Il famoso “bambino interiore” :-)

CervelloSpesso le moderne correnti psicologiche un po’ “new age” parlano della necessita’ di mantenere vivo e attivo il “bambino” che e’ dentro di noi 🙂 Questa affermazione fa storcere il naso a molti che magari preferiscono pensare che tutto quanto hanno appreso nel corso della loro vita, la loro personale esperienza, li ha portati ad una “saggezza” che poco si sposa con l’idea di tornare “bambini”. I bambini sono ingenui, fanno e faranno tanti errori, si comportano in maniera sciocca se visti con gli occhi di un adulto.

Un paio di mesi fa lessi un post di zeroschemigh nel quale si parlava della necessita’ di “combattere l’invecchiamento mentale” facendo restare la mente allenata e pronta, ma non gia’ attraverso quei giochini piu’ o meno elettronici che oggi vanno tanto di moda, quanto, usando le sue stesse parole, “basta poco: non impigrirsi nella routine e lasciare che il cervello continui ad imparare cose nuove. Così facendo lui riesce a creare scorciatoie, associazioni di idee, canali alternativi che ci permettono di ricordare il titolo del libro o quello che cercavamo nel frigo”  🙂 Il post integrale lo trovate qua: Buone notizie… per il cervello

Commentai il post scrivendo che, a parte concordare appieno, l’importante e’ essere curiosi e giocosi, non importa l’eta’. Credo che ognuno di noi abbia una sua componente di curiosita’ e giocosita’ intrinseca (il “bambino interiore”, appunto), solo che col tempo tendiamo inconsciamente a spegnerla, a oscurarla con i nostri problemi e la pesantezza che ne segue.
Certo, possiamo attraversare momenti difficili nei quali queste qualita’ passano inevitabilmente in secondo piano, ma dove in genere sbagliamo e’ a mantenere questo stato di pesantezza anche quando il momento di difficolta’ passa, il che, purtroppo, diventa terreno fertile per i problemi successivi, che si ingigantiscono o addirittura nascono, grazie alla tetra visione che ci siamo via via fatti della vita.

Non c’e’ bisogno, appunto, di “giochini per il cervello”, basta lasciare le… redini un poco sciolte 🙂

Nel prossimo post, credo… :-o, vi descrivero’ una meditazione (se preferite chiamarla “un esercizio di training autogeno” va bene lo stesso :-D) di mia invenzione; essa dovrebbe avere lo scopo di tornare ad essere piu’ aperti e sereni, allontanandosi quanto piu’ possibile dal peso di cui preoccupazioni e difficolta’ ci hanno fatto caricato via via nel tempo.
Poi sarete voi a dirmi se funziona 🙂bambina

Ho ancora un sogno – Martin Luther King

Ecco perche’ mi piace girare per blog, anche se, ahime’, ultimamente ci riesco molto poco :-(: si trovano bei testi e autentiche perle 🙂 Il poterle condividere e’, secondo me, uno dei grandi benefici dei blog e della rete in generale.

Oggi voglio proporvi un pensiero di Martin Luther King, citato dall’amica katia1408 nel suo blog Hildam

“Si, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti,
di speranze rovinate,
ma nonostante tutto oggi voglio concludere
dicendo che io ho ancora dei sogni,
perchè so che nella vita non bisogna mai cedere.

Se perdete la speranza, in un modo o nell’altro,
perdere quella vitalità che rende degna la vita,
perderete quel coraggio di essere voi stessi,
quella qualità che vi fa continuare nonostante tutto.

Ecco perchè io ho ancora un sogno…”

(Marting Luther King)

Un minuto – un pensiero di IsaacSky

Oggi voglio proporvi un bel post (almeno per me) di IsaacSky, blog Isaac, che ben si intona con i discorsi recentemente fatti sui pensieri buddisti (lui magari nemmeno lo sa, ma… leggere per credere! 😉 ) con in piu’ una vena poetica e sognatrice 🙂


Un minuto
By: IsaacSky
blog: Isaac

E se per un solo piccolo e solitario minuto riuscissimo a spogliarci di tutto?
Prima i vestiti, poi la carne e poi i pensieri, inutili e folli pensieri.
Cosa rimarrebbe?

