Scegliere di vivere, e di essere “grande”

Oggi sono finalmente riuscito a parlare con l’autore del presente articolo, Rodolfo di Maggio, ottenendo di buon grado di poterlo pubblicare sul mio blog. Sua è (credo) anche l’opera di traduzione del pezzo di Gerald Harrisbar “Cinque minuti per Napoleone”, che pubblicai qualche mese fa’. Conosco virtualmente Rodolfo da alcuni anni, grazie ad una pubblicazione on-line che teneva egregiamente e che, con mio grande disappunto, venne poi interrotta. Verrà a trovarmi sul mio blog e spero lasci anche traccia del suo passaggio… Vero Rodolfo? 😉

 


JACK LALANNE – Scegliere di vivere, e di essere “grande”.

JackLalanne

Questo e’ quello che ha fatto Jack LaLanne, nome che non dice molto agli italiani ma che appartiene a un volto visto tante e tante volte nei film.

Un volto che e’ quello del maestro e ispiratore di Arnold Schawerzenegger.

Un nome che e’ quello di un ragazzo magro, malato, che era lo zimbello dei suoi compagni di classe, dal peso di 43 chili, occhiali, apparecchio dentale e stampelle. Con un’immagine e una stima di se’ cosi’ basse che lo costrinsero ad abbandonare gli studi.

Un ragazzo che tento’ di uccidere il proprio fratello.

Un ragazzo per il quale l’orizzonte mostrava solo nubi molto scure.

Un ragazzo che un giorno partecipo’ ad una conferenza e fu cosi’ ispirato dalle parole che udi’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare la sua disperata condizione.

Jack LaLanne consumava una quantita’ incredibile di zucchero, si nutriva male ed era afflitto da manie di persecuzione e idee di suicidio.

Un giorno la madre lo condusse a forza ad una conferenza di un nutrizionista, la sala era piena, e, con grande sollievo di Jack, che mal sopportava le altre persone, fecero per andare via.

L’oratore li vide e disse che non era mai successo che a qualcuno fosse impedito, dalla mancanza di posti a sedere, di assistere ad un suo discorso.
Chiese due sedie e li fece accomodare proprio di fronte al palco.

Jack avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna, non solo era costretto ad assistere alla conferenza, ma quel che e’ peggio e’ che era di fronte a tutti quanti gli altri.

Le due ore che seguirono cambiarono la vita di Jack. Fu cosi’ ispirato da quello che ascolto’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare le sue orribili condizioni fisiche.
Scelse di fare in modo che il suo futuro fosse migliore del suo breve passato.

E inizio’ ad esercitarsi. Due ore al giorno. Ogni mattina si alzava alle 5 e per due ore si esercitava. E continuo’ a farlo per tutta la vita.
Sta continuando anche ora, a ottant’anni suonati. [Nota di Wolfghost: Jack LaLanne ha 91 anni adesso, ed è ancora in movimento! ]

Jack e’ comparso in praticamente tutti i talk show d’america, Jack ha nuotato, ammanettato, dall’isola di Alcatraz fino alla baia di San Francisco, un’impresa definita impossibile e mai riuscita finora a nessun’altro.

Nel 1936 apri’ le prime palestre in America, dove e’ noto col soprannome di “Mr. Exercise”. Oggi Jack LaLanne puo’ battere uomini di 50 anni piu’ giovani di lui.

Jack e’ miliardario, in dollari, Jack e’ una leggenda.

Non vi e’ un sito che parli di lui, ve ne sono oltre quattromilacinquecento.

Digitate Jack LaLanne su un qualsiasi motore di ricerca e godetevi lo spettacolo di una fiaba dei tempi moderni, ma vera.

Non chiamate Jack LaLanne un culturista. Non e’ solo quello. Ha impiegato tutta la sua passione ed intelligenza verso un unico obbiettivo.

Ma lo ha fatto in maniera egregia.

In tutte le sue interviste (e ne troverete parecchie) da lui rilasciate, conferma una sola nota costante: ESERCIZIO fisico, due ore al giorno e poi basta, ma sempre, senza mai saltare una giornata, per oltre 70 anni.

