Debellare l’ansia e il panico – un libro di Lucio Della Seta

Ho letto recentemente il libro “Debellare l’ansia e il panico”, scritto dallo psicologo Lucio Della Seta. Avevo comprato questo libro durante una “scorribanda” in una libreria in centro dopo una lunga indecisione, dato che ne avevo già presi altri due ed ero indeciso con un terzo che trattava più o meno dello stesso argomento. Ciò che mi ha convinto ad acquistare il libro è stato lo stesso motivo per cui stavo per scartarlo, ovvero una teoria un po’ diversa dal solito e che in prima battuta mi aveva fatto un po’ arricciare il naso… ma poi incuriosito 😉

Sostanzialmente la teoria dello psicologo romano è che la paura nasce dalla reazione fisiologica del nostro corpo di fronte ad una situazione di pericolo o di supposto pericolo, piuttosto che l’opposto (ovvero che la reazione fisiologica segua – e non preceda – la paura) ma che, sostanzialmente, non serva a nulla e sia anzi solo dannosa. Il concetto è  che – per usare il suo stesso esempio – non ci viene la tachicardia perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché ci accorgiamo di avere la tachicardia 😉 E la tachicardia, così come altre reazioni del nostro corpo di fronte ad un pericolo, ha un ben preciso compito che nulla ha a che fare con la paura, ovvero quello di preparare il nostro corpo ad una pronta reazione, tipicamente quella della fuga. La paura perciò non avrebbe alcuna utilità. L’autore anzi si chiede se troverà mai qualche esperto in grado di spiegargli l’utilità della paura.

La mia idea a tal proposito è che l’unica utilità della paura sia quella di non far abbassare le difese a chi non ha ancora reagito di fronte al pericolo. Ad esempio, se una persona si accorge di avere un sintomo fisico che non aveva mai avuto, la sua reazione tipica è, o dovrebbe essere, quella di verificare che il sintomo non sia determinato da una causa seria, dunque di solito si prepara ad agire di conseguenza, poniamo a chiamare il medico, ma… non tutti lo fanno effettivamente: per un motivo o per un altro tendono a rimandare ogni azione, magari sperando che il sintomo si risolva da solo. L’utilità della paura in questo caso consiste proprio nel fatto che non permette alla persona che la prova di “dimenticare” il suo sintomo (che può anche non essere “fisico”), e la preoccupazione continua, l’ansia, che ne deriva lo può finalmente portare a decidere di muoversi, cosa che altrimenti potrebbe non fare, con conseguenze anche gravi.

Una volta che la persona si è mossa… bé, allora divento d’accordo con l’autore: la paura non serve a nulla ed anzi è “un ostacolo alla mia difesa: mi toglie la lucidità necessaria per combattere o sfuggire il pericolo”.

Chi è razionale e determinato al punto di non sottovalutare il pericolo non ha alcun bisogno della paura.

Nel prossimo post riporterò un interessante estratto del libro 🙂

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47 pensieri su “Debellare l’ansia e il panico – un libro di Lucio Della Seta

  1. Non so rispondere bene…ma dopo l’esperienza passata il 20 e il 29 Maggio della paura ne abbiamo ancora, e ad abbassare la guardia si fa fatica,e ad essere lucidi…tutto è ingarbugliato:-(

    Buona settimana caro Woolfy

    ciaooo Magda

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    • Sicuramente essere lucidi a riguardo della paura è tutt’altro che facile, soprattutto quando qualcosa che temiamo ci cade vicino. Proprio in quei casi usare la ragione vale ancora di più…
      Buona settimana a te, cara Magda 🙂

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  2. Mi piace questo modo di vedere il fenomeno che ormai è “nell’istinto” dell’uomo e che purtroppo non è aggiornato ai nostri tempi. La paura nell’uomo mi sembra un sensore di un vecchio impianto d’allarme in disuso che noi sentiamo ma che non sappiamo come reagire e cosa fare.
    Sono proprio curiosa di saperne di più!
    Un caro saluto e un buona settimana anche da me.

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    • Allora direi che il tuo pensiero è parecchio in sintonia con quello di questo psicologo. Chissà… l’avesse letto prima avrebbe potuto inserire il tuo esempio del sensore di un vecchio impianto nel suo libro! 😉
      Salutone e buona settimana… anche a te! 😀

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      • Se mi permetti, vorrei inserire accanto al fenomeno della paura e del panico il semplice timore che reputo più adeguato ai nostri tempi. Di solito si parte con la semplice valutazione di un evento preoccupante che incombe, temendo che si verifichi, poi non riuscendo più a gestire la situazione si passa alla paura di non farcela e poi ancora al panico che manda in tilt il tutto il sistema.
        Buona serata (corro a vedere il gran premio non posso perderlo!!!)

