La dama bianca – racconto [foto mie]

le stregheEra ormai notte inoltrata. Finalmente Key aveva finito il suo lavoro e si stava concedendo, come spesso succedeva prima di andare a dormire, qualche minuto di conversazione su una chat online con Vic, il suo compagno che aveva appena cominciato a lavorare trovandosi al momento dall’altra parte dell’oceano.
“Io spengo, buona giornaplkmoiyugwa”
“Oh! Scusa, Jelly e’ di nuovo saltato sulla tastiera! 😐 ” – Jelly era il gatto di di Key, un irrequieto tigrato europeo sempre in movimento.
“ahahah non preoccuparti, l’avevo capito! 🙂 Ehi… prima di chiudere, hai poi ritrovato le foto che avevamo fatto nel nostro viaggio in Italia? Brad e Cecilia andranno in Riviera il mese prossimo e volevo mostrargliele. Ricordi che te le avevo chieste… all’incirca una settimana fa’? 😉 ”
“… hai ragione, scusami, e’ che in questo periodo il lavoro non mi da tregua! Credo di averle su questo PC, ci guardo subito!”
“Adesso e’ tardi, guardaci domani, con calma, ma… non dimenticarti!”

TrioraChiusero la conversazione. Ovviamente Key ando’ subito alla ricerca delle foto e in effetti trovo’ la cartella relativa al viaggio in Riviera. Gia’ che c’era diede un’occhiata alle foto, erano passati quasi 5 anni e alcune nemmeno ricordava di averle fatte… Si soffermo’ in particolare su quelle fatte a Triora, il “paese delle streghe” situato nell’entroterra ligure al confine con la Francia. Non era certo il posto piu’ bello tra quelli che aveva visitato durante quella vacanza, eppure qualcosa di quel posto l’aveva in qualche modo turbata… saranno state le leggende locali sulle streghe, le immagini e gli scritti inquietanti visti nel museo della stregoneria, oppure semplicemente il fascino del dedalo di viuzze, cunicoli e angoli nascosti disseminati ovunque nel piccolo paese arroccato sulle montagne…
Improvvisamente, mentre le scorreva, l’occhio le cadde su una foto in particolare… le parve di scorgere qualcosa, una figura quasi… eppure quella foto era li’ da quasi 5 anni e non ci aveva mai fatto caso… Senti’ un brivido freddo percorrerle la schiena…
(continua)

originale

Questa vita, cosi’ ciclica, cosi’ unica…

The show must go on, canterebbero i Queen, perche’ la vita, intesa come "mondo", non si ferma.
 
Passerotto0Nella sequenza fotografica riportata in questo post, si vede il dramma di una rondine che si accorge della morte del compagno e lo "piange" disperata (almeno e’ questa l’interpretazione piu’ immediata che siamo tentati di dare alla scena).

Oltre a commuovermi, questa sequenza ha fatto passerotto1nascere in me una ridda di pensieri; alcuni sono ovvi, come il fatto che ancora oggi molte persone, in preda a delirio di superiorita’ della specie, affermino che solo gli esseri umani sono capaci di sentimenti e affetti reali, mentre quelli delle altre specie animali sarebbero solo riflessi istintivi (ma non e’ che sara’ cosi’ anche per noi, piuttosto? 😉 cos’e’ un affetto? E cosa un riflesso istintivo?); altri pensieri forse sono meno scontati, come la ciclicita’ della vita "nel suo complesso" che pure rimane unica e irripetibile per il singolo.

passerotto2Come scrivevo qualche post fa’, la Natura, per fare il suo percorso evolutivo, necessita del ciclo di nascita e morte delle creature, perche’ altrimenti le specie non potrebbero evolversi. Questo, a ben vedere, vale davvero per tutto e per tutti, nel piccolo come nel grande, in una sorta di universale democrazia.
I buddisti sottolineano questo concetto ricordando che tutto e’ caduco, tutto: gli esseri viventi, le piante, gli oggetti, i pensieri…

Come quella rondine, chissa’ quante altre creature hanno dovuto piangere i loro morti, chissa’ quante lo dovranno fare ancora. Un ciclo senza fine, dunque apparentemente inutile e senza senso.

passerotto3Eppure, a parte il senso nel quadro complessivo dell’evoluzione, per ognuna delle creature la vita non si ripete: e’ unica, come la nascita, la morte e ogni singola azione e avvenimento che accade nel mezzo.
La rondine non si chiede cosa c’e’ stato prima, non si chiede cosa ci sara’ dopo, per lei eternita’ e infinito sono parole senza senso. Il tempo della sua vita e’ l’eternita’. Lo spazio che conosce e’ l’infinito. Dopo la sua morte niente esistera’: tutto e’ iniziato con lei, tutto finira’ con lei. Miliardi di rondini nasceranno e moriranno, eppure non ci sara’ mai una rondine uguale a questa, e nemmeno "una vita di rondine" uguale alla sua.

