Distacco: solo essendo un po’ egoisti si preserva la propria integrità


“Solo essendo un po’ egoisti si preserva la propria integrità” mi disse un collega di lavoro ormai ben più di 10 anni fa’… Egoismo è senz’altro una parola a cui viene data comunemente un’accezione negativa. Come non essere d’accordo? Ma… non è che sarà anche una parola usata e abusata spesso per colpire chi semplicemente difende sé stesso e i propri spazi vitali? Quel mio collega, di fatto, non disse “solo essendo egoisti”, bensì “solo essendo un po’ egoisti”…

“Solo essendo un po’ egoisti si preserva la propria integrità”.
I grandi maestri spirituali conoscono bene il valore del Distacco, ovvero di quella condizione per cui, pur essendo ben presenti in sé stessi e nelle interazioni con gli altri, si evita di diventarne dipendenti e schiavi. Siamo chiari: in ogni relazione, soprattutto quelle amorose, almeno un pizzico di dipendenza è forse inevitabile, addirittura può far piacere percepirla. Nessuno stigmatizza questo. Ma il divenire incapaci di sottrarsi a qualsivoglia forma di pressione esterna, è davvero tutt’altra cosa.

No“Solo essendo un po’ egoisti si preserva la propria integrità”.
Siete persone che non sanno dire di “no”, nemmeno quando quel “no” è un vostro sacrosanto diritto?
Non siete più capaci o non vi resta più tempo per vivere la vostra vita perché ognuno, dopo aver accettato una vostra mano, ora si sente in diritto di avere sempre il vostro braccio?
Vi sentite a disposizione come se foste un numero di pronto intervento 24 ore su 24, 7 giorni su 7?
Bé, allora un po’ di sano distacco è ciò che fa per voi!

castaneda“Solo essendo un po’ egoisti si preserva la propria integrità”.
Don Juan (parlo del personaggio dei libri di Castaneda, naturalmente), interrogato dal suo discepolo sul motivo per cui rimaneva così emotivamente impassibile di fronte alle difficoltà terribili di chi si rivolgeva a lui, rispondeva che solo un sano distacco permette davvero di aiutare gli altri. Perdete il distacco e, con ogni probabilità, verrete trascinati nello stesso inferno di chi state cercando di aiutare. Perderete obiettività, lucidità, inizierete a dimenticare i buoni propositi dai quali eravate partiti. Alla fine, non solo non avrete raggiunto l’obiettivo di aiutare l’altro, ma sarete voi ad essere bisognosi di aiuto!
Guardate, le persone che sanno meglio aiutare gli altri, sono quelle che sono capaci di non essere travolte da loro e dai loro problemi. Nessuno incita nessuno a “lavarsene le mani”, sia chiaro, ma non diventate preda dei numerosi vampiri di energia che sono in circolazione. Se vi rendete ad essi disponibili, vi succhieranno la vita senza alcun costrutto, non solo per voi, ma nemmeno per sé stessi.

“Solo essendo un po’ egoisti si preserva la propria integrità”.
Chi vi ama, o chi è semplicemente corretto, non vi “ruba” energia, la scambia. Tutti abbiamo momenti di difficoltà nei quali abbiamo bisogno del sostegno del partner, degli amici, di altre persone. Ma c’è chi, trovando comodo quell’appoggio, non fa più nulla per risollevarsi. E questo non va bene. Voi non siete cuscini, non siete stampelle. Siete persone che scelgono liberamente di donare e donarsi.
Non fatevi usare.

amore e psiche - Canova

Muoviti, non lasciarti andare!

helpQuesto post e’ dedicato a tutti gli amici e amiche in difficolta’ proprio in questi giorni, nonche’ a tutti coloro che  sentono di aver imboccato una strada apparentemente senza via di uscita… Questo post e’ per voi!

prigioneCi sono fasi della vita nelle quali puoi arrivare a credere per disperazione che il tunnel nel quale sei scivolato non abbia fine. Ti senti in trappola, saresti pronto a buttarti dalla finestra se solo riuscissi ad abbattere le sbarre che la proteggono.
In momenti come questi il senso di un destino avverso e ineluttabile ti pervade; la tua mente e’ alla frenetica ricerca di un qualunque barlume di luce che possa indicare una via di uscita, eppure sembra non riuscire a trovare nulla.
Ho imparato che momenti come questi possono o meno averla una via di uscita.

Se la via c’e’, in genere la conosciamo bene ma facciamo finta di non vederla; non ascoltiamo la nostra stessa voce perche’ vorrebbe dire ammettere che dipende da noi: dobbiamo muoverci, assumerci la responsabilita’ di uscire dalla nostra rassicurante – ma dolorosa – inerzia e andare verso un destino sconosciuto, ma che sentiamo essere inevitabile. Come scrisse qualcuno su questo stesso blog mesi fa, “l’immobilismo diviene colpevolezza”: devi muoverti!

