La grandezza si nasconde nella normalità

MOJUD E LA VITA INSPIEGABILE
di Paulo Coelho

impiegatoMojud era impiegato in un ufficio pubblico di una piccola città dell'interno. Non aveva alcuna prospettiva di un lavoro migliore, e il suo paese stava attraversando una grande crisi economica. Così Mojud era ormai rassegnato a trascorrere il resto della vita lavorando otto ore al giorno e cercando di distrarsi la sera e i fine settimana guardando la televisione.
Un pomeriggio, Mojud vide due galli che lottavano. Provando pena per gli animali, si spinse in mezzo alla piazza per separarli, senza rendersi conto che stava interrompendo una lotta di galli da combattimento. Irritati, gli spettatori malmenarono Mojud. Uno di essi lo minacciò di morte, perché il suo gallo stava vincendo e lui avrebbe ottenuto una fortuna con le scommesse.
Impaurito, Mojud decise di abbandonare il paese. I colleghi si stupirono quando non si presentò al lavoro – ma, siccome c'erano vari candidati per il posto, dimenticarono ben presto il vecchio impiegato.
Dopo tre giorni di viaggio, Mojud incontrò un pescatore.
"Dove state andando?", domandò il pescatore. "Non lo so", rispose.
Impietosito dalla situazione dell'uomo, il pescatore lo condusse a casa sua. Dopo una notte trascorsa a conversare, l'uomo scoprì che Mojud sapeva leggere e gli propose un accordo: gli avrebbe insegnato a pescare in cambio di alcune lezioni di lettura e scrittura.
Mojud imparò a pescare. Con il denaro ricavato, acquistò dei libri per poter insegnare al pescatore cose che lui stesso non conosceva. Uno dei libri, per esempio, insegnava l'arte della falegnameria. E Mojud decise di approntare una piccola bottega. Lui e il pescatore comprarono gli strumenti e si misero a fabbricare tavoli, sedie, credenze, attrezzature da pesca.
Trascorsero molti anni. I due uomini continuavano a pescare e, nel tempo che trascorrevano sul fiume, contemplavano la natura. Inoltre continuavano a studiare, e i tanti libri fornivano loro importanti lezioni su tutta la cultura umana. Ma continuavano anche a lavorare in falegnameria, e il lavoro fisico li rendeva sani e forti.
Mojud adorava conversare con i clienti. Siccome era diventato un uomo colto, saggio e sano, le persone gli chiedevano consiglio. L'intera città cominciò a progredire, perché tutti vedevano in Mojud una persona capace di trovare buone soluzioni per i problemi della zona.
I giovani della cittadina costituirono un gruppo di studio insieme a Mojud e al pescatore e, ben presto, divulgarono la notizia che erano discepoli di due saggi. Un pomeriggio, uno dei giovani domandò:
"Mojud, avete deciso di abbandonare tutto per dedicarvi alla ricerca della saggezza?".
"No – rispose Mojud -. Nel paese in cui vivevo, avevo paura di essere assassinato".
Ma i discepoli apprendevano cose importanti, che poi trasmettevano ad altri. Fu chiamato un famoso biografo per raccontare la vita dei Due Saggi, come ormai erano conosciuti. Mojud e il pescatore raccontarono com'erano andate le cose.
"Ma questo non riflette affatto la saggezza di voi due", disse il biografo.
"Avete ragione – rispose Mojud -. Ma è la verità. Non è accaduto niente di speciale nelle nostre vite".
Il biografo scrisse per cinque mesi. Quando il libro fu pubblicato, si trasformò in un grande best-seller. Era una meravigliosa ed eccitante storia di due uomini che ricercano la conoscenza, abbandonano tutto ciò che facevano, lottano contro le avversità, incontrano dei maestri segreti.
"Non è affatto così", disse Mojud, nel leggere la propria biografia.
"I santi devono avere vite eccitanti", rispose il biografo. "Una storia deve insegnare qualcosa, e la realtà non insegna mai niente".
Mojud rinunciò a discutere. Sapeva che era proprio la realtà che insegna tutto ciò che un uomo ha bisogno di sapere, ma non serviva a nulla tentare di spiegarlo.
"Che gli sciocchi continuino pure a vivere con le loro fantasie", disse al pescatore.
Ed entrambi continuarono a leggere, a scrivere, a pescare, a lavorare in falegnameria, a insegnare ai discepoli, a fare del bene. Si ripromisero solo che non avrebbero mai più letto nessun libro sulla vita dei santi.



