Un mondo perfetto – racconto

famigliaUn’altra produttiva e soddisfacente giornata di lavoro era alle spalle. Walter aveva chiuso ben tre contratti, ricevuto i complimenti dei suoi superiori e promesse di nuove gratifiche, se ancora ne avesse avuto bisogno.
Salì sulla sua Mercedes decapottabile ultimo modello e si diresse verso casa. Nella solita scarsità di traffico era sempre agevole e piacevole guidare; la sua mente poteva correre liberamente a tutti i bei ricordi della sua vita, ad esempio a quando aveva incontrato quella splendida donna che sarebbe poi diventata sua moglie: era una limpida giornata di Primavera, lui stava passeggiando con un amico nel parco quando, per caso o curiosità, i suoi occhi si posarono su un gruppo di ragazze che stavano giocando a pallavolo… e la vide. Un attimo dopo Walter guardò l’amico e gli disse “Quella donna deve essere mia!”. Sei mesi dopo, come da promessa, la sposò.
Arrivato a casa, i suoi due pargoli Frank e Anna gli corserò incontro abbracciandolo con gioia, subito seguiti dalla moglie Claire. Brown invece, uno splendido pastore tedesco, lo aveva accolto festosamente già nello splendido giardino antistante la sua villetta.
Come al solito Walter scoprì che la moglie stava preparando esattamente cosa lui desiderava per cena, era davvero fantastica quella donna! A volte Walter si chiedeva se fosse dotata di poteri paranormali…
Si sedette nel lussuoso salotto e accese la TV al plasma da 74” che campeggiava sulla parete di fronte al divano. Solite notizie, quelle che ormai ascoltava tutti i giorni: nuovi successi nel campo di scienza e medicina, manifestazioni culturali e sportive perfettamente riuscite, impegno comune di politici di opposte fazioni per migliorare la qualità della vita… niente di nuovo.
Finita la cena, squisita come sempre, i bambini furono contenti di andare a dormire e lui si ritirò in camera con sua moglie. Non era per la dolcezza di lei, né perché sembrava uscita da una rivista patinata per quanto era bella, che ogni notte era sensuale e ricca come la prima, ma piuttosto per… una sana e gioiosa abitudine. Facevano a lungo l’amore e poi si addormentavano abbracciati e felici lasciandosi trasportare in bellissimi e sereni sogni.

La mattina dopo Walter si svegliò dolcemente, proprio un attimo prima che la sveglia suonasse. La spense e si alzò, sempre pieno di energia e di voglia di vivere.
Improvvisamente, mentre si dirigeva verso il bagno, la vista di Walter si oscurò senza che lui potesse avere il tempo di rendersene conto. Fu un attimo, dal nero si passò al blu, un blu uniforme… poi le lettere iniziarono a scorrere: a problem has been detected and windows has been shut down to prevent damage (“è stato trovato un errore e windows è stato spento per prevenire danni”).

Poi comparvero le istruzioni di rinizializzazione.

Che fastidio! Ogni tanto capitava: quegli esseri che avevano creato il suo mondo, gli esseri umani, ormai estinti da centinaia di anni, erano stati imprecisi e ogni tanto il sistema andava in stallo e si rinizializzava!
Niente di grave, intendiamoci, si trattava di pochi minuti, ma certo riniziare tutto da capo era fastidioso. Per fortuna anche la memoria di Walter, programma del ventiduesimo secolo, veniva cancellata, quindi lui non si ricordava mai di aver già vissuto quella vita.

Era una splendida giornata di Primavera e Walter, un ragazzo di 22 anni, rimase affascinato mentre vedeva Claire, una giovane donna, giocare a pallavolo nell’apposita area del parco assieme alle sue amiche…

bluescreenp.s.: buon 2010 a tutti!! 😛

Il frutto della stagione nuda – una poesia di piccolarondine

Riecco dopo lungo tempo un pezzo scritto da un altro (un’altra, in verita’) blogger: piccolarondine, sul suo omonimo blog piccolarondine 🙂


 

Il frutto della stagione nuda
By:
piccolarondine
Blog:
piccolarondine

Il mio sfiorire lento

è come l’albero

perde le sue foglie

ma scorre linfa dentro.

Anche dai rami spogli

il passero cinguetta.

E’ d’Essenza il frutto

della stagione nuda.