Se la via non c’e’ o, meglio, non c’e’ ancora, allora non puoi fare altro che resistere in attesa che la tempesta passi, aggrappato a quella vocina che sicuramente ti sta dicendo che ne uscirai, che perfino questo momento disperato avra’ fine, non importa quanto ci mettera’.
speranzaSe saprai stare in ascolto, coglierai quando quel senso di oppressione iniziera’ a mollare la presa e, in quel preciso momento, non dovrai esitare: dovrai muoverti. Ributtati nella vita! La vita e il movimento (non solo in senso fisico, anche se pure quello aiuta) sono la migliore medicina per uscire dagli stati di impantanamento. Non subito forse, nel momento di sofferenza acuta forse non riuscirai a trovare terreno abbastanza solido da muovere quel primo passo, ma non appena sentirai che puoi farlo… fallo!
E quando ricadrai, perche’ quello che starai percorrendo sara’ all’inizio un terreno impervio, rialzati e fai un altro passo. Ti sembrera’ di essere tornato al primo passo che avevi gia’ fatto, ma non e’ cosi’: quello sara’ gia’ il secondo passo… e poi ne seguira’ un altro ed un altro ancora, fino a quando, un giorno, voltandoti indietro, ti accorgerai all’improvviso di quanta strada avrai fatto e di come quella sofferenza sia ormai lontana.

Ci sono cose nella vita che possono essere materialmente cambiate. Allora dobbiamo smettere gli indugi ed agire per farlo.

Altre possono essere solo accettate. Allora sara’ il tuo animo a dover e poter cambiare, reinquadra la situazione: e’ davvero cosi’ limitante cosa non puoi cambiare? Non puoi comunque vivere di altro? Davvero non c’e’ nulla di bello per cui valga la pena di tornare a sorridere?
Forse sei tu che in questo momento non hai occhi per vederlo. Ma sono sicuro che c’e’.
Ci sono persone, in condizioni fisiche terribili, che non si sono arrese, che sono tornate a vivere.

Davvero non puoi farlo anche tu?

Non importa cosa hai fatto finora, il tuo passato, i tuoi presunti errori, le condizioni dalle quali parti, gli strumenti che hai a disposizione, ne’ il punto dove potrai arrivare…

Muoviti, non lasciarti andare!

basket

Esoterismo: La Tavola di Smeraldo, il principio dell’Alchimia

Uno dei testi più famosi dell’esoterismo, più precisamente dell’ermetismo (che, non me ne vogliano i puristi, definirei “alchimia occidentale”), è la Tavola di Smeraldo, attribuita ad una figura mitica – forse HermesTrismegistusnemmeno esistita nella realtà – di nome Ermete Trismegisto (“Hermes il tre volte grande”, poiché padrone dei segreti sapienziali che coinvolgevano corpo, mente e spirito) che, mentre la tradizione toccava varie civiltà, fu di volta in volta egizio, greco (il nome “Ermete Trismegisto” gli venne assegnato qua), arabo, romano, influenzando anche la Qabbalah ebraica. In pratica ogni civiltà occidentale e mediorientale ebbe un Dio o comunque una figura sapienziale che rappresentava Ermete.
A quando risale la Tavola di Smeraldo? Ovviamente nessuno lo sa’ con certezza, ma tradizione vuole che Ermete fosse contemporaneo di Mosé; egli incise le parole su una lastra di smeraldo usando la punta di un diamante, la moglie di Abramo (Sara) rinvenne poi la lastra nella sua tomba…

Ecco la traduzione della Tavola (tratta da Wikipedia, così come la foto di Ermete):

“È vero senza menzogna, certo e verissimo.

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice. Il padre di tutto, il fine di tutto il mondo è qui. La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra. Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso dolcemente e con grande industria. Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo e per mezzo di ciò l’oscurità fuggirà da te. È la forza forte di ogni forza: perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida. Così è stato creato il mondo. Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, il cui metodo è qui. È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto, avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
Ciò che ho detto dell’operazione del Sole è compiuto e terminato.”

Le prime parole sono quelle che, personalmente, mi hanno sempre colpito maggiormente: “Ciò che è in basso” siamo noi e il nostro mondo materiale, “ciò che è in alto” è il mondo non manifesto, lo Spirito, e si comportano nello stesso modo perché così è la legge della cosa unica (chiamatelo Dio, Natura, Universo, Energia, come vi pare…). Ecco allora che ciascuno di noi, in potenza, ha Dio dentro di sé e può muovere le montagne con la forza della sua fede, può fare le stesse cose che fece Gesù e cose ancora più grandi (è lui stesso ad averlo detto, non è vero?); Gesù citò perfino la potenza insita in un singolo granello di senape e la fisica moderna ci ha dimostrato – in maniera anche drammatica – la potenza presente nei singoli atomi, sfruttando proprio questa unicità materia-energia, secondo il principio che esse sono solo due… punti di vista di “una cosa unica” (!).

Ecco perché, oggi, molte correnti spirituali tendono ad identificare lo Spirito con l’Energia.

candelaDi fatto la materia, noi, saremmo solo la “precipitazione” dello Spirito, dell’Energia”, in “agglomerati pesanti”, ma sempre da essa costituita. Ecco perciò il reale tentativo dell’Alchimia, ripresa e studiata perfino da Jung per la sua psicologia – intrisa, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, di spiritualità – di ripulire la materia dai suoi elementi pesanti (il “piombo alchemico”) per ritrovarne lo spirito puro (lo “oro alchemico”), e infine portarlo – stavolta consapevolmente – sul piano materiale, ottenendo la “immortalità” (dell’anima o del corpo? Qualcuno sostiene che qualche alchimista si rese fisicamente  immortale, forse è troppo  ma l’influenza della mente sul corpo è sempre più riconosciuta…).