La vita: universalmente ciclica, individualmente unica e irripetibile.
passero4

Sempre come canterebbero i Queen… chi vuol vivere per sempre, se perfino l’amore deve morire?
 

Il bello del presente – omaggio a Vangelis

Cavolo… stasera mi e’ caduto l’occhio sul numero dei post scritti in questi ultimi 7 giorni: 0 (zero)! 😛 Non c’ero mai riuscito 😉 Avrei tanti argomenti da scrivere, ma l’ora e’ tarda e non posso andare a dormire alle tre, cosi’… ho deciso di condividere con voi alcuni brani di uno dei miei artisti preferiti: Vangelis 🙂
Per chi non lo conoscesse, Vangelis e’ greco, classe 1943 ed ha composto grandi musiche fin… da quando avevo pochi anni 😛 E’ il tipo con la barba che suona il piano nel primo video, all’incirca al minuto 3:30 e inquadrato poi nel finale dello stesso brano.
Qui troverete tre dei suoi pezzi che hanno un significato particolare per me, ma altri ne potrebbero preferire diversi, come dimenticare infatti le colonne sonore di “Momenti di Gloria”, “Blade Runner”, “Antartica” e tanti altri fantastici album? Davvero difficile scegliere i pezzi in assoluto migliori…
Prima di lasciarvi ai tre pezzi, vi spiego il nesso con il titolo. Perche’ “Il bello del presente”? Be’… perche’ se Vangelis (ma come lui altri, Jean Michel Jarre ad esempio) fosse nato nei secoli passati, sarebbe osannato al pari di grandi compositori (ascoltate il primo dei pezzi proposti, poi ditemi…), ma… ahilui, e’ vivo e contemporaneo 😛 e allora i “puristi” della classica storcono il naso e ovviamente disdegnano… Io che purista non sono, invece apprezzo 😉
L’ultimo brano e’ speciale per me. Faceva da colonna sonora ad un programma scientifico sull’universo, esattamente nei titoli di coda: partiva in pratica una breve storia del pianeta terra e di come si formo’ e si sviluppo’ la vita su di esso. Non sapevo il nome del brano, solo che era di Vangelis, cosi’ iniziai a cercarlo in molti negozi… ma senza successo  😦 Poi, un giorno, ascoltando in cuffia l’ennesimo CD (erano i primi) per decidere se acquistarlo o no… magicamente lo riconobbi, fin dalle prime – inconfondibili – note… non ricordo se versai perfino qualche lacrima, ma non mi stupirebbe affatto 😉

Vangelis- Movement 9 and 10 from Mythodea (2002)

Vangelis – 1492 – Conquest of Paradise (1992)

Vangelis – Alpha from Albedo 0.39 (1976)

La rotta del viaggio della nostra vita

Tempesta sul mare di Galilea - RembrandtA volte, lungo questo viaggio che chiamiamo vita, ci lamentiamo che il punto dove siamo e quello dove sembriamo essere diretti, non ci piace. Ci lamentiamo di aver dovuto cambiare rotta a causa delle tempeste, dei venti sfavorevoli, dei pirati cattivi, degli ammutinamenti del nostro stesso equipaggio. Eppure qualcosa dentro di noi bussa per uscire allo scoperto, una verita’ scomoda che tentiamo di tenere nascosta, la voce che ci dice che e’ vero che le condizioni sfavorevoli capitano e non si possono evitare ma… che siamo soprattutto noi a non essere stati capaci di manovrare il timone della nostra nave, lasciandola in balia degli eventi o di persone che, in nostra assenza, sono state ben felici di manovrare, a loro vantaggio, quel timone al posto nostro…
Non e’ un invito a piangere sul latte versato. Piuttosto ad arrivare alla comprensione che la nostra vita sarebbe oggi diversa se solo avessim
o avuto il coraggio e la costanza di assumercene la responsabilita’ e la guida, anziche’ lasciarla al fato ed alla volonta’ altrui, e, soprattutto, che come oggi avrebbe potuto essere diverso, cosi’ potra’ essere diverso domani, se ora, proprio da adesso, decidessimo di metterci al timone e a non lasciarlo piu’.
Il fatto che fino ad oggi abbiamo avuto un comportamento che non ci ha portato dove vorremmo essere, non deve giustificarci a perseverare nell’errore.