Rondine

 

 


Commento di Wolfghost: personalmente ho trovato questa poesia di grande impatto 🙂 Avevo appena commentato un post sul tempo che scorre inesorabile in un post di Azalearossa (azalearossa1958.splinder.com/post/21951928#comment), scrivendo come l’alternativa all’alternarsi delle stagioni della nostra vita, ovvero all’invecchiare perdendo la giovinezza, sia… ben peggiore dell’invecchiamento stesso: la morte prematura. Senza saperlo, come ricordatomi da Azalea, stavo citando Maurice Chevalier: “La vecchiaia non è così male, se considerate l’alternativa.” 🙂
Recentemente ho avuto a che fare, di nuovo dopo tempo, con persone anziane, intorno ai 90 anni, e… le ho trovate sveglie, simpatiche… letteralmente da pensare “Ci arrivassi io cosi’!” 😛 Certo, forse il ricordo dei miei genitori, l’identificazione con essi, ha aggiunto qualcosa in piu’, ma… non troppo 😉
Credo che quanto sto scrivendo sia un qualcosa frutto dell’eta’, delle esperienze, delle perdite subite, delle paure passate… Della, in buona sostanza, presa di coscienza che non vivremo per sempre. Una presa di coscienza vera, colta col cuore, con l’anima, non razionalmente appresa. C’e’ differenza, e molta. Credo che molti tra di voi capiscano… altri invece saranno convinti di capire, ma forse dovra’ passare ancora tempo (ed e’ bene per loro) prima che tale consapevolezza giunga nel loro cuore.
Credo che, per chi ha la fortuna di viverle tutte, ogni stagione della vita abbia un suo particolare fascino, fatto di caratteristiche diverse e che non possono essere anticipate o posticipate.
Chi e’ giovane pensa e fa cose che gli anziani non pensano e non fanno, non nella stessa maniera almeno; ma anche chi e’ anziano puo’ godersi cose della vita di cui i giovani, presi dalla loro frenetica quotidianita’ (e lo e’ sempre, se paragonata a quella di una persona anziana), non godono o non sanno ancora godere.
In mezzo, tutte le altre stagioni, tutte le sfumature e i passaggi.
C’e’ sempre da imparare da spontaneita’ e saggezza, indipendentemente dall’eta’ nostra e del nostro interlocutore… se sappiamo e vogliamo ascoltare. C’e’ un modo diverso, eppure ugualmente pieno, di guardare alla vita. C’e’ o ci puo’ essere almeno. Poi esiste il giovane che puo’ essere incapace di godere della propria gioventu’ e l’anziano troppo preso dal passato per riuscire a riscoprire e apprezzare del suo presente.
Ma questo non cambia la sostanza di “cio’ che puo’ e dovrebbe essere”.
Ecco, io credo che questo e molto di piu’, Rondine sia riuscita a dirlo in una poesia di poche righe 🙂

Il frutto della stagione nuda

We wish you a Merry Christmas…

Sissi rincuora JuliusEd eccoci vicini ad un altro Natale 🙂 Lo so, lo so, ormai è una festa commerciale, non è vero che siamo tutti più buoni e poi comunque ci sono gli altri Gatti comodi364 giorni da coprire, senza contare che Gesù mica è nato davvero il 25 dicembre 😉 e poi… adesso che ci penso scrivo spesso che se dovessi scegliere una religione forse sceglierei il buddismo tibetano, quello dal Dalai Lama per intenderci 🙂 Ma la ragione principale per cui si ha dubbi a festeggiarlo è che tante persone (e mettiamoci anche gli animali, anche se a loro che sia Natale non è che importi granché) lo passeranno in condizioni di disagio, forse soli, forse ricordando qualcuno che non c’è più…
Tuttavia è mia convinzione che la tristezza di qualcuno non deve significare la tristezza di qualcun altro… casomai il contrario: sarebbe bello se si riuscisse a portare la gioia… 😐 vabbé, la felicità… 😐 ok, ok, diciamo almeno un po’ di calore e serenità anche a chi non ce l’ha. Che, insomma, almeno la serenità di qualcuno possa essere la serenità di qualcun altro 🙂
Accoglienza MimìTom EwokPersonalmente per me sarà un Natale strano, lo passerò (condizioni meteo permettendo) in una famiglia, in una casa “calda” ed affollata, come ormai non mi capitava più da tempo, da quando, ormai molti anni fa, nella casa della mia famiglia d’origine, eravamo sempre almeno 5, e spesso si aggiungeva qualcun altro 🙂 … anche se ricordo anche litigate memorabili! Altro che “a Natale siamo tutti più buoni!” 😀
Certo, dovrò lasciare qua i miei adorati gatti e mi mancheranno molto 😦 ma sono sicuro che loro “capiranno”, come solo gli animali sanno fare… E poi anche la c’è “una strana coppia” ad attendermi 😉

