Caro fratello…

E’ appena passato un forte temporale, adesso c’è un bel sole in giardino, si sta bene. I gatti sono usciti a prendere un po’ d’aria, anche Sissi, l’unica di loro che ti ha conosciuto. Chissà se ti ricorda.

Non sapevo se scrivere di te qua sopra. Ma in fondo ho raccontato dei nostri nonni, dei nostri genitori. E sento che lo devo fare anche per te.

Ricordi di quanto eravamo uniti da bambini e ragazzi noi tre fratelli? Anche troppo. Io, che ero il più giovane, avrei voluto avere amici “esterni”, ma… bé, papà lo conoscevi, voleva il controllo su tutto… e tutti, naturalmente. Noi dovevamo essere oltre che tre fratelli anche tre amici. Ed era giusto, ma forse non lo era che fossimo gli unici.

Tra noi tre c’era il classico rapporto di amore-odio, avevi una personalità forte già allora, non era facile sopportarti. La mamma, se fosse qua, direbbe la stessa cosa che dice sempre nostra zia: lo stesso carattere di papà! E… bé non è proprio un complimento 🙂

Però eri il più intelligente. Sempre voti altissimi… una promessa e una speranza per papà. Forse troppo. Forse c’era troppo peso caricato sulle tue allora giovani spalle.

Non so quando ti sei perso. La tua vita è stata a modo suo… avventurosa. Da quando ti allontanasti per gli studi e poi per varie comunità dove non andò come, credo, speravi. Per poi isolarti da tutto e tutti.

Quando tornasti a casa dei nostri genitori non eri più quello di un tempo. Fu un disastro, sicuramente a causa dei dissidi con papà. Eri in casa ma era come se fossi ancora isolato. Tu e papà finiste per non parlarvi nemmeno più, pur essendo sotto lo stesso tetto. In fondo questo lo capisco, visto che altrimenti erano strepiti ed urla da entrambi i lati della “barricata”.

Apparentemente la sua morte non lasciò tracce, ma quella della mamma, pochi anni dopo, stravolse tutto.

Lei era il tuo sostegno, così come nel tempo della sua malattia cercasti di essere tu, a modo tuo, forse per scusarti per come erano andate le cose, forse perché sentivi che senza di lei non avresti potuto andare avanti.

Come era stato sperato dall’assistenza, iniziasti ad uscire dal tuo guscio: all’inizio la spesa te la portavo io, poi iniziasti a fartela da solo. E quando mi chiamavi, solo tu potevi farlo perché altrimenti il tuo cellulare era inesorabilmente spento, quasi sempre eri fuori casa. Un ottimo segno!

Ma a volte è come se le persone avessero delle sabbie mobili latenti dentro di loro. Nere sabbie mobili che a poco a poco ti ritrascinano con loro. E sei tornato a perderti, ammesso che ne fossi mai uscito veramente. Ci siamo visti sempre più raramente noi tre. Fino a quando non sentendoti più da tempo, ci siamo insospettiti.

Ho raccontato a Sissi che non ci sei più, pareva ascoltare attentamente… chissà se ha capito.

Quando io e Lady Wolf siamo tornati a casa, quella sera, la luce della cucina si è spenta da sola. “Si è bruciata la lampadina! Proprio ora!”, ho pensato. Ma poi ho premuto l’interruttore… e la lampadina si è accesa. Ho fatto diversi tentativi: quell’interruttore non è difettoso, come non lo è la lampadina: non è mai più successo. E’ come se qualcuno lo avesse premuto. Lady Wolf ha esclamato: “vedi? E’ un segno…”.

Spero che adesso tu, finalmente, abbia trovato la pace.