C’e’ di peggio che piangere sul latte versato: continuare a versarlo.

latte-versato

Buon primo compleanno Julius!! :))))))

Julius compleanno 2Eccolo qua il micione di casa, mentre festeggia il suo primo anno di vita  😛 In realta’ non so quale sia il suo giorno di nascita, ma piu’ o meno cade in questo periodo e allora… 😉

JuliusQui a destra potete vedere la prima foto che gli ho fatto io, era il 28 luglio 2008 ed era appena arrivato a Genova. Mi commuovo sempre guardando questa foto 🙂 eheheh

I primi tempi furono difficili, il poverello aveva la febbre e non sapendo se era malato, in attesa dei risultato dei test, fui costretto a tenerlo in isolamento per non rischiare di contagiare Sissi 😐 ma… come potete leggere qua Con un gatto in braccio…, infine il risultato arrivo’ e il piccolo pote’ iniziare a scorrazzare per casa e… a litigare con Sissi, furibonda di non essere piu’ l’unica creatura non umana di casa 😀 Ancora adesso se le danno di santa ragione! 😐

Si’ Julius… aspetta, adesso te la tolgo la candelina, cosi’ mangi in pace! 😉

Buon primo compleanno, piccolo! 🙂

Julius compleanno

Gesu’: “Cercate e troverete”

GesuEcco… quando probabilmente meno ve l’aspettavate, visto l’ultimo mio post (e non solo)… le parole di Gesu’! 😉 “Strano” direte, ma non e’ vero: io non ho mai scritto di non credere alle sue parole, anzi! 🙂

Per esempio queste le ho sempre trovate molto affascinanti, applicabili non solo alla ricerca spirituale, ma anche alla vita di tutti i giorni…

Gesù dice: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!


Ma perche’ allora, vi chiederete come un po’ ci chiediamo prima o poi tutti, cio’ che chiedo e cerco non arriva? Perche’ busso e non mi viene aperto?

Be’, forse perche’ ci siamo dimenticati della seconda parte 😉porta

 

Gesù dice: Ecco, sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia
voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.


Chiediamo, ma siamo noi a dover concedere; cerchiamo, ma dobbiamo voler essere aperti a trovare veramente; bussiamo, ma… siamo noi a dover aprire. E’ un gioco di specchi in fondo: riceviamo cosa diamo, troviamo cosa siamo.

Se non lasciamo la nostra porta aperta, e’ inutile chiedere per entrare 😉
Proviamo a rifletterci…

Dio

Mi piace riportare qua, come nuovo post, un commento che ho lasciato sul blog capehorn.splinder.com/, dell’omologo proprietario, in occasione di un suo accorato e molto profondo post sul tragico evento dell’ultimo terremoto. Vi invito tutti a leggere anche tale post.

occhio-DioPotremmo scrivere mesi sull’argomento “dio”, anni anzi. D’altronde lo fanno da millenni senza arrivare ad una conclusione univoca, perche’ dovremmo arrivarci noi?

Io posso solo dire quale e’ il mio personale concetto di Dio oggi, senza nessuna pretesa che tale visione sia condivisa da altri, e in che cosa sbaglia chi si chiede “dov’e’ Lui'” quando capita qualche tragedia personale o collettiva. D’altronde perfino io ho scritto “oggi” perche’ ho cambiato gia’ idea diverse volte lungo il mio percorso e, spero, ancora la cambiero’ in futuro. Perche’ in fondo… mi piacerebbe credere in un Dio che sia piu’… umano e benevolo, una sorta di papa’ o di mamma, insomma 🙂

Parco nel verde della foschia mattutinaDio oggi per me e’ l’Universo, la Natura, l’Energia che tutto pervade e tutto forma. Da li’ veniamo, di essa siamo costituiti, ad essa torneremo. In fondo non vedo una grossa spaccatura con le varie antiche scritture sparse in ogni parte del mondo, ne’ con l’idea alla quale la scienza, a poco a poco, si sta avvicinando.

