Lasciare andare

Il vaso di porcellana e la rosa (di Paulo Coelho)

vaso porcellanaIl Grande Maestro e il Guardiano condividevano l’amministrazione di un monastero zen. Un giorno, il Guardiano morì e fu necessario sostituirlo. Il Grande Maestro riunì tutti i discepoli per scegliere chi avrebbe avuto l’onore di lavorare direttamente al suo fianco.
“Vi esporrò un problema – disse il Grande Maestro -, e colui che lo risolverà per primo sarà il nuovo Guardiano del tempio”. Terminato il suo brevissimo discorso, collocò uno sgabellino al centro della stanza. Sopra c’era un vaso di porcellana costosissimo, con una rosa rossa che lo abbelliva. “Ecco il problema”, disse il Grande Maestro.
I discepoli contemplavano, perplessi, ciò che vedevano: i disegni raffinati e rari della porcellana, la freschezza e l’eleganza del fiore. Che cosa rappresentava tutto ciò? Cosa fare? Qual era l’enigma? Dopo alcuni minuti, uno dei discepoli si alzò, guardò il Grande Maestro e gli allievi tutt’intorno. Poi, si avviò risolutamente al vaso e lo scagliò per terra, mandandolo in frantumi.
“Tu sarai il nuovo Guardiano”, disse il Grande Maestro all’allievo. E non appena questi fu tornato al suo posto, spiegò: “Io sono stato molto chiaro: ho detto che vi trovavate davanti a un problema. Non importa quanto bello e affascinante esso sia, un problema deve essere eliminato. “Un problema è un problema; può trattarsi di un rarissimo vaso di porcellana, di un meraviglioso amore che non ha più senso, o di un cammino che deve essere abbandonato, ma che noi ci ostiniamo a percorrere perché ci fa comodo… C’è solo una maniera di affrontare un problema: attaccandolo di petto. In quei momenti, non si può né avere pietà, né lasciarsi tentare dall’aspetto affascinante che qualsiasi conflitto porta con sé”.



Commento di Wolfghost: sono notoriamente per la lotta, per il non arrendersi finche’ c’e’ ancora speranza, finche’ si puo’ ancora tentare qualcosa. Tuttavia possono arrivare dei momenti nel corso della vita nei quali ci si rende conto che cio’ per cui si sta’ lottando, per quanto bello e importante sia, e’ ormai perso. In quei momenti proseguire la lotta significherebbe passare da una “giusta battaglia” ad un “accanimento (non)terapeutico”; significa non essere un buon comandante, perche’ un buon comandante, per quanto valoroso e coraggioso sia, non manda mai se’ stesso e le proprie truppe incontro ad un inutile e sicuro massacro.
Un buon comandante combatte finche’ ha senso farlo ma capisce quando arriva il momento di ritirarsi e, nonostante il valore del contendere e il proprio orgoglio, sa’ aprire le mani e lasciare andare…



Senza tregua

"Un maestro zen è appeso con i denti al ramo di un albero.
Sotto, passa un monaco che gli domanda: "Spiegami che cos’è la verità".
Se risponde, precipita e muore. Se non risponde, manca al suo compito.
Che cosa deve fare?"
(Hsiang-yen Kyogen)

Commento (non mio): In apparenza non c’è via d’uscita: parlare fa precipitare, ma il silenzio non comunica nulla a chi non è preparato. Eppure una possibilità di risposta esiste sempre, anche nelle situazioni più disperate… o forse proprio in virtù di esse. In realtà il “koan” è creato dalla mente e, finché si rimane all’interno della sua logica, non si può risolverlo. "Quando sei in un vicolo cieco," consiglia un detto zen "cambia la tua mente; quando hai cambiato la tua mente, puoi uscirne." Un maestro afferma: "Anche se siete appesi a una rupe, dovete mollare la presa, aver fiducia in voi stessi e accettare l’esperienza".

mano aperta

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0 pensieri su “Lasciare andare

  1. x foolproof: 1) appunto 😉
    2) ahahah ok, ho capito… dovrò sostituire il vaso con un… vasetto di nutella 😉

    Riguardo al tuo ultimo paragrafo: è proprio quello che sostengo io: ascoltare tutti in maniera critica, ma alla fine assumersi la responsabilità delle proprie scelta. Questo è valido in generale; tuttavia, come ben dici tu, in campo affettivo le cose sono un po’ diverse: in genere gli altri non li si ascolta granché.