Jung intuì la pregevolezza del lavoro degli alchimisti, capì che l’eliminazione degli “elementi pesanti” era soprattutto un processo mentale di eliminazione delle sovrastrutture psichiche, degli scarabocchi scritti sul foglio bianco di una spiritualità in noi altrimenti congenita; gli alchimisti si servivano talvolta di metafore “materiali” (piombo, oro, sole, fuoco…) per nascondere precise operazioni di pulizia mentale aventi fine di ritrovare lo spirito puro. Non è, attenzione, solamente un ritorno allo stato primordiale di bambino o animale, ma un’operazione avente lo scopo di ritrovare lo spirito originale avendone stavolta consapevolezza e dunque potendone direzionare l’incommensurabile forza. Cosa che bambini e animali non fanno…

Bé, potrei continuare per ore, ma temo di dovermi proprio fermare, cosa dite? 😀

Alba sui monti

Pensiero positivo: l’inganno dei ‘non’

“Pensiero positivo” e’ ormai un concetto trito e ritrito. Innumerevoli sono i libri su di esso, alcuni dal tenore cosi’ ottimistico e superficiale da renderlo poco credibile e da finire per screditarne anche l’effettivo potere.
Il pensiero positivo non compie miracoli, non da’ certezza del risultato; esso e’ “solamente” un mezzo per mettersi nelle migliori condizioni possibili affinche’ cose buone possano capitare nella nostra vita. E non e’ poco.

Uno dei concetti cardine del pensiero positivo e’ quello di evitare di ragionare tramite parole negative, come i “non”.

NONFin da piccoli, siamo stati abituati ad un uso ampio e scriteriato dei “non”: “non devo fare questo”, “non devo dire cosi’”, “non devo essere in tal modo”, “non voglio che accada che…”, “non devo pensare a…” e cosi’ via. Il pensiero positivo suggerisce di sostituire questo modo di ragionare “al negativo” con pensieri rivolti al positivo: “voglio fare”, “posso dire”, “posso essere”, “posso agire in modo che accada”, “penso a…”.
Chiaramente l’oggetto della frase diviene l’opposto di quello della frase al negativo: “Non devo pensare a tizio” [con il quale ho appena rotto…] diventa “posso pensare alla prossima storia che avro’” [anche se il futuro partner non ha ancora un nome o un viso].

DEVOPOSSONotate un effetto collaterale: anche i “devo” (pesanti, poiche’ indicano uno stato di costrizione) vengono sostituiti con i “posso” (costruttivi, perche’ indicano uno stato di potere: posso farlo, non sono “obbligato”); cio’ rende immediatamente lo stato emotivo della persona che li esperisce molto piu’ leggero, diminuendone in tal modo l’ansia e la sofferenza. Ma soprattutto leva dallo stato di impantanamento nel quale si trova.

A questo punto, mi piace raccontare una storiella che cito spesso, quella di Goethe e del suo commercialista…

Goethe (Stieler 1828)Si narra che un giorno Goethe fu tradito dal suo commercialista che scappo’ con una grossa somma di denaro. Questo tizio era anche un suo grande amico, o almeno cosi’ il bravo Wolfgang credeva.
Per lui la sensazione di tradimento fu fortissima al punto di divenire una vera ossessione. Arrivo’ a tappezzare la sua casa di bigliettini con scritto “Non devo pensare a xxx”. Inutile dire che ogni volta che ne vedeva uno… pensava a lui e al suo tradimento.
E il suo malessere continuava percio’ inesorabilmente.
Goethe si libero’ della sua ossessione solo quando prese la saggia decisione di riposizionare tutti quei bigliettini… nella spazzatura 😉

La mente inconscia tende naturalmente a cio’ che la fa stare bene, ma va guidata con un po’ di razionalita’, infatti essa non distingue tra immediato e futuro. Se ad esempio il partner ci lascia, tendenzialmente la mente tendera’ ad andare al suo ricordo il piu’ possibile, perche’ cosi’ e’ abituata a fare, perche’ la mancanza di quella “immagine” (intesa in senso ampio, come “ricordo” generico, non solo la “figura visiva”) la fa soffrire. Arrivera’ al punto di elaborare strategie anche complicate per non staccarsi da esso. Compresi i famosi “non”: “non devo pensare a” permette ad essa di continuare a pensarci senza sentirsi colpa, “Non sono debole, non e’ che ci penso volutamente! Non vorrei pensarci, eppure…”.

ScimpanzeAnni fa’ lessi un esperimento condotto su alcune scimmie: ad esse era stato insegnato che, se premevano con un dito un certo tasto, un cibo prelibato compariva. Gli scienziati notarono che quelle scimmie continuavano ad usare prevalentemente quel dito anche quando ormai il cibo non veniva piu’ fornito loro e scoprirono che la rete neuronale che collegava il cervello a quel dito era piu’ spessa delle corrispondenti reti dirette verso le altra dita: il cervello aveva costruito una sorta di autostrada preferenziale nella quale incanalare i pensieri.
Lo stesso facciamo quando adottiamo una certa “abitudine” a lungo: la mente crea dei collegamenti preferenziali verso quella immagine. Ecco perche’, perfino con i “non”, tendiamo sempre all’oggetto della nostra “ossessione”. Disfarsene significa ridurre a poco a poco quell’autostrada mentale, atrofizzandola. E l’unico modo e’ imparare, sforzarsi, a non utilizzarla. Usarla salendo sulla macchina deiautostrada “non”, e’ un inganno: non servira’ assolutamente a nulla se non a perpetrare, ad ispessire ancora di piu’, quell’autostrada. Di fatto, gia’ in passato ho notato che esistono tanti legami tenuti in vita proprio dalla sofferenza: la sofferenza “lega” moltissimo all’oggetto che la crea. Addirittura rapporti ai quali non si teneva granche’, diventano trappole dalle quali non ci si riesce piu’ ad allontanare non appena fa capolino la sofferenza dell’abbandono.

