La carota – storia Zen

Bene, inseriamo un’altra storiella Zen 🙂

Per il prossimo post sono indeciso… non so se tornare ad un breve racconto (è tanto che non ne scrivo e avrei una certa trametta in mente ;-)) oppure se… tentare nientemeno che una mia autobiografia, necessariamente in più puntate, che partirebbe dalla mia infanzia… Il problema è che mi porterebbe via tanto tempo e non vorrei poi doverla lasciare in sospeso… Voi che suggerite? 🙂

E ora la storiella…

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Un tempo, in Giappone, per macinare il grano i contadini usavano una mola che un cavallo faceva ruotare. Il cavallo girava in tondo incessantemente, lungo tutto l’arco del giorno, cercando di afferrare una carota che gli pendeva davanti; solo al calar della sera l’animale riusciva a mangiar la carota.

E’, questa, l’immagine fedele della nostra civiltà.

da “La Tazza e il Bastone, Storie Zen”

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Commento di Wolfghost: non c’è molto da commentare a riguardo di questa storiella, anche noi abbiamo una nota massima che richiama la “carota” per cui il significato ci è evidente. Però… non lasciamolo passare senza soffermarcisi sopra perché ci sembra banale, ragioniamoci un po’. Passiamo tutta la vita a inseguire qualcosa che crediamo essere fondamentale, possono essere i soldi, una bella casa di proprietà, una famiglia “di rango”, un’auto di lusso, una vacanza esotica all’anno, una posizione, ma non ci rendiamo conto che quasi tutte queste nostre mire sono qualcosa a cui siamo stati indirizzati dalla società perché esse fanno parte del “sistema” e, inseguendole, entriamo di fatto a far parte del sistema stesso. Cosa accadrebbe se iniziassimo a non inseguire queste cose e ci soffermassimo invece su valori come la spiritualità, l’amicizia, l’amore vero (non l’attaccamento), la conoscenza, la natura? Succederebbe che noi saremmo probabilmente più sereni e anche più “realizzati”, poiché ognuna delle cose elencate prima, una volta raggiunte, non ci danno più nulla e dobbiamo sempre ripartire ad inseguire qualcos’altro, queste cose invece sono un processo in divenire che ci “riempie” già nel momento in cui le inseguiamo. E il “sistema”? Bé… se ne avrebbe certamente “a male”, ci chiamerebbe emarginati, folli, utopisti, sognatori, perché se fossimo in tanti ad essere così… lui vacillerebbe e, alla fine, probabilmente collasserebbe su sé stesso.

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64 pensieri su “La carota – storia Zen

  1. sono scelte di vita, ma sono i nostri interessi a guidarci verso una scelta che renda più lieve questo nostro passaggio terreno, il respirare più profondo, gli occhi più grandi e luminosa l’aria…e una volta avvistata la bellezza arriva il senso dell’equilibro che prende a guidarci con piglio sicuro attraverso sentieri impervi ma insieme gustando ogni attimo che ci viene dato

    un consiglio per cosa vuoi fare tuuuu??? ma diamine Wolf, sei grande abbastanza per fare da solo ( tanto sono certa farai sempre bene)
    passa una lieta fine-serata

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  2. Questa volta posso condividere molto di quello che dici ; tutto ciò mi fa ricordare anche i molti discorsi che fanno i media e cioè che noi dobbiamo “consumare” se vogliamo che l’economia si riprenda,…tutto dipende dai “consumi”…e via dicendo,innescando così quel giro diabolico basato sul consumismo e i bisogni materiali…come se stessimo ancora nel dopoguerra, quando, da quello che leggo e dai racconti dei miei nonni,non c’era veramente niente, si moriva di fame e la vita era aggrappata sempre ad un filo ;certo,è importante soddisfare i bisogni fondamentali altrimenti si muore, ma, una volta soddisfatti questi, poi, bisogna cercare anche altro, visto che siamo esseri umani e non poveri ed ignari animali.
    La terribile crisi odierna, nata anche grazie al boom economico che col tempo si è rivelato quello che è, viene pagata di persona oltre che da tutti,me compresa, soprattutto dai giovani che vedono intaccata anche la realizzazione dei loro bisogni fondamentali; molti lottano, molti si adeguano(e non solo giovani) e pensano, per fare un esempio, che avere 5 telefonini,sia più importante che leggere un libro in più, cercare un buon film,(anche se è difficile),scoprire i poeti,conoscere -per amare- l’essere umano diverso da se con il quale realizzarsi….;
    Al “sistema”,io ho sempre creduto poco perchè è come se lo facessero diventare un secondo Dio, che fa il buono e il cattivo tempo,(piuttosto penso invece che ci sia una “cultura”molto superficiale….)e allora,la nostra fantasia ? e la nostra sensibilità? l’amore per noi stessi e per gli altri (nonostante mille difficoltà)? La nostra intelligenza ed identità ? se li abbiamo persi ci dobbiamo chiedere il perchè, aiutarci -o farci aiutare- per vedere la nostra crisi e cercare di recuperare la nostra umanità per formare,tutti insieme,una nuova “cultura”…alla faccia di ogni “sistema”,ciao