Rimarremmo noi, piccole esistenze luminose trasportate nel deserto terrestre da un vento tiepido come i tramonti sul Mediterraneo.
Saremmo leggeri come piume perché spogliati di tutto il fardello che la storia ci ha dato, anche i ricordi sparirebbero e le situazioni che li hanno generati.
I rancori, i sogni, le invidie, le offese subite, la pelle raggrinzita, i mali del corpo, … non fanno più parte di voi.
Ma cosa più importante, sparirebbero le illusioni che ci raccontiamo quotidianamente per dare un senso logico alla nostra esistenza,
riusciamo per un minuto ad alleggerirci ?

Forse state camminando o credete di farlo, esistete solo voi e la luce che vi guida, Il resto non conta perché non esiste più, siamo noi ora i satelliti del sole in un alba cosmica che non finirà mai.
E se credete che il minuto sia terminato vi rammento che non esiste un prima e un dopo, ma solo voi e il miracolo dell’universo.
Un viaggio tra i colori del cielo e della Terra che potrete percorrere ogni volta che lo vorrete:
che sia per un minuto o per l’eternità.

tramonto a GE-Nervi

La foto e’ mia, si tratta di un tramonto dalla passeggiata Anita Garibaldi a Genova Nervi

Il re denaro

DenaroPurtroppo devo ammettere che con l’eta’ certe cose appaiono via via piu’ evidenti e che cio’ che prima ti suonava “giusto ma esagerato” inizi a coglierlo nella sua interezza 🙂

Piu’ o meno ho sempre teso a scusare il capitalismo come fosse il “minore dei mali”. Una societa’, da una piccola comunita’ ad una vera nazione, tende naturalmente nel tempo ad andare verso il denaro e a tutto cio’ che ne consegue: lavoro, retribuzione, guadagni e perdite. Perfino qualche piccola “truffa” poteva starci in fondo: non e’ pensabile che si nasca tutti corretti e onesti, inutile nascondersi dietro a un dito.
Il denaro del resto pone indubbi vantaggi, e’ molto piu’ pratico delle forme di “baratto”, e da’ la possibilita’ di non doversi occupare di ogni settore della vita: io faccio l’impiegato per darti un certo servizio, tu che fai il fruttivendolo, poniamo, usufruisci di quel servizio e mi dai la frutta di cui ho bisogno; ne io ne te abbiamo necessita’ di saper produrre sia quel servizio che quella frutta, e probabilmente risulta migliore anche la qualita’. Pensate se invece ognuno di noi dovesse fare e procurarsi tutto da se’. Il vantaggio e’ davvero evidente.
Cosi’ pensavo.

Tuttavia devo dire che le cose nel corso dei secoli sono un po’ andate alla deriva. Non che sia una cosa di “oggi”, eh, notoriamente non sono uno da “si stava meglio quando si stava peggio”. Lo sfruttamento, sia delle risorse che delle persone, esiste da secoli, da millenni anzi. Pero’ devo dire che oggi ogni cosa o quasi viene fatta esclusivamente in base ai conti di “entrata” e “uscita”: la compagnia aerea – faccio questo esempio perche’ per me e’ cosa di ieri, ma ognuno di noi potrebbe portare altri mille esempi – che decide di far partire l’aereo a mezzanotte e mezza dopo una serie di falsi rinvii (loro sanno perfettamente che dovranno aspettare quell’ora, ma se lo dicessero scoppierebbe la rivolta di chi e’ in attesa), non lo fa certo per desiderio di esaudire le persone che non vedono l’ora di tornare a casa, ma piuttosto per evitare che i clienti possano chiedere l’alloggio notturno pagato o il rimborso del biglietto a viaggio concluso. Non e’ questione di umanita’, ma di puro calcolo economico.

