Massime storiche: guidare con il freno tirato ;-)

UfficioOrmai parecchi anni fa’, avevo un capo ufficio che per svariati motivi non era molto ben voluto. Quello principale era che, oltre a fare tanto straordinario lui stesso (ognuno è libero di far quel che vuole), dava per scontato che lo facessero anche i dipendenti 😉
Dopo le 17:30, nel timore di essere bloccata, la gente sceglieva – come dire? – “strade alternative” per uscire senza farsi vedere da lui 😛
Il mio record furono le due e mezza notturne ma ci fu anche chi si fece in ufficio tutta la notte, compreso un tipo, piccolo, grassoccio e calvo, che, sorpreso a lavorare al PC la notte di Natale da una guardia giurata (insospettita dal rumore di dita che battevano frenetiche sulla tastiera), si meritò l’appellativo di Gesù Bambino 😀
Comunque questo capo era anche una persona molto riflessiva e intelligente, e ogni tanto se ne usciva con massime memorabili che ricordo ancora adesso 🙂
Una di queste recitava “Ricordati che è proprio quando si avrebbe voglia di premere sul freno che è il momento di spingere sull’acceleratore” 😐
ufficioBé… credo che, metaforicamente parlando (non fatelo mentre guidate veramente), avesse proprio ragione: spesso facciamo più fatica a “guidare con il freno tirato”, perché abbiamo deciso che ciò che stiamo facendo non ci piace e lo facciamo perciò controvoglia, che a decidere di buttarci nell’impresa anima e cuore.
Spesso, non solo faremmo prima, avendo più tempo ed energie da dedicare al tempo libero, ma potremmo anche scoprire che in fondo portare a termine quel compito o svolgere quella mansione, può anche essere fonte di notevole soddisfazione 😉

Oddio… non ditemi che adesso sto parlando come un dirigente o un genitore! 😮

Happy Birthday, miciona Sissi!!! :D

Sissi compleanno
Sissi, compleannoEeeeeeeeeeeeehh! Buon sesto compleanno, miciona Sissiiiiiiii!! 😀
Peccato che la foto sia venuta un po’ sfocata 😐
, ma se vedete bene c’è anche il numerino “6”, oltre che alla candelina rigorosamente rosa 😉

Sissi

Eccola qua, quando era piccolina invece  :-).
Aveva pochi mesi e almeno 10 chili meno. Era mattina, io stavo facendo colazione e lei saltò sulla sedia vicina, guardandomi come a dire “Che fai?” 😛

sissi 2Presi Sissi per tenere compagnia a mia madre, poche settimane dopo la morte di mio papà. Sissi svolse il suo compito egregiamente lungo i tre anni di convivenza con lei. Dico sempre, credendoci, che ho un debito con lei: era la luce dei suoi occhi ormai 🙂

Sissi ha traslocato con me l’anno scorso, in aprile. Penso che per lei cambiare casa sia stato un trauma; pensate che solo in questi giorni ho rivisto in lei alcuni comportamenti che aveva più di un anno fa’. Stasera ad esempio… mi ha attaccato (per gioco) una caviglia, la destra… ce l’ha sempre avuta con lei! eheheh

Certo, poi l’arrivo di Julius ha complicato (invece di semplificarle) ulteriormente le cose. Speravo si sarebbero tenuti compagnia, invece più spesso litigano… e sono simpaticissimi! 😀

Comunque adesso… goditi il compleanno, miciona! A come far fuori Julius, ci penserai domani! hihihi 😛