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    • Verrebbe da dire che i bisogni fondamentali dei giovani di oggi sono diversi da quelli che avevamo noi, bisogni che, a loro volta, erano diversi da queli dei nostri genitori, nonni… Quindi in una certa misura posso capire l’esigenza di avere, ad esempio, uno smartphone, tablet o altro oggetto di comunicazione: nella società della telecomunicazione puoi effettivamente essere tagliato fuori se non lo hai, anche perché, sempre di più, essi sono strumenti di lavoro. Ma… è l’importanza che si da a questi oggetti che fa la differenza: essi sono strumenti, non obiettivi in sé. La gente dovrebbe lavorare CON essi e non PER essi, per cercare poterseli comprare e poter dire “guarda: ho l’ultimo modello!”. L’esempio dei cellulari è proprio calzante. Un tempo un telefonino ti durava una vita, volendo. Oggi gli smartphone sono da buttare dopo un anno: si “impallano” irrimediabilmente e farli aggiustare non è economicamente vantaggioso rispetto a comprarsene uno nuovo. Non è un po’ sospetto questo? Ci hanno abituato a pensare “più tecnologia, più elettronica c’è, prima si guasta”. Ma in questo settore ci sono molti programmi che possono controllare lo stato dei sistemi e prendere provvedimenti per evitare che si guastino. Io credo che ci sia un disegno, una “lobby”, che abbia deciso che gli oggetti moderni non debbano durare a lungo in modo e la riparazione non sia economicamente conveniente: così si spinge la gente a comprarne sempre di nuovi.
      Oggi è diventato strano scoprire che Tizio non è su facebook… eppure vive benissimo lo stesso! 😀

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      • si , giusto quello che dici, mi riferivo solo al numero di oggetti simili che hanno la stessa funzione e che molti ragazzi, e non, accumulano come se fosse il solo scopo della loro vita anche se sono sempre più spesso validi strumenti di lavoro.
        Si penso che ci sia una “lobby”,ma,come dicevo,sono sicura che è un fatto culturale e di “vuoti” interni che moltissime persone si ritrovano. Anni fa, mi sembra veramente che siano passati dei secoli,Berlinguer,se non erro, propose un periodo di “austerity”,cioè avere l’indispensabile come, oggi, il telefonino il computer e simili, ma non l’accumulo degli oggetti; forse dovremo recuperare questa idea; le lobby, e penso che siano anche tante, puntano su questo : “riempire” con i loro oggetti, con la scusa che sono utili, la vita degli esseri umani; si dà loro questo potere quando si è smarrito qualcosa; un saluto 🙂

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      • Vero. L’austerity di fatto c’è già, però conosco gente che piuttosto che applicarlo a ciò che normalmente si identifica con “superfluo”, lo fa sugli alimenti o sulle spese mediche… 😐
        Un salutone anche per te! 🙂

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  3. Una storiella che racchiude il senso della vita. Valida per tutti e in tutti i tempi, solo se si considerano che i nuovi stimoli e le nuove mete degli uomini fanno perdere di vista ivalori umani. Si aggiornano le mete col variare degli stili di vita, ma in sostanza la regola di vita è sempre la stessa, arrivismo o progresso?
    Ma, non so forse ambedue 🙂
    Sono perfettamente d’accordo con te, seguiamo la carota per non essere emarginati, omologandoci ci sentiamo più sicuri e protetti nel gruppo.
    Salutone e buona serata. 😀

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    • In teoria il progresso non ha bisogno dell’arrivismo. Certo, in questo tipo di società se ci sono stati progressi in campi importanti come la medicina, lo dobbiamo alla ricerca delle case farmaceutiche o comunque da loro finanziata, ma è proprio qua l’errore: non è così che dovrebbe funzionare, non ci dovrebbe essere crescita solo per competizione, dovrebbe esserci anche per la solidarietà, per il sincero desiderio di aiutare il prossimo e, perché no, anche sé stessi. Invece finiamo quasi per ringraziare chi usa la competizione come… carota 😉
      Salutone e buona serata anche per te 🙂

