelho, con un brevissimo testo che, come spesso mi accade, condivido in pieno…


IL SAGGIO SA SFRUTTARE LE CIRCOSTANZE INEVITABILI
di Paulo Coelho

Marizete Lourenço racconta che un contadino vinse tre cani. Felice, li legò dietro il carro dei buoi e decise di portarli nella fattoria dove viveva.
Il primo cane veniva tirato a forza; si mordeva la coda, cadeva, si trascinava per terra. Il secondo si rassegnò e seguì il carro di buoi. Il terzo, invece, saltò sul carro, decise di dormire e arrivò a destinazione riposato.
“Quando resistere è inutile, la cosa migliore è adattarsi”, dice Marizete. “Il più saggio è sempre colui che riesce a trarre profitto dalle circostanze inevitabili e a fare in modo che esse giochino a proprio favore”.


Commento di Wolfghost: sappiamo bene che non sempre sembra possibile adattarsi alle circostanze in modo da farle giocare a proprio favore, soprattutto in senso materiale. A chi subisce un grave lutto, perde la salute, subisce un tracollo economico tale da renderlo impossibilitato a sostentare la propria famiglia, si ha un bel dire “adattati e vedine gli aspetti positivi”, anzi queste sono parole che possono suonare offensive, soprattutto se dette con apparente leggerezza. Eppure il principio è sempre valido: se sono avvenimenti che non possono essere evitati, possiamo almeno scegliere come reagire ad essi, e se non possiamo cambiare materialmente le cose, possiamo almeno cambiare il nostro stato d’animo riguardo ad esse ed alla nostra vita. Questo è qualcosa che niente e nessuno puo’ portarci via, se noi non lo vogliamo. Abbiamo esempi di persone che hanno continuato ad imparare ed essere serene perfino negli ultimi giorni della loro vita, perfino quando non c’erano più speranze di ribaltare la situazione nella quale si trovavano. Il nostro stato d’animo è molto importante, molto di più di quanto normalmente pensiamo. Cosa cerchiamo nella vita che alla fine non sia uno stato d’animo positivo? Davvero vogliamo i soldi, l’agiatezza, il successo, perfino la salute e l’amore, di per sé? O li vogliamo per lo stato d’animo che pensiamo ci procureranno? Come mai ci sono persone che vivono felici nelle difficoltà e perfino morendo in giovane età, ed altre che anche arrivando a cent’anni e con un bel conto in banca non sono mai state veramente contente? La partita si svolge nella nostra testa molto di più di quanto pensiamo, e nella nostra testa siamo noi a comandare. Ecco perché trovo valore nel breve testo di Coelho e Marizete: non possiamo rovesciare ogni evento, ma ad ogni evento possiamo sempre scegliere come reagire, almeno dentro di noi. E quello “almeno”, alla fine, è tutto.

tre cani

Scelta: mai pensare all’altro cammino

MAI PENSARE ALL’ALTRO CAMMINO
di Paulo Coelho
“Una volta che scegliamo un cammino, dobbiamo dimenticare tutti gli altri”, diceva il maestro ai suoi discepoli. Lowon, l’allievo che non sa apprendere, ascolta con attenzione. Alla fine della conferenza, Lowon viene invitato da un gruppo di persone a fare una conferenza in un bar.
“Non voglio nessun compenso – dice Lowon -. Ho fatto la mia scelta, sono un servitore, desidero divulgare la parola della Fede”.
Il gruppo ne è contento, si reca nel bar e Lowon fa la conferenza. Alla fine, egli domanda: “Solo per curiosità, vorrei sapere: quanto denaro ho rifiutato?”.
Nell’apprendere l’eccellente compenso che gli sarebbe stato dato, Lowon si sente sfruttato dal gruppo che lo ha invitato e va a lamentarsi con il maestro. “Quando si fa una scelta, bisogna sempre dimenticare le altre alternative. Chi segue un cammino e continua a pensare a ciò che ha perduto abbandonando gli altri, non arriverà mai da nessuna parte”, è la risposta del maestro.


