Mura

L’uomo si guardò attorno ancora una volta: niente, niente di niente! Le pareti erano dure e solide. Aveva provato a fare breccia con tutto cio’ che aveva a disposizione ma non era riuscito ad ottenere altro che inutili scalfiture di pochi centimetri. Temeva che la luce che illuminava la camera potesse spegnersi da un momento all’altro lasciandolo completamente al buio. Sentiva i morsi della fame e della stanchezza. Iniziava ad avere la sensazione che perfino l’ossigeno iniziasse a scarseggiare. La disperazione, la paura e lo sconforto stavano ormai entrando nella sua anima. Ormai quella stanza, un tempo piena di promesse, era diventata la sua trappola, la sua ossessione, la sua tortura. Non ne poteva più e si mise ad urlare con tutto il fiato che aveva in corpo. Poi si lasciò cadere sulle ginocchia chiedendosi come avesse potuto ritrovarsi in una situazione del genere.

Alla fine si stufò. Trasse un profondo respiro, spazzò i suoi dubbi e i suoi sensi di colpa, si alzò, aprì la porta e uscì al sole e all’aria aperta, mandando al diavolo quella camera e chi ce l’aveva fatto entrare!

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Commento: Come l’uomo del racconto, anche noi ci ritroviamo spesso tra mura che tentiamo in tutti i modi di abbattere senza riuscirci. Mura che abbiamo costruito noi stessi o che, forse, altri ci hanno proposto ad arte facendoci credere che sarebbero state necessarie o perlomeno desiderabili. Finiamo per credere che abbattere quelle mura, vincerle, dimostrarci più forti di loro, sia l’unico modo di liberarsene. Finché un giorno ci rendiamo conto che possiamo infischiarcene delle mura e possiamo uscire dalla stessa porta dalla quale eravamo entrati, la porta che non vedevamo più nella convinzione che indietro non si torna, che la battaglia non si abbandona.

Quella che molti chiamano resa, per altri è libertà. E la sua porta è sempre lì, semplice da aprire, semplice da varcare. A patto di decidere di farlo.

 

L’ottimo è nemico del bene

Ricordate che qualche post fa’ (Massime storiche: guidare con il freno tirato) vi parlai di un mio vecchio capo che tutti odiavano almeno un pochetto ma che aveva uscite e citazioni geniali? 🙂 Ecco, questa era un’altra delle sue preferite e… obiettivamente l’ho fatto parecchio mia io stesso 😉
Che vuol dire?
Bé… poniamo che “mettiate in cantiere un lavoro”, non necessariamente di ufficio, eh, “lavoro” è per modo di dire: potrebbero anche essere le pulizie di casa, un progetto di viaggio, come trascorrere il prossimo weekend, prepararsi per un esame, perfino la scelta di un nuovo impiego o di un partner, o ancora… bé, un sacco di altre cose! 😛
Iniziate a ponderare in quale modo partire, raccogliete informazioni, studiate le strade migliori per affrontarlo, la via più pratica e più veloce, e raccogliete, raccogliete, pensate, pensate… o forse lo portate effettivamente avanti ma, poiché non vi soddisfa mai, cercate in continuazione di migliorarlo, ha sempre qualcosa che non va, c’è sempre “quel particolare che…”, “quella sbavatura che potrebbe…”. Insomma, volete l’ottimo.
Così, alla data della scadenza ancora vi affannate e preoccupate perché niente è pronto, o almeno così vi sembra! 😐 Oppure arrivate a fine giornata che… non avete concluso nulla. Succede anche a voi, almeno qualche volta? 😉
Ecco… in qualunque di questi casi quel mio vecchio capo vi guarderebbe e vi direbbe “X, ricordati che l’ottimo è nemico del bene!”. Ovvero, se aspettate di arrivare alla perfezione, in voi stessi, nel vostro lavoro, o negli altri, se siete decisi a non muovervi fino a quando non sarete certi di avere successo al 100%… bé, siete probabilmente prossimi a distruggere qualcosa che quasi certamente avrebbe funzionato… bene 😉

mmm… adesso che ci penso… non c’era un vecchio adagio popolare che diceva “Chi troppo vuole, nulla stringe?” 😐

minitowers - Byan Berg

 

Il sogno perfetto di solito è un’idea, non un nome.

