Un po’ di Wolf… 2003: Era mio padre

Qualche post fa’ ho pubblicato la teoria della Johari window secondo la quale rendere pubblico qualcosa di sé contribuisce a vivere meglio. Autoconvintomi :-D, ho deciso di raccontare – ogni tanto – qualcosa della mia vita, a cominciare da questo post su mio padre…



Forza d Mio padre – unico maschio di 5 figli, ariete, proprio come me e i miei due fratelli (uno di loro nato addirittura il suo stesso giorno) – nacque alla fine degli anni ’20 in un paesino della Sicilia noto per essere stato scelto da Francis Ford Coppola per alcune scene dei film della serie "Il Padrino" (a voi scoprire qual è il paese ;-)).  Rischiò di morire appena nato, io infatti porto il nome del santo a cui venne attribuita la sua sopravvivenza (che scoop eh?? ;-)).

Venne via dalla Sicilia con la sua famiglia quando aveva solo pochi mesi. Non so’ o non ricordo molto di cosa mi racconto’ di quei difficili anni, salvo che per alcuni di essi, durante la seconda guerra mondiale, vissero in Francia per stabilirsi successivamente a Genova.

La sua non fu’ un’infanzia facile, così come non lo era la sua famiglia. I miei nonni erano persone semplici, molto religiose ma – mi permetto di dire – forse proprio per questo, piuttosto severe. Da loro, immagino, mio padre ereditò un carattere burbero e irascibile, un carattere che lo portò ad un passo dalla separazione con mia madre… ma questa è una storia che racconterò in un’altra occasione.

lunaparkA proposito di mia madre, mi piace raccontare di come la conquistò 🙂
Mia madre era molto bella, sembrava un’attrice anni ’50 ;-), mio padre invece era… normale, secondo me fu’ il primo a stupirsi della conquista :-D. Restandone colpito, organizzò un "complotto" coinvolgendo un’amica di mia madre: le fece dare un appuntamento al Luna Park (ancora oggi, sotto le vacanze di Natale, il Luna Park  – che e’ il piu’ grande luna park mobile d’Europa – si ferma puntualmente nella stessa zona), e si fece trovare lì al posto della sua amica… 😉

Mio padre sfondo’ nel suo campo, sposo’ la donna che amava e creo’ la sua famiglia. Si realizzo’ insomma, e questo probabilmente servì a contenere un po’ il suo carattere, che era tutt’altro che facile.
Era il classico uomo di altri tempi, cresciuto nelle difficoltà e nel mito che "l’uomo vero" non mostra debolezze o inutili romanticismi, e che, per dimostrare il proprio amore verso la famiglia, sia sufficiente non farle mancare i beni materiali. Non fu’ un uomo avaro di denaro (anzi, era uno spendaccione! ;-)) ma lo era nelle dimostrazioni d’affetto. Non si deve vergognare mio padre di questo, ne’ io gliene faccio una colpa: in quella generazione molti uomini erano così; così era stato insegnato loro ad essere; così era l’ambiente a quel tempo. Anche se senz’altro il suo modo di essere creo’ a tutta la famiglia molte difficoltà.

Andato in pensione ebbe un rapido declino: la trovata sedentarietà (nel suo lavoro era sempre in piedi) lo porto’ ad ingrassare rapidamente, contribuì a fargli salire il diabete, aveva una forma di Parkinson che gli paralizzò le gambe negli ultimi anni della sua vita (con gravose difficoltà per noi; mia madre in primis, ma anche io decisi di tornare a casa per seguirne il decorso) nonché problemi cardiocircolatori.

Il primo gennaio 2003, alle 7 del mattino (io ero rientrato a casa da neanche due ore) fui costretto a ricoverarlo. Quella data segno’ una svolta nella vita di tutti noi, una serie di anni difficili…

Doveva essere una banale influenza, ma i medici sbagliarono (un’infermiera disse la verità a mia madre dopo qualche tempo): nel tentativo di abbassargli la febbre che non decideva ad andarsene, gli iniettarono un "farmaco bomba"; pochi minuti dopo mio padre ebbe le convulsioni. Quando arrivai in ospedale sembrava in fin di vita. Il primario mi fece chiamare e, senza che io avessi il tempo di aprire bocca, allargò le braccia dicendo che mio padre era già arrivato in ospedale in condizioni disperate 😮 e che loro non c’entravano nulla…

Ma quella volta mio padre si riprese insperatamente e torno’ a casa.
Nei mesi successivi pero’ ebbe un infarto, un edema polmonare e, infine, un altro attacco di cuore.