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  2. Ciao Jessica, benvenuta 🙂
    “Evitare di mordere i rami” non è contemplato 🙂 Non so come si sia ritrovato in tale posizione il maestro Zen, ma non è importante come ci sia arrivato: così è, l’importante è come può dare una risposta in tali condizioni 🙂

    x Sparkling: figurati, lo penso davvero 🙂

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  3. ..se ne vale la pena bisogna lottare x tenersi stretti quel qualcosa di caro al cuore..ma spesso..x il mio caratteraccio..lacio sorvolare il tutto..lascaindomi inerme davanti al tempo che scorre via..
    è sbagliato x una ke lotta x l amore loso..ma x amore mi lascerei anke morire…

    grazie infinite sempre per i tuoi testi..grazie..

    buona serata..Runa*

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  4. Runa, come ho scritto… c’è un tempo per lottare ed uno per lasciare andare… Mi pare di capire che tu, per timore di perdere l’amore, subisci troppo… è corretto? Se è così, è necessario che cambi prospettiva, passando dalla visione a breve periodo (“Oddio, se reagisco rischio che rompiamo!”) a quella a lungo periodo (“Ma dove può portarmi una relazione così?”).
    Spesso un dolore risparmiato nel breve periodo, porterà complessivamente molta più sofferenza sul lungo…
    Hai dato anche un’occhiata a questo articolo sulle Dipendenze Affettive?

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  5. Uff che fatica per il povero uccellino Titti sorvolare tutto il post e poi tutti i commenti e le tue risposte!!! però è stata una sempre piacevole sorvolata…
    Ora scappo anch’io come la Pantera Rosa, ma vado a rompere tutti i miei vasi di porcellana!!!!
    🙂
    Ciao lupo “de Zena”!

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  6. Ciao carissimo! E’ da un po’ che non passavo da queste parti ma sto passando un periodo di “misantropia” durante il quale sto riflettendo proprio sul fatto se sia ancora necessario combattere per una battaglia o aprire le mani e lasciare andare via…
    Buonagiornata! Un bacio..

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  7. Ciao cara Eva 🙂 Dopo attenta riflessione, il mio consiglio e’ (cito Osho) “Finche’ non sai cosa fare… non fare nulla!”, ovvero, finche’ non sei relativamente certa su come agire, non cambiare le carte in tavola.
    Certe decisioni si prendono a “mente fresca”.

    Ricambio il bacio 🙂

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  8. Il tuo commento mi ha colpita, perchè il “Guerriero” di cui parlo nel mio ultimo post, fa proprio quello che hai descritto: smettere di combattere per qualcosa per cui si combatte da troppo tempo senza risultati, senza accanirsi, alla ricerca di un ritrovato e totale equilibrio.
    Fa male, tanto.
    Ma a volte si, è necessario.

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  9. Wolf è sempre un insegnamento per me leggerti ed un incitamento ad andare avanti… giusto i problemi si devono prendere di petto, attaccarli affrontandoli, e non posso per pietà o affetto restare immobile e lasciarmi trascinare devo agire, andare avanti, ormai anche se è stato grande amore ormai è solo lui a volerlo… io gli voglio bene ma non è amore passione, è affetto… mi dispiace che lui soffra e piange ma io non posso…

    grazie… ti abbraccio

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  10. SensiSidra… lungi da me… anzi, lungi da TE fare ciò che ti consiglio io 😀 non voglio responsabilità come queste 😉 Io ti dico che, per esperienza, di solito chi è nella sua posizione, col tempo capisce, se ne fa’ una ragione e, addirittura, può recuperare almeno un rapporto di amicizia, che non è poco. Certo, all’inizio è dura… ma alla fine quasi (quasi) chiunque arriva ad accettare che era impensabile stare con una persona che non ti amava più. Nessuno dovrebbe anelare ad un rapporto di amore dove l’amore sia solo un pallido e sfocato ricordo.
    Anche se talvolta, per svariati motivi, può succedere di prolungarlo oltre il dovuto…

