Davvero l’intervento armato non serve mai?

Questa è una domanda che mi faccio spesso, da tempo ormai. Tanto tempo…
Oggi già mi era venuta l’idea di mettere nero su bianco i miei pensieri, sapendo che ne sarebbe potuto risultare un post scomodo; poi, l’amica Leatitti mi ha inoltrato questa e-mail…

teschiSOMALIA: LA RAGAZZA LAPIDATA A MORTE AVEVA 13 ANNI, RIVELA AMNESTY
INTERNATIONAL

Contrariamente a quanto riferito da precedenti resoconti di stampa, la ragazza giudicata ‘colpevole’ di adulterio e lapidata a morte la scorsa settimana in Somalia aveva 13 e non 23 anni.

Aisha Ibrahim Duhulow e’ stata uccisa lunedi’ 27 ottobre da un gruppo di 50 uomini che l’ha lapidata a morte. L’esecuzione e’ avvenuta all’interno di uno stadio della citta’ meridionale di Chisimaio, di fronte a un migliaio di spettatori. Alcuni dei giornalisti locali, che avevano parlato di una donna di 23 anni, hanno raccontato ad Amnesty International di essere stati tratti in inganno dall’aspetto fisico della ragazza.

Aisha Ibrahim Duhulow era arrivata a Chisimaio tre mesi fa, proveniente dal campo profughi di Hagardeer, in Kenya. Nella citta’ portuale somala, Aisha Ibrahim Duhulow era stata stuprata da tre uomini e si era rivolta ai miliziani di ‘al Shabab’, che controllano la zona, per ottenere giustizia.
La sua denuncia aveva ottenuto come risultato l’arresto, l’accusa di adulterio e la lapidazione. Nessuno dei tre stupratori e’ stato arrestato.

Un uomo, che si e’ qualificato come lo sceicco Hayakalah, ha dichiarato a Radio Shabelle, un’emittente somala: ‘Lei stessa ha fornito le prove, ha confessato ufficialmente la sua colpevolezza e ci ha detto che era contenta di andare incontro alla punizione della legge islamica’.

Secondo i testimoni oculari raggiunti da Amnesty International, invece, Aisha Ibrahim Duhulow ha lottato contro i suoi carnefici ed e’ stata trascinata a forza nello stadio. Qui la ragazza e’ stata interrata e i 50 uomini addetti all’esecuzione hanno iniziato a colpirla, usando le pietre appena scaricate da un camion. A un certo punto, e’ stato chiesto ad alcune infermiere di verificare se la ragazza fosse ancora viva; fatto
cio’, la lapidazione e’ ripresa fino alla morte della ragazza.

‘Questa ragazza e’ andata incontro a una morte orribile, ordinata dai gruppi armati di opposizione che controllano Chisimaio: un altro degli oltraggi ai diritti umani perpetrato dai protagonisti del conflitto somalo, che dimostra ancora una volta l’importanza che la comunita’ internazionale agisca, attraverso una Commissione internazionale d’inchiesta’ – ha dichiarato Amnesty International.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 3 novembre 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Questo mi ha riportato in mente altre terribili notizie in recenti anni passati…



teschiUNO stadio di calcio in Afghanistan. Gente sulle gradinate, una folla che grida e inneggia. A chi, verso cosa? Non c’è una partita in programma, non ce ne sono mai qui. Non si vede bene: le immagini oscillano, tremano, si offuscano e a tratti si ciecano. Eppure d’improvviso si fa chiaro, troppo chiaro quello che sta per accadere: tre donne col burqa, la veste che copre e nasconde interamente le afghane, entrano sul campo a bordo di un camioncino. Un uomo armato, col turbante, ne strattona una giù, la fa inginocchiare al limite dell’area di rigore. Si vede di nuovo pochissimo, forse la donna gira il busto, come a guardare cos’è quella cosa fredda puntata alla nuca. Nessuna cerimonia, parte un colpo. Davanti a lei, sulla traiettoria di tiro, si alza una nuvoletta di polvere provocata dal proiettile che le ha attraversato la testa. La donna muore e si accascia. La folla esulta, si piega e si arcua per catturare una migliore visione della scena: il corpo della donna è in terra, il burqa azzurro si tinge velocemente di rosso sangue.

È questo uno dei più scioccanti filmati di una esecuzione pubblica che l’Occidente abbia mai visto in tv. Forse il migliore, se così si può dire, documento delle atrocità perpetrate dai Taliban. È solo una piccola parte di uno sconcertante documentario che dura un’ora e che va sotto il nome di “Dietro il velo” e che la Cnn sta trasmettendo in queste ore. Girato dalla giornalista di origine afgana della Bbc, Saira Shah, che lo scorso anno ha viaggiato clandestinamente in Afghanistan.

(ALESSANDRA RETICO, Repubblica.it, Ottobre 2001)



teschiLO STERMINIO Più di 100 mila curdi uccisi con il gas nervino e i veleni Atto d’ accusa II, lo sterminio dei curdi. Il raìs ne ha fatti uccidere, tra il 1987 e il 1988, non meno di centomila e deportati altre migliaia. Dovevano essere puniti per il loro irredentismo, perché collaboravano con l’ Iran, perché rappresentavano una spina nel fianco in una regione ricca d’ acqua e petrolio. L’ esercito ha cancellato i loro villaggi, distrutto i pozzi, avvelenato i campi. Non c’ è un curdo che possa dimenticare una parola: anfal. E’ un termine che autorizza il saccheggio dei beni degli infedeli, usato dal potere per battezzare la campagna anti-curda. Saddam ha utilizzato l’ intero arsenale a sua disposizione ed ha impiegato i separatisti come cavie per un’ arma terribile: il gas nervino. Ad Halabja sono stati gasati 5 mila civili inermi, un’ operazione gestita dal cugino del dittatore, Alì Hassan Al Majid. Da quel giorno sarà conosciuto come «il chimico». Human Rights Watch riporta un commento agghiacciante del criminale: «Li ucciderò tutti con le armi chimiche. Chi dirà qualcosa? La comunità internazionale? Che vadano a farsi fottere».

