Paracelso e effetto placebo

ParacelsoIl potere di una fervida fantasia
e’ la componente principale
di ogni operazione di magia.

P
ARACELSO

 


Il potere della mente mi ha sempre affascinato. Credo che essa sia la prima causa di fatti apparentemente inspiegabili. Credo che i miracoli avvengano almeno per suo tramite, se non per sua unica causa.
Credo che l’intera magia, seppure utilizzante scenografici riti, nasca sempre e solo dalla mente.
Questo voleva dire Paracelso: non e’ tanto il rito in se’ a funzionare, quanto la suggestione che la mente da esso trae, scatenando poi la reazione che l’antico alchimista cercava.
Anche la preghiera e l’evocazione probabilmente non funzionano tanto per intercessione del santo pregato o dell’entita’ evocata ma perche’ permettono alla mente di attingere a fonti recondite di “potere” alle quali normalmente non accede. Ovviamente e’ solo una mia opinione.

L’effetto placebo e’ uno di questi fenomeni davvero incredibili, a pensarci. Spesso penso alla grande superficialita’ con cui esso viene bollato, come a sminuire l’importanza dei risultati che esso crea. E’ proprio l’opposto invece: capire che un effetto che si riteneva poter essere dato da un potente farmaco, sia invece opera di una mente che “crede” di averlo assunto e pertanto si attiva per suggestione… e’ stupefacente.

A volte mi chiedo se davvero non saremmo in grado di operare miracoli anche noi, se solo lo credessimo possibile nel nostro intimo.

mano luce

 

Superate le 10.000 visite di Adotta un Cucciolo! :)

festeggiamentoSuperate le 10.000 visite di adottauncucciolo! 🙂
E’ un buon risultato per un blog tematico 😉

Voglio ringraziare tutti coloro che collaborano nella inserzione degli annunci (ringraziamento particolare per LEATITTI che e’ anche colei che mi ha dato l’idea di aprirlo) e a tutte le associazioni di volontariato che ci mandano gli annunci stessi (alcuni sono nostri, ma la maggioranza arrivano da "fuori") e che "lavorano sul campo" per assistere ed aiutare i nostri piccoli amici 🙂

Ricordo che chi volesse collaborare, avendo annunci "sicuri" da pubblicare o "articoli" trattanti salute, suggerimenti, segnalazioni o denunce riguardanti animali, puo’ mettersi in contatto: sara’ il benvenuto 🙂

Infine un regalino per tutti i lettori… il link con l’album dei miei Sissi e Julius  😛   album.alfemminile.com/album/see_475206/Sissi-e-Julius.html

SissiJulius

Il sogno perfetto di solito è un’idea, non un nome.