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  11. Mi piace moltissimo Coelho e la sua saggezza, molte delle sue storie fanno riflettere sulla vita di tutti i giorni…è vero, scavare dentro se stessi, per cercare e trovare quelle cose, anche piccole, ma che ci fanno stare bene è un lungo e duro lavoro, e a volte dobbiamo solo alzare lo sguardo per vedere che sono più vicine a noi di quanto pensiamo!! Un sorriso Tenderly, mi ha fatto piacere il tuo passaggio, dolce notte, Lupo!!

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  12. A volte Coelho non piace per la sua semplicità… a me invece piace proprio per la semplicità dei suoi messaggi e della sua scrittura.
    “Semplicità” non significa “banalità”.

    Ciao Tenderly, a presto! 🙂

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  13. …quel mare calmo ansioso di sfociare e di provare
    l’emozione di ritornare un fiume
    e come un fiume prosciugarsi
    e di colpo tornare così
    calmarsi un po’ …

    Biagio Antonacci

    Buon fine settimana, wolf…………..

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  14. Molto bella la prima parabola, non so se applicabile a tutto, o perlomeno alla stessa maniera. A volte quello che per noi è un problema per altri non lo è, bisognerebbe riuscire a ragionare a mente aperta e non solo individualmente, ma sarebbe chiedere troppo, forse…

    La seconda… beh, è una scelta, cambiare mente, cambiare prospettive, o forse solo ampliare le possibilità. Se sei appeso per i denti afferra il ramo con le mani e rispondi al monaco, poi deciderai se continuare a rimanere appeso con i denti oppure no 😀
    Troppo semplice eh?

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  15. Ciao pinky, grazie per il “tanto” 🙂
    Per la prima volta l’immagine non mi piace molto… mi da’ una sensazione d’ansia… a te no? 😀
    Buon fine settimana a te…

    AdorabileCla… Be’, lottare per definizione sfinisce, dopo un po’ 🙂 D’altronde pero’ dipende dalla posta in gioco…

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  16. Virus, capisco cosa vuoi dire. Tuttavia se una cosa e’ per te un problema, rimane un problema. Perfino se per altri non lo e’.
    Il vaso rappresenta il tuo problema, non quello di altri. Il vaso puo’ essere per te una relazione che non funziona, per un altro la possibilita’ di un cambio di lavoro, per un terzo la decisione di cambiare qualcosa della propria vita. Ma il vaso, poiche’ rappresenta “il problema” piuttosto che “il suo contenuto”, e’ il medesimo per tutti… E’ esattamente come la parola “problema”: chiaro che per ciascuno “cio’ che c’e’ dietro” e’ diverso, tuttavia la parola e’ la medesima.
    Ora, se tu hai un problema, lo devi risolvere. Ok, puoi anche non risolverlo e tenertelo cosi’, ma se puoi farlo, sarebbe bene tu lo risolvessi. Poco importa se per gli altri quello non e’ un problema; poco importa se per qualcuno quello e’ un vantaggio, anziche’ un problema. Tu dovresti risolverlo comunque. Magari con tatto, cercando di non urtare nessuno, ma dovresti risolverlo.

    L’essere appeso per i denti ma dover parlare, e’ la metafora della situazione apparentemente impossibile da risolvere. Se usi le mani… cade la base su cui la metafora poggia, oltre che farci venire il sospetto che quel maestro Zen, visto che non aveva pensato di usarle a sua volta, sia un pochetto scemo 😀

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  17. io mi domanderei prima di lottare o di smettere di lottare: questa cosa è buona per la MIA vita? E’ davvero quello che voglio per ME? se la risposta è sì continuerei a lottare, perché solo lottando ottieni ciò che vuoi, se la risposta è negativa allora anche con profondo rammarcio,lascerei perdere.