Ecco, se ci guardiamo attorno tutto o quasi oggi funziona cosi’. Una grande societa’ ne cannibalizza una piccola e promettente, riempiendo di denaro le tasche degli ex fondatori; poi pero’, non appena ne spunta un’altra altrettanto promettente e piu’ “fresca” (com’era quella precedente all’inizio), l’azienda viene chiusa o, nel migliore dei casi, svenduta, con buona pace (si fa per dire) per chi resta a casa.
Benche’, se non vogliamo essere ipocriti, dobbiamo ammettere che anche noi a volte siamo portati a agire per calcolo, anche se a volte il processo decisionale avviene a livello inconscio (d’altronde e’ dura non essere in qualche modo condizionati dalla societa’ che ti ruota attorno), tale verita’ e’ enormemente piu’ evidente a livello di aziende, laddove cioe’ e’ piu’ facile pararsi dietro una “entita’ legale” piuttosto che rispondere da “persona fisica”. E i “non e’ colpa mia, e’ l’azienda [o “lo stato”, “la societa’” o “il mondo”] che stabilisce le regole” diventano d’uso comune, cosi’ che si trova “l’ultima ruota del carro” che ti arreca un danno personale – pur potendone fare a meno – per applicare pedissequamente regole che, essendo generali, divengono spesso ingiuste quando applicate a livello personale… come se i soldi li tirassero fuori di tasca loro 🙂

Devo dire che seppure sembrino banalita’, si prova un certo motto di sorpresa quando ci si accorge di quanto si sia inseriti nel “sistema”, rendendosi conto di aver incredibilmente dato per anni per scontato e inevitabile questo stato di cose.
Non sto criticando il lavoro, ci mancherebbe, ma piuttosto lo sfruttamento, cioe’ quel sistema lavorativo e sociale che ti toglie gran parte della vita, per poi a volte lasciarti a casa quando non servi piu’ o viene comunque trovato qualcuno che costa meno. Il fatto che si dia normalmente per scontato che, mentre noi siamo beotamente (no… non ho sbagliato: non volevo scrivere “beatamente”) contenti di avere una TV LCD e ci disperiamo quando essa si guasta, c’e’ un manipolo di persone che, sfruttando la nostra ignavia, possiede la grande maggioranza delle risorse, non e’ “normale”. Noi siamo chiamati alle “raccolta fondi” per calamita’ o ricerca, e lo facciamo di buon grado, quando con le risorse di cui sopra si sarebbe probabilmente gia’ elimimato molte sofferenze, malattie, disparita’.

Contrariamente a quanto puo’ sembrare non e’ un discorso politico, non credo che da un lato o l’altro del parlamento ci si comporti diversamente, quanto piuttosto una chiamata a risvegliarci ad un uso piu’… benefico della vita e del tempo. Di molte cose che possediamo o che desideriamo, non ne abbiamo proprio bisogno, e al di la’ dell’uso che faremmo dei soldi cosi’ spesi, ciascuno di noi ne avrebbe un enorme vantaggio (non economico 😉 ) rendendosene conto. E, chissa’… forse anche cio’ che abbiamo attorno col tempo tornerebbe ad essere piu’ a misura d’uomo…

Scusate per la lunghezza 🙂

Gli Spari Sopra

(Cliccare sull’immagine per far partire il video di “Gli spari sopra” di Vasco Rossi)

Un saluto dalla Danimarca :-)

DanimarcaBé, visto che dedico pochi post ai paesi stranieri nei quali mi capita di andare, un salutino stavolta ve lo faccio 🙂

Mi trovo in un piccolo paesino nel nord della Danimarca (prima di trovare un cartello stradale che lo indichi bisogna quasi sbatterci contro, quindi è inutile che vi dica come si chiama 😉 ).

Pensavo di essere quasi fuori dall’inverno, ma qui mi sono dovuto un attimo ricredere, come potete vedere dalle due foto 😮 Quella dove sono poggiate la nave e le barche non è acqua, guardate bene… è una distesa di ghiaccio e neve che le ha imprigionate  😀

Le temperature vanno da -8 a non più di qualche grado sopra lo zero nelle giornate assolate (comunque il tempo cambia con grande rapidità)… e ancora va bene: la scorsa settimana alcuni miei colleghi si sono beccati una mattina con un bel -15 😉 Ovviamente in pianura, eh! La Danimarca, come i Paesi Bassi, non ha montagne, mi pare di ricordare che la vetta più alta (si fa per dire) conta circa 600 metri…

Meno male che la settimana sta passando rapidamente, non vedo l’ora di tornare in Italia 🙂 In ogni caso, sapere che la mia banda di animaletti stavolta è in buone mani rende la cosa più facile 😉

