Sfide

In attesa di riprendere il racconto che avevo iniziato (“L’ultima sfida”… a proposito, lancio un sondaggio: secondo voi lo riprendero’ davvero prima o poi? :-D), volevo parlare di quello che ritengo essere un modo di affrontare la vita, ovvero prendendo i suoi imprevisti e i nostri impegni, grandi o piccoli che siano, come sfide.

In genere sono due i principali fattori per cui le nostre vite finiscono per arenarsi: la paura e la pigrizia.

A volte temiamo cio’ che dobbiamo affrontare e tendiamo percio’ a rifuggire da esso, pur sapendo che prima o poi ci verra’ presentato il conto. Cio’ che ho imparato nel corso della vita e’ che, molto spesso, piu’ tardi arriva il conto, piu’ salato esso e’. Ecco perche’ ritengo che bisognerebbe sempre affrontare, senza rimandare ad un domani che di solito non e’ mai “domani”, quel qualcosa che sappiamo dover affrontare.
Mi sembra gia’ di sentire qualcuno pensare “eh, ma non sempre e’ meglio anticipare l’azione!”, ed e’ vero. Ma io qui non parlo necessariamente di “azione”: “affrontare un problema” puo’ significare anche decidere che il momento di affrontarlo non e’ ancora giunto, che ci sara’ un istante piu’ propizio. Cio’, tuttavia, non deve assolutamente essere fatto per evitare di affrontare il problema stesso, ma sulla base di indicazioni reali, pratiche, precise e tangibili.
Non si affronta invece il problema quando lo si lascia in sospeso, quando una reale decisione non viene presa ma perennemente rimandata, forse sperando che nel tempo si risolva da solo.

Simile e’ l’effetto della nostra accidia. C’e’ qualcosa che dobbiamo fare ma gia’ l’idea di doverci buttare in quel qualcosa, un lavoro ad esempio, ci stanca. Immaginiamo quel problema come fosse un’immensa montagna da scalare, una montagna che ci sfianchera’, ci togliera’ energie, tempo, vita. In realta’ pero’ quel lavoro va fatto, c’e’ poco da dire: affrontarlo stancamente non fara’ altro che prolungarlo, trasformandolo in una lenta agonia frammista di noia e preoccupazione. Ogni giorno che ci separa dal suo termine, invece di essere vissuto come un sollievo per l’avvicinarsi della meta, ci stanca ancora di piu’. Non se ne puo’ davvero piu’.

Vivere in questo modo, con questo lento e penoso trascinamento, e’ davvero un non vivere, un concentrare tutta la nostra vita nei soli momenti di “hobby”, magari pochi e mal vissuti, visto che gia’ pensiamo che finiranno…

Imparare a vivere entrambe le situazioni come fossero sfide da vincere, da’ certamente una carica ed una vitalita’ in piu’, che vivere nella continua ricerca di evitarle.

Spesso scopriremo che cio’ che ci faceva paura non e’ poi cosi’ brutto, e che comunque il solo fatto di esserci mossi, di aver avuto il coraggio di uscire finalmente dalla nostra tana, ci avra’ liberato dall’angoscia e dato forza e convinzione nelle nostre possibilita’.

Altrettanto spesso, il buttarci nell’azione ci fara’ uscire dalle pastoie della noia e della preoccupazione, che a volte sembrano proprio nutrirsi della nostra vitalita’, lasciandoci senza forze.

E’ possibile considerare tutto come un’eccitante sfida, piuttosto che come un pesante dovere? Certo, e’ solo questione di rappresentazioni mentali. Sfidare se’ stessi, dimostrando che si puo’ essere migliori, e’ sempre possibile 🙂

P.S.: visto la figuraccia fatta quest’anno, fatemi rappresentare il post sulle “sfide” ricordando questa splendida partita 😀 Ehm… io comunque avevo solo 4 anni, eh! 😛

Alcuni degli aforismi che preferisco ( V )

Numa e Julius1. Il genio è un uomo capace
di dire cose profonde in modo semplice.
(Charles Bukowski)

Sissi2. L’umiltà è la virtù
più difficile da conquistare;
infatti niente è più duro a morire
del desiderio di pensar bene di se stessi.
(T.S. Eliot)

3. Non serve aiutare un amico
mettendogli delle monete nelle tasche
se questi ha le tasche bucate.
(Douglas Hurd)

4. Perché una lampada Tom
continui a bruciare
bisogna metterci dell’olio.
(Madre Teresa di Calcutta)

5. Non puoi evitare che gli uccelli
della preoccupazione e dell’ansia
volino sopra la tua testa.
Ma che si costruiscano il nido
sui tuoi capelli, questo si,
lo puoi evitare.
(Proverbio cinese)

Sissi, Julius e Numa6. Mai nulla di splendido è stato realizzato
se non da chi ha osato credere
che dentro di sé ci fosse qualcosa
di più grande delle circostanze.