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  18. UFF, quante parole! Troppe. Ed io dovrei scrivere un blog??? Ti ringrazio per la fiducia, Wolf, ma io sono soltanto un ragazzo. Forse per questo preferisco vivere. A modo mio. Il tuo maestro zen somiglia alla mia Prof di Mat che da sempre nn fa altro ke ripetere “Nel compito in classe, un pobblemino ci sarà sempre!!!”. E il Discepolo “Guardiano”, poi! Giusto questa onorificenza si poteva attribuire ad un cane! AHAHAH Scusa la mia pochezza, Wolf, ma dov’è il “problema”? Io avrei visto “un vaso di porcellana costosissimo con una rosa rossa”. Semplicemente. Anche se ad esser più precisi, qui vedo soltanto una teiera. E neppure di così pregevole fattura! Tuttavia, nn è questo il punto. La domanda che a mio avviso il discepolo avrebbe dovuto porsi è “A cosa serve?” (forse perchè io preferisco occuparmi delle cose piuttosto che pre-occuparmene inutilmente). Tempo fa lessi da qualche parte di un discepolo che chiedeva in continuazione al proprio maestro quando avrebbe raggiunto l’Illuminazione. Questi gli chiese quale fosse la sua visione. Il discepolo gli rispose: “Vedo cosa c’è oltre gli alberi e le montagne. Come tu mi hai insegnato, maestro”. E il maestro disse: “Quando tornerai a vedere gli alberi come alberi e le montagne come montagne, allora avrai raggiunto l’illuminazione!”. AHAHAH Divertente, no? Dimmi, Wolf, quale “visione” ti suscita la vista di un preziosissimo vaso o di una teiera? Spiegamelo perchè, come ti ho già detto, io non sono affatto un discepolo. C U

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  19. Dear, ovviamente la condizione che poni e’ imprescindibile: se quella cosa non e’ buona per te, allora lottare per essa e’ evidentemente un errore. Pero’ il post fa’ un passo piu’ in la’: perfino se quella cosa fosse giusta per te, puo’ arrivare il momento di smettere di combattere. Quando? Quando ti rendi conto che ottenerla (o “tenerla”) e’ ormai solo un’illusione, che non c’e’ speranza alcuna di raggiungerla. Quando non hai piu’ speranza, quella cosa potra’ anche essere la piu’ preziosa in assoluto per te e la tua anima, eppure dovrai lasciarla andare. Altrimenti non sara’ piu’ “una cosa giusta”, ma solo un’ossessione.

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  20. C.U., no, io non ti ho detto di aprire un blog, ti ho solo suggerito di iscriverti al sito, in modo tale da avere un tuo nick al posto di “Utente anonimo”. La sola iscrizione al sito non comporta l’apertura di un blog 🙂

    Non e’ il vaso ad avere un problema, il vaso E’ il problema. Il vaso e’ una metafora, esso rappresenta un problema, un qualunque problema. Il vaso puo’ essere, di volta in volta, un rapporto che non funziona, un lavoro difficile, una scelta di vita che comporta un cambiamento radicale delle proprie abitudini… Puo’ rappresentare un qualunque problema.
    Il maestro vuol capire come tu reagisci ad un problema. Ti dice che, ad esempio, il vaso e’ il problema. Se tu non te ne liberi, allora non ti libererai nemmeno dai tuoi problemi reali: continuerai a girarci attorno ed a crearti falsi problemi da affrontare per evitare di prendere di petto quello vero.
    Se riesci ad agire, se ti sbarazzi del vaso – poiche’ esso e’ il problema – allora, con ogni probabilita’, farai o almeno tenterai di fare lo stesso con qualunque problema reale…

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  21. Dora commenta:
    cambiare mente ..non è facile…..

    Credo in tutta onestà di poter testimoniare, che non poi cosi difficile!
    Ci sono riuscito io.
    Credo proprio che possa farlo chiunque!!!!