(Olimpio Guido, Corriere della Sera, Dicembre 2003 – è solo un piccolissimo estratto delle atrocità di Saddam Hussein contro l’umanità, potete leggere il resto qua: archiviostorico.corriere.it)

 



teschiIl massacro di Srebrenica fu un genocidio e crimine di guerra, consistito nel massacro di migliaia di musulmani bosniaci nel luglio 1995 da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić nella zona protetta di Srebrenica che si trovava al momento sotto la tutela delle Nazioni Unite.

È considerato uno dei più sanguinosi stermini di massa avvenuti in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale: secondo fonti ufficiali le vittime del massacro furono circa 7.800, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000.

I terribili fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni sono considerati tra i più orribili e controversi della storia europea recente e diedero una svolta decisiva al successivo andamento della guerra in Jugoslavia. Il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY) istituito presso le Nazioni Unite ha accusato, alla luce dei fatti di Srebrenica, Mladić e altri ufficiali serbi di diversi crimini di guerra tra cui il genocidio, la persecuzione e la deportazione. Gran parte di coloro cui è stata attribuita la principale responsabilità della strage, siano essi militari o uomini politici, è tuttora latitante.

Un video che mostrerebbe l'”evidenza dei fatti” fu trovato in possesso di Natasha Kandic, un abitante del luogo, e ritrasmesso dai media e utilizzato come prova nel processo contro Slobodan Milošević alla corte Internazionale dell’Aja.

[…]

Durante i fatti di Srebrenica, i 600 caschi blu dell’ONU, le tre compagnie olandesi Dutchbat I, II e III, non intervennero: motivi e circostanze non sono ancora stati del tutto chiariti.

La posizione ufficiale è che le truppe ONU fossero scarsamente armate e non potessero far fronte da sole alle forze di Mladić. Si sostiene, inoltre, che le vie di comunicazione tra Srebrenica, Sarajevo e Zagabria non fossero ottimali, causando ritardi e intoppi nelle decisioni.

Quando i serbi si avvicinarono all’enclave di Srebrenica, il colonnello Karremans diede l’allarme e chiese un intervento aereo di supporto il 6 e l’8 luglio 1995, oltre ad altre due volte nel fatidico 11 luglio. Le prime due volte il generale Nicolaï a Sarajevo rifiutò di inoltrare la richiesta al generale Janvier nel quartier generale dell’ONU a Zagabria perché le richieste non erano conformi agli accordi sulle richieste di intervento aereo. Non si trattava ancora, infatti, di atti di guerra con battaglie a fuoco. L’11 luglio, quando i carri armati serbi erano penetrati nella città, Nicolaï inoltrò la domanda di rinforzi a Janvier, che inizialmente rifiutò. La seconda richiesta dell’11 luglio fu onorata ma gli aerei (F-16) che stavano già circolando da ore in attesa dell’ordine di attaccare avevano nel frattempo ricevuto ordine di tornare alle loro basi in Italia per potersi rifornire di carburante.

Alla fine, solo due F-16 olandesi procedettero ad un attacco aereo, praticamente senza alcun effetto. Un gruppo di aerei americani apparentemente non fu in grado di trovare la strada. Nel frattempo l’enclave era già caduta e l’attacco aereo fu cancellato per ordine dell’ONU, su richiesta del ministro Voorhoeve, perché i militari serbi minacciavano di massacrare i caschi blu dell’ONU di Dutchbat.

(Wikipedia)



teschiCongo, lo spettro di un nuovo genocidio
Un milione e 600 mila profughi nella giungla senza acqua né cibo. Imperversano le violenze dell’Esercito del Signore

DAL NOSTRO INVIATO
NAIROBI – Lo spettro di un altro genocidio si aggira per il Congo orientale. Un milione e seicentomila profughi vagano nella giungla senza cibo e senza acqua pulita. Nei prossimi giorni dopo aver mangiato le ultime provviste rimaste rischiano di morire. Già in numerose famiglie hanno dovuto seppellire i più deboli, vecchi e bambini.

NON SOLO GOMA – La catastrofe umanitaria non è solo a Goma, circondata dalle forze del generale ribelle Laurent Nkunda. E’ in fiamme anche il nord, il triangolo dove si incontrano le frontiere di Uganda Sudan e Congo. In quell’aera ha colpito il Lord Resistance Army, letteralmente Esercito di Liberazione del Signore, un gruppo ribelli ugandesi famoso per la sua ferocia.

«SONO MOSTRI, NON UOMINI» - Un missionario ha scritto una lettera al Corriere della Sera. Eccola: «Gli uomini dell’LRA sono mostri non uomini. Mercoledi mattina, 17 settembre, è stata una giornata di violenze su numerosi villaggi della parrocchia di Duru. Scuole e mercato sono stati i luoghi presi di mira. Paura e tristezza sono nell’animo di tanta gente. Anche oggi le scuole sono chiuse». «Oggi – continua il documento – abbiamo cominciato in città a fare il censimento della gente scappata e rifugiatasi presso familiari o conoscenti. Parte della popolazione vicino alla frontiera sudanese è scappata in Sudan. Anche i nostri tre confratelli di Duru. Per radio ricetrasmittente e per sms abbiamo appreso che anche padre Mario Benedetti, settantenne, si è rifugiato in bici alla missione sudanese di Yambio, lontana 60 km da Duru, domenica sera. Chi scappa è gente della parrocchia confinante della Missione Duru e anche dei nostri villaggi più a est». «I guerriglieri LRA hanno ucciso alcuni adulti a sangue freddo con machete o scure o pugnale; hanno bruciato scuole e case e distrutto beni: moto, bici, bidoni pieni di olio di palma; hanno mostrato il loro volto e cosa vogliono. Hanno rapito un centinaio di alunni, degli insegnanti e alcuni adulti. Vogliono terra bruciata intorno a loro. Non vogliono che la popolazione li veda e possa dare informazioni alle nostre autorità civili e militari e della MONUC (la missione dell’ONU, ndr). Vogliono impadronirsi dei campi seminati. Mercoledi scorso LRA si è presentata al momento del mercato su più villaggi verso mezzogiorno o nel primo pomeriggio: i suoi uomini hanno razziato tutto e ammazzato i commercianti. I suoi capi di sentono braccati e isolati a livello internazionale. Non hanno i tradizionali appoggi palesi o nascosti di quando stavano in Uganda, sua patria. Il governo di Khartoum non li sostiene più. Kampala e Kinshasa sono contro». «LRA conta – si stima – circa 900 giovani uomini, nascosti nelle foreste nostre verso la frontiera. Sono presenti dal 2003. Hanno fucili e altre armi che conservano per attacchi militari. Per uccidere si servono soprattutto di machete. Il fucile fa rumore; il machete no».