(Bruce Barton)

7. Certe massime non hanno senso.
Ad esempio: “Partire in quarta”.
Provateci. Vi si spegne il motore.
(Luca Goldoni)

8. Non hai veramente capito qualcosa Julius e Numa
fino a quando non sei in grado
di spiegarlo a tua nonna.
(Albert Einstein)

9. Affogò perché si vergognava
a gridare aiuto.

(Marcello Marchesi)

10. Una scelta conduce
ad una nuova serie
di circostanze possibili.
Con mente lucida,
puoi fare qualsiasi cosa.
(Dalai Lama)

E adesso… votate la vostra! 🙂

Tom con palla

Nelle foto, in ordine di apparizione :-D, Numa, Julius, Sissi e Tom.

Scetticismo e paura di credere

Sono stato per lunghi anni, da quando ne avevo 18 fino ai 37, un “ricercatore dell’anima”, incuriosito tanto dall’esoterismo quanto dalla psicologia del profondo, affascinato in particolar modo quando scoprivo in essi percorsi paralleli, ma sempre con un nocciolo scettico che mi impediva di cadere preda di facili entusiasmi. In seguito a disavventure sentimentali, lutti e momenti difficili, ho avuto la mia pausa, durata quasi 4 anni. Adesso, a poco a poco, quella sete di conoscenza, quella voglia di chiudere il cerchio, si stanno di nuovo facendo strada…

Così scrivevo nel mio profilo nel “lontano” settembre 2007, in procinto di aprire il mio blog 🙂

Spesso sono stato accusato, anche qui su Splinder, di essere una specie di miscredente, colpevole di non credere ciecamente a tutti i fenomeni paranormali, ai miracoli, alle convinzioni altrui riguardo alla fede, alla vita dopo la morte, al destino, ad un… ordine superiore precostituito.
Insomma, accusato di “non comprare a scatola chiusa” 😐

Queste persone però non si rendono conto che lo scetticismo non solo non è una scelta, ma certamente non è nemmeno la soluzione più “facile”. Al contrario.
Per chi “crede”, tutto è più facile: la vita ha un senso, perfino quando ci crolla addosso e tutto va male. Perfino la morte, se la fede è vera, non fa paura e non mette angoscia: essa è solo un passaggio.

In effetti tante volte ho pensato che mi avrebbe fatto comodo – e molto – non avere questo “nocciolo scettico”; tutta la mia vita sarebbe stata più semplice, tutte le difficoltà più sopportabili.

Come se non bastasse, notate che “essere scettici” non significa “non credere”, ma semplicemente avere dei dubbi, dubbi che possono essere più o meno “sani” a seconda del bene e del male che apportano, a sé stessi e agli altri.
E’ mia convinzione che la fede, come ho scritto, non sia una scelta, non si può “decidere” di credere. Sarebbe troppo facile, ed anche illusorio. In un certo senso possiamo dire che parte del mio scetticismo è determinato proprio dalla paura che nasce dall’idea di credere in qualcosa che, più tardi, possa scoprire essere falsa.

Molti anni fa, mio padre, che fu credente per tutta la vita e che a quel tempo aveva ormai varcato la soglia dell’anzianità, stava guardando l’ennesimo film pasquale sulla vita di Gesù. Ad un certo punto la sua espressione divenne seria e greve. Ci guardò, a me ad uno dei miei fratelli, e disse “Ma… e se ci avesse preso in giro tutti quanti?” 😀
Simpatico episodio, vero? 🙂 Simpatico, ma… voi cosa fareste se davvero, verso la fine della vostra vita, vi accorgeste che ciò che avete creduto, magari per “dogma” e non per vera fede, è falso o può esserlo? Non avete un’altra vita… e tutta quella che avete l’avete passata con una convinzione che adesso vi accorgete essere erronea 😮 Vero, almeno avete vissuto con serenità fino a quel giorno. Però la scoperta sarebbe “tosta”…