uomo e donnaIl sogno perfetto di solito è un’idea, non un nome. Solitamente non sbagliamo il modo di sognare: ci mettiamo passione, ci mettiamo immaginazione, costanza, impegno. Ci dicono che se davvero vogliamo qualcosa con tutto noi stessi, alla fine la otterremo. Ma non sempre è così, non è vero? 😐 In cosa sbagliamo allora?
Bé, certamente gli errori possono essere tanti, come porsi un obbiettivo realmente irraggiungibile ad esempio. Ma io credo che uno dei più comuni sia la selettività dell’oggetto del nostro desiderio. Questo è un principio che è conosciuto sia dalla moderna psicologia motivazionista che dalle antiche regole esoteriche.
Ricordo alcune parole del motivazionista americano Anthony Robbins. Lui insegna che quando si vuole qualcosa bisogna immaginarsi come se quella cosa la si avesse già. Bisogna sentirsi felici di averla, bisogna essere riconoscenti verso il creato di averci permesso di raggiungerla. Questo ci metterà nello stato d’animo migliore affinché ciò che desideriamo possa accadere. Aggiunge che più dettagliato sarà il nostro sogno, la nostra immaginazione, maggiore sarà la probabilità di ottenerlo, sempre per lo stesso principio che il nostro inconscio riceve in questo modo le istruzioni più dettagliate, la spinta più forte verso di esso. Su questo principio si basa, ad esempio, la “Immaginazione Creativa”. E guardate che perfino nel Buddhismo Tibetano si ritrova il medesimo principio: nelle loro meditazioni “guidate” l’oggetto della meditazione deve essere immaginato il più dettagliatamente possibile. Ad esempio Buddha non era “solo Buddha”, ma era Buddha con una determinata veste, con determionati colori, trainato da un carro che aveva certi colori, determinate dimensioni, e così via. arcobaleno e pentolaRimasi molto stupito di ciò, ma in fondo segue la stessa logica: la mente, che è molto plastica, risponde agli stimoli che riceve, che siano reali o immaginari, predisponendosi a cogliere ogni segnale, a far nascere le giuste intuizioni, affinché quell’obbiettivo sia raggiunto.
Poi c’è chi dice che perfino l’universo intero cospira per farvi ottenere cosa volete, ma questa è già questione di fede 🙂
Tuttavia, sia Robbins che alcune “antiche regole”, esortano a non “mirare troppo” il desiderio stesso, perché cosa vorremmo non è detto che sia davvero cosa è meglio per noi.
Un esempio banale chiarirà 🙂
Robbins diceva che se un uomo desidera una determinata coniglietta di Playboy… bé, certo, alla fine potrebbe anche ottenerla, ma forse sta stringendo troppo il cerchio, sta limitando troppo la possibilità di scelta. E perfino l’universo, poverino, potrebbe avere qualche difficoltà… cosa succederebbe, ad esempio, se più uomini desiderassero – come probabile 😉 – la stessa coniglietta?
Il “nome e cognome” insomma, cosiccome l’esatta località, il nome dell’azienda e dir che si voglia, tolgono troppo spazio alle possibilità: il nostro desiderio, invece di essere un sogno, potrebbe insomma diventare un’ossessione. Certamente anche voi conoscete chi si è rovinato la vita inseguendo ossessivamente una determinata persona che non ne voleva sapere, un determinato impiego che magari alla fine manco l’avrebbe soddisfatto. Sono solo alcuni esempi.
Insomma, forse il vecchio detto “il mare è pieno di pesci”… ha un suo perché. Con buona pace dei poeti che cantano l’unicità e immortalità del proprio sogno 🙂
pesci e bocce

 

Un po’ di Wolf… i miei animali: Natalina

Natalina 1Era la notte di Natale, mio nonno paterno era appena morto e noi stavamo tornando mestamente dall’ospedale. Arrivati all’ultimo piano del palazzo settecentesco nel quale abitavamo, trovammo una sorpresa: sul pianerottolo davanti alla porta di casa un esserino con becco e ali ci stava apparentemente aspettando  🙂
Inutile dire che mio padre la volle vedere come un segno di suo papà, appena scomparso, e la raccolse con grande attenzione. La curammo e crescemmo, divenne presto una di famiglia. Assomigliava parecchio al colombo mostrato nelle immagini del post.

Il suo posto era un angolo, un po’ appartato, della grande cucina. Quando la sera spegnevamo la luce per ritirarci nelle nostre stanze, lei saltava giù dal suo "trespolo" e si incamminava per il pavimento del corridoio per venire da noi: non le piaceva stare da sola, al buio  😉 Era bello vederla spuntare con il classico andamento caracollante dal nero di quel lungo corridoio 🙂 Sinceramente… a volte le spegnevamo la luce apposta! ahahah 😀

Per un certo periodo convisse con Natalino, un altro colombo che avevamo raccolto, ma lui era scorbutico e poco dopo essersi ripreso se la svignò alla prima occasione 😉

Quando fummo sicuri che stesse bene e fosse in forze, iniziammo a lasciarla libera, permettendole di uscire dalla porta-finestra della cucina, ma… lei tornava sempre, aveva perfino imparato che se sbatteva contro le finestre chiuse le aprivamo e poteva entrare a mangiare 🙂 Era diventato il suo modo di bussare.
Un giorno arrivò seguita da altri colombini che, ovviamente, ritenemmo essere i suoi piccoli (non so se fosse vero, ma non importa :-P).

