Orgoglio in risposta a delusioni d’amore :-)

Ieri, mentre ognuno dei due curava il proprio blog, io e mia moglie abbiamo riascoltato alla radio con piacere un vecchio brano di Vasco Rossi, scoprendo che piaceva ad entrambi 🙂 Questo post segue semplicemente i pensieri, o meglio i ricordi, che tale canzone ha fatto riafforare in me di un tempo ormai andato…

Nel 1998 il Blasco nazionale lancia il brano “Io no”, primo singolo del suo “Canzoni per me”. Il brano ebbe un buon successo e non e’ difficile capirne il motivo, assieme all’orecchiabilita’ ed alla grinta del pezzo, e’ il tema che tratta a coinvolgere molte persone che in esso si ritrovano o… vorrebbero farlo 😉

Il brano infatti parla di un uomo che dopo essere stato “preso in giro per ore” decide che “non aspettera’ piu'”, condendo la decisione con una sana rabbia…

Il tema trattato non e’ certo inusuale per il mondo della musica, ad esempio qualche anno dopo (2005) e’ il turno di Madonna a lanciare “Hung up”, canzone nella quale si parla di una donna che resta “appesa” (da cui il titolo) in attesa della decisione di un lui che tarda ad arrivare. Ad un certo punto anche questa lei ha un motto di orgoglio ed esclama:

“Non posso continuare ad aspettarti
so che stai ancora esitando
non piangere per me
perchè troverò la mia strada
ti sveglierai un giorno
ma sarà troppo tardi”

(per i curiosi, qui l’intero testo: http://www.testimania.com/testitradotti/2325.html)

Canzoni banali se vogliamo, ma che proprio perche’ trattano un tema comune e possono essere facilmente assunti come “inno” da chi ne ha bisogno, hanno avuto grande successo.

In realta’ ho scritto spesso che la prima persona con cui dovremmo prendercela quando qualcuno ci tratta come zerbini ad oltranza siamo noi stessi, perche’ gli altri, almeno in democrazia, ci fanno solo cosa noi permettiamo loro di fare.

E poi onestamente non credo molto al “te ne pentirai” in questi casi: credere che l’altro presto o tardi si renda conto di cosa ha perso, e’ di solito un illusorio tentativo di mostrare un briciolo di orgoglio… che all’altro di solito non fa’ ne’ caldo ne’ freddo ed anzi a volte “toglie le castagne dal fuoco”, ovvero da loro modo di non dover nemmeno faticare a trovare una scusa per defilarsi 🙂

La vita e’ fatta di distacchi che fanno crescere: quelli che hanno azzeccato alla prima il parter di vita sono davvero rari, e in fondo e’ normale, ognuno di noi cresce e si trasforma, io stesso non sono quello che ero a, poniamo, 18 anni, e non credo che avrei scelto allora la stessa persona che ho poi scelto in “eta’ matura” (anche se puo’ succedere, eh!).

Quindi, quando succede di essere mollati o… sopportati (che in amore e’ altrettanto terribile), si dovrebbe capire che cosi’ e’ la vita, che in fondo e’ meglio andare oltre perche’ nessun rapporto cosi’ sbilanciato puo’ essere “quello della vita”, ed anzi probabilmente sta togliendo spazio e tempo a qualcosa di buono che forse e’ li’ dietro l’angolo. E infine riconoscere che in ogni caso ci ha insegnato qualcosa, qualcosa che potra’ esserci utile in futuro o che comunque, essendo vita, e’ stato lo stesso importante vivere 🙂

… resta il fatto che per chi ha bisogno di un cavallo di battaglia per stimolare il proprio orgoglio e tirarsi dalle pastoie di un rapporto “scorretto”, queste ed altre canzoni vanno piu’ che bene, eh! 😛

La saggezza degli antichi

Anche se oggi pomeriggio mi sembra finalmente di iniziare a stare un po’ meglio (ma si sa che certe forme influenzali prediligono la sera, quindi non festeggio ancora ;-)), sono ancora troppo “bollito” per scrivere post complessi. Mi limiterò perciò a riportare una breve riflessione che feci qualche giorno fa’ a proposito dell’uso che i nostri progenitori facevano del loro tempo e… cervello 😛

Continuando la lettura di “Reincarnazione, l’anello mancante del cristianesimo” si vengono a scoprire quali e quante correnti filosofiche e spirituali c’erano duemila e più anni fa’, con dibattiti a volte anche feroci e che – ahimé – hanno portato anche a qualche “spiacevole conseguenza”.