Buon Natale a tutti da parte di noi tutti, e… a presto! 🙂

Julius mi vede

L’arte di non rispondere alle provocazioni

 

IL DONO DEGLI INSULTI
di Paulo Coelho

 

 


SamuraiVicino a Tokyo viveva un grande samurai, ormai anziano, che si dedicava a insegnare il buddismo zen ai giovani. Malgrado la sua età, correva la leggenda che fosse ancora capace di sconfiggere qualunque avversario.
Un pomeriggio, si presentò un guerriero, conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli. Era famoso perché usava la tecnica della provocazione: aspettava che l’avversario facesse la prima mossa e, dotato com’era di una eccezionale intelligenza che gli permetteva di prevedere gli errori che avrebbe commesso l’avversario, contrattaccava con velocità fulminante. Il giovane e impaziente guerriero non aveva mai perduto uno scontro.
Conoscendo la reputazione del samurai, egli era lì per sconfiggerlo e accrescere in questo modo la propria fama. Tutti gli allievi si dichiararono contrari all’idea, ma il vecchio accettò la sfida. Si recarono tutti nella piazza della città e il giovane cominciò a insultare il vecchio maestro. Lanciò alcuni sassi nella sua direzione, gli sputò in faccia, gli urlò tutti gli insulti che conosceva, offendendo addirittura i suoi antenati. Per ore fece di tutto per provocarlo, ma il vecchio si mantenne impassibile.
Sul finire del pomeriggio, quando ormai si sentiva esausto e umiliato, l’impetuoso guerriero si ritirò. Delusi dal fatto che il maestro avesse accettato tanti insulti e tante provocazioni, gli allievi gli domandarono: “Come avete potuto sopportare tante indegnità? Perché non avete usato la vostra spada, pur sapendo che avreste potuto perdere la lotta, invece di mostrarvi codardo di fronte a tutti noi?”.
“Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?”, domandò il samurai.
“A chi ha tentato di regalarlo”, rispose uno dei discepoli.
“Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti”, disse il maestro: “Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé”.


Commento di Wolfghost: ho già scritto alcuni post che parlano di diplomazia, della capacità di non farsi trascinare nello scontro verbale – se non fisico – e questo per molti campi della nostra vita. Ho così notato che puntualmente salta fuori qualcuno che, come i discepoli del vecchio samurai, rimangono sorpresi da un simile atteggiamento, scambiandolo per arrendevolezza, per codardia, per paura, per scarso impegno sociale.
In realtà però io sono di parere diverso. Primo, la vita è troppo breve per spenderla litigando, facendo a botte, o sperperando soldi in tribunale. Secondo: se l’altro cerca lo scontro, per lui sarà già una prima vittoria trascinarti nell’arena. Non cadere nella provocazione spesso comporta una vittoria maggiore di quale che si otterebbe combattendo e vincendo.
Infine credo che la persona intelligente sappia quali sono le cose per cui valga davvero la pena combattere, perdendo – almeno momentaneamente – serenità, energia, tempo, salute. E certamente la provocazione non è tra queste 🙂
… e poi guardate che è verissimo: chi accetta la provocazione trasferisce su sé stesso almeno parte del malanimo di chi ha di fronte, con il risultato che quest’ultimo sta meglio, e lui… peggio 😐
Ne vale la pena? 😉


litigio

Di tutto un po’: Internet e l’amicizia uomo-donna…

09122009777Ieri (doveva essere “oggi”, ma sapete cosa è successo :-P) mi sono fatto una bella chiacchierata con il simpaticissimo Sherwood sul suo blog “Il Ritorno del Re” 🙂
E’ lungo e, per chi lo legge fuori dal contesto del post originale, può apparire un po’ sconclusionato, saltando apparentemente di palo in frasca 😐 ma… al limite può essere utile per prendere sonno, non sia mai soffriate di insonnia 😀

Ah… le foto sono mie: la prima e l’ultima sono del mio mare, poco dopo l’alba e poco prima del tramonto 😉 E nel mezzo… bé, Julius che – giustamente – nel frattempo si è addormentato! 😀

Buona lettura 🙂


Dico spesso che Internet e il mondo dei blog sono uno spaccato della società: non potrebbe essere altrimenti essendo composti dalle stesse persone che di essa fanno parte.

