L’arte di non rispondere alle provocazioni

IL DONO DEGLI INSULTI
di Paulo Coelho

 


SamuraiVicino a Tokyo viveva un grande samurai, ormai anziano, che si dedicava a insegnare il buddismo zen ai giovani. Malgrado la sua età, correva la leggenda che fosse ancora capace di sconfiggere qualunque avversario.
Un pomeriggio, si presentò un guerriero, conosciuto per la sua totale mancanza di scrupoli. Era famoso perché usava la tecnica della provocazione: aspettava che l’avversario facesse la prima mossa e, dotato com’era di una eccezionale intelligenza che gli permetteva di prevedere gli errori che avrebbe commesso l’avversario, contrattaccava con velocità fulminante. Il giovane e impaziente guerriero non aveva mai perduto uno scontro.
Conoscendo la reputazione del samurai, egli era lì per sconfiggerlo e accrescere in questo modo la propria fama. Tutti gli allievi si dichiararono contrari all’idea, ma il vecchio accettò la sfida. Si recarono tutti nella piazza della città e il giovane cominciò a insultare il vecchio maestro. Lanciò alcuni sassi nella sua direzione, gli sputò in faccia, gli urlò tutti gli insulti che conosceva, offendendo addirittura i suoi antenati. Per ore fece di tutto per provocarlo, ma il vecchio si mantenne impassibile.
Sul finire del pomeriggio, quando ormai si sentiva esausto e umiliato, l’impetuoso guerriero si ritirò. Delusi dal fatto che il maestro avesse accettato tanti insulti e tante provocazioni, gli allievi gli domandarono: “Come avete potuto sopportare tante indegnità? Perché non avete usato la vostra spada, pur sapendo che avreste potuto perdere la lotta, invece di mostrarvi codardo di fronte a tutti noi?”.
“Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?”, domandò il samurai.
“A chi ha tentato di regalarlo”, rispose uno dei discepoli.
“Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti”, disse il maestro: “Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé”.



Commento di Wolfghost: ho già scritto alcuni post che parlano di diplomazia, della capacità di non farsi trascinare nello scontro verbale – se non fisico – e questo per molti campi della nostra vita. Ho così notato che puntualmente salta fuori qualcuno che, come i discepoli del vecchio samurai, rimangono sorpresi da un simile atteggiamento, scambiandolo per arrendevolezza, per codardia, per paura, per scarso impegno sociale.
In realtà però io sono di parere diverso. Primo, la vita è troppo breve per spenderla litigando, facendo a botte, o sperperando soldi in tribunale. Secondo: se l’altro cerca lo scontro, per lui sarà già una prima vittoria trascinarti nell’arena. Non cadere nella provocazione spesso comporta una vittoria maggiore di quale che si otterebbe combattendo e vincendo.
Infine credo che la persona intelligente sappia quali sono le cose per cui valga davvero la pena combattere, perdendo – almeno momentaneamente – serenità, energia, tempo, salute. E certamente la provocazione non è tra queste 🙂
… e poi guardate che è verissimo: chi accetta la provocazione trasferisce su sé stesso almeno parte del malanimo di chi ha di fronte, con il risultato che quest’ultimo sta meglio, e lui… peggio 😐
Ne vale la pena? 😉


litigio

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99 pensieri su “L’arte di non rispondere alle provocazioni

  1. E hai ragione, non reagendo il male ritorna al mittente, anche se non è facile starsene lì a "prendere gli insulti", per esempio.
    Queste cose poi si imparano "da grandi", voglio dire a non cogliere certe sfide. Ben diversa è la sfida la vita proprone, ma questo è un altro discorso.

    Grazie !

    Rondine

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  2. Ciao Wolf, eccomi di ritorno…

     Io non so che dire perchè a mente fredda ti risponderei che sicuramente chi litiga o cerca la lite dimostra di non ragionare e, quasi sempre nello scontro ha la peggio…è molto meglio fermarsi un momento a riflettere e valutare chi si ha di fronte…diceva uno dei miei sensei di arti marziali…e sono daccordo…purtuttavia temo che per il mio modo di essere al di là di tutto riconosco che ho difficoltà a non rispondere ad una provocazione…comunque ho imparato nel tempo a controllare la mia impulsività e mi sforzo di aspettare. Certo Wolf se il tutto riguarda la mia persona è una cosa… ma se percepisco il pericolo o assisto ad una aggressione ai danni di un componente della mia famiglia o ai miei animali, come pure vedessi picchiare una persona qualsiasi …non so so…impulsivamente mi verrebbe di cercare di difenderla…
    Credo che bisogna trovarsi nelle situazioni…saggio è colui che prende la decisione giusta ….ma come si fa in quei momenti…