Ad esempio, voi avreste immaginato che in buona parte del medio oriente era ampiamente diffusa la filosofia greca, al punto che diversi testi sacri furono scritti proprio in quella lingua? 😮 E sapevate che in occidente arrivavano… missionari buddhisti dall’estremo oriente? 😛 Oggi pensiamo alle nostre belle metropoli, ampiamente multirazziali, ma all’epoca c’erano città dove i foresti andavano per la maggiore e si respirava aria “internazionale” (vedi, ad esempio, Alessandria… quella in Egitto, naturalmente! :-P). Inevitabilmente le culture e le usanze si mescolavano, influenzandosi a vicenda. L’uso che l’autrice del libro fa’ di questi fatti, è tentare di capire da dove Gesù potesse aver preso ispirazione per le sue credenze e i suoi insegnamenti, poiché ella non ritiene che… “arrivassero dallo Spirito Santo”, ovvero che fossero apprese, arricchite forse, ma non “importate nel mondo” di sana pianta. Al di là di credere o meno in questa tesi, che parte necessariamente dall’idea di un Gesù “uomo illuminato” – al pari di Buddha per intenderci – piuttosto che a Gesù come “figlio di Dio” onniscente di suo, in questo modo si spiegano anche tante sorprese nel ritrovare radici comuni un po’ in tutte le culture. Queste influenze reciproche sono – comunque – storia, non immaginazione.

E’ incredibile scoprire il fermento che c’era in quel periodo storico! Non si conta il numero di correnti filosofico-spirituali “serie” e organizzate con dibattiti che farebbero impallidire i talk show moderni 😉

Forse il punto è proprio nella estrema concretezza che mettiamo oggi nelle cose. Non c’è più posto o quasi per una spiritualità o una filosofia vera, perfino queste oggi sono per lo più mezzi per altri obiettivi. Insomma, onestamente quante persone conoscete che fanno ricerca solo per il piacere di farla, che pregano o meditano non solo per ottenere una grazia, oppure che studiano per tentare di capire e non per superare un esame?

Certo, i tempi cambiano, e con loro cambiano le priorità. Il risultato pero’ è che qualcosa di importante viene via via perso nel tempo…

Un’alternativa e’ possibile?

L’altro giorno riflettevo sulla pubblicita’: elettrodomestici, cellulari (pardon… smartphone!), rasoi, automobili… Sembrerebbe, a quanto dicono, che se non hai un certo modello di auto o certe prestazioni o comfort, non sei nessuno, sei obsoleto, superato, non hai futuro. Insomma, ancora si cerca di fare di queste cose uno status symbol. E pare che per i produttori funzioni, se e’ vero che i beni di lusso sono in continua crescita mentre noi, povera grande maggioranza, non abbiamo nemmeno di che pagarci il carburante.

Ho come il sospetto che in fondo “chi puo’” sia quasi contento della crisi: mette ancora piu’ divario tra lui e gli “altri”.

Un tempo pensavo che comunque questo sistema funzionasse: le grandi innovazioni, cosi’ utili non solo per le comodita’, ma per la stessa sopravvivenza, come le scoperte scientifiche in campo medico, avvengono per lo piu’ grazie al clima esasperato di concorrenza e competizione. E’ per il business che le aziende, quelle farmaceutiche per rimanere nel settore medicale, fanno ricerca, e la concorrenza li stimola a fare meglio.

Pero’… mi sto adesso rendendo conto che qualcosa non va’… Non importa se questo modo di agire e di pensare ha portato finora frutti, non e’ che se qualcosa funziona allora vuol dire che e’ giusta e che non si possa fare meglio… C’e’ qualcosa di sbagliato a monte. Sembra che il mondo, buona ultima ad accodarsi la Cina (ma non era ultra-comunista?), decida di funzionare solo se di mezzo ci sono i soldi e il potere… Dove sono finiti valori come la compassione, l’altruismo, o anche solo un desiderio di benessere che sia sano e non volonta’ di “apparire piu’ degli altri”?

Oggi ci dicono che possiamo sopravvivere solo se la nostra economia continua a crescere, se i consumi continuano a crescere e le persone a spendere sempre di piu’. Dobbiamo produrre sempre di piu’… senno’ c’e’ la crisi e sono guai. Ma io mi chiedo… perche’ quanto producevamo dieci anni fa’ ora non e’ piu’ sufficiente? Perche’ se continuassimo a produrre la stessa quantita’ di oggetti e servizi l’occupazione diminuirebbe e saremmo destinati a finire tutti in mezzo ad una strada?

E’ tutto il modello che, pur non essendo un economista o forse proprio per questo, mi sembra evidentemente fallace. Non si puo’ “produrre sempre di piu’ per sempre”, e’ una follia, e mi pare anche una “follia evidente”. Eppure siamo tutti terrorizzati che questo modello non funzioni piu’.