(Massimo A. Alberizzi, Corriere.it, 03 novembre 2008… Sta succedendo adesso…)

 



logo_onuPotrei purtroppo andare avanti per ore e ore, per pagine e pagine. Potrei riparlarle dei genocidi commessi dal nazismo e che se in America avesse vinto il non-interventismo, forse sarebbero stati portati a compimento. Potremmo parlare dei campi di concentramento in Siberia, di cosa successe agli armeni e… a tanti, troppi altri. Ieri come oggi.

E adesso rifaccio la domanda… davvero l’intervento armato non serve mai? Davvero si può rimanere impassibili dicendo “sono questioni interne” o raccontandoci che non è vero nulla, che tutto viene inventato come scusa per scendere in guerra? Davvero possiamo girarci dall’altra parte sempre e comunque? Davvero pensiamo che con certi regimi si può dialogare, si può usare l’arte della diplomazia mentre migliaia e migliaia di persone, tra cui donne e bambini, vengono trucidate, seviziate, massacrate?

Io non sono filo-americano (né anti-americano), sia chiaro. Non dimentico cosa successe agli indiani d’america e nemmeno cosa è accaduto altrove. Vorrei anzi che l’Europa e le Nazioni Unite fossero in grado di camminare con le loro gambe. Ma in Europa e in Italia sentiamo ormai queste cose come se fossero lontane, distanti, come se da noi non potessero mai succedere (ma la Jugoslavia era dietro l’angolo…). Ci giriamo dall’altra parte, ci chiudiamo nei nostri orticelli trovando scuse su scuse per non guardare o per poter dire “non è colpa mia”.

Non mi è dato di sapere quali cose siano vere e quali siano false, non a me, non a voi, ma ad una comunità europea che sia forte, ad una ONU che fosse davvero in grado di fare ciò che è chiamata a fare, sì… potrebbe essere dato. Questo mi piacerebbe vedere nell’Europa: indipendenza, ma non protezionismo. Due passi dovremmo fare: imparare a camminare con le nostre gambe e… infine, metterci davvero in cammino, per conto nostro o con qualcuno solo quando la pensa come noi.
Senza paura di perdere chissà il “privilegio di esserne fuori”; privilegio che anzi, prima o poi, continuando così rischieremo davvero di perdere. Perché il mondo è più piccolo di quanto pensiamo.
unione europea

 

Il disegno della Natura

Colgo l’occasione di riflessione datami da un post di Asoka nel suo blog sclerocardia (un bel blog, tratta di svariati temi, dalla protezione animali alle filosofie, orientali e non), per riportare qui, un poco modificato, un mio commento. L’argomento è semplicissimo: lo scopo, il fine ultimo della nostra vita, come disegno di qualcosa di più grande. Semplice, no? 😛
Quella che vado a proporre è una visione dove non si fa cenno alle eventuali "vite dopo le vite", ma non è detto che l’una escluda l’altra: forse il fine ultimo della Natura e quello, spirituale, nostro, si intersecano e si complementano… si sovrappongono.

Leonessa e leoncinoE’ mia opinione che, a noi singoli individui, questo è quanto ci è "richiesto" dalla Natura: vivere, nel bene e nel male, possibilmente sempre nell’ambito di un contesto naturale. Nulla più, nulla meno.
Il "disegno" che spesso non vediamo, lo abbiamo proprio davanti ai nostri occhi e non è difficile scorgerlo: è l’evoluzione, è dove la Natura sta portando noi e le altre specie (sempre che continueremo a permetterglielo non distruggendo lei e noi stessi, ma forse pure questo fa parte del disegno della Natura… chissà!). Quello che per la Natura conta, è quella l’evoluzione che trova espressione nella crescita della specie. Per questo esiste la morte: se non ci fosse, non sarebbe possibile per la specie evolvere, poiché saremmo sempre gli stessi, sempre uguali. Anzi, saremmo ancora le amebe primordiali che popolavano le acque. Nei piani della Natura non c’è spazio per l’eternità, tutto deve essere caduco, deve nascere, portare il suo contributo, e poi morire. La morte è necessaria. Ma finché non c’è… alla Natura serviamo vivi e, possibilmente, belli svegli 😉
E’ semplice in fondo, non è vero?  🙂

Il "problema" è che l’individuo, il singolo animale, la singola pianta, il singolo sasso, sono sacrificabili in questo disegno della Natura. Per questo esistono, oltre la morte, le malattie, anche le più terribili. Fateci caso: finito il periodo della riproduttività, il rischio di malattia e morte inizia ad aumentare rapidamente, questo perché alla Natura non serviamo più ed anzi dobbiamo lasciare spazio ai nuovi arrivati.
E’ ovviamente triste sentirsi una pedina sacrificabile, ma… ci è dato di vivere una vita: questa. E non è poco. Il massimo che possiamo fare è viverla così come desideriamo viverla.

E già questo è tutt’altro che facile. Perché spesso, quando lo realizzi, ne hai già buttato via una buona parte e l’inerzia delle abitudini decennali che hai assunto, rischiano di farti buttare via anche ciò che ne rimane…

Non è peccato morire, peccato è non vivere. Almeno secondo la Natura.

Un nuovo giorno nel cielo

Raccoglieremo ciò che piantiamo

RACCOGLIEREMO CIO’ CHE PIANTIAMO
di Paulo Coelho

 

seminaIl pessimismo contagia. Il vittimismo contagia. La disperazione contagia. Coloro che hanno la sensibilità sufficiente per scorgere le auree (vibrazioni energetiche che avvolgono gli esseri viventi) capiscono che, prima che la malattia fisica penetri nel corpo, parte dell’energia vitale viene drenata dal cervello afflitto e preoccupato.
Tutto ciò che investiremo nell’oggi, in qualche maniera ci sarà restituito in un ciclo molto simile a quello che osserviamo in natura. “Ciò che piantiamo, raccoglieremo”, dicevano i nostri antenati. Essi non udirono mai parole come ecologia. Ma in questa semplice frase – “ciò che piantiamo, raccoglieremo” – risiede parte della saggezza che l’Universo ci insegna.
Ogni momento della nostra realtà è direttamente influenzato da come noi riteniamo che una “realtà” debba essere.