    Ezio

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  22. Credo che entrambi abbiate ragione 🙂 No, non e’ diplomazia, e’ logica: infatti, nel momento in cui si capisce che quel cambiamento e’ davvero necessario e puo’ rappresentare il salto di qualita’ della nostra vita, allora si puo’ superare le proprie paure e la propria inerzia. A questo punto, tutto diventa piu’ facile…
    Ma fino a quel punto, i dubbi e l’abitudinarieta’ che svuotano la determinazione, sono davvero una corsa ad ostacoli.

    Ezio… comunque io credo che ti sottovaluti parecchio, ma anche un po’ di umilta’ e’ una qualita’ 😉

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  23. Che bisogno c’è di distruggere? I fanatici e gli squilibrati non appartengono alla mia visione delle cose. La mia meta è l’unione. Perciò, se mi fossi trovato in quella circostanza, avrei utilizzato quella teiera per condividere con i presenti le nostre idee in un’atmosfera di maggior cordialità, dal momento che la verità non è mai appannaggio di una sola mente (o un solo popolo o una sola religione). Ma per alcuni, il POBBLEMINO ci sarà sempre! AHAHAHAH Devo farti conoscere la mia Prof di Mat (che, poi, nn sa neppure a quanto corrisponde Pi Greco! AHAHAHAH). Il fatto che alcuni credano che la nostra sia soltanto una “realtà ectoplasmica” (termine adoperato da un politico ieri sera in tv) è a mio avviso il più grande alibi cui alcuni tentano di alienare gli individui e giustificare la propria linea verticale di potere (si discuteva del problema “monnezza”). Per codeste sprezzanti creature che amano menav il can pev l’avia con la loro erre moscia non nutro alcuna simpatia. Come per chi pone così tanti interrogativi, senza MAI DEGNARSI di rispondere. Neppure ad una sola domanda. Perciò preferisco dichiararmi Utente Anonimo, se questi sono gli esempi di “popolarità”!!! Bye, bye 🙂

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  24. Utente anonimo… non vale! Così hai solo aggirato il “problema” 😀 Non potrai farlo sempre, prima o poi ti si piazzerà davanti un problema non-teorico che non potrai dribblare…

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  25. Probabilmente sono stata troppo sintetica: è esattamente quello che volevo dire io e quindi ribadire il tuo concetto. Da quando pratico il buddismo le domande che mi faccio per la mia vita sono cambiate, le mie certezze sono cambiate. Una volta se amavo o desideravo una cosa, anche se era contro ogni logica e impossibile, non la mollavo mai fino a quando non ne rimanevo conusmata. Odesso invece mi domando: è bene per me conusmarmi, snaturarmi, vivere senza serentià per raggiungere una cosa o avere un amore che mi rende quella che in realtà non sono? E allora so che questo non è bene per me, le ossessioni non fanno più per me e non vale la pena lottarci ed è molto più salutare e saggio lasciar perdere.

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  26. Che bella la piuma nella foto mi ricorda l’inizio del film “Forrest Gump” e tutte le situazioni incredibili in cui il protagonista si ritrova, un inno al coraggio e alla voglia di vivere comunque e vedere in modo originale anche le situazioni più complicate , non credi ?

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  27. … quello che io noto in me è che il “lasciar andare”, l’arrendermi non è mai frutto di volontà… aspetto pazientemente che arrivi da solo il momento in cui spontaneamente ” accade”, in maniera fluida, senza sforzo… aspetto il momento in cui sarò pronta.
    Non so se ho reso l’idea…

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  28. x Sophia: l’hai resa perfettamente, cara Sophia. Sono d’accordo: per una persona in grado di accettare l’evidenza, il momento di cui parli e’ evidente e, uccidendo dubbi e speranze, crea i presupposti per un piu’ facile distacco. Ma non per tutti, e nemmeno per noi stessi in momenti diversi della nostra vita, puo’ essere facile accettare quell’evidenza.

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