A prestooooo! 😀

Danimarca2

Il buddismo tibetano – conclusioni

Per chiudere un ciclo di post dove spesso ho parlato di questo argomento, volevo raccontare brevemente cosa mi ha persolmente colpito di questa particolare religione.
E’ indicativo che già scrivere “religione” per descrivere il buddismo tibetano, mi fa un po’ storcere il naso. In effetti questo buddismo è più un “metodo” per controllare la propria mente e liberarsi da tutte le sofferenze, piuttosto che una religione. Tant’e’ vero che i lama sparsi per il mondo non cercano di fare proselitismo, ma solo di insegnare tale metodo al puro scopo di portare sollievo a tutti gli “esseri senzienti”: ciascuno è comunque libero di restare fedele alla religione di appartenenza ed anzi a volte, per motivi culturali, è addirittura consigliato.
Ovviamente è tutt’altro che facile spiegare tale metodo. Esso si basa sulla credenza che ogni sofferenza derivi dall’identificazione con il proprio “io psicologico”. Secondo i lama tibetani, noi siamo ospiti nell’involucro che chiamiamo corpo, ma siamo molto di più, e quando il corpo muore continuamo ad esistere. Già di per sé questa credenza sarebbe di grande sollievo, ma non è tutto qua. Un aspetto curioso è infatti che la rinascita non è un fatto positivo per i buddisti: rinascere significa infatti tornare a soffrire, perché il corpo inevitabilmente è caduco e prima o poi si ammala e muore. Il loro massimo è arrivare a non rinascere di più, o, meglio (e qui il buddismo tibetano si discosta da altre forme di buddismo) rinascere – pur potendo evitarlo – per propria scelta, solo per tornare ad aiutare tutti gli esseri che ancora soffrono.
E oltre al discorso del corpo, c’è anche di più. Nel corso di questa e di altre vite, ci siamo identificati con una figura psicologica che ha caratteristiche ben precise e al quale abbiamo dato il nome “io”. Allora soffriamo quando tale “io” viene ferito, offeso, non ottiene ciò che desidera. Ma tale identificazione è errata. Noi non solo non siamo il nostro corpo, ma non siamo nemmeno l’io psicologico che abbiamo via via costruito, e quando lo smascheriamo smettiamo di soffrire.
Queste sono le credenze.
Il “metodo” passa attraverso il riconoscimento dell’illusorietà dell’identificazione con il corpo (ne siamo solo ospiti) e con quello che chiamo “io psicologico” (è solo una nostra costruzione). La meditazione è il metodo. Essa non è “sedersi e non fare nulla”, ma osservare attentamente come lavora la propria mente, arrivando a vedere che tale lavorio è fine a sé stesso, ovvero che dietro non c’è nulla di concreto: solo idee preconcette alle quali abbiamo finito per credere dopo anni e forse secoli.
Questo non vuol dire che “non siamo nulla”, ma che ciò che siamo non è ciò con cui ci siamo identificati.
La cosa se vogliamo più curiosa è che… la parte più difficile è trovare cosa siamo; infatti per i Lama tibetani (così come per il “Budda storico”) “cosa siamo” – già ora, ma anche nell’aldilà – è qualcosa che è inutile spiegare a parole (e forse impossibile): lo si “percepisce” naturalmente attraverso l’illuminazione a cui porta la meditazione. Quindi sarebbe inutile, ed anzi fuorviante, parlarne 🙂

“Per innumerevoli vite ho vagato
cercando invano il costruttore di questa casa.
Doloroso invero è continuare a rinascere.
Oh, costruttore!

Ora ti ho trovato.
Non costruirai più questa casa.

Tutte le tue assi sono rotte,
La trave di colmo è spezzata.
La mia mente ha raggiunto la libertà suprema
Estinto è ogni desiderio”.
(Buddha)

Coast

New Age & C.

Prendo spunto da un mio commento ad un post di qualche tempo fa di SpiritoDiCorvo, per affrontare un po’ il tema della cosiddetta “New Age”.