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    • ah, scusami dovevo aggiungere la risposta alla tua domanda.
      Ecco, per me sai trattare così bene qualsiasi argomento che sei sempre efficace e sai come stimolare il cervello di chi ti legge, quindi fai secondo la tua ispirazione.;-)
      Un abbraccione a tutti e vi auguro una buona serata 🙂

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  4. Povero cavallo….ripasso poi perchè oramai è l’ora di dormire.
    Grazie di cuore per il commento nel mio blog, la risposta l’ho scritta l’ha.
    Buona notte 🙂
    Ciaoo Magda

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  5. Senza dubbio la maggior parte dei “bisogni” di oggi sono creati dalla società e imposti dalla pubblicità, si potrebbe prendere come slogan dei tempi l’aforisma di O. Wilde: Toglietemi il necessario ma non il superfluo che è indispensabile!” 😀

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  6. Quanto mi piacerebbe leggere qualcosa scritto da te, che sia un racconto o la tua biografia, penso che saranno entrambi interessanti e, oltretutto, credo che – dentro di te – tu abbia già deciso cosa scrivere…

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  7. è un periodo che il lavoro mi sta stretto e ho faticato tanto a trovarlo… ma mi rendo conto che la quaiità della vita è mutata, allora mi scopro a stringere forte il mio compagno…a parlare sempre più spesse alle mie cocorite e cananarine…
    ah… alla fine vivono tutti e 3 nella stessa gabbia:
    flash ringo e pepita… è una convivialità strana ma son troppo belli… flash ha insegnato a entrare e uscire dalla gabbia senza che si spiaccicassero continuamente… la natura ci insegna tanto…ma tanto davvero..
    un abbraccio..
    m.

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    • “flash ha insegnato a entrare e uscire dalla gabbia senza che si spiaccicassero continuamente…” uhm… dovremmo rifletterci anche noi 😉
      Già il fatto di avere il tuo compagno da abbracciare è qualcosa di grande 🙂 Pensa se non ci fosse… 😉
      Un abbraccione! 🙂

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    • ahahah 😀 A parte che non è detto! Perché bisogna vivere per forza inseguendo qualcosa? Non si può vivere giorno per giorno? E poi… ci sono cose più importanti delle carote, che so… l’insalata? 😛

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  8. Sono d’accordo con il tuo commento, ma purtroppo viviamo in una società dove l’importante è solo apparire, il resto conta poco, non è il mio caso comunque, anche se delle volte cado anch’io su qualche sciocchezza 😉 ma siamo umani no!
    Riguardo quello che potresti scrivere, a me piacerebbe la tua biografia, ma so che sarà molto difficile che tu la scriva, però al posto tuo un pensierino c’è lo farei 😉
    Ciao e buona serata
    Marta

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    • Bé, la biografia mi piacerebbe perché… mi piacerebbe per me stesso e per lasciare qualcosa a chi mi conosce, lasciare o anche scoprire poiché molte cose vengono in mente solo mentre le si scrive, facendo mente locale ad esse 🙂 Però… so che sarebbe un bell’impegno, non potrebbe essere una cosa scritta rapidamente… quindi vedrò 😀
      Per il resto, sono d’accordo. Non dobbiamo respingere in toto quanto la società propone, sennò ricadremmo nella peggior forma di conformismo: l’anticonformismo.
      Un caro saluto 🙂

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  9. La tua autobiografia mi piacerebbe leggerla 🙂 certo il lavoro sarebbe più lungo rispetto alla storia che vuoi postare…potresti farci leggere la tua storia dedicandoti ugualmente alla tua autobiografia. Praticamente potresti portarla avanti prendendoti tutto il tempo che ti serve (così non rimane in sospeso :-)) e nel frattempo pubblichi altri articoli sul blog.
    Per quanto riguarda appetitose “carote” da inseguire, le uniche vere “carote” per me sono gli amici e mia madre, non sono mai riuscita a vedere carote di altri generi tipo case e soldi, forse sono io che viaggio un po controcorrente 🙂

