La dama bianca, quinta e ultima parte – racconto

S. Giorgio che lotta col drago - 1505 - Raffaele SanzioKey ebbe il tempo di chiamare teneramente Jelly e di stringerlo a se’ per un attimo, prima di accorgersi della scritta che accampava sullo schermo del PC…

Sei sicuro di voler cancellare permanentemente il file DSC00051.JPG?

La domanda si riferiva proprio al file contenente la foto originale della presunta strega, o Antico, che dir si voglia. Jelly, passando sulla tastiera del PC, doveva aver premuto il tasto “cancella”.

Key lavorava molto con le immagini: per il suo lavoro doveva visionarne innumerevoli e scartarne tante, cosi’ aveva configurato il PC in modo tale da non mandare quelle cancellate nel cestino bensi’ eliminarle subito, all’accettazione del comando di “cancella”. Lo ricordava bene… e cio’  la mando’ nel panico, facendole fare proprio l’unica cosa che non voleva fare: invece di premere “Esc” o la freccetta di selezione, premette “invia”: il file originale era perso per sempre.
Key era convinta che se c’era una soluzione, questa dovesse celarsi proprio nell’originale della foto. Cosi’, fuori di se’, si mise ad urlare…
“Jelly!!!! Maledetto!!!!!”.
Jelly, che era sempre stato trattato con amore dalla padroncina, spaventato scappo’ sotto la libreria.
Key, si mise a piangere disperata, e continuo’ a piangere e singhiozzare per lungo tempo con la testa tra le mani. L’ultima speranza era scomparsa con quella foto. O almeno cosi’ lei credeva…

Erano le 7:55, come ogni mattina, per abitudine, Key si sveglio’: esausta, si era addormentata al tavolo. Stordita, si riprese a poco a poco, realizzando cosa era successo la sera prima. Si sentiva svuotata, arresa, disarmata, poteva ormai capitare qualunque cosa: a lei non importava piu’ nulla.
Con un gesto automatico accese la TV, aspettandosi di vedere la diretta degli ormai quotidiani resoconti di disastri e vittime. Inaspettatamente c’era invece la fine di una pubblicita’ e subito dopo la sigla del telegiornale delle 8.
Key ne fu sorpresa, penso’ per un attimo che la gente si abitua proprio a tutto, forse nel tentativo di ritornare ad una impossibile normalita’. La sorpresa pero’ si tramuto’ in stupore quando vide che la prima notizia del telegiornale era dedicata alla finale del Superbowl americano, giocata la sera prima. Attonita, aspetto’ le notizie della “epidemia”, ma la seconda notizia riguardava i dati della borsa. Via via passarono altre notizie, inclusa quella di una capo di govero straniero forse coinvolto in uno scandalo con minorenni. Della “epidemia”, nessuna traccia. Key torno’ al PC e diede un’occhiata alle testate giornalistiche online: nulla di nulla.
“Ma sono tutti impazziti?” penso’ Key, poi capi’: l’originale della foto era la prima porta e, cancellandola, era stata chiusa per sempre. Key si alzo’ di scatto, ando’ a prendere Jelly, ancora rintanato sotto la libreria, e lo strinse a se’, roteando su se’ stessa e riempiendolo di baci. Poi… un dubbio, o meglio una speranza. Prese il telefono e compose il numero. Aspetto’ qualche istante prima di dare l’invio alla chiamata, temeva la risposta, o meglio la non-risposta che poteva ottenere. Ma alla fine si decise…
“tuuu… tuuu…. tuuu… Pronto?”
“Vic!!!!! Oh Vic!!!!!”
“Ehiiiii! Che bello sentire questa accoglienza!” rispose Vic ridendo. Poi, sentendo che Key stava piangendo, chiese allarmato “Ehi… ma che succede? Piccola… stai bene?”
“Si’, Vic… solo un brutto sogno…”
“Key… te lo dico sempre di mangiare poco la sera!” disse Vic tornando a ridere.
I due parlarono qualche minuto, poi Key, con un po’ di imbarazzo, chiese “Vic, tu… credi negli universi paralleli? Nelle altre dimensioni? Credi che diversi futuri e presenti possano esistere contemporaneamente?”
“… Key… mi sa che sei stata da sola troppo a lungo, prendo il primo aereo e torno da te!”
“Si, Vic…”

 



Castello di Tantallon, Edimburgo, Scozia. Visita notturna al castello.
“Papa’, papa’! Guarda!”
“Dai, fammi finire di ascoltare la guida!”
“Ma papa’! Guarda che strana foto ho fatto col cellulare!!! C’e’ qualcuno a questa finestra!!”