Un tempo, forse, era diverso. Un tempo Internet non era “per tutti”: ci andava chi ne aveva accesso dall’ufficio o quei pochi (rispetto a quanti siamo adesso) che avevano un PC a casa, con il modem per effettuare la mitica connessione dati via telefono, con quel “biribiribi ” che era proprio spassoso  😛
Che tempi!  🙂

A proposito… ma lo sapevi che da un certo punto in poi quel suono è diventato… falso? 😮 Il modem che si connette automaticamente senza bisogno sia tu a fare il numero (ormai tutti modelli relativamente recenti) non avrebbe ovviamente “bisogno” di far udire all’utente i toni di connessione e di “handshaking” (toni che servono al modem a scambiarsi le prime informazioni con il server dall’altra parte); che gli importa che tu li oda? Mica è da te che si aspetta risposta  😉 Ma qualcuno decise che era necessario dare un segno “di vita” all’utente, un segno che il sistema, in attesa di aver stabilito la connessione, stava lavorando. Così memorizzarono un suono simile nel modem una volta per tutte ed esso iniziò ad essere ripetuto pedissequamente ogni volta, anche se tecnicamente non serve a nulla e perfino quando – a causa di un errore o di mancanza di linea – il modem magari non sta riuscendo a stabilire la connessione!!  😐
Che delusione quando lo scoprì! 😀

Julius crollaComunque, tornando a bomba (come direbbe Bush), ovvero a Internet, la maggior parte delle persone non solo ne era tagliata fuori, ma lo vedeva addirittura come un oggetto strano e sconosciuto, del quale avere, se non paura, almeno diffidenza. Ti ricordi quando conoscevi qualcuno via Internet? C’era subito chi ti diceva di non fare sciocchezze, perché poteva essere molto pericoloso! 😛
In realtà però c’era una sorta di pre-selezione: esistevano “bastardi”, è vero, ma il livello, per i motivi che ho detto, era generalmente medio-alto.

Poi, via via, hanno iniziato a poter connettersi un po’ tutti, al punto che, grosso modo, è divenuto appunto una rappresentazione sempre più fedele della società, con i suoi pregi e i suoi difetti. Diciamo solo che, a volte, grazie al fatto di poter nascondersi dietro a un nickname, se non addirittura a un completo anonimato (sì, proprio quelli che ti stanno, giustamente, sulle palle ;-)), le figure divengono più estremizzate, più… colorite, ma la sostanza fondamentalmente non cambia: I “falsi d’autore”, quelli che si divertono ad assumere volutamente un’altra identità, completamente diversa dalla propria, non sono molti. Anche se, certamente, possono rovinare “una piazza”.

Tutta questa lunga dissertazione per arrivare a dire che, chi non crede all’amicizia uomo-donna “fuori”, non ci crederà nemmeno “dentro” (in Internet intendo), e viceversa.

Ad esempio, ricordo un amico che non credeva all’amicizia uomo-donna, sostenendo le classiche regole citate in “Harry ti presento Sally” (le ricordi? ;-)); in più, con una certa coerenza di fondo, arrivò a sostenere che “lì [in Internet] ci vanno solo quelli e quelle che cercano la scopata” 😛 Ovviamente escluse motivazioni di lavoro.

Io invece, come te, oltre a credere che Internet possa avere anche altri fini (niente da dire su chi vuole davvero usarlo solo per i suddetti… scopi, ma sono convinto che non sono nemmeno la maggioranza), so – non dico “credo” – che l’amicizia tra uomo e donna esiste eccome.

Non ho molti amici, di fatto non credo che sia possibile avere “molti” amici. La vera amicizia comporta un legame che si costruisce nel tempo, che una volta consolidata permette certamente di perdersi di vista anche per anni eppure restare viva, ma occorre tempo e conoscenza reciproca perché si arrivi a tanto. Come è possibile avere, poniamo, 100 amici?  😐 Puoi dirlo in senso lato, tanto per farti capire: “Ah, io ho un sacco di amici!”, ma in realtà intendi dire “ho un buon giro di conoscenze”.