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    • Bé, l’autobiografia sarebbe sicuramente spalmata su diversi post, per cui una idea potrebbe essere quella di intramezzarla con post di diverso tipo. Comunque… vedremo, agirò sicuramente in base all’ispirazione del momento 🙂
      Venendo al tema del post, credo che tu conosca abbastanza te stessa (ovviamente potrei sbagliarmi, ma leggendo il tuo blog non credo) e che quindi, quando dici che le uniche carote sono amici e tua mamma… sei onesta con te stessa (cosa tutt’altro che facile, ognuno crede di essere molto migliore di quanto gli altri lo vedano, generalmente :-D). Brava, continua così 🙂

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  10. Prima di tutto di ringrazio per i saluti e per il commento, che ho molto gradito, sul blog di Happysummer. Poi ti dico che sono d’ accordo con queste tue osservazioni, noi cerchiamo beni materiali, seguendo le direttive della nostra società un pò povera di valori ,ci affanniamo per averli ma sarebbe meglio che cercassimo il bene del nostro spirito.
    Un saluto

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  11. Sono un’anima in eterno conflitto…che non ama adeguarsi alla “macina” ma che è stata (voglia o non voglia) ad adattarsi per motivi familiari…perché l’educazione mi portava da bambina a rispettare…a fare quello che i genitori mi comandavano…poi la nuova famiglia mia con gli altri che volevano…volevano…quel che non volevo io…
    Ed io che mi sono trovata a girare girare per accontentare tutti.
    Ma io ho trovato la mia “carota”, il mio spazio che è l’arte dove nessuno può e deve entrare.

    Sai, Wolf…mi piacerebbe leggere una tua autobiografia (è quello che ho fatto sul blog “Ilmiolungoviaggio” a puntate, sin da quando sono nata. Non importa se dovessi fare delle soste perché la storia è lunga, ma ti regalerà molta soddisfazione. Io non mi aspetto mai che ci sia un vasto pubblico, perché, chi entra nel blog, molto spesso va di fretta.
    Aspetto un tuo scritto personale.
    Ciaooooooooooooo

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    • Quella non la definirei una carota, visto che è davvero tua 🙂 E’ un interesse che per te è davvero primario, come mangiare o dormire 🙂
      Purtroppo in tanti ci siamo adattati a compiacere chi avevamo intorno di volta in volta, ma non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che non sia possibile cambiare. Ed anche tu, con il tuo interesse personale, ne sei in fondo dimostrazione 😉
      L’autobiografia è certamente impegnativa anche se indubbiamente stimolante…
      Ciao ciao 🙂

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  12. Come mi piace questo post! 🙂
    Su questo argomento parlò molto il compianto Mahatma Gandhi che spiegò accuratamente perchè il sistema capitalistico non poteva funzionare per sempre.

    Tra le altre cose diceva: “Se tutti lavorassero per il proprio pane e niente più, ci sarebbe abbastanza cibo e tempo libero per tutti, i nostri bisogni si ridurrebbero al minimo, il nostro cibo si semplificherebbe. Allora mangeremmo per vivere, anziché vivere per mangiare” e ancora “Chi tiene per sé qualcosa di cui non ha bisogno è un ladro”.

    Chissà perchè l’essere umano ha imparato dai suoi avi molti mestieri ed abilità, ha ampliato molte deduzioni, ma non è ancora stato capace di mettere in pratica i suggerimenti illuminati dei grandi pensatori del passato…
    un saluto e a presto.

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    • Apparentemente Gandhi era un marxista, non è vero? 😀
      Sembrerebbe triste ed eccessivamente forte (con la parola “ladro”) la posizione da lui proposta: non di solo pane vive l’uomo; prendiamo l’arte, ad esempio. Perché uno dovrebbe rinunciare ad un quadro se è la sua passione?
      In realtà però Gandhi non dice di rinunciare ad esso, ma di “non tenerlo per sé”, ovvero di permetterne l’accesso anche agli altri.
      In ogni caso, forse la posizione di Gandhi oggi andrebbe rivista sostituendo la parola “pane” con “necessario”. Infatti, non c’è nulla di male a “trattenere” ciò che è necessario per noi, e che, ormai, non è solo pane. Ad esempio un cellulare che serve per lavorare o per tenersi in contatto con le persone care che sono distanti. Quando però si butta il “vecchio” cellulare dopo pochi mesi perché è uscita la nuova versione che magari non ha niente di davvero importante in più… allora è segno che qualcosa non va e che il consumismo impera ancora…
      Un saluto anche a te 🙂