Io credo che il crollo del sistema potrebbe invece un domani essere il nuovo inizio di una societa’ basata su principi e valori piu’ umani, non piu’ basata sull’apparire ma sul vivere. Certo, per noi adesso sarebbe tragico, probabilmente in molti non faremmo una bella fine, anche se lo spirito di adattamento dell’uomo puo’ far miracoli, ma forse per chi sta crescendo ora, per le nuove generazioni, potrebbe essere un toccasana… Sempre che, ed e’ questo il vero quesito, al crollo segua la costruzione di un modello nuovo e non il tentativo di rattoppare quello vecchio per poi riprendere a farlo funzionare.

Qui non si tratta di socialismo, di comunismo e nemmeno di una particolare rivoluzione spirituale (leggi “New Age”). Qui si tratta di capire che forse e’ da troppo tempo che ci facciamo prendere per i fondelli, che ci facciamo imporre – come se fosse l’unico possibile – un modello che, per quanto mi riguarda, e’ gia’ sopravvissuto fin troppo a lungo, un modello dove gode non chi ha di piu’, che gia’ sarebbe opinabile, ma chi, per questo, si permette di guardare gli altri dall’alto in basso.

La ricerca non deve smettere perche’ non e’ piu’ fondata sul guadagno (che poi… mi sembra che sia proprio uno dei settori piu’ colpiti quando c’e’ da tagliare): c’e il desiderio di vincere il malessere, di debellare le malattie, di guarire il prossimo e salvare chi e’ in difficolta’. Di avere condizioni di vita accettabili… per tutti. Riusciamo ad immaginare un mondo dove i laboratori di tutto il pianeta collaborino scambiando informazioni immediate, invece di competere per “arrivare primi” rivelando percio’ solo i risultati ormai raggiunti? Io scommetto che oggi ci sarebbero meno armi, meno malattie incurabili e molta piu’ umanita’.

E se questo non e’ sufficiente, se davvero ci sentiamo realizzati solo quando abbiamo piu’ del vicino… be’, noi e il pianeta abbiamo poco da stare allegri.

 

Giordano Bruno, un filosofo scomodo alla Chiesa

Nella solita libreria con usato a prezzi scontati (bé, da buon genovese… :-P) mi sono imbattuto in un testo che appare davvero interessante e che credo mi impegnerà a lungo, vista la sua lunghezza e il tempo (poco) a disposizione per leggerlo. Si tratta di “Reincarnazione, l’anello mancante del cristianesimo – Storia di una dottrina misteriosamente rimossa nel cammino della fede”. Avro’ comunque modo di parlarne più avanti. Voglio invece parlarvi di una figura citata nei primi capitoli del libro e che, avendomi colpito molto, mi ha spinto a documentarmi un po’: Giordano Bruno, un filosofo Italiano nato nel 1548 a Nola e morto nel 1600 a Roma… sul rogo 😮

In breve, Giordano fu per una decina d’anni frate domenicano, probabilmente più per la facilità di trovare testi filosofici che per vera “chiamata”. In seguito ad attriti nati da una visione e soprattutto da una condotta poco consona lascio’ l’ordine e inizio’ a girovagare per l’Europa con alterne fortune (la sua aspirazione fu sempre quella di insegnare): Roma, Genova, Savona, Torino, Venezia, Padova, Brescia, Bergamo, Chambéry, Ginevra, Lione, Tolosa, Parigi, Londra, Oxford, Magonza, Wiesbaden, Marburg, Wittenberg, Praga, Tubinga, Helmstedt, Francoforte, Zurigo… bastano? 😉

Tornato in Italia, un patrizio veneziano lo denunciò alla inquisizione locale per le sue visioni e insegnamenti non ortodossi. In realtà il vero motivo fu, come spesso succede, ben diverso: il patrizio, che riceveva lezioni da Giordano, pensò che lui stesse meditando di andarsene e, per ripicca, lo denunciò. In realtà pare che Giordano volesse semplicemente tornare in Germania per pubblicare alcune sue opere.

Davanti all’inquisizione veneziana, il nostro si difese bene, facendo leva sul fatto che le considerazioni filosofiche non dovessero essere confuse con la fede, ma la sede di Roma ne chiese, e ottenne, l’estradizione. A Roma Giordano fu sottoposto a tortura e lungamente imprigionato (sette anni!), rimanendo a lungo indeciso se ritrattare o meno le sue tesi; d’altronde non sarebbe stata la prima volta che, per salvarsi la vita, avrebbe fatto marcia indietro sulla sua stessa dottrina.

Probabilmente però Giordano si rese conto che la Santa Sede, pur risparmiandogli la vita, non l’avrebbe più scarcerato e così decise di non ritrattare, pur sapendo che questo l’avrebbe condotto sul rogo.