 

 


Commento di Wolfghost: la chiave sta nella parolina “influenzato”: ogni nostro momento è influenzato da come noi siamo portati a pensare esso debba essere. Quando arriva un lavoro importante ci si può ritrovare a pensare frasi come “Sarà un bagno di sangue”, “Di qua non ne usciamo”, e altre cosette del genere. Oppure si può vedere quel lavoro come una nuova sfida, una nuova opportunità di crescita e di prova di sé stessi. Di divertimento perfino. E chi credete che lavorerà meglio, più tranquillo, e con maggiori risultati? 😉

Guardatevi attorno, è facile trovare altri esempi: la fidanzata ansiosa pensa, dopo 5 minuti di ritardo, che il fidanzato “sarà con un’altra!” o che “ecco, non gliene importa nulla!”; un’altra ne approfitterà per farsi una chiacchierata con un’amica, magari sul telefonino, o per finire qualcosa che stava facendo. Poi magari scoprirà che… c’era semplicemente traffico 🙂 Questa persona renderà il rapporto leggero, divertente, pieno di sorrisi; la prima, al contrario, pianterà il seme del dissidio, del dubbio, del rancore, del sospetto… e il rapporto non potrà che declinare per davvero 😮
Certo, essere “influenzato”, non significa essere completamente “determinato”: una persona “sportiva” potrà mettere le corna sia all’una che all’altra delle due sopra descritte, ma… almeno fino al momento della scoperta si sarà vissuti sereni, senza essere preda dell’ansia e del disfattismo 🙂
… e soprattutto senza avere il dubbio di essere stati artefici delle proprie corna! 😛

 

p.s.: e ora non iniziate a chiedermi “ma perché parli così? Forse qualcuna… ?” ahahah 😀 No, al momento sono felicemente single, ma il testo è assolutamente generale 🙂

Sissi e Julius sulle scaleNelle foto: Sissi che cerca di non far rientrare Julius in casa quando lui, al mio arrivo, si va a fare la sua passeggiata per le scale! 😀 Lei ad esempio ha seminato male: lo ha trattato male fin dall’inizio, e ora che lui è cresciuto… sono dolori! eheheh 😛 Non fatevi ingannare da queste foto: Julius non è tipetto da farsi mettere sotto! 😉

 

Le verità taciute – L’universo che non c’è dato di vedere

segretoNo, il titolo non ha a che fare con una trasmissione di Piero Angela; l’universo che non vediamo a cui mi riferisco, è quello che sta nella vita delle persone, al di là di quanto ci è dato di sapere, di vedere, che crediamo di conoscere.

Ho imparato che contano solo le decisioni e le azioni che le persone prendono e compiono, non cosa c’è dietro. Anche perché quasi mai, in fondo, ci e’ dato di sapere quali ne sono le reali motivazioni.
Forse nemmeno loro le conoscono.

Ho imparato a non fidarmi di cosa mi viene detto, non perché supponga esserci malizia o cattiveria, ma perché quasi sempre si tratta di una verità mediata, falsa o perlomeno incompleta, tante cose vengono celate. E’ una verità spesso edulcorata, una distorsione della realtà che si dice perché si crede essere più accettabile per l’altro. O comunque più spiccia per ottenere ciò a cui si mira.

Ma una volta che hai capito il meccanismo… a che serve? Una volta che hai capito che la verità non la saprai mai… che te ne fai? Fai finta di crederci per avere una spiegazione, un motivo? Si’, di solito e’ cosi’.
Ma non per me. Non più. Se qualcuno mi passa un “32” (potete usare qualunque altro numero vi sia più simpatico), non cambia la sostanza se esso e’ il risultato di un 20+12, un 16×2 o un 128/4: sempre un 32 rimane.

Se qualcuno cerca di accoltellarti ogni volta che gli permetti di avvicinarti, non importa se lo fa perché ha avuto una infanzia difficile o se è pericoloso di natura: sarà bene che tu lo tenga a distanza in ogni caso.

Ma ci ho messo anni ad arrivarci; prima mi rompevo la testa a cercare spiegazioni, a trovare motivazioni…

Quanto tempo ed energia sprecate.

labirintoEhi… ci sono tanti nuovi annunci su www.adottauncucciolo.net, su, su, aiutiamo i nostri piccoli amici sfortunati! 🙂

 

Distacchi

mano apertaIl titolo di questo post doveva essere “lasciare andare”, ma… mi sono accorto che l’avevo già scritto a gennaio, eccolo qui: Lasciare andare. E’ un gran bel post, sapete? ahahah mi faccio i complimenti da solo! 😀 Naturalmente però lo è anche grazie alle persone che all’epoca intervennero a lasciare i loro commenti 😉

Il fatto è che certe cose nella vita sono cicliche e prima o poi tornano, sempre. Per cui non mi stupisce averne già parlato, e più di una volta, seppure in forma diversa.

Che si parli di un amore finito, di un’amicizia persa, della perdita di un lavoro, dell’impossibilità di proseguire in un hobby che amiamo, per arrivare all’estremo saluto ai nostri cari che ci lasciano, siano essi familiari, amici sentiti o perfino amati animaletti domestici… i distacchi costellano le nostre vite, ne fanno parte: possiamo batterci fino alla fine per evitarli, ma a volte, semplicemente, non è possibile riuscirci, si può solo imparare ad accettarli e a gestirne il dolore che ne deriva nel migliore dei modi possibili.

Credo che ognuno di noi abbia dentro di sé un meccanismo innato, di difesa, di rinascita, che lo fa sopravvivere, che gli fa rialzare la testa. Ogni volta. E’ mia convinzione che in fondo non sia facile morire, sia fisicamente che in senso lato, sapete? Se solo siamo pronti ad accettare ciò che è avvenuto, la perdita che abbiamo subito, se solo siamo pronti a girarci un’ultima volta, a dare un ultimo abbraccio, a dire un “addio” sincero, convinto, a chi o cosa lasciamo ma soprattutto a quella parte di noi che vorrebbe ancora rimanere lì, attaccata a qualcosa che non c’è più, e poi girarci verso il futuro e la vita che ancora ci attendono… la Natura che è dentro di noi, ci aiuta a rinascere. Ancora una volta.