E’ facile “voler credere”. La vita è dura. Ci sono la malattia e la morte. Ci sono episodi talmente racappriccianti, come la morte per malattia di un bimbo, una calamità naturale che falcia migliaia di vite in un colpo solo, la perdita dei nostri cari, che hanno l’effetto di accrescere enormemente il nostro desiderio di aggrapparci ad una speranza, di avere una risposta.
Ecco, questo io mi sono sempre rifiutato di fare: credere per dogma, oppure farlo per consolazione.
Se un giorno crederò, quel giorno la mia fede sarà genuina.
Ma per ora ho solo dubbi. E mi va bene così, perché, come ho sempre scritto, “sono meglio mille dubbi che una sola, pericolosa, certezza”.

Lungi da me l’idea di togliere la speranza a chi ce l’ha. So, anche per esperienza personale, che chi “crede davvero” continuerà a farlo, non cambierà certo idea per questo post o per qualcos’altro che ho scritto. Anzi… mi viene il dubbio che chi mi ha attaccato in passato non fosse in realtà così saldo nelle sue convinzioni. Per questo mi ha attaccato: perché ha rifiutato l’idea di qualcosa che potesse mettere in dubbio ciò in cui vuole assolutamente credere. Chi è sicuro non teme il confronto. Anzi lo usa perché vuole che la sua fede possa “contagiare” gli altri. Non credete? In fondo molti tra voi hanno fatto proprio così.

Non sono un esponente del CICAP o simili: non respingo, a priori, nessuna ipotesi. Ne’ tento di far cambiare opinione a chi esprime la sua. Io non attacco mai la vera fede, anzi, sinceramente, la invidio.
Ma… i miei dubbi vanno rispettati quanto la fede di chi ce l’ha 🙂
Altrimenti torniamo dritti al medioevo e all’inquisizione.

inquisizione

L’anima delle case

casaDevo dire che ho apprezzato il post precedente: non ci sono più i numerosi interventi che il blog aveva fino a qualche mese fa (colpa soprattutto mia che sono poco presente), ma la qualità degli scambi è stata ottima e proprio l’ultimo di questi, quello con piccolarondine (album omonimo piccolarondine), mi ha dato lo spunto per un nuovo post avente come oggetto “l’anima delle case” 🙂

Rondine dice che “la casa ha un’anima: le sue pareti sono impregnate dal vissuto”. Io ho trovato questa “immagine” assolutamente azzeccata.

Posso testimoniare, come credo possano fare molti di voi, che quando ho avuto motivi di dolore, dispiacere, preoccupazione, il solo fatto di tornare all’interno delle quattro mura tra le quali avevo vissuto quel “sentimento negativo” mi faceva salire un profondo senso di angoscia. Ovviamente, e per fortuna, e’ vero anche l’opposto: si torna volentieri in un posto che ci ha dato felicita’, serenita’, piacere di vivere.

Naturalmente, in questo post, non sto parlando di “energie” reali che si legano fisicamente alla casa – anche se invero sarebbero da valutare – ma “semplicemente” di meccanismi mentali per cui un’emozione o un sentimento, sia esso positivo o negativo, viene mentalmente collegato ad un luogo o a un oggetto, cosi’ che il solo fatto di ritrovarsi in quel luogo o davanti a quell’oggetto, fa risalire alla superficie quella determinata emozione o sentimento, perfino se la causa che l’ha provocata e’ venuta ormai a cessare.

Voi, che ne pensate? 🙂

Vi lascio il mio saluto con una foto molto tenera di Julius e della piccola Numa 🙂 Chi volesse vedere altre foto, può cliccare qua – Sissi, Julius, Tom e Numa – o sul banner nella colonna sinistra del blog: il titolo e l’immagine sono da aggiornare, ma il link funziona. Nei prossimi giorni aggiungerò diverse altre foto

Numa e Julius

Un giorno tutto questo non ci sarà più…

Numa e JuliusE’ un periodo davvero intenso, non riesco nemmeno a ritagliarmi le classiche pause da cinque minuti in ufficio e a casa… bé, i due (Julius e Numa) sono davvero uno spasso con le loro lotte in perfetto stile greco-romano per poterseli perdere! 😀

Sì, ammetto che un periodo piuttosto felice, e certamente so che va apprezzato pienamente, soprattutto dopo tanti momenti difficili e poco sereni che ho avuto, come tutti, nel mio passato.