Non e’ stato facile, e confessa che non e’ tutt’ora facile alzarsi alle cinque del mattino per farsi un’ora di pesistica e poi un’ora di nuoto (tanto per rilassarsi!) ma lo fa. In modo costante e continuo.

Non ci importa tanto il QI di Jack, ma quello che lui ha dimostrato, esempio vivente della determinazione tesa al raggiungimento dei risultati.

Per nessuno di noi e’ facile dare una sterzata e cambiare.

Ma il nostro destino e’ nelle nostre mani, solo e soltanto in quelle.

Possiamo iniziare la metamorfosi o continuare a sonnecchiare nelle nostre vere o presunte certezze e sicurezze.

Ma nel momento in cui decideremo di agire… In quel momento preciso… Nessuno potra’ fermarci.

Fate la scelta giusta e… sarete al vertice !

Rodolfo di Maggio



“Come rispondi alle sfide dopo che hai preso la decisione di cambiare la tua vita, determinera’ se raggiungerai i tuoi obbiettivi o se fallirai.” – Richard Curti

 

Pregiudizio

LadroIL SOSPETTO TRASFORMA L’UOMO
di Paulo Coelho

Il folclore tedesco racconta la storia di un uomo che, svegliandosi, notò che la sua ascia era scomparsa. Infuriato, credendo che il suo vicino gliel’avesse rubata, passò il resto della giornata a osservarlo.
Notò che l’uomo aveva un comportamento da ladro, camminava furtivamente come un ladro, sussurrava come un ladro che desidera nascondere il proprio furto. Era talmente sicuro del suo sospetto che decise di entrare in casa, cambiarsi d’abito e andare dalla polizia a sporgere denuncia.
Non appena rincasato, però, ritrovò l’ascia: sua moglie, infatti, l’aveva messa in un altro posto. L’uomo uscì di nuovo, osservò ancora una volta il vicino, e vide che camminava, parlava e si comportava come qualunque persona onesta.


Commento di Wolfghost: Il breve racconto di Coelho si ferma al sospetto, ma il passo ad un piu’ generale pregiudizio e’ breve. Quante volte ci siamo fatti un’opinione sbagliata di una persona, o magari di piu’ persone, lasciandoci influenzare da quanto avevamo sentito raccontare su di esse? Il mal costume di parlare alle spalle degli assenti, ad esempio, e’ molto comune. Spesso si rischia di dar retta alla voce di persone maligne, male informate o superficiali. Persone che forse non hanno reali intenzioni malevoli ma che amano le “chiacchiere da caffe'”, ovvero l’arte (si fa’ per dire) di parlare per “sentito dire”, spesso al solo scopo di essere al centro dell’attenzione anche se solo per un minuto. Ci sono storie, amicizie e carriere che sono state rovinate dai pregiudizi che queste voci hanno provocato, per non parlare di pregiudizi su intere razze e classi sociali. E non dimentichiamoci infine dei pregiudizi che sono stati creati dai rapporti con le persone del nostro passato; ricordiamoci che chi abbiamo davanti non e’ una di queste persone, puo’ avere qualche comportamento che ce le ricorda, ma i singoli comportamenti non vanno presi come indice della bonta’ di quella persona. Un medesimo gesto puo’ avere significati anche molto diversi per persone diverse.
Vale sempre il consiglio: ascoltare tutti – anche le voci dal nostro passato – prendendo, al limite, le dovute precauzioni, ma dare almeno il beneficio del dubbio, verificare di persona, crearsi un’opinione e, soprattutto, scegliere con la propria testa.

Il disagio esistenziale

Riporto come nuovo post un mio commento, dato che mi pare possa essere di interesse generale…

E. Munch - DisperazioneIl “disagio esistenziale” è una sensazione che purtroppo capita frequentemente nella vita di molte persone. Di solito è un “periodo”, un “passaggio” tra due fasi di vita, come quella che porta alla maturità attraverso la dolorosa presa di coscienza che certi sogni e desideri dell’adolescenza non sono stati realizzati, forse perché oggettivamente sproporzionati, forse per circostanze avverse. Non puo’ percio’ che essere un passaggio doloroso.