Ti saluta anche Sissi…

Nuova migrazione…

Bene, eccomi su WordPress. E’ stato un dispiacere muovermi da Logga.me ma… devo dire che apparentemente ho fatto appena in tempo: ormai quella piattaforma è indisponibile da giorni e se non avessi traslocato il blog… forse avrei perso tutto. Purtroppo è il rischio delle nuove piattaforme: anche se partono a mille, soprattutto con l’assistenza, poi non sai se dureranno e nemmeno sai se hai garanzie nel  caso succeda qualcosa: di fatto, a meno che Logga si riprenda, Adottauncucciolo è andato perso. E anche se, in fondo, ormai si appoggiava per il 95% su facebook, dove ha una pagina dedicata, mi spiace molto perdermi lo “storico” 😦

Le grandi piattaforme, come WordPress o come era una volta Splinder, hanno questo di bello: se decidono di chiudere o modificare il servizio, non puoi farci nulla, ma almeno ti danno il tempo di salvaguardare ciò che hai fatto, e non è affatto poco.

Ad ogni modo, devo ringraziare calorosamente Simone “Nobodyridesforfree” per il supporto che mi diede nella migrazione da Splinder a Logga,  era stato davvero determinante: se ero riuscito a salvare il mio blog all’epoca, e se sono riuscito a farlo oggi, visto che comunque Logga usava (o usa ancora, non so se e come stiano cercando di ripristinarlo) formati wordpress-based e quindi facilmente esportabile qui, è merito suo, e non lo dimentico.

Qui ho molto da lavorare: mancano diverse cose (come l’indice argomenti), altre sono da sistemare (come i colori del testi dei post… e ne ho più di 500! :-o), i link sono da cambiare o rimuovere e probabilmente lo stesso per diverse foto, ma posso dire che il blog è sopravvissuto! Poi, col tempo, finirò di sistemarlo.

Per il momento, un caro saluto a tutti e… se avete suggerimenti, non vedo l’ora di saperli 🙂

10 domandine… a Wolfghost :-D

No, non sono impazzito facendomi domande da solo (anche se a dire il vero di domande a me stesso ne pongo davvero tante :-D), questa è una mini intervista che mi ha fatto l’amica Happysummer  e che ho voluto riportare qua per non perderne traccia 🙂 Tra l’altro l’amica Happy è anche una delle più antiche conoscenze di blog che potete trovare qua sopra 🙂

Ecco l’intervisata, l’originale la trovate qua: 10 domandine a… Wolfghost

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D: Oggi vanno per la maggiore i Social Network, cos’è che ti spinge a tenere un blog?

R: Questa è uno domanda alla quale oggi rispondo in modo diverso rispetto a qualche anno fa’.

Entrambi, blog e social network, hanno una loro funzione: i social network sono un po’ il fast food di Internet ma sono ottimi per divulgare prontamente informazioni, notizie, annunci (un esempio è Adotta un cucciolo, il nostro sito di adozioni animali, il cui blog è ormai semi-deserto ma la cui corrispondente pagina facebook ha oltre 5.000 “amici” che ricevono puntualmente ogni annuncio); il blog è più uno slow food, più difficile da mantenere, richiede più attenzione, ma potenzialmente da’ molta più possibilità di espressione.

Un tempo alla tua domanda avrei risposto che il blog mi dava più ampiezza, più possibilità di esprimermi. Oggi ti rispondo che… è sostanzialmente perché mi spiace chiuderlo, visto che “passa sopra” parecchi anni della mia vita. E comunque non andrei verso i social network, mi allontanerei e basta.

C’è un tempo per ogni cosa, e in questa fase della mia vita esprimermi sul web non è per me una priorità.

 

D: Se dovessi partire per un’isola deserta, quale libro porteresti con te?

R: In senso letterale, un libro che parlasse di come riconoscere le piante commestibili da quelle velenose 😀

Nel senso di qual è il libro è più importante per me, inevitabilmente la risposta sarebbe diversa a seconda delle fasi della mia vita. Forse oggi porterei “Il libro tibetano del vivere e del morire”, di Sogyal Rinpoche. Ma è una scelta difficile.

 

D: A cosa associ la parola mare?

R: A “casa mia”, la Liguria 🙂

 

D: E la parola cane?

R: A Tom, il nostro canetto 😉 L’unica esperienza di cani prima di lui è troppo antica per ricordarmene significativamente; poi sono stato solo “gattofilo”: è stato Tom a farmi scoprire il fantastico mondo dei cani 🙂 (ma non tolgo nulla a quello dei gatti, eh! ;-)).