L’unico modo di uscirne e’ pensare ad altro costruttivamente, sostituendo quell’immagine con altre che non la ricordino. Se sono stato mollato, ad esempio, avro’ molti piu’ risultati sognando il prossimo rapporto con una persona splendida, anche se di questa non conosco ancora ne’ il nome ne’ il viso, piuttosto che continuare a pensare a chi mi ha lasciato, seppure in termini negativi. Ma posso anche pensare a tutt’altro, non importa, basta non utilizzare la famosa autostrada.

La mente, sempre per il principio di tendere naturalmente verso cio’ che la fa star bene, appena si accorgera’ che non pensando piu’ all’oggetto della sua ossessione sta’ meglio, ci aiutera’ a proseguire su quella nuova strada, atrofizzando – a questo punto rapidamente – l’autostrada che era stata creata.

“Questo e’ il mio dono. Lascio che la negativita’ scivoli via da me come l’acqua dal dorso di un’anatra. Se non e’ positivo, non lo ascolto nemmeno. Se puoi superare questo, i combattimenti sono facili” – George Foreman

“Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è cio’ che diventi.” – Eraclito

river

Vivere qui e ora

La lettura di un post sull’interessante blog di chokurei2, mi da’ lo spunto per parlare del famoso “Vivere qui e ora”.

“Vivere qui e ora” è uno dei passaggi esoterici più antichi e più difficili da comprendere in tutta la sua profondità, forse proprio perché apparentemente estremamente banale.

orologio Come ho già scritto spesso, noi siamo il nostro passato, e il nostro presente determina il nostro futuro, soprattutto in una società basata sul tempo come quella in cui viviamo.
Come è possibile allora non pensare al passato e non agire in prospettiva futura? Sembra una utopia, non è vero?

Faccio un esempio: se tu vuoi comprare una casa, dovrai per forza fare un’azione di pianificazione, ovvero una proiezione nel futuro. Altrimenti farai un disastro. Così devi agire per tante cose, alcune complesse, altre banali; perfino per fissare un semplice appuntamento devi pianificare pensando al futuro. Addirittura perfino per decidere l’ora a cui puntare la sveglia!  😀

Qualunque nostra decisione odierna, poi, siamo in grado di prenderla grazie alla nostra esperienza, pratica o teorica che sia. Ovvero grazie al nostro passato. Bisogna liberarci dei condizionamenti passati, è vero, ma altra cosa è ricordare consapevolmente: nel passato possono esserci infatti preziose risorse, esempi di vita che possono aiutarci a prendere una importante decisione nel nostro presente.

E allora come fanno tanti maestri spirituali a sostenere che si deve (e si possa) vivere nel presente? 😮

La verità, per me, è che “vivere nel qui e ora” non significa necessariamente non pensare a passato e futuro, ma essere “semplicemente” consapevoli di starlo facendo. Essere sempre consapevoli.

meditazione Se tu siedi e non pensi a nulla, stai meditando. Se tu siedi e ti “perdi” nella musica che ascolti, stai meditando. Se tu siedi e ti perdi nel lavoro che stai compiendo, stai vivendo nel qui e ora. Se ti siedi (ma puoi anche stare in piedi, eh! ;-)) e ti perdi nella pianificazione di un evento futuro, ad esempio l’acquisto della casa… stai meditando, sei nel “qui e ora”, perfino se stai pensando al futuro.

“La consapevolezza del momento presente” è “vivere qua e ora”, perfino se il momento presente è ricordo necessario del passato o proiezione indispensabile nel futuro.

“La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti”, scriveva Anthony De Mello. Sembra in contrasto con quanto ho appena affermato, non è vero? Ma poni l’attenzione sulla parolina “altri”, “altri progetti”… se il progetto è indispensabile al proseguo della vita, allora esso stesso ne fa’ parte, per questo ho scritto “ricordo necessario” o “proiezione indispensabile”; non è un “altro” progetto. Fa parte del progetto stesso della tua vita.

“Altro progetto” è quando, non essendo consapevole di cosa stai combinando… non combini nulla, né nulla porti a termine, poiché permetti alla tua mente di saltare di palo in frasca, di non avere un minimo di concentrazione, di essere preda di qualunque foglia che cada nel giro di 100 metri o, peggio, del continuo frullare della tua testa.