    Un salutone…
    paola…

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  3. “Il segreto dell’aikido è armonizzarci con il movimento dell’universo e accordarci con l’universo stesso. Chi
    ha già guadagnato il segreto dell’aikido ha l’universo in se stesso e può dire, ‘io sono l’universo.’
    Io non sono mai sconfitto, per quanto rapidamente l’avversario attacchi, perché la mia tecnica è più rapida
    dell’attaccante. Non riguarda affatto la velocità. Il combattimento è finito ancora prima di cominciare.
    Quando qualcuno prova a combattere contro di me, l’universo stesso, egli deve rompere l’armonia
    dell’universo. Perciò, nel momento in cui decide di combattere contro di me, è già sconfitto.”

     

    “Il vero budo è un lavoro d’amore. Esso è il lavoro di donare la vita a tutti gli esseri viventi, non e né
    l’uccisione né il baratto contro l’altro. L’amore è Dio che veglia su tutto. Senza di esso, niente può esistere.
    Aikido è la realizzazione dell’amore.
    Perciò, concorrere secondo le tecniche, vincere e perdere non è il vero budo. Il vero budo non conosce la
    sconfitta. ‘Mai sconfitto’ significa ‘mai combattente’.
    La vittoria è vincere la mente del disaccordo in voi stessi. Ciò è fare fino in fondo la missione che vi è stata
    donata. Questa non è solo una teoria. Praticatelo. Allora accetterete il grande potere dell’unità con la natura.”

    e ora……..sdrammatizziamo……………..

     

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  4. Quanti commenti! Non ce la posso fare!  

    x AlanFord: ti facevo più giovane, li porti bene i tuoi anni!
    Grazie e auguroni anche a te!

    x Fatima: grazie cara, buone feste e un felicissimo 2010 anche a te!

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  5. x AngelsFallFirst: ecco… avevo scritto un po’ di commenti ma Julius saltando sulla tastiera li ha cancellati
    Comunque, a te avevo scritto che è curiosa quella frase "colorita" stona un po’ con la "saggezza" del commento. Ma la sostanza (del commento! ) è buona!

    x Gchick: è vero, ma perfino le pasionarie possono nel tempo imparare a moderare le proprie reazioni… soprattutto se distruttive, naturalmente

    x Fly: commenti che si avvicinano al detto che riporti ce ne sono già stati, ma io non concordo troppo. Infatti, se è vero che il perdono può essere usato anche come vendetta (terribile, eh!), il suo vero scopo è molto più nobile. Come minimo serve a preservare noi stessi

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  6. che bella riflessione… partendo poi da un brano del mio scrittore preferito.
    però non è sempre facile lasciar correre,sopratuttto se si ha il difetto di essere orgogliosi e testardi… anzi,penso che per me sarebbe impensabile 😦
    buona serata e grazie del meraviglioso post!

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  7. x Paola: oooh! Uno dei primi commenti con un PC nuovo? Che emozione, eh?? Prima o poi dovrò cambiarlo anche io, è del 2001 sai? Praticamente un dinosauro
    Venendo al tuo commento (il secondo ), voglio sottolineare, come scritto in altri commenti, che un conto sono le provocazioni, un altro sono le aggressioni o i pericoli reali: certamente nei secondi è bene reagire, e in fretta anche E’ sempre comunque fondamentale saper riconoscere i due casi ed agire di conseguenza.
    Salutone

    x Rondine: sono d’accordo. Si imparano. Anche se non è scontato che avvenga: nella vita bisogna voler imparare
    ahahah il tuo secondo commento è… un augurio natalizio e di buon inizio d’anno, immagino! Altrettantoooooooo!!

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  8. x Yasmine: grazie cara! Buone feste anche a te! Di cuore

    x Orchismoria: davvero interessanti le parole dell’Aikido, grazie, nel mio piccolo le quoto in pieno
    Ma povero cucciolottoooooo, che gli fai fare??
    Fagli gli auguroni da parti mia! E… anche a te, va!

    x Unpiccologirasole: intanto benvenuta sul mio blog In quanto al commento… ah, guarda, che non sia facile non lo mette in dubbio nessuno!

