Dove sarete tra qualche anno? :-)

Lavorativamente parlando le cose continuano a non andare molto bene, al punto che mi sono sentito… “suggerire” 😀 di cercare posto altrove. Niente di personale ovviamente, d’altronde non c’è mai niente di personale per una grande azienda: per lei, la grande azienda, si tratta solo di numeri e di conti, forse di avere i giusti contatti; non certo di nomi, ne di meriti.

Comunque, in attesa di vedere come evolveranno le cose, passiamo il fine settimana con il miglior spirito possibile, ben sapendo che la vita – salvo pochi fortunati che forse nemmeno sanno di esserlo – è fatta proprio di fragilità e caducità, e i periodi di equilibrio sono quasi sempre precari e momentanei.

Ieri, in un momento di serenità, attorniato dai miei mici, cane e, ovviamente, moglie 😀 mi è venuta spontanea la domanda che ora pongo a voi: vi chiedete mai dove sarete tra qualche anno? Sarete ancora nella stessa casa, nella stessa città, forse perfino nella stessa nazione? 😐

Tom tra Bonassola e Levanto

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90 pensieri su “Dove sarete tra qualche anno? :-)

  1. Io non mi domando più niente wolf, perchè ho imparato a mie spese che l' ansia di interrogarsi su un possibile cambiamento di vita, fanno solo male.
    Non è che con questo mi lasci vivere, ma i problemi ho iniziato ad affrontarli man mano che arrivano e se per risolverli dovessi anche cambiare radicalmente la mia vita, vorrà dire che lo farò.
    Ne ho passate tante nella mia vita e ho imparato a sdrammatizzare..
    per ora vale il "qui..adesso " ..del doman non v'è certezza", diceva un grande e in parte ha ragione.
    Ci sono cose della vita che puoi prevedere,altre che puoi evitare,altre da costruire , altre che inaspettate ti cadono addosso…..
    per cui il tutto si vedrà !!
    Auguroni per il lavoro !!!

    ps. si fa sempre più bello quel delinquente           

    Vi abbraccio          

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  2. Caro Wolf – forse di così fortunati non ne esistono, la caducità è insita nella vita e penso che nessun vivente possa esserne indenne.
    Tu chiedi dove pensiamo di essere tra qualche anno? Io già mi chiedo dove sarò fra qualche mese. Non è facile pensare a lungo termine, per me. Gli accadimenti della vita, i cambiamenti, sono spesso repentini e sempre più credo che sarebbe bello godere di ogni singolo istante per quello che è, ma tu di fatto già applichi questa filosofia. L'importante è tenere strette le persone a cui si è legati – e tu lo fai (simpatico il sorriso che hai messo quando hai nominato la tua dolce metà – direi di molto significato).
    Sono sicura che per chi sa dare senso giusto alle cose, c'è la soluzione a tutto, importante è lo spirito con cui si affrontano le difficoltà e mi auguro con tutto il cuore che tu possa riavere le soddisfazioni che meriti e che questo periodo presto sia scritto fra i capitoli dei tuoi ricordi.
    Un abbraccio per te e la tua dolce metà, più … tutti i piccolini

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  3. Avendo fatto la relativa istanza, tra qualche mese spero di andare in pensione, il che mi consentirà di spostarmi; ma, non essendo ricco, non credo che potrò andarmene troppo in giro. Cambierò certamente modo di vivere, se riuscirò a farlo, ma mom riesco proprio a prevedere nulla.

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  4. Caro Wolf,
    non faccio che leggere o sentire di situazioni di vulnerabilità dovute alla perdita del lavoro; è un'epidemia. Una buona metà delle persone che conosco lamenta difficoltà o rischia il collasso. L'importante è non lasciare che le preoccupazioni logorino la stabilità di coppia, che si trova ad attraversare un tratto di vita agitato al quale deve prepararsi. Il mio lavoro va male, scarseggia, a periodi è assente, mia moglie è inserita e valorizzata in un'azienda molto solida, ma alcune sue colleghe hanno perso il lavoro.
    Anima e coraggio! Mille chilametri più a sud c'è l'inferno.

    Giulio
     

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  5. Più che dove sarò tra qualche anno mi chiedo in che acque navigherò. Ho passato qualche anno fa in famiglia una situazione simile alla tua e conosco gente che è attualmente  in serie difficoltà, quindi ti capisco. Quando lavori per aziende private o in proprio, (checchè si lamentino i lavoratori del settore pubblico), la situazione è molto diversa. L'unica qualità è avere le spalle larghe e coraggio per affrontare i momenti di crisi.