Sissi complenno

Raz il Guerriero – Racconto

“Dai Raz! Alzati!”
Raz era steso a terra. Lui, il più valoroso dei guerrieri, alla fine era caduto…
“Alzati! Alzati!! Non c’è tempo, Raz!! Stanno arrivando!!”, gridavano i compagni cercando di scuoterlo dal torpore, anche se ormai la bava biancastra che vedevano uscire dalla sua bocca non lasciava molte speranze…
“Raz! Ti prego, Raz! Non andartene adesso! Abbiamo bisogno di te!”
Raz non poteva più parlare, non ci riusciva. I suoi occhi neri, spalancati, non si muovevano praticamente più. Eppure lui c’era ancora, avrebbe voluto urlare “Andate! Andatevene via! Io ormai sono vecchio, ho fatto la mia vita, ho combattuto mille battaglie, vi ho insegnato tutto ciò che potevo. Sono sereno, ho fatto ciò che dovevo, ho vissuto ogni giorno come se fosse l’ultimo e… ho vissuto a lungo, di questi tempi cosa rara… Il mio tempo è giunto al termine, lo so, lo sento, e… va bene così. Sono troppo anziano, inizio a muovermi con difficoltà, presto me ne sarei andato comunque. Ma voi… siete giovani! Mettetevi in salvo e… riconquistate la libertà! Per voi, per le nostre famiglie e… anche per me! Fate che non sia vissuto e caduto invano!”… ma ormai non riusciva più a parlare, i muscoli del suo corpo avevano smesso di rispondere.
Ripercorse in un attimo tutta la storia, non solo la sua.
Nel passare dei millenni erano stati valorosi guerrieri, più spesso per necessità che per volontà. Erano stati lunghi secoli bui, di difficile sopravvivenza. Ogni volta che riuscivano a darsi una parvenza di civiltà e organizzazione – ed avevano l’intelligenza per farlo – erano stati attaccati da questo o quel nemico. Lotte cruente, a volte impari, ma ne erano sempre venuti brillantemente a capo… ed avevano ricominciato a costruire le loro comunità. Ad un certo punto avevano anche prosperato in maniera inaspettata, a milioni e milioni avevano colonizzato innumerevoli posti. Ma poi… il nemico più duro e ostile si era abbattuto su di loro. Un nemico scaltro, intelligente, estremamente violento, ostile, crudele oltre ogni ragione, che non si era accontentato di cacciarli dalla loro terra, ma aveva sistematicamente preso a decimarli usando espedienti sempre più potenti, armi di distruzione di massa sempre più pericolose.
Alla fine avevano imparato a sopravvivere nascosti, nelle viscere della terra, spesso al buio per lunghi periodi. Qualcuno aveva perfino dimenticato che un tempo i suoi avi avevano vissuto liberi, sulla terra aperta, alla luce del sole.
Raz era il migliore del suo gruppo. Aveva imparato ad una ad una tutte le tattiche del suo terribile avversario. Aveva scoperto i meccanismi delle sue trappole mortali. Imparato ad annusare le tracce dei gas, dai veleni, l’odore stesso del nemico. Ed aveva insegnato tutto ai giovani della compagnia che, via via, si alternavano.
Spesso molti di loro morivano, colti di sorpresa nella loro ingenuità, e per Raz, ogni volta, era un immenso dolore. A volte i mostri scoprivano i loro nascondigli e li sterminavano senza pietà. Era quasi un miracolo essere sopravvissuto fino a tarda età.
Raz era una leggenda nel suo mondo, in ogni parte si narravano le sue gesta, si insegnavano i suoi trucchi per sopravvivere. Era soddisfatto di essere riuscito a dare una speranza di sopravvivenza al suo popolo. Non importava se adesso il suo tempo stava finendo, Raz era in pace con sé stesso.
Certo… alla fine il nemico l’aveva abbattuto, l’aveva preso per fame, avvelenandolo con un potente veleno. Era una nuova esca: Raz sapeva che doveva evitare il cibo fresco, quasi sempre il nemico lo lasciava in giro appositamente, dopo averlo avvelenato. Ma questo cibo sembrava uno scarto, non aveva nemmeno uno degli odori conosciuti… Raz era perlomeno riuscito ad indicarlo ai suoi. Anche questo sarebbe stato insegnato…
“Raz!! Eccoli!!! Sono qua!!! Mi spiace Raz!!! Mi spiace!!!!!”, urlò uno dei suoi compagni mentre si dava ad una fuga precipitosa…
Raz, sguardo fisso, li vide apparire nel buio della notte… Erano creature orrende, non era mai riuscito ad abituarsi allo sgomento di quella vista: quella pelle biancastra, quasi completamente senza pelo! Che orrore! Loro stesso dovevano saperlo, visto che cercavano di nascondersi sotto ridicole pelli posticce. E quegli occhi! Bianchi, tranne che per una piccola porzione al centro! In quanti incubi erano apparsi quegli occhi bianchi! E… non era mai riuscito a capire come potessero stare in equilibrio, muovendosi solo su due zampe…
Gli occhi di Raz smisero di muoversi del tutto. Il guerriero di mille battaglie era infine spirato…

“Paolo! Eccone un altro! Tocca a te stavolta!”
“Bleah! Che schifo ‘sti topi! Guarda quanta bava che ha fatto!! Non ce la faccio più a fare ‘sto schifo di zona, chiederò di essere spostato!”