 

D: Se fossi il Genio della lampada, quale desideri vorresti che realizzasse?

R: Darmi la risposta definitiva e sicura ad una delle domande fondamentali della vita: se qualcosa sopravvive o meno alla morte. Questa risposta, da sola, è in grado di cambiare la percezione della vita stessa. Sia che sia positiva sia che sia negativa.

 

D: Quale qualità indispensabile dovrebbe avere il tuo partner?

R: Lasciarmi dormire a lungo nel fine settimana! 😀 L’ho scritto apposta perché Lady Wolf è vicino a me 😀 Battute a parte, direi la complicità, intesa anche come empatia. Un partner può avere tutte le qualità di questo mondo, può essere bello, intelligente, capace… ma se non “ti sente” o tu non “senti lui” (o lei), è come avere un robot.

 

D: Quale personaggio (cantante, sportivo, scrittore, storico ecc.) ammiri di più?

R: Tutte le persone comuni che sono riuscite a sconfiggere una grave avversità, come una malattia.

 

D: E quale di meno?

R: Hitler e tutti i dittatori come lui (e sono stati e sono molti più di quel che normalmente crediamo). Tutti coloro che non “sentono” la vita, in sé stessi e, di riflesso, nel mondo che hanno attorno.

 

D: Quale spettacolo cancelleresti subito dai palinsesti televisivi?

R: Tutti i programmi della D’Urso 😀

 

D: Cosa di bello ci auguri per domani?

R: Di avere la capacità, la serenità e la forza di poterlo apprezzare, qualunque esso sia. Perché già vivere è regalo.

 

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Bentornata, nonna Olga! :-)

Questo post è dedicato ad una persona speciale, la nonna 94enne di Lady Wolf che oggi è tornata a casa dopo essere finita in ospedale per una polmonite scambiata, per noncuranza del medico di famiglia, per una banale bronchite. Tutti abbiamo temuto per il peggio, ma lei ne è uscita fuori in maniera sorprendente 🙂 Un mio collega qualche anno fa’ espresse la sua idea che una persona, sorpassata una certa età, diventa una specie di “Highlander”, letteralmente “immortale”, ma inteso nel senso che può arrivare ad età sorprendenti. Mi sto accorgendo che aveva ragione 😉

Nonna Olga ha due sorelle, una di 90 e l’altra di 96 anni. Ovviamente ognuna ha i suoi acciacchi, curiosamente diversi da ciascuna delle altre, ma sono sempre lì a farmi pensare “Queste mi seppelliranno!” 😛

Dovete sapere che il mio carattere, parlando di attaccamento famigliare, è molto simile a quello di mia madre, e parecchio distante da quello di mio padre. Mio padre amava le grandi tavolate famigliari, essere tutti assieme a pranzo e a cena – quando il lavoro lo permetteva – e ricevere e visitare parenti, avendo con loro rapporti assidui e stretti.

Mia madre…vi basti un anneddoto.

Anni fa’ saltò fuori un problema legato alla casa che fu’ dei suoi genitori, una piccola casetta in un paesino dei monti liguri vicina al confine con la Francia. Quando morì suo fratello, che lentamente stava cercando di sistemarla, la casetta fu’ definitivamente lasciata a sé stessa, per noi era troppo distante, agli altri parenti sembrava non interessare. Le chiesi se voleva che cercassi di contattare suo fratello che, a quanto ricordavo, viveva a Nizza. Lei rispose sbottando “Uh, era più vecchio di me! A quest’ora sarà già morto!”, e chiuse il discorso 😀 Per la cronaca la casa fu poi occupata, acquisita in usofrutto, demolita per far posto ad una villetta, poi venduta agli olandesi (moltissime case abbandonate sui monti liguri finiscono a tedeschi e soprattutto olandesi). La stessa fine aveva fatto il terreno, un uliveto: acquisito dal Comune e dato chissà a chi…

Anni fa arrivai a coniare il pensiero “Il mio albero genealogico ideale sono io e una nuvola vuota attorno!” 😀

Nel 2003 morì mio padre. Nel 2006 mia madre. I miei nonni li avevo persi molti anni prima. Molte cose avevo dimenticato, come l’essere in famiglia il giorno di Natale (per inciso, è anche il giorno del compleanno di Nonna Olga ;-)).