Commento di Wolfghost: l’importanza della scelta e’ cosa nota a tutti, anche qua sul mio blog ne abbiamo parlato tante volte  🙂 Cosi’ come abbiamo spesso scritto che c’e’ anche un giusto momento per la scelta: prima di aver ben valutato le possibili alternative e’ un azzardo; dopo e’ una procastinazione che puo’ portare a perdere l’opportunita’ o addirittura all’immobilismo completo.
C’e’ pero’ anche un altro pericolo, ovvero il tornare indietro in continuazione pensando di aver sbagliato strada. Quanti di noi hanno iniziato mille cose diverse per non portarne davvero avanti  nemmeno una? 😦 Pensare a “come sarebbe andata se…”, quando ormai si e’ scelto, e’ uno dei modi migliori di inciampare all’inizio di un cammino… sulle proprie stesse gambe 😀
Faccio spesso l’esempio del bivio. Arriviamo ad un bivio e, dopo averci ben pensato, decidiamo di andare a destra. Nella vita non si torna mai veramente indietro, perche’ le cose cambiano, anche in seguito alle nostre scelte. Quindi, comunque sia la strada che stiamo percorrendo, chiedersi come sarebbe stata la strada a sinistra del bivio e’ del tutto inutile: una pura fantasia che non saremo mai in grado di verificare.
Questo vuol dire che bisogna sempre andare avanti perfino quando si e’ sicuri di percorrere una strada chiusa? Ovviamente no, sarebbe sciocco farlo. Ma anche pensare di tornare indietro sarebbe sciocco e inutile. E poi sarebbe come buttare via una esperienza che, per quanto fallimentare possa sembrarci, ci ha certamente insegnato qualcosa. Casomai prendere un’altra strada allora, ma dal punto in cui siamo arrivati. Questa e’ la scelta giusta in quel caso 🙂