Purtroppo dopo qualche anno mio padre ricevette lo sfratto e, sebbene avesse potuto stare lì ancora per un pezzo, decise di lasciare subito quella grande casa con terrazzo dove io vissi i miei primi 23 o 24 anni di vita, nascendo letteralmente sul tavolo della cucina (almeno così mia madre sosteneva) e dove vari animali, tra i quali Kit, gli scoiattoli giapponesi e altri, si erano alternati, incrociando a volte il loro cammino.

Non so che fine abbia fatto abbia fatto Natalina. Ad occhio doveva già essere abbastanza vecchiotta quando lasciammo la casa, certamente era comunque indipendente, non veniva più spesso a "bussare" alla nostra finestra, non morì di fame per questo insomma. Ma… certo l’immagine di lei che picchiava alla finestra senza che nessuno le andasse ad aprire, mi intristì a lungo…

Spero abbia vissuto ancora tanto e, chissà, magari qualcuno dei colombini che generò "centra" ancora la mia macchina con le sue cacchine quando passo da quelle parti! 😀

Per la cronaca, quando l’anno scorso venni a vivere nell’appartamento odierno, "sentivo" qualcosa di famigliare ma non capivo cosa fosse. Solo dopo parecchie settimane mi accorsi che il numero civico e l’interno corrispondevano perfettamente agli stessi numeri di quello ove ero nato (ovviamente la via è diversa! eheheh)… qualcuno avrebbe potuto interpretarlo come segno di rinascita 😉
Niente colombi però, solo gabbiani che Julius e
Sissi stanno ad osservare dalla finestra… con notevole interesse 😉

Natalina 2

Chi ha spostato il mio formaggio?

Chi ha spostato il mio formaggio“Chi ha spostato il mio formaggio?” è un libro di Spencer Johnson di straordinario successo negli Stati Uniti: scritto ormai diversi anni fa, è arrivato a innumerevoli ristampe ed è stato a lungo tra i libri più letti.
E’ molto breve, si può leggere in una giornata o forse in una serata; io ci misi un po’ di più perché lessi la versione americana “Who moved my cheese?” che, essendo in inglese non-tecnico, mi richiese qualche ora in più 🙂

E’ molto semplice in fondo, non dice nulla di straordinario e non troverete in esso alcun miracoloso segreto, molti di voi lo troverebbero simpatico… ma banale.
Perché allora tutto questo successo? Perché le banali pillole di saggezze che elenca, e che tutti noi siamo supposti conoscere… spesso le abbiamo completamente dimenticate.

Di che tratta? Bé, essendo un libro americano non può che parlare di cambiamento. Esattamente della capacità di “annusare” il cambiamento non appena arriva o, ancora meglio, prima che ci piombi addosso.

Riporto un estratto della recensione che potete trovare qui: it.geocities.com/claupalm/Testi/Recensioni/spostato_formaggio.html

E’ un libretto che si legge in pochissimo tempo, una favola. Sì, proprio una favola, tanto che la si può leggere anche ai bambini divertendoli con le avventure di due topolini, Nasofino e Trottolino, e di due gnomi, Tentenna e Ridolino che vivono in un Labirinto.

Per nutrirsi ed essere felici i quattro protagonisti di questa storia hanno bisogno di Formaggio. Per questo loro vagano nel Labirinto fino a che riescono a scovare un deposito in cui ciascuno trova il tipo di Formaggio che lo soddisfa di più.

La vita, grazie all’abbondanza di Formaggio, scorre tranquilla anche se lo stile con cui i topi e gli gnomi la affrontano e’ diversa. I topolini vanno ogni giorno al deposito del Formaggio, ma sono sempre all’erta. Notano i cambiamenti e tengono sempre le loro scarpine da ginnastica attaccate al collo per essere pronti all’esigenza di dover ricominciare a correre per cercare.