Se stai camminando per strada e hai il dubbio che una persona che ti ha appena incrociato forse ti ha salutato (ma chissà chi diavolo era)… allora forse non stai vivendo nel presente. Certamente non ne sei consapevole.

goccia

Un po’ di Wolf… 2003: Era mio padre

Qualche post fa’ ho pubblicato la teoria della Johari window secondo la quale rendere pubblico qualcosa di sé contribuisce a vivere meglio. Autoconvintomi :-D, ho deciso di raccontare – ogni tanto – qualcosa della mia vita, a cominciare da questo post su mio padre…



Forza d Mio padre – unico maschio di 5 figli, ariete, proprio come me e i miei due fratelli (uno di loro nato addirittura il suo stesso giorno) – nacque alla fine degli anni ’20 in un paesino della Sicilia noto per essere stato scelto da Francis Ford Coppola per alcune scene dei film della serie “Il Padrino” (a voi scoprire qual è il paese ;-)).  Rischiò di morire appena nato, io infatti porto il nome del santo a cui venne attribuita la sua sopravvivenza (che scoop eh?? ;-)).

Venne via dalla Sicilia con la sua famiglia quando aveva solo pochi mesi. Non so’ o non ricordo molto di cosa mi racconto’ di quei difficili anni, salvo che per alcuni di essi, durante la seconda guerra mondiale, vissero in Francia per stabilirsi successivamente a Genova.

La sua non fu’ un’infanzia facile, così come non lo era la sua famiglia. I miei nonni erano persone semplici, molto religiose ma – mi permetto di dire – forse proprio per questo, piuttosto severe. Da loro, immagino, mio padre ereditò un carattere burbero e irascibile, un carattere che lo portò ad un passo dalla separazione con mia madre… ma questa è una storia che racconterò in un’altra occasione.

lunaparkA proposito di mia madre, mi piace raccontare di come la conquistò 🙂
Mia madre era molto bella, sembrava un’attrice anni ’50 ;-), mio padre invece era… normale, secondo me fu’ il primo a stupirsi della conquista :-D. Restandone colpito, organizzò un “complotto” coinvolgendo un’amica di mia madre: le fece dare un appuntamento al Luna Park (ancora oggi, sotto le vacanze di Natale, il Luna Park  – che e’ il piu’ grande luna park mobile d’Europa – si ferma puntualmente nella stessa zona), e si fece trovare lì al posto della sua amica… 😉

Mio padre sfondo’ nel suo campo, sposo’ la donna che amava e creo’ la sua famiglia. Si realizzo’ insomma, e questo probabilmente servì a contenere un po’ il suo carattere, che era tutt’altro che facile.
Era il classico uomo di altri tempi, cresciuto nelle difficoltà e nel mito che “l’uomo vero” non mostra debolezze o inutili romanticismi, e che, per dimostrare il proprio amore verso la famiglia, sia sufficiente non farle mancare i beni materiali. Non fu’ un uomo avaro di denaro (anzi, era uno spendaccione! ;-)) ma lo era nelle dimostrazioni d’affetto. Non si deve vergognare mio padre di questo, ne’ io gliene faccio una colpa: in quella generazione molti uomini erano così; così era stato insegnato loro ad essere; così era l’ambiente a quel tempo. Anche se senz’altro il suo modo di essere creo’ a tutta la famiglia molte difficoltà.

Andato in pensione ebbe un rapido declino: la trovata sedentarietà (nel suo lavoro era sempre in piedi) lo porto’ ad ingrassare rapidamente, contribuì a fargli salire il diabete, aveva una forma di Parkinson che gli paralizzò le gambe negli ultimi anni della sua vita (con gravose difficoltà per noi; mia madre in primis, ma anche io decisi di tornare a casa per seguirne il decorso) nonché problemi cardiocircolatori.

Il primo gennaio 2003, alle 7 del mattino (io ero rientrato a casa da neanche due ore) fui costretto a ricoverarlo. Quella data segno’ una svolta nella vita di tutti noi, una serie di anni difficili…

Doveva essere una banale influenza, ma i medici sbagliarono (un’infermiera disse la verità a mia madre dopo qualche tempo): nel tentativo di abbassargli la febbre che non decideva ad andarsene, gli iniettarono un “farmaco bomba”; pochi minuti dopo mio padre ebbe le convulsioni. Quando arrivai in ospedale sembrava in fin di vita. Il primario mi fece chiamare e, senza che io avessi il tempo di aprire bocca, allargò le braccia dicendo che mio padre era già arrivato in ospedale in condizioni disperate 😮 e che loro non c’entravano nulla…

Ma quella volta mio padre si riprese insperatamente e torno’ a casa.
Nei mesi successivi pero’ ebbe un infarto, un edema polmonare e, infine, un altro attacco di cuore.

Una notte di agosto della maledetta estate bollente del 2003, proprio quando ormai sembrava che la calura stesse lasciando la città, mio padre chiamò mia madre. Lo faceva spesso: cercando di alzarsi da solo (frequentemente capita che le persone anziane non si rendano conto del loro stato di disabilita’) cadeva dal letto e così chiamava lei che poi, a sua volta, chiamava me. Ormai era una prassi.
A lungo la sua voce che chiamava mia madre e quella – preoccupata – di lei che mi svegliava, hanno popolato i miei incubi notturni.

Ma quella notte non la chiamo’ perche’ era caduto, la chiamo’ perché sentiva di nuovo che il suo cuore era in difficolta’. Mia madre voleva chiamarmi, ma lui, sapendo che avrei immediatamente chiamato l’ambulanza, le chiese di non farlo. Era stanco di ospedali e ricoveri. Voleva andarsene nella quiete della sua casa, con la persona che – a modo suo – aveva amato per oltre 40 anni della sua vita.