errore ripetuto

La grandezza si nasconde nella normalità

MOJUD E LA VITA INSPIEGABILE
di Paulo Coelho

impiegatoMojud era impiegato in un ufficio pubblico di una piccola città dell’interno. Non aveva alcuna prospettiva di un lavoro migliore, e il suo paese stava attraversando una grande crisi economica. Così Mojud era ormai rassegnato a trascorrere il resto della vita lavorando otto ore al giorno e cercando di distrarsi la sera e i fine settimana guardando la televisione.
Un pomeriggio, Mojud vide due galli che lottavano. Provando pena per gli animali, si spinse in mezzo alla piazza per separarli, senza rendersi conto che stava interrompendo una lotta di galli da combattimento. Irritati, gli spettatori malmenarono Mojud. Uno di essi lo minacciò di morte, perché il suo gallo stava vincendo e lui avrebbe ottenuto una fortuna con le scommesse.
Impaurito, Mojud decise di abbandonare il paese. I colleghi si stupirono quando non si presentò al lavoro – ma, siccome c’erano vari candidati per il posto, dimenticarono ben presto il vecchio impiegato.
Dopo tre giorni di viaggio, Mojud incontrò un pescatore.
“Dove state andando?”, domandò il pescatore. “Non lo so”, rispose.
Impietosito dalla situazione dell’uomo, il pescatore lo condusse a casa sua. Dopo una notte trascorsa a conversare, l’uomo scoprì che Mojud sapeva leggere e gli propose un accordo: gli avrebbe insegnato a pescare in cambio di alcune lezioni di lettura e scrittura.
Mojud imparò a pescare. Con il denaro ricavato, acquistò dei libri per poter insegnare al pescatore cose che lui stesso non conosceva. Uno dei libri, per esempio, insegnava l’arte della falegnameria. E Mojud decise di approntare una piccola bottega. Lui e il pescatore comprarono gli strumenti e si misero a fabbricare tavoli, sedie, credenze, attrezzature da pesca.
Trascorsero molti anni. I due uomini continuavano a pescare e, nel tempo che trascorrevano sul fiume, contemplavano la natura. Inoltre continuavano a studiare, e i tanti libri fornivano loro importanti lezioni su tutta la cultura umana. Ma continuavano anche a lavorare in falegnameria, e il lavoro fisico li rendeva sani e forti.
Mojud adorava conversare con i clienti. Siccome era diventato un uomo colto, saggio e sano, le persone gli chiedevano consiglio. L’intera città cominciò a progredire, perché tutti vedevano in Mojud una persona capace di trovare buone soluzioni per i problemi della zona.
I giovani della cittadina costituirono un gruppo di studio insieme a Mojud e al pescatore e, ben presto, divulgarono la notizia che erano discepoli di due saggi. Un pomeriggio, uno dei giovani domandò:
“Mojud, avete deciso di abbandonare tutto per dedicarvi alla ricerca della saggezza?”.
“No – rispose Mojud -. Nel paese in cui vivevo, avevo paura di essere assassinato”.
Ma i discepoli apprendevano cose importanti, che poi trasmettevano ad altri. Fu chiamato un famoso biografo per raccontare la vita dei Due Saggi, come ormai erano conosciuti. Mojud e il pescatore raccontarono com’erano andate le cose.
“Ma questo non riflette affatto la saggezza di voi due”, disse il biografo.
“Avete ragione – rispose Mojud -. Ma è la verità. Non è accaduto niente di speciale nelle nostre vite”.
Il biografo scrisse per cinque mesi. Quando il libro fu pubblicato, si trasformò in un grande best-seller. Era una meravigliosa ed eccitante storia di due uomini che ricercano la conoscenza, abbandonano tutto ciò che facevano, lottano contro le avversità, incontrano dei maestri segreti.
“Non è affatto così”, disse Mojud, nel leggere la propria biografia.
“I santi devono avere vite eccitanti”, rispose il biografo. “Una storia deve insegnare qualcosa, e la realtà non insegna mai niente”.
Mojud rinunciò a discutere. Sapeva che era proprio la realtà che insegna tutto ciò che un uomo ha bisogno di sapere, ma non serviva a nulla tentare di spiegarlo.
“Che gli sciocchi continuino pure a vivere con le loro fantasie”, disse al pescatore.
Ed entrambi continuarono a leggere, a scrivere, a pescare, a lavorare in falegnameria, a insegnare ai discepoli, a fare del bene. Si ripromisero solo che non avrebbero mai più letto nessun libro sulla vita dei santi.


Commento di Wolfghost: Credo che il biografo avesse, almeno in parte, ragione: quasi tutti restano affascinati dalle grandi gesta, dalle epiche imprese, dalle storie di coloro che hanno realizzato quello che altri credevano impossibile. Quando un motivazionista cerca di stimolare chi lo legge o chi lo ascolta, di solito cita esempi di persone famose e vite leggendarie. Eppure… quante sono queste persone, e quante queste “vite da romanzo epico”? Poche, pochissime rispetto all’umanità. Il punto è che in realtà sono poche quelle delle quali si ha notizia, che salgono agli onori della cronaca proprio perché famose. Ma il mondo e la storia sono pieni di eroi; eroi che semplicemente non sono stati visti, che non hanno avuto le proprie gesta divulgate. Questi eroi di solito sono tra noi, probabilmente anche tra chi leggerà questo post. Perché per trovare persone e vite che ci siano di ispirazione, che ci diano forze e coraggio, in fondo non dobbiamo andare molto lontano. A volte basta addirittura guardare in casa propria, forse perfino nello specchio. Forse anche nei ricordi di un passato che per quanto difficile fosse, abbiamo superato.