Gli gnomi invece cominciano a fare del deposito di Formaggio un posto dove sistemarsi e vivere confortevolmente le loro giornate. Arrivano con calma, sistemano le loro scarpine bene in ordine, cominciano a decorare il magazzino con delle scritte che lo rendano familiare, e si considerano arrivati ora che quell’enorme e apparentemente inesauribile riserva di Formaggio e’ a loro disposizione.

Ma un giorno qualcosa cambia. Il Formaggio comincia a diminuire finché si esaurisce del tutto. I topolini, che avevano già intuito i segni di questo cambiamento, partono subito e si tuffano nel Labirinto alla ricerca di un nuovo deposito di Formaggio.

Per gli gnomi le cose vanno diversamente. Da bravi abitudinari essi continuano a tornare ogni mattino al magazzino aspettandosi che, una volta entrati, tutto sia tornato come prima. Sperano che il Formaggio ritorni e invece di cambiare il loro comportamento e darsi da fare, rimangono bloccati a sperare che gli venga restituito ciò che avevano.

Non voler vedere il cambiamento, non volerlo affrontare per timore di un domani che non conosciamo, per non perdere ciò che abbiamo o che addirittura non abbiamo più, è spesso molto più dannoso del cambiamento stesso. Può portarci alla rovina, a volte oltre al punto di non ritorno. E questo non vale solo nel lavoro o negli affari, ma in tutti i campi della vita, dalle relazioni alla salute, nostra e altrui.

C’è qualcosa che state facendo finta di non vedere o che proprio non volete affrontare? 😐 Non state a prendervela contro chi vi ha spostato il formaggio o a pretendere che vi venga restituito: infilate le vostre scarpette e cercatene di nuovo! 🙂

formaggio

 

Vita di una rosa

vita di una rosa“Un’altra settimana è andata!” pensò M. rientrando in casa dalla spesa del sabato mattina, la mente ancora alla settimana lavorativa appena conclusa. Era una donna molto stimata in paese, la chiamavano tutti “dottoressa”, d’altronde era davvero l’unica laureata di quel piccolo paese.
Rimasta presto orfana, era riuscita con forza e determinazione a costruirsi una vita di tutto rispetto. Entrata in una grande azienda della vicina città, aveva fatto tutta la gavetta e, dopo molto lavoro e sacrificio, era adesso nel consiglio di amministrazione in un ruolo mai ricoperto prima da una donna. “Che bello se i miei potessero vedermi adesso…”, pensò con un sorriso appena abbozzato e un pizzico di rammarico.