In questa visione Dio non e’ “personale”, non e’ “umano”, non e’ nemmeno benevolo o malevolo.

Dio e’, e basta. A lui, la Natura, interessa solo una cosa: l’evoluzione di se’ stesso, ovvero dell’universo e di cio’ che lo compone. In quest’ottica, i singoli componenti sono “sacrificabili” in nome dell’evoluzione dei sistemi piu’ grandi.

L’ho scritto molte volte: se non esistesse la morte… come potremmo esistere noi? Come avrebbe potuto, e come potrebbe, svilupparsi l’evoluzione? Le prime cellule sarebbero durate per sempre, sarebbe rimaste sempre uguali. Solo attraverso la loro riproduzione e morte, le nuove cellule, un pochino migliori, avrebbero potuto prenderne il posto.

Se non fossero esistiti i terremoti, il pianeta non solo non avrebbe la forma che ha, ma probabilmente nemmeno esisterebbe. La terra non e’ sempre stata cosi’, all’inizio era ben diversa, una palla di fuoco in cui la vita non avrebbe mai potuto esistere. Essa si e’ evoluta, e anche i terremoti hanno fatto parte della sua evoluzione… a discapito di chi la abitava.

cappella_sistinaQual e’ allora l’errore dell’uomo, un errore che si perpetua da migliaia di anni? Semplice: credere di essere la creatura per cui l’universo tutto e’ stato creato. Una visione spropositatamente egocentrica, di una ingenuita’ che definire infantile dovrebbe far sorridere di tenerezza 🙂

Eppure ce la propinano ancora oggi, continuamente.

Certo che l’uomo puo’ prendersela con Dio allora: e’ reo di averlo creato e poi abbandonato.

Ma se mettiamo l’uomo nella posizione che gli spetta… tutto torna: un essere semplicemente sacrificabile. Come tutto il resto che c’e’ al mondo.

Ma almeno un vantaggio l’uomo ce l’ha: ha la consapevolezza di se’ stesso, di cosa sta attorno a lui. L’uomo puo’ capire le leggi che regolano l’universo, o meglio, che l’universo stesso ha creato lungo la sua evoluzione.

Cosi’ facendo, forse, puo’ arrivare molto, molto lontano.

indiano_pellerossaGli Antichi, di qualunque parte del mondo fossero, non facevano l’errore dell’uomo “moderno”: essi temevano la Natura, essi non pensavano di essere superiori alle altre creature, ma di essere semplicemente parte di loro.

L’Antico aveva rispetto per la Madre Terra, timore di cio’ che vedeva accadere attorno a lui, si sentiva – giustamente – piccolo e insignificante. Ma tale visione lo rendeva piu’ grande degli egocentrici uomini moderni. Perche’ comportava umilta’, non superbia. Perche’ lo portava ad essere CON la Natura, non a volerla sfruttare e dominare in un delirio di onnipotenza.

Quando vedo certe alte figure religiose e ascolto le loro parole… be’, mi viene in mente Qualcuno che disse “perdonali, perche’ non sanno quello che fanno.”

Paradossale, eh? Loro che dovrebbero esserne i rappresentanti 😉

Si narra che per il mondo vaghi ancora oggi qualche antico alchimista che, scoperta la “pietra filosofale”, divenne immortale. Be’… se cosi’ fosse, non ci sarebbe riuscito perche’ “fu miracolato”, ma perche’ capi’ “come funziona Dio”.

E in fondo e’ cio’ che anche la scienza e le genuine correnti spirituali si propongono di fare.