Le disse di sedersi vicino a lui, le prese la mano e, dopo qualche minuto, rovesciatosi sul letto, spiro’…

 
mare

Lasciare andare

Il vaso di porcellana e la rosa (di Paulo Coelho)

vaso porcellanaIl Grande Maestro e il Guardiano condividevano l’amministrazione di un monastero zen. Un giorno, il Guardiano morì e fu necessario sostituirlo. Il Grande Maestro riunì tutti i discepoli per scegliere chi avrebbe avuto l’onore di lavorare direttamente al suo fianco.
“Vi esporrò un problema – disse il Grande Maestro -, e colui che lo risolverà per primo sarà il nuovo Guardiano del tempio”. Terminato il suo brevissimo discorso, collocò uno sgabellino al centro della stanza. Sopra c’era un vaso di porcellana costosissimo, con una rosa rossa che lo abbelliva. “Ecco il problema”, disse il Grande Maestro.
I discepoli contemplavano, perplessi, ciò che vedevano: i disegni raffinati e rari della porcellana, la freschezza e l’eleganza del fiore. Che cosa rappresentava tutto ciò? Cosa fare? Qual era l’enigma? Dopo alcuni minuti, uno dei discepoli si alzò, guardò il Grande Maestro e gli allievi tutt’intorno. Poi, si avviò risolutamente al vaso e lo scagliò per terra, mandandolo in frantumi.
“Tu sarai il nuovo Guardiano”, disse il Grande Maestro all’allievo. E non appena questi fu tornato al suo posto, spiegò: “Io sono stato molto chiaro: ho detto che vi trovavate davanti a un problema. Non importa quanto bello e affascinante esso sia, un problema deve essere eliminato. “Un problema è un problema; può trattarsi di un rarissimo vaso di porcellana, di un meraviglioso amore che non ha più senso, o di un cammino che deve essere abbandonato, ma che noi ci ostiniamo a percorrere perché ci fa comodo… C’è solo una maniera di affrontare un problema: attaccandolo di petto. In quei momenti, non si può né avere pietà, né lasciarsi tentare dall’aspetto affascinante che qualsiasi conflitto porta con sé”.



Commento di Wolfghost: sono notoriamente per la lotta, per il non arrendersi finche’ c’e’ ancora speranza, finche’ si puo’ ancora tentare qualcosa. Tuttavia possono arrivare dei momenti nel corso della vita nei quali ci si rende conto che cio’ per cui si sta’ lottando, per quanto bello e importante sia, e’ ormai perso. In quei momenti proseguire la lotta significherebbe passare da una “giusta battaglia” ad un “accanimento (non)terapeutico”; significa non essere un buon comandante, perche’ un buon comandante, per quanto valoroso e coraggioso sia, non manda mai se’ stesso e le proprie truppe incontro ad un inutile e sicuro massacro.
Un buon comandante combatte finche’ ha senso farlo ma capisce quando arriva il momento di ritirarsi e, nonostante il valore del contendere e il proprio orgoglio, sa’ aprire le mani e lasciare andare…

 



Senza tregua

“Un maestro zen è appeso con i denti al ramo di un albero.
Sotto, passa un monaco che gli domanda: “Spiegami che cos’è la verità”.
Se risponde, precipita e muore. Se non risponde, manca al suo compito.
Che cosa deve fare?”
(Hsiang-yen Kyogen)

Commento (non mio): In apparenza non c’è via d’uscita: parlare fa precipitare, ma il silenzio non comunica nulla a chi non è preparato. Eppure una possibilità di risposta esiste sempre, anche nelle situazioni più disperate… o forse proprio in virtù di esse. In realtà il “koan” è creato dalla mente e, finché si rimane all’interno della sua logica, non si può risolverlo. “Quando sei in un vicolo cieco,” consiglia un detto zen “cambia la tua mente; quando hai cambiato la tua mente, puoi uscirne.” Un maestro afferma: “Anche se siete appesi a una rupe, dovete mollare la presa, aver fiducia in voi stessi e accettare l’esperienza”.

mano aperta

Psicologia: la Johari window, ampliare la nostra parte pubblica

Un mesetto fa’ partecipai ad un corso di comunicazione interpersonale. Fu’ un corso breve, solo un paio di giorni, ma comunque molto interessante. In realtà sapevo già gran parte di ciò che fu spiegato, ma come minimo fu’ un utile ripasso. Si parlò di PNL, di rispecchiamento e tante altre cose.

Una cosa però non la conoscevo e mi colpì particolarmente: la finestra di Johari.

Chi era Johari? … nessuno! 😀 In realtà “johari” è un acronimo formato dalle iniziali degli autori di tale “finestra”. Se volete, fate una piccola ricerca su un motore di ricerca: troverete tanti siti che parlano di essa.

Johari Window 1Di che si tratta? Guardate la finestra (appunto) a fianco: essa è divisa in quattro aree, rappresentanti il grado di conoscenza che noi stessi e gli altri abbiamo sulla nostra persona:
Area Pubblica: è ciò che di noi è conosciuto sia da noi stessi che dagli altri.
Area Privata: è ciò che noi conosciamo di noi stessi ma preferiamo tenere nascosto agli altri.
Area Cieca: è ciò che noi non conosciamo di noi stessi ma gli altri vedono. Com’è possibile? Bé… pensate alla vostra nuca o alla vostra voce ad esempio: voi non le conoscete, non potete vedere la vostra nuca così come la vedono gli altri, non potete sentire la vostra voce nello stesso modo in cui la odono gli altri. Vi siete mai visti in un filmato o avete mai ascoltato la vostra voce registrata? Non è vero che siete quasi irriconoscibili da come credevate di essere? 😉 Ma la cosa non si ferma all’aspetto fisico: con noi stessi spesso non riusciamo ad essere obiettivi, non accettiamo o proprio non ci accorgiamo di nostre pecche o caratteristiche. Pecche e caratteristiche che altre persone, da fuori, vedono chiaramente e oggettivamente.
Area Ignota: è l’area dell’inconscio, ignota a noi stessi ed agli altri.

