Mura

L’uomo si guardò attorno ancora una volta: niente, niente di niente! Le pareti erano dure e solide. Aveva provato a fare breccia con tutto cio’ che aveva a disposizione ma non era riuscito ad ottenere altro che inutili scalfiture di pochi centimetri. Temeva che la luce che illuminava la camera potesse spegnersi da un momento all’altro lasciandolo completamente al buio. Sentiva i morsi della fame e della stanchezza. Iniziava ad avere la sensazione che perfino l’ossigeno iniziasse a scarseggiare. La disperazione, la paura e lo sconforto stavano ormai entrando nella sua anima. Ormai quella stanza, un tempo piena di promesse, era diventata la sua trappola, la sua ossessione, la sua tortura. Non ne poteva più e si mise ad urlare con tutto il fiato che aveva in corpo. Poi si lasciò cadere sulle ginocchia chiedendosi come avesse potuto ritrovarsi in una situazione del genere.

Alla fine si stufò. Trasse un profondo respiro, spazzò i suoi dubbi e i suoi sensi di colpa, si alzò, aprì la porta e uscì al sole e all’aria aperta, mandando al diavolo quella camera e chi ce l’aveva fatto entrare!

___________________________________

Commento: Come l’uomo del racconto, anche noi ci ritroviamo spesso tra mura che tentiamo in tutti i modi di abbattere senza riuscirci. Mura che abbiamo costruito noi stessi o che, forse, altri ci hanno proposto ad arte facendoci credere che sarebbero state necessarie o perlomeno desiderabili. Finiamo per credere che abbattere quelle mura, vincerle, dimostrarci più forti di loro, sia l’unico modo di liberarsene. Finché un giorno ci rendiamo conto che possiamo infischiarcene delle mura e possiamo uscire dalla stessa porta dalla quale eravamo entrati, la porta che non vedevamo più nella convinzione che indietro non si torna, che la battaglia non si abbandona.

Quella che molti chiamano resa, per altri è libertà. E la sua porta è sempre lì, semplice da aprire, semplice da varcare. A patto di decidere di farlo.


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81 pensieri su “Mura

  1. A volte la libertà richiede un prezzo da pagare, una rinuncia e non sempre si è disposti a farlo. Soprattutto se parliamo di amore poi le cose sembrano complicate e restare soli un prezzo troppo alto da pagare. Si preferisce continuare a lottare, forse perché si spera di riuscire ad aprire prima o poi uno spiraglio…

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    • Non c’è nulla di male in questo, purché sia una scelta fatta con consapevolezza. Spesso crediamo – erroneamente – di non avere scelta, e altrettanto spesso questa convinzione deriva dalle nostre stesse paure.

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  2. Il breve racconto è bellissimo, l’hai scritto tu? E descrive benissimo lo stato d’animo che spesso proviamo, quello di essere rinchiusi, prigionieri di un mondo che ci soffoca. Non è facile capire che quasi sempre siamo noi stessi gli artefici della nostra vita, della nostra prigionia o della nostra nostra libertà.

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  3. Questo è facile con un po’ di coraggio. Perché il problema è che tante volte ci si abitua a alla “chiusura”, fa sicurezza la stanza di quattro mura senza spifferi. Ci si abitua a respirare l’aria viziata. Mentre può dare smarrimento l’aria aperta, ma quando si riesce a varcare la soglia poi non si torna più indietro.
    Un saluto.

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  4. Molto vero quello che dici Wolf, ma spesso i muri esistono a comporre complessi labirinti per cui non si trova la strada per tornare in dietro; non sempre è questione di accettare una resa ed è giorno, di aprirsi a se stessi e al mondo. In molti vivono sparsi per metropoli che costruiscono loro pareti intorno, di cui conosco massa e rigidezza perché lapidei. L’importante è vederli bene per riuscire a non vederli e trapassarli. Ed essere felici. Non sempre il labirinto di mattoni che spesso ha l’intonaco bianco scalcinato presenta bivi somigliando più a un tunnel, opportunità di svolta. Comunque siamo protagonisti, anche se non sempre gli unici responsabili di cosa vediamo. Bella anche la prima parte narrativa 🙂