Cucinò qualcosa in fretta, mangiò davanti alla televisione che guardava sempre un po’ distrattamente, con la testa già rivolta agli impegni del lunedì successivo. Presto però tornò a percepire quella sensazione che da un po’ disturbava i suoi pensieri, altrimenti sempre lineari e precisi, diretti all’obiettivo di carriera. Aveva cercato di capire da cosa dipendesse quel malessere, come una… sensazione di vuoto, come se una parte di lei si ribellasse ad una vita fatta solo di lavoro, anche se di successo. Un sentimento di incompiutezza che si faceva sempre più forte, giorno dopo giorno.
Si guardò allo specchio. Sapeva di essere una bella donna, notava facilmente le occhiate di ammirazione di colleghi e paesani maschi e quelle di invidia della parte femminile. Le facevano piacere, certo, ma non sapeva bene cosa farsene, anzi accrescevano in lei la sua frustrazione per una parte che non era giunta a termine, come un cioccolato prelibato destinato ad una vita di vetrina.
Bussarono alla porta, tre volte. “Sabato pomeriggio… che strano”… Guardò dallo spioncino, un uomo dall’aria giovanile ma i capelli già quasi bianchi e una vistosa giacca rossa.
“Buongiorno… mi scusi se la disturbo…”. Le sembrava un viso già visto…
“Ero al supermercato, ricorda? Mi ha urtato con il carrello…” disse sorridendo…
“Ah… sì, mi ricordo adesso!”. Affascinante quel sorriso, si scopri a pensare.
“Non sarà venuto a chiedermi i danni, vero?” disse con una breve risata della quale si stupì per prima.
“No… è che… bé, so che mi troverà strano, ma io sono una di quelle persone che crede che nulla accade per caso; non dovevo essere qua oggi, eppure una serie di circostanze mi ha spinto in quel supermercato, non dovevo nemmeno comprare nulla… Poi ho visto lei… e certi incontri non si ripetono…”. Mentre parlava non staccava gli occhi dai suoi. Lei era imbarazzata, ma si sentiva come rapita, come se il suo cervello avesse improvvisamente smesso di essere razionale come sempre.
Lo fece entrare, non senza chiedersi tra sé e sé “ma che stai facendo? Non sai nemmeno chi è!”. Fu come se si fosse stancata di essere sempre così misurata e accorta.
Passarono un’ora buona a dialogare sempre più cordialmente, con lei che non credeva quasi a cosa stesse succedendo.
“E’ una bellissima giornata primaverile fuori, non ti andrebbe di fare due passi? Avete tanto verde qua attorno! Per me che sono un cittadino è un vero spettacolo! Sarebbe così un peccato perdermelo…”.
Accettò e lo portò in quel sentiero lungo il fiume che amava particolarmente, tra i suoni meravigliosi dell’acqua che scorre impetuosa e del bosco che lo costeggia. Lo aveva fatto centinaia di volte, era il suo rifugio segreto, il percorso un po’ mistico che la aiutava a ritemprarsi in fretta quando era sotto pressione.
Arrivarono al campo di fiordalisi dove di solito si fermava a riposare. Ormai parlavano come se si conoscessero da anni. Improvvisamente lui si fermò e smise di parlare. Lo guardò un po’ impaurita, chiedendosi se avesse detto qualcosa di sbagliato. Lui le prese il viso tra le mani e la baciò, prima delicatamente, poi con crescente passione, le labbra, le guance, gli occhi, i capelli…
La sera li sorprese ancora abbracciati, stesi sull’erba. Lui la teneva per i fianchi, quasi temesse di vederla volare via… Lei sorrise come se qualcosa di divertente le fosse venuto in mente…
“Cosa c’è?” chiese lui sorridendo di rimando.
“Oh… niente, niente… un giorno ti racconterò…”
Stava pensando ai pensieri bui della mattina, a quel senso di vuoto che la accompagnava da anni e che adesso non c’era più, scomparso in poche ore nel nulla. “Se morissi oggi” – pensò – “morirei contenta. Mi rendo conto che è questo il giorno che ho aspettato tutta la vita… Non scorderò mai questi fiori, queste stelle, questo vento… questi fremiti…”.

Si incamminarono per rientrare, lasciandosi presto: c’era una scorciatoia che avrebbe portato lui dritto al piazzale del supermercato dove aveva lasciato l’auto.
“Sei sicura che non vuoi che ti dia un passaggio fino a casa?”
“Ti ringrazio ma… voglio godere ancora un attimo di questa bellissima serata… voglio che divenga indelebile nella mia mente. Allora domani vieni per le undici, finalmente potrò cucinare per qualcun altro oltre che per me stessa!” disse sorridendo.
“Certo… ricorda: busserò alla tua porta tre volte! Non vorrei che domani non mi riconoscessi!” rispose lui ridendo.

Si rincammino lungo il fiume. Era così felice che non guardava nemmeno il sentiero. Era come se tutta la sua vita fosse stata concentrata in quel giorno.

Era così felice che non si accorse che il lato del sentiero a valle del fiume era franato…


Nelle notti stellate di Primavera, c’è chi ancora oggi – a decine di anni dall’accaduto – sostiene di udire distintamente bussare a quella porta… 

(omaggio a Fabrizio De André)

 

Si può fare – Lodi alla Guardia Forestale e messaggio di buon 2009

Eccoci! A “blog unificati” (e non solo ;-)) voglio darvi il mio augurio di buon 2009 riportando una buon notizia che ormai già avrete sentito…

 



La Forestale sequestra allevamento-lager di cani

canile lager RavennaDenutriti, lasciati al freddo, nel fango e in condizioni igieniche precarie: in questo stato venivano tenuti oltre 250 cani di razza Pointer in un allevamento di Osteria, in provincia di Ravenna, sequestrato dagli uomini del Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) del Corpo forestale dello Stato a seguito di controlli.