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  6. la crisi si fa sentire dovunque al nord e al sud
    C'è grande instabilità e incertezza
    Io insegno e quindi non ho problemi, per perdere il posto dovrebbe chiudere il liceo,)) ma mio figlio è nella tua stessa situazione ed è libero professionista, ingegenere

    Aspetta, si guarda in giro
    Dovrà pur passare questa nottata…e i nostri politici stanno ancora dietro al culo di Ruby(che pena per noi!!!)

    Dove sarò?? Boh, spero di essere ancora su questa terra, in primis
    poi il dove è relativo. Siamo cittadini del mondo
    Ho una figlia a Bruxelles e un'altra a Zurigo. Mi adatto adogni luogo perchè son curiosa…Certo cambuare radicalmente non è facile ma se la vita lo richiede faremo anche questo
    L'importante è vivere. Filosofia napoletana, giusto per restare al mio post
    Boh..
    tocca vivere alla giornata, anzi all'attimo, ormai e non per superficialità

    Buona settimana

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  7. x Donnaflora: in realtà quella che mi sono posto da solo era una domanda retorica, cara Era il fatto di aver capito che, forse, tra non troppo tempo non saremo più in questa piccola ma bella casetta… ma chissà dove! Tutti diamo più o meno per scontato che rimarremo sempre dove vogliamo stare, così non ci pensiamo. Poi improvvisamente accadono delle cose che ti fanno capire che così potrebbe non essere. Forse è proprio il fatto di non pensarci solitamente, che ti fa "realizzare" la sorpresa
    Eheheh il delinquente è qua vicino a me!

    x Raggioluminoso: bé, certo, un evento "sfavorevole" deve per forza capitare a tutti, ma… quello che c'è nel mezzo dipende non solo dalle persone, ma anche dalle condizioni che esse hanno al contorno, e… in questo qualcuno che un po' più fortunato c'è Per il resto sono assolutamente d'accordo con quanto hai scritto

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  8. x Anne: noooo!  Essere in difficoltà sì, ma gettare così la spugna, no, non lo devi fare cara! Prendere tutto come una nuova sfida, questo si deve fare

    x Diaktoros: oh, potendo lo farei anche io, caro Diaktoros

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  9. x Giulio: no, la stabilità della coppia è tutt'altro che in pericolo. Trovo anzi che le "coppie vere" si stringano ancora di più nelle difficoltà, non credi?

    x Grazia: una bella immagine cara, te la invidio

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  10. x Ivy: ecco, brava, credo che hai detto con ottima sintesi la situazione in cui si trovano molti

    x Vagabonda: sono d'accordo Vagabonda, l'unica qualità che conta è proprio quella. Il posto… ovviamente è cio' che rappresenta a contare. Il fatto di poter essere costretti a spostarsi da un posto che piace la dice lunga.
    Ciao cara

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  11. x ilavi: forse per i giovani è più facile addattarsi alle nuove condizioni, ma certo questo clima di incertezza che ormai regna sovrano, puo' incidere anche sul morale. Ma… con una madre come te sono certo che questo non accadrà a nessuno di loro

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  12. Wolf…qui il domani è incerto per tutti….l' unica cosa certa sono per il momento i " salti mortali " che spesso bisogna fare per arrivare a fine mese.
    Ci hanno proprio conciato bene !!!
    Ti auguro di trovare di meglio….
    Ciao            

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  13.  Comprendo perfettamente il tuo senso , se posso esprimermi in questo modo, di disagio.

    Si tratta , come ben sappiamo tutti, di un periodo recessivo oltremodo lungo e mai avuto nella storia del nostro paese dall'unificazione in poi.