Il netturbino spinse il corpo senza vita di Raz sulla paletta e lo buttò nel sacco di raccolta.
Cielo stellato al chiaro della luna

Comunicazione di servizio: www.adottauncucciolo.net è pronto! :-)

Ha preso il posto di http://www.adottauncucciolo.splinder.com, anche se chi vuole può arrivarci anche dall’indirizzo Splinder, naturalmente. Conseguentemente è cambiato anche il banner, lo vedete qua sotto e nel solito posto: la colonna di sinistra 😉

Sicuramente sarà più facile ricordarlo per le persone alle quali viene detto 🙂

E se qualcuno ha qualche annuncio o appello che vuole mettere… adesso c’è anche l’indirizzo di posta specifico: posta@adottauncucciolo.net. Lo verificheremo frequentemente, in tre: io, Leatitti e Finadel 😉

Attività onirica, i luoghi della memoria

dreamSono due mattine che, probabilmente a causa di qualche ora di sonno in più che mi sono concesso, ho un’intensa attività onirica. La mattina di solito sembra di sognare di più, non è vero? 🙂 In realtà credo che sia perché il sonno è più lieve, meno profondo, ed è perciò facile ricordare i propri sogni o incubi.
E’ sempre affascinante vedere come funziona il nostro subconscio: nei sogni si alternano chiare elaborazioni degli avvenimenti dei giorni precedenti, a volte con tanto di tentativi di risoluzione dei problemi (in questi giorni sto sognando come portare avanti un lavoro per me nuovo :-|), con sogni che nascono da ricordi recenti o sepolti in un antico passato.
Ad esempio stamattina ero con mia madre e le dicevo che mi sarebbe piaciuto fare un giro nella zona di Genova dove per tanti anni ha avuto un negozio da parrucchiera e dove ormai non vado più da quel lontano periodo. Subito dopo mi sono svegliato, quasi incredulo nel ricordare che mia madre è scomparsa ormai tre anni fa’  😮
Probabilmente questo sogno è nato da un pensiero avuto ieri sera: mi dicevo che sarebbe stato bello rivisitare i “luoghi dei ricordi”, quelli dove ho vissuto da ragazzo o bambino, ad esempio i paesi in campagna dove mio padre affittava la casetta per le vacanze estive o per trascorrere qualche fine settimana durante l’anno; subito mi è però venuto in mente che una di queste case, della quale in pratica non ho alcun ricordo tranne quelli legati alla presenza di un cane (Nereo, l’unico cane avuto in famiglia), a una caduta in bicicletta e a dei nebbioni clamorosi, è persa per sempre: non c’è più nessuno infatti in grado di dirmi dove sia quella casa, dove sia quel paese…
Comunque forse sarebbe una delusione. Anni fa’ andai a rivedere uno di questi paesi, un po’ più recenti; lo ricordavo con un campo di calcio in erba, luogo di memorabili partitelle :-P, ma… al suo posto adesso c’è una orribile scuola, in cemento armato :-(.
Chissà… a volte sfiora l’idea di rivisitare i luoghi della memoria, ma magari non è sempre una buona idea 😉
In ogni caso mi è rimasto un po’ questo senso di… tempo passato, fatto di persone e luoghi a volte dimenticati… e che pure i sogni dimostrano essere sempre presenti dentro di noi. Essi ci accompagneranno tutta la vita, volenti o nolenti, perché noi siamo cresciuti con loro.
Noi siamo fatti anche di loro.

dreams

La dama bianca, quinta e ultima parte – racconto

S. Giorgio che lotta col drago - 1505 - Raffaele SanzioKey ebbe il tempo di chiamare teneramente Jelly e di stringerlo a se’ per un attimo, prima di accorgersi della scritta che accampava sullo schermo del PC…

Sei sicuro di voler cancellare permanentemente il file DSC00051.JPG?