E poco importa cosa c’è nel nostro domani, certamente, se ciò che abbiamo perso non è più con noi, rimanere aggrappati al passato che lo rappresenta, sarebbe immensamente peggio che affrontare un avvenire che ancora non conosciamo.

Non abbiamo bisogno di lezioni, né di manuali o di facili ricette. Abbiamo solo bisogno di accettare di lasciare andare quella esperienza, per quanto possiamo averla amata.

Voglio chiudere questo post in maniera simpatica, perché la vita, non dimentichiamocelo, ha anche belle cose da offrirci, e… allora vi faccio salutare dai miei cari Julius e Sissi 🙂

Julius divanoSissi letto

 

 

Storie di animali…

Da quando ho preso Julius e ampliato così la famiglia (lui, Sissi ed io ) sono entrato maggiormente in contatto con persone che si battono per i nostri piccoli amici. Sul blog adotta un cucciolo siamo in diversi a mettere annunci ormai, ma ci sono tanti altri blog che parlano sia di animali domestici di casa nostra che delle cose terribili che accadono nel mondo anche a specie “esotiche”.

Un blog che ultimamente si sta battendo per questo scopo è ad esempio landscape dell’amica mylandscape.

procioni massacrati“In Cina esistono anche le FUR FARMS. Cosa sono? Sono delle “fattorie” dell’orrore dove quei dolcissimi animali chiamati procioni (ovvero gli orsetti lavatori, qui a sinistra in foto) (vi giuro che mentre sto scrivendo sto piangendo) vengono massacrati per la loro pelliccia. […]”.

Lei sta cercando un metodo per fare veramente qualcosa che vada al di là di qualche intervento “mirato” (anzi, se volete partecipare al suo dibattito ne sarà senz’altro contenta); questo è tutt’altro che facile in un mondo pieno di problemi, dove – soprattutto chi non è sensibilizzato dall’avere esso stesso animali, percependoli davvero come esseri viventi, con emozioni, sentimenti, gioie e dolori, al pari di noi – ne considera l’abbandono e il maltrattamento come un problema di secondaria importanza.

Mi piace riportare anche qua l’aforisma di Yourcenauer che ho già usato recentemente…

“Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senza acqua dirette al macello.”

Al di là dell’amore degli animali è la sensibilità che conta. Non ci vuole molto per capire che chi tortura un animale arriverà più facilmente a fare lo stesso ad un essere umano, rispetto a chi degli animali ha il massimo rispetto.

Ma oltre le terribili storie di cui parla mylandscape e che si trovano anche su tanti altri blog, ci sono poi le storie di “ordinaria amministrazione”; ad esempio storie di animali cresciuti con il proprio padrone e che poi l’hanno visto morire, diventandone orfani. Leggete questa storia apparsa su adotta un cucciolo…

Cleopatra“Cleopatra è una gattina di 7 anni e fino a poco tempo fa ha vissuto con la sua padrona.
Purtroppo la sorte ha voluto che la sua mamma umana morisse troppo presto e lei così affezionata alla signora si è ritrovata senza il suo affetto oltre che senza la sua casa e le sue abitudini. Spostata temporaneamente nel “gatto alloggio” patisce tantissimo questa nuova situazione. Fa veramente tanta tenerezza povera piccolina. Immaginate che trauma sia stato per lei!”

L’evidente dolore di questi animali ci fa capire la nostra arroganza nel crederci “animali superiori” perfino nel dolore. Scoprire che questo non è vero, che non siamo gli unici ad avere un cuore, a soffrire, dovrebbe sensibilizzarci. Io credo che ci sia qualcosa di strano, di innaturale, in chi rimane indifferente a tutto questo. Mi sono state riportate terribili storie di gatti lasciati morire di fame e di sete in case in cui la proprietaria era mancata e i famigliari non lasciavano entrare nessuno per paura che qualcosa fosse rubato dall’appartamento prima che ne avessero spartito i beni tra di loro e venduto! Ma vi pare si possa parlare di persone normali? E poi ci stupiamo se ci sono bande di ragazzi che tagliano le zampe a cuccioli neonati usando fili di nylon? Si, succede anche questo, di nuovo da adotta un cucciolo:

cagna e cucciolo“La mostruosità umana non ha limiti… ecco la mamma cagna a cui hanno torturato e uccisi tre dei suoi cuccioli a 20 giorni, staccandogli i piedini con un filo, forse di naylon , li hanno visti erano dei mostri travestiti da ragazzi che se li sono portati con loro e non si sono trovati ne morti ne vivi, si è salvato solo lui (Fortunato) che è stato raccolto da Marilina, lo ha trovato in strada fuori casa sua, quasi esanime. […] …. quando ecco ai nostri occhi svelarsi la triste e atroce realtà… anche al piccolo Fortunato è stato staccato un piedino,una corsa in clinica veterinaria dove ci hanno detto che fra due mesi dovrà amputare tutta la zampina… Sarà un cane a 3 zampe , ma salvo!”

cuccioloCredete davvero che persone come queste avrebbero la minima remora a danneggiare anche esseri umani se solo trovassero il modo di farla franca?

No, la malvagità, l’indifferenza, l’egoismo sono gli stessi… e non voglio sentire polemiche sul fatto che ci sono bambini che muoiono di fame o di malattie che sarebbero curabili: dobbiamo capire che sono due aspetti della stessa medaglia. Non è che aiutare gli animali significhi dimenticare i bambini e le persone in difficoltà.