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  13. qualsiasi cosa tu decida di scrivere la leggerò sicuramente con piacere Francesco…:-))…bella questa storia…povero cavallo ma l essere umano non si discosta tanto da lui…già da qui una partenza alla ricerca di tante riflessioni…di solito quando si è costretti in un certo senso a dover fare tanta fatica se non si ha per lo meno un miraggio o un illusione o una realtà sulla linea dell orizzonte la mente non sollecita i giusti neuroni e produce quelle emozioni… quel senso di sazietà che diviene appagamento…si lavora sempre per una “ricompensa” …una gratificazione…sempre che ci sia una giusta corresponsione materiale e spirituale dentro di noi prima che fuori di noi…per eventuali imprevisti …così sapremo anche affrontare la delusione…per usare un termine di paragone… chi ha la pancia piena non crede a chi è a digiuno ma non vorrei addentrarmi in labirinti del sapere e non uscirne poi più…a questo punto della vita credo di sapermi accontentare …perchè mai risparmiarsi?Un abbraccio :-))…grazie delle tue parole…Mari

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    • Il post non vuole indirizzarsi a qualsivoglia mira. Credo esistano delle aspirazioni che nascono naturalmente, anche quando la mente è quieta. Parlo dell’altruismo, dello stupore per la Natura, per l’essere vivi, ma anche per i bisogni primari o per interessi che si sente far parte di sé stessi, altrimenti moriremmo, no? 🙂 Ne esistono però tante altre che naturali non sono, ma alle quali siamo stati indirizzati per scopi diversi dai nostri, per consumismo, perché viviamo in un tipo di società che su di esso si fonda. Oppure non tanto dalla società quanto da singoli individui che hanno interesse a che noi seguiamo strade che non sono nostre, ma che fanno comodo a loro. Certamente non è di per sé un male avere un’aspirazione o cercare gratificazione (anche se su quest’ultima cosa si potrebbe obiettare, poiché la ricerca della gratificazione dimostra che chi la cerca non conosce da solo il proprio intrinseco valore, non ha sufficiente autostima), ma una mira non vale un’altra, non sono tutte uguali e “meritorie”. Questo credo lo capiamo tutti 🙂
      Ciao Mari, un salutone 🙂

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    • Ciao Edo 🙂
      Recentemente ho letto una frase simile, non ricordo esattamente com’era, su un altro blog. Ti dirò la verità… pur essendo ovviamente vere frasi come queste, ultimamente le percepisco come… consolatorie. A parte che ci sarebbe da discutere se il “fondo naturale” è la luce o il buio, e dunque quale delle due è, per così dire, l’eccezione (a rigore, se è la luce allora ogni oscurità è un’ombra, ma non è vero il contrario, ovvero può esistere benissimo l’oscurità anche senza luce o, in altre parole, la maggior parte dell’oscurità non è un’ombra, cioé non è prodotta da una luce), anche fosse… va trovato il modo di dissiparle quelle ombre, altrimenti è inutile sapere che esiste la luce 😉
      Ciao caro, un abbraccio! 🙂

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  14. Ciao Wolf, quante volte ho pensato e scritto queste cose, ma purtroppo siamo in pochi a farlo e il mondo andrà sempre peggio e sempre più carote ci metteranno davanti.
    Forse era meglio l’altra versione: mettevano una benda sugli occhi del cavallo o del mulo… almeno non pativano.

    Io leggerei volentieri la tua autobiografia a puntate, perché no? Ci ho provato anch’io e l’ho trasformata in romanzo che avrei voluto pubblicare, ma costa troppo, quindi l’ho messo sul mio sito. Se ti fa piacere leggerlo e tanto per vedere come si trasforma uno spaccato di vita in romanzo anonimo… :-))))

    http://nacobi1945.wix.com/nadia-consani

    Ciao, a presto.
    Nadia

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    • Come mi capita di scrivere spesso, non so davvero se oggi si stia così male rispetto al passato. Certamente ci sono stati dei periodi storici dove un periodo come questo sarebbe stato tutto grasso che cola. Però è vero: il progresso, la tecnologia, ci danno più mezzi… ma apparentemente al progresso materiale e tecnologico non corrisponde un uguale progresso mentale e sociale. Il risultato è che abbiamo più mezzi per… uscire di strada 😀
      Certo che darò un’occhiata al tuo romanzo-biografia! 🙂
      Un caro saluto 🙂