La domanda si riferiva proprio al file contenente la foto originale della presunta strega, o Antico, che dir si voglia. Jelly, passando sulla tastiera del PC, doveva aver premuto il tasto “cancella”.

Key lavorava molto con le immagini: per il suo lavoro doveva visionarne innumerevoli e scartarne tante, cosi’ aveva configurato il PC in modo tale da non mandare quelle cancellate nel cestino bensi’ eliminarle subito, all’accettazione del comando di “cancella”. Lo ricordava bene… e cio’  la mando’ nel panico, facendole fare proprio l’unica cosa che non voleva fare: invece di premere “Esc” o la freccetta di selezione, premette “invia”: il file originale era perso per sempre.
Key era convinta che se c’era una soluzione, questa dovesse celarsi proprio nell’originale della foto. Cosi’, fuori di se’, si mise ad urlare…
“Jelly!!!! Maledetto!!!!!”.
Jelly, che era sempre stato trattato con amore dalla padroncina, spaventato scappo’ sotto la libreria.
Key, si mise a piangere disperata, e continuo’ a piangere e singhiozzare per lungo tempo con la testa tra le mani. L’ultima speranza era scomparsa con quella foto. O almeno cosi’ lei credeva…

Erano le 7:55, come ogni mattina, per abitudine, Key si sveglio’: esausta, si era addormentata al tavolo. Stordita, si riprese a poco a poco, realizzando cosa era successo la sera prima. Si sentiva svuotata, arresa, disarmata, poteva ormai capitare qualunque cosa: a lei non importava piu’ nulla.
Con un gesto automatico accese la TV, aspettandosi di vedere la diretta degli ormai quotidiani resoconti di disastri e vittime. Inaspettatamente c’era invece la fine di una pubblicita’ e subito dopo la sigla del telegiornale delle 8.
Key ne fu sorpresa, penso’ per un attimo che la gente si abitua proprio a tutto, forse nel tentativo di ritornare ad una impossibile normalita’. La sorpresa pero’ si tramuto’ in stupore quando vide che la prima notizia del telegiornale era dedicata alla finale del Superbowl americano, giocata la sera prima. Attonita, aspetto’ le notizie della “epidemia”, ma la seconda notizia riguardava i dati della borsa. Via via passarono altre notizie, inclusa quella di una capo di govero straniero forse coinvolto in uno scandalo con minorenni. Della “epidemia”, nessuna traccia. Key torno’ al PC e diede un’occhiata alle testate giornalistiche online: nulla di nulla.
“Ma sono tutti impazziti?” penso’ Key, poi capi’: l’originale della foto era la prima porta e, cancellandola, era stata chiusa per sempre. Key si alzo’ di scatto, ando’ a prendere Jelly, ancora rintanato sotto la libreria, e lo strinse a se’, roteando su se’ stessa e riempiendolo di baci. Poi… un dubbio, o meglio una speranza. Prese il telefono e compose il numero. Aspetto’ qualche istante prima di dare l’invio alla chiamata, temeva la risposta, o meglio la non-risposta che poteva ottenere. Ma alla fine si decise…
“tuuu… tuuu…. tuuu… Pronto?”
“Vic!!!!! Oh Vic!!!!!”
“Ehiiiii! Che bello sentire questa accoglienza!” rispose Vic ridendo. Poi, sentendo che Key stava piangendo, chiese allarmato “Ehi… ma che succede? Piccola… stai bene?”
“Si’, Vic… solo un brutto sogno…”
“Key… te lo dico sempre di mangiare poco la sera!” disse Vic tornando a ridere.
I due parlarono qualche minuto, poi Key, con un po’ di imbarazzo, chiese “Vic, tu… credi negli universi paralleli? Nelle altre dimensioni? Credi che diversi futuri e presenti possano esistere contemporaneamente?”
“… Key… mi sa che sei stata da sola troppo a lungo, prendo il primo aereo e torno da te!”
“Si, Vic…”

 



Castello di Tantallon, Edimburgo, Scozia. Visita notturna al castello.
“Papa’, papa’! Guarda!”
“Dai, fammi finire di ascoltare la guida!”
“Ma papa’! Guarda che strana foto ho fatto col cellulare!!! C’e’ qualcuno a questa finestra!!”