 

Messaggi – Un racconto di AttimiDiStella

Questo racconto di Attimi di Stella mi era parso subito la logica continuazione della splendida recensione di Rigirandola che avevo letto immediatamente prima. Sono due scritti diversi, naturalmente, ma c’è un filo che li unisce…

 



Messaggi
By AttimiDiStella
Blog: Attimi di Stella

sms“Un bacio senza fine, che ti dia il senso della voglia di Te… Mai cessata. Ti bacio… ti voglio…”

Come sempre, nella loro storia, lui aveva la capacità di sentire quando lei si allontanava… e puntualmente arrivava per riportarla indietro.
Questa volta con un messaggio al cellulare; anzi, una lunga sequenza di messaggi che sarebbe durata per ore.
Altre modalità di comunicazione le aveva scartate: si sarebbe esposto troppo. Non avrebbe sopportato l’umiliazione di uno sguardo indifferente, di una voce distaccata. Prima c’erano umori da percepire, distanze da colmare.

“Ti adoro amore mio”
“Ho voglia di Te tesoro… Mai persa… Mai”

I messaggi si susseguivano a ritmo incalzante, ogni cinque, dieci minuti, senza attendere risposta.
Mentiva, ma non lo sapeva. Aveva questa capacità di convincersi di ciò che diceva e la verità perdeva i contorni, si trasformava: non era più ciò che era, ma ciò che lui voleva.
Un giorno aveva preso altre strade e aveva smesso di farla sentire amata. L’aveva estromessa dalla sua vita pur continuando ad amarla a suo modo. E anche lei aveva continuato ad amarlo, ma sempre meno. Una pianta senza acqua e senza luce pian piano muore.

C’era sempre stato uno strano canale tra loro. Lei sentiva, chiari, i suoi pensieri. Sapeva che lui ora la percepiva lontana e aveva bisogno di sapere che non l’aveva persa. Non c’era parola che non avrebbe detto per legarla ancora a sè. Era una necessità che, come sempre, non gli faceva distinguere il reale e l’eccesso, il vero e il desiderio.
Si vuole sempre con maggior forza ciò che ci sfugge.

Rispose… “Sei e sarai un dolce ricordo, sempre”

La verità può far male quanto la menzogna. Ed era certo per uno strano scherzo di un dio distratto e malevolo che si ritrovavano in quella storia lui a mentire senza saperlo, lei a ferire senza volerlo.
Non c’era desiderio di vendetta in lei. Il rancore è una forma d’amore in fondo. E lei non ne aveva più.

“Non è un ricordo ma una Necessità… viva… non c’è desiderio più grande, devo sommergerti di baci… ora… sempre”
“Ricorda che sei Unica e speciale… da sempre. E che ti adoro Splendida Donna Meravigliosa”

Rispose… “Un bacio”

Nel loro codice quella chiusura aveva un senso preciso: lei sapeva… e ora anche lui sapeva, che quello… era un bacio che mai più sarebbe stato dato.

donna



Commento di Wolfghost al post originale: Eh si! La categoria “racconti verosimili” e’ perfetta per questo racconto. L’amore terreno e’ fatto da una serie di componenti, alcuni dei quali hanno poco a che fare con… l’amore del cuore, per cosi’ dire. C’e’ l’attrazione sessuale, che ci puo’ far credere per un breve periodo di essere “presi” di qualcuno, c’e’ la dipendenza affettiva, che ci fa credere di non poter fare piu’ a meno di quella persona anche quando di amore vero ce n’e’ o ce n’e’ rimasto ben poco, c’e’ la possessivita’, la gelosia… Cosi’ spesso succede che ci accorgiamo di quanto amiamo una persona solo quando la stiamo perdendo. Ma sara’ davvero cosi’? Sara’ come dice Jeanette Winterson, ovvero che “la misura dell’Amore è la perdita”?
Io non credo… credo che quella misura della quale parla Jeanette Winterson non sia amore, ma sia la misura della nostra debolezza, sia qualcosa che ci dice di quanto incapaci siamo a reggerci sulle nostre gambe allorche’ qualcosa che non era amore (non da parte di entrambi perlomeno) ci viene a mancare.
Tu hai perfettamente centrato il punto quando hai scritto “Una pianta senza acqua e senza luce pian piano muore”: e’ il tuo corrispettivo del mio “un amore sano non sta li’ a farsi prendere a calci in faccia”. Se lo fa… allora non e’ un amore sano.

 