Poi arrivò Lady Wolf e dopo qualche mese conobbi la sua famiglia lato madre, purtroppo scomparsa prematuramente quando lei era ancora bambina. Nonna Olga mi conquistò subito, per la sua simpatia, per il suo modo di essere schietta e diretta. Per essere una persona che è passata attraversi tempi duri, dove non esistevano orari di lavoro, dove un’età minima per iniziare a sgobbare non c’era, che ha visto gli orrori della guerra, che ha perso il compagno dopo una lunghissima ed estenuante malattia, era sorprendente per me trovarla così serena e, a suo modo, moderna.

Certo, l’impostazione “di altri tempi”, inevitabilmente si vede. Non credo sia stato sempre facile per Lady Wolf andarci d’accordo in passato, d’altronde tra le due corrono poco meno di 60 anni. Ma anche quando sono distanti – viviamo a 440 chilometri di distanza – il loro attaccamento reciproco è evidente… e contagioso 🙂

Insomma, grazie a loro ho riscoperto alcuni valori della famiglia, come il piacere del Natale ad esempio, e non è poca cosa.

Vero, resto un “orso”, ma sono fatto così, che ci volete fare? 🙂

Comunque Nonna Olga stamattina è tornata a casa. E ne siamo tutti entusiasti e felici 🙂

 

 

 

Buon 2015!

Ci sono, anche e ancora per quest’anno ci sono, per l’anno prossimo chissà 🙂

Tantissime cose ho visto cambiare nei miei ultimi dieci o quindici anni. Così tante che quasi la mia vita precedente non la ricordo.

Non ci sono più i miei genitori.

Diverse compagne sono arrivate e passate. Meno male, visto che ora c’è Lady Wolf.

I rapporti con la mia famiglia di origine sono così ridotti che se domani io, Lady Wolf e i Wolf-animalotti ce ne andassimo dall’altra parte del globo quasi nessuno se ne accorgerebbe.

Dal 2008 ho traslocato 4 volte.

Pur rimanendo nominalmente nella stessa azienda, negli ultimi anni ho cambiato lavoro più volte.

Sono passato dalla quasi rovina ad uno stato di tranquillità con addirittura qualche soldo da sperperare. Ma nel futuro prossimo, per una scelta di serenità di Lady Wolf che assolutamente condivido e appoggio, probabilmente dovremo tornare a stare attenti all’euro.

Infatti, poiché cambiare in Italia è quasi impossibile, io che non sono mai stato un esterofilo e sono molto attaccato alla mia Liguria, sto iniziando a pensare seriamente a traslochi… ben più impegnativi di quelli passati.

“Dopo la quarantina, una nuova [magagna di salute] ogni mattina!”, mi aveva avvisato la nonna allora quasi novantenne di mia moglie… ed aveva ragione. Per fortuna al momento niente di grave, ma so benissimo che “del doman non v’è certezza”.

Il blog è stato per qualche anno tra le mie priorità. Certo, non era la cosa più importante, ma ci tenevo. Oggi lo vedo morire lentamente, un po’ per scelta, un po’ perché non ho il tempo di seguirlo come meriterebbe, in parte perché purtroppo – e un po’ con sorpresa – i problemi della piattaforma che scelsi alla morte di Splinder non sono mai stati risolti e i visitatori alla lunga si sono comprensibilmente stancati, sia di non vedere apparire i commenti che lasciavano se non dopo estenuanti ricarica-pagina (che peraltro mi dicono non funzionare nemmeno sempre), che di non vedere gli ultimi post che lasciavo.

Al momento non so che ne sarà di Wolfghost, non so se lo sposterò di nuovo (non credo, l’ultima volta ciò comportò un oneroso lavoro che francamente non mi sento di ripetere), lo eliminerò o continuerò a lasciarlo così com’è, scrivendoci quando mi capita.