 

Ed ora scusatemi: vado orgogliosamente a ritirare la mia scomunica al Vaticano! 😛

 

Vaticano

Disfattismo: mal comune, mezzo gaudio

prigioneC’è un’ondata di disfattismo, di negatività, di sentimento di inevitabile decadenza, che aleggia nell’aria, non solo dal giorno del terremoto, non solo dall’inizio della crisi economica, ma da molto più tempo. Questo clima di negatività è contagioso, si sparge tra la gente spegnendo molti sorrisi, prima quotidiani e sinceri. E’ come un virus che avvelena la vita, per il quale la gente si dimentica della parola “vivere” e pensa solo a “sopravvivere”.
Da cosa nasce tale negatività? A volte sembra quasi che non essendo contenti della propria vita, si cerchi il “mal comune, mezzo gaudio”, una sorta di scusa morale per la propria incapacità di lottare e risollevarsi: “Così va il mondo”, “Questo e’ il Sistema”, “Sono tutti uguali!”, sembrano pensare, invece di “Devo darmi da fare per cambiare le cose, per un domani diverso”.
Ricordiamoci sempre che ciascuno di noi è un esempio, non solo per il prossimo, ma anche per la nostra stessa anima: il nostro inconscio incamera i nostri pensieri e ce li restituisce sotto forma di stati d’animo, con il rischio di un circolo vizioso che porta alla depressione, alla sfiducia, allo scontro.
Non dite che è perché le circostanze e gli avvenimenti sono terribili: essi a volte lo sono, è vero, tuttavia la forza con cui la gente lotta per risollevarsi e tornare a vivere dipende dalla percezione che e’ possibile farlo.
Se continuiamo a circondarci e tempestare noi stessi e gli altri di messaggi che richiamano ineluttabile decadenza, come pensiamo di trovare la forza per risalire?
Diffidiamo di chi non perde occasione per promulgare le tenebre: o è perso, o è falso, cerca solo di accentrare l’attenzione su di sé incurante del danno che procura a chi gli sta attorno e ignorante sui danni che procura a sé stesso.
Ovviamente a tutti può accadere di aver bisogno di aiuto o di dover lanciare un grido di allarme, ma i professionisti del malessere sono altra cosa.

Abbiamo una responsabilità nelle parole che divulghiamo, come per quelle che accettiamo di ascoltare; una responsabilità verso noi e verso gli altri.

cime_notte

Come nacque il nickname Wolfghost – La teoria dei campi morfogenici

Wolf 5A parte che stavo scrivendo da mezz’ora e… ho di nuovo perso tutto (maledette tastiere che sbagli un tasto e “ciao” :-o), stasera volevo parlare, dato che mi viene chiesto spesso e che credo sia meglio qualcosa di leggero in questo periodo, di come nacque il mio nickname 🙂

Era il 2005 e volevo iscrivermi ad un sito; la scelta del nickname fu’, come sempre, il primo passo. Mi piacevano sia l’idea del “lupo” che quella del “fantasma”, entrambi atavicamente evocativi di mistero, timore e essenza solitaria (Il lupo, nonostante viva soprattutto in gruppo, e’ spesso percepito come un essere solitario). Inutile dire che tali nomi, nonche’ tutti i loro sinonimi, erano gia’ presi in tutte le variazioni possibili 😦
Poi ebbi l’idea di accostarli, pensando che il loro significato si sarebbe rafforzato a vicenda.
Preferi’ “il fantasma del lupo” al “lupo fantasma”, forse perche’ l’idea di “sfuggevolezza” era maggiore, oppure semplicemente perche’ “wolfghost” suonava meglio di “ghostwolf” 🙂
Devo dire pero’ che in un secondo tempo mi rispecchiai nell’accostamento dei due archetipi, essi esprimevano due parti della mia personalita’: l’essenza introspettiva e l’istintivita’ innata dell’animale.
Cosa poi questo voglia dire nello specifico… eheheh be’, fa parte del mistero, no? 😛

Ma veniamo agli aspetti curiosi…

Dopo pochi mesi, provai a buttare il mio nickname su un motore di ricerca e scopri’ che esisteva un altro wolfghost: un americano che scriveva poesie. Mi ritrovai nello spirito del suo sito, anche le poesie avrebbero tranquillamente potuto essere le mie se… io non preferissi la prosa (probabilmente anche per incapacita’ poetica, eh! :-D): i concetti espressi nelle sue poesie e nei miei scritti erano equivalenti, al punto da suscitare in molti la perplessita’ che io e questo tale fossimo la stessa persona… ma non era cosi’, ve l’assicuro, il mio inglese non mi avrebbe permesso di scrivere addirittura poesie 😐
Pensate adesso al mio stupore quando, leggendo i dati anagrafici del proprietario del sito americano, scopri’ che… era incredibilmente nato uno o due giorni prima di me: stesso anno, stesso mese, solo uno o due giorni prima 😮