    Capisco perfettamente la posizione dello stipendiato, operaio, impiegato, dirigente o chicchessia, pur essendo ed essendo sempre stato "dall'altra parte", (uomo impresa, libero professionista) .
    Nel nostro mondo, meglio nel mio mondo, abbiamo problematiche analoghe ; forse, non fraintendermi perfino più gravi poichè un'impresa è soggetta comunque a tassazione e a costi di gestione anche in mancanza di fatturati.
    E non è che la stretta creditizia attuale ci dia una mano.
    Ti confesso che sono anche stanco (questo a titolo personale ) di partecipare agli innumerevoli meeting, tavole rotonde, quadrate, (come le palle che ci fanno) dove il genio dell'ultima ora riunisce piccoli e medi imprenditori col delirio partorito nella notte precedente dove ha scopato male , poco o per niente.
    La soluzione l’abbiamo capita tutti e non sto qui a ripeterla per quanto da circa 15 anni (perché da tanto tempo esiste il problema ) l’abbiamo ripetuta  tra di noi, straripetuta fino alla nausea e all’esasperazione.
    Ed è paradossale come ora tale soluzione si legga come fosse la scoperta di pulcinella da parte di giornalisti che fino all’altro ieri se ne sono strafegati occupandosi preferibilmente  del culo della sorella di Ruby quando approdò in Italia, della madre e di recente del culetto della gallina d’oro.(ci siamo scocciati pure di questo).
    Esiste comunque una speranza quasi certezza (non si tratta di meri dati ma di necessità reali ed economiche )
    Data la rete che lega l’economia mondiale, quindi non solo locale ed europea, tale recessione dovrà finire al più presto a costo anche di un piccolo rischio inflattivo; per scongiurare una catastrofe che ( le major e i potentati lo sanno bene ) sarebbe peggio di un’apocalisse.
    in questo caso i primi a rimetterci sarebbero i piu’ ricchi e non i più poveri come ovvio, logico e desumibile.
    gli economisti ne scrivono e ne parlano ormai da tanto.
    quanto alla tua domanda proprio per il mio lavoro essa per me non e’ mai stata un pensiero ma una normale realtà
    dati i continui, spesso quotidiani spostamenti cui un’impresa deve adattarsi per far fronte a un mercato che soprattutto negli ultimi 30 anni è stato caratterizzato da continui e rapidissimi cambiamenti e trasformazioni.
    in parole povere se un’impresa non fosse disposta, soprattutto oggi, ad investire altrove, ad inserirsi altrove, laddove  la sua vita sarebbe garantita, e se si fossilizzasse negli spazi e nei metodi tradizionalmente di proprio uso ed agio, inevitabilmente sarebbe nel giro di poco destinata ad essere spazzata via.
    data anche l’amara e anacronistica politica asservita da troppo tempo all’egoismo della privatizzazione di se stessa.
    di conseguenza , se un’impresa è disposta per sopravvivere a far questo, almeno per ora dovrà essere disposta a farlo quella forza lavoro in bilico o in condizione precaria: e a farlo senza remore, senza sentimenti, senza esitazioni tranne che la pietà per la propria sopravvivenza.
    Scusa la perentorietà
    Un caro saluto
    Animo e coraggio
    In bocca al lupo
     
     

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  14. Ultimamente faccio molta fatica a pensare a lungo termine forse perchè il futuro mi fa molta paura.
    Ho semrpe creduto che tutto quello che avevo costrutio con le mie mani, con fatica, mai nessuno avrebbe potuto strapprmelo, questo mi aveva insgnato mio padre.
    Ma ultimamente tutto sembra sfuggire al nostro controllo, complice la mancanza di una guida sicura e leale da parte dei nostri governanti.

    Io spero con tutto il cuore che  la tua situazione lavorativa si risolva nel migliore dei modi e che tu possa continuare a guardare dalla finestra di casa tua gli stessi amati orizzonti ancora per moltissim anni!

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  15. x Saganne: niente da scusare, anzi sono stato contento di leggere il tuo punto di vista Infatti e' difficilmente negabile che la faccenda funzioni come te descrivi; quello che puo' dar fastidio e' la iniquita' di questo sistema per cui non importa chi sei, cosa fai, quanto lavori e con quali risultati, conta solo se sei al posto sbagliato nel momento sbagliato. Poi seguono tutti gli errori di comunicazioni che davvero si sprecano e che potrebbero invece fare la differenza. Mancare un comunicato quando dovrebbe essere dato o, viceversa, anticiparlo troppo nella convinzione di aver "visto lontano", puo' avere un impatto determinante sulla vita di molte persone.
    Detto questo, non ti nascondo che ho molta voglia di uscire da questa logica aziendale e tornare ad una vita senz'altro con meno "agi" (che poi a volte sono "sfizi") ma piu' a misura d'uomo.
    E chi vuol continuare a correre, continui a correre.

    x Musicadentro: se devo essere onesto, era davvero difficilmente possibile arrivare a vivere tutta la "vita lavorativa" nello stesso posto. Ogni volta che pensavo a quanto percorso ero (all'incirca meta', sempre che la salute sia d'accordo ) e a quanto ancora ne mancava… l'idea di restare sempre qua era davvero improbabile troppe aziende chiuse attorno a me, troppa gente spedita fuori con un modo od un altro. Troppe volte la sensazione "anche stavolta mi e' andata bene". Forse e' anche per questo che, tutto sommato, so che sara' dura, ma… non cosi' nera come la si potrebbe pensare