Scene da un matrimonio – Recensione e commento di Rigirandola

Scene da un matrimonio
Recensione e commento di rigirandola
Blog: rigirandola

locandina_scene_da_un_matrimonioHo deciso di inerpicarmi su per una salita impervia, diciamo anche che non mi rimane altra scelta se voglio provare a parlare di me.
Esistono dei periodi nella propria vita-se si puo’ effettuare una scansione così geometrica-che ci pongono dinanzi a dei veri e propri cambiamenti, guardando a ritroso mi rendo conto che non è così semplice identificarli e che spesso, presi dal mare della vita, dai suoi flussi agitati, non ci rendiamo conto della forza insita in essi e di quanto ci segneranno fino a modificarci profondamente nell’intimo.
Non si è gli stessi sempre, esiste un nucleo fisso al quale io amo pensare e quel nucleo rappresenta la parte piu’ nascosta del sè, l’essenziale, essenziale del quale vado alla ricerca e che ricercano le persone che entrano in intimo contatto con me, così come avviene a me quando mi accosto ad altri/e.
Il modo migliore per parlare di questo cambiamento, anche se sò a priori che sfiorerò solo leggermente l’obiettivo che mi sono posta, è quello di cercare di commentare un film che mi ha stupita per la sua complessità e per le verità che contiene, tra l’altro scopro sempre di piu’ la grandezza di quest’artista, Ingmar_Bergmanparlo di Ingmar Bergman.
Il film in questione è “Scene da un matrimonio”.
Inizialmente i sentimenti che mi suscitavano i due personaggi non erano dei migliori. L’intero film si svolge sulla storia matrimoniale di una coppia di estrazione borghese del nord Europa agli inizi degli anni 60.
La sensazione che provavo inizialmente nel guardare la vita conformista dei due era una sensazione molto sgradevole, quasi di noia.
I due personaggi sembrano legati piu’ che da un amore passionale, da una sorta di convenzione alla quale si sono adattati in modo consapevole e consensuale, non c’è una prevalenza del genere maschile su quello femminile, ma sono ben distinte le due identità.
Forse il grande pregio di questo film è proprio quello di aver saputo caratterizzare così precisamente i tratti salienti delle due diverse identità sessuali, al di là di fatti culturali e storici.
I due sposati da anni conducono una vita piatta e prestabilita in tutto il tempo quotidiano: lavoro, figli, visite di amici, visite domenicali alle famiglie di origine, entrambi, tuttavia, ne sono pienamente consapevoli e tentano anche a tratti di ribellarsi a questi ritmi così schematici, la donna sembra soffrire di piu’ per questa situazione ed effettua dei lievi tentativi per modificare lo stato di fatto, lui sembra anche accompagnarla in questo cammino e, in seguito al fallimento di uno di questi tentativi di rottura con la famiglia di origine, sembra affiancarla amorevolmente senza giudicarla.
Ciò che manca e che sin dall’inizio è evidente è la mancanza di una fisicità tra i due, anzi una mancanza di spessore e di fisicità di ognuno dei due  con sé stessi, come se la maschera perfettamente costruitasi con il tempo fosse divenuta una rigida gabbia dalla quale non si riesce ad uscire neanche per un attimo.
A differenza dell’uomo, noto nel movimento sentimentale della donna nei confronti del marito un maggiore moto di amore e sensualità, salvo poi tirarsi indietro al momento dell’unione dei corpi fino a negarsi quasi sempre al marito.
Verso la metà del film il marito le rimprovera anche di aver utilizzato il suo organo come uno strumento di ricatto e la accusa di aver mercificato il matrimonio fino a appellarla come “puttana”.
Tra i due ed anche nei confronti di sé stessi è assente qualsiasi contatto forte con i sentimenti, uno dei pochi a cui si assiste verso la metà del film è una esplosione, sempre, però, contenuta, di rabbia del marito quando non riceve degli apprezzamenti da un’amica per delle poesie che aveva scritto.
Tutto sembra procedere nello stesso identico modo, svolgersi nella stessa identica routine caratterizzata, però, da un reale tentativo di amicizia tra i due, infatti entrambi parlano con disinvoltura dei loro dubbi esistenziali, tanto che, apparentemente, sembra esserci un ottimo rapporto di amicizia tra i due. In realtà la donna si mostra sempre piu’ comunicativa rispetto all’uomo, ma anche lei si ferma quando ci si avvicina al nodo della questione, quando, cioè, si sfiora la possibilità di “sentirsi”, fino a quando l’uomo le rivela a bruciapelo di essersi innamorato di una donna piu’ giovane e che, in seguito a quest’evento, ha deciso di andare via di casa, ma non di organizzare una separazione, bensì di andare via l’indomani con la nuova donna.
Questo ritratto della coppia a letto, mentre si svela questa tragedia, è meraviglioso:
i loro moti dell’anima, come l’uno e l’altro non riescono, in realtà, a staccarsi, pur rendendosi conto dell’ineluttabilità di quanto sta avvenendo, lei vive una vera e propria rivoluzione interiore tanto che lo pregherà di non andare via, tanto che si abbandonerà al pianto, ma per la prima volta cominciano a parlare realmente di sé, di quello che provano.
La limitatezza dei due è evidente, balza all’occhio, tanto che si vorrebbe entrare nel film per suggerire ad uno dei due, a caso, cosa fare, come muoversi.
In realtà la vita è la loro e spetta a loro l’esperire, il soffrire per dare spazio al cambiamento.
Lei, infine, sceglie di andare incontro al marito, di non attaccarlo, di non aggredirlo, tranne che al momento dell’addio, sceglie la strada del rispetto “apparente”.
Dopo sei mesi lui torna dal viaggio e va da lei, fanno l’amore, lei si dichiara ancora innamorata, ma lui va via.
Torna alla sua vita e sceglie di non ricominciare. Lei è ancora molto legata al marito, ma evidenti sono i segno del cambiamento interiore avviato, tanto che appare molto piu’ bella e sciolta, molto piu’ a contatto con i suoi sentimenti reali.
Passa il tempo, passano gli anni, forse sette ed eccoli di nuovo insieme, incontrarsi come due amanti in una splendida giornata di sole, entrambi sono risposati, ma rinati, entrambi continuano ad essere legati, a cercarsi, a sentire di amarsi, ma entrambi sono molto migliorati nell’esterno e nell’interno.
Un moto di vitalità li muove ad ognuno singolarmente ed incontrano nuovamente le proprie unicità, singolarità. Spelndido. Ora sono loro a tradire i partner ufficiali. Splendido poiché il loro cambiamento non li ha portati verso una morale piatta,  ma verso il proprio sé piu’ autentico. Ora si incontrano due libertà, limitate, ma pure sempre due libertà in divenire.
La scena finale è straziante nella sua bellezza, quest’artista sembra racchiudere in una scena, in dialoghi di pochi minuti, le verità sui due sessi.
La verità che io colgo piu’ di tutte è nell’incontro tra le due diversità e la mancanza assoluta di quel senso di presunzione che spesso contraddistingue i dialoghi all’interno di una coppia.
Entrambi hanno percorso un cammino per ritrovarsi piu’ vicini a sé stessi.
Lui ha scoperto la sua fragilità e non lotta piu’ per sentirsi diverso, ma accetta la sua identità e lei, nel contempo, ha scoperto la sua grande forza, forza generatrice, forza di colei che non ha bisogno di un senso, di un progetto da realizzare poiché contiene in sé la vita e nel godere di sé, nell’ascoltare i suoi moti interiori, conosce di volta in volta le verità.
Ma dopo l’amore sereno e dopo un sonno che li vede addormentati mano nella mano come due bambini, il risveglio è scosso da una violenta crisi di lei, la crisi dell’essere umano che cerca un approdo, una certezza, infatti lei dirà: forse io non sono mai stata amata, forse non ho mai amato e lui, dopo averle detto che forse in quel suo mondo perfetto c’è qualche elemento che le è sfuggito, dopo questa constatazione amara che, però non ha il tono del rimprovero, dopo di ciò le fa notare che lui è ancora lì ad abbracciarla, a tenerle la mano.