Commento di Wolfghost: Credo che il biografo avesse, almeno in parte, ragione: quasi tutti restano affascinati dalle grandi gesta, dalle epiche imprese, dalle storie di coloro che hanno realizzato quello che altri credevano impossibile. Quando un motivazionista cerca di stimolare chi lo legge o chi lo ascolta, di solito cita esempi di persone famose e vite leggendarie. Eppure… quante sono queste persone, e quante queste "vite da romanzo epico"? Poche, pochissime rispetto all'umanità. Il punto è che in realtà sono poche quelle delle quali si ha notizia, che salgono agli onori della cronaca proprio perché famose. Ma il mondo e la storia sono pieni di eroi; eroi che semplicemente non sono stati visti, che non hanno avuto le proprie gesta divulgate. Questi eroi di solito sono tra noi, probabilmente anche tra chi leggerà questo post. Perché per trovare persone e vite che ci siano di ispirazione, che ci diano forze e coraggio, in fondo non dobbiamo andare molto lontano. A volte basta addirittura guardare in casa propria, forse perfino nello specchio. Forse anche nei ricordi di un passato che per quanto difficile fosse, abbiamo superato.

pescatore

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34 pensieri su “La grandezza si nasconde nella normalità

  1. Paulo Coelho è veramente un grande! Noto che lo "citi" spesso e secondo me fai molto bene.
    Anche questo racconto ha una sua precisa morale, che tu hai saputo spiegare assai bene nel commento.
    Bravissimo come sempre, caro lupo!

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  2. Bé, credo che questa storia, così come molte di quelle di Coelho (e di tanti altri), puo' essere interpretata sotto diversi aspetti e angolazioni; io l'ho vista così perché questo è il modo che ha più significato per me, ma per un altro puo' senz'altro essere diverso
    Un caro saluto Anne!

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  3. Ho avuto la fortuna di incontrare una bellissima persona. In passato è stato un grande avvocato…. a leggere il racconto di Coelho, sembra quasi di leggere la sua vita…
    ora fa un po' di tutto… anche il falegname quando serve… è una persona serena che aiuta tanta gente…
    I figli, forse per egoismo, non hanno condiviso la sua scelta… pensano ancora che la sua sia stata una rinuncia e non una rinascita…
    spero capiranno… non sanno cosa perdono tenendolo a distanza. Una persona così può soltanto che arricchirti la vita…

    Tu non sbagli un post!!
    Bravo.
    Con stima.

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  4. x LaLupa: grazie cara Spesso molta gente, non solo giovani, non capiscono le scelte di "basso profilo", soprattutto da parte di chi sta facendo una buona carriera. Eppure succede, e succede sempre più frequentemente. Io lo vedo come un desiderio di ritorno ad una vita più tranquilla e dove i valori legati all'umanità ed ai sentimenti tornino a primeggiare su quelli economici e legati al "successo", così come è tradizionalmente inteso. Ovviamente non si tratta di "buttarsi via" gettando tutto ed andando a fare l'eremita o il clochard (anche se uno puo' anche fare una scelta del genere), ma più semplicemente di fare un passo verso il basso, dove forse il tenore di vita è inferiore, ma pace e rispetto non mancano. Dove uno non si ritrova a 70 anni accorgendosi di non aver davvero goduto delle cose di valore che la vita gli aveva offerto.

    x Grazia: bé, il più delle volte il suo successo è dovuto al fatto di parlare di cose che toccano tutti, e di farlo in modo semplice. Credo che anche tu e molti altri tra noi potrebbero fare lo stesso… e forse lo fanno già a dire il vero, semplicemente lui è più conosciuto