pescatore

Elogio dell’incoerenza: cambiamento e fissazione

ELOGIO DELL’INCOERENZA
di Paulo Coelho

Non cercare di essere coerente in ogni momento. In definitiva, San Paolo non ha forse detto che “la saggezza del mondo è follia di fronte a Dio?”.
Essere coerente significa aver sempre bisogno di indossare la cravatta abbinata alle calze. Significa essere costretto a mantenere, domani, le stesse opinioni che avevi oggi. E il movimento del mondo, allora, dov’è? Purché tu non pregiudichi nessuno, cambia pure opinione di tanto in tanto, e cadi in contraddizione senza provarne vergogna. Ne hai il diritto. Non importa ciò che gli altri penseranno – perché penseranno qualcosa comunque.
Perciò, rilassati. Lascia che l’Universo si muova intorno a te, e scopri la gioia di essere per te stesso una sorpresa. “Dio sceglie le cose folli del mondo per fare vergognare i saggi”, dice San Paolo.


Commento di Wolfghost: Spesso abbiamo parlato sul mio blog a proposito del cambiamento. Sapete che penso che una delle piu’ grosse menzogne che possiamo raccontare e raccontarci, e’ che le persone non cambiano. In realta’ tutti cambiamo, volenti o nolenti, e quel che possiamo fare e’ solo cercare di indirizzare, il piu’ possibile, il nostro cambiamento nella maniera voluta. Un centro di gravita’ permanente, come lo voleva Battiato, non solo non e’ possibile, ma non e’ nemmeno auspicabile, perche’ la vita e le situazioni che reca sono in continuo mutamento e non voler cambiare significa non poter addattarsi, rimanendo in una predisposizione mentale che forse ha funzionato per un certo periodo, ma che e’ ormai inedaguata per affrontare al meglio le nuove situazioni. Dico spesso che la determinazione, la costanza, rischia di essere cieca testardaggine senza flessibilita’.
Personalmente diffido di chi e’ troppo sicuro delle proprie convinzioni, testardo al punto di non voler ascoltare niente e nessuno. Puo’ essere a modo suo anche una persona affascinante, ma in un mondo ed una vita che cambiano in fretta, mettera’ presto fuori gioco se’ stesso e chi da lui dipende.
A chi gli chiedeva perche’ i suoi pareri cambiavano spesso, alla faccia della coerenza che ci si aspetta da un saggio, Osho (che si puo’ apprezzare o meno, ma era certamente una persona intelligente) rispondeva che ogni persona che gli si presentava davanti era unica a se’ stessa, diversa dalle altre che l’avevano preceduta, dunque era normale che anche le risposte differissero, non e’ vero? 😉
In quanto a me… non credo di aver mai portato cravatta e calze abbinate… o meglio, le calze si’ sono abbinate solitamente, ma solo tra di loro! 😀

cravatta e calze

Il tempo della resa – Perseveranza ed accettazione

PERSEVERARE NON SIGNIFICA INSISTERE
di Paulo Coelho

i-chingDice l’I Ching, il libro cinese delle mutazioni umane: “La perseveranza è favorevole”. Ma la perseveranza non ha niente a che vedere con l’insistenza.
Ci sono epoche nelle nostre vite in cui i combattimenti si prolungano oltre il necessario, esaurendo le forze e indebolendo l’entusiasmo. In questi momenti, vale la pena di riflettere: una guerra prolungata finisce per distruggere anche il paese vittorioso. Niente di meglio, allora, che una tregua, prima che la nostra energia si esaurisca al punto da non consentirci più di recuperarla. Perseveriamo nella nostra volontà, ma aspettiamo un’occasione più favorevole per riprendere la lotta.
Perché un uomo d’onore riprende sempre la lotta, ma mai per ostinazione, bensì perché ha percepito il cambiamento nel tempo.