In quel momento Bliz, il beagle di famiglia, saltando urta la mano del bambino e il cellulare, cadendone, si perde tra le grate del castello…
“Bliz!!! Idiota di un cane! Ma cosa diavolo combini?!”
“Woff! Woff!! Auuuuum!”

A volte gli angeli, nella loro eterna lotta contro le forze del male e nel tentativo di proteggerci restando celati, assumono aspetti impensabili… eppure molto famigliari.
Ricordatevelo la prossima volta, prima di rimproverare il vostro animaletto pasticcione! 😉

cuccioli

La dama bianca, quarta parte – racconto

LKey si sveglio’ di soprassalto. Di nuovo le 4 in punto, di nuovo lo stesso sogno. Scappava, inseguita da una presenza immane che pero’ non vedeva mai, la sentiva solo vicina, maledettamente vicina, ne percepiva la malvagita’, la potenza. Sentiva che se l’avesse raggiunta, per lei sarebbe stata la fine.
La fuga iniziava dalla porta di casa, che era aperta, ma non sapeva perche’ lo fosse: il sogno iniziava con la porta gia’ spalancata. Si voltava, attraversava correndo la camera e uscendone ne chiudeva la porta alle spalle. Poi continuava a retrocedere ma voltandosi nel frattempo, per vedere se fosse riuscita a mettersi in salvo. La porta, pero’, resisteva solo pochi istanti, poi iniziava a deformarsi, ad emettere rumori sordi, come se pugni di violenza inaudita si stampassero contro di essa, e fumava, di un fumo nero, come se un calore infernale la stesse investendo dal lato opposto. Infine, puntualmente, andava in mille pezzi con un boato terribile. E la fuga riprendeva a ritmo vertiginoso, stanza dopo stanza, porta dopo porta….
Dopo un tempo che le pareva interminabile, si ritrovava misteriosamente davanti alla porta di casa, ancora aperta, la prima da cui il sogno era partito, come se avesse girato in circolo… La vedeva vicina e sentiva, in qualche modo sapeva, che se l’avesse attraversata e fosse riuscita a chiuderla, la presenza maligna, la strega alle sue spalle, non avrebbe potuto stavolta abbatterla…
Ma ce l’avrebbe fatta? Ormai sentiva l’oscura presenza maledettamente vicina…
Poi il risveglio, in uno stato d’animo angoscioso, spesso lanciando un urlo… con Jelly che si destava e la guardava con aria interrogativa.
Dopo essersi calmata, la solita domanda: perche’? Aveva un senso quel sogno? Cosa stava cercando di dirle?

Key era ormai esausta, disperata, al limite della resa. Guardava la foto per ore, come ipnotizzata. Ne studiava ogni dettaglio, cercava in essa ogni possibile indicazione, qualche particolare che forse le era sfuggito. A lungo aveva creduto, ricordando le parole di Strauss, che nella foto si celasse la soluzione, la salvezza. Ma ormai la speranza stava lasciando spazio alla rassegnazione.
Ogni giorno, alle 7 e 55 in punto, Key si svegliava per accendere la TV e vederne l’edizione principale del telegiornale. Era quella un’abitudine che seguiva da anni e che anche adesso proseguiva, perfino se in pratica tutta la trasmissione non era ormai che una diretta del disastro planetario: il numero dei decessi, le immagini racappriccianti… ogni giorno peggio.
Key non aveva piu’ avuto notizie di Vic, ne’ dei suoi genitori. A dire il vero non sentiva piu’ nessuno. Sola. Jerry non era piu’ sufficiente…

Key aveva preparato tutto con cura: i barbiturici erano stati aperti e la polverina raccolta in una tazzina da caffe’ che troneggiava vicino al PC portatile, ormai perennemente in funzione sul tavolo. Ce n’era una quantita’ sufficiente ad uccidere un cavallo.
Quella sera, stremata dall’ennesimo tentativo infruttuoso di “leggere” nella foto, prese la sua decisione: aggiunse l’acqua nella tazzina e mescolo’. Faceva le cose meccanicamente, come se avesse inserito il pilota automatico. Come se la sua anima fosse gia’ morta.
Improvvisamente un piccolo tonfo sul tavolo e un “ron ron” che ben conosceva: Jelly era li’, era saltato sul tavolo e si era messo a fare le fusa, dando anche qualche tenera testata alla padrona.
Gli occhi di Key si riempirono di lacrime, la tazzina ancora in mano, piena…

 

(continua)

Il gatto e la luna

La dama bianca, terza parte – racconto

Non si deve pensare che l’uomo sia stato il primo o l’ultimo padrone della Terra.
Gli Antichi erano, gli Antichi sono, gli Antichi saranno.
Oggi non sono negli spazi che conosciamo, ma tra gli spazi.
Sereni e primevi Essi avanzano, senza dimensioni e inavvertibili…

Camminano invisibili e abominevoli in luoghi solitari dove le Parole sono state pronunziate e i Riti urlati nei loro tempi…
(Abdul Alhazred, Necronomicom)

Poche settimane dopo erano morti tutti: tutti coloro che avevano ricevuto la foto, nello stesso modo di Kupfner. Molti dei loro collaboratori non erano sfuggiti alla stessa sorte.
La notizia era ormai pubblica, i giornalisti di carta stampata e TV non se l’erano lasciata scappare e, nonostante tutti gli avvertimenti dei pur scettici studiosi, alcuni di loro, venuti in possesso dell’immagine, non avevano esitato a pubblicarla o a mostrarla in TV… con risultati disastrosi: come fosse un virus a rapida e letale diffusione, il numero di decessi aveva iniziato a assumere proporzioni gigantesche.
In breve tempo la psicosi di massa porto’ al caos molte grandi citta’. La gente fuggiva o si barricava in casa, con le serrande chiuse, le TV spente, i computer scollegati. Molti di coloro che si avventuravano per le strade, magari solo per comprare da mangiare, camminavano coprendosi gli occhi per timore di “vedere” l’immagine in qualche locandina o giornale, magari lasciato per terra. Spesso venivano travolti da guidatori impazziti, anch’essi in fuga dalle citta’.
Gli appelli alla calma dei governi cadevano ormai nel vuoto.

La casa di Key era stata letteralmente presa d’assalto da giornalisti, curiosi, gente furiosa che dava a lei la colpa dell’accaduto. Molti la chiamavano “la Strega” ed esortavano a catturarla e metterla al rogo. Ma lei era fuggita da tempo, assieme a Jelly, in una vecchia casa in mezzo ai monti di cui solo i suoi famigliari erano a conoscenza.

“Buonasera signorina Key. Sapevo che mi avrebbe contattato”. La persona all’altro capo del telefono parlava molto lentamente.
“Buonasera Dottor Strauss…”
“Non sono dottore, studio solo antichi testi, tutto qui”.
“Non importa… lei e’ l’unica altra persona ad aver visto la foto e…”
“… essere ancora vivo? Si’, e’ cosi’. Mi sono protetto prima di aprire il file. Sa… cerchio per terra, pentacoli… altre sciocchezze del genere, cara… signorina?”
“No… vedova… almeno credo. Ormai non ho piu’ notizie da quando questa storia e’ iniziata. Ma lui l’aveva vista… sono stata io ad indicargliela…”
“Mi spiace. Non poteva sapere. Non e’ colpa sua”
Key soffoco’ le lacrime e il groppo in gola e, dopo qualche secondo, riprese a parlare…
“Chi e’?”
“Difficile dirlo. Ce n’erano tanti, una volta.”
“Tanti… chi?”
“Antichi. Cosi’ li chiamavano. Erano creature molto potenti e molto diverse da noi, sulla terra da tempo immensamente piu’ lungo di quanto ci sia l’uomo. Non si sa come, i nostri avi riuscirono a relegarli in una… altra dimensione, credo che adesso e’ cosi’ che si usi dire, non e’ vero?” Si percepi’ per telefono che Strauss aveva sorriso ironicamente.
“Perche’ io? Come ha fatto questa creatura a tornare? Cosa vuole? Come…”
“Calma, calma! Non so tutto. E non sono nemmeno sicuro, le mie sono solo supposizioni. Credo che abbia usato la foto come uno specchio per saltare dalla sua dimensione a questa. Ma lei… non credo c’entri nulla. Avrebbe potuto essere chiunque a scattare quella foto. E’ stato… un caso. E… cos’altro mi chiedeva? Ah, si’! Cosa vuole… mmm… distruggerci, suppongo.”
“Ma perche’? Perche’ l’abbiamo relegata in un altro posto? Perche’ forse volevamo distruggerla noi per primi?”
“Non faccia l’errore di pensare che queste creature ragionino come noi. Non lo fanno. Sono semplicemente fatte cosi’. Distruggono perche’ questo e’ il loro istinto.”
“… quando si fermera’?”
“Quando non ci sara’ rimasto nessuno da distruggere.”