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  5. Francesco, ancora una volta tanti temi in un solo post.
    Il coraggio delle proprie idee, innanzitutto.
    Secondo me Mojud sapeva che avrebbe interrotto qualcosa di illegale e di immorale. E lo ha fatto lo stesso, nonostante le conseguenze.
    Poi, l’incontro con il pescatore.
    Chi è il pescatore, nella comune simbologia? Senza scomodare Nostro Signore Gesù, è colui che va alla ricerca di qualcosa di buono, fosse anima o fosse solo motivo di sostentamento.
    L’impiegato che diventa pescatore.
    L’umiltà. Il mai ritenersi arrivati o dare una immagine di sé a tutti i costi. Conta solo la considerazione di noi stessi. Quantunque possa pensare o ritenere di pensare chi non ci conosce.
    E questo sta capitando anche a me.
    Da Dirigente amministrativo di un’azienda, che ero, sto ora facendo il docente di economia aziendale. Vergognarmi? Di cosa?
    “non è accaduto niente di speciale nelle nostre vite”. Ed è questo il punto.
    Ceto che no. Qualcosa di speciale è accaduto. Ci si può presentare con vesti, abitudini, aspetto e modalità diverse e non diminuisce la nostra autostima se sappiamo di essere onesti, leali e trasparenti. E saremo sempre "attori di classe" di questo enorme palcoscenico.
    “è la realtà che insegna e non serve a nulla tentare di spiegarla”.
    E questo è un altro punto. Non serve parlare, promettere o manifestare intendimenti.
    Serve solo il “fare”. Poi, magari, dopo si parla.
    Per quanto concerne il tuo commento, io rammento che già in un’altra circostanza (ci conosciamo da un anno e mezzo), avemmo modo di scambiare opinioni feconde sul concetto di “eroe”.
    Ebbene, io resto dell’opinione che l’eroe, contrariamente alla concezione comune, è proprio quello del cappuccino e del cornetto consumati in piedi, del panino ed acqua minerale a pranzo. E della pasta al pomodoro la sera. E che gira per le metropolitane con la valigetta in mano. E prima di addormentarsi indossa il pigiama.
    Non è facile vivere, e sopravvivere, in questo modo. Ed in questo mondo.
    Io personalmente, a tutt’oggi, faccio fatica, ma stimo chi ci riesce.
    Un abbraccio e sempre grazie per le tue sollecitazioni alla riflessione.
    SHERWOOD 

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  6. Sono convinta che ci siano persone che riescono a vivere non inseguendo sogni , ma reagendo in base a quello che la realtà ci propone , Che è a sua volta frutto di quello che siamo, per certi versi. Nella concretezza c'è la via per vivere serenamente e credo che siano intorno a noi tanti piccoli eroi quotidiani di cui non sappiamo nulla…ma credo che qualcosa con il blog stia arrivando…ho la percezione di vite grandiose la dietro e questo mi piace. E' strano invece come questa percezione in chi mi circonda tutti i giorni (non parlo di familiari) io non riesca a vederla. Ogni tanto tento di guardarmi da fuori e quello che vedo non mi dispiace affatto.
    Mi piacciono i tuoi post!

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  7. x Fiore: ahahah grazie, sai che mi piace tanto questo dipinto! Mia moglie mi ha fatto notare che forse più che a Julius assomiglia a Numa…
    Un caro saluto

    x Egle:sono abbastanza d'accordo, anche se la realtà non è totalmente frutto di quel che siamo poiché c'è una componente casuale, forte peraltro, che non siamo in grado di prevedere e controllare, ma solo di reagirvi. Le persone sui blog sono come quelle che sono "là fuori", forse – non conoscendole di persona – è solo più facile idealizzarle un po'. Ma se persone in gamba sono in questo mondo virtuale, non possono che essere anche fuori
    Grazie e un salutone!

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  8. …il bello di questa soria, francesco, sai cos'é?
    che sembra che tu ed io i commenti, i post, i controcommenti, sembra che li programmiamo "a tavolino".
    tu parli del concetto di "eroe".
    io, ieri, nel mio ultimo post, ho parlato del concetto di "eroina" (che non è di certo anita garibaldi).
    ed invece é bene che tutti sappiano che noi non ci vediamo in riunione.
    ma che é tutto scosì spontaneo e bello. e frutto di una semplice sintonia di pensiero, e, forse di una magia.
    altro abbraccio.
    SHERWOOD

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  9. x Sherwood: sì, ci vuole molta forza per sopravvivere in un mondo che spesso ti riserva brutte sorprese, a volte è più facile lasciarsi andare che combattere rifiutandosi di arrendersi, eppure è questo che si fa': si resiste fino a quando ci si ritrova finalmente con la testa di nuovo fuori dall'acqua. Poi si vive, fino alla prossima battaglia. Chi è più eroico, il soldato che combatte per la patria o chi, sofferente, si alza dal letto e si trascina in negozio perché deve racimolare i soldi per la sopravvivenza sua e dei famigliari? La parola "speciale" è sempre molto soggettiva, non trovi?