Condannato al rogo, rispose ai giudici la frase rimasta storica “Forse voi che pronunciate la mia condanna avete più paura di me che la ricevo”.

Il 17 febbraio, con la lingua bloccata da una morsa perché non parlasse, l’uomo piccolo e magro fu portato in piazza Campo de’ Fiori, spogliato, legato a un palo, coperto di legname e paglia fino al mento e, infine, arso vivo.

Nella stessa piazza, il 9 giugno 1889, dopo una lunga battaglia contro la Chiesa che si opponeva, con una imponente manifestazione di 30.000 persone da tutta Europa che lo acclamavano come eroe della libertà scientifica e contro l’oscurantismo religioso, verrà inaugurata la statua in suo onore.

Solo con Giovanni Paolo II, nel 2000, la Chiesa si disse dispiaciuta per la fine atroce di Giordano Bruno, non riconoscendo comunque la validità delle sue tesi.

Ma cos’è che urtò così la Santa Sede al punto di volerlo morto sul rogo? Sicuramente Giordano era molto conosciuto in tutta Europa, anche se in molti luoghi non aveva lasciato proprio bei ricordi dato che per il suo carattere “immediato” non si era mai trattenuto dall’entrare in conflitto con i filosofi o gli ecclesiatici locali. Pensate solo che aveva il primato delle scomuniche in tutte le maggiori confessioni europee: cattolica, calvinista e luterana 😉 Era un personaggio scomodo.

La Chiesa comunque ha sempre visto come un pericolo tutti coloro che ne mettono in discussione l’autorità e che possono perciò diminuire l’importanza della sua presa sui fedeli. Anche se oggi, per fortuna, non c’è più il rogo.

I principali contrasti di Giordano Bruno con la visione ortodossa della Chiesa furono tre, tutti piuttosto sorprendenti:

1) La reincarnazione: ebbene sì, pare che la metempsicosi, la reincarnazione, sia stata un’idea tutt’altro che rara nella storia del Cristianesimo. I Catari ne sono solo uno dei tanti esempi. Giordano la professava apertamente: Dato che l’anima non esiste al di fuori del corpo, e tuttavia non è corpo, può trovarsi in un corpo o nell’altro, e passare da un corpo all’altro.

2) L’infinitezza dell’universo e la possibilità di rinascere su altri pianeti: vi ricordo che siamo nel 1500! Già Copernico era apertamente osteggiato per la sua affermazione che la Terra non era il centro dell’Universo: essa, la Terra, girava attorno al Sole. Giordano sosteneva addirittura che neanche il Sole era il centro dell’Universo, perché, essendo l’Universo infinito, un centro non poteva esistere. Sosteneva inoltre che le anime potessero reincarnarsi non solo sulla terra, ma su uno qualunque degli innumerevoli mondi che fossero adatti. C’è un solo spazio generale, una sola vasta immensità, che possiamo liberamente chiamare Vuoto; dentro di esso vi sono innumerevoli globi come questo su cui viviamo e cresciamo.

3) La possibilità di avvicinarsi a Dio come esperienza personale, e non tramite la Chiesa: l’uomo può diventare una cosa sola con Dio già nel corso di questa sua vita terrena e la religione è il processo per cui la luce divina prende possesso dell’anima e la eleva e trasforma in Dio. Non è necessario insomma attendere la fine del mondo perché ciò si realizzi, può accadere anche adesso (confrontate questo con la visione del monaco buddhista Thich Nhat Hanh: Il Regno dei Cieli e’ questa nostra terra).

Quindi non fu solo la reincarnazione a mettere nei guai Giordano, ma soprattutto il fatto che la salvezza passasse dal rapporto diretto con Dio, piuttosto che con la Chiesa. Questo minava chiaramente il potere della Santa Sede.

Spesso ho scritto che nel nostro lontano passato, nell’Alchimia in particolare, abbiamo avuto gli stessi “semi” presenti in quelle filosofie orientali a cui oggi molti di noi tendono ad accostarsi, forse perché percepiscono che qualcosa manca nella nostra. Il fatto è che in occidente non è stato dato a quei semi modo di crescere… e oggi molti di noi ne sentono la mancanza…

 

Che cosa cerchi?