Julius crolla 2Però, tra questi amici, credo proprio di avere più donne che uomini.
E sgombriamo subito il campo anche dalle classiche domande maliziose (come si capisce mi è già capitato di affrontare l’argomento ;-)): un’amica è un’amica, non importa come è arrivata ad esserlo.
Ho amiche con le quali non è mai esistito un filo di attrazione, né da una parte né dall’altra. Altre con le quali all’inizio poteva esserci qualche dubbio o ambiguità sulla motivazione che stava alla base del desiderio di conoscersi, almeno da parte di uno dei due. Altre ancora sono state mie compagne prima di diventare, una volta terminato il rapporto e passato io “periodo di lutto”, amiche.

Certo, quando ero un ragazzo anche io – inconsciamente – feci qualche volta l’errore di “fare l’amico” quando in realtà volevo di più. Certo, in questo modo buttai via parecchio tempo, che non è, ovviamente, più tornato. Ma in fondo anche quello è stata vita e insegnamento, e non lo rimpiango. Ad un certo punto imparai a “capire e distinguere”: capire cosa voleva l’altra persona, distinguere cosa avrei voluto io. E comportarmi di conseguenza, scegliendo se allontanarmi o restare, ma stavolta senza ambiguità.
Sono sempre stato convinto che anche il desiderio, se non ha riscontro, col tempo scemi lasciando il posto a sentimenti meno passionali, ma non per questo meno importanti. Almeno credo che ciò succeda nelle persone con equilibrio e pazienza almeni medi, e che davvero siano interessate a mantenere un rapporto di amicizia. Sai quante sedicenti amiche si sono allontanate allorché capivano che “non c’era trippa per gatti”? E certamente molte donne possono dire lo stesso di molti uomini.

In quanto al fatto che chi, uomo, in Internet annoveri amicizie maschili, o, donna, annoveri amicizie femminili, allora debba essere per forza omossessuale… bé, onestamente la trovo addirittura una ipotesi risibile, alla quale non avevo nemmeno mai pensato 😛
Pensa che tra i miei contatti (gli “amici” di Splinder) ho anche un paio di omosessuali maschi, e quando mi capita di passare sui loro blog lascio volentieri il mio contributo, esattamente come faccio con tutti gli altri. Ci mancherebbe. Spero davvero che la grande maggioranza della gente non si faccia ancora questo genere di pensieri, sarebbe un pochetto deprimente!  😦 Ma se devo chiamare Lady-Wolf (come la chiami simpaticamente te) a testimoniare che omosessuale non lo sono… bé, ditemelo! 😉

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Ipocrisia – Dorian Gray

Martedì sono andato a vedere “Dorian Gray”, trasposizione cinematografica de “Il ritratto di Dorian Gray”, opera di Oscar Wilde.
Il film in sé non mi è piaciuto troppo: ad un primo tempo godibile, con le battute taglienti che Wilde mette in bocca ad uno dei protagonisti (Lord Henry, interpretato nel film dal bravissimo Colin Firth) e che sono proprio ciò che ci si aspetta da lui, fa seguito un secondo tempo dall’atmosfera troppo gotica, a tratti quasi horror, che il regista Oliver Parker ha espressamente voluto ma che personalmente ho trovato troppo “pesante”. Ho lasciato il cinema in riflessione, e questo è sì un merito, ma anche un poco di cattivo umore.

Premettendo che non avevo letto il libro, mi sono documentato trovando che la trasposizione appare fedele solo fino ad un certo punto ma comunque a sufficienza da mantenere lo spirito del libro. Mi piacerebbe naturalmente conoscere l’opinione di chi il libro l’ha letto 😉

In particolare mi sono piaciute due sentenze, una udita nel film (che immagino esserci anche nel libro), l’altra letta in una critica al libro che l’ha originato.
Quella del film viene pronunciata dal personaggio Basil Hallward (interpretato da Ben Chaplin nel film), pittore omossessuale innamorato di Dorian (Ben Barnes), che, accorgendosi dell’influsso negativo che Lord Henry ha sul giovane, cerca di metterlo in guardia dicendogli “Non credere a tutto ciò che dice: non ci crede nemmeno lui”.
Quella della critica, invece, è in realtà una frase scritta dallo stesso Wilde in una lettera ad un suo amico, con la quale sostiene, parlando dei personaggi che ha creato, che “Basil è ciò che penso di essere. Henry è ciò che il mondo pensa di me. Dorian è ciò che io vorrei essere”.