uomo e donnaIl sogno perfetto di solito è un’idea, non un nome. Solitamente non sbagliamo il modo di sognare: ci mettiamo passione, ci mettiamo immaginazione, costanza, impegno. Ci dicono che se davvero vogliamo qualcosa con tutto noi stessi, alla fine la otterremo. Ma non sempre è così, non è vero? 😐 In cosa sbagliamo allora?
Bé, certamente gli errori possono essere tanti, come porsi un obbiettivo realmente irraggiungibile ad esempio. Ma io credo che uno dei più comuni sia la selettività dell’oggetto del nostro desiderio. Questo è un principio che è conosciuto sia dalla moderna psicologia motivazionista che dalle antiche regole esoteriche.
Ricordo alcune parole del motivazionista americano Anthony Robbins. Lui insegna che quando si vuole qualcosa bisogna immaginarsi come se quella cosa la si avesse già. Bisogna sentirsi felici di averla, bisogna essere riconoscenti verso il creato di averci permesso di raggiungerla. Questo ci metterà nello stato d’animo migliore affinché ciò che desideriamo possa accadere. Aggiunge che più dettagliato sarà il nostro sogno, la nostra immaginazione, maggiore sarà la probabilità di ottenerlo, sempre per lo stesso principio che il nostro inconscio riceve in questo modo le istruzioni più dettagliate, la spinta più forte verso di esso. Su questo principio si basa, ad esempio, la “Immaginazione Creativa”. E guardate che perfino nel Buddhismo Tibetano si ritrova il medesimo principio: nelle loro meditazioni “guidate” l’oggetto della meditazione deve essere immaginato il più dettagliatamente possibile. Ad esempio Buddha non era “solo Buddha”, ma era Buddha con una determinata veste, con determionati colori, trainato da un carro che aveva certi colori, determinate dimensioni, e così via. arcobaleno e pentolaRimasi molto stupito di ciò, ma in fondo segue la stessa logica: la mente, che è molto plastica, risponde agli stimoli che riceve, che siano reali o immaginari, predisponendosi a cogliere ogni segnale, a far nascere le giuste intuizioni, affinché quell’obbiettivo sia raggiunto.
Poi c’è chi dice che perfino l’universo intero cospira per farvi ottenere cosa volete, ma questa è già questione di fede 🙂
Tuttavia, sia Robbins che alcune “antiche regole”, esortano a non “mirare troppo” il desiderio stesso, perché cosa vorremmo non è detto che sia davvero cosa è meglio per noi.
Un esempio banale chiarirà 🙂
Robbins diceva che se un uomo desidera una determinata coniglietta di Playboy… bé, certo, alla fine potrebbe anche ottenerla, ma forse sta stringendo troppo il cerchio, sta limitando troppo la possibilità di scelta. E perfino l’universo, poverino, potrebbe avere qualche difficoltà… cosa succederebbe, ad esempio, se più uomini desiderassero – come probabile 😉 – la stessa coniglietta?
Il “nome e cognome” insomma, cosiccome l’esatta località, il nome dell’azienda e dir che si voglia, tolgono troppo spazio alle possibilità: il nostro desiderio, invece di essere un sogno, potrebbe insomma diventare un’ossessione. Certamente anche voi conoscete chi si è rovinato la vita inseguendo ossessivamente una determinata persona che non ne voleva sapere, un determinato impiego che magari alla fine manco l’avrebbe soddisfatto. Sono solo alcuni esempi.
Insomma, forse il vecchio detto “il mare è pieno di pesci”… ha un suo perché. Con buona pace dei poeti che cantano l’unicità e immortalità del proprio sogno 🙂
pesci e bocce

 

Sincronicita’