I cani, fa sapere il Nirda in una nota, “erano detenuti in parte nell’allevamento vero e proprio e in parte presso una struttura adiacente all’abitazione del proprietario”, peraltro già denunciato in passato per maltrattamento di animali. In particolare, nel giardino adiacente all’abitazione del titolare dell’allevamento “il personale della Forestale ha trovato, oltre ai cani detenuti in condizioni precarie, anche numerose carcasse di animali, uccelli vivi usati illegalmente come prede per l’addestramento alla caccia, nonché, tra escrementi e pezzi di carne putrescente, alcuni gatti selvatici, cioè appartenenti a specie in via di estinzione e quindi protetti dalla Convenzione di Washington”.

Il Nirda ha disposto il sequestro preventivo della struttura e dei cani, che “verranno affidati a strutture specializzate, mentre i gatti saranno portati in centri di accoglienza per animali selvatici”.

29 dicembre 2008



Questo intervento della Guardia Forestale, primo nel suo genere in Italia, è arrivato in seguito alle continue denunce ricevute sul trattamento terribile a cui questi animali erano sottoposti.
Un grande grazie, dunque, alla Guardia Forestale, a tutti coloro che hanno avuto il coraggio e il cuore di sporgere denuncia e a chi, semplicemente, ha fatto conoscere e divulgato con ogni mezzo, internet incluso, questa assurda situazione.

Si può fare, cari amici, non pensiamo di essere troppo piccoli per poter contare qualcosa! Una voce da sola non arriva al vertice, ma può coinvolgere un’altra voce, che coinvolgerà altre voci e così via. E la voce di un popolo non potrà non essere ascoltata.

Questo è il mio messaggio per il nuovo anno: che ognuno di noi possa convincersi che anche il suo apporto, per quanto piccolo possa essere, contribuisce a creare una nuova coscienza civile, una società nella quale sia più normale aiutare il povero che cade, anziché far finta di non vedere, alzare la voce per proteggere una donna, un debole, un animale che venga minacciato, invece di girare la testa “di là” per timore di essere coinvolto, a denunciare misfatti e crimini vicini e lontani, piuttosto che pensare di essere troppo piccolo per poter fare qualcosa.

Tutte le grandi rivoluzioni, spirituali e materiali, non partono mai da “chi sa”, ma da chi ha il coraggio di parlare. Davvero si può fare! 😉


Si può fare

di Angelo Branduardi

Si può fare, si può fare, si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare puoi correre, volare.
Puoi cantare, puoi gridare , puoi vendere, comprare
puoi rubare, regalare , puoi piangere, ballare.

Si può fare, si può fare , puoi prendere o lasciare
puoi volere, puoi lottare , fermarti e rinunciare.
Si può fare, si può fare , puoi prendere o lasciare
si può crescere, cambiare , continuare a navigare.

Si può fare, si può fare , si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare . partire, ritornare.
Puoi tradire, conquistare , puoi dire poi negare
puoi giocare, lavorare , odiare, poi amare.

Si può fare, si può fare , puoi prendere o lasciare
puoi volere, puoi lottare , fermarti e rinunciare.
Si può fare, si può fare , puoi prendere o lasciare
si può crescere, cambiare , continuare a navigare.

Si può fare, si può fare , si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare , mangiare, digiunare.
Puoi dormire, puoi soffrire , puoi ridere, sognare
puoi cadere, puoi sbagliare , e poi ricominciare.

Si può fare, si può fare , puoi prendere o lasciare
puoi volere, puoi lottare , fermarti e rinunciare.
Si può fare, si può fare , puoi prendere o lasciare
si può crescere, cambiare , continuare a navigare.

Si può fare, si può fare , puoi vendere, comprare
puoi partire, ritornare , E poi ricominciare.
si può fare, si può fare puoi correre, volare.
si può piangere, ballare, continuare a navigare.