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  9. @AZALEAROSSA1958
    Purtroppo non basta frequentare il mio blog per diventare millenari, io sono Matus-Alan  da sempre, un dono di nascita, ed io ci nacqui, o si dice nascetti? mah? boh?  comunque grazi per i complimenti.
    Nuovamente tanti e tanti auguri di buone feste, ciaooo neh! Notte anche a te.

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  10. "chi accetta la provocazione trasferisce su sé stesso almeno parte del malanimo di chi ha di fronte"
    tue parole che condivido.

    sono troppo stanca questa sera per parlare di un argomento così vasto…che parte dalla dignità che noi dobbiamo a noi stessi.

    ritorno Wolf.

    🙂
    Aura

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  11. Le parole di Coelho mi hanno portato qui…ero tentata di non commentare, ma poi l’argomento è interessante …credo che non tutti sappiano essere samurai anche perchè la rabbia è un sentimento , è uno di quegli aspetti positivi o negativi che comunque ti rendfe un essere umano…certo può e deve essere gestita soprattutto nelle questioni che sono di poca importanza o con le persone con le quali non vale la pena nemmeno litigare. E lì è facile essere diplomatici, oppure ignorare e alzare un m uro di indifferenza. Il problema è quando la rabbia viene causata da qualcuno che hai a cuore , un figlio ad esempio. Il problema è che quando poi ti lasci prendere puoi commettere errori ai quali è difficile rimediare (visto che ti piacciono le storielle conoscerai sicuramente qualla del padre che invita il figlio a piantar chiodi nella palizzata) questo è il motivo per cui io rifiuto il dialogo quando sono molto arrabbiata : lo facevo con mia figlia da piccola, ad esempio, e lei sapeva che doveva aspettare e poi avremmo risolto a mente fredda e ad animo freddo…tanto per farti un esempio concreto di quello che volevo dire…insomma non si può essere samurai, ma sforzarsi di essere uomini migliori…certo è che se ci fosse maggiore sincerità e rispetto reciproco il problema non si porrebbe minimamente…ma questa è utopia.

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  12. Benvenuta Dorame, grazie di aver commentato
    Spesso questi brevi racconti, non solo quelli di Coelho, fornisco una traccia, l’ottimo a cui puntare, ma non hanno davvero la pretesa della perfezione. L’importante, come dici te, non è diventare "samurai", ma almeno capire… qual’è la direzione giusta, e cercare di fare del proprio meglio per andarci
    La perfezione poi, si sa, non è di questo mondo
    Ehi… però con tua figlia te la cavavi bene, devo dire!

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  13. sono l'utente di prima……non sono un violento, ma sono del parere che una persona non deve mai abbassare la guardia per non essere sopraffatto. In una società come quella attuale, malgrado gli sforzi compiuti per migliorarla, vige sempre la legge del più forte e il più debole sembra destinato a soccombere!

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  14. si, si, ho capito. er questo ti ho risposto che ci sono molti modi di "sanguinare". A volte la non-violenza ha ottenuto piu' della violenza. Perfino in termini di "soddisfazione".Comunque e' ovvio che… quando ce vo' ce vo'! Se il samurai del racconto si fosse scagliato comunque contro il vecchio maestro… be', probabilmente a questo punto egli avrebbe reagito

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  15. ……comunque ammetto che oggigiorno ci preoccupiamo troppo dei forse possibili attacchi da parte delle persone che ci circondano quando in verità, la vera minaccia, arriva da più in alto….non so se mi capisci.

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  16. …..le offese che una persona può fare ad un'altra persona è niente in confronto alle offese che tutte le persone messe insieme hanno fatto a Madre Natura: lei si vendicherà in malo modo, anzi, forse qualcuno non se n'è accorto ma lo sta già facendo! Quindi dobbiamo smetterla di offenderci l'uno con l'altro e riunire i nostri sforzi per riparare il danno causato, forse siamo ancora in tempo (magari sono un pò fuori tema ma sentivo un estremo bisogno di dirlo!).

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  17. Vero. Comunque i due aspetti sono più collegati di quanto si possa credere. Come è possibile aspettarsi un rispetto generale verso la Natura, quando non siamo nemmeno capaci di rispettare il prossimo o un piccolo animaletto?

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  18. ….tutta colpa del denaro! (+ denaro = + potere)Chi non possiede denaro ci prova con l'arroganza e la prepotenza.Mi ha fatto bene parlare con te: mi sono scaricato un pò!Ti saluto!