Contrariamente alle critiche e alle recensioni che mi sono capitate di leggere su libro e film – e perfettamente in linea con le parole di Proust “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”, parole che lasciano la porta aperta alla interpretazione individuale di un libro – il messaggio che io ho visto nel film è l’ipocrisia; ipocrisia che, se oggi c’è, non mancava certamente nell’epoca vittoriana di Wilde.

Dorian è il bellissimo giovane al quale ognuno vorrebbe strappare il segreto di bellezza e giovinezza; di più, è ciò che ognuno vorrebbe essere: una persona che sa – e può, date le sue caratteristiche – godersi una vita edonistica ricca di piacere, libero perfino dal tormento del male che gli capita attorno o che esso stesso procura.
Wilde stesso di tale figura dice “è ciò che vorrei essere”.

Lord Henry è l’impersonificazione della società ipocrita che crea continuamente immagini di “Dorian Gray”, magnificandole e proponendole come modelli per tutti (pensate alle pubblicità o al divismo che mostrano sempre – o quasi – persone bellissime e/o brillanti) per poi, quando la gente si rende conto di non essere in grado di raggiungere tali modelli, provocare invidia o addirittura disprezzo verso chi così lo è veramente, al punto dal voler, potendo, distruggerlo. Quante persone famose – come Marilyn Monroe o John Belushi, ad esempio – hanno fatto una tale fine? E quante, non famose, se non nel piccolo di un’azienda o di un paese, le hanno seguite?

Anche la figura di Basil è interessante. Wilde dice che Basil è ciò che pensa di essere, ma questo sembra quasi un auto-assolversi, un’ennesima forma di ipocrisia, giacché è proprio Wilde l’autore non solo delle frasi che mette in bocca a Lord Henry, che in fondo potrebbero far parte di un personaggio letterario e con ciò essere “capite”, ma anche di tante altre ad esse simili, per non parlare del suo stile di vita. E, se è vero che “[Non credere a tutto ciò che dice:] non ci crede nemmeno lui”, allora perché le dice, se non per conquistare il “pubblico” con la sua battuta tagliente e brillante? Si cala nella parte che ci si aspetta da lui, ma non ci crede, rinnegando in pratica la figura che di sé stesso ha costruito.
Basil è in un certo senso la “persona buona” che si vorrebbe essere per emendarsi dal desiderio di essere come Dorian… ma che si è lungi dall’essere.
Il messaggio di ipocrisia dunque non solo non ne è toccato, ma ne esce addirittura rafforzato, come se un certo grado di ipocrisia non fosse evitabile.

Ciò mi rammenta un concetto noto in psicologia: spesso di una persona si finisce per odiare proprio gli aspetti che inizialmente attraggono.
Così, la persona chiusa sarà attratta da quella estroversa, ma, una volta avutala – nella figura di compagno o amico – percependo quell’aspetto come un pericolo per l’unione, potrà divenirne gelosa al punto di incrinare la relazione, oppure insofferente per senso di inferiorità, giudicandola “spocchiosa”.
E la persona povera potrà desiderare quella ricca o di successo, per poi percepire la differenza di condizione economica come sminuente.
Gli esempi potrebbero continuare a lungo.

Cantava il buon Fabrizio De André nella sua “Bocca di Rosa”:
Si sa che la gente da’ buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio
si sa che la gente da’ buoni consigli
se non può dare cattivo esempio.
” 😉

In un certo senso si potrebbe davvero arrendersi e concludere che forse un certo grado di ipocrisia è innato nell’uomo, però ci sono società, magari rurali, o persone singole, che ne appaiono davvero prive.

Mi ricordo una frase del film “Sette anni in Tibet”, nella quale una tibetana spiega al protagonista, che incarna il modello dell’uomo di successo europeo (un celebre scalatore davvero esistito e recentemente scomparso, Heinrich Harrer, interpretato nel film da Brad Pitt), che nella loro società “all’uomo medio non interessa mettersi in mostra, ma solo fare ciò che è bene per lui e per la società stessa” (vado a memoria).

Che sia la società occidentale ad essere affogata ormai da tempo in un mare di ipocrisia al punto dal farla sembrare ineluttabile?