Insomma, oggi, per gli auguri di nuovo anno, ci sono. Non vi garantisco che ci sarò ancora tra un anno 🙂

Buon 2015 a tutti!! 🙂

Fine stagione 2013-2014 e Istituto Lama Tzong Khapa

Ho usato un termine un po’ calcistico (“stagione 2013-2014”) per indicare la fine delle vacanze e il prossimo rientro al lavoro 😦 In effetti il vero spartiacque tra due anni, per chi ha un lavoro “classico” con ferie più o meno agostane, è questo anziché le vacanze natalizie… anche perché Lady Wolf, che lavora per un commercialista, sotto Natale di vacanze ne ha davvero poche o nulla.

Colgo allora l’occasione per fare una breve disamina del periodo. Personalmente parlando, abbiamo quasi terminato ferie che sono state caratterizzate dal maltempo più o meno senza soluzione di continuità, si saranno salvati si e no cinque o sei giorni, incluse le giornate di ieri e di oggi. Peccato, perché avendo terminato il trasloco a metà Luglio non avevamo nemmeno goduto dei pochi weekend estivi precedenti e quindi abbiamo praticamente saltato tutti i viaggetti “fuori-porta” che ci piacciono tanto.

Comunque qualcosa abbiamo fatto. Un paio di giorni fa, in particolare, abbiamo fatto un salto all’Istituto Lama Tzong Khapa, in quel di Pomaia, in provincia di Pisa. Si tratta di uno dei principali siti di buddhismo tibetano d’Europa. Ci ero già stato nel 1999, ovvero ormai quindici anni fa, e da parecchio volevo mostrarlo anche a Lady Wolf che ha particolarmente apprezzato. Il posto è immerso nelle colline toscane, è molto silenzioso, e anche chi vi abita o ci va a fare pratica, studiare o meditare, rispetta tale silenzio. Non ci sono insomma schiamazzi o rumori, e si respira un’aria di serenità. Mi è piaciuto molto il commento che dopo una mezz’ora ha fatto Lady Wolf: “… mi sembra che tutto sia rimasto fuori”, dove “tutto” è quanto di negativo aveva accumulato, soprattutto per le difficoltà legate al lavoro, nel corso dell’anno. Ci torneremo sicuramente, stavolta fermandoci anche per un paio di notti, magari seguendo uno dei corsi offerti ai visitatori.

Comunque ci siamo portati a casa alcuni oggettini di arredo, oltre a qualche libro, che mi piacciono molto e che, spero, portino anche un po’ di serenità e fortuna 🙂 Si tratta di due drappi verticali di buona fortuna, con impresso il mantra om mani padme hum, e di una ruota di preghiera, contenente un rotolino di mantra della Grande Compassione, che potete vedere nelle immagini.

Non sono buddhista, tuttavia questa è una delle filosofie alle quali mi sento più vicino, lo definirei più un “metodo” per controllare i propri stati mentali e liberarsi dalla sofferenza, che una filosofia o una religione, anche se certamente ha richiami legati alla tradizione e alla cultura nella quale si è sviluppata che richiamano una vera e propria religione.

Obiettivi per… la stagione 2014-2015? Bé, per Lady Wolf è imperativo trovare un nuovo lavoro. Sappiamo che non sarà facile, ma sono convinto che ce la farà. Anche a me piacerebbe cambiare, aprire un’attività che sia tutta mia, ma essendo il mio un lavoro full time e discretamente retributo, mi rendo conto che il mio “salto” sarebbe più rischioso. Quindi… non lo accantono, diciamo che resterà il classico sogno nel cassetto da tirare fuori al momento opportuno… se tale momento arriverà mai.

Poi, vorrei riuscire a dedicare più spazio proprio alle pratiche di controllo mentale ed emotivo a cui ho accennato sopra. Ci sono poche cose che mi spiazzano… ma quelle lo fanno molto, troppo. E ciò non va bene. Credo davvero che la grande parte della sofferenza delle nostre vite possa essere eliminata. E’ vero infatti che il dolore fisico, se c’è, resta, ma anche in questo caso esso è molto spesso accompagnato da stati di malessere mentale, come angoscia, paura, disperazione, o, in altri casi, rabbia e ira. Eliminate queste ed avrete eliminato la maggior parte della vostra sofferenza.