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  10. Le storie epiche, le grandi gesta e le vite eccezionali sono solo quelle che leggiamo scritte nei libri.  Mi ha colpito questo del racconto, i due uomini erano diventati saggi,  le persone chiedevano loro consiglio e tutta la città progrediva. La strada della saggezza inizia con la libertà di decidere della propria vita, passa attraverso la contemplazione e la pazienza, attraverso lo studio e la riflessione e attraverso un lavoro piacevole che rende il corpo sano e attivo e volto al bene. Se tutti potessimo realizzarci in questo modo la società sarebbe veramente migliore, purtroppo sappiamo benissimo che invece di costruire per noi è piu' facile distruggere e complicare tutto. Proprio per questo però ci sono tante persone che riescono ad andare avanti nonostante le mille difficoltà  a vivere anche in situazioni non piacevoli e a rimanere intatte e libere di dentro e piene di dignità. Non so se è sufficiente per essere degli eroi, ma queste persone sono degli esempi di vita.  Buona settimana Wolf, un carissimo saluto    Fulvia

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  11. la sintesi la dice fulvia, infatti.
    ……….rimanere "intatte". perché la loro vita non é negoziabile.
    grazie fulvia, e ovviamente grazie a te, francesco, che ci ospiti volentieri e spesso con tanta pazienza.
    un abbraccio a tutti.
    SHERWOOD

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  12. x Sherwood: cio' che intendevo dire è che la "eroicità" che ciascuno deve avere nella sua vita è quasi sempre diversa di quella degli altri, per uno si tratta di combattere una malattia, per un altro di sopravvivere senza lavoro, per un terzo di superare il tradimento di un partner, per un altro ancora di uscire indenne da uno scontro armato. Questo intendevo dire con "soggettivo"
    Abbraccio anche per te

    x Fulvia: la strada della saggezza passa dalla consapevolezza di cio' che si fa, non tutti hanno la possibilità di fare cio' che li rende realizzati e forti fisicamente, eppure anche tra questi esistono saggi. E a volte sono le stesse persone che descrivi tu: quelle che vanno avanti "nonostante". Anche i protagonisti del racconto di Coelho sono arrivati lì partendo da una condizione di svantaggio, eppure ci sono arrivati
    GRazie Fulvia, un caro saluto e buona settimana anche per te

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  13. E' bello questo racconto, e anche la riflessione che fai tu. Gli eroi, o grandi maetri, o santi, in fondo sono persone come le altre, con vite "normali" che viste da una prospettiva a lungo termine appaiono eccezionali. Personalmente trovo molto incoraggiante pensare che un po' di "eccezionalità" sia in ognuno di noi.

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  14. Io sono convinto che sia così, cara Happy. La vita è dura, a volte pone prove terribili; resistere e rialzarsi, o cadere con dignità, sono già atti eroici, anche se non saranno mai divulgati come accadrebbe se venissero fatti da persone famose.
    Un caro saluto

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  15. Faccio da quasi trent'anni lo stesso lavoro, quello che il destino mi ha indicato casualmente, seguendo l'istinto che spesso con forza mi trascina anche contro la mia volontà. Come è stato per il blog. Ho sempre dovuto combattere, contro me stessa prima di tutto, ma qualcuno ha sempre creduto in me e mi ha sostenuta. Ho avuto grandi soddisfazioni e riconoscimenti, ma i miei familiari non mi hanno mai tenuta in gran considerazione, probabilmente perché non ho mai inseguito la ricchezza e non sono mai riuscita a risparmiare, anche se ho sempre raggiunto gli obiettivi da me prefissati, ma che non corrispondono a quelli della maggioranza delle persone. Non ho debiti, una macchina dignitosa, una toyota yaris, acquistata a rate nel 2002, che va' ancora bene ma mio figlio e mio marito vorrebbero cambiassi.  Cerco la serenità e l'arricchimento interiore. Me ne frego delle marche, dei capi firmati, delle borsette. Preferisco spendere per il mio cane, per l'addestratore, per i viaggi, le mostre, i libri e tutto quanto mi interessa. Ognuno di noi ha i suoi limiti e le risorse per vivere felicemente se non si fissa a voler raggiungere obbiettivi non suoi e si concentra sul presente.
    Ciao