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    • La complessita’ e’ quasi sempre nella nostra testa, caro Giulio, ma non ne faccio un discorso di colpa: siamo condizionati a agire e reagire in determinate maniere, a non vedere altro che la strada che ci e’ stato detto e’ quella da percorrere. Ma per essere condizionati occorre comunque la nostra collaborazione, c’e’ sempre un po’ di nostro nella nostra prigione. Le indicazioni che si puo’ vivere diversamente ormai ci sono e sono tante e chiare, chi fa finta di non vederle o sceglie per comodita’ di non accettarle si assume in ogni caso parte della responsabilita’ della sua condizione.
      Grazie caro, a presto 🙂

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  5. La libertà è il bene più prezioso che abbiamo dopo la vita e la salute. Solo che a volte non ci si rende conto che certe scelte la condizionano, bisognerebbe pensarci prima di farle. Cerco di insegnare a mia figlia questo concetto, spero lo capisca.

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    • Prima di farle, esatto. Ma non bisogna comunque cadere nell’errore di pensare che una volta che si e’ fatta, una scelta e’ per sempre. Quasi in ogni caso e’ possibile tornare indietro o almeno cambiare rotta.

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  6. Opperbacco!
    Bella storia…. bella allegoria.
    Vero: dipende da noi, sempre (o quasi) gestire la nostra vita, ma chissà perché tendiamo a dimenticarcene o non volerlo riconoscere.
    M’hai fatto pensare Lupo….

    ps: Wolf… non è che hai comprato una pandina pensando fosse…. una preda da sbranare, vero? 😀

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    • Esatto, non ricordo chi ha detto “conosco una sola liberta’, ed e’ quella della mente” 🙂 In effetti e’ cosi’, ce l’hanno dimostrato perfino persone detenute in condizioni terribili, come nei lager tedeschi.
      Buona giornata a te, carissima! 🙂

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  7. Ci sono muri che battendoli si sgretolano e altri per cui sarebbe meglio non sprecare le proprie forze, si rischierebbe di non vedere le tante porte che possono esserci su una parete. Sprecando energia per ciò che non si “rompe” non ne rimane per scoprire strade alternative.
    (Sono sempre più convinta che il tuo professore di italiano non capiva quanto potessi essere dotato :-)).
    Buonanotte caro Lupo, un bacio! 😉

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    • eeeh? Il mio professore di italiano era una professoressa che aspirava a ben altri lidi che non un povero istituto professionale come il mio 🙂 Io prendevo sempre volti alti, sull’otto per indenterci, ma lei ci teneva sempre a chiarire che mi dava voti cosi’ perche’ altrimenti agli altri avrebbe dovuto dare sempre quattro 😛 Insomma… il mio voto, in un classico ad esempio, sarebbe stato sei secondo lei 😉
      Sul resto di quanto hai scritto sono perfettamente d’accordo 🙂

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  8. Ah avevi una professoressa, comunque ricordi quando sulla risposta a un mio commento sul racconto “Nascerà e avrà la passione per il volo” (parte terza) mi avevi scritto che l’insegnante d’italiano era abbastanza dura con te (non ricordo nello specifico parola per parola, il succo era questo). Il tuo commento deve essere andato cancellato 😦 però c’è ancora la mia risposta…per questo pensavo non ti apprezzasse abbastanza, invece avevi voti alti meglio così 😉

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  9. Ho trovato il tuo commento (non era andato cancellato), era nella parte seconda del tuo bel racconto, quando tu hai fatto leggere una tua storia all’insegnante..ricordi? per questo pensavo che era troppo rigida nei tuoi confronti, per me saresti un bravissimo scrittore 🙂

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    • opsss! No, non mi ricordo… Era sicuramente un’insegnante severa perche’ un po’ “montata”, ma lo era con tutti, e sapeva bene che io ero – almeno per quella materia – il migliore di una classe molto “povera” in Italiano, come d’altronde penso tutti gli istituti professionali, che non sono certo un classico! 😉