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  16. Ciao Wolf,
    questo tuo post e i relativi commenti (sia tuoi che dei tuoi amici) mi hanno fatta riflettere molto…
    io fino a pochissime settimane fà vedevo la mia vita molto stabile, coppia fissa da molti anni, comprato casa da un anno, impiegata nella stessa azienda ormai da qualche tempo.
    E questo da una parte un po' mi avviliva; non amavo particolarmente il mio lavoro, né alcuni colleghi, né alcuni capi, e talora mi spaventava molto l'idea di restare lì ancora a lungo, situazione alla quale non vedevo un'alternativa… alcune sere sono tornata a casa piangendo… e ogni volta mi sono fatta forza cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno: grazie a quel lavoro ho uno stipendio sicuro, ho potuto comprare casa, posso fare dei progetti… al giorno d'oggi non è da tutti.
    Ora la situazione è cambiata, è un periodo di transito e non so come finirà: un giorno sono contenta e ottimista, il giorno dopo sono preoccupata e in ansia… non so se vorrei tornare alla situazione di prima (coi problemi che ho detto), o che questa attuale diventasse definitiva (qui ci sono altri problemi), o che ne arrivasse addirittura una terza, cosa possibile, ma con ancora più incognite…
    Per ora sto in finestra ad aspettare fiduciosa… e no, non lo so se resterò dove sono o se la vita mi porterà a spostarmi, e questo attualmente mi rende un po' pensierosa ma cerco di non farmi sopraffare.
    Un abbraccio e in bocca al lupo per la tua situazione…
    Valeria

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  17. Secondo me dopo un lungo periodo di lavoro stabile, ma in generale di una qualsivoglia situazione che sia stabile, si instaura nelle persone la "sottile" convinzione inconscia che "tanto tutto si risolverà", non e' cosi'? Se da un lato questo puo' essere bene per evitare di preoccuparsi ad ogni pie' sospinto, dall'altro potrebbe far passare sotto gamba una situazione che invece va ben valutata, perche' altrimenti potrebbe portare a crisi improvvisi e certamente piu' drammatiche.
    L'ideale sarebbe poter valutare gli avvenimenti a mente fredda, senza preoccuparsene troppo. Che poi e' incidentalmente anche il metodo migliore per un'analisi oggettiva
    Grazie e altrettanto anche a te!

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  18. Prima di tutto complimenti per il tuo blog che trovo interessantissimo e che leggo volentieri perchè lo trovo molto "spirituale" lontano dal materialismo che ci è proprio.
    Venendo al tuo dubbio di dove saremo tra un pò per me è oramai un pensiero fisso, una paura che mi accompagna costantemente. Più che altro la mia ansia è se, rovinosamente o meno, cambieranno le cose (anche a me ultimamente il lavoro non va granché e sono rimasto a secco di liquidi) ci saranno ancora i miei affetti ovvero moglie, figli e genitori in là con l'età.
    Cerco di pensare positivo con il solito ottimismo che mi accompagna e che mi dice che tutto si risolverà anche se la paura è sempre più forte.
    Una locuzione latina mi torna in mente sempre e che auguro a tutti i lettori del blog: "AD MAIORA!" – verso cose più grandi! 
    Un saluto 

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  19.  Ho letto con attenzione la tua risposta densa di significati pratici ed emotivi.
    Non entro nel merito di una disquisizione che attiene, come evidente ovunque oramai, a una problematica generale e necessariamente generalizzabile .
    A prescindere da quali siano, comunque, i moti personali di ciascuno di noi, vorrei aggiungere solo (per lo meno nel mio mondo noto perché ripetuto e straripetuto) una succinta ma cruciale realtà: manca proprio quello che in gergo viene definito il “management della e per la comunicazione tra i vari ambiti operativi .
    Si tratta di una carenza che risultò già evidente quando l’impronta burocratica prese a divenire gradualmente una mole tanto insormontabile , soffocante e per molti aspetti difettosamente precaria da presentarsi oggi  nel tessuto socio-economico-politico come una pericolosissima slavina cha da un momento all’altro può trasformarsi in una dannosissima e irreparabile valanga.
    Si tratta di una lacuna, quella cui faccio cenno (management della e per la comunicazione) che di fatto impedisce l’agevole ed efficace interazione tra le varie dinamiche strutturali .
    La sua presenza, quando sarà realtà (è un auspicio pratico che noi impresa attendiamo concretamente da tanto) permetterà la riduzione di quei difetti funzionali e la realizzazione di linee e dimensioni programmatiche che garantiranno l’ottimizzazione delle risorse a nostra disposizione : capitale, forza lavoro, terziario inteso come finanza e, naturalmente come burocrazia.
    Fino a quel momento la competizione e il liberismo selvaggio continueranno a determinare la dis-economia e quindi, il danno prodotto dall’inevitabile ghettizzazione e discriminazione delle singole realtà produttive e di mercato dove la  panoramica globale, proiettantesi  come a macchia di leopardo, non può che rendere ancora più deficitarie le realtà già in crisi e soggette a immeritato plus valore (proprio per gli effetti e i meccanismi finanziari) quelle aree spesso solo apparentemente prosperose.
     