Per il resto, qua ci troviamo bene… spero che per qualche anno riusciremo ad evitare nuovi traslochi, anche se, lo sappiamo bene, la vita è come il Monopoli: esistono probabilità… ma anche – e tanti – imprevisti 🙂

“Wolfghost” ha fatto il suo tempo?

Non sto per chiudere il blog, non ancora almeno, tuttavia riconosco che Wolfghost forse ha fatto il suo tempo. Lo dico senza rimpianto e senza tristezza: ogni cosa nella vita ha una sua collocazione, una sua ragione, una sua importanza che nel tempo può cambiare.

Nel caso di Wolfghost trovo che il cambiamento si debba ad almeno tre motivi.

Il primo è il tempo che si dedica al proprio blog. Nel mio caso, la nuova occupazione in azienda ha drasticamente ridotto il mio tempo libero. In ufficio non ho nemmeno un minuto, dalla mattina alla sera è un tour de force, tra tagli aziendali che ci hanno fortemente sottodimensionati (ma c’è ancora chi riesce a “pettinare le bambole”… quelli non mancano mai) e gente ipocrita che finge di essere disponibile, per poi sparire alla prima richiesta. Quando io, Lady Wolf e i nostri animalotti avremo traslocato nella nuova e ridente cittadina, credo che farò più di un pensierino ad un radicale cambio di rotta. La sera poi, sono così stanco e tirato che il poco tempo libero generalmente preferisco dedicarlo ad altro. Alla mia famigliola ad esempio 🙂 O a un po’ di ginnastica o di Yoga. E per il blog, di tempo, ne resta davvero poco.

Se non dedichi tempo al blog, devi essere una persona famosa affinché il tuo blog continui a vivere lo stesso. Ci sono persone che possono pubblicare le previsioni del tempo e non curarsi minimamente di leggere e controcommentare i commenti ricevuti (figuriamoci contro-visitare) perché il proprio blog sia sempre pieno di visite. Io non sono tra queste. E questo è il secondo motivo.

Il terzo motivo è che ho detto tante cose in questi anni, forse tutto e il contrario di tutto. Vero che anche ripropormi, visto che in molti non hanno letto i miei primi post, mi aiuta a fare “i ponti” in periodi di stanca. Ma non mi da molto, anche se mi diverte rileggere cosa io stesso e i commentatori di allora pubblicavamo 🙂

Ci penserò. Magari troverò una formula più sbrigativa fino a quando questo periodo non sarà passato, forse in forma di “aforisma”. Chissà 🙂

Ma anche un domani dovessi decidere che il tempo di Wolfghost è finito… bé, non sarebbe una tragedia. Le tragedie, lo sappiamo benissimo, sono altre.

Il giorno della liberazione

Ebbene sì, anche quest’anno questa decade sta passando. In questi giorni, nel giro di appena una settimana, passano il mio onomastico, la mia festa della liberazione e il mio compleanno 🙂

La prima e l’ultima sono festività banali, se vogliamo, anche se più vado avanti e più do importanza al compleanno, perché oggi ho la chiara percezione di quanto ogni singolo giorno sia un regalo che avrebbe anche potuto non esserci. Figuriamoci un anno, un altro intero anno nel quale ho potuto apprezzare la vita. Trovo che troppo spesso le persone lo diano per scontato.

Ma il giorno della liberazione per me è diventato perfino più importante.

Ormai sei anni fa, alla faccia di quelli che dicevano che non ce l’avrei fatta, riuscì a lasciarmi alle spalle una situazione pesante e pericolosa, una convivenza con una persona disturbata che, probabilmente, se non fossi riuscito a liberarmene, mi avrebbe portato alla follia e, chissà, persino alla morte.

Se non ci fosse stato quel giorno, in cui senza preavviso portai via dalla casa che fu dei miei genitori l’indispensabile, tra cui, ovviamente, Sissi :-), non ci sarebbe mai potuta essere la mia nuova vita, non ci sarebbe potuta essere la mia nuova famiglia. Probabilmente, non ci sarebbe stato, per me, nemmeno “oggi”.