Oggi mi è venuta un’immagine, collocata nel futuro, di come un giorno sarà questa casetta, ora così piena di vita… Un’immagine di lei, la casa, senza di me, senza di noi, magari con le ragnatele, spenta e grigia. E poi una nuova famiglia, nuovi inquilini, forse altri animaletti. Noi, tutti noi, io che scrivo, la mia compagna, i nostri adorati cucciolotti, voi tutti… non ci saremo più. Perché questa è la vita.
E prima di allora ci saranno state difficoltà, periodi pieni di nubi minacciose, di avversità da affrontare… so che ci saranno, e probabilmente nemmeno troppo distanti. Mi tornano in mente post che scrissi in momenti analoghi, come In attesa della tempesta, o Ritorno a casa

No, la mia non è incapacità di vivere il presente per il classico timore che possa svanire… anzi è il contrario: è l’apprezzarlo ancora di più nella consapevolezza che un giorno, inevitabilmente, finirà… in un modo o nell’altro. Allora mi potrà essere utile il ricordo dei momenti bui del mio passato che sarò riuscito a superare, grazie a scelte coraggiose, a reazioni importanti. Ma anche quando arriverà il momento in cui rialzarsi non sarà più possibile, questo non dovrà aver tolto il sale alle vita vissuta fino a quel momento, anzi… dovrà avergliene aggiunto.

“Il dolore di domani fa parte della felicità di oggi”, diceva Debra Winger a Anthony Hopkins in “Viaggio in Inghilterra”…

Numa… ovvero Gatto3! :))))))))

NumaIeri sera abbiamo avuto l’esito degli esami FELV-FIV e… sono negativi  😀 Per cui la micetta che vedete in queste foto (nella prima appare la “terza palpebra” perche’ era ancora un po’ addormentata per l’anestesia) oggi pomeriggio raggiungera’ Sissi, Julius e Tom!  😛 😀 😉
Non aveva nome, cosi’ dopo un po’ di tentativi abbiamo deciso per “Numa” 🙂

E’ una gattina di strada, raccolta a Genova in zona Campasso dalle volontarie del Gattile di Genova-Quarto, dove e’ da un mese e mezzo. Avra’ dai 6 agli 8 mesi…
Curiosamente anche il mio primo gatto, Kit, veniva da Campasso  🙂 Qui trovate un post a lui dedicato: Un po’ di Wolf… Kit: incontro con la morte.

La micina e’ un po’ spaventata ma non e’ aggressiva, ed appare vispa e curiosa: Julius avra’ finalmente qualcuno con cui giocare  😉 In quanto a musona-Sissi… be’, ormai si sara’ abituata ad altri animaletti che girano per casa, almeno spero! Senno’ vorra’ dire che udiremo i suoi splendidi ed altisonanti soffi ancora una volta!  😀 E Tom… lui va d’accordo con i gatti, anzi potremmo definirlo un “pastore mancato”: pensate che se i gatti litigano… lui corre a dividerli! 😀 Speriamo semmai che sia la micina ad andare d’accordo con lui! 😐

Con questa brillante operazione abbiamo riequilibrato il numero di maschi e femmine in famiglia (umani compresi): tre maschi e tre femmine! 😛

Convinto di avervi rallegrato il pomeriggio, lascio un caro saluto a tutti e… vi terro’ aggiornati sull’integrazione della micetta! 🙂

Numa2

La passione, domanda e risposta

Un’amica di blog mi pone la seguente domanda:

Ciao
ho seguito per diverso tempo il tuo blog credo di aver capito la tua formazione e vorrei approfittare per porti una domanda. Cos’e’ la passione e se non la vivi dove finisce?
Grazie per l’attenzione

E qua sotto c’è la mia risposta che voglio condividere con voi affinché possiate dare anche la vostra opinione, certamente più pareri sono meglio di un parere solo… anche se troppe possono finire per confondere 😀
Ovviamente l’autrice della domanda ha dato il suo permesso alla pubblicazione 🙂


😮  … che domanda!! 😀

A parte che non so quale idea ti sia fatta a proposito della mia “formazione”, sarebbe bene circostanziare un poco: avendo il solo termine “passione”, potrei infatti costruire qualcosa che forse non corrisponde a cio’ che tu intendi, “sbagliando” cosi’ la risposta 🙂