    Grazie per la pazienza
    Rinnovando la cordialità.
     
    Ad maiora
     

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  20. In Bocca al Lupo non si può dire …. un intercalare non fa mai male a nessuno. E' la vita che morde.

    Intanto vedo un Cagnolino bello e simpatico, libero nella natura guarda verso chi lo ama.

    Chissà nè ricchi nè poveri possono sapere dove il futuro li condurrà. 
    Anch'io come altri commentatori guardo all'oggi, il domani con le insidie moleste appartengono ai miei figli  e alle mie nipoti…. e credimi che, la mia preoccupazione,  brucia molto di più per loro. Personalmente temo di restare sola, senza mio marito, aggiungendoci la folle paura del fine vita.

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  21. x l'utente anonimo #24: grazie, il tuo è un bel complimento e certamente mi fa piacere riceverlo
    Anche io cerco di vedere i cambiamenti e i possibili cambiamenti in maniera positiva. Vedi, da un lato non mi dispiacerebbe cambiare, anche perché penso che con la mia età non è che mi sia rimasto tanto tempo per farlo, intendo dire che l'idea di – ad esempio – provare ad aprire un'attività in proprio, ma anche più genericamente di cambiare posto di lavoro, diviene sempre più problematica man mano che si va avanti con l'età, e… non ti nascondo che mi piacerebbe tornare ad un lavoro ed un ambiente… più a misura d'uomo, diciamo Pero' il timore di cambiare, la mancanza di liquidità (magari tra un po' di tempo mi offriranno degli incentivi per andare via), e l'idea di arrivare ad una pensione senza scosse (alla quale tuttavia mi mancano una ventina d'anni o poco meno ), fanno in modo che non provi a fare questo salto.
    Ecco allora che… se fossi costretto dalle circostanze… chissà…
    Staremo a vedere.
    Grazie per l'intervento

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  22. x Saganne: eh, caro Saganne! Qui ne fanno anche di corsi di gestione della comunicazione, soprattutto ai dirigenti Pero' qualcosa non funziona lo stesso… o i corsi lasciano il tempo che trovano, nel senso che la buona volontà di applicarli si sfalda alla prima vera difficoltà che si incontra, oppure manca la giusta flessibilità mentale di applicarli ai casi reali; se si segue una teoria pedissequamente, a prescindere dal contesto, è molto facile che questa non porterà molto lontano
    Grazie a te per la bella e interessante dissertazione

    x Jouy: eh, ti capisco in pieno cara D'altronde la vita è fatta di priorità: ci si preoccupa di qualcosa finché non arriva qualcosa di più grosso di cui preoccuparsi, e così via
    Grazie, un caro abbraccio

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  23. Caro Francessco, ti ringrazio per il complimento ma qui la madre non c'entra.

    Sai che per lavoro sono a contatto quotidiano con i giovani (anche se ancora liceali) e fa male sentire che non sanno che fare dopo la maturità.
    Quale laurea? Ormai nessuna offre più certezze.
    Fino a qualche  tempo fa c'erano lauree "vincenti" , ingegneria per es. o comunque dopo un po' si trovava da inserirsi
    Ora non più
    Penso che sia immorale che ragazzi con fior fiore di lauree e master e corsi all'estero oggi come oggi debbano accontentarsi, i più fortunati,  di lavori a progetto (va dimoda ) senza alcuna certezza per il futuro.ormai i ragazzi si sono abituati a spostarsi da un posto all'altro. La famosa mobilità. E ben vanga pure quella ma come si può costruire un  progetto di vita su queste basi?
    Come pensare all'indipendenza se gli stipendi medi per un giovane laureato si aggira sui 1300 euro?  E nelle grandi città per un posto letto si paga dai 400 euro in su??? (e mi mantengo bassa)
    E poi? La vita finisce lì??