In quel momento Bliz, il beagle di famiglia, saltando urta la mano del bambino e il cellulare, cadendone, si perde tra le grate del castello…
“Bliz!!! Idiota di un cane! Ma cosa diavolo combini?!”
“Woff! Woff!! Auuuuum!”

A volte gli angeli, nella loro eterna lotta contro le forze del male e nel tentativo di proteggerci restando celati, assumono aspetti impensabili… eppure molto famigliari.
Ricordatevelo la prossima volta, prima di rimproverare il vostro animaletto pasticcione! 😉

cuccioli

La dama bianca, quarta parte – racconto

LKey si sveglio’ di soprassalto. Di nuovo le 4 in punto, di nuovo lo stesso sogno. Scappava, inseguita da una presenza immane che pero’ non vedeva mai, la sentiva solo vicina, maledettamente vicina, ne percepiva la malvagita’, la potenza. Sentiva che se l’avesse raggiunta, per lei sarebbe stata la fine.
La fuga iniziava dalla porta di casa, che era aperta, ma non sapeva perche’ lo fosse: il sogno iniziava con la porta gia’ spalancata. Si voltava, attraversava correndo la camera e uscendone ne chiudeva la porta alle spalle. Poi continuava a retrocedere ma voltandosi nel frattempo, per vedere se fosse riuscita a mettersi in salvo. La porta, pero’, resisteva solo pochi istanti, poi iniziava a deformarsi, ad emettere rumori sordi, come se pugni di violenza inaudita si stampassero contro di essa, e fumava, di un fumo nero, come se un calore infernale la stesse investendo dal lato opposto. Infine, puntualmente, andava in mille pezzi con un boato terribile. E la fuga riprendeva a ritmo vertiginoso, stanza dopo stanza, porta dopo porta….
Dopo un tempo che le pareva interminabile, si ritrovava misteriosamente davanti alla porta di casa, ancora aperta, la prima da cui il sogno era partito, come se avesse girato in circolo… La vedeva vicina e sentiva, in qualche modo sapeva, che se l’avesse attraversata e fosse riuscita a chiuderla, la presenza maligna, la strega alle sue spalle, non avrebbe potuto stavolta abbatterla…
Ma ce l’avrebbe fatta? Ormai sentiva l’oscura presenza maledettamente vicina…
Poi il risveglio, in uno stato d’animo angoscioso, spesso lanciando un urlo… con Jelly che si destava e la guardava con aria interrogativa.
Dopo essersi calmata, la solita domanda: perche’? Aveva un senso quel sogno? Cosa stava cercando di dirle?

Key era ormai esausta, disperata, al limite della resa. Guardava la foto per ore, come ipnotizzata. Ne studiava ogni dettaglio, cercava in essa ogni possibile indicazione, qualche particolare che forse le era sfuggito. A lungo aveva creduto, ricordando le parole di Strauss, che nella foto si celasse la soluzione, la salvezza. Ma ormai la speranza stava lasciando spazio alla rassegnazione.
Ogni giorno, alle 7 e 55 in punto, Key si svegliava per accendere la TV e vederne l’edizione principale del telegiornale. Era quella un’abitudine che seguiva da anni e che anche adesso proseguiva, perfino se in pratica tutta la trasmissione non era ormai che una diretta del disastro planetario: il numero dei decessi, le immagini racappriccianti… ogni giorno peggio.
Key non aveva piu’ avuto notizie di Vic, ne’ dei suoi genitori. A dire il vero non sentiva piu’ nessuno. Sola. Jerry non era piu’ sufficiente…

Key aveva preparato tutto con cura: i barbiturici erano stati aperti e la polverina raccolta in una tazzina da caffe’ che troneggiava vicino al PC portatile, ormai perennemente in funzione sul tavolo. Ce n’era una quantita’ sufficiente ad uccidere un cavallo.
Quella sera, stremata dall’ennesimo tentativo infruttuoso di “leggere” nella foto, prese la sua decisione: aggiunse l’acqua nella tazzina e mescolo’. Faceva le cose meccanicamente, come se avesse inserito il pilota automatico. Come se la sua anima fosse gia’ morta.
Improvvisamente un piccolo tonfo sul tavolo e un “ron ron” che ben conosceva: Jelly era li’, era saltato sul tavolo e si era messo a fare le fusa, dando anche qualche tenera testata alla padrona.
Gli occhi di Key si riempirono di lacrime, la tazzina ancora in mano, piena…