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  10. Il muro lo costruiamo noi inconsapevolmente, ce ne accorgiamo quando sembra che non sia piu’ superabile e cadiamo nella disoperazione…a volte si e’ sordi e ciechi, non si guarda e non si guarda allargato piu’..e perdiamo le emozioni chiuse anche loro..
    Non scoraggiamoci siam diventati sordi ai desideri della vita ..forse desideriamo cio’ che non possiamo ottenere..con il ri.sveglio della volonta’…il desiderio diviene struggente per poter uscire di nuovo dalla porta e cambiare itinerario, una riflessione di vita veramente importante per questo momento epocale sempre grande sei Lupo un abbraccio infinito e Buopna Pasqua a te..:))))

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    • Il muro lo costruiamo noi o per lo meno aiutiamo il… costruttore a tirarlo su attraverso il nostro tacito consenso. Il primo passo e’ accorgersene; il secondo, come dici te, credere che sia possibile andare oltre senza scoraggiarsi alle prime difficolta’.
      Grazie cara, un abbraccione ed una buona Pasqua anche a te! 🙂

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  11. Tutti, consapevolmente ci portiamo appresso una specie di muro di protezione…sono i pregiudizi, i condizionamenti culturali ecc. che ci spingono a auto-proteggerci dal mondo che non ci assomiglia, ma che tuttavia viviamo.
    Il problema della società moderna fatta di esasperazioni, di assillo a cambiare l’esteriore ci butta nella disperazione e contro lo stesso muro che ci siamo eretti a protezione di essa.

    Come uscirne? abbattendo quel muro di cui parli nel post…indagando se stessi, oltre il visibile mondano.

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    • Non credo sia una correlazione generale, ma certamente non escludo che possa capitare. Molte fobie “fisiche” sono manifestazione, quasi metaforica, di analoghi problemi sociologici.

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  12. Sembra più facile aprire una porta che abbattere un muro, ma non sempre è così …
    le aperture, in senso figurato, richiedono uno sforzo morale e intellettuale spesso di gran lunga superiore alla forza fisica necessaria per abbatere un muro. Ciao 🙂

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  13. E’ vero. Peccato che ci siano tante, troppe persone che si “rotolano” nel loro dolore, rifiutando ogni aiuto, quasi che stare male sia un atto eroico….
    Un caro saluto e tanti auguri di Buona Pasqua, che sia l’occasione di rinascita spirituale per tutte le anime rinchiuse tra quelle mura!!

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    • Perche’ cosi’ e’ stato insegnato a fare in generale. Quante persone ci sono, anche supposti amici, che ti sono vicini finche’ va tutto bene e si squagliano come neve al sole alla prima difficolta’ quasi temessero che il loro orticello possa venire contaminato dalla… erba del vicino? 😐 Ecco allora che la gente si tiene spesso le cose per se’, nel timore di perdere il favore altrui 😦
      Un caro saluto e augurio di buona Pasqua anche a te ed a tutti i tuoi cari 🙂

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  14. a volte ci sono muri anche se sei in mezzo a un prato,
    dipende sempre da come si è dentro.

    un caro saluto Wolf e auguri per una Serena Pasqua a te e famiglia.
    ciaoo Magda

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    • Sì, anche questo modo di vederla è molto simile 😉 Non è sempre tutta responsabilità nostra, ma… qualcosa di nostro c’è ogni volta 😐
      Buona Pasqua anche a te ed a tutti i tuoi cari 🙂

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  15. Ciao Wolf
    Io penso che semplificare la propria vita, dandoci le giuste priorità sia il segreto di entrare e uscire dalla porta – simbolica e letterale – serenamente.
    Buon fine settimana, Edo

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  16. Ma c’è un altro metodo per uscire dal labirinto… spingersi verso l’alto per avere la visione d’insieme e l’esatta via da percorrere…
    (che ci s’inventa pur di non faticare ad abbattere e abbattere e abbattere…)
    un abbraccio

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  17. Non ho avuto tempo, causa lavoro, d’essere qui leggerti. Cercherò di recuperare in questi due/tre giorni di vacanza. Intanto però un abbraccio ed i miei auguri di Buona Pasqua, lupacchiotto!
    Paola