(continua)

pentacolo protezione

La dama bianca, seconda parte – racconto [foto mie]

“Si, ho ricevuto la sua foto, almeno credo, non ho ancora avuto modo di aprire la sua e-mail”, rispose il dottor Kupfner, noto studioso di fenomeni paranormali, fantasmi compresi.
“La esaminero’ non appena possibile, ma le dico gia’ da adesso che quasi sempre le strane macchie sono dovute a riflessi sull’obiettivo, giochi di luce o disegni casuali di mura e pareti”.
“Grazie dottore, e’ sicuramente cosi’, ma… be’, preferirei esserne sicura”.

Key decise di non parlarne con nessuno, un po’ temeva di esser presa per visionaria, un po’ sentiva esser giusto cosi’. Se l’era lasciato scappare solo con Vic quando aveva gli spedito tutte le foto della cartella, e ovviamente ne aveva ricevuto la prevedibile risposta ironica.

Passo’ qualche giorno. Key aveva iniziato a dare meno peso alla foto, ci pensava solo saltuariamente allorche’ controllava la casella di posta aspettandosi di trovare la risposta di Kupfner. Ma non c’era mai. Inizio’ a pensare che probabilmente Kupfner, dopo essersi fatto una sonora risata alle sua spalle per una foto normalissima, avesse cestinato il tutto. Ma alla fine la curiosita’ vinse e chiamo’ il dottore…

“… il dottor Kupfner e’… deceduto ieri notte”. Disse la voce femminile, probabilmente quella della segretaria.
“Cosa? Ma… com’e’ successo?”
“Non si sa di preciso. L’hanno trovato nel suo letto. Pare essergli mancato il respiro nel sonno. Se non fosse per…”
“Non fosse per… cosa???”
“Aveva un’espressione contrita sul volto… come se qualcosa l’avesse terrorizzato, eppure gli occhi erano chiusi…”.
Key avverti’ di nuovo quel gelo lungo la schiena.
“Mi dispiace molto… Non vorrei tediarla con cose stupide ma…. avevo mandato una foto al dottore qualche giorno fa, ne sa nulla?”
“Si, il dottore l’aveva trovata interessante, percio’, dopo averne fatto un ingrandimento, l’ha inoltrata ad altri esperti del settore. Appena ho un po’ di tempo gliela inoltro, cosi’ puo’ trovare l’indirizzo dei destinatari”
“Grazie, e’ molto gentile…”

Quella sera Jelly era, se possibile, ancora piu’ irrequieto del solito, correva qua e la come un matto lanciando miagolii striduli. Non che fosse un’assoluta novita’ per lui… Intanto Key cercava, senza successo, di mettersi in contatto con Vic.

“Ma dove sei finito Vic?! Non rispondi al telefono, non ti colleghi sulla chat…”

(continua)

ingrandimento

Essere se’ stessi

Sospendo per qualche giorno il racconto della “dama bianca” per riportare qua un bel post di Smailer, blog: Un sorriso dagli occhi della luna. Ho gia’ parlato in passato del tema “essere se’ stessi”, ma questo post mi ha dato l’occasione di focalizzare il mio pensiero sull’argomento, pensiero che ho riassunto in un commento al post originale e che riporto anch’esso qua.
Mi piacerebbe conoscere anche la vostra personale risposta alla domanda di Smailer, e credo che anche lei ne sia molto curiosa 😉

 