Il “disagio” non è affatto cosa semplice, soprattutto fino a quando non se ne comprendono le cause. Spesso lo si esprime con parole e frasi “più dense”, come “disperazione”, “angoscia”, “depressione”. Queste parole danno l’idea della profondità che quel disagio puo’ assumere.

Preferisco comunque usare la parola “disagio” perché essa è una parola più costruttiva, indicando uno stato nel quale non ci si trova a proprio agio, uno stato dal quale percio’ si vorrebbe uscire. Invece, molta gente – per quanto assurdo possa sembrare – sta’ bene nella sua disperazione perché, anche se fa’ male, la conosce bene, ne viene “confortata” dall’abitudinarietà al punto di rifiutare qualunque aiuto, seppure “fingendo”, talvolta, di richiederlo. Inoltre per molte persone essa è confortante perché fa’ sentire “importanti”, da’ diritto a potersi lamentare, seppure nella sofferenza che essa comporta.

E. Munch - LIl disagio di cui parlo è un disagio esistenziale che nasce dal fatto di non aver avere avuto quella vita soddisfacente che si pensava di meritare, se non altro come diritto acquisito per il fatto di essere vivi. L’aspirazione alla felicità, i propri sogni, hanno fatto i conti con una realtà che li ha frustrati, e cio’ ha determinato il disagio di vivere in una vita che non si sente “propria”. Questo, unito alla consapevolezza di avere solo la vita che sta’ scorrendo via, rende il passo verso la disperazione breve.

Vorrei che chi è in crisi, analizzasse la propria vita, dicendo poi se avverte un senso di “stagnazione”, di “inutilità”, di “incompiutezza”… Se è così, allora ho buone probabilità che cio’ che sostengo valga anche per lui. E, se è così, vorrei che riflettesse sul significato della parola “stagnazione”.

La stagnazione è assenza di movimento che genera mancanza di ricambio. La nostra anima, il nostro cuore, marciscono giorno dopo giorno, perché inermi, atrofizzati; la mente non li aiuta perché, lei per prima, non vede via di uscita essendosi fissata sul raggiungimento di un obiettivo ormai morto da tempo.

Il passo da fare è più semplice di quel che si crede: smettere di riflettere sulle cause di quella disperazione – tanto è evidente che si è entrati, coi pensieri, in un circolo chiuso, girando attorno sempre agli stessi concetti senza mai arrivare ad una via di uscita – e… vivere! Buttarsi a capofitto nella vita! Non importa nemmeno cosa si fa’ all’inizio, basta… “fare”. Poi si aggiusterà il tiro strada facendo, ma è necessario rompere quello schema mentale di chiusura che imprigiona.

Rompi quello schema, sorprenditi, non darti tempo di ragionare, fai qualcosa che forse hai sempre voluto fare ma non hai mai fatto, oppure tieni semplicemente gli occhi aperti e, il primo manifesto o volantino che ti capita sottomano e che pubblicizza una qualunque novità, attività o corso, non pensare subito “non mi interessa”, “non fa’ per me”: senti semplicemente se ti “piace”, e se è così… buttati! 😉

Decidi che entro una settimana farai qualcosa, qualunque cosa, e… falla! Non essere preoccupato dal pensiero che magari dopo un po’ non ti piacerà più; vuol dire che cambierai.

Il cambiamento, spesso, è il sale della vita più dell’ottimismo 😉

Movimento = fine della stagnazione. Ma è necessario agire!