La passione per me e’ una “esigenza” della Natura, creata al fine di spingere gli animali all’accoppiamento e quindi alla procreazione (che ne sapeva la Natura che avremmo inventato i preservativi? eheheh ;-)). Anche l’amore in fondo puo’ essere visto in quest’ottica: un ambiente amorevole contribuisce infatti all’allevamento degli eventuali cuccioli 🙂

Dove finisce se non viene vissuta… Essendo una esigenza naturale, se la sopprimiamo certamente potremmo poi esserne dispiaciuti, averne un senso di frustrazione che potrebbe perfino minarci altre aree della vita e della socialita’.
D’altraparte si suppone che noi siamo esseri altamente senzienti, ovvero che, grazie alla ragione, possiamo comprendere che una passione puo’ portarci alla rovina, riuscendo percio’ ad accettare serenamente il fatto di non viverla.
Essendo pero’ esseri umani (ma oserei dire “esseri viventi”, piu’ in generale), spesso la nostra emotivita’ finisce per sopprimere la voce della ragione, cosi’ che, pur sapendo che sarebbe stato sbagliato, soffriamo comunque per non averla vissuta 🙂

Ho risposto alla tua domanda? 🙂

Mi piacerebbe farne un post, ricopiando la tua domanda e la mia risposta, senza mettere – per privacy – l’autrice della domanda… Ti va bene?  😐 In questo modo potresti anche raccogliere pareri diversi dal mio…

leonessa_e_leone

Ambizione e ignoranza

charliedittatoreOggi pensavo che uno dei peggiori peccati dell'essere umano è l'ambizione. E' incredibile pensare a cosa gli uomini sono capaci di fare per primeggiare sui propri simili. Quante cattiverie, quante malvagità, sono state commesse e vengono ancora commesse nel tentativo di essere o perlomeno apparire come "i primi".
Siccome però una caratteristica della nostra specie è la "auto-flagellazione", ovvero il gusto di trovarsi la maggior parte possibile di colpe vere o presunte (anche per la nostra onnipresente arroganza nel voler sempre essere primi, sia nel bene che nel male), è mio costume "interrogare" sempre la Natura, ovvero capire se una "presunto errato comportamento" è proprio del genere umano oppure se è presente di suo in Natura.
Bene, forse avrete già capito dove voglio arrivare… Certamente no: non c'è bisogno dell'uomo per trovare ambizione. In molte specie animale si trovano lotte, anche con spargimento di sangue e morte, per la supremazia nel proprio gruppo o del proprio gruppo su quelli vicini. Perfino molte piante cercano di togliersi la luce e il nutrimento reciprocamente.
Però… c'è un però. In Natura tale lotta per la supremazia ha un significato ben preciso: la prosecuzione della specie e la sua evoluzione. E' il leone più forte quello libero di riprodursi, ad esempio.
Nell'uomo queste motivazioni hanno subito una deriva: quasi mai infatti, almeno nelle nostre nazioni occidentali, l'ambizione ha scopi di sopravvivenza o riproduzione. Potremmo pensare che in fondo anche lo "apparire" abbia scopo di conquista sul sesso opposto, e dunque legato al piacere e conseguentemente alla riproduzione, ma è evidente che spesso così non è. Spesso chi cerca di prevalere lo fa in ambiti "fini a se' stessi", che non possono portare ad alcuna "conquista fisica". Eppure c'è chi è pronto a distruggere gli altri per prevalere.
Allora cos'è che spinge una persona in tale direzione? Bé, io credo che dietro ci sia una "ridirezione dell'obiettivo".
Nel corso del tempo, a causa dell'educazione della nostra civiltà, abbiamo perso le motivazioni "primarie", sostituendole con altre… fittizie. D'altronde c'è anche una ragione evidente in tutto questo: la competizione per "dominare" sugli altri, per essere i "capo-branco", porterebbe a continue guerre, porterebbe alla quasi impossibilità di costituire gruppi sociali numerosi. Re-indirizzando gli obiettivi invece, gli sforzi e le "battaglie" divengono inutili, se viste nello spirito originario della Natura, ma perlomeno – nelle intenzioni delle società – evitano risultati cruenti.
Peccato che come spesso avviene, allontanandosi dalla Natura i risultati sono spesso impredicibili, ed ecco infatti che molte persone puntano la loro vita su attività e obiettivi davvero "virtuali", un po' come se si limitassero ad applicarsi ad un videogioco, anziché vivere.
Ovviamente la mia non è un'esortazione a… prendere una clava e iniziare a colpire a destra e a manca, ma piuttosto un tentativo di presa di coscienza: va bene scegliere i propri obiettivi, ma cerchiamo sempre di dare loro il giusto peso, senza, in fondo, prenderci troppo sul serio.