Commento di Wolfghost: potra’ sembrare strano quello che mi appresto a dire, ma perfino uno come me, che ha sempre esortato a non arrendersi, a lottare anche quando il risultato e’ incerto nonostante i nostri sforzi, crede che esista anche un giusto tempo per la resa.
A volte e’, come dice Coelho, solo un temporaneo periodo di recupero in attesa di ripartire, o un cambiamento di strada che pero’ porta, sul lungo termine, allo stesso fine. Vogliamo arrivare da qualche parte, ma troviamo che la strada che stiamo percorrendo e’ piena di ostacoli che si rivelano, per quanto facciamo, insormontabili. Non ha piu’ senso continuare a sbatterci contro. Meglio fare una bella inversione e tornare, almeno per un tratto, indietro. Non e’ una vera resa, si torna indietro solo fin dove un bivio puo’ permetterci di provare un’altra strada, e se anche quella si rivela interrotta, un’altra ancora, e cosi’ via. E’ come se arrivassimo davanti ad una porta con un mazzo di chiavi. La prima chiave che proviamo non funziona, non sarebbe stupido continuare ad insistere con quella piuttosto che provare le altre?
Poi ci sono le rese definitive, anche quelle purtroppo esistono. Si puo’ trattare di un sogno che si rivela davvero irrealizzabile, che si e’ trasformato in una illusione. Continuare ad inseguirlo vorrebbe dire spendere energie, tempo, serenita’.
Serenita’, gia’… a volte penso che la serenita’ sia il vero scopo della vita. Arrivare a quello stato di consapevolezza ed accettazione che ci permette di veleggiare tranquilli per i mari della nostra vita qualunque sia la tempesta che ci investe. E, al limite, entrare con la stessa serenita’ nel porto che ci attende alla fine del viaggio.
E’ la vita stessa ad essere cosi’. Non siamo immortali, dovremo abbandonarla prima o poi questa amata vita, e quella sensazione di “va bene, e’ ora…” mi pare sempre piu’ un’enorme conquista piuttosto che una maledizione o un atto di debolezza. Fa anch’essa parte di quello spirito di accettazione che contribuisce, al pari della determinazione – che non deve mai divenire cieca testardaggine – alla serenita’. Alla serenita’ fino alla fine.
Credo che noi abbiamo sempre chiara la percezione di quando davvero la risalita non e’ piu’ possibile, che si tratti di un amore impossibile, un sogno che e’ divenuto una chimera, un futuro che non potra’ essere come lo volevamo. Li’ e solo li’, il tempo della resa non solo e’ accettabile… ma addirittura auspicabile.

mano aperta

Vivere non è peccato

VIVERE NON E’ PECCATO
di Paulo Coelho

rabbinoIl rabbino Elimelekh aveva compiuto una bella predicazione, e ora stava per fare ritorno nella sua terra natale. Per rendergli omaggio e dimostrargli la gratitudine, i fedeli decisero di seguire la carrozza di Elimelekh fino all’uscita dalla città.
A un certo momento, il rabbino fermò la carrozza, chiese al cocchiere di proseguire senza di lui e si affiancò al popolo.
“Un bell’esempio di umiltà”, disse uno degli uomini accanto a lui.
“Non c’è nessuna umiltà nel mio gesto, ma un po’ di intelligenza – rispose Elimelekh -. Voi, qua fuori, state facendo esercizio, cantando, bevendo vino, fraternizzando gli uni con gli altri, incontrando nuovi amici, e tutto a causa di un vecchio rabbino che è venuto a parlarvi dell’arte di vivere. Lasciamo, allora, che le teorie proseguano su quella carrozza, perché io voglio partecipare all’azione”.