Una notte di agosto della maledetta estate bollente del 2003, proprio quando ormai sembrava che la calura stesse lasciando la città, mio padre chiamò mia madre. Lo faceva spesso: cercando di alzarsi da solo (frequentemente capita che le persone anziane non si rendano conto del loro stato di disabilita’) cadeva dal letto e così chiamava lei che poi, a sua volta, chiamava me. Ormai era una prassi.
A lungo la sua voce che chiamava mia madre e quella – preoccupata – di lei che mi svegliava, hanno popolato i miei incubi notturni.

Ma quella notte non la chiamo’ perche’ era caduto, la chiamo’ perché sentiva di nuovo che il suo cuore era in difficolta’. Mia madre voleva chiamarmi, ma lui, sapendo che avrei immediatamente chiamato l’ambulanza, le chiese di non farlo. Era stanco di ospedali e ricoveri. Voleva andarsene nella quiete della sua casa, con la persona che – a modo suo – aveva amato per oltre 40 anni della sua vita.

Le disse di sedersi vicino a lui, le prese la mano e, dopo qualche minuto, rovesciatosi sul letto, spiro’…

 
mare
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0 pensieri su “Un po’ di Wolf… 2003: Era mio padre

  1. Grazie, davvero…di cuore…… Forse avevo bisogno di sentirmelo dire….. ma adesso non trovo le parole giuste per esprimermi… vorrei solo ringraziarti!
    Un bacio…e spero di leggerti presto nel mio blog…

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  2. Mi è venuta la pelle d’oca… bella l’immagine che dai di lui, “cogliendo” i difetti… ma senza alcun rancore…
    … la fine del post è qualcosa di così toccante….
    Ci vuole coraggio a raccontare cose così intime…
    Bacio.

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  3. Mio padre se ne è andato nel marzo 2004, dopo un’agonia durata pochi mesi, dal dicembre precedente, quando fu diagnosticato un tumore al polmone, che già aveva spaccato l’osso della scapola e per il quale niente c’era da fare. Aveva 77 anni, ma sembrava molto più giovane. E’ sempre stato tutto per me, non si può far distinzione fra madre e padre, ma senza dubbio la mia bilancia pendeva per lui, nel senso che è sempre stato il mio unico punto di riferimento e che era per me importante ogni suo giudizio e consiglio, perché il suo valore era immane. Era burbero e schivo di sentimentalismi, ma era la persona più buona e più dolce che abbia mai conosciuto, pronta sempre a riprendermi e a stimolarmi con i suoi modi diretti e a volte bruschi che tanto mi facevano soffrire sul momento, ma che poi si rivelavano atti positivi per me ed il mio bene. Semplice ed essenziale, attento e scrupoloso. Intelligente e persona che usava tanto il ragionare. Preparato su ogni argomento, appassionato. Litigavamo spesso, eravamo uguali e quindi cozzavamo sempre, mi criticava sempre eppure era l’unica persona che quando sprofondavo nel buio sapeva prendermi e darmi forza e coraggio. Lo temevo tanto perché lui per me era tutto. Ho impresse nella mente tante cose che mi ha insegnato e tanti pensieri che mi aiutano nel cammino…le cose che mi ripeto sempre…”arriva sempre il momento che in una stanza buia si apre una finestra”…”in fondo ad un tunnel c’è sempre un’uscita”…”si può passare attraverso il fuoco senza bruciarsi”!!! Aveva una grande stima di me, anche se era restio a dimostrarlo, io e mia mamma siamo state tutto per lui, una famiglia, un nocciolo. Non era credente. Forse perché la sorte gli rubò sulla soglia dei suoi 30 anni padre, madre e fratello nel giro di neanche due anni:in ordine, tumore al polmone, ictus cerebrale, infarto. Come poteva credere??? Il padre morì quando avevano appena cambiato casa della sua stessa futura malattia (ironia della sorte anche mio padre è morto quando nell’estate precedente era venuto ad abitare insieme a mia madre accanto casa della mia famiglia), e il fratello morì nell’appartamento che loro due si erano comprati quando rimasero soli dopo appena due mesi e nei giorni in cui mio zio doveva avere una grossa promozione in banca (all’epoca era un grosso successo fare carriera in banca). A mio padre, semplice perito elettrotecnico, fu offerto un posto nella stessa banca, ma di spirito ribelle, sopravvisse tre giorni e poi lasciò. Gestiva un cinema, e lì è rimasto fino alla pensione. Nel dicembre ’64 conobbe la vigilia di Natale da amici, mia mamma di 13 anni più giovane. Era bellissima, una bambolina che nella nostra città faceva girare la testa a tanti. Già ad aprile del 65 si sposarono ed andarono ad abitare nell’appartamento dove lui era rimasto solo da poco tempo. Per lui fu tutto. L’anno dopo nacqui io. E completai il suo tutto. Fatto sta che io sono figlia unica. Si sono amati tanto, e sempre. Un bell’esempio di coppia e di amore. Quello che sono oggi con pregi e difetti lo devo a lui. Io sono lui. Mi manca certo, e anche se sin da sempre ho sognato nella notte la sua morte perché ho sempre avuto la paura di perderlo, e non sapevo come avrei potuto fare quel giorno quando sarebbe capitato; quando è successo ho affrontato il tutto con una forza inspiegabile, sapendo che comunque tutto di lui me lo portavo nel cuore. E poi forse perché gli ultimi giorni della sua vita furono davvero tremendi e dolorosi, carico di morfina, di allucinazioni, di notti insonni, di pianti e disperazioni. Odiava gli ospedali, diceva che quando ci entri dentro ci esci con i piedi in avanti. Non posso dire che aveva tutti i torti. Chiamammo all’alba il 118, quella notte io dormì da loro, aveva il 100 pct di anidride carbonica e niente più ossigenazione alla testa. Gli misero la maschera per la respirazione forzata e la camicia di forza perché scalciava. In quel letto sembrava un uccellino ingabbiato…iniziò a chiamare mamma, papà e Fulvio (il fratello)…per un attimo anche mio figlio che allora aveva 5 anni. Cercavo di calmarlo, di parlargli ma non ce la facevo. Andai nel corridoio e picchiai i pugni sul muro rompendomi quasi le nocche e gridai a Dio di prenderselo con lui perché tutto questo era insopportabile. E non c’era una via di ritorno indietro ormai. Chi era lì mi fece sfogare, e la sera spirò. Che bello che rimase, il volto non più contrito e scuro, ma sereno e rilassato. Non so quanto sia giusto ma fui contenta per lui, non soffriva più, ed io ringraziai il Signore che conobbi solo quel giorno. Un solo rammarico adesso: un nonno meraviglioso per quelli che adesso sono due nipoti. Il piccolo di appena 5 mesi ed il grande che avuto l’immensa fortuna di conoscerlo anche se per poco.