Queste aree non sono uguali come mostrato nella prima finestra che ho disegnato, sono variabili da persona a persona e perfino per una stessa persona in momenti diversi della propria vita.

Voi direte: bene, e allora?

Johari Window 2Allora la cosa che mi sorprese è che, secondo gli autori della teoria – ampiamente riconosciuta, pensate che risale agli anni ’50! – più la parte pubblica è ampia e… meglio si vive e ci si sente!

Ciò mi colpì perché io, come penso la maggior parte di voi, avevo sempre teso ad avere non solo molti segreti, ma in generale ad essere riservato ed attento, ostico alle “intrusioni altrui”. Avevo sempre pensato che meno gli altri sapevano di me, e meno avrei avuto da temere da loro.

E invece, secondo questa teoria, mi sbagliavo! 😮

La cosa mi fece riflettere parecchio, soprattutto mi ricordai di esperienze avute precedentemente, internet compreso. Alla fine capii che gli autori della Johari Window avevano ragione.

Pensateci: cos’è che vi fa’ più paura che essere “messi in piazza”? Che i vostri segreti siano scoperti e divulgati? Che qualcuno vi minacci dicendo che andrà a raccontare qualcosa di voi che tenete nascosto?
Bene… la stragrande maggioranza di cosa ciascuno di noi tiene celato… è assolutamente banale, sono cose che moltissime persone fanno o dicono. Cose normali. Eppure ci mettiamo nella condizione di avere paura che vengano divulgate. Possiamo arrivare ad avere paura perfino se, a rigore, non abbiamo nulla da nascondere.

colomba stilizzataChi è “pubblico”, invece, non ha paura di “venire scoperto”, poiché non ci sono cose che teme essere rivelate. Non solo, ma si è abituato a rintuzzare attacchi e critiche. E’ diventato abile a difendersi e non va’ più in paranoia, nemmeno di fronte alla più agguerrita minaccia di svelamento della sua privacy. Pensate ai tentativi di estorsione basati sulle minacce di rivelare qualcosa di voi. Pensate a come sarebbe bello replicare facendo “spallucce” dicendo “racconta pure, non ho nulla da nascondere”.

Ci sono persone che sono abili manipolatrici. Persone che riescono a far credere che ciò che facciamo è terribile e che, se sarà dato in pasto al pubblico, ne saremo distrutti. Ma se ci riflettiamo bene, ci accorgeremo che le cose così terribili da dover davvero essere tenute nascoste, sono davvero poche. Forse nessuna.

Non sto’ naturalmente parlando di mettere su internet i vostri dati biografici corredati di indirizzo e numero di telefono (anche se c’è chi lo fa’… molti liberi professionisti ad esempio). Ma semplicemente di aprirvi un po’ di più verso l’esterno. Di allargare la parte pubblica della Johari Window insomma.

Vi accorgerete ben presto della differenza.

Per completezza, chiudo dicendo che non solo l’area privata può essere ridotta a vantaggio dell’area pubblica, ma anche quella cieca, chiedendo agli altri un feedback su come ci vedono o facendo esercizio di osservazione distaccata nei nostri stessi confronti (più difficile ma, se si riesce, più preciso, poiché gli altri potrebbero farsi riserve a parlarci apertamente) e perfino quella ignota, cercando di portare alla luce – col tempo – qualche pezzetto di inconscio.

Conosci e… fai conoscere te stesso, insomma! 😉

Thinking Blogger

Il pensatore - Auguste Rodin, 1881Essendo stato menzionato da Marco Saya (poesiaoggi) come uno dei suoi 5 “thinking blogger” (blogger che fanno riflettere) nel suo blog (Fuori dal coro a cura di Marco Saya), ho a mia volta stilato – non senza difficolta’ (capirete, ormai ho oltre 200 contatti) – la lista dei miei 5 nominativi.

 

Come prima cosa volevo ringraziare Marco, la sua nomina mi ha sorpreso e onorato, soprattutto perche’ viene da una persona che tengo in grande considerazione, cosi’ come il suo blog.

 

Ho accolto l’iniziativa perche’, lungi dall’apparire una “catena”, mi e’ sembrata invece orientata a valorizzare e a far conoscere blog che “fanno pensare” o, per usare le stesse parole di Marco, “che ispirano alla riflessione, al pensiero, a una visione narrante e particolare del quotidiano in tutti i suoi aspetti“. 