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  18. Non lo consideri un racconto perché lo ritieni una sorta di parabola zen o perche è molto breve? Nel secondo caso, forse saprai che ci sono anche Concorsi letterari specializzati in micro racconto (anche un massimo di 200 caratteri, spazi inclusi! Io ci ho partecipato ma, sia perchè non sono capace di scrivere a comando sia perché l’horror non è proprio il mio genere, non è che abbia avuto molto successo…

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  19. …Ciao Wolf,manco da un po di tempo,stasera sono passata per salutarti e per augurarti una serena Pasqua con la tua splendida famiglia.
    Se poi non festeggi la Pasqua! allora comunque sia,ti auguro una straordinaria Domenica!

    Sinceramente sempre con grande stima…
    Paola

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  20. Mura, mura, mura….quante ne abbiamo intorno, Francesco 😦
    Che questa nuova rinascita ci aiuti ad abbatterle, almeno quelle costruite inutilmente!
    Affettuosi auguri di una serena Pasqua, a te e alla tua famiglia. Un abbraccio!

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  21. Tornare indietro, cambiare strada o semplicemente, scegliere di riaprire una porta per ripercorrere una strada fatta in modo errato..nn sempre è semplice da fare e spesso il condizionamento sociale è tale che si pensa sia “impossibile” decidere di agire in modo diverso. Posso testimoniare che è bellissimo decidere di guardare la porta e scegliere una resa che somiglia molto alla libertà. E’ un momento quasi magico, di grande consapevolezza ed ineguagliabile passione. Da lì in poi raramente ti abbandonerà, sarà monito, forza e speranza 🙂

    Sono in ritardo per augurare liete giornate di festa? 😉

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    • No, non sei in ritardo! 😛 Grazie cara Missi, spero che anche tu stia passando delle belle giornate di festa 🙂
      E grazie per la tua preziosa testimonianza, concordo pienamente con quanto hai scritto 😉

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  22. Sembra così nel momento in cui varchi la porta da dove sei entrato per uscirne. Invece non è così semplice, nell’inframezzo c’è il muro che hai costruito, c’è quell’ossigeno che ti è mancato, c’è un uomo in ginocchio e le sue lacrime, c’è il dolore in altre parole. Si arriva al limite di decidere se lasciarsi andare e morire dentro oppure rialzarsi ed aprire quella porta sentendosi però deboli e cominciando a piccoli passi, non abbagliati dal miraggio che basti il coraggio perchè così, partendo di corsa si potrebbe correre il rischio di stramazzare al suolo. Piano piano, volendosi bene, mettendosi gli occhiali da sole, respirando piano decidiamo di uscire all’aperto verso la luce e di volerci finalmente bene.

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    • Spesso non si puo’ varcare quella porta lentamente; ci sono passi che o si fanno di colpo, all’istante, senza lasciare che intervengano le vecchie paure bloccanti, oppure si rischia di non farli per nulla. Molte persone hanno bisogno di cavalcare l’onda di emozioni forti per riuscire a darsi una scossa e muoversi, non riuscirebbero a farlo con la fredda ragione.
      Naturalmente “molti” non vuol dire “tutti”, eh! 🙂

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  23. spesso le mura che ci creiamo dentro finisco per farci rinchiudere realmente in 4 mura. Prima la nostra casa, poi la nostra stanza, fino al non riuscire più a muoverci dal letto. Quanto hai descritto è molto simile a quello che si scatena nella depressione.L’ unico modo per uscirne è riuscire ad aprire quella porta, mentalmente e fisicamente, e ritrovare il sole 🙂

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  24. …..a patto di avere il coraggio di farlo, di mettersi in discussione e ricominciare.
    Le mura si erigono per tanti motivi, ci sta dentro un orgoglio ferito, un dolore, una delusione o una innata timidezza…….
    Ma è proprio vero che alla fine soffoca l’ io di chi magari giorno per giorno non ha fatto altro che costruirlo.
    Abbatterlo è la prova più grande che si possa dimostrare a se stessi e agli altri.
    Non è facile, ma è doveroso farlo se si ha rispetto di se stessi….
    Un bacione a tutti

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