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  19. Vero… anche se il vero problema è il potere, presente a volte anche senza il denaro. Il denaro è più un mezzo, proprio per arrivare al potere.Bene, ne sono contento! Quando vuoi ripassa, io sono qua

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  20. Verissimo!!!!Confermo tutto quanto: quando non si accettano le provocazioni si evita di stare male e si lascia tutto il negativo al mittente!!!E ce ne sono di persone negative ed invidiose, altro che!! Spesso anche nelle famiglie di origine….che tristezza!!!L'importante è non cadere mai in tentazione!!!!

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  21. Assolutamente Purtroppo le persone negative si possono trovare ovunque; certo ci sono luoghi, circostanze e tempi che possono "predisporre" di piu', ma non e' cercando di evitarli ossessivamente che si riuscira' ad evitare il problema. Meglio dunque… resistere alla tentazione, come dici tu Grazie per l'intervento

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  22. Rieccomi….comunque un’altro anno è quasi andato e ancora non ho “massacrato” nessuno (per fortuna!), probabilmente perchè sono più forte di chi mi provoca.

    Auguro buone feste a tutti quanti e cerchiamo di essere felici anche quando non abbiamo motivo di esserlo perchè c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi….

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  23. Questa mattina ho acceso il pc per cercare come imparare a muovermi quando mi viene fatta una provocazione, o un'offesa…il primo link trovato è stato questo…ho letto e compreso…
    Mi ritengo una persona dolce, e che mai e poi mai offenderebbe un amico, un conoscente, un essere vivente insomma, di qualunque specie esso sia. Questo mi porta ad essere disponibile all'ascolto, disponibile all'azione…è da parecchio che seguo la filosofia buddista e cerco di applicare ogni insegnamento che riesco a fare mio…è un continuo lavoro, incessante e molto interessante…
    Le persone negative cerco di evitarle se capisco che sono terreno arido, ma – e c'è un ma, mi sono accorta che anche tra le persone che conosco, tra quelle che mi vogliono bene ogni tanto qualcosa non prende la giusta strada. Mi è capitato di parlarne con un saggio che mi ha consigliato di parlarne apertamente a chi mi ferisce, chiedendo il perchè lo aveva fatto…ma non è sempre attuabile, non sempre.
    Mi rendo conto le persone si permettono di fare o dire ciò che io permetto loro…ma quando scatta tutto ciò? quando una persona, anche ridendo, ti sbeffeggia mandandoti a quel paese (non proprio in questo modo…) come fargli capire che mi sta ferendo…commetto uno sbaglio sostanziale…mi chiedo spesso perchè alcune persone lo facciano e perchè io non lo farei mai…
    Il problema essenziale è poi il seguito…quando vengo trattata male, incasso per qualche minuto cercando di stemperare…fino all'esplosione. A quel punto, al mio interlocutore non interessa sapere il perchè della mia reazione, ma mi considera una persona negativa, violenta…
    Questa sera mi incontrerò con amici e all'interno di questo gruppo c'è un elemento che grazie al cielo, raramente esce con tutti noi, ma che quando ciò accade, mi prende di mira e inzia a martellarmi per il corso di tutta la serata…sarei tentata di non uscire…ma non mi sembra la giusta soluzione…vorrei solo sapermi muovere, e non passare dalla parte del torto con una reazione che può essere considerata spropositata.
    Devo superare questo mio ostacolo.
    Grazie per avermi ascoltata,
    Paola

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  24. Ciao Paola, grazie per il tuo interessante commento Anche io ultimamente mi sono avvicinato, o forse dovrei dire riavvicinato, al buddismo, in particolare quello tibetano ma non solo
    Se ti interessi a tale "filosofia", saprai certamente che persone come quelle di cui parli dovrebbero essere viste come straordinarie opportunita' di crescita anziche' come problemi da evitare Il buddismo, cosi' come ogni altra filosofia che richiede pratica, invita a portare i suoi messaggi nella vita quotidiana, e non ad occuparsene solo durante le sessioni di pratica (meditazione, studio e quant'altro), altrimenti non serve a granche' Anzi, uno degli errori piu' grandi e' proprio quello di "entrare in stanza" per meditare e poi "uscire" da essa senza portarsi nulla dietro: a che serve un'azione cosi'?
    Se non puoi evitare quella persona invasiva, ti consiglio di vederla in modo positivo, ovvero come un test che ti permette di mettere alla prova cio' che stai imparando, la tua pazienza, la tua comprensione e compassione. In fondo una persona cosi' deve avere per forza dei problemi, no? Dunque e' una persona per cui provare compassione
    Il solo fatto di porre dentro di te la faccenda in questo modo, ti permettera' senz'altro di superare il fastidio, ed anzi di sorriderci sopra
    Non a caso una delle grandi doti di cui il buddismo invita a prendersi cura e'… l'umorismo
    Infine, perche' queste persone sono cosi' nei nostri confronti? Ma e' semplice: perche' sono cosi', perche' sono cresciute cosi', perche' il loro percorso, la loro esperienza le ha portate ad essere tali. Perfino se esse sembrano prendersela direttamente con noi, in realta' stanno solo riversando fuori (in questo caso su di noi) cio' che hanno imparato. In un certo senso… non c'e' nulla di personale
    Ricordati che, se e' vero che stiamo bene con chi ci e' simile, e' da chi e' diverso che abbiamo da imparare di piu'; da un nostro "clone" che possiamo imparare?
    Mettiti alla prova, apprendi dalle emozioni che tale persona suscita in te come la mente funziona, e il modo di controllare tali emozioni. Ti sara' di grande aiuto in futuro
    Un caro saluto