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  15. Quel ‘noi’ che è poi quello delle percentuali che mettono tuti insieme non mi piaCE.
    In una giusta misura il desiderio di migliorarsi ci stimola anche a esplorare campi diversi che possono essere della poesia, dell’arte in generale, degli affetti.
    Diciamo che nell’ottica del consumismo e dell’a ‘apparire’ molti si sono lasciati trascinare nel circolo vizioso del produrre tutto per non riuscire che a consumare ma comsumarsi.
    Oggi siamo ai tentativi in parte obbligati di riscoprire sentimenti alt(r)i ad alcuni sconosciuti, a molti appannati, a pochi mai abbandonati.
    ‘Noi’ siamo megli – io voglio crederlo – di come ci trattano i numeri.

    sherazadesolidalealpoverocavalloimpazzitodatantogirare

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    • Assolutamente. Come già scritto in altri commenti, il post non è ovviamente contrario ad interessi o passioni in generale, bensì a quelli che ci vengono imposti, o per meglio dire “caldeggiati”, da terze persone o dalla società. Le mire che nascono spontaneamente in noi… sono altra cosa 🙂

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  16. Sono d’accordo con te Wolf. E penso che la cosa che più ci dovrebbe far riflettere è che quando abbiamo la “carota” davanti va anche bene, perchè a volte mi mettiamo, o ci mettono davanti, del sale e noi per abitudine o inerzia cerchiamo di prenderlo lo stesso.
    Necessario prendere coscienza e consapevolezza di noi e della nostra vita, poi, scegliere le cose migliori per una qualità dell’esperienza della nostra esistenza al top.
    Un carissimo saluto, sei sempre un Grande!!!
    Ciao, Claudio

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    • Assolutamente, non tutto è negativo, come ho scritto spesso tra i commenti precedenti l’importante è che sia “farina del nostro sacco”, ovvero che siano obiettivi che nascono da dentro di noi 🙂
      Grazie caro, un saluto! 🙂

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  17. Lo so che hai già scritto dei racconti, Wolf, ne hai postato alcuni anche a puntate nei “favolosi tempi di Splinder”… Volevo dire che mi piacerebbe leggere qualche altro racconto tuo, perché quelli che ho letto mi sono piaciuti molto! 😀

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  18. Quoto tutto…c’è solo un piccolo dettaglio che,chi critica (giustamente per carità…)il sistema tende a sottovalutare che quelle…cosarelle come amicizia,amore,rapporto con la natura,spiritualità……non è che siano mica così facili da ottenere ….!!!!…per cui magari la gente ripiega…..A questo punto una domanda sorge spontanea:ma è il sistema che crea i falsi bisogni o..in realtà…trova una porta sfondata???

    peace and love…and kiss tom

    p.s. sicuramentE una tua autobiografia intrecciata alle storie dei blog,degli esoterismi,degli animAlotti insomma TUTTO WOLFGHOST-MINUTO-PER-MINUTO………….I RACCONTI ERANO BELLI MA ….MI RICORDANO TROPPO….SPLINDER……….

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    • Vero, sono difficili da ottenere… ma se in più ci mettiamo ad inseguire delle… carote, sarà ancora più difficile! 😉 Comunque il “sistema” è fatto di persone, di fatto poggia sulle sue debolezze e bisogni, li… sfrutta.
      Ok, terrò in conto anche il tuo parere, magari cercherò di accontentare tutti 😀
      Grazie e… un abbraccione a Cosetto! 😛

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  19. Credo che in fondo il senso della vita di ognuno sia nel ricercare e magari avvicinarsi a ciò che ci è più profondamente consono alla propria anima. Solo la consapevolezza di questo può renderci spiritualmente liberi dai bisogni indotti che non saranno mai in grado di spegnere la sete del nostro bisogno d’essere più che di quello di avere… Come diceva Fromm.
    Un abbraccio.

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    • Giusto, ma tutt’altro che facile e comune. E’ mia convinzione che pochissime persone sappiano davvero come sono e cosa c’è nella loro anima. La maggioranza segue ciò che crede di volere solo perché non si è mai davvero fermata a porsi delle domande.
      Abbraccio! 🙂

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  20. Anche se…con l’affanno…eccomi amico carissimo. Come non seguirti?
    Non sempre mi è possibile lasciare una scia. Ti ringrazio x i pensieri che mi lasci, sono un piccolo segnale di anima profonda…e così ne esistono davvero poche. Sono fortunata ad averne belle e rare che danno battiti alla mia vita, ogni giorno, ogni minuto.Perchè senza anima la vita non ha nessuna forma e x una come me è essenziale questa fonte di energia rinnovabile con semplici gesti. Un abbraccio.

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