space inveders

La musica

Questo è stato, ed è ancora, un periodo molto intenso. Il lavoro mi impegna parecchio e probabilmente lo farà ancora di più nei prossimi mesi, sia per numero di trasferte all’estero che per nuove attività delle quali non conosco molto e che perciò mi richiederanno ulteriore attenzione e studio. La salute, grazie a Dio (o a chi per lui  ;-)), è a posto, ma ho avuto momenti di tensione e timore tra piccoli interventi e attesa di analisi. hrt [“hrt” l’ha scritto Julius saltando sulla tastiera, non so cosa voglia dire ma lo lascio… :-D]

Sissi Julius TomSono molto felice invece per i miei affetti, sia quello dei miei adorati animaletti (Sissi, Tom e Julius, in ordine di apparizione in qui a lato :-D) che, naturalmente, della mia amata compagna. E’ grazie a loro se quando sono all’estero… non vedo l’ora di tornare! 🙂
Purtroppo il mio blog risente invece un po’ di questo intenso periodo, ma spero di riuscire sempre a ritagliarmi per lui un poco di spazio, anch’esso è in fondo una parte di me e della mia storia e… bé, tengo anche a lui 😉 A proposito… “L’ultima sfida” continua, eh! Non sperate di scamparla! 😀

Stasera, visto che non sono ancora riuscito ad andare avanti nel racconto, vi parlo di un potere che conoscete bene, o che perlomeno dovreste conoscere bene: il potere della musica. No, non date un’alzata di spalle dicendovi “eh, sai che novità! Conosco bene il potere della musica!”; a volte “sappiamo razionalmente”, ma non abbiamo vera consapevolezza di quanto una cosa sia importante.
La musica è… come il tempo: come c’è un tempo per ogni cosa, così c’è una musica per ogni cosa. Può essere la musica scatenata di un brano pop o hard rock che ci da il ritmo in palestra, ad esempio. Oppure un brano dolce e armonioso adatto a momenti teneri e intimi, o perfino brani new age o etnici che ci aiutano nei momenti di meditazione.
Ci sono poi i brani che entrano nella nostra storia, che fanno parte della colonna sonora della nostra vita e che sempre, riascoltandoli, ci danno e daranno emozioni, perfino vent’anni dopo.
Ad esempio un brano recente è quello che propongo qua sotto. L’avevo ascoltato per la prima volta in quel di Danimarca, mi era subito piaciuto e l’avevo quindi segnalato (via skype) alla mia compagna… con dedica, naturalmente 😉 Peccato che poi, un po’ per le trasferte un po’ perché non è stato poi passato molto dalle radio, non l’avevo più ascoltato… Venerdì scorso ero in viaggio (in auto) per andare a prendere l’aereo che mi avrebbe riportato in Italia (di nuovo, ma casualmente, dalla Danimarca) e… zac! La radio danese che stavamo ascoltando l’ha riproposta! 😉
… ci credete che mi stavo commuovendo? 😀

http://www.youtube-nocookie.com/v/vW1hv37imjw&hl=it_IT&fs=1&rel=0

Ed ecco la traduzione del testo (dal sito http://www.rnbjunk.com/traduzione-testo-just-say-yes-snow-patrol-865/)

Just Say Yes – Snow Patrol

Sto guidando fuori strada per farti vedere
Voglio che tu stia qui accanto a me
Non sarò ok e non pretenderò
Dimmi solo oggi e prendi la mia mano
Ti prego prendi la mia mano
Ti prego prendi la mia mano

Basta che tu dica sì, dire semplicemente che non c’è niente che ti trattiene
Non è una prova, né uno scherzo della mente
Solo l’amore

È così semplice e tu lo sai che lo è
Sai che lo è, yeah
Non possiamo andare avanti e indietro così
Tutte le nostre vite
Tu sei l’unica per me
Il percorso è chiaro
Che cosa devo dire a te
Per amor di Dio, cara
Per amor di Dio, cara
Per amor di Dio, cara
Per amor di Dio, cara
Per amor di Dio, cara

Basta che tu dica sì, dire semplicemente che non c’è niente che ti trattiene
Non è una prova, né uno scherzo della mente
Solo l’amore