“Per cambiare la propria vita:

1. Iniziare immediatamente.

2. Farlo vistosamente.

3. Nessun cedimento.”

William James (1842-1910) – psicologo e filosofo americano

volo

Il perdono

Da sempre si dibatte sull’utilità del perdono. C’è chi sostiene di perdonare quasi istantaneamente, e chi invece dice – quasi con vanto – che mai perdona e mai perdonerebbe.

cellaIo sono convinto che il perdono serva, sempre. Nel migliore dei casi esso ha il potere di liberare due persone da una prigione, ma anche quando non è possibile una riconciliazione (la persona che ci ha fatto del male non c’è più, ad esempio) e perfino se l’altro non ammette di dover essere perdonato o se ne infischia del nostro perdono, esso ne libera sempre almeno una: chi il perdono lo concede. Perché da quel momento sara’ libero da quel sentimento che divora l’anima giorno dopo giorno e che va’ sotto il nome di  rancore.

Sì, io credo che si possa perdonare, sempre. Lo hanno fatto i prigionieri dei campi di concentramento, non dite “No, come è possibile perdonare questo? Mai!”: il perdono non è “assoluzione”, non confondetelo con l’annullamento della colpa; se c’è una pena da scontare, essa va’ scontata. Se qualcuno ci danneggia, è giusto prendere contromisure e, se è il caso, allontanarsi od allontanare.
Il perdono non è “subire” e nemmeno necessariamente “tornare indietro”.
Semplicemente… non c’è bisogno di covare risentimento per staccare, quando è necessario farlo.
Pensate ad una tigre: se la vedete scappate, vi mettete in salvo, la rinchiudete dove non possa far male o nuocere ancora. Ma non pensereste che la tigre è “cattiva” o “crudele”, non è vero? Pensereste solo che è pericolosa. Si potrebbe ribattere che la tigre agisce per istinto. Eppure anche l’uomo, nelle sue azioni piu’ immediate, e’ spinto molto piu’ dai suoi moti inconsci e irrazionali – che solitamente affondano le radici in un passato distante – piuttosto che sulla base della fredda logica.

Sì, si puo’ perdonare chiunque. Ma c’è un tempo per il perdono, un tempo che non puo’ essere affrettato, o sarà un perdono a parole, ma falso nei fatti e nel proprio sentire, che è poi cio’ che davvero conta. Non si deve soffocare il motto di ribellione quando si subisce un sopruso, questo non è “perdonare”. Anche l’ira e la rabbia, se ci sono state date, hanno una loro funzione: esse servono a staccare più facilmente da situazioni o da persone dalle quali altrimenti non riusciremmo – a freddo – ad allontanarci, fisicamente o mentalmente che sia. Talvolta la forza della rabbia ha letteralmente salvato vite.
Tuttavia anche l’ira e la rabbia, come il perdono, hanno un loro giusto tempo. Molto tempo fa’ lessi su un libro di Yoga che esistono tre tipi di ira: c’è l’ira d’acqua che, come arriva, subito sparisce; l’ira di sabbia, quella più comune, che arriva e perdura finché il vento non ha compiuto il suo lavoro; e c’è l’ira di pietra, che mai passa, che sarà un eterno macigno nel nostro cuore e nella nostra anima…

Ci vuole solo tempo e comprensione. Non si è “cattivi” o “incapaci” perché ancora non si è riusciti a perdonare. Peggio sarebbe, aver concesso un falso perdono: il risentimento che cova sotto la superficie della coscienza, farebbe presto o tardi capolino, rovinando tutto.
Come perdonare? Il perdono passa da una solo cosa: la comprensione. Comprensione che l’essere umano è fallace, che quasi sempre chi si comporta male con qualcuno, è la prima persona ad avere dei problemi, ad aver avuto insegnanti di vita incapaci che l’hanno portato ad essere così. Esso va’ allontanato, punito, rinchiuso per sempre affinché altre persone non debbano soffrire per colpa sua, forse. Ma puo’ essere perdonato. Quasi sempre non c’è vera “cattiveria d’animo”, ma solo povera ignoranza.
Ricordatevi della tigre…

 

Sissi in gabbia

foto mia: Sissi in “gabbia”