    E' immorale leggere dei figli di tizio e caio occupare posti di prestigio solo perchè figli di tizio e caio…E gli altri?
    Qualcuno potrà dire: "è una situazione che c'è sempre stata". Bene  ma ora si esagera…

    Soluzione: anadre all'estero dove ci sono, per esperienza personale, ancora possibilità se si ha unasolida base culturale, se si conoscono almeno due lingue.
    Ma possono tutti andare all'estero??
    E' immorale, ripeto, per i nostri giovani una situazione del genere.
    Così come è immorale non avere la sicurezza del domani per chi ha già oltrepassato i 40 anni…
    E' drammatico in alcuni casi.

    Che facciamo? Andiamo avanti alla men peggio ringraziando Dio che non è toccato a noi?
    E' immorale, ripeto.
    Pensiamo positivo. Guardiamoci intorno sperando che tutto questo serva alla fine almeno a pagare le bollette!!!!
    buon pomeriggio

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  24. Comprendo che per un uomo che e' abituato a mantenere la famiglia e' deprimente, volevo raccontarti che nella mia vita ho fatto 3 cambiamenti cominciando da piccola… oggi vivo in Germania non ci sono dei problemi estremi come in Italia.
    Il mio cuore e' con voi la mia mente anche sono sempre connessa in Italia…e grazie a questo mondo virtuale vi vivo… e le sorti del mio paese mi fanno soffrire molto.
    Dopo le diverse volte che ho sradicato le radici.. oggi sono pronta ancora a cambiare…
    La prima volta e' tremendo poi si diventa liberi..non penso dove mi trovero tra un anno… vivo le giornate i momenti a piccole scadenze …vorrei dirtio di piu' ma penso che non ci siano parole..
    Il cambiamento del mondo nuovo e' terribile leva tutto ma… noi abbiamo la speranza del futuro…e non sei solo hai tua moglie insieme siete una forza un sorriso e Luce nel cuore che riscalda.. mariella

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  25. x Ilavi: più che altro il "è sempre stato così" non è un buon motivo per lasciare le cose come stanno
    Credo che oggi solo i "geni" (anche commercialmente parlando) abbiano il posto sicuro, nel senso che anche se perdono un posto ne trovano subito un altro. Ma… anche se molti di noi sono sicuramente più "geni" di quel che pensano… quanti saranno? Il 10%? Il 20? E gli altri?

    x Mariella: grazie Mariella, il tuo è davvero un bel messaggio Io amo l'Italia e ci sto bene, ma più che altro non posso allontanarmi troppo a causa di un problema nella mia famiglia di origine. Altrimenti penso che potrei anche mollare "baracca e burattini" e provare altrove. Comunque vedremo, nella vita non ci si deve mettere troppi paletti, non è così?

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  26. E come no? Hai ragione.
    La comunicazione è diventata, negli ultimi dieci anni, come il cacio sui maccheroni. Se ( perfino ) un panuozzo( specialità di alcune zone partenopee) non viene intinto di comunicazione
    sarebbe subito "scomunicato". E non dal Papa-re. Ma dalla sua stessa laicità che diverrebbe blasfema perchè( non si sa perchè) insipida.
    I Quadri Intermedi ne fanno tanti di Corsi.Concordo con te.
    Così tanti che non ci stanno capendo un cazzo neanche loro a furia di comunicati che comunicano l'incomunicabilità di ciò che, non è ben chiaro, cosa dovrebbero comunicare.Il gentilissimo Utente Anonimo mi perdonerà per l'uso del termine che abbasserebbe il tenore spirituale del tuo onoratissimo blog: mi riferisco alla parola, come comunicarlo senza scomunicarmi da solo?, che riassume nella sua eroticità( Lessico dei termini amorosi:Utet) una delle svariate funzioni espletate dall'umanità nella sua espressione al maschile. Facciamo una colletta per lo sventurato utente anonimo: che ci dia le coordinate dove inviare qualche centesimo per uno; in modo da garantire agli innocenti, i suoi beneamati figli di mammà( la gentile e bella consorte sua) perlomeno il latte al mattino e a seraE a lui, un AD MAIORA che gli riempia la panza co' sacicc, scarcioppoli e babbà.