Bé, se condideriamo che il nostro modello occidentale è quello più esportato nel resto del mondo… forse, almeno da questo punto di vista, non c’è da stare troppo allegri 😐

Nelle mani del destino – Il potere della convinzione – la morte.

– Nelle mani del destino –

 

Testa o croceUn grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a fin tempio shintoista e disse ai suoi uomini: “Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino”.
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
“Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.
“No davvero” disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce.

Non possiamo cambiare certi aspetti del destino, ma, per quanto riguarda le nostre scelte e il nostro impegno, tutto dipende da noi. È vero che i condizionamenti ci sono stati per lo più instillati dagli altri, ma è anche vero che, da un certo punto in avanti, da quando cioé ne diventiamo consapevoli, saremo noi a decidere come affrontarli, se accettarli o liberarcene. In meditazione si fa affidamento sulla propria forza interiore (jiriki). È ad essa che si fa appello per risolvere i problemi.



Commento di Wolfghost: volevo continuare il tema trattato negli ultimi post. Una osservazione che mi viene spesso posta (stavolta da Capehorn), è che non sempre possiamo costruire il nostro futuro come vorremmo che fosse: a volte le circostanze si frappongono – anche pesantemente – tra noi e l’obiettivo, apparentemente portandoci ineluttabilmente a mancarlo.

Nella storia raccontata, l’esercito di Nobunaga avrebbe anche potuto perdere la battaglia ma certamente, grazie al potere della convinzione nelle proprie possibilità che Nobunaga – in questo caso grazie ad un artificio che ricorda la famosa favola del sasso magico che ci raccontavano da bambini – diede loro, esso attinse al massimo della propria forza e con ciò si diede il massimo delle probabilità di riuscire a vincere. E non è cosa da poco, pur se la certezza non è di questo mondo (su questo argomento tra l’altro scrissi anche uno dei primi post su Splinder, eccolo qua: Il potere della convinzione).

Di più: anche se avessero perso, la qualità della risposta alla sconfitta avrebbe determinato l’esito delle sorti dell’intera guerra o, almeno, l’attitudine mentale ad accettare la sconfitta serenamente, anziché macerarsi sull’esito della stessa, cosa che avrebbe avuto ripercussioni sulla loro vita futura, immediata o lontana che fosse.

Qual è la differenza tra una squadra che vince un campionato ed una che arriva seconda? Spesso non risiede nel fatto di non perdere mai, cosa che capita molto raramente, ma piuttosto in quello di recuperare fiducia il prima possibile dopo la sconfitta stessa. La squadra che riesce, torna presto al successo; quella che non lo fa, ci mette più tempo e il divario di punti potrebbe divenire incolmabile.

Ma prendiamo l’esempio più estremo: la vicinanza della morte. Apparentemente tutto è perso, non c’è più futuro, salvo quello più immediato. Eppure la qualità degli ultimi tempi è molto importante: ho visto persone spegnersi serenamente, altre essere tormentate dall’angoscia, e non vi nascondo che l’impatto su di me è stato profondo in entrambi i casi. Ricordo il resoconto di psicologi che aiutano persone ormai in fase terminale ad affrontare quello che chiamiamo “ultimo viaggio”. Essi dicevano che alcune di queste persone riuscivano a trovare una serenità tale da… imparare perfino in quell’ultimo periodo della loro vita e insegnarlo – di conseguenza – a chi era loro vicino.
So che potrebbe apparire una magra consolazione, ma ricordiamoci che la morte è l’unica cosa (assieme alla nascita, altrimenti non saremmo qua a discuterne) che prima o poi tocca tutti e della quale presto o tardi dovremo prendere coscienza e non potremo più fingere che non ci riguardi.
Le grandi religioni del mondo, ma anche ogni corrente spirituale che si rispetti, hanno tradizioni e studi che accompagnano la persona che sta morendo all’atto finale. Certo, molte lo fanno, almeno in apparenza, con la promessa di ottenere in questo modo il passaggio verso una dimensione più elevata, ma in ogni caso la serenità con la quale chi si affida ad esse affronta la morte è qualcosa di assolutamente impagabile, e oserei dire, una delle lezioni più importanti della vita stessa. Forse perfino la più importante, altro che “magra consolazione”. Quello che fanno quegli psicologi è una sorta di “spiritualità agnostica”, o perfino atea, non importa, perché il loro aiuto è indipendente dall’esistenza dell’aldilà.