Il tempo di Splinder è ormai agli sgoccioli, poco più della metà dei miei contatti lì sopra si sono sistemati altrove, altri non se la sono sentita e hanno colto l’occasione per abbandonare il mondo dei blog, oppure lo avevano già fatto prima. Pezzi di vita, scritti vari e testimonianze che andranno persi per sempre. Un valido esempio è il breve scritto che riporto, tratto dal blog di Tata Sissi La bottega dei pensieri. Tata Sissi (nome a me particolarmente simpatico, visto che la gattona di casa si chiama Sissi :-D) ha scritto solo quattro post, poi ha abbandonato il suo neonato blog, per cui non penso che lo trasferirà altrove. Peccato perché era partita bene. Chissà quanti altri blog verranno fagocitati nel nulla… 😐 Comunque ho mandato un pvt a Tata Sissi, chissà che non riesca a leggerlo in tempo e a passare di qua! 🙂

Ed ora ecco lo scritto…

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Che cosa cerchi?

da “Vivere, Amare, Capirsi” di L. Buscaglia

Un giorno, un amico vede il Mullah inginocchiato per la via e intento a cercare qualcosa.
Si avvicina e gli chiede: “Mullah, che cosa cerchi?”
E il Mullah risponde: “Ho perduto la chiave”
“Oh, che peccato. Ti aiuterò a cercarla”. L’amico s’inginocchia e domanda: “Mullah, dove l’hai persa?”
E il Mullah risponde: “L’ho persa in casa”
“Allora perchè la cerchi qui fuori?”
E il Mullah: “Perchè qui c’è più luce”

E’ esattamente cio’ che facciamo noi con la nostra vita!
Crediamo che tutto ciò che si può trovare sia là fuori, alla luce, dove è più facile cercarlo.
Invece le uniche soluzioni per noi sono in noi!
Cercate, cercate pure, ma non le troverete là fuori. Nessuno ha le risposte che vi servono… le avete voi soltanto.

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Commento di Wolfghost: Nessuno qua ce l’ha con i viaggi, sia chiaro 🙂 Sono ben cosciente che a volte le rinascite passano per un viaggio di particolare importanza. Tuttavia, pure in questi casi, tali viaggi assumono importanza solo perché trovano terreno fertile all’interno di noi stessi. In altre parole il viaggio esterno innesca e accompagna un viaggio interiore che eravamo preparati, e solitamene desiderosi, di fare. Senza questo terreno fertile, ogni viaggio esteriore è inutile. Medesimo discorso vale per le nostre ricerche. Certo, le letture, i discorsi e gli esempi altrui possono essere di straordinaria importanza, ma… credo che ognuno di noi sappia che in fondo ciò succede perché c’è già una nostra ricerca interiore in atto, un desiderio di crescita, di avere risposte, che ci spinge ad una sincera ricerca globale che puo’ includere mezzi esterni a noi.

I viaggi e le ricerche esteriori insomma, sono solo mezzi, sbaglieremmo se ci affidassimo completamente ad essi come fossero la panacea di tutti i mali. Senza un nostro sincero desiderio di crescita, senza un atto di consapevolezza, di presenza mentale, di applicazione reale nella nostra vita, questi mezzi non servono a nulla, salvo forse a “farci belli” della nostra ricerca, delle nostre conoscenze puramente fisiche, mnemoniche o intellettuali.

 

Lo Zen e il tiro con l’arco

Mentre continuamo la lettura di Alpeh, l’ultimo libro di Coelho, ahimé molto deludente 😦 , voglio parlarvi del super-classico Lo Zen e il tiro con l’arco, di Eugen Herrigel, la cui prima edizione è datata addirittura 1948; 1975 invece la prima italiana 🙂

E’ divertente anche il motivo per cui l’avevo comprato. Ero in uno di quei negozi di libri usati o a prezzi scontati per restituire un libro che il destinatario aveva già. Al suo posto ne scelsi un altro ma avanzavano pochi euro… così tornai a girare tra gli scaffali e trovai questo super-classico! 😀

Il libro è stato scritto a metà del secolo scorso da un docente di filosofia europeo al suo rientro in patria dopo aver insegnato per qualche anno in Giappone.

Oggi, visto che le nostre librerie hanno ormai la sezione “filosofie orientali” :-D, questo libro passerebbe inosservato, anzi in Italia non giungerebbe proprio, ma all’epoca in cui fu scritto ebbe il merito di portare gli europei a conoscenza dello Zen e della filosofia buddhista (o taoista) in generale.

Per buona parte il libro è abbastanza anonimo: il professore si limita a spiegare il lentissimo tirocinio con il maestro di arco, tirocinio che ricorda un po’ quello subito dal protagonista del primo “The karate kid” (“metti la cera, togli la cera”, ricordate? ;-)). Un insegnamento apparentemente incomprensibile, dove per lungo, lungo tempo, non viene nemmeno usato l’arco ma si curano solo la postura e il respiro.