Commento di Wolfghost: intorno ai 18 anni iniziai un percorso psico-spirituale, chiamiamolo così, fatto principalmente di libri e teorie. Fu in quel periodo che scoprì e praticai lo yoga e la meditazione e diventai vegetariano, ma soprattutto divoravo una grande quantità di libri che andavano dalla psicologia ai testi esoterici, passando per l’allora neonata New Age.
Certo, riguardando oggi la mia libreria mi accorgo che alcuni di quei testi rimangono preziose perle, mentre altri – soprattutto quelli New Age – mi appaiono adesso banali e scontati… ma ogni cosa ha il suo tempo, perfino i libri che si leggono: è l’accoppiata “livello del lettore – libro” ad essere importante, e non il libro in sé.
In ogni caso, diversi anni più avanti iniziai a percepire nuovamente il profondo senso di insoddisfazione che mi aveva da principio spinto verso quella ricerca.
Dopo lunghe – e piuttosto travagliate 😀 – riflessioni, mi accorsi che, preso dalla teoria, mi ero letteralmente dimenticato di vivere 😛
Buttai allora momentaneamente a mare (in senso metaforico naturalmente) libri & C. e mi immersi nella vita.

Al di là che certe lezioni si possono apprendere solo attraverso la pratica, è solo vivendo nella quotidianità che si ha davvero modo di mettere in pratica ciò che si è appreso dai libri e dalla ricerca interiore, sebbene a volte possiamo non essere coscienti di stare utilizzando qualcosa che avevamo imparato in precedenza.
Ci si accorge insomma che la non-applicazione dello studio, attraverso la sua utilizzazione nella vita reale, rende lo studio stesso inutile. Anche se la conoscenza ha, va da sé, anche un proprio valore e piacere intrinseco.

Mediocrità e responsabilità

Coprendo il sole con la mano
di Paulo Coelho

sole mano

Un discepolo cercò il rabbino Nahman di Braslaw. “Non continuerò i miei studi dei Testi Sacri”, disse. “Abito in una piccola casa con i miei fratelli e i genitori, e non trovo mai le condizioni ideali per concentrarmi su ciò che è importante”.
Nahman indicò il sole e chiese al suo discepolo di mettersi la mano davanti al viso, in modo da occultarlo. Il discepolo lo fece. “La tua mano è piccola, eppure riesce a coprire completamente la forza, la luce e la maestosità dell’immenso sole. Nella stessa maniera, i piccoli problemi riescono a darti la scusa necessaria per non proseguire nella tua ricerca spirituale. Così come la mano può avere il potere di nascondere il sole, la mediocrità ha il potere di nascondere la luce interiore. Non incolpare gli altri per la tua incompetenza”.


Commento di Wolfghost: gli Inglesi direbbero “A careless worker blames his tools” (un lavoratore sbadato da la colpa ai propri attrezzi), credo che il senso sia evidente 🙂 Si tratta di assumersi la responsabilità delle proprie scelte – compresa quella di non impegnarsi in un compito da svolgere, magari per pigrizia o poca voglia – senza cercare capri espiatori o cercare scuse, per lo più banali, che più che offendere l’interlocutore offendono noi stessi. Meglio avere il coraggio di ammettere la propria poca determinazione, almeno potremo capire che forse c’è qualcosa nei propri obiettivi, o nel modo di inseguirli, che è necessario cambiare… 😐

vincitore

Attenti ai ricordi

ATTENTI AI RICORDI (di Paulo Coelho)

panchinaArrivo a Madrid alle otto del mattino. Mi tratterrò solo alcune ore, perciò non vale la pena di telefonare agli amici, né di prendere qualche appuntamento. Decido di recarmi da solo nei luoghi che conosco, e finisco a fumarmi una sigaretta seduto su una panchina del parco Retiro.

“Sembra che non siate qui,” mi dice un vecchio, sedendosi accanto a me.
“Sono qui,” rispondo io. “Ma dodici anni fa, nel 1986. Seduto su questa stessa panchina con un amico pittore, Anastasio Ranchal. Stiamo guardando mia moglie, Christina, che ha bevuto un po’ troppo e fa finta di ballare il flamenco.”

“Ne approfitti,” dice il vecchio. “Ma non dimentichi che il ricordo è come il sale: la quantità giusta insaporisce il cibo, ma l’eccesso rovina la pietanza. Chi vive molto nel passato, finisce per non avere un presente da ricordare.”