Si può fare, si può fare si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare puoi chiedere, trovare.
Insegnare, raccontare puoi fingere, mentire,
poi distruggere, incendiare e ancora riprovare.

BUON 2009! 🙂
Wolfghost

 

Esempi positivi: la potenza delle parole

Stasera avevo scritto un racconto, anche abbastanza lungo. Ovviamente ho scritto direttamente sulla finestra del browser. Altrettanto ovviamente il browser è “crashato” proprio quando avevo finito e stavo per postare 😉

Un giorno lo riscriverò, ora è troppo tardi.

Mi rifugio nel buon vecchio Coelho, uno scritto breve il suo, ma nel quale credo ciecamente: tante persone hanno bisogno dell’esempio di chi, almeno limitatamente ad un certo argomento, “ce l’ha fatta”… non neghiamoglielo. Compensiamo un po’ l’onda delle cattive notizie che, come si sa, corre molto più veloce di quella delle notizie buone. Non temiamo di essere derisi, considerati “bonaccioni”, “visionari” o “illusi”…

 



La potenza delle parole
di Paolo Coelho

La parola è potere. Le parole trasformano il mondo e l’uomo. Tutti noi abbiamo già sentito dire: “Non si deve parlare delle cose belle che ci accadono, perché l’invidia altrui distruggerà la nostra gioia.”
Non è affatto vero. I vincitori parlano con orgoglio dei miracoli della propria vita. Se tu metti dell’energia positiva nell’aria, essa attrae altra energia positiva. E, inoltre, rallegra coloro che veramente ti vogliono bene. Quanto agli invidiosi, agli sconfitti – questi potranno causarti qualche danno solo se tu darai loro questo potere.
Non temere. Parla delle cose belle della tua vita a tutti coloro che vogliono ascoltare. L’Anima del Mondo ha tanto bisogno della tua gioia.

Onde giganti, Waimea Bay, Oahu

 

Julius ha paura

Julius ha paura
Cerca una tana sicura
Sente i botti di fine anno
Corre con affanno.

Julius è preso da terrore
Ha visto quel bagliore
Batte forte il cuoricino
Anche se ha me vicino.

Julius è piccolo, non sa
Che il terrore passerà
Che ciò che conoscerà
Più non lo spaventerà.

Julius fa tanta tenerezza
Vorremmo dargli una carezza
Perché in fondo quel terrore
Anche noi l’abbiam nel cuore.


Una simpatica poesiola (semplicissima, posso essere tante cose ma non un poeta) dedicata al mio piccolo Julius che, poverino, si avvicina al suo primo capodanno 😉
Lì per lì mi sono chiesto come potesse avere così paura per una cosa del genere, ma poi ho capito che in fondo anche noi siamo tanti piccoli Julius: passiamo di paura in paura nel corso della nostra vita, ogni volta che ci imbattiamo in qualcosa che non conosciamo, quando capita qualcosa che per correlazione – magari solo inconscia – ci ricorda un dolore, un trauma passato vissuto in prima persona o forse solo visto capitare a persone care.
Cerchiamo rifugi sicuri, ma un rifugio protegge da una sola paura… e ne esistono tante di paure.
Forse la vita è un percorso di conoscenza, e la conoscenza più importante è accettare che esistono più paure che rifugi.
La paura non va fuggita, va accettata, conosciuta, capita. Solo allora, forse, potremo davvero esserne liberi.

Julius con l

 