    P.s. mi riferivo alla comunicazione che attiene alla programmazione e pianificazione di quel genere d'interazione, monitoraggio e valutazione d'ottimizzazione di cause,effetti e risultati ad ampio raggio e in sinergia con il resto del contesto: tale genere di comunicazione non è ancora nè insegnata nè applicata. Perchè non esiste alcun "quadro" ( come invece in Giappone) che ne preveda la presenza, l'efficacia e la positività.

    Salutamm, Lupo
    raccomandoci sempre a S. Gennar: il protettore degli "scurnacchiat".

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  27. No, no, da me la fanno
    Una volta all'anno fanno compilare a tutti i dipendenti un lunghissimo ed estenuante (estremizzo volutamente ) questionario anonimo che dovrebbe servire proprio  a cio' che dici te. Una volta elaborati i dati, ogni responsabile (dal "line manager" fino al direttore con poltrana-in-pelle-umana) tira le somme e i dipendenti sono tenuti a incontrarsi in gruppi e formulare motivazioni, suggerimenti e soluzioni ai problemi che "il grande questionario" ha evidenziato
    Peccato che, siccome ogni responsabile puo' essere valutato in base ai risultati, vede di… indirizzare il più possibile i suoi, in pratica mettendogli in bocca le risposte che deve dare Il risultato è che il questionario, già reso poco affidabile dal fatto che inevitabilmente una multinazionale è soggetta a differenze culturali (un cinese non si lamenterà mai quanto un italiano ), è di fatto inutile del tutto.
    Ma ovviamente è solo la mia opinione

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  28. ad maiora!
    gentilissimo Saganne mi sfugge la Sua ironia circa la colletta a mio favore. Mi scuserà se non sono abbastanza "sottile" (anche perchè peso diversi chiletti) nel comprendere i Suoi tortuosi ancorchè arzigogolati interventi (eh si! se si parla di comunicazione …). Non vorrei star qui a giustificare il mio intervento però, viste le risposte, tengo a precisare che intendevo dire unicamente che in momenti di difficoltà, come quello attuale, l'ansia ci affianca e i pensieri di possibili cambiamenti ci impauriscono. Si pensa alla famiglia e dunque agli affetti ed alle responsabilità, ma contestualmente una parte di noi ci dice di star tranquilli che "sacicc, scarcioppoli e babbà" arriveranno. Se non ho capito il tenore delle risposte a me indirizzate allora fate come la Telecom ed altri quando sollecitano le fatture: in caso di pagamento già effettuato vogliate non considerare il presente sollecito.
    Ad maiora!

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  29. Leggendo la tua domanda finale ho sorriso; negli anni dell'adolescenza ho ossessionato amici e parenti con la stessa questione e, ad essere sincero, di tanto in tanto lo faccio ancora. Mi piace molto confrontarmi con il tempo, e sono sempre consapevole del fatto che "del domani non v'è certezza". Nei momenti difficili questo tipo di pensiero mi ha aiutato ad andare avanti, a pensare che di lì a poco tempo sarei stato in una situazione completamente diversa mentre, nei momenti di felicità, mi ha reso grato per quello che stavo vivendo in quel momento.
    Un saluto.

    Mr.Loto

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  30. x raggio: grazie cara, ben gentile!

    x l'utente anonimo #37: "ad maiora" è stato usato in diversi punti dei commenti, non ho ben capito nemmeno io a quale si riferisse Saganne, infatti la mia risposta verteva sugli altri punti; personalmente sono ovviamente solidale con il tuo sentire, anche perché… presto potrei essere personalmente coinvolto

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  31. x Mr. Loto: certamente il tuo e' un pensiero costruttivo Da un lato e' un invito a resistere avendo consapevolezza che quel momento passera' e traendo forza da questo pensiero (io l'esprimevo cosi'), dall'altro, sempre tramite la consapevolezza della transitorieta' del periodo, essere ancora piu' grati e contenti per cio' che si vive

    x Carezzadiluce: Bella Certo e' curioso che la memoria, che e' fatta di ricordi, sia crudele, mentre i ricordi siano teneri… In realta' sono entrambi, a seconda dell'ottica con cui li si vive e li si guarda

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  32. Ti auguro che le cose evolvano nel miglior modo possibile per te. A volte me lo chiedo anch'io dove sarò tra qualche anno…certo che un pò ne ho anche abbastanza, con tutte le volte che ho già cambiato città…un pò di tranquillità non guasterebbe…Buon pomeriggio e salutami la bella famigliolaCiaoooooo

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  33. Buongiornooooooooooooooo Fra…Onestamente in questo periodo
    non ci penso anche perchè ho apprena cambiato casa ihiihihihiih..
    Scherzo…si ogni tanto ci penso…penso chissà se realizzerò il mio
    sogno di andare a vivere al mare da lì sono nata e da lì vorrei finire..
    Un abbraccio grande,ultimamente sono un pò assente ma ti leggo
    sempre volentieri….
    Anna..

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  34. Avendo sempre lavorato come libera professionista sono abituata all'incertezza del domani da sempre….Ed è proprio quello che spesso mi ha creato millemilalmiliardi di ansie :o) Quindi…no…cerco proprio di non chiedermelo :o)))))

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  35. x Glicine: gia', forse staro' invecchiando, ma la tranquillita' e la serenita' sarebbero davvero apprezzate!
    Grazie cara

    x Anna: eh, provaci a realizzare il tuo sogno Anna, mi pare uno di quei "sogni possibili", se solo lo vuoi

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  36. x Lipodotata: chiederselo e' utile se e' costruttivo, ovvero se serve per fare qualche azione "proattiva". Altrimenti, se serve solo a generare ansia, sono d'accordo: e' meglio non pensarci

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  37. Le conseguenze della crisi interessano non solo i dipendenti; l'idea dell'impiego sicuro è un riflesso vista la falce sui posti di lavoro con qualsiasi contratto, come taglia. Le aziende fischiano via dirigenti e quadri come pallottole sparate in aria, sa Dio dove cadranno; molto dipende dal settore e dal calibro perché in certi ambiti c'è ancora mobilità e a questa ci si deve adeguare, ma in altri è difficile cadere bene. Qualcuno è atterrato a Dubai, altri sono rimasti sospesi, taluni sono finiti in una caldera. Ci sono anche quelli inchiodati all'estero che vorrebbero tornare, ma non possono, non trovano. Sono tempi duri per il lavoro, di ogni tipo, salvo isole d'Oro che finiranno sommerse. Le imprese, soprattutto piccole, sono in difficoltà inserite in un sistema di costi e adempimenti, dunque ancora costi, che spesso non lasciano margini e in molti casi portano a fallimenti, esposte con le banche come molte sono. Le condizioni di relativa stabilità come quella di Ilavi che opera in un settore primario, sono rare.
    Ho conosciuto tre dimensioni di lavoro sebbene non tutte per esperienza diretta.
    I miei genitori avevano una piccola impresa familiare sana e sempre in attivo, con qualche dipendente, e con quel solo reddito portavano avanti la famiglia lavorando come forsennati e consentendoci di studiare; non so capire come riuscissero a farcela, perché scontate le soddisfazioni non economiche che arano notevoli, guadagnava più il dipendente del titolare; così era, e il sistema e il mercato per le imprese modeste in quel settore credo sia peggiorato, e sovente soffra di paradossi: nessun plusvalore dal rischio d'impresa e anomalie altre. Naturalmente le capacità imprenditoriali e relazionali, svolgono un ruolo determinante in ogni circostanza.
    Il segreto mi è stato ripetutamente svelato: spendere meno di quello che si guadagna attraverso una gestione attenta al risparmio e rivolta all'investimento, banale a dirsi.
    La grande azienda la vivo per convivenza, di riflesso ma non per questo senza coinvolgimento, e mi entrano in casa le sue dinamiche complesse; osservo ammirato mia moglie destreggiarsi in una selva di rapporti in un meccanismo intricato quanto affascinante, in cui tutti, se non vanno, possono essere mandati via, con scomposizioni perlopiù solo apparenti.
    Un professionista in difficoltà sono io, troppo piccolo per rispondere alle richieste della globalizzazione e specializzazione delle competenze in un mercato che stenta a riconoscere la componente astratta che compone l'opera, giammai intellettuale, di risorse non tangibili ma assai costose. Il lavoro è sempre più difficile e svenduto, mentre lievitano le spese di attività; al di sotto di un certo fatturato, non conviene, diventa un carico e sei costretto ad una scelta. Non ho idea di dove sarò tra qualche anno, credo qui, ma muovermi, cambiare aria, non mi spaventa.
    Ti parlo col titolo di chi naviga nell'occhio del ciclone da qualche annetto, Wolf , prenderei come un'opportunità di cambiamento il vuoto che potrebbe presentarsi davanti, ed è quello che tu fai. L'ottimismo non serve e nemmeno il pessimismo, ma fare bene i conti e non dubitare dell'aritmetica, ti aiuta certo 
    Ci teniamo aggiornati, se ti va.

    Giulio

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