Ecco perché sono sempre più convinto che la nostra risposta agli eventi che il caso pone lungo il nostro cammino, fa sempre la differenza, perfino quando tutto sembra perso.

mano luce

Decisionismo – di Ralph Marston

Non è mai successo che riportassi per due post di seguito uno scritto di uno stesso autore, ma diversi scambi nei commenti al post precedente ne hanno “reclamato” l’anticipazione così da chiudere il cerchio 🙂

Io aggiungo solo che, anche se è giustissimo prendersi il tempo di valutare pro’ e contro, poi una decisione e un’azione conseguente vanno prese, pena l’inerzia e l’immobilismo. E come ormai ho ben imparato, facendo mie le parole che una blogger lasciò sul mio blog tanto tempo fa, l’immobilismo diventa colpevolezza.
Coelho, in un altro scritto, sostiene che chi per paura di sbagliare temporeggia troppo, finisce poi per compiere quasi sempre una scelta sbagliata. E se consideriamo anche il non-scegliere come una scelta, sono completamente d’accordo.

Meglio decidere e correre il rischio di sbagliare, che non farlo e rimanere per sempre nelle sabbie mobili di una vita piatta ed infelice, la classica “vita di quieta disperazione”.

Ed ora le parole del buon Marston 🙂

 



DECISIONISMO
Se tu potessi rivivere la tua vita sarebbe facile evitare gli errori. Potresti semplicemente guardare indietro ai tuoi errori, vederli avanzare in modo chiaro e indubitabile e muoverti in un’altra direzione.
Nel mondo reale, dove il tempo si muove solo in avanti, evitare gli errori non e’ invece cosi’ facile da fare. Perche’ il solo modo di evitare completamente gli errori e’ di evitare completamente di entrare in azione.
Ma quello, naturalmente, sarebbe il piu’ grave errore di tutti. Perche’ sebbene tu riusciresti cosi’ a non compiere mai degli errori, non riusciresti parimenti ad avanzare, e non riusciresti cosi’ a fare nulla.
Per poter riuscire a compiere qualcosa, devi accettare il fatto che stai per commettere alcuni errori. Naturalmente non partiresti mai con l’idea intenzionale di commetterne ed e’ saggio prendere tutte le misure possibili per evitare di compierne.
Abbi quindi il coraggio di guardare avanti e di procedere, di prendere decisioni definitive, di compiere azioni specifiche, anche se qualcuna di queste si rivelera’ poi un errore. Quando gli errori arriveranno, lo stesso decisionismo ti consentira’ di lasciarteli rapidamente alle spalle.
Ralph Marston

salto gatto

Perseveranza – Vedere attraverso le cose, di Ralph Marston

Scusate il ritardo, rieccomi qua, in questa serata temporalesca… black-out permettendo 😛
Non avendo molto tempo posto un altro breve scritto di Ralph Marston, già citato in alcune altre occasioni 🙂

Il tema è la perseveranza… che, attenzione, non deve comunque essere scambiata con la testardaggine: bisogna sempre saper riconoscere quando ormai è davvero tempo di ritirarsi 😉

 



VEDERE ATTRAVERSO LE COSE
Ci sono quelli che smettono non appena qualcosa va per il verso sbagliato. Questi non vedranno mai nemmeno un barlume dei risultati che cercano.
Ci sono altri che tengono duro per un po’, ma poi si arrendono dopo ripetute sconfitte. Questi investono tanto tempo e sforzi, e poi abbandonato tutto troppo presto.
Poi ci sono quelli che riescono a vedere attraverso le cose. Trovano un modo per continuare ad andare avanti, non importa come. Sono pienamente impegnati perche’ conoscono, senza dubbio, il valore di cio’ che sono determinati a raggiungere.
Questi trascendono non solo i rovesci temporanei, ma anche il sarcasmo e la derisione di tutti quelli che li invogliano ad arrendersi.
Fortunatamente, questi sono quelli che hanno le idee chiare, che impegnano tutto cio’ che hanno nello sforzo di realizzare cio’ che sanno deve essere fatto. Queste persone portano un valore incalcolabile nel mondo in cui tutti noi viviamo.
Quando la vita continua ad andare avanti, nonostante le probabilita’ contro di essa, c’e’ sempre qualcuno che fa in modo che cio’ sia possibile. Quella e’ la persona che e’ pronta e capace di vedere attraverso le cose.
Ralph Marston

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