 

(continua)

Il gatto e la luna

La dama bianca, terza parte – racconto

Non si deve pensare che l’uomo sia stato il primo o l’ultimo padrone della Terra.
Gli Antichi erano, gli Antichi sono, gli Antichi saranno.
Oggi non sono negli spazi che conosciamo, ma tra gli spazi.
Sereni e primevi Essi avanzano, senza dimensioni e inavvertibili…

Camminano invisibili e abominevoli in luoghi solitari dove le Parole sono state pronunziate e i Riti urlati nei loro tempi…
(Abdul Alhazred, Necronomicom)

Poche settimane dopo erano morti tutti: tutti coloro che avevano ricevuto la foto, nello stesso modo di Kupfner. Molti dei loro collaboratori non erano sfuggiti alla stessa sorte.
La notizia era ormai pubblica, i giornalisti di carta stampata e TV non se l’erano lasciata scappare e, nonostante tutti gli avvertimenti dei pur scettici studiosi, alcuni di loro, venuti in possesso dell’immagine, non avevano esitato a pubblicarla o a mostrarla in TV… con risultati disastrosi: come fosse un virus a rapida e letale diffusione, il numero di decessi aveva iniziato a assumere proporzioni gigantesche.
In breve tempo la psicosi di massa porto’ al caos molte grandi citta’. La gente fuggiva o si barricava in casa, con le serrande chiuse, le TV spente, i computer scollegati. Molti di coloro che si avventuravano per le strade, magari solo per comprare da mangiare, camminavano coprendosi gli occhi per timore di “vedere” l’immagine in qualche locandina o giornale, magari lasciato per terra. Spesso venivano travolti da guidatori impazziti, anch’essi in fuga dalle citta’.
Gli appelli alla calma dei governi cadevano ormai nel vuoto.

La casa di Key era stata letteralmente presa d’assalto da giornalisti, curiosi, gente furiosa che dava a lei la colpa dell’accaduto. Molti la chiamavano “la Strega” ed esortavano a catturarla e metterla al rogo. Ma lei era fuggita da tempo, assieme a Jelly, in una vecchia casa in mezzo ai monti di cui solo i suoi famigliari erano a conoscenza.

“Buonasera signorina Key. Sapevo che mi avrebbe contattato”. La persona all’altro capo del telefono parlava molto lentamente.
“Buonasera Dottor Strauss…”
“Non sono dottore, studio solo antichi testi, tutto qui”.
“Non importa… lei e’ l’unica altra persona ad aver visto la foto e…”
“… essere ancora vivo? Si’, e’ cosi’. Mi sono protetto prima di aprire il file. Sa… cerchio per terra, pentacoli… altre sciocchezze del genere, cara… signorina?”
“No… vedova… almeno credo. Ormai non ho piu’ notizie da quando questa storia e’ iniziata. Ma lui l’aveva vista… sono stata io ad indicargliela…”
“Mi spiace. Non poteva sapere. Non e’ colpa sua”
Key soffoco’ le lacrime e il groppo in gola e, dopo qualche secondo, riprese a parlare…
“Chi e’?”
“Difficile dirlo. Ce n’erano tanti, una volta.”
“Tanti… chi?”
“Antichi. Cosi’ li chiamavano. Erano creature molto potenti e molto diverse da noi, sulla terra da tempo immensamente piu’ lungo di quanto ci sia l’uomo. Non si sa come, i nostri avi riuscirono a relegarli in una… altra dimensione, credo che adesso e’ cosi’ che si usi dire, non e’ vero?” Si percepi’ per telefono che Strauss aveva sorriso ironicamente.
“Perche’ io? Come ha fatto questa creatura a tornare? Cosa vuole? Come…”
“Calma, calma! Non so tutto. E non sono nemmeno sicuro, le mie sono solo supposizioni. Credo che abbia usato la foto come uno specchio per saltare dalla sua dimensione a questa. Ma lei… non credo c’entri nulla. Avrebbe potuto essere chiunque a scattare quella foto. E’ stato… un caso. E… cos’altro mi chiedeva? Ah, si’! Cosa vuole… mmm… distruggerci, suppongo.”
“Ma perche’? Perche’ l’abbiamo relegata in un altro posto? Perche’ forse volevamo distruggerla noi per primi?”
“Non faccia l’errore di pensare che queste creature ragionino come noi. Non lo fanno. Sono semplicemente fatte cosi’. Distruggono perche’ questo e’ il loro istinto.”
“… quando si fermera’?”
“Quando non ci sara’ rimasto nessuno da distruggere.”