    Lo so che può non interessare…ma leggere questo tuo post così personale mi ha portato a ricordare pure a me…ho sofferto nello scrivere ma fa anche bene…perchè si ricorda una parte di noi che comunque abbiamo dentro…grazie per questo!
    Alessia

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  4. Accidenti… grazie Alessia… questo tuo scritto mi ha davvero commosso. Non necessariamente le persone burbere sono negative. Tuo padre ne è senz’altro stato un esempio.
    Mia madre ebbe un male simile, al seno, con metastasi alle ossa. E’ mia opinione (non gli fu fatta autopsia, a che sarebbe servita?) che fu un ictus a portarsela via, la sua agonia fu breve e “pacifica”, era quasi sempre addormentata.
    Tu forse mi capirai quando dico che era la fine che esattamente speravo per lei, proprio perché il dolore lancinante che descrivi a proposito di tuo papà, è una fine alla quale volevo mia madre scampasse.
    Ti abbraccio forte, Alessia. Io non so se credo o meno, alterno momenti di fede a momenti di completo ateismo 🙂 ma in ogni caso, sono sicuro che, in qualche modo, tuo papà ti è ancora vicino.

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  5. Ciao, ho letto dei tuoi genitori…e come mi hai consigliato, degli animali che hanno fatto parte della tua vita.
    Non me la sento molto di commentare sui primi, perchè potrei sapere cosa significa perdere una persona cara, ma penso sia molto diverso quando riguarda un padre e una madre e fortunatamente, malanni dell’età a parte, i miei stanno bene.
    Per ciò che interessa gli animali invece, è molto bello il rapporto che hai con i tuoi micetti…povero Julius che è dovuto rimanere in isolamento e povera Sissi che si deve tenere il soprannome di cornamusa con le zampe :-)))).Son molto tenere anche le loro foto, quelle dei compleanni e quella di Julius che dorme sulle tue gambe:deve averle trovate davvero comode!
    Mi è dispiaciuto per la storia di Kit….ma ho sorriso molto per quella degli sociattoli giapponesi: davvero esilarante!

    Forse l’unica cosa che sento di dire sui genitori e che so cosa significa vederli in un rapporto conflittuale: mio padre ha davvero un carattere intrattabile e c’è stato un episodio della loro vita nel quale io ero presente, che mi fa capire quanto sia grande la forza di mia madre…e probabilmente anche il suo amore per papà, tanto da averle fatto accettare di continuare ad averlo con sè, nonostante quel che le fece.
    Ma sono i miei genitori e li amo entrambi! Con mamma ho un rapporto bellissimo…con mio padre…beh siamo testardi entrambi (c’entra qualcosa il fatto ch’io sia dell’ariete?) ed ogni giorno è uno scontro; a parte questo so che è immenso il bene che mi vuole!
    Nelle nostre frequenti discussioni mi viene da desiderare che abbia un altro carattere…sono cosciente però, che si tratta solo di una rabbia temporanea e l’unica cosa che devo fare è ringraziare ogni giorno di avere con me i miei genitori!

    Genny.

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  6. Grazie Genny, il tuo è davvero un bel commento 🙂
    Non minimizzo le difficoltà tra le persone, anche se sono tra marito e mogli o tra genitore e figlio. Sono convinto che non sia giusto “chiudere sempre un occhio”, anzi alla lunga è probabile che sia peggio che mettere “i puntini sulle i”.
    Personalmente, come scrivevo in questi post, non sono tutt’ora convinto che la vita, per tutti noi, sarebbe stata peggiore se i miei si fossero separati, anche se naturalmente rispettai – e dentro di me rispetto ancora – la scelta di mia madre.
    Sui figli ho la mia teoria: a 18 anni… fuori dalle scatole! eheheheh Ma per il loro bene eh!
    Devo ammettere però di non sapere se la penserei ancora così se di figli ne avessi io stesso 🙂 Sono abbastanza convinto che avrei la medesima idea… ma chissà! 😀

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  7. è difficile commentare qualcosa quando si tratta del personale, perché non si conosce l’autore del testo, ma se hai postato significa che hai scelto di condividere con noi un pezzo della tua storia. Il padre. Figura che ritengo importantissima.

    Quando racconti di tuo padre come una persona un po’ burba (se non ho capito male) e forte, complessa nell’insieme, lo giustifichi  perché rispecchiava appunto l’epoca in cui visse.
    Ed è vero. Il maschio era maschio e doveva essere forte e tosto, non poteva certo mostrarsi debolezze, le debolezze erano prerogative femminili, eppure le donne di allora, erano molto più forti di noi di oggi. L’unione e la pace della famiglia a quei tempo, credo sia stato molto dovuto alla donna. Ala sua sopportazine e infinita pazienza. Parlo ovviamente in generale.

    Però, nel tuo racconto vedo anche in tuo padre una persona vulnerabile:  alla fine ha chiesto di tenere la mano di tua madre, onde dargli la forza che ormai non possedeva. E chi ce l’ha, quando sente che è alla soglia della vita? Nessuno.

    Le lacrime,  caro Wolghost, sono segni d’amore e tu questo testo lo hai scritto con amore.

    Dev’essere stato bello, comunque sia stato , aver avuto un padre vicino.

    Con affetto.

    Carmen

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  8. Leggo questo tuo commento con… quasi sei mesi di ritardo! Purtroppo a volte mi perdo i commenti sui post vecchi ed è un peccato perché talora sono davvero ricchi di significato… come questo tuo: hai azzeccato tutto devo dire Ricambio l'affetto!

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  9. commovente.. per me che sto provando le stesse cose forse ancora di più.stanotte mi ha chiamato la RSA per dirmi che avevano portato papà in pronto soccorso.. senza spiegare..ero molto preoccupata ma ho dovuto aspettare la mattina che arrivasse mia zia 88enne a darmi il cambio perchè mia madre non si può lasciarla sola nemmeno per poco con la sua demenza.all'ospedale mi hanno detto che trattasi di broncopolmonite..quante volte ho trovato la finestra aperta andandolo a trovare in RSA.. lì arieggiano senza farsi problemi.. e papà che tremava dal freddo..alla fine ce l'hanno fatta a fargli prendere la broncopolmonite.. e a farlo tornare in quell'ospedale che dopo due mesi di degenza post ictus pensava di poter lasciare 

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  10. Sì, anche io avrei qualche (presunto) caso di mala-sanità da raccontare… a riguardo di una mia zia, poi di mio padre, di mia madre, per finire del trattamento generale che spesso parla di malati trattati come numeri, piuttosto che come persone. Però ci sono certamente anche tanti medici, infermieri, assistenti, che sono invece brave e coscienzose persone. Anche se ogni tanto pure loro possono purtroppo sbagliare.Spero comunque che per tuo papà tutto possa risolversi ancora una volta per il meglio!

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