La lettura arriva così, un po’ stucchevole, fino a tre quarti del libro, per poi divenire illuminante e svelare anche il perché di quell’apparentemente inutile prima parte: l’insegnamento, così come per quello avvenuto in “The karate kid”, non era affatto inutile, ma propedeutico e indispensabile. Al punto che, forse, per il vero obiettivo dell’arte del tiro con l’arco, così come per tante altre arti giapponesi legate allo zen (la spada, l’arte di disporre i fiori) l’arco nemmeno sarebbe indispensabile 😮

Quello che queste arti vogliono insegnare è in realtà la “fusione” tra mente e corpo, tra l’esecutore e il suo obiettivo, al punto che, alla fine, dice il protagonista, non si distingue più il tiratore dall’arco, e nemmeno dal bersaglio. E’ insomma una scusa per entrare in uno stato attivo di totale meditazione, e lo scopo ultimo è la liberazione dalla sofferenza e dalla paura… chi l’avrebbe mai detto? 😉

Credo che sia più utile che vi riporti a questo punto le parole del libro, piuttosto che aggiungerne di mie…

“[…] Come il principiante, il maestro di spada è senza paura, ma a differenza di questi diventa ogni giorno meno accessibile a ciò che spaventa. In lunghi anni d’ininterrotta meditazione ha appreso che vita e morte sono in fondo la stessa cosa e appartengono al medesimo piano del destino. Così non sa più che siano l’angoscia della vita e il timore della morte. Egli vive – e questo è caratteristico dello Zen – volentieri nel mondo, ma è pronto ad abbandonarlo senza lasciarsi turbare dal pensiero della morte. Non a caso lo spirito del samurai ha scelto a purissimo simbolo il delicato fiore del ciliegio. Come nel raggio del sole mattutino un petalo di ciliegio si stacca e scende a terra luminoso e sereno, così l’uomo impavido deve potersi staccare dall’esistenza silenziosamente e senza turbamento.

Vivere senza il timore della morte non significa che in tutte le ore buone si sostenga di non tremare di fronte alla morte e si sia sicuri di superare la prova. Chi domina la vita e la morte, piuttosto, è libero da ogni genere di timore, al punto che non può più nemmeno capire che cosa sia provare paura. Chi non conosce per propria esperienza la forza che dà una seria e costante meditazione non può immaginare ciò che essa rende capaci di superare. Il perfetto maestro rivela a ogni passo, non a parole ma col comportamento, l’assenza della paura; glielo si legge in viso e se ne è colpiti. Una simile imperturbabilità, che naturalmente solo pochi raggiungono, è dunque già di per sé segno di maestria. Per illustrare anche questo con una testimonianza, riporterò letteralmente un brano del Hagakure, che risale alla metà del XVII secolo.

<<Yagyu Tajima-no-kami era un grande maestro nel combattimento con la spada e insegnava tale arte allo Shogun di quel tempo, Tokugawa Jyemitsu. Una delle guardie del corpo dello Shogun venne un giorno da Tajima-no-kami e lo pregò di insegnargli a tirare di spada. Il maestro disse: “Per quel che io vedo, siete voi stessi un maestro di spada. Prima che iniziamo una relazione da maestro a allievo, ditemi, per favore, a che scuola appartenete”.

<<La guardia del corpo rispose: “A mia vergogna devo confessarvi che non ho mai appreso quest’arte”.

<<“Volete farvi beffe di me? Io sono il maestro del venerabile Shogun e so che il mio occhio non m’inganna”.

<<“Mi duole di recare offesa al vostro onore, ma non ne ho veramente alcuna conoscenza”. Questa negazione recisa rese pensieroso il maestro, che finalmente disse: “Se voi lo dite, sarà così. Ma sicuramente siete maestro in qualche campo, anche se non riesco a vedere bene in quale”.

<<“Sì, se voi insistite, voglio raccontarvi quanto segue. Vi è una cosa in cui posso pretendere di considerarmi maestro. Quando ero ancora ragazzo mi venne l’idea che come samurai non dovevo in nessuna circostanza temere la morte, e da allora – mi sono sempre battuto con l’idea della morte, e alla fine questo pensiero ha cessato di preoccuparmi. E’ forse questo che intendete?”.

<<“Proprio questo,” esclamò Tajima-no-kami “è proprio questo che intendo. Sono lieto che il mio giudizio non mi abbia ingannato. Poiché l’essere liberato dal pensiero della morte è ugualmente il segreto ultimo dell’arte della spada. Ho insegnato a centinaia di allievi, per condurli a questa meta, ma finora nessuno di essi ha raggiunto il sommo grado nell’arte della spada. Quanto a voi non avete più bisogno di alcun esercizio tecnico, siete già maestro”>>.