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      • Assolutamente 😉 Capita, non so se agli altri ma certamente anche a me, che un semplice timore si trasformi in una preoccupazione crescente fino a rischiare di diventare panico, e tutto “grazie” ad una mente che galoppa incontrollata 😉
        Tuttavia… so già che Lucio Della Seta direbbe che non c’è differenza tra timore e paura, salvo per l’intensita dell’emozione che l’accompagna. Perciò… vale quanto detto per la paura 😉
        Peccato per il Gran Premio, ma… credo che Ferrari e Alonso non abbiano nulla di cui rammaricarsi. E comunque, onestamente, la Red Bull era superiore 😐

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  3. Ciao Wolf

    Gli attacchi di panico di solito iniziano nella gioventù e colpiscono le donne più che gli uomini. Cosa li causa? Non c’è una risposta chiara. Alcuni dicono che chi ne soffre è biologicamente predisposto a motivo di un’anomalia del sistema limbico. Molti ritengono che questo disturbo possa essere ereditario, mentre altri affermano che la composizione chimica del cervello sia alterata da fattori che provocano stress.
    In alcuni casi gli attacchi sono provocati da ricordi di esperienze traumatiche, quali guerra, stupro o abusi subiti nell’infanzia. Un sondaggio ha rivelato che la percentuale delle vittime di incesto che soffrono di attacchi di panico è 13 volte superiore a quella della popolazione in generale. Certo, anche se gli attacchi di panico e altre sindromi sono problemi in se stessi, possono anche essere ciò che la scrittrice E. Sue Blume definisce “raggi il cui perno è l’incesto”.
    Naturalmente non tutti gli attacchi di panico sono provocati da un trauma. Ma il dott. Wayne Kritsberg avverte che, quando lo sono, “curare le conseguenze secondarie del trauma — anziché sanare il trauma iniziale — non risolverà il problema in modo permanente. Sarebbe come prendere sciroppo per la tosse per curare la polmonite”.
    T’abbraccio, Edo

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    • Esatto Edoardo. Molti medici si fermano alle possibili cause biologiche, ma chiedersi se è la biologia a creare il malessere oppure è il malessere a modificare la biologia, è come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina. Meglio sarebbe cercare una soluzione 🙂
      Abbraccio ricambiato 😉

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  4. Be istintivamente leggendo le prime righe del tuo post ho pensato che la paura veniva prima della reazione, che non è del tutto sbagliato, però in effetti ci deve essere un meccanismo che fa scattare la paura antecedente alla reazione che viene dopo..
    E’ vero che la paura può essere utile, un buon campanello d’allarme di fronte a una situazione di pericolo, ma se prevale allora si entra nel panico soccombendo ad essa e automaticamente viene a mancare una buona capacità di reazione. La paura va in un certo senso controllata, per far si che si possa far fronte alla situazione che l’ha scatenata, ma non sempre è facile mantenere un certo
    sangue freddo.
    Un bacione! 😉

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    • Qui però l’autore va oltre, sostenendo che è tutta la paura ad essere inutile e non solo il suo eccesso. Credo che i confini, come spesso accade, siano labili e dipendano molto dall’accezione che si da a ciascuna parola.
      Bacione! 🙂

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  5. Ciao. Curioso: ieri mio figlio chiedeva la differenza tra paura e panico. Penso che la paura scatti per un pericolo reale o presunto tale e che ti prepari fisicamente ad affrontarlo: adrenalina, ecc (non cacciatevi sotto stormi di pipistrelli spaventati… si alleggeriscono in volo!); il panico, o il terrore, può non avere cause di pericolo reale: un mio vicino ha il terrore delle gallerie, l’altra dei gatti… L’ansia forse è lo stadio d’indecisione sul da farsi, o il trovarsi in una brutta situazione, che magari riguarda altri, senza poter fare nulla.
    Aspetto anche io di saperne di più! Al prossimo post, allora, eh!

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    • Ti posso dire il parere dell’autore del libro: per lui, ansia e panico sono comunque attribuibili alla paura. L’ansia in effetti non la vedo solo legata all’indecisione, ma anche, ad esempio, all’attesa, come quella precedente ad un esame o ai risultati dello stesso. E in fondo ciò che la provoca è la paura di come andrà: non ci fosse paura, non ci sarebbe ansia. Anche il panico mi appare come uno stato di paura molto intenso.
      Ok, cercherò di non farvi aspettare troppo allora! 😉

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  6. Questo è un tema importantissimo, caro lupo.
    E io continuo a ribadire che il tuo blog è unico, credo il più importante di… uhm… stavo per dire wordpress 😛
    Di tutti, allora, diciamo.
    Non sono complimenti, questi: è realtà; