Tagliare i rami secchi

Bene, rieccomi 🙂 Mentre penso a come trasformare il blog per rendere la mia presenza su di esso un pochino più frequente, vi ripropongo questo post di marzo 2008. L’ho scelto tra di diversi post di quel periodo che, in un modo o nell’altro, trattavano tutti del tema della libertà. Infatti quello fu per me un periodo molto importante della mia vita, un periodo di scelte difficili e impegnative alle quali, per fortuna, riuscì a dare seguito.

Sappiamo tutti che ognuno di noi potrebbe avere i giorni contati senza saperlo, che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, ma se mi vedo indietro… sono già passati otto anni da quei giorni! Otto anni che non ci sarebbero stati.

Qui trovate il post originale con tutti i commenti dell’epoca: Tagliare i rami secchi


 

Tagliare i rami secchi. Ciclicamente questa espressione torna alla mia attenzione…

Albero spoglio dMa perché è così importante tagliare i rami secchi? Perché non dare un’alzata di spalle e continuare sulla stessa strada, magari con un po’ di comoda finzione che permetta di allontanare una soluzione drastica, che, pensiamo, ci creerebbe sofferenza? Non è più comodo lasciare le cose come stanno? Non è forse vero che, in fondo, è proprio quello che facciamo? Spesso ci ritroviamo a “tornare” nei medesimi posti, a ricercare le stesse persone, nonostante non ci abbiano dato altro che briciole rispetto alle energie ed agli sforzi che in essi abbiamo profuso.

Perché non voltarsi veramente? Non guardare davvero verso un orizzonte diverso, magari sconosciuto, è vero, ma che ci dia almeno la speranza di portarci qualcosa che la strada vecchia ha dimostrato innumerevoli volte di non poter portare?
Perché “Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova” è esperito come un proverbio negativo? Che esso sia vero, è fuori di dubbio. Ma cosa dice di così terribile? Dice che, al di là di cosa ci può portare la strada nuova, ciò che ci ha portato la strada vecchia non l’avremo più… E’ così terribile essere liberi dalle catene di un passato che non ha più nulla da dare, recente o antico che sia? E’ così terribile avere il tempo e le energie per provare almeno ad ottenere ciò che sogniamo?

Perché si tagliano i rami secchi? Si tagliano affinché nuovi rami possano prendere il loro posto sull’albero della nostra vita. Non so dirvi quante verdi foglie avrà ciascuno di quei nuovi rami. Ma una cosa posso dirvi con certezza: non potrà averne di meno di un ramo già secco.
Ecco perché vale sempre la pena di concedersi di avere un’altra possibilità.

Se i vostri rami sono davvero secchi, se davvero riconoscete che non hanno più frutto da darvi… prendete le cesoie e… datevi un’altra possibilità.

Parco nel verde della foschia mattutina

La mente, meraviglia e nemica – un pensiero di Sogyal Rinpoche

Bene, il 2016 ormai è iniziato. Un saluto dai nostri animalotti (manca Sissi… lei non si schioda dal suo divano 😀 ).

Ogni anno buttiamo giù i nostri buoni propositi per l’anno nuovo di cui poi quasi sempre ci dimentichiamo. Se ci prendessimo la briga di andare a leggere quelli degli anni precedenti chissà cosa scopriremmo, non dico sui completati con successo, ma anche solo a riguardo di quelli che abbiamo almeno tentato di portare avanti, diciamo, per un paio di mesi 🙂

Il passo seguente ci ricorda come la mente possa essere il nostro paradiso o il nostro inferno, a seconda di come la usiamo. Ci sono persone che, purtroppo, versano in condizioni gravissime, eppure sono serene; altre che hanno piena salute e uno stato socio-economico invidiabile… eppure moralmente e psicologicamente sono distrutte. Ciò che fa la differenza è sempre la mente.

Da ciò si deduce l’importanza di controllarla. Ma come?

La mente è come un cane, il momento del “cambiamento” è essenziale nel suo controllo. Se il cane vede un nemico, dobbiamo essere immediati nel richiamarlo, un attimo di ritardo e, quando ormai “il sangue gli è andato al cervello”, ogni richiamo è inutile.

Chi li ha provati, sa che anche gli attacchi di panico, ma in generale gli stati emotivi, sono così. Se si riesce a “riportare la mente a casa” immediatamente, li si può evitare, altrimenti non si può che aspettare che facciano il loro doloroso percorso e passino. E poiché il successo genera fiducia nelle proprie possibilità, genera il successo futuro. Tuttavia prima che il controllo diventi un automatismo, ci vogliono innumerevoli successi, e qui sta il difficile: raramente “siamo presenti” a noi stessi, molto più spesso ci facciamo trascinare supinamente dai nostri stati emotivi e perdiamo il controllo.

Il buddhismo dice che non è pensabile riuscire ad affrontare i grandi cambiamenti senza prima aver imparato a gestire quelli piccoli, che nascono nella nostra mente, ed esorta perciò ad essere vigili sui cambiamenti di stato della propria mente, nel riconoscerli prontamente e gestirli finché è possibile.

Quando sarà diventata una sana abitudine, allora saremo pronti a gestire i cambiamenti, anche quelli dolorosi e drammatici che, altrimenti, ci devasterebbero.

Ecco, per quest’anno il mio unico proposito è questo: essere osservatore dei miei stati mentali, riconoscendone i cambiamenti agli albori e, se necessario, intervenendo prontamente per eliminare paura, angoscia, rabbia.

Ovviamente non mi aspetto di riuscirci, non sempre, anzi all’inizio sarà solo una volta ogni tanto, ma è la ripetizione, il non arrendersi, il riprendere il tentativo più e più volte senza lasciarsi abbattere dagli insuccessi, a portare alla riuscita. Soprattutto bisogna sapere che è possibile, eliminando il dubbio che non sia alla nostra portata.

La mente è malleabile, come scritto solo pochi post or sono, ma per cambiarne il funzionamento occorre innumerevole ripetizione.


 

La mente può essere meravigliosa, ma allo stesso tempo anche il nostro peggior nemico. Ci crea un’infinità di problemi. A volte vorrei che fosse come una dentiera, che si può togliere e lasciare tutta la notte sul comodino. Almeno, potremmo avere un po’ di tregua dalle sue noiose e spossanti divagazioni. Siamo così in balia delle mente che perfino quando sentiamo che gli insegnamenti spirituali fanno risuonare una corda dentro di noi, e ci toccano più di ogni altra esperienza, continuamo ugualmente ad esitare, per una sorta di radicata ed inspiegabile diffidenza. Prima o poi, però, dobbiamo smetterla di diffidare; dobbiamo lasciar andare i dubbi e i sospetti, che in teoria dovrebbero proteggerci ma non lo fanno mai, e finiscono col danneggiarci anche più di ciò da cui dovrebbero difenderci.

da “Riflessioni quotidiane sul vivere e sul morire” di Sogyal rinpoche

Come cambia in fretta il cielo… e, ovviamente, aggiornamenti su Julius!

Aggiornamento 1 ottobre: stasera siamo stati dal veterinario perché nel pomeriggio Julius sembrava di nuovo in difficoltà. E’ stato bravissimo! Mentre aspettavamo il risultato delle analisi del sangue, lo portavo a spasso per lo studio tenendolo in braccio, lo facevo guardare fuori dalle finestre e lui era decisamente interessato… Un vero tesoro 🙂

Purtroppo le analisi sono state impietose. I globuli rossi sono così bassi che il veterinario si è detto stupito che sia ancora vivo 😦 Lady Wolf è molto abbattuta, perché visto il colorito e il fatto che mangia di gusto, iniziava a sperarci… La nuova diagnosi, la quinta a questo punto, è leucemia, non quella infettiva classica dei felini, la FELV, bensì il tumore del sangue. Attendiamo l’esito di altri esami che il veterinario ha mandato a far analizzare, ma si è detto quasi sicuro. E comunque, anche non fosse quella la causa, i valori sono così bassi che le speranze sarebbero quasi zero comunque.

Julius tornato a casa è andato nella sua cuccetta e poi ha mangiato 🙂 E’ un vero guerriero e… sì, certamente è ancora con noi per tutte le attenzioni amorevoli che gli diamo 🙂 Ho detto a Lady Wolf di non essere abbattuta per non essere riuscita a salvarlo: ogni giorno che passa con noi senza soffrire, con il nostro affetto, è un regalo grande che gli facciamo… e un regalo grandissimo che lui fa’ a noi 🙂

Aggiornamento mercoledì 30 settembre: stasera Julius ci preoccupa molto… è peggiorato nel giro di due giorni, è tornato a sembrare raffreddato, peggio di qualche giorno fa’… e pensare che sembrava averla passata, inoltre è molto molto debole 😦 Nonostante il colorito sia ancora buono, ovvero molto meno giallo rispetto a 15 giorni fa’, è ora evidente che effettivamente qualcosa non va’ nell’apparato respiratorio. Avremmo l’appuntamento in clinica sabato, ma a questo punto rischiamo di non arrivarci 😦 E’ probabile che domattina chiameremo il veterinario affinché venga a dargli un’occhiata…

Julius oggi, in giardino

Era il pomeriggio inoltrato del 30 di agosto. Io, Lady Wolf e Tom stavamo per terminare qualche bellissima ora lungo uno dei laghetti formati da un torrente alle spalle della nostra cittadina. Tom si era divertito tanto e noi eravamo contenti di terminare l’estate, almeno ai laghetti, con una bella giornata.

Mentre ci stavamo preparando per rientrare, mi è squillò il telefono… e in un attimo cambiò tutto. Nel giro di qualche ora trovammo mio fratello defunto. Oltre allo shock, che probabilmente è stata la causa di uno stato di malessere durato quasi un mese, iniziò un periodo di inferno, con mille cose da sistemare, problemi da risolvere, lutto da affrontare. Quasi subito ci si è messo anche Julius che sembrava dover essere spacciato solo una settimana dopo.

Per quanto cerchiamo di rendere la nostra vita stabile, tutto può cambiare nel giro di un attimo, lo spazio dello squillo di un telefono. Lo sappiamo tutti, eppure tiriamo avanti come nulla fosse. Un tempo pensavo che così volesse la vita, non ci si può fermare. Ma ora non ne sono più certo, forse è più la nostra società a volere che lo show vada avanti, qualunque cosa succeda.

Dice il maestro Sogyal Rinpoche:

“Quanti di noi sono trascinati via da ciò che mi viene da chiamare ‘attiva pigrizia’? Ci sono molti stili di pigrizia, orientali e occidentali. Lo stile orientale consiste nello starsene tutto il giorno al sole senza fare nulla, evitando qualunque lavoro o attività fruttuosa, bevendo il tè e spettegolando con gli amici.

La pigrizia occidentale è piuttosto diversa. Consiste nell’imbottarsi di attività compulsive, che non lasciano il tempo per occuparsi delle cose serie.

Se consideriamo la nostra vita vedremo quanti impegni inutili, le cosiddette ‘responsabilità’, accumuliamo per riempirla. Un maestro lo paragona a “sbrigare le faccende domestiche in sogno”. Diciamo a noi stessi di voler dedicare il nostro tempo alle cose importanti della vita, ma non c’è mai tempo.

Guardiamo inermi le nostre giornate riempirsi di telefonate e programmi irrilevanti, di tali e tante responsabilità… o dovremmo vorse chiamarle ‘irresponsabilità’?”

E ora le novità su Julius.

Julius, ieri pomeriggio, torna a godersi un po’ di sole 🙂

Ieri sera il ragazzo ci ha fatto preoccupare. Ci siamo accorti che il respiro era ancora più pesante e difficile dei giorni precedenti, come se avesse l’asma. Inoltre i battiti del cuoricino erano davvero velocissimi. Sperando che fosse solo un raffreddore, che nel suo stato debilitato avesse “picchiato duro”, ho chiamato il veterinario e ci siamo accordati di aspettare un paio di giorni a meno che la situazione non peggiorasse ulteriormente. il suo sospetto infatti è che potesse esserci qualcosa di più, come un versamento polmonare del quale controllare le cause (con una radiografia).

Oggi il ragazzo è sempre molto stanco, ma il respiro, almeno fino a quest’ora del tardo pomeriggio, sembra un po’ migliore. Quindi aspetteremo la visita già precedentemente stabilita continuando con la terapia che, francamente, spero di poter alleggerire un po’ nei prossimi giorni.

Cosa pensiamo? Non lo diciamo… non per evitare di essere pessimisti, ma perché davvero nel giro di qualche ora la situazione cambia molto. Prima ad esempio Julius è andato in giardino e appena ha sentito che arrivavo con i pacchetti degli stecchini (sono “snack” per gatti) mi è venuto incontro ed ha mangiato di gusto (ovviamente secondo le sue possibilità attuali).

Attendiamo e… speriamo 🙂

Le foto precedenti sono di Julius oggi, quella a chiudere risale al 2008 quand’era ancora un giovanissimo gatto 🙂 Gli stavo costruendo il suo primo tiragraffi e lui ne era visibilmente entusiasta! 😀

Julius nel 2008, esplora il suo primo tiragraffi

Morte e Rinascita

Questo post è stato pubblicato originariamente il 27 settembre 2007, qui potete vederlo con tutti i commenti dell’epoca: http://logga.me/wolfghost/2007/09/27/morte-e-rinascita/

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CoastCapita talvolta, nella vita di ciascuno di noi, di sentire la spinta al cambiamento. Si sente che qualcosa non sta’ andando; ci si sente insoddisfatti, forse non si vede un futuro o, perlomeno, un futuro attraente. Ci si ritrova a dire a se’ stessi qualcosa di simile ad un “mmmm… qui si deve cambiare rotta”.

Forse si tratta solo di un aggiustamento, di un rinnovamento. Se la nostra vita, o meglio personalita’, fosse un palazzo, si potrebbe identificare tale rinnovamento come un restauro della sua “facciata” o come lavori all’interno dei vari appartamenti.

Talvolta pero’ si sente che il salto di qualita’ da fare e’ grande, immenso forse, eppure possibile e cosi’ potenzialmente “ricco” da sentire che non compierlo sarebbe un vero peccato. Un balzo su un crepaccio che divide un mondo antico e ormai vetusto, da uno nuovo, ricco di possibilita’. Si tratta di buttare giu’ tutto il palazzo, perche’ e’ necessario ricostruirlo fin dalle fondamenta.

Di un simile salto si ha spesso timore, perche’ non si riesce a compierlo “caricandosi troppo del passato”: bisogna essere il piu’ “leggeri possibili” per riuscire a farlo. Bisogna abbandonare sul lato vecchio del crepaccio tutto cio’ che ormai non ci serve piu’, che ci appesantisce, che ci condiziona. I maestri esoterici dicono che “per rinascere, bisogna prima morire”, intendendo proprio che bisogna liberarsi dello stabile – ma proprio per questo “bloccante” – edificio che ci si e’ creati nel corso degli anni, perche’ i mattoni di tale stabilita’ sono per lo piu’ credenze e motivazioni sbagliate, fondate sull’inerzia, sulla conservativita’, sulla paura; sono alberi che affondano le proprie radici nel cemento: stabilissimi, e’ vero, ma destinati a perdere la bellezza delle loro foglie, diretti al declino.

Perche’ nella stabilita’ del cemento non c’e’ nutrimento: l’albero e’ si stabile, ma avvizzito…

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Commento di Wolfghost: bé, commentare me stesso mi fa sorridere 🙂 Tuttavia, come scrivevo qualche post fa, spesso nel tempo cambiamo e non siamo più così d’accordo con quanto noi stessi avevamo scritto anni prima.

Ad una prima rilettura questo post oggi mi apparirebbe diretto soprattutto a persone giovani, che ancora non hanno trovato la loro strada nel mondo e continuano a sentire la spinta al cambiamento. In realtà avevo scritto bene: al di là dell’età, ci si può sempre trovare in uno stato di impasse, in una situazione bloccata che ci divora lentamente, così lentamente da impedirci perfino di capire cosa originariamente l’abbia provocata. A volte anzi la situazione di impasse viene a stabilirsi lentamente, non c’è una vera causa scatenante. Semplicemente un giorno ci si sveglia e ci si rende conto che è da tempo ormai che si percepisce la vita come pesante. Allora è meglio cercare di capire cosa cambiare o cosa aggiungere affinché la vita riacquisti sale. La ricerca delle cause alla fine non è così importante, è più importante riuscire a “darsi una mossa”.

A volte basta poco, un nuovo hobby, un impegno, un’attività da seguire. Anche se questo vuol dire sacrificare qualcosa. Penso ad esempio a chi dopo anni abbandona il proprio blog, inizialmente a malincuore, perché non gli da più nulla ed anzi sente che gli ruba tempo prezioso. Magari si è solo trovato qualcosa che lo coinvolge di più, qualcosa che, chissà, a sua volta verrà un giorno “ucciso” per lasciare il posto a qualcos’altro. Non importa. A volte alle cose importanti si arriva con una serie di cambiamenti apparentemente di poco peso.

Altre volte il salto da fare è grande e sfidante, e non lo si fa per paura di sbagliare o perché si pensa che non sia ha più l’energia o il tempo di farlo. A volte ci sente addosso lo sguardo della gente che giudica le azioni altrui. A quel punto è facile raccontarsi che in fondo non è così importante. Eppure proprio perché la vita si accorcia, ogni suo giorno è ancora più importante ed è un peccato trascinarsi in essa anziché godersela.

Questo non è un facile invito a “cambiare e via”. Dobbiamo entrare nella nostra testa e capire se abbiamo davvero bisogno di cambiare “all’esterno” di noi stessi. Può essere che l’unica cosa che dobbiamo cambiare… siamo noi stessi, capendo perché siamo insoddisfatti. Se la nostra insoddisfazione arriva dalla nostra anima che ci sta chiedendo un po’ di attenzioni, cambiare fuori da noi non ci servirà a granché, anzi ci permetterà di rimandare ancora di più il vero cambiamento. Forse a mai. E ci ritroveremo di nuovo al punto di partenza, forse più frustrati di prima.

Qui ho scritto di tutto e di più, e chi ha “bisogno” è probabilmente più confuso di prima. Ma la verità è che nella vita le facili soluzioni non esistono e soprattutto nessuno può dirvi cosa fare. Lo dovete capire da soli, e da soli dovete fare il primo passo.

Dogmi che cambiano

LA LEGGE E I FRUTTI, di Paulo Coelho

Nel deserto, i frutti erano rari. Dio allora chiamò uno dei suoi profeti, e disse: “Ogni persona può mangiare solo un frutto al giorno”. Il costume fu rispettato per generazioni, e l’ecologia del posto venne preservata. Siccome gli altri frutti davano i semi, nacquero numerosi alberi. Ben presto, tutta quella regione si trasformò in un suolo fertile, invidiato dalle altre città.

Il popolo, però, continuava a mangiare un solo frutto al giorno, fedele alla raccomandazione che un antico profeta aveva trasmesso ai loro antenati. Oltre tutto, non permetteva che gli abitanti degli altri paesi godessero del ricco raccolto che si produceva tutti gli anni. Il risultato era uno solo: i frutti marcivano per terra. Dio chiamò un nuovo profeta e disse: “Lascia che mangino tutti i frutti che vogliono. E chiedi loro di dividere quest’abbondanza con i vicini”.

Il profeta giunse in città con il nuovo messaggio. Ma finì per essere lapidato, giacché il costume era radicato nel cuore e nella mente di ogni abitante. Con il tempo, i giovani del paese cominciarono a discutere quel costume barbaro. Ma, siccome la tradizione dei più vecchi era inviolabile, decisero di allontanarsi dalla religione. Così potevano mangiare tutti i frutti che volevano, e dare il resto a coloro che avevano bisogno di cibo.

Nella chiesa locale rimasero solo coloro che si ritenevano santi. In verità, erano solo persone incapaci di intravvedere che il mondo si trasforma e che dobbiamo trasformarci insieme a esso.

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Commento di Wolfghost: Be’, “dedicare” questo racconto di Coelho alla Chiesa Cattolica sarebbe fin troppo facile; in realta’ credo sia adatto a tutte le religioni, e, ancora piu’ in generale, a tutte quelle regole odierne che hanno ormai perso significato, il motivo della loro origine e esistenza, nella notte dei tempi. Cosi’, non ricordandosi piu’ perche’ fu creata, una regola diventa dogma.

Credo che dogmi e regole non nascano per caso ma per esigenze del particolarmente momento in cui vengono alla luce. Ogni tanto pero’ sarebbe bene metterli in discussione, per verificare che la loro iniziale utilita’ sia ancora di attualita’.

… e guardate che ognuno di noi ha i propri “dogmi” di cui a volte nemmeno ha consapevolezza. Segue pedissequamente antiche convinzioni personali che ormai, per mutate condizioni, avrebbe dovuto dismettere da tempo.

 

La sindrome del “facile a dirsi”

L’argomento della possibile “illuminazione” tramite meditazione buddista (ma anche preghiera cristiana) ha, come mi aspettavo, sollevato diversi commenti alla “Si’, facile a dirsi…”. Questo commento, che spesso usiamo anche tra noi e noi, e’ secondo me uno dei piu’ forti ostacoli ad ogni tipo di realizzazione, materiale o spirituale che esso sia. Il punto e’ che spesso (“spesso”, non “sempre”) abbandoniamo il nostro progetto alla prima difficolta’, senza un minimo di determinazione. Eppure sappiamo benissimo che un cambiamento radicale necessita di tempo, in particolare quando riguarda una mente – la nostra – che e’ condizionata da decenni di sovrastrutture nate da condizionamenti culturali, sociali e personali.
Roma non e’ stata costruita in un giorno, no? 🙂

Mi piace riportare qui un paio di risposte che ho dato in commenti ai post precedenti (rispettivamente a artistapaolo2 ed a Gabbiano):

1) Per il buddismo non esiste un punto di arrivo e, in teoria, non esiste nemmeno il desiderio di arrivare. Puntare alla “illuminazione” e’ il modo migliore di non centrarla mai 🙂 Il concetto e’ di meditare con serieta’, senza mollare alla prima inevitabile difficolta’. Il premio e’ immediato: il senso di pace, di stacco dai problemi quotidiani, la serenita’ che si prova, valgono gia’ il “prezzo del biglietto” 😉 Il sentire attraverso la meditazione la vera mente, che non e’ quella del “chiacchiericcio” continuo, percependola come qualcosa di non limitata e nemmeno “propria” in senso stretto (secondo i buddisti la “mente” e’ universale ed ogni cosa ne e’ permeata), e’ in un certo senso un graditissimo effetto collaterale. Ma cercare di cogliere lo “universo” o Dio, guardando dentro di se’, pone troppe aspettative per cui non si riesce a raggiungere quello stato di “quieta meditazione senza sforzo” che e’ quella necessaria.
“Fede”, “convinzione”, sono solo parole. Il lama mi disse “medita, poi capirai” 🙂 Io allora non capi’, mi servivano prove. Oggi ho capito che nemmeno una prova ragionevole potrebbe convincermi; non resta che dare retta al lama. Che si ha da perdere? 🙂 Come minimo la meditazione dona pace e tranquillita’ mentre la si fa. Gia’ questo sarebbe di per se’ un motivo sufficiente per farla 🙂

2) Il tuo e’ il problema dei piu’, me compreso. Ad affermazioni cosi’ rispondiamo sempre “eh! Facile a dirsi!” 😐 Ma… siamo sinceri, quanti di noi hanno provato a seguire questi ed altri suggerimenti del genere per un tempo prolungato? Quanti sono stati determinati senza mollare dopo la prima volta bollando nella propria mente il tutto come “sciocchezze”? 😐
Bisogna provare, con coraggio, costanza e determinazione, senza dar peso a difficolta’ che inevitabilmente ci saranno, perche’ questi metodi non sono medicine allopatiche che le prendi e (sperabilmente) il giorno dopo stai meglio. Ci vuole costanza e tempo. Costanza, non creduloneria: diamoci una scadenza, che so, 3 mesi (ma sono certo che basterebbe meno), 3 mesi in cui con determinazione sperimentiamo. Solo dopo saremo davvero titolati a dire “eh! Facile a dirsi!” 😉

costruzione

Rotelle – un pensiero di Angela

Gira e gira, mi sono ritrovato qualche tempo fa su un blog non-Splinder: Il Tesoro nel Campo. Il blog e’ in realta’ multi utente, e da quello che ho capito e’ legato all’arcidiocesi di Torino, su esso scrivono diversi preti e perfino vescovo (che ho scoperto essere di uno dei miei paesi liguri preferiti: Rossiglione! :-D) e cardinale! 😉 Pur non essendo cattolico praticante, non vi nascondo che la cosa mi ha fatto molto piacere e… vi invito a farci un salto! 😉
Comunque il post che vado a mettere e’ di… una mamma: Angela Bellini
😉

La breve storia fa parte di quei piccoli fatti che spesso capitano nella nostra vita di ogni giorno e ai quali normalmente non diamo peso, eppure… sembrano a pensarci portatori di profonde metafore 🙂
Leggere per credere… 😉