Dopo poco tempo, non piu’ di un paio d’anni direi, feci la stessa “ricerca” e scopri’ che il web (e non solo)… si era riempito di wolfghost: americani, inglesi, tedeschi, giapponesi… perfino un gruppo musicale rock! 😛
A tal proposito, il dominio http://www.wolfghost.com e’ in vendita (a meno che non sia stato acquistato recentemente) da diverso tempo ormai, ma il prezzo e’ molto alto: qualche furbone l’ha evidentemente acquistato per poi rivenderlo! 😮

scimmiaRicordo che molti anni fa’ lessi su un interessantissimo libro – che tra l’altro diede il titolo al blog: “Alla ricerca dell’anima” – la teoria dei campi morfogenici. Potete facilmente trovarla nel web, ma sostanzialmente ipotizza che il mondo sia immerso in una sorta di “campo di memoria collettiva” nella quale finiscono, sotto forma di ricordi, tutte le esperienze vissute e che queste possano quindi essere “pescate” da chiunque, non importa la distanza.

Esiste addirittura l’aneddoto di due gruppi di scimmie posti su due isole fuori portata visiva l’una dall’altra. Entrambi si nutrivano di frutta semplicemente raccolta dagli alberi, fino a quando una scimmia, forse per puro caso, scopri’ che… sciacquarla in mare era meglio!
Be’… in poco tempo tutte le scimmie fecero lo stesso… si’, ma tutte: quelle poste sulla stessa isola e quelle poste sull’altra, che non potevano aver visto… 😮

Facile l’accostamento con invenzioni avvenute apparentemente in modo casuale nel medesimo periodo in diverse parti del mondo, come ad esempio il telefono di Meucci e Bell…

… che sia cosi’ che nascono i Wolfghost? 😛

La forza dentro di noi – Non è facile morire

tunnelQuesto post nasce da una riflessione nata in un commento al post precedente in risposta al commento di una di voi (Daphnee); questo per sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, il potere che una reale condivisione può avere nelle nostre riflessioni 🙂

Ricordo che anni fa’ (molti anni fa’ invero :-P), lessi un manuale di sopravvivenza; inutile indicarvi il titolo: certamente non è più in commercio. Sopra c’era di tutto: da come sopravvivere ad un’aggressione a come ripararsi in caso di attacco atomico  😀 Un po’ pacchiano se vogliamo, ma qualche consiglio – ad esempio su cosa fare in caso ci si perda su monti poco conosciuti e in condizioni climatiche avverse, cosa che mi successe effettivamente – non era male; soprattutto pero’ mi colpi’ la conclusione dell’autore che sosteneva che, in fondo, non è facile morire.
Certo, ognuno di noi è colpito quando muore una persona, in particolar modo se giovane (senza parlare delle persone care, ovvio), ma questo non è in fondo anche perché sono tristissime eccezioni che però confermano la regola? Se morissimo come funghi (fate le corna! ;-)) queste notizie non susciterebbero lo scalpore che invece hanno.

Il mio non è un invito ad abbassare la guardia e la cautela, niente affatto, è solo un modo di ricordare che quando attraversiamo momenti difficili, dove ci sentiamo davvero messi a dura prova e pensiamo di non farcela, dovremmo sempre ricordarci che… non è facile morire, a meno di non essere noi stessi ad arrenderci.

Se poi vogliamo intendere la “morte” in senso lato, possiamo dire che effettivamente ci sono momenti tragici nella vita, come la perdita (fisica o morale) di una persona amata oppure un licenziamento, una malattia debilitante che ci costringe a ridimensionare la nostra vita o, ancora, pressioni di vario genere che ci arrivano dall’esterno e alle quali non riusciamo ad opporci. Ecco… in questi momenti, nei periodi davvero di crisi “acuta”, nei quali si può far poco o nulla di concreto, si può, anzi si deve… resistere, aspettando il momento buono per iniziare a rialzarsi.

E’ in quei momenti che è necessario ricordare a sé stessi che… in fondo, non è facile morire.

AlbaColomba e libertà


 

Colgo l’occasione per dire che per me questo è un periodo particolare: nel giro di pochi giorni sto facendo onomastico (non è che ci tenga particolarmente), compleanno e, soprattutto, il primo anniversario di un avvenimento per me estremamente importante e che mi portò, era il 4 aprile 2008, a scrivere questo post:FUORI DALL’INCUBO!!!! 😉