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  25. purtroppo quello che sto' scrivendo e' pura verita'!!Il 4dicembre 2009 muore mio marito in un incidente stradale mentre si recava in aeroporto…Io ho tre figli …due donne e un uomo primogenito…lui ha una bimba di nome REBECCA Carol…nn e' sposato ma fino a due anni fa' nn conviveva  e a dire la verita' ancora nn sono sicura…kmq veniamo al dunque…la sua compagna agli otto giorni della morte di mio marito inizia ad offendermi e tanto altro io faccio la gnorra perche' veramente nn riesco a capire…poi nn mi fa' vedere piu' la bimba (infatti sono due anni che nn la vedo)Poi finalmente riesco a capire ..mio figlio  racconta molte bugie…Io come madre gli dico di prendere le sue responsabilita' e di andarsene x' sono stanca di essere insultata…nn contento ..fa' cose molte brutte nei  miei confronti nn voglio dirle…finale  muore la madre di mio marito…mi  presento in chiesa nn x il funerale  ma x vedere la recitazione di mio figlio….( dovete sapere che  mia SUOCERA nn ha mai Amato i miei figli e sopratutto me)insieme alla zia e fratello della salma seduto avanti nei banchi …al momento della comunione …mia cognata mi insulta dicendomi NN ti vergogni!! io mi sono girata l'ho guardata …ho fatto il segno della croce e Terminata messa andata via…mio figlio…ha assistito tutto cio' pero' nn ha mosso un dito e ancora di pui' il fratello della salma mi ha detto vai via!!credetemi io sono andata per vedere mio figlio e la sua malvagita' che in tanti anni non avrei mai creduto che lui avesse …Il mio cuore ha pianto molto allora voglio sapere da voi che mi leggete …cosa avranno queste persone un domani??

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  26. Scusa, il tuo resoconto e' un po' confuso, non si capisce bene a cosa sia dovuta la loro l'ostilita' nei tuoi confronti Probabilmente a qualche malignita' gratuita e falsa messa in giro verso di te, ma non essendoci dentro non posso saperlo.
    In ogni caso… capisco il dolore che provi nei confronti della loro insofferenza nei tuoi confronti, ti devi sentire incolpata ingiustamente e senza possibilita' di replica. Tuttavia devi andare avanti. Tu sai come ti sei comportata e devi essere giudice unico di te stessa E al loro domani non ci pensare, mia mamma soleva dire che il tempo e' galantuomo (ovvero che le cose prima o poi vengono fuori e chi ha sbagliato paga mentre chi e' in ragione viene premiato), ma io ti suggerisco di non stare a pensarci. La vita e' dura e gli uomini sono caduci e fragili. Chi fa del male ha bisogno anch'esso della tua compassione, che non vuol dire permettere di continuare a farti del male (personalmente adotto la politica dei "passi lunghi e ben distesi" da chi mi danneggia), ma capire che lui o loro stessi sono persone con problemi, fragili come e piu' di noi. Perdona dunque, se usi la comprensione della fragilita' dell'animo umano non ne avrai nemmeno bisogno, e poi vai avanti per la tua strada
    Un caro saluto!