(continua)

pentacolo protezione

La dama bianca, seconda parte – racconto [foto mie]

“Si, ho ricevuto la sua foto, almeno credo, non ho ancora avuto modo di aprire la sua e-mail”, rispose il dottor Kupfner, noto studioso di fenomeni paranormali, fantasmi compresi.
“La esaminero’ non appena possibile, ma le dico gia’ da adesso che quasi sempre le strane macchie sono dovute a riflessi sull’obiettivo, giochi di luce o disegni casuali di mura e pareti”.
“Grazie dottore, e’ sicuramente cosi’, ma… be’, preferirei esserne sicura”.

Key decise di non parlarne con nessuno, un po’ temeva di esser presa per visionaria, un po’ sentiva esser giusto cosi’. Se l’era lasciato scappare solo con Vic quando aveva gli spedito tutte le foto della cartella, e ovviamente ne aveva ricevuto la prevedibile risposta ironica.

Passo’ qualche giorno. Key aveva iniziato a dare meno peso alla foto, ci pensava solo saltuariamente allorche’ controllava la casella di posta aspettandosi di trovare la risposta di Kupfner. Ma non c’era mai. Inizio’ a pensare che probabilmente Kupfner, dopo essersi fatto una sonora risata alle sua spalle per una foto normalissima, avesse cestinato il tutto. Ma alla fine la curiosita’ vinse e chiamo’ il dottore…

“… il dottor Kupfner e’… deceduto ieri notte”. Disse la voce femminile, probabilmente quella della segretaria.
“Cosa? Ma… com’e’ successo?”
“Non si sa di preciso. L’hanno trovato nel suo letto. Pare essergli mancato il respiro nel sonno. Se non fosse per…”
“Non fosse per… cosa???”
“Aveva un’espressione contrita sul volto… come se qualcosa l’avesse terrorizzato, eppure gli occhi erano chiusi…”.
Key avverti’ di nuovo quel gelo lungo la schiena.
“Mi dispiace molto… Non vorrei tediarla con cose stupide ma…. avevo mandato una foto al dottore qualche giorno fa, ne sa nulla?”
“Si, il dottore l’aveva trovata interessante, percio’, dopo averne fatto un ingrandimento, l’ha inoltrata ad altri esperti del settore. Appena ho un po’ di tempo gliela inoltro, cosi’ puo’ trovare l’indirizzo dei destinatari”
“Grazie, e’ molto gentile…”

Quella sera Jelly era, se possibile, ancora piu’ irrequieto del solito, correva qua e la come un matto lanciando miagolii striduli. Non che fosse un’assoluta novita’ per lui… Intanto Key cercava, senza successo, di mettersi in contatto con Vic.

“Ma dove sei finito Vic?! Non rispondi al telefono, non ti colleghi sulla chat…”

(continua)

ingrandimento

La dama bianca – racconto [foto mie]

le stregheEra ormai notte inoltrata. Finalmente Key aveva finito il suo lavoro e si stava concedendo, come spesso succedeva prima di andare a dormire, qualche minuto di conversazione su una chat online con Vic, il suo compagno che aveva appena cominciato a lavorare trovandosi al momento dall’altra parte dell’oceano.
“Io spengo, buona giornaplkmoiyugwa”
“Oh! Scusa, Jelly e’ di nuovo saltato sulla tastiera! 😐 ” – Jelly era il gatto di di Key, un irrequieto tigrato europeo sempre in movimento.
“ahahah non preoccuparti, l’avevo capito! 🙂 Ehi… prima di chiudere, hai poi ritrovato le foto che avevamo fatto nel nostro viaggio in Italia? Brad e Cecilia andranno in Riviera il mese prossimo e volevo mostrargliele. Ricordi che te le avevo chieste… all’incirca una settimana fa’? 😉 ”
“… hai ragione, scusami, e’ che in questo periodo il lavoro non mi da tregua! Credo di averle su questo PC, ci guardo subito!”
“Adesso e’ tardi, guardaci domani, con calma, ma… non dimenticarti!”