Prendiamo la definizione di Wikipedia…
“New Age” (letteralmente: Nuova Età) è un’espressione generale per indicare un vasto movimento culturale che comprende numerose correnti psicologiche, sociali e spirituali alternative sorte nel tardo XX secolo nel mondo occidentale. Le numerose e diverse concezioni riconducibili a questa denominazione sono accomunate dall’ideale dell’avvento di un “mondo nuovo” o di una “nuova era”, spesso indicata astrologicamente come età dell’Acquario (l’età attuale è detta dei Pesci). Sotto la definizione di New Age vengono fatte ricadere molte realtà di diversa natura – semplici stili di vita, filosofie, religioni, terapie, organizzazioni, aziende e via dicendo, caratterizzate da un approccio eclettico e individuale all’esplorazione della spiritualità. Il termine New Age è anche ampiamente e ufficialmente utilizzato per riferirsi al vasto segmento di mercato in cui si vendono libri, beni e servizi “alternativi” connessi a tali visioni del mondo.

… in effetti la New Age appare come un grosso calderone dove finisce tutto cio’ “che va oltre la visione comune del mondo (dove per “comune” intendiamo originata dalla scienza attuale o dalle religioni della tradizione giudaico-cristiana)” [di nuovo da Wikipedia]  😐 Sembra insomma una sorta di “catalogo della spiritualita’” ad uso e consumo di chi voglia sposare una dottrina che… gli permetta di dirigersi dove piu’ gli aggrada  😀
Ovvio che vista cosi’ la faccenda non sia troppo entusiasmante…

Possiamo inoltre dire che la New Age non ha inventato nulla di nuovo, essa ha solo riproposto concetti e metodologie note da secoli e a volte da millenni, riproponendoli in forma “leggera” e, in un certo senso, “consumistica”. Difficilmente le dottrine New Age scendono molto nel profondo, esse danno messaggi piuttosto superficiali, a volte perfino banali.

E allora? 😐

Prendiamo ad esempio (e qui vado a ripescare e sistemare il commento che avevo messo sul blog di SpiritoDiCorvo) un paio di libri “cult” della New Age, il primo dei suoi albori e il secondo di oggi: “La Profezia di Celestino” e “The Secret”  🙂

La prima volta che lessi “La profezia di Celestino” mi sembro’ un libro brillante, se non altro per le indicazioni “curiose” che spingevano ad una riflessione. Tuttavia quando lo rilessi, diversi anni dopo, mi apparve un libro piuttosto insulso e che non diceva nulla di nuovo… Insomma l’esatto manifesto di quanto detto finora sulla “New Age”  😉
In realta’ poi capi’ che – come per “The Secret” – e’ vero: il libro e’ insulso per chi magari ha maturato un minimo di conoscenze psicologiche e spirituali, certamente non sara’ questo genere di libro a far diventare “illuminate” le persone, tuttavia essi hanno l’indubbio merito di… insinuare che forse c’e’ “qualcosa di piu’”, qualcosa in piu’ che, soprattutto chi ha gia’ dentro di se’ un recondito desiderio di conoscenza, forse manifesto anche in una latente insoddisfazione del proprio modo di vivere, potra’ cogliere e portare autonomamente avanti.
E’ un po’ come per scrittori come Coelho, Bambaren o Richard Bach, spesso criticati per la semplicita’ dei loro messaggi e lessico, ma… se tu decidi di rivolgerti alle “persone della strada”, e non a una nicchia di elite, come potresti agire diversamente? Che senso avrebbe utilizzare un linguaggio aulico e concetti complessi? Sono tutti libri e persone che buttano un piccolo sasso nello stagno della coscienza altrui: se essa si rivela terreno fertile, l’onda provocata da quel sassolino portera’ la persona a cercare “qualcosa di piu'” per conto proprio, approfondendo attraverso altri testi o esperienze. Altrimenti… be’, magari saranno stati davvero solo libri curiosi e forse un po’ insulsi 🙂

Ecco, questo vale per la “New Age” in generale: il suo merito non sta tanto negli insegnamenti, quanto nel funzionare come catalizzatore delle personali esigenze di ricerca interiore; essa e’ solo il primo passo di un lungo, forse interminabile, percorso.

Top_of_Atmosphere (da wikimedia)

Realta’ e Illusione nel pensiero buddista tibetano

ALBEROUn altro interessante concetto del pensiero buddista tibetano (non preoccupatevi, non ho intenzione di tediarvi con questi argomenti ancora a lungo :-P) e’ la differenza tra realta’ e illusione.

In occidente siamo convinti che per il buddismo tutto sia illusione: tutti siamo immersi in una sorta di stato di sogno e una realta’ vera e tangibile, unica per tutti, non possa esistere.