Commento di Wolfghost: trovo perfetto questo breve brano di Coelho, dipinge in poche righe – ma bene – l’arte dell’equilibrio nel campo dei ricordi.

I ricordi fanno parte di noi, sono la vita che abbiamo vissuto e, un giorno, se saremo fortunati, saranno il motivo per cui avremo calcato questo palcoscenico. I ricordi servono per rammentarci da dove veniamo, per capire alcune difficoltà che abbiamo, per trovare la strada per arrivare dove vogliamo, o per resistere, e poi risollevarci, dalle difficoltà che incontriamo, ricordandoci di tutte le volte che noi o altri l’hanno fatto.

Ma i ricordi vanno usati con parsimonia, perché anche per loro c’è un giusto tempo. I ricordi che strappano un sorriso sono sempre ben accolti; quelli che creano malinconia e sofferenza vanno invece affrontati quando siamo forti e per un tempo limitato, altrimenti possono finire per soffocarci e per non farci apprezzare il presente che stiamo vivendo e impegnarci per il nostro futuro.

I ricordi sono davvero come il sale…

sale

Fedelta’, saggezza e tentazione

LA RICERCA DEL SAGGIO
di Paulo Coelho

eremita e abateL’abate Abramo venne a sapere che vicino al monastero di Sceta c’era un saggio. Andò a cercarlo e gli domandò: “Se oggi trovassi una bella donna nel tuo letto, riusciresti a pensare che non è una donna?”
“No,” rispose l’eremita, “ma riuscirei a controllarmi.”
L’abate proseguì: “E se scoprissi delle monete d’oro nel deserto, riusciresti a vedere quest’oro come se fossero pietre?”
“No. Ma riuscirei a controllarmi e a lasciarlo dov’era.”
Insistette Abramo: “E se venissero a cercarti due fratelli, uno che ti odia, e l’altro che ti ama, riusciresti a pensare che sono uguali?”
L’eremita disse: “Pur soffrendo, tratterei il fratello che mi ama nella stessa maniera di quello che mi odia.”
Quella notte, tornando al monastero di Sceta, Abramo disse ai suoi novizi: “Ora vi spiegherò chi è un saggio. Il saggio è colui che, invece di uccidere le sue passioni, riesce a controllarle.”


Commento di Wolfghost: in seguito ad uno scambio con una lettrice del blog, ho deciso di pubblicare questo racconto di Coelho. Si parlava di sensi di colpa, in particolare di quello che si prova verso il proprio partner allorche’ ci si scopre a desiderare (non necessariamente in senso fisico) un’altra persona. E’ chiaro che quando si scopre di avere o aver avuto un’attrazione per un’altra persona, e’ bene porsi qualche domanda sul proprio rapporto: se ha qualcosa che non funziona, se forse non si ama piu’ il partner… Tuttavia non e’ affatto detto che si riscontrino dei problemi in questo senso. Mi vengono in mente le parole di una canzone di Ligabue, che suonano “gli occhi fanno quel che possono”: non sempre un’attrazione per un’altra persona significa che il proprio rapporto non funziona, e comunque e certamente, il fatto di respingere tale tentazione, rende merito a se stessi e al proprio rapporto, lungi dunque dal comportare sensi di colpa.
Perfino Gesu’ fu messo in tentazione e tentenno’, cosi’ come il Buddha storico Shakyamuni (e mi aspetto altre figure religiose…), ma entrambi respinsero la tentazione e questo fu il loro vero virtuosismo. Il mondo non e’ teoria, non gli interessano le decisioni prese “sulla carta”, esso e’ pieno di tentazioni e saremmo sciocchi e (pericolosamente) ingenui se pensassimo che cosi’ non fosse.
Il merito percio’ non sta nel rifiutare a priori la possibilita’ di poter essere messi in tentazione, quanto in quella di resistere alle tentazioni stesse. E cio’ e’ merito, non colpa.

P.S.: ovviamente le tentazioni non vanno cercate volontariamente, va da se’! 😀

giudice