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  16. ..piaciuto lo scritto, molto. Condivido pure il tuo commento annesso, perchè è vero molti di noi, anzi tutti… hanno nel corso della loro vita dovuto affrontare questo o quello, problemi, difficoltà…tutti almeno una volta siamo stati santi e almeno una volta siamo stati diavoli…

    poi impediamo alla bellezza semplice e intensa del vivere di darci ogni giorni insegnamenti e distrazioni, perchè siamo tutti presi da altre distrazioni e cerchiamo eroi ad esempio, ma è vero il fatto che tutti noi ogni giorno incontriamo eroi, madri che fanno sacrifici immensi per i figli, padri che coprono km e km ogni giorno per andare al lavoro e tornare a casa di nuovo per guardare il volto dei propri cari, uomini che hanno malattie incurabili ma non smettono di vivere, uomini che non hanno soldi ma son ricchi di cuore, persone che fanno del volontariato uno stile di vita… e potremmo andare avanti tutti per ore ed ore…

    piccoli grandi eroi, appunto che non sono descritti in nessun libro, ma che sono descritti nei diari della nostra vita.

    un abbraccio stretto..

    m.

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  17. Essere consapevoli di cio' che si fà e cioè della vita che si sta vivendo e che a volte è una non vita   può anche renderci consapevoli della propria infelicità.  A questo punto, continuare a vivere nonostante le difficoltà e l'infelicità, forse proprio qui sta l'eroismo. Mi chiedo però, quando possiamo aspirare alla felicità, nel Regno dei Cieli come insegna la tradizione cattolica? I personaggi del racconto in fin dei conti hanno scelto di volta in volta cosa fare, tendendo a scegliere ciò che li faceva stare bene ed una volta che ciascuno di noi sta bene con se stesso sappiamo che sta bene con il mondo che lo circonda…
    Non so se sono riuscita a spiegarmi, comunque Wolf, cosa ne pensi? 
    Un salutone   Fulvia

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  18. x Violetta: liberarsi dai condizionamenti allo scopo di inseguire cio' che veramente si vuole è, come scrivi te, molto importante. Poi puo' essere che qualcuno onestamente insegua ricchezza e posizione, che sia davvero cio' che vuole, e in questo caso nulla da dire: ognuno è giusto che insegua cio' che desidera. Certo… anche a te dovrebbe essere permesso di inseguire cose molto più a tua misura, in accordo cioè al tuo sentire
    Un salutone

    x m.: esatto, brava. Non posso far altro che concordare pienamente
    Un abbraccione

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  19. x Fulvia: credo di aver capito, e la risposta non è facile. Credo che cio' che importa sia essere sinceri e onesti con sé stessi: ognuno sa cosa "prescrive" la propria religione per aspirare al regno dei cieli, ma… è questo davvero in linea con il proprio sentire? Se sì, credo che non sia così difficile affrontare salite anche impervie, in nome di un tale traguardo finale si puo' riuscire a restare sereni perfino in grandi difficoltà. Se no, se cioé sappiamo cosa ci hanno detto ma sotto sotto non lo condividiamo, bé… allora è perfino possibile che la nostra vita si trasformi in un inferno, e allora è difficile immaginare che si possa entrare dalla porta del Paradiso a suon di spallate.
    Insomma, credo che la vera spiritualità sia quella che ti permette di vivere in questa vita come se già fosse parte di quell'altra. E questo metterebbe d'accordo tutti, perfino quelli che in "quell'altra" non credono…
    Un salutone anche per te!

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  20. Hai ragione, Wolf, a pensarci bene non è per niente facile resistere dignitosamente alle avversità o cadere e rialzarzi senza essere a pezzi ma solo con qualche ammaccatura e, magari, con una nuova forza per andare avanti.
    Ma siamo "eroi di tutti i giorni", non facciamo notizia.

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  21. Ciao Lupaccio, a parte il coraggio che ci vuole nell'abbandonare casa e lavoro …. balzo in avanti. Correre dietro a santi ed eroi, a mio avviso, sciupa la vita. Meglio vivere la nostra  e mettere tutto l'impegno di cui siamo capaci. Esistono persone Grandi che restano, a causa della loro umiltà, in ombra, toccherebbe prendere esempio. 

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