Domanda

Quale è il momento della propria vita in cui si è veri fino in fondo?

vale a dire…ci sono situazioni quotidiane in cui “dobbiamo essere”, “dobbiare fare”, “dobbiamo sembrare”!!! in cui un certo comportamento ci viene obbligato….vuoi dalla situazione, vuoi dalla necessaria diplomazia o convenienza…

ma quando ci sentiamo veramente noi stessi, fino in fondo, senza vincoli, senza inibizioni…quando ci diciamo…”ecco il momento per cui vale veramente vivere!”

quando stiamo lavorando, quando stiamo da soli, quando ci rifugiamo nella nostra famiglia, quando siamo in vacanza, quando facciamo l’amore, quando leggiamo o guardiamo un film…..quando facciamo il nostro sport preferito….quando, insomma, sentiamo di essere proprio noi stessi, senza falsità e senza maschere, quando stiamo bene e vorremmo sempre stare così??? liberi e appagati da quella situazione, per cui pensiamo che valga davvero vivere??? per quel momento che aspettiamo ogni istante con ansia e con trepidazione???

ho sempre pensato che quello fosse il sogno, il motivo per cui dare un senso alla propria vita! al di là di quello tutto il resto è solo cornice!!!

e per voi quale è quel momento? quello in cui siete veramente voi stessi???

Alessia [Smailer]



Commento di Wolfghost:
Questo e’ un bellissimo post, con un bellissimo quesito 🙂
Secondo me non c’e’ un “dove” o un “quando”: si puo’ recitare facendo l’amore (triste…) o si puo’ essere se’ stessi nel bel mezzo di una riunione lavorativa piena di persone.
Cio’ che davvero conta e’ la consapevolezza che ti permette di sapere cosa stai facendo.
La persona che e’ davvero se’ stessa e’ quella che e’ sempre presente a se’ stessa, perfino se sta recitando su un palcoscenico.
La differenza tra lei e un’altra persona, e’ che la seconda non si rende conto di cosa realmente sta facendo, e’ solo un burattino che agisce su comandi espliciti o impliciti (dei quali nemmeno e’ cosciente) che gli arrivano, o gli sono arrivati, dall’esterno.
Una volta ebbi una discussione con un mio caro amico. Questo non voleva saperne di entrare in locali tipo discoteche poiche’ avrebbe dovuto vestirsi elegante (ora le cose sono probabilmente un poco cambiate) mentre lui voleva sempre “essere se’ stesso”. Io gli feci notare che imporsi di vestire sempre in una determinata maniera (che meglio secondo lui lo rappresentava) era rendersi schiavo allo stesso modo di seguire sempre le mode del momento.
La persona libera e’ colui che veste in jeans e maglietta ma che, se ne ha piacere e – perche’ no – convenienza, non si addolora per il solo fatto di mettersi in giacca e cravatta.
Siamo in una societa’ e qualunque societa’, qualunque “agglomerato” di persone, ha necessariamente bisogno di regole, e’ inevitabile. Altrimenti sarebbe l’anarchia. La persona libera non e’ quella che e’ schiava di queste regole, ovvero che le segue perche’ non e’ cosciente di avere alternative oppure perche’ si sente obbligato a farlo; la persona libera e’ colei che in quel momento sceglie, per sua convenienza o piacere, di servirsi delle regole di quella societa’.
Cosi’, se io ho voglia di andare a ballare in una certa discoteca, certamente ci vado anche se devo vestirmi in un certo modo, perche’ sono consapevole che sto semplicemente seguendo qualcosa che in quel momento e’ logica conseguenza della mia scelta. In realta’, anche la conseguenza e’ una mia scelta, non e’ cosi’? 😉
L’anticonformista e’, a mio avviso, il peggiore dei conformisti e finisce, quasi sempre, per vivere peggio degli altri in nome di quell’essere se’ stesso che identifica solo negli atti e nell’apparenza, anziche’ nell’anima, nel cuore, nella mente.


P.S.: domani pomeriggio (domenica) torno per qualche giorno a Stoccolma dopo parecchio tempo di assenza, dovrei comunque essere in grado, verso sera, di leggere e rispondere i vostri eventuali commenti 🙂

nel cielo