Rotelle

Perché non va avanti? Dice il più piccolo. È in bicicletta, su un marciapiede un po’ sconnesso, dove le rotelle si appoggiano e la ruota posteriore slitta; è arrabbiato, sudato ma continua a pedalare forte, la ruota gira ma non si muove. “Prova a scendere e spostarti dalla buca” gli dico.
“Perché nel negozio andavo veloce e qui no?” Quasi grida, tanto è indispettito, “sono rimasto indietro!”
Potrei perdermi in mille spiegazioni e sarebbe il mio forte; invece torno indietro, mi metto vicino a lui, quando sei in difficoltà, scendi, spostati e riparti.
Arriva il più grande, siete ancora lì?
“Zitto tu, che hai ancora le rotelle, mi sono incastrato! Aiutami!” “Ti aiuto, ma volevo dirti che le rotelle mi servono per pedalare e non per parlare!”
Dedicato agli amanti della bicicletta, perché pedalare è più una filosofia di vita, che una abilità tecnica. Molta pazienza e guardare alla strada, più che alla meta.


Commento di Wolfghost: “Quando sei in difficolta’, scendi, spostati e riparti”, senza perderti in mille ‘ma’ e in mille ‘se’ 
Certo, non sempre si puo’ scendere, ma il piu’ delle volte non solo e’ possibile, ma e’ anche il metodo migliore per procedere: scendere, spostarsi (invece di continuare a sbattere la testa contro lo stesso muro) e ripartire, in un’altra direzione ma non necessariamente un diverso obiettivo. Cio’ che ci ferma non e’ di solito la difficolta’ oggettiva, ma sono i nostri dubbi e paure, il tentativo di razionalizzare in modo estremo una scelta diversa, di rendere sicuro oltre ogni possibile incertezza qualcosa che sicuro non puo’ essere: ogni scelta comporta vantaggi e svantaggi e una dose di rischio, ma spesso e’ piu’ rischioso rimanere fermi, o cercare di forzare in una direzione che ormai e’ evidentemente senza sbocchi.
Il nostro cervello deve essere abituato al cambiamento, altrimento procede inconsciamente per inerzia, rifiutando a priori qualunque alternativa che, magari, e’ proprio li’, sotto i nostri occhi. Con il risultato che continuamo a pedalare a vuoto e a restare sempre piu’ indietro.

ciclisti

Elogio dell’incoerenza: cambiamento e fissazione

ELOGIO DELL’INCOERENZA
di Paulo Coelho

Non cercare di essere coerente in ogni momento. In definitiva, San Paolo non ha forse detto che “la saggezza del mondo è follia di fronte a Dio?”.
Essere coerente significa aver sempre bisogno di indossare la cravatta abbinata alle calze. Significa essere costretto a mantenere, domani, le stesse opinioni che avevi oggi. E il movimento del mondo, allora, dov’è? Purché tu non pregiudichi nessuno, cambia pure opinione di tanto in tanto, e cadi in contraddizione senza provarne vergogna. Ne hai il diritto. Non importa ciò che gli altri penseranno – perché penseranno qualcosa comunque.
Perciò, rilassati. Lascia che l’Universo si muova intorno a te, e scopri la gioia di essere per te stesso una sorpresa. “Dio sceglie le cose folli del mondo per fare vergognare i saggi”, dice San Paolo.


Commento di Wolfghost: Spesso abbiamo parlato sul mio blog a proposito del cambiamento. Sapete che penso che una delle piu’ grosse menzogne che possiamo raccontare e raccontarci, e’ che le persone non cambiano. In realta’ tutti cambiamo, volenti o nolenti, e quel che possiamo fare e’ solo cercare di indirizzare, il piu’ possibile, il nostro cambiamento nella maniera voluta. Un centro di gravita’ permanente, come lo voleva Battiato, non solo non e’ possibile, ma non e’ nemmeno auspicabile, perche’ la vita e le situazioni che reca sono in continuo mutamento e non voler cambiare significa non poter addattarsi, rimanendo in una predisposizione mentale che forse ha funzionato per un certo periodo, ma che e’ ormai inedaguata per affrontare al meglio le nuove situazioni. Dico spesso che la determinazione, la costanza, rischia di essere cieca testardaggine senza flessibilita’.
Personalmente diffido di chi e’ troppo sicuro delle proprie convinzioni, testardo al punto di non voler ascoltare niente e nessuno. Puo’ essere a modo suo anche una persona affascinante, ma in un mondo ed una vita che cambiano in fretta, mettera’ presto fuori gioco se’ stesso e chi da lui dipende.
A chi gli chiedeva perche’ i suoi pareri cambiavano spesso, alla faccia della coerenza che ci si aspetta da un saggio, Osho (che si puo’ apprezzare o meno, ma era certamente una persona intelligente) rispondeva che ogni persona che gli si presentava davanti era unica a se’ stessa, diversa dalle altre che l’avevano preceduta, dunque era normale che anche le risposte differissero, non e’ vero? 😉
In quanto a me… non credo di aver mai portato cravatta e calze abbinate… o meglio, le calze si’ sono abbinate solitamente, ma solo tra di loro! 😀

cravatta e calze

Non arrendersi – Il vento lo sa’…

Purtroppo questo e’ un periodo molto pieno di impegni per me, non riesco ad essere presente ed aggiornare come vorrei 😐
Il futuro… chissa’ che mi riservera’? Ci sono grandi mutamenti nel mio ambito lavorativo, molta incertezza, e l’idea di cambiare (o cercare di farlo) diviene sempre piu’ ostica con l’avanzare dell’eta’… ma credo che questo stato di cose sia abbastanza comune a tante persone oggi, non e’ vero? 😦
Comunque non bisogna abbattersi o, peggio, arrendersi.
Come diceva John Fitzgerald Kennedy, «Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità» 😐

Nonostante il poco tempo, oggi pubblicare mi e’ facile. Infatti, proprio sul tema di resistere prima e superare poi, le avversita’, ho trovato una splendida storia sul blog di Kjya (Amore Infinito) e voglio condividerla con voi.
Personalmente l’ho “sentita” molto, e credo che anche voi, chi almeno ancora non la conosce, l’apprezzerete…


Il vento lo sa’…
dal blog
Amore Infinito
di Kjya

Lui solo sa’? Un mattino il soffione fu afferrato dalle dita invisibili e forti del vento. I semi partirono attaccati al loro piccolo paracadute e volarono via, ghermiti dalla corrente d’aria. “Addio… addio”, si salutavano i piccoli semi. Mentre la maggioranza atterrava nella buona terra degli orti e dei prati, uno, il più piccolo di tutti, fece un volo molto breve e finì in una screpolatura del cemento di un marciapiede.

C’era un pizzico di polvere depositato dal vento e dalla pioggia, così meschino in confronto alla buona terra grassa del prato. “Ma è tutta mia!”, si disse il semino. Senza pensarci due volte, si rannicchiò ben bene e cominciò subito a lavorare di radici. Davanti alla screpolatura nel cemento c’era una panchina sbilenca e scarabocchiata.
Proprio su quella panchina si sedeva spesso un giovane. Era un giovane dall’aria tormentata e lo sguardo inquieto. Nubi nere gli pesavano sul cuore e le sue mani erano sempre strette a pugno. Quando vide due foglioline dentate verde tenero che si aprivano la strada nel cemento. Rise amaramente: “Non ce la farai! Sei come me!”, e con un piede le calpestò.

Ma il giorno dopo vide che le foglie si erano rialzate ed erano diventate quattro. Da quel momento non riuscì più a distogliere gli occhi dalla testarda coraggiosa pianticella. Dopo qualche giorno spuntò il fiore, giallo brillante, come un grido di felicità.

Per la prima volta dopo tanto tempo il giovane avvilito sentì che il risentimento e l’amarezza che gli pesavano sul cuore cominciavano a sciogliersi. Rialzò la testa e respirò a pieni polmoni. Diede un gran pugno sullo schienale della panchina e gridò: “Ma certo! Ce la possiamo fare!”. Aveva voglia di piangere e di ridere. Sfiorò con le dita la testolina gialla del fiore. Le piante sentono l’amore e la bontà degli esseri umani. Per il piccolo e coraggioso dente di leone la carezza del giovane fu la cosa più bella della vita.

Non chiedere al vento perché ti ha portato dove sei. Anche se sei soffocato dal cemento, lavora di radici e vivi. Tu sei un messaggio Noi siamo messaggi…

JACK LALANNE – Scegliere di vivere, e di essere “grande”

Ho appreso qualche giorno fa dal Corriere.it che e’ morto a 96 anni Jack LaLanne, personaggio a cui dedicai un post nell’ormai “lontano” dicembre 2007 e che ripropongo piu’ sotto. Chi era Jack LaLanne? In Italia non e’ molto conosciuto, ma negli USA e’ stato un autentico mito. In pratica e’ ricordato per essere stato il primo culturista, ma ha fatto molto di piu’. Riporto qualche frase scritta da Ennio Caretto sul Corriere.it, potete trovare tutto l’articolo qui:http://www.corriere.it/esteri/11_gennaio_24/caretto-lalanne_370f566c-27ac-11e0-9fb9-00144f02aabc.shtml
Insegnò all’America fitness e dieta sana a base di pesce e verdure […] Nemico dichiarato della obesità, tutt’oggi una piaga americana, La Lanne aprì la prima palestra a San Francisco in California nel 1936, a soli 22 anni, e insegnò all’America a saltare la corda, fare sollevamento pesi, e via di seguito, e a mangiare uova pesce frutta verdura invece del fast food.[…] LaLanne amava raccontare di essersi trasformato in un palestrato a 15 anni. «Mangiavo male, ero esile e debole. Mia madre mi ammonì che dovevo irrobustirmi. Mi dedicai agli sport e agli esercizi più pesanti, ore e ore tutti i giorni». Alto neppure un metro e settanta, pesante meno di settanta chili, LaLanne sviluppò una tremenda muscolatura. Fu considerato uno degli uomini più forti del mondo: a sessanta anni, trascinava ancora a nuoto, con le caviglie incatenate, una barca di cinque quintali dalla isola di Alcatraz, nella baia di San Francisco, fino alla città. […] eccessi del culturismo a parte, ha osservato Thompson, fu un buon esempio per i giovani. Sposato a una salutista, con un figlio, nonostante la sua celebrità LaLanne condusse una vita riservata a Morro Bay. […] «Ebbe una salute di ferro» ha commentato Thompson «anche in tarda età, la conferma di quanto sia importante tenersi in forma e attenersi a un vitto equilibrato»

Ed ora il post che gli dedicai tre anni or sono (post originale: Scegliere di vivere e di essere grande)…


JACK LALANNE – Scegliere di vivere, e di essere “grande”.

JackLalanne

Questo e’ quello che ha fatto Jack LaLanne, nome che non dice molto agli italiani ma che appartiene a un volto visto tante e tante volte nei film.

Un volto che e’ quello del maestro e ispiratore di Arnold Schawerzenegger.

Un nome che e’ quello di un ragazzo magro, malato, che era lo zimbello dei suoi compagni di classe, dal peso di 43 chili, occhiali, apparecchio dentale e stampelle. Con un’immagine e una stima di se’ cosi’ basse che lo costrinsero ad abbandonare gli studi.

Un ragazzo che tento’ di uccidere il proprio fratello.

Un ragazzo per il quale l’orizzonte mostrava solo nubi molto scure.

Un ragazzo che un giorno partecipo’ ad una conferenza e fu cosi’ ispirato dalle parole che udi’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare la sua disperata condizione.

Jack LaLanne consumava una quantita’ incredibile di zucchero, si nutriva male ed era afflitto da manie di persecuzione e idee di suicidio.

Un giorno la madre lo condusse a forza ad una conferenza di un nutrizionista, la sala era piena, e, con grande sollievo di Jack, che mal sopportava le altre persone, fecero per andare via.

L’oratore li vide e disse che non era mai successo che a qualcuno fosse impedito, dalla mancanza di posti a sedere, di assistere ad un suo discorso.
Chiese due sedie e li fece accomodare proprio di fronte al palco.

Jack avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna, non solo era costretto ad assistere alla conferenza, ma quel che e’ peggio e’ che era di fronte a tutti quanti gli altri.

Le due ore che seguirono cambiarono la vita di Jack. Fu cosi’ ispirato da quello che ascolto’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare le sue orribili condizioni fisiche.
Scelse di fare in modo che il suo futuro fosse migliore del suo breve passato.

E inizio’ ad esercitarsi. Due ore al giorno. Ogni mattina si alzava alle 5 e per due ore si esercitava. E continuo’ a farlo per tutta la vita.
Sta continuando anche ora, a ottant’anni suonati. [Nota di Wolfghost: Jack LaLanne ha 91 anni adesso, ed è ancora in movimento! ;-)]

Jack e’ comparso in praticamente tutti i talk show d’america, Jack ha nuotato, ammanettato, dall’isola di Alcatraz fino alla baia di San Francisco, un’impresa definita impossibile e mai riuscita finora a nessun’altro.

Nel 1936 apri’ le prime palestre in America, dove e’ noto col soprannome di “Mr. Exercise”. Oggi Jack LaLanne puo’ battere uomini di 50 anni piu’ giovani di lui.

Jack e’ miliardario, in dollari, Jack e’ una leggenda.

Non vi e’ un sito che parli di lui, ve ne sono oltre quattromilacinquecento.

Digitate Jack LaLanne su un qualsiasi motore di ricerca e godetevi lo spettacolo di una fiaba dei tempi moderni, ma vera.

Non chiamate Jack LaLanne un culturista. Non e’ solo quello. Ha impiegato tutta la sua passione ed intelligenza verso un unico obbiettivo.

Ma lo ha fatto in maniera egregia.

In tutte le sue interviste (e ne troverete parecchie) da lui rilasciate, conferma una sola nota costante: ESERCIZIO fisico, due ore al giorno e poi basta, ma sempre, senza mai saltare una giornata, per oltre 70 anni.

Non e’ stato facile, e confessa che non e’ tutt’ora facile alzarsi alle cinque del mattino per farsi un’ora di pesistica e poi un’ora di nuoto (tanto per rilassarsi!) ma lo fa. In modo costante e continuo.

Non ci importa tanto il QI di Jack, ma quello che lui ha dimostrato, esempio vivente della determinazione tesa al raggiungimento dei risultati.

Per nessuno di noi e’ facile dare una sterzata e cambiare.

Ma il nostro destino e’ nelle nostre mani, solo e soltanto in quelle.

Possiamo iniziare la metamorfosi o continuare a sonnecchiare nelle nostre vere o presunte certezze e sicurezze.

Ma nel momento in cui decideremo di agire… In quel momento preciso… Nessuno potra’ fermarci.

Fate la scelta giusta e… sarete al vertice !

Rodolfo di Maggio

 


“Come rispondi alle sfide dopo che hai preso la decisione di cambiare la tua vita, determinera’ se raggiungerai i tuoi obbiettivi o se fallirai.” – Richard Curti