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  27. ho letto con molto piacere questo articolo, io sono una persona calma e paziente che raramente perde le staffe però mi accorgo che questo a volte è più un limite che una risorsa perché molte persone se ne approfittano, non so se il non reagire, il silenzio, l’indifferenza siano le soluzioni ad una provocazione, ho notato che spesso il provocatore non si arrende anzi continua con maggior vigore proprio in ragione della mancata reazione, forse non sarebbe meglio quando occorre una reazione forte e d energica? insomma credo che nella vita sia importante farsi rispettare, anch’io di recente ho letto un libro sul buddhismo devo dire molto interessante ma forse ai giorni attuali piuttosto utopico

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    • Credo che la risposta al tuo intervento tu la possa trovare in quest’altro articolo: Mantenere il dialogo (ti metto il link a termine commento)
      Ne ricordo poi un altro – che, ahimé, non riesco a trovare in questo momento – dove raccontavo un aneddoto su Gurdjieff, una personalità, una specie di santone, vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900. Gurdjieff era una persona che non perdeva mai le staffe, ma un giorno, uno dei suoi allievi più vicini, entrando nel suo studio assisté ad una scena insolita: Gurdjieff, fuori di sé, stava pesantemente insultando il suo assistente! Non appena l’assistente, con la coda tra le gambe, lasciò lo studio, l’allievo vide Gurdjieff trasformarsi in un istante tornando quello di sempre. Accortosi dello stupore dell’allievo, Gurdjieff spiegò che certe persone non sono in grado di capire altro che l’ira, almeno fino a quando il loro meccanismo mentale non sia cambiato. Allora aveva finto, poiché sapeva che quello era l’unico modo attraverso il quale il suo assistente poteva capire.
      Il racconto di Coelho, l’aneddoto di Gurdjieff e l’altro racconto sembrano in palese contraddizione. Tuttavia il contesto è molto importante. Così, ritengo che in generale non rispondere alle provocazioni sia l’atteggiamento migliore, non solo per le eventuali conseguenze di una replica scontrosa, ma anche e soprattutto se siamo capaci di “essere trasparenti” dentro noi stessi. Tuttavia, come in tutte le cose, esistono eccezioni delle quali dovremmo tenere conto. Ad esempio, tutti siamo in grado di capire quando, poniamo, nostra moglie ci “aggredisce” perché magari ha avuto una giornata storta o è in un periodo “no” nel quale – giocoforza – finiamo un po’ per funzionare da punchball, e ci accorgiamo anche quando in realtà sta cercando di dare una mossa al rapporto, quando ha bisogno di un confronto; in questi casi quale sarà il nostro comportamento, la nostra risposta? Bé, dovrebbe adattarsi alle circostanze, diversa a seconda di cosa “ci viene chiesto”. Sta a noi capirlo ed agire di conseguenza.
      Ogni tanto, quando riesco, porto un po’ di crocche ai gatti di un vicino parco. Come sempre, c’è chi gradisce e chi no, vuoi perché passa di lì con un cane che non va d’accordo con i gatti, vuoi perché pensa che i gatti “sporcano”, ma anche perché sono degli idioti che cercano di sfogarsi su qualcosa di più debole (i gatti, appunto). In certi casi mi verrebbe di reagire con una certa… violenza, ma so che – a meno di attacchi particolarmente aggressivi – è meglio che non lo faccio poiché rischierei ritorsioni sui poveri ed innocenti gatti.
      Quando ci riusciamo, dovremmo sempre valutare la risposta migliore alle circostanze 🙂
      In quanto al buddhismo, il messaggio dei buddhismo stesso – in questo momento parlo di quello che conosco un po’ meglio, ovvero il buddhismo tibetano – è diverso qua in occidente. Loro stessi sanno benissimo che la cultura è diversa, le tradizioni diverse, e che non possono – ma d’altronde sono i primi a non volerlo – chiedere a noi occidentali di “diventare come loro”. Lo stesso Dalai Lama ha apertamente detto che chi è, ad esempio, cattolico, farebbe meglio a restare tale, adottando casomai le tecniche buddhiste come metodo piuttosto che come “religione”.
      Sul lato spirituale invece, credo che buddhismo, cristianesimo o qualunque altra grande religione possa essere definita alla medesima maniera: utopistica o possibile, a seconda delle nostre credenze.
      Grazie per il commento, mi fa sempre piacere rispolverare antichi post 🙂

      http://www.wolfghost.com/2007/11/07/mantenere-il-dialogo/#comments

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  28. Alle provocazioni insulti che riguardano la mia persona io rispondo ….col silenzio totale…oltre lo zen…….ma quando viene tirato in ballo qualcuno a cui voglio bene la risposta e’ in due fasi

    Vattelo a prendere nel ****

    Sei cosi imbecille amico…che ad una gara di imbecilli arriveresti secondo

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