Il proprio potenziale – non tutto il male vien per nuocere

piccola vaccaLA PICCOLA FATTORIA E LA VACCA
di Paulo Coelho

Un filosofo passeggiava in un bosco con un discepolo, conversando sull’importanza degli incontri inaspettati. Secondo il maestro, tutto ciò che si trova davanti a noi ci dà un’occasione per apprendere o insegnare.
In quel momento incrociarono il cancello di una piccola fattoria che, malgrado si trovasse in un’ottima posizione, aveva un aspetto miserabile.
“Guardate questo posto,” disse il discepolo. “Avete ragione: ho appena imparato che tanta gente si trova in Paradiso, ma non se ne rende conto e continua a vivere in condizioni miserabili.”
“Io ho detto apprendere e insegnare,” ribatté il maestro. “Constatare ciò che accade non basta: è necessario verificarne le cause, poiché comprendiamo il mondo solo quando ne comprendiamo le cause.”
Bussarono alla porta e furono ricevuti da chi vi abitava: una coppia con tre figli, tutti vestiti con abiti stracciati e sporchi.
“Lei sta qui in mezzo a questo bosco, e non c’è nessun negozio nei dintorni,” disse il maestro al capofamiglia. “Come riuscite a sopravvivere?”
E l’uomo, tranquillamente, rispose:
“Amico mio, abbiamo una vacca che ci dà vari litri di latte tutti i giorni. Una parte di questo prodotto lo vendiamo o lo barattiamo nel paese vicino con altri generi alimentari. Con l’altra parte, produciamo formaggio, caglio, burro per il nostro fabbisogno. E così tiriamo avanti.”
Il filosofo ringraziò per le informazioni ricevute, contemplò il posto per alcuni istanti e poi se ne andò via. A metà del cammino, disse al discepolo: “Prendi la vacca, conducila fino al precipizio laggiù e scagliala di sotto.”
“Ma è l’unico mezzo di sostentamento di quella famiglia!”
Il filosofo rimase in silenzio. Non avendo alternative, il ragazzo fece ciò che gli era stato chiesto, e la vacca morì nella caduta.
L’episodio rimase impresso nella memoria del discepolo. Dopo molti anni, quando ormai era un imprenditore di successo, decise di tornare in quello stesso luogo, raccontare tutto alla famiglia, chiedere perdono e aiutarla finanziariamente.
Quale non fu la sua sorpresa nel vedere il luogo trasformato in una bella fattoria, piena di alberi fioriti, con una macchina nel garage e alcuni bambini che giocavano nel giardino. Si sentì disperato, immaginando che l’umile famiglia avesse dovuto vendere la fattoria per sopravvivere. Affrettò il passo e fu accolto da un fattore molto gentile.
“Dov’è finita la famiglia che viveva qui dieci anni fa?” domandò.
“Sono sempre i padroni della fattoria,” fu la risposta che ricevette.
Stupito, egli entrò in casa di corsa, e l’uomo lo riconobbe. Gli domandò come stava il filosofo, ma il giovane era troppo ansioso di sapere come fosse riuscito a migliorare in quel modo la fattoria e a sistemarsi tanto bene:
“Be’, avevamo una vacca, ma cadde nel precipizio e morì,” disse l’uomo. “Allora, per mantenere la famiglia, dovetti piantare erbe e legumi. Le piante tardavano a crescere e, così, cominciai a tagliare il legname per venderlo. Dovetti, pertanto, ripiantare gli alberi ed ebbi bisogno di comprarne degli altri. Comprandone degli altri, mi ricordai dei vestiti dei miei figli e pensai che, forse, avrei potuto coltivare il cotone. Passai un anno difficile, ma quando arrivò il raccolto avevo ormai cominciato a esportare legumi, cotone ed erbe aromatiche. Non mi ero mai reso conto del mio potenziale: meno male che quella piccola vacca morì!”


Commento di Wolfghost: non tutto il male vien per nuocere, capita che cio’ che puo’ sembrare una tragedia si riveli, sul lungo termine, una fortuna. Talvolta, se non ci decidiamo a fare qualcosa che dobbiamo fare, arriva qualcuno o qualcosa che ci costringe a muoverci. Ma non è sempre un filosofo saggio e lungimirante quello che incontriamo sulla nostra strada, potrebbe essere qualcuno che agisce per sua convenienza cercando di trarre profitto da noi, oppure qualcuno che è in buona fede ma che applica a noi un metro che, pur essendo adatto a lui, potrebbe essere disastroso per noi. Talvolta non arriva nessuno e, per inerzia, continuamo a galleggiare in acque stagnanti invece di dirigerci verso bellissimi e prosperosi lidi.
Non aspettiamo che qualcosa ci costringa, agiamo finché siamo in grado di farlo.