 

Le regole per partecipare all’iniziativa sono:

 

1. Partecipare se si è stati nominati

 

2. Lasciare un link al post originario inglese:

www.thethinkingblog.com/2007/02/thinking-blogger-awards_11.html

 

3. Inserire nel post il logo del Thinking blog award, e anche questo eccolo:

b7b59e0b51fdd2386abc4a76f78d88bb 

 

 

4. Indicare i  5 blog  che hanno la “capacità di farti pensare”

 

Per scegliere mi sono basato su queste mie – personalissime – considerazioni:

– blog che conosco bene ( –> preferenza a quelli che leggo gia’ da un po’);

– blog non troppo “tematici”; ad esempio conosco blog di poesie o racconti molto molto belli, ma personalmente mi fanno pensare di più quelli che sono anche “discorsivi” (pur essendoci poesie o racconti con piu’ contenuto di un libro di 100 pagine); oppure blog esteticamente splendidi, con una bellissima (e talvolta accattivante) grafica, ma che non hanno lo scopo di “far pensare”; o, ancora, blog che parlano solo di un argomento (come il cinema o i libri, ad esempio);

– blog aggiornati con una certa periodicita’, non una volta ogni tanto;

– blog magari noti, ma non “a tiratura nazionale” o quasi (i quali non hanno certo bisogno di essere ulteriormente pubblicizzati).

– infine ho escluso il blog di Marco stesso (che non si offende), poiche’ l’ho gia’ menzionato nelle vesti di… menzionatore ;-), percio’ preferisco – nello spirito dell’iniziativa – lasciare lo spazio ad un altro blogger…

 

Ed infine, ecco la mia lista (ordine puramente alfabetico):

La Sfera Verde (Dubert);

Tipi d’aMare (FunnyValentine1);

La stanza di Dora (ilavi);

Tao e Natura…oggi (Nuovo45)

The answer lies within – You’re ready to begin (psicosomatica);

 

 leonessa

Alcuni degli aforismi che preferisco ( III )

(foto mie: Palazzo Te – Mantova)

Palazzo Te - Mantova - 91. Il procrastinare è una delle malattie più comuni e più mortali e il suo effetto nefasto sul successo e sulla felicità è molto grande.
(Wayne W.Dyer)

2. L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.
(Charles Bukowski)

3. L’uomo che ha visto il mare, non sa più pensare ad altre acque.
(Meng Tse)

Palazzo Te - Mantova - 14. Chiunque può arrabbiarsi: questo e’ facile; ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non e’ facile.
(Aristotele)

5. Potete giudicare quanto intelligente è un uomo dalle sue risposte. Potete giudicare quanto è saggio dalle sue domande.
(Naguib Mahfuz)

6. Se il destino di un uomo è annegare; annegherà anche in un bicchiere d’acqua.
(Proverbio Yiddish)

Palazzo Te - Mantova 37. La coscienza è la voce interiore che ci avverte che qualcuno potrebbe vederci.
(anonimo)

8. L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola.
(Kierkegaard)

9. L’entusiasmo è come la benzina. Se lo usate nel modo giusto, può fare delle cose magnifiche, ma se lo spargete in modo sconsiderato, correte il rischio di fare dei disastri.
(Napoleon Hill)

Palazzo Te - Mantova - 510. Poche cose sono di per se impossibili, e molto spesso non sono i mezzi che ci mancano ma la costanza.
(anonimo)

11. L’esperienza è quella cosa meravigliosa che ti permette di riconoscere un errore ogni volta che lo commetti.
(F.P.Jones)

12. Se vuoi trovare l’arcobaleno, devi sopportare la pioggia.
(Dolly Parton)

Palazzo Te - Mantova - 613. Se le campane le ha rotte il nipote del parrocchiano sicuramente sarà stata una disgrazia.
(anonimo)

14. Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
(Bertrand Russell)

15. L’istruzione non getta il seme in te: fa germogliare i tuoi semi.
(Kahlil Gibran)

Palazzo Te - Mantova - 816. A volte la certezza di piacere è il modo migliore per non piacere affatto.
(J. W. Goethe)

17. Il pessimista si lamenta al vento, l’ottimista aspetta che il vento cambi ed il realista aggiusta le vele.
(Nicolas Sebastien)

18. Il peggior seccatore è la persona che parla quando vorremmo che ascoltasse.
(anonimo)

Palazzo Te - Mantova - 719. VERGINITA’: una roccaforte che viene difesa con tanto più accanimento quanto meno c’e’ pericolo.
(D. Gay)

20. Gli uomini politici non si vendono. Si affittano.
(anonimo)

Al solito… chi vuol segnalare quello che preferisce… 🙂

Nota su Palazzo Te: fu’ commissionato dal principe Gonzaga Filippo II intorno al 1525 a Giulio Romano. Non e’ un “palazzo”, piuttosto un vasto complesso di costruzioni includenti giardini e piscine. Esso non era la residenza del principe ma era utilizzato per il suo tempo libero (!): feste, ricevimenti, cerimonie e… 😉
Basti vedere i principali soggetti di quadri e sculture: i cavalli (importantissimi in quell’epoca) e i “divertimenti”. Si narra infatti che il principe si innamoro’ di una giovanissima donna che pero’ era gia’ promessa ad un altro. Pur non potendola mai avere, ne rimarra’ segretamente innamorato per sempre e cosi’, nel tentativo di riuscire a dimenticarla o perlomeno a non pensare a lei, penso’ bene di… “conoscerne” altre. Molte altre. E il palazzo Te era il luogo principale degli incontri…
Eh! Non ci sono piu’ gli uomini romantici di una volta! 😀

Palazzo Te - Mantova - 2