Il blog cambia rotta…

Julius accanto al PCRieccoci così alla solita ora tarda, ormai è da troppo tempo che mi ritrovo a scrivere in piena notte e la stanchezza e il sonno iniziano a farsi pesanti. Perfino Julius, qua al mio fianco, inizia ad avere gli occhietti pesanti e sembra chiedermi “Ma che ci fai ancora in piedi?” 😛 Per fortuna tra poco avrò qualche giorno di festa e, seppure con qualche impegno già preso, spero di poter riposarmi un po’ 🙂
Come ho spesso avvisato, sia qui che sui blog amici, è un periodo molto intenso per me lavorativamente parlando, e tra l’altro arriva al termine di una serie di anni difficili, a tratti drammatici.
La mia vita è sempre stata un po’ ciclica: a periodi intensi, vissuti perennemente di corsa con grande profusione di tempo ed energie, se ne alternano altri che, apparentemente, mi servono per recuperare; periodi nei quali sento la necessità di ritrovare la calma, la serenità e, magari, qualche risposta ad antiche domande mai completamente risolte.
Non è un caso se proprio in questo periodo avverto un forte richiamo a pratiche che furono, molto tempo fa, un po’ i miei primi amori, come la meditazione e lo yoga, mentre andare in palestra – ad esempio – mi diventa alquanto pesante.
Ho profuso molto anche nel mondo dei blog, sia sul mio che “altrove”, e non vi nascondo che a volte ho proprio sentito di esagerare. I contatti si sono moltiplicati, sono divenuti centinaia, e tenerli è diventato sempre più difficile e oneroso anche per la concomitanza del boom lavorativo, sia in termini di impegno che temporali.
A volte mi interrogo sulla mia scelta di ampliare il numero dei contatti, piuttosto che mantenerne solo alcuni. Perché averne tanti, alla fine, significa o avere tanto tempo a disposizione, ed io non l’ho più, oppure non riuscire più a seguire nemmeno quelli maggiormente affini. E questo un po’ dispiace, ovviamente.
Tuttavia l’idea iniziale prevedeva l’intenzione di rendere il mio pensiero il più possibile aperto, in modo da avere la massima condivisione e il maggior numero di punti di vista possibile. In un certo senso è difficile capire se tale scelta sia più egoista o altruista. Molte persone si sono via via offese per questo, ma molte di più non sarebbero mai arrivate qua, e sono dell’avviso che è il cambiamento, il rinnovamento, la vera fonte della crescita. La “parola” che farà traboccare il vaso, che ci spingerà verso il definitivo cambiamento, può arrivare da chiunque ed anzi, in genere, io l’ho sempre ricevuta da chi non mi aspettavo o da chi nemmeno conoscevo.
Alla fine, comunque, è davvero difficile trovare la famosa “via di mezzo”.
Però ora sono stanco, ho desiderio di ridirezionare le mie vele verso temi più “intimistici”, un po’ come in fondo avevo anche scritto nel profilo di “Wolfghost” 🙂 Non ho nemmeno bisogno, infatti, di chiudere il blog – come va di moda fare – e aprirne un altro: mi basta riscoprire lo spirito con cui lo aprì nel settembre 2007. I miei post cambieranno, in corrispondenza di un cambiamento che è già in atto nella realtà (niente di drammatico: tutti cambiamo, la differenza è esserne o meno consapevoli). E, se avrò almeno un poco di tempo, cambierà probabilmente anche il template (ma questo non è importante).

Senza scordare l’impegno ulteriore preso al momento di fondare il blog parallelo www.adottauncucciolo.net che voglio, anch’esso, si evolva, non parlando più solo di adozioni ma anche riportando post informativi e, quando è il caso, di denuncia. Ricordo che al blog Adotta un Cucciolo chiunque può chiedere di partecipare, se ha acqua da portare in favore dei nostri piccoli amici animali.

Io non trattengo nessuno. Non mi sono mai offeso se qualcuno ha preferito “voltarsi altrove”, anche questo fa parte della visione pluralistica della condivisione. Magari è potuto dispiacermi, questo sì, ma fa parte del percorso. Spero onestamente che nessuno si offenderà se sarò meno presente, soprattutto “altrove”, come d’altronde, per necessità, è già avvenuto.
Ma… bé, voi non potete vedermi, ma ho appena dato un’alzata di spalle, perché, alla fine, se fare contenti gli altri significa rendere scontenti sé stessi… non è nemmeno più una vera scelta.
E se qualcuno non capisce… onestamente non so cosa farci. Il blog sta virando.

Come diceva un mio vecchio amico… Buona Vita a tutti, e – per chi ci sarà – a presto 🙂

Wolfghost

Cambio di rotta