“Il procrastinare è una delle malattie
più comuni e più mortali
e il suo effetto nefasto sul successo
e sulla felicità è molto grande.”

Wayne W.Dyer

Alcuni degli aforismi che preferisco ( I )

(foto mie: Desenzano del Garda)

Desenzano sul Garda 11. Preferisco essere un sognatore fra i più umili, immaginando quel che avverrà, piuttosto che essere signore fra coloro che non hanno sogni e desideri.
(Kahlil Gibran)


2. Come la rupe massiccia non si scuote per il vento, così pure non vacillano i saggi in mezzo a biasimi e lodi.
(Buddha)

3. Mai nessuna notte è tanto lunga da non permettere al sole di sorgere.
(Paulo Coelho)

4. La diffidenza verso le parole è molto meno dannosa che l’eccessiva fiducia verso di esse.
(Vaclav Havel)

5. Nulla ci allontana dalla cosa desiderata quanto il pensiero di averla già.
(J. W. Goethe)

Desenzano sul Garda 46. Il destino ti aspetta sulla strada che hai scelto per evitarlo.
(Proverbio Arabo)

7. Ride delle cicatrici
chi non ha mai avuto una ferita.

(W. Shakespeare)

8. Dio giudica l’albero dai frutti, non dalle radici.
(Paulo Coelho)

9. Conosco una sola libertà ed è la libertà della mente.
(Antoine de St.Exupery)

Desenzano sul Garda 210. La suprema felicità della vita è il sapere di essere amati per quello che si è, o meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è.
(Victor Hugo)

11. Il tempo degli eventi è diverso dal nostro.
(Eugenio Montale)

12. La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono modificare la propria vita modificando il proprio atteggiamento mentale.
(William James)

Desenzano sul Garda 313. A volte la nostra luce si smorza ma poi la fiamma viene ravvivata da un altro essere umano. Ciascuno di noi è debitore dei più profondi ringraziamenti a coloro che hanno riacceso questa luce.
(Albert Schweitzer)

14. Prima di intraprendere qualcosa rifletti attentamente e dopo aver riflettuto agisci subito.
(Sallustio)

15. Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua vita ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore.
(Eleanor Roosvelt)

Desenzano sul Garda 516. Si vive una sola volta. E qualcuno neppure una.
(Woody Allen)

17. Dicono tutti che il tempo cambia le cose, ma sei solo tu che devi cambiare.
(Andy Warrol)

18. In silenzio anche un idiota può sembrare una persona intelligente. Sfortunatamente gli idioti vogliono sempre parlare.
(Eros Drusiani)

19. La storia ha dimostrato che i vincitori più degni di nota hanno incontrato di solito ostacoli strazianti prima di trionfare. Hanno vinto perché si sono rifiutati di lasciarsi sconfiggere dalle sconfitte.
(B.C. Forbes)

20. Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gloria come del pericolo, e tuttavia l’affrontano.
(Tucidide)

Chi vuol divertirsi, segnali quello che preferisce…

Desenzano sul Garda 6


Le battaglie della nostra vita

LPossono essere battaglie contro un nemico che è fuori o dentro di noi, un nemico in carne ed ossa, col quale non è possibile dialogare, costituito da una persona o da un “sistema”, oppure un fantasma che appare e scompare inafferrabile nella nostra testa e che infesta i nostri sogni e le nostre speranze.

Possono essere le sfide del cambiamento, o quelle per resistere in una situazione ingrata.

Non tutte le battaglie sono da combattere pero’. Bisogna avere la saggezza di non buttarsi in sfide inutili, che non possono essere vinte, oppure di così scarsa importanza da non valere l’energia ed il tempo che gli si dedicherebbe.