Questo concetto ci ha dato del buddismo una visione nichilista che ha spaventato molti, dato che il vuoto fa decisamente paura.

Invece per il buddismo tibetano la realta’ esiste eccome, solo che noi normalmente non la vediamo perche’ abbiamo di tutto cio’ che ci circonda una visione distorta, mediata dai filtri del nostro Io.

Una pietra esiste. Il dolore fisico esiste, cosi come il piacere. Pero’ noi aggiungiamo a ogni cosa e percezione “significati” che sono solo nella nostra mente.

Pensiamo ad un essere vivente fatto di legno, foglie e radici; un essere unico, diverso da ogni altro. Noi gli appioppiamo il nome “albero”, e con questo smettiamo di considere veramente quell’essere vivente: entriamo nel mondo dell’illusione, quell’essere non sara’ piu’ quello che e’ veramente, ognuno di noi lo percepira’ in modo tutto suo, diverso da ogni altro, applicando ad esso i filtri personali del nome “albero”; ad esempio, a seconda delle esperienze passate, esso ci dara’ una sensazione positiva, negativa o neutra. Insomma, quel nostro albero non e’ piu’ l’albero in questione, ma solo una nostra personale rappresentazione.

Questo vale per ogni cosa. Allora, il concetto buddista, non e’ che nulla esiste veramente, ma semplicemente che la realta’ normalmente ci sfugge.

La meditazione e’ il metodo principe che loro usano per entrare in contatto con la realta’, facendo cadere il velo dell’illusione. Meditando e’ possibile capire quanto la nostra percezione ci impedisca di vedere la realta’; infatti, almeno per i buddisti tibetani, “meditazione” non e’ solo sedersi nella posizione del loto e smettere di pensare, ma un vero e proprio metodo di riflessione, in stato di calma assoluta, che permette di capire i normali meccanismi illusori di cui solitamente siamo vittime 🙂

La seguente storiella e’ in realta’ Zen, ma ovviamente molti concetti base sono simili nelle varie correnti buddiste 🙂

La Brocca-

broccaIl maestro Pai-chang voleva scegliere un monaco cui affidare l’incarico di aprire un nuovo monastero. Convocò i suoi discepoli, pose una brocca sul pavimento e disse loro: “Sceglierò chi saprà descrivere questa brocca senza nominarla”. “È un vaso di forma rotondeggiante, con un manico e un becco” rispose il più colto dei suoi allievi. “È un recipiente di colore grigio e serve per contenere acqua o altri liquidi” disse un altro. “Non è uno zoccolo” intervenne un terzo più spiritosamente. Gli altri monaci non dissero nulla, perché erano convinti di non poter escogitare definizioni migliori. “Non c’è nessun altro?” domandò il maestro. Allora si alzò Kuei-shan, che nel monastero era un semplice inserviente. Egli prese la brocca in mano e la mostò a tutti senza dire nulla. Pai-chang dichiarò: “Kuei-shan sarà l’abate del nuovo monastero”.

La rinuncia e il non-attaccamento nel pensiero buddista tibetano

Venerdì sera sono finalmente tornato da Bruxelles, in realtà sono solo stati pochi giorni ma… casa è sempre casa 🙂 E poi con tutti questi animaletti ad aspettarmi, compagna a parte naturalmente, come potrebbe non mancarmi? 😉

Tom, Julius e SissiVolevo brevemente parlarvi del concetto buddista di “rinuncia”. La rinuncia buddista, il “non attaccamento”, è stato spesso mal inteso e di conseguenza osteggiato dal mondo occidentale.
“Non attaccamento” non significa rinuncia ai piaceri e alla comodità come generalmente crediamo, forse anche perché condizionati dal pensiero cristiano; la rinuncia e il non attaccamento si riferiscono all’approccio mentale non solo a piaceri e comodità, ma a tutto, proprio tutto ciò che esperiamo in questa vita.
Poniamo che siamo riusciti finalmente a comprarci una TV LCD o al plasma da 42″. Un giorno, scaduta la garanzia, la TV si guasta e non abbiamo soldi per ripararla o comprarne un’altra. Ecco… è in questo momento che si capisce quanto siamo o meno “attaccati” ad essa: se siamo disperati per l’avvenuto, perché non possiamo più godere di questa TV, allora eravamo emotivamente e mentalmente attaccati ad essa, dipendevamo da essa, e il piacere che abbiamo provato quando siamo riusciti a comprarla non era che l’anticipazione, o se vogliamo perfino la causa, della sofferenza che proviamo adesso che non l’abbiamo più.
Non è lo “avere” a
d essere male di per sé, ma piuttosto il valore che consapevolmente o inconsapevolmente ad esso attribuiamo. In genere noi attribuiamo un eccessivo valore ad ogni cosa, questo causa attaccamento e l’attaccamento provoca sofferenza: sofferenza nel momento di perdere quella cosa, cosa che prima o dopo accadrà inevitabilmente, sofferenza e paura per il pensiero che questo potrebbe succedere.
Siamo capaci di godere delle nostre cose, delle nostre conoscenze, dei nostri affetti, della nostra stessa vita, senza essere attaccati ad esse? No, suppongo che pochi di noi lo facciano. Ma è la motivazione che conta. Forse non ci riusciamo per ignoranza, perché pensiamo che “non essere attaccati” significhi non tenere in conto i nostri oggetti, non amare davvero, non impegnarci, ma è proprio il contrario: è quando diamo il giusto valore, scevri da preoccupazioni e paure, a riuscire davvero a godere di ciò che abbiamo e ad avere le maggiori probabilità di ottenere ciò che vogliamo.
Anche se, forse, potremmo scoprire che, avendo dato loro il giusto valore, certe cose non le desideriamo più, e invece ne desideriamo altre alle quali in precedenza non pensavamo, come la serenità e la compassione.

tramonto a genova nervifoto mia: tramonto a Genova Nervi

Convinzioni e prospettive – una riflessione di Mister Loto

Oggi riporto qua un post di Mr. Loto dal suo omonimo blog www.mr-loto.it/. Ho spesso discusso di temi simili anche sul mio blog, ma mi è particolarmente piaciuto come lui ha “legati” assieme riassumendoli in un unico post…

 



Convinzioni e prospettive – una riflessione di Mister Loto

Essere duttili è una grande qualità; la specie umana ha dimostrato la capacità di adattare la propria intelligenza alle necessità che via via si sono verificate nel corso dei millenni, partendo dall’invenzione della ruota fino ad arrivare ( per ora..) ad internet ed ai viaggi nello spazio. Il cambiamento, il sapersi adattare a nuove problematiche, garantisce, da sempre, la sopravvivenza e la prosperità. E’ molto importante, quindi, per il nostro benessere e per il nostro equilibrio interiore, addestrarsi alla flessibilità mentale. Capita spesso di avere delle convinzioni così radicate da non rimetterle mai più in discussione cadendo in errore; le variabili possono cambiare, noi possiamo cambiare oppure, più semplicemente, è la nostra capacità di percepire la realtà che muta. Pensiamo ad esempio ad un libro; rileggere lo stesso testo a distanza di anni, senza alcun dubbio, farà nascere dentro di noi sensazioni e riflessioni molto diverse, probabilmente più profonde, arricchite da tutto quello che, nel frattempo, abbiamo “aggiunto” a noi stessi unicamente vivendo. Ho conosciuto persone talmente abituate a combattere contro qualcosa o qualcuno da non ricordare neppure più i motivi per i quali avevano iniziato. Allo stesso modo può succedere di non riuscire a trovare la soluzione ad un problema per la nostra incapacità di guardarlo da una prospettiva differente. Una mente elastica, abituata ad adattarsi a cambiamenti inaspettati e veloci, non solo ci aiuta a capire tutte le trasformazioni che avvengono intorno a noi, ma anche a vedere e perfezionare le nostre incoerenze interiori. Avendo un approccio calmo e coerente nei confronti delle situazioni, sia interiori che esterne, per quanto complicate esse siano, ci permette di osservarle e capirle. Solo con la comprensione potremo gestire ogni cosa. Ovviamente essere flessibili non significa cambiare completamente di volta in volta, ma avere dei sani principi di base da cui partire per poi sentirsi liberi di affrontare agevolmente tutto quello che ci capita senza i vincoli delle nostre abitudini o della consuetudine sociale. Soltanto guardando la verità da tutti i punti di vista possibili saremo in grado di riconoscerla davvero. Voglio concludere con la frase di un celebre film, “è proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”