 


Commento di Wolfghost (è l’intervento nel post originale di Rigirandola): Io lo chiamerei il lento scivolamento nelle sabbie mobili della stagnazione emotiva. Tutta l’espressività sentimentale di cui siamo potenzialmente capaci non e’ andato perso, ma e’ sprofondato nell’abitudine emotiva; magari un tempo la sua presenza era evidente, magari non e’ mai comparsa, ma certamente c’era e c’è ancora… perché nessuno nasce emotivamente cieco.
Il trauma della fine di un rapporto puo’ svelare la realtà, rendendoci più vulnerabili ma anche capaci di vedere ed esperire veramente. E’ un modo violento e doloroso, se vogliamo, di rompere gli schemi… un tema, come sapete, a me caro  🙂
Meglio pero’ sarebbe non doverci arrivare, imparando a sciogliere i nostri nodi in una maniera più dolce… anche perché non sempre si riesce a riparare i danni di un trauma del genere cosi’ come invece riesce ai protagonisti del film che brillantemente Rigirandola racconta e recensisce.

 

Il mio mare – Schemi mentali

spiaggiaQuesta è la spiaggia che ho a poche decine di metri da casa mia. Mi basta attraversare una strada, una piazzetta, e lui è lì… ad aspettarmi.
Ho sempre amato il mio caro Mar Ligure 🙂 e certamente abitare vicino alle sue spiagge è proprio una cosa bella 😉
Questa foto si riferisce a ieri, sabato 4 ottobre 2008. Era una giornata fantastica, sapete? Si stava quasi meglio che in estate, anche se di fare il bagno non me la sono sentita perché c’era un po’ di vento e… l’uscita dall’acqua sarebbe stata drammatica! 😛 Oggi la giornata non era altrettanto bella; soprattutto all’inizio c’erano nuvole di passaggio che in questa stagione disturbano non poco, perché la temperatura scende bruscamente, ma… meritava anch’essa.
Ma torniamo a ieri… la spiaggia è grande, in foto forse non rende, d’estate è proprio “un carnaio”. Bé… sapete in quanti eravamo ieri (e oggi) in costume? … in tre! In tre in tutta la spiaggia! 😮 Allora è stato facile pensare che… siamo proprio schematici, eh! Finita l’estate, finito il sole. Questo sembra il nostro pensiero.
Ma come? A fine primavera code di ore per i pendolari del mare e adesso, all’inizio dell’autunno… tutti spariti? In una giornata come questa? Mah… capisco Sissi e Julius che magari preferiscono dormirsela… o sarà così anche per noi? 😉

Julius e Sissi

 

Intelligenza e emozioni

Nel labirinto dellColgo l’occasione datami da un’altra bellissima recensione di giuba47, sul suo blog saper vedere, per parlare di intelligenza e emozioni. Il libro recensito da Giuba è Nel labirinto dell’intelligenza, di Hans Magnus Enzensberger. Vi invito a leggerne la recensione di Giuba, comunque sostanzialmente lo scrittore esprime in tale libro i suoi dubbi sulla vericidità e utilità del Q.I., il quoziente di intelligenza.
Come ho scritto nel commento al post di Giuba, questo argomento mi porta indietro di alcuni anni quando anche io mi interrogavo sul medesimo argomento.

Anni or sono sono stato iscritto al mensa, l’associazione internazionale che raggruppa le persone che avrebbero Q.I. – misurato con uno specifico test – superiore al 98% della popolazione, eppure per certi versi nella mia vita sono stato un autentico disastro!  😛 Non solo, ho ben presente gente che è riuscita perfino a fare peggio di me! 😀

Come si spiega questa disparità?
Ebbene, secondo me non si spiega, perché non c’è disparità: essa è solo un equivoco.

A mio avviso il Q.I. indica solo uno degli aspetti della mente umana: la sua capacità logica. Che la capacità logica esista è indubbio, come è indubbio che esistano dei test che possono misurarla. Le mie obiezioni non nascono quindi dalla reale esistenza di tale capacità mentale né dalla validità di questi test, ma piuttosto dall’utilità che l’intelligenza da essi misurata può avere nella nostra vita.

Nello specifico i miei dubbi sono due:
1) la logica ha un impatto limitato sulla globalità della vita di una persona e spesso viene sopraffatta da reazioni emotive che ne riducono l’utilità o addirittura l’annullano.

Intelligenza emotivaE’ inutile saper risolvere problemi logici quando l’emotività ci gioca un brutto tiro e andiamo nel pallone: qualunque sia il Q.I. non saremo in grado di risolvere granché. Non a caso libri e teorie come “l’intelligenza emotiva” di Daniel Goleman, hanno avuto grande successo in un recente passato: un elevato Q.I., a fronte di una scarsa capacità di controllo emotivo, non serve a nulla o quasi.
Il Q.I. dovrebbe essere visto come un semplice strumento che, al pari di altri, è al servizio del – per chiamarlo romanticamente – nostro cuore, di cui l’intelligenza emotiva è il primo esponente.
Se l’intelligenza emotiva è scadente, ovvero se restiamo spesso preda delle nostre reazioni emotive, l’intelligenza logica non solo non è utilizzabile, ma può addirittura ritorcersi contro di noi esattamente come l’impugnare un coltello… dalla parte sbagliata.

2) si dice che il Q.I. sia innato e non dipenda dalla cultura. Bé, anche su questo ho grossi dubbi. Sono pressoché certo chemozioni distruttivee non solo la cultura, ma perfino le abitudini lo modifichino. Se siamo abituati a cimentarci, per hobby o per lavoro, con problemi logici, saremo portati ad avere Q.I. più elevati; inoltre, anche se vorrei vedere dati statistici validi, mi aspetto di verificare che il Q.I. medio di oggi sia più alto di quello, poniamo, dello scorso secolo, poiché oggi le persone hanno a che fare più spesso con questo genere di problemi (pensiamo all’informatica, ai computer, alla tecnologia…).

Concludendo, il Q.I. serve, la logica è uno strumento che, se utilizzato correttamente, può darci una mano a risolvere problematiche piccole e grandi, ma non dobbiamo dimenticarci che ha portata limitata, non possiamo affidarci ad essa, e inoltre non può prescindere da una corretta “gestione emotiva”.
Quante persone di grande intelligenza, anche a me care, ho visto letteralmente rovinarsi la vita con la proprie mani perché non erano in grado di mantenere il benché minimo controllo sul proprio stato emotivo!
E’ questo l’aspetto che dovremmo principalmente curare.