Di solo si, perchè sto male ed anche tu
Per il tocco della tua pelle calda
Quando ti respiro

Riesco a sentire il tuo cuore battere sotto la camicia
Questo era tutto quello che volevo, tutto quello che voglio
Questo è tutto quello che voglio
Questo è tutto quello che voglio
Questo è tutto quello che voglio
Questo è tutto quello che voglio

Basta che tu dica sì, dire semplicemente che non c’è niente che ti trattiene
Non è una prova, né uno scherzo della mente
Solo l’amore

Di solo si, perchè sto male ed anche tu
Per il tocco della tua pelle calda
Quando ti respiro

L’ultima sfida – IV

pasto medioevo“E muoviti, buono a nulla!” disse con tono spazientito Zoe al marito mentre lui rientrava con il grosso secchio per l’acqua appena riempito al pozzo.
“Ma chi me l’ha fatto fare…” aggiunse sottovoce ma non troppo, in modo che lui potesse sentirla.
Sade, come sempre, preferì rimanere in silenzio, ma la pressione di quelle frasi lo fece innervosire al punto da sbattere inavvertitamente il ginocchio contro lo stipite della porta. Lui lanciò un urlo di dolore, lei scoppiò a ridere.
“ahahah e poi dici che non è vero! Povero Raymond, ci credo che…”
“Zitta!”. Sade la fulminò con lo sguardo, conscio della gente del paese che, passando per la strada antistante la casa, si godeva la scena.
“Uh… perché, sennò che fai?” rispose Zoe in tono di scherno.
Sade di nuovo non rispose, limitandosi ad affrettarsi a rientrare in casa in modo da togliersi dall’imbarazzante sguardo dei vicini. Posò in terra il pesante secchio e abbracciò i suoi figli, William e Gertude. Il calore di quell’abbraccio gli ridiede il piacere di essere a casa.
Quella sera, prima di addormentarsi, ripensò al suo matrimonio, a come era stato felice di avere Zoe, la donna più bella del paese, alla grande festa… la contentezza e i complimenti degli amici, Raymond tra tutti… Perfino lui non aveva mai nascosto l’attrazione per Zoe ma, da vero amico, era stato felice quando lei, non senza stupore generale, aveva deciso di sposare Sade.
Se avesse potuto vederlo adesso… ah, probabilmente il suo disprezzo sarebbe aumentato ancora di più. Sade non aveva mai superato la vergogna del suo gesto di viltà nella battaglia di sei anni prima. Aveva ripreso a vivere una vita normale, cercando di trovarvi rifugio, cercando spiegazioni plausibili alla paura di quei momenti: la moglie incinta che l’aspettava a casa, l’inutilità di un sacrificio che non avrebbe certo cambiato le sorti della guerra e nemmeno quelle del suo amico… sarebbe stato solo un caduto in più. Ma di fatto, da quel giorno, era andato sedendosi sempre di più, sotto il peso di un rimorso che cercava da allora di rimuovere.


Victor guardava la costruzione da vicino, progetto del palazzo in mano. Quell’edificio, distrutto nei bombardamenti della guerra terminata due anni prima e vecchia sede della sua Società, doveva essere l’emblema della ricostruzione, non solo in senso fisico ma anche in quello morale: avrebbe dovuto segnare il ritorno a una economia e una società più solidali. Per questo aveva deciso di farne il più moderno centro ospedaliero e di ricerca medica della nazione, finanziandone il progetto praticamente per intero. Non gli interessava il fatto che ciò avrebbe intaccato notevolmente il suo patrimonio, aveva visto troppa sofferenza in guerra, sognava un futuro in cui l’umanità fosse liberata dal male, anche se ben sapeva che in fondo quello era un sogno irrealizzabile, ma… meglio scalare 100 metri di una montagna alta venti volte di più, che non scalarla per nulla!
Il sindaco dovette tirarlo per la manica perché si decidesse alla foto di rito per l’inaugurazione del primo reparto accessibile dell’ospedale. Victor in realtà era un po’ infastidito da tutti quelli che considerava inutili riti, ma ben sapeva che tenere un buon rapporto con sindaco e autorità era fondamentale per avere in breve tempo tutti i permessi che servivano per la costruzione.
Indossò perciò il miglior sorriso di circostanza e, abbracciato il rubicondo sindaco, si prestò alle cure dei fotografi.

[continua]
grattacielo