TrioraChiusero la conversazione. Ovviamente Key ando’ subito alla ricerca delle foto e in effetti trovo’ la cartella relativa al viaggio in Riviera. Gia’ che c’era diede un’occhiata alle foto, erano passati quasi 5 anni e alcune nemmeno ricordava di averle fatte… Si soffermo’ in particolare su quelle fatte a Triora, il “paese delle streghe” situato nell’entroterra ligure al confine con la Francia. Non era certo il posto piu’ bello tra quelli che aveva visitato durante quella vacanza, eppure qualcosa di quel posto l’aveva in qualche modo turbata… saranno state le leggende locali sulle streghe, le immagini e gli scritti inquietanti visti nel museo della stregoneria, oppure semplicemente il fascino del dedalo di viuzze, cunicoli e angoli nascosti disseminati ovunque nel piccolo paese arroccato sulle montagne…
Improvvisamente, mentre le scorreva, l’occhio le cadde su una foto in particolare… le parve di scorgere qualcosa, una figura quasi… eppure quella foto era li’ da quasi 5 anni e non ci aveva mai fatto caso… Senti’ un brivido freddo percorrerle la schiena…
(continua)

originale

Il coraggio delle proprie azioni

TrioraQualche settimana fa’ mi sono recato nella bellissima e caratteristica Triora, nota come “la citta’ delle streghe” (www.triora.org), paese antichissimo (si parla di resti risalenti a diversi secoli prima dell’anno zero) arrocato sui monti dell’estremo ponente ligure.

Oltre al bellissimo paese, costituito dalla disabitata o quasi parte antica, piena di strette vie spesso interamente coperte, e da una parte piu’ recente, si puo’ visitare il museo etnografico e della stregoneria, ricco di documenti risalenti all’inquisizione.

Ma chi erano poi queste povere streghe? Ebbene erano donne dedite per lo piu’ alla preparazione di rimedi erboristici utili a chiunque, ree in pratica di trovarsi solo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quello che hanno subito e’ purtroppo noto a tutti.

le streghe
Spesso ci troviamo in situazioni dove i nostri comportamenti e le nostre azioni non corrispondono al “sentire comune”, scatenando reazioni contrariate, come sospetto, timore, ma anche e forse piu’, invidia e frustrazione per un modo di agire che sfuggendo alle stereotipizzazioni viene osteggiato ma, segretamente, ammirato; che si vorrebbe fare proprio e forse seguire ma che, comportando grande fatica, richiedendo la messa in discussione di tutte le credenze e i costumi ai quali ci si e’ aggrappati ed appoggiati, sulle quali si e’ costruito il nostro io, si preferisce negare o addirittura distruggere.


cartelliEcco allora che spesso essere se’ stessi, diventa difficile, perche’ se da un lato lo si percepisce come cosa buona e giusta, dall’altro ci fa’ scontrare contro una societa’ che, chiusa a cio’ che sfugge alla “normalita’” (= media dei costumi e degli obiettivi da perseguire) tende a farci sentire “strani”, “non inseriti”, osteggiati. E’ facile percio’ trovarsi dilaniati tra cio’ che in effetti saremmo per nostra natura chiamati ad essere, e cio’ che ci converrebbe essere per essere accettati dalla societa’ nella quale siamo inseriti ed avere successo in essa.

stradaIl trucco sta’ nello smontare la maschera che e’ stata fatta per noi da altri, per poi – al limite, ma stavolta consapevolmente – metterne un’altra, sapendo che – pur rimanendo se’ stessi – si adottano di volta in volta comportamenti consoni all’ambiente circostante al puro scopo di trarre da esso vantaggio ed accettazione ma… senza perdere mai davvero di vista se’ stessi e cosa si sta’ davvero perseguendo.



parcheggio

arrivederci

In altre parole, trascendere dalla vita comune che si sta vivendo per poi, se si vuole, fare in essa ritorno ma stavolta agendo da veri architetti della propria vita, non subendo, bensi’ comandando le nostre azioni.