Molti quando lo racconto credono che sia esagerato, che in fondo non poteva essere così terribile, che nemmeno il diavolo è così brutto come lo si dipinge. Eppure chi già mi conosceva allora, sa. Io so.

Per questo vi dico, quando ne va’ della vostra vita, non fatevi sensi di colpa: da morti o da distrutti non servireste comunque a nessuno, sarebbe peggio per tutti, anche se forse non tutti saranno in grado di capire.

Oggi mi guardo indietro, guardo la mia vita di adesso che non è affatto rose e fiori. E’ una vita con un lavoro stressante, con doveri che mi hanno allontanato da molti amici, con dissidi che mi hanno diviso da famigliari, con problemi di salute che – anche se non sono mai stati gravi – sono comunque sempre più presenti. Con preoccupazioni per il futuro perché il lavoro, lo sappiamo, è ormai incerto.

So che molti, in fondo Lady Wolf inclusa, penseranno che non è proprio un “successo di vita”. E invece per me lo è e non ne cambierei nemmeno una virgola. Perché la vita non è una strada larga, panoramica, in discesa e ben tracciata; la vita è anche curve strette, salite ripide, deserti arroventati e fredde cime. E spesso ti ritrovi in un labirinto del quale non sai se troverai l’uscita.

Però è la mia vita, posso dire di essermela scelta. E non ne cambierei una virgola.

Ho la mia Lady Wolf, il fido Tom, la decana e sedentaria Sissi, l’orsetto Julius e la simpaticissima Numetta. E i pesci tutti, almeno quelli che ci sono rimasti 😀 Questo a me basta per essere felice, perché so che tutto questo avrebbe anche potuto non esserci. E anche dovessi “andarmene” domani, sarebbero già sei lunghi anni di regalo. Un regalo che mi sono fatto da solo, con quella decisione. E sei anni sono già una vita.

E’ vero: non sempre sappiamo quale strada dobbiamo prendere, ma quando lo sappiamo, non facciamoci fermare dalla paura o dall’abitudine, dalle condanne o dalle promesse, perché la vita non torna indietro, la libertà non bussa spesso alla nostra porta, ed ogni chiamata può essere l’ultima.

Suona drammatico e tragico. Ma questa è la vita e se non apri quando bussa… potresti non vederla ripassare mai più.

Domande e risposte: Se c’è un’immagine che rappresenta i vostri genitori… qual è?

Questa è una domanda che ho sentito su una radio mentre tornavo a casa, stasera. Certo, era riferita in realtà ai papà, data la festa odierna, ma l’idea mi è piaciuta, mi ha fatto pensare alla risposta, ai miei genitori, e allora ve la ripropongo… in chiave allargata 🙂

Intanto la mia risposta. L’immagine che mi tocca di più pensando a mio padre è lui, seduto, davanti al tavolo nella sua camera, ormai a tarda età, con un braccio rotto un paio di anni prima ma che non si è mai voluto far mettere a posto. Era cambiato, era invecchiato. Era diventato più… tranquillo, più bonaccione, lui che aveva sempre avuto un caratteraccio. Teneva spesso la barba di diversi giorni in quel periodo. Una barba bianca che lo faceva sembrare ancora più vecchio di quel che era. Non camminava più, non gli reggevano le gambe. Sarebbe morto pochi mesi dopo, forse un anno. Questo ricordo di un uomo burbero addolcito dagli anni mi fa tenerezza. Ma non è l’immagine che più lo rappresenta, questa è semmai lui che si aggira nei locali della sua scuola di parrucchieri per signora, con il suo camice bianco, a dare indicazioni e ordini alle sue allieve. Il suo lavoro gli era sempre piaciuto, l’aveva realizzato, e questo probabilmente lo tenne lontano da problemi di… carattere che poteva sviluppare, così come ho visto in altri famigliari.