Ci sono battaglie che proprio non possiamo permetterci di perdere; altre per le quali vale la S. Giorgio che lotta col drago - 1505 -  Raffaele Sanziopena di combattere perché, anche se possiamo essere sconfitti, sarebbe un disonore per noi stessi non avere nemmeno il coraggio di ingeggiarle nonostante la loro importanza.

Non permettiamo alla nostra inerzia, alla sfiducia in noi stessi, al “quieto vivere”, alla paura di non farcela, di non mettere tutto noi stessi, corpo, cuore ed anima, nelle sfide che possono davvero cambiare la nostra vita.

Al di là del risultato, chi non combatte, le ha già perse in partenza.

Una persona normale…

Riporto qui, come nuovo post, un commento dove parlo di me stesso che avevo usato “dialogando” con DarumaFly. Perché lo faccio? Non so… forse perché odio l’ipocrisia. Sono una persona normale, che ha commesso i suoi errori ed ha preso i suoi pali. Come tutti. Non sono un illuminato, un eroe, tantomeno un santo. Sono solo un essere umano, come tutti voi che mi leggete…

Tempesta sul mare di Galilea - RembrandtIn realtà la mia vita non è nulla di speciale. Non ho condotto la mia nave con determinazione, ho lasciato che le onde della quotidianità e il vento del destino la portassero un po’ dove volevano.

Se ho un merito, è quello di essermi rialzato molte volte, aver guardato dritto in faccia il futuro dicendogli “Vieni avanti, non mi fai paura!”. Ma la mancanza di determinazione e di “polso”, hanno sempre finito per deviarmi dalla “giusta rotta”.

Talvolta mi sento come una nave che era attrezzata per attraversare l’oceano, e invece non è mai andata oltre le colonne d’Ercole.

Ricordo una canzone italiana, in voga uno o due anni fa’, che diceva (non letteralmente): L’unica cosa che davvero puo’ suggerire un uomo è “Non fate come me”. Ecco… spesso in realtà, cio’ che vi suggerisco, e che suggerisco a me stesso, è di non fare come io stesso ho fatto in passato…

p.s.: i prossimi giorni saro’ di nuovo in viaggio, spero di poter “essere presente”; in ogni caso rispondero’ senz’altro, se non altro al mio ritorno.

La vera comprensione

La vera comprensione non è qualcosa che si raggiunge solo con le parole, né che solo attraverso di esse puo’ essere espressa. Non è la conoscenza culturale e nemmeno il capire “intellettualmente” qualcosa. E’ piuttosto quando quel qualcosa raggiunge il cuore e l’anima, o da esse deriva. E’ qualcosa che fa’ o diventa parte integrante di noi stessi. Qualcosa che si puo’ vedere nel nostro modo di vivere, nelle nostre scelte, nei grandi avvenimenti così come nella vita quotidiana di tutti i giorni.
Avete mai letto un libro “capendolo razionalmente”, magari dicendovi “ah! Quanto è vero cio’ che dice!”, per “sentire” solo dopo anni quelle parole come vostre? Allora ripensate a quel libro, a quelle pagine, forse a quelle parole che avete udito, e per la prima volta vi accorgete di averle comprese veramente.
Forse le parole hanno piantato semi che nel tempo hanno messo radici e sono cresciute dentro di voi. O forse è l’esperienza che vi ha portato quella conoscenza che ora riscoprite in quelle antiche parole.
La conoscenza della mente e quella del cuore non sono in contrasto. Sono due modalità parallele entrambe affascinanti. Ma solo l’esperienza modifica davvero la vita, e la teoria è utile solo quando essa diventa pratica e le idee diventano azione. Solo allora la vostra vita potrà davvero cambiare.

Ricordo la parabola di due grandi oratori dell’antichità: quando il primo finiva, la gente diceva “che bravo! E’ proprio un grande oratore!”. Ma quando finiva il secondo la gente si guardava negli occhi e diceva “Bene, diamoci da fare!”

Colomba e libertà