SINCRONICITA’
di Paulo Coelho


orologiSabato sera. Vado a comprare le riviste della settimana, leggo un articolo che attira la mia attenzione e penso: “Dovrei scrivere una email ad Anabela Paiva (la giornalista che aveva scritto l’articolo), facendole i complimenti”.
Mi siedo davanti al computer, cerco il suo indirizzo elettronico, non lo trovo, e dimentico la faccenda.
Un’ora dopo, tentando di fare un po’ di spazio nella libreria per nuovi libri, noto un foglio di carta: vi erano appuntati i numeri di telefono e l’email di Anabela.
Il pomeriggio di quello stesso sabato, mi ero trovato a riflettere se avrei dovuto servirmi della colonna a me affidata per condividere con il mio lettore alcuni brani del Libro delle Coincidenze (Amir Borges Mattos, Editore Dinamica), una raccolta di fatti che si svolgono in maniera sincronica. È chiaro che quanto accaduto con l’email di Anabela dissipò qualsiasi dubbio, ed eccovi dunque alcune storie del libro in questione. Prometto di riprendere l’argomento in una delle prossime occasioni, non per vedere la coincidenza come un fatto solo curioso, ma per approfondire il nostro rapporto con il “linguaggio dei segnali”.
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Il compositore tedesco Richard Wagner nacque nel 1813 (la somma di questi numeri è 13). Compose 13 opere, di cui la prima fu rappresentata per la prima volta in un giorno 13 e una delle più famose, Tannhauser, fu terminata il giorno 13. Wagner morì in un giorno 13.
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Conan Doyle, creatore del detective Sherlock Holmes, prese alloggio in una locanda a Passo Gemmi, in Svizzera. Mentre si riposava lì, decise di scrivere una breve storia, servendosi della locanda come scenario e descrivendo un incontro fra persone che si odiano. Quando tornò in Inghilterra, decise di distrarsi con la lettura di un racconto di Guy de Maupassant, «L’Auberge». Quale non fu la sua sorpresa nello scoprire che Maupassant aveva scritto una storia simile, ambientata nella stessa locanda.
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Il chimico nordamericano Charles Martin scoprì, nel 1886, un procedimento per isolare le impurità dell’alluminio. Quando inviò il suo lavoro a una rivista scientifica, venne a sapere che in quella stessa data era arrivato un lavoro del francese Paul Heroult, in cui si descriveva lo stesso metodo. Le coincidenze non finiscono qui: Martin e Heroult morirono un mese dopo avere compiuto 51 anni.
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Lo scrittore francese Camille Flammarion stava terminando un libro del suo studio quando una folata di vento entrò dalla finestra aperta e portò via alcune pagine. Il giorno seguente, un impiegato della tipografia dove il libro sarebbe stato stampato e che si trovava a un chilometro dalla casa di Flammarion – le trovò nel cortile interno del magazzino. Fu sorpreso nel leggere ciò che vi era scritto: quella parte del libro parlava della forza del vento.
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Nel 1972, in una intervista, la scrittrice Taylor Caldwell raccontò che lei e il marito già scomparso – possedevano un arbusto di gigli che non fioriva mai. Lui, una volta, aveva scoperto che quel tipo di fiore era conosciuto con il nome di “giglio della risurrezione”.
L’arbusto era fiorito solo una volta, nel 1970, proprio nell’ora del funerale di suo marito.
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Carl Jung, lo psicanalista famoso per i suoi studi sulla sincronicità, racconta una storia: nell’entrare in metropolitana per andare all’opera, scoprì che il numero del biglietto era lo stesso di quello del teatro. Quella sera, ricevette la telefonata di un amico che parlava da un telefono il cui numero era lo stesso di quello dei due biglietti.

 



Commento di Wolfghost: credo che a chiunque siano accadute coincidenze tali da far dubitare perfino i piu’ scettici (ed io in fondo sono spesso tra quelli! :-D) sulla vericidita’
della teoria sulla “sincronicita’ degli eventi”.
Anche io ne ho diversi, a partire dalla data di nascita, i quali numeri principali si sono ripresentati molto spesso nella mia vita.

Possono queste cose essere spiegate solo con un’attenzione particolare ad un determinato oggetto, evento, persona o numero? “La mente ossessionata scorge l’oggetto della propria ossessione ovunque” sosteneva Freud, ormai in aperta antitesi con quello che era stato il suo “discepolo” piu’ caro, ovvero Jung, il primo a usare il termine “sincronicita’” per descrivere una connessione temporale tra eventi diversi.

Ma, con buona pace di Freud, e’ indubbio che a volte si e’ proprio tentati di credere che qualcosa di vero ci sia…

zodiacoUn tentativo di spiegazione puo’ essere fatto ricorrendo alla Tavola di smeraldo, la quale recita ” Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. “; ad esempio cio’ si applica all’oroscopo: quando voi siete nati (nel piccolo), non poteva essere un caso la disposizione degli astri in cielo (nel grande), i due eventi dovevano essere legati, per cui ad evoluzione celeste deve corrispondere medesima evoluzione personale.
Tutte le cose insomma sarebbero legate tra loro…

Il vero punto pero’ e’ l’interpretazione del perche’ questi fatti accadono. C’e’ chi vuol vedere in essi dei segnali che ci vengono dati (come mi pare di capire faccia il buon Coelho) e chi invece li vede come dovuti naturalmente al fatto che “tutto e’ una cosa sola” e, dunque, un evento in un posto non puo’ non provocare delle conseguenze altrove (e a qualcosa del genere si avvicina anche la fisica quantistica).
Questa e’ per me la vera differenza, perche’ mentre la seconda interpretazione si rifa’ ad un principio di causa-effetto, seppure ad un livello a noi inusuale, e quindi non necessariamente legato ad un “disegno” o una “direzione dietro le quinte”, la prima richiede necessariamente l’esistenza di una qualche Entita’ superiore.

E voi? Avete qualche esempio di sincronicita’ avvenuto nella vostra vita da riportare? 🙂

orologio