Anche di mia madre ho, purtroppo, ricordi toccanti del suo ultimo anno, ma l’immagine che voglio avere di lei è quando trafficava in cucina per preparare il pranzo domenicale 🙂 Non posso dire di aver avuto una famiglia amorevole e felice, le liti e i disaccordi erano frequenti, sia tra i miei genitori che tra mio padre e il maggiore dei miei due fratelli. Erano liti spesso violente che a volte sfioravano la rissa non solo verbale. Ma il pranzo domenicale era l’occasione per riunirci tutti assieme. Gli “uomini di casa” si sfidavano a chi preparava l’aperitivo più buono, ogni settimana toccava ad uno di noi prepararlo. Mia madre si alzava presto e poteva dedicarsi ai suoi manicaretti. Lavorando tutta la settimana era quello l’unico giorno che le era concesso per questa piacevole attività 🙂 Allora non ero ancora vegetariano, ricordo il pollo arrosto con quella buonissima pelle croccante, e… il dolce poi! Il più buono era fatto con mascarpone, pavesini, caffé, scaglie di cioccolato. Una bomba calorica… ma buonissima! 😀

E ora tocca a voi… 🙂

Fiat 128, una delle auto di famiglia dell’epoca di queste mie “immagini”

Qual è il vostro cruccio – rimorso o rimpianto – più grande?

Un mesetto or sono, per partecipare a modo mio al Liebster Award, scrissi che le mie dieci domande ve le avrei poste nel tempo. La prima ve la feci allora (cosa vorresti fosse diverso nella tua vita?); la seconda, che vi faccio oggi, è “qual è il vostro cruccio più grande?”, ovvero qual è quel rimpianto, o più facilmente rimorso, che ancora vi portate dentro, che nonostante tutta la vostra saggezza che vi dice che è inutile rimuginare sul passato, fa ancora capolino?

Ovvio che adesso cortesia impone che vi dica il mio, o meglio i miei.

Non sono uno che da peso al passato, o meglio, so che come siamo oggi è inevitabilmente frutto del passato, o almeno anche di quello, come so che un giorno, se avrò la fortuna di invecchiare, il passato sarà quasi tutto ciò che mi rimarrà, tuttavia sono sempre stato per il “ciò che è stato è stato”. Eppure, se mi guardo indietro, qualche rimorso per un comportamento che oggi non avrei più… compare.

Quello forse più importante è stato l’essermi fatto “calpestare”, quand’ero giovane, in alcune occasioni, dimostrando scarso rispetto di me stesso; una cosa che adesso non permetterei più, costi quel che costi. Ancora adesso, so che può non farmi onore, ogni tanto vorrei tornare indietro e… mandare “dove si conviene” chi meritava di esserci mandato. Spesso non lo facciamo perché crediamo che sia sempre sbagliato arrivare allo scontro e alla rottura, tuttavia non solo non farlo, quando dignità lo imporrebbe, non porta comunque alcun vantaggio, ma anche la controparte finirebbe per apprezzarlo quasi sempre di più rispetto ad un atteggiamento passivo e remissivo. E’ questo è vero quasi sempre, che si tratti di lavoro, di relazioni, di amicizia. Il rispetto di noi stessi ci porta il rispetto degli altri.

Altri rimorsi li ho nei confronti di due animali. Il primo è Kit, il mio primo gatto. Lo lasciai a casa dei miei genitori la prima volta che andai a vivere da solo. Morì lì, consumato da un tumore, avendomi lontano. Vero che non era davvero il mio gatto, era il gatto di famiglia, ma io ero il suo preferito. Ancora oggi, quando ci ripenso, non posso non sentire il dolore per averlo abbandonato. L’altro animale… non so nemmeno cos’era. Un giorno, passando vicino ad un bidone della spazzatura, sentì qualcosa che ci si dibatteva dentro. Il mio primo pensiero fu che fosse un topo, e mi allontanai con ribrezzo. Ma poteva essere qualunque cosa, un gatto, un cucciolo, un piccione… Era mattina, spero che quell’animale, qualunque cosa fosse, abbia resistito fino a quando qualcun altro, magari un operatore ecologico, sentendolo dibattersi disperatamente, l’abbia liberato. Ma non lo saprò mai. Tra l’altro quest’ultimo è un ricordo che avevo proprio rimosso, non saprei nemmeno dire con certezza a quanti anni fa risale, probabilmente una ventina. Solo ultimamente, chissà perché, ha fatto capolino dal mio inconscio…

2. Qual è il vostro cruccio più grande?