 

Il passaggio luminoso – L’arte del bel morire

Bene, direi che è arrivato il momento per il primo mio post “serio” su questa nuova piattaforma, anche se l’inaugurazione di wolfghost.com ha avuto comunque la sua importanza, no? 😉

Chi mi segue da tempo sa che uno dei temi a me cari è quello della morte, ne ho trattato già spesso, sia da un punto di vista umano, parlando ad esempio degli Hospice, che da quello spirituale, con la visione del libro tibetano del vivere e del morire (e non solo).

Il passaggio luminoso, di Marie de Hennezel e Jean-Yves Leloup, cerca di abbracciare entrambi gli aspetti, anche se in vero tutte due sono sempre stati in qualche modo presenti anche nei libri e pensieri di cui sopra.

Marie è una psicologa che lavora da tanti anni negli ospedali di cure palliative, ne è stata, e ne è ancora, una delle principali sostenitrici. Jean è un prete e teologo ortodosso, oltre che dottore in psicologia e filosofia, un esperto non solo di cristianesimo ma anche della visione buddhista e di altre religioni, uno in perenne ricerca della “chiara luce” di cui parlano i testi tibetani.

L’impronta spirituale aggiunta al libro, che tira in ballo anche le famose “visioni” in prossimità della morte, puo’ essere ovviamente percepito come consolatorio, ma leggendo il libro è facile rendersi conto che nelle parole di queste persone c’è qualcosa che va al di là della teoria, qualcosa che è lì, che percepiscono vividamente nella stanza quando il momento arriva e il malato compie il passaggio. Chi parla non è insomma un teorico puro, ma qualcuno che ha vissuto molte volte queste esperienze.

Io stesso, alla morte di mia madre, percepì un senso di sollievo datomi da qualcosa che aleggiava nella camera… come la sensazione che il passaggio fosse ormai stato completato e che qualcuno fosse intervenuto per aiutare mia madre a compierlo.

Certo, si puo’ obiettare che la mente puo’ cercare sollievo in false percezioni create da lei stessa al fine di lenire il dolore, ma… quante volte possiamo dare questa spiegazione, e, soprattutto, è giusto farlo? Perché l’ipotesi consolatoria deve sempre essere quella vera? Non sarà che in fondo abbiamo paura di credere per timore di restare poi delusi?

Cercare di dare una visione non-terrifica della morte è un’impresa, una di quelle che ci fanno esclamare “facile a dirsi, ma…”. E di fatto non lo è facile, gli autori stessi ammoniscono che l’impatto non è solo per chi muore, ma anche per chi ha scelto di stargli vicino. Molti di noi hanno avuto la loro vita cambiata in seguito ad una o più esperienze di “accompagnamento” del morente, in senso negativo certo, ma, a volte, sorprendentemente, anche in senso positivo. Una “buona morte” lascia serenità e forza a chi resta. C’è, oserei dire, una responsabilità anche in chi muore verso chi vive, e non solo l’opposto. Si ha in qualche modo il dovere di non essere completamente impreparati, per sé stessi e per chi si ha vicino.

Negli ultimi mesi della sua vita, la madre di mia moglie, allora ancora bambina, riuscì a trasmetterle una grande serenità, una serenità che ancora adesso la accompagna. C’è in effetti una grande differenza tra me e mia moglie nella percezione della morte. Una differenza che  a mio avviso non è solo “caratteriale”, ma è soprattutto dovuta alle esperienze che abbiamo vissuto con i nostri cari.

Vi lascio con un passaggio di Jean-Yves Leloup.

“Essere uomo significa essere humus, terra, essere fragili e deboli. Abbiamo tutto il diritto di piangere, sia morendo sia accompagnando gli ultimi istanti di chi muore. Anche se lo sconforto del morente non ci tocca da vicino, ci commuove perché non siamo insensibili. Chi accompagna, nella sua umiltà, può anch’egli riconoscersi vulnerabile, stanco…

L’angelo dell’umiltà a questo punto arriva, ed è lui che ci rende capaci dell’abbandono, che consente di proseguire fino alla tappa successiva. L’ultima prova in cui la polvere di cui siamo fatti, accettandosi come polvere, puo’ infine tornare alla polvere. In essa non ci sono più pretese, né enfasi. Il vento non gonfia più le vele, è già andato altrove, e finalmente accettiamo che il nostro corpo sia come disertato.

In questo modo possiamo fare un grande regalo ai nostri figli o a coloro che ci sono accanto: quello di una morte senza enfasi, senza esagerazioni. La morte di un essere umano il quale, sapendo che il soffio che ha gonfiato le sue vele non gli appartiene, può mollare gli ormeggi e lasciar andare la barca nel vento: lui stesso è diventato il vento…”

 

 

Ecco il nuovo Wolfghost.com! :-)

Anno nuovo vita nuova, si suol dire 🙂 E infatti anche Wolfghost passa dal dominio .it a quello .com e, soprattutto, su nuova piattaforma.
Come molti di voi sanno ho scelto Logga.me, una nuova realtà italiana alla quale auguro (a questo punto non troppo disinteressatamente :-D) grande successo 🙂
Logga.me sta a poco a poco crescendo e strutturandosi; anche le funzionalità della sua piattaforma di blog, basata su WordPress, non è ancora completata, per cui mi scuso per eventuali problemi che doveste incontrare, in particolare per profili e avatar. Anche sull’aggiornamento ho trovato qualche problemino: se non vedete i vostri commenti, svuotate la cache del vostro broswer, spesso il problema è solo lì.
D’altronde si sa: presto e bene non stanno insieme 😀 Quindi diamo a Logga.me il tempo che gli serve per stabilizzarsi. La cosa importante è che il blog Wolfghost è adesso in salvo! 😉

Naturalmente vi invito a non perdere d’occhio, ed anzi a pubblicizzare, anche http://www.adottauncucciolo.net, anch’esso spostato sulla stessa piattaforma Logga.me e tornato completamente attivo!
La sua direzione è ora completamente affidata a mia moglie “Finadel” 😀

Andate a trovarla 😉

 

Ultimo giorno del 2011 e… ultimo post su Splinder! :-o

Ebbene si’ cari amici e lettori di Wolfghost 🙂 Splinder chiudera’ i battenti il 31 gennaio… forse (mi e’ giunta voce che la data potrebbe variare), ma comunque ha iniziato da ieri a cancellare i file contenuti nei mediablog, ovvero immagini e video.
Anche se avevo salvato preventivamente tutte le immagini su una piattaforma apposita, non mi e’ facile ricostruire ‘quali foto vanno dove’ senza poter vedere la pagina originale… ci riesco lo stesso, ma non senza difficolta’.
Cosi’, visto che e’ evidente che comunque e’ a rischio allungare i tempi, mi sono messo di buona lena a sistemare i post salvati su Logga e sono ormai a piu’ dell’ottanta per cento 🙂
Se non ho intoppi, finiro’ durante il weekend, dopodiche’ inaugurero’ il nuovo blog! 😀
In realta’ ci sara’ ancora un po’ di lavoro e cose da sistemare, come il template ed altre faccende ‘minori’, ma questo potro’ farlo ‘in corso d’opera’ e con piu’ calma 😉
Vi starete chiedendo perche’ uso le emoticons ‘a caratteri’, anziche’ le immaginette di Splinder… be’, perche’ anche quelle nel passaggio svaniscono e le devo correggere ad una ad una! 😮 Queste che sto usando vengono invece convertite automaticamente 🙂

Vi prego di non commentare i post vecchi fino a quando non sara’ attivo il nuovo blog: i post sono gia’ stati tutti trasferiti, commenti inclusi, e nuovi commenti andrebbero persi 😦 Commentate solo qua! 😉

Buon 2011 e… lunga vita a tutti i nuovi blog che hanno preso e stanno prendendo il posto di quelli di Splinder! 😀

Wolfghost

P.S.: adotta un cucciolo e’ gia’ attivo (anche se qualcosa cambieremo ancora, come il template)! 😀 Tra poco la versione splinderiana verra’ ridiretta su quella di  Logga e anche http://www.adottauncucciolo.net puntera’ li’  😉
Comunque, se volete un anteprima… http://Logga.me/adottauncucciolo

Buon Natale e Felice 2012! :-)

Considerando che nel weekend di Natale saremo in quel di Merano, voglio fare a tutti i miei migliori auguri per un sereno Natale e… già che ci sono anche quelli per un felice 2012 se non dovessi avere il tempo di scrivere di nuovo nel corso della prossima settimana!

Avrei voluto portarvi già sul mio nuovo blog, ma… non è ancora pronto, anche se tutti i post e tutti i commenti sono già in salvo lì! 😉 Il fatto è che ho poco tempo per lavorarci: zero sul lavoro, poco a casa, visto l’orario a cui arrivo… in più il PC di casa, poverino, non ce la fa più! 😀

Di molti di voi non ho ancora traccia, non so se apriranno altrove, e se sì, dove… Prego tutti quelli che si sono mossi o stanno per farlo di comunicarmi il loro spostamento, così da aggiornare il mio file dei link e non perdere nessuno 😉

Comunque cerchero’ anche chi non lo fa… prima o poi! 😀

Per adesso… un augurone a tutti e… a presto! 🙂

Albero Natale da Genova24.it

foto da: http://www.genova24.it, si tratta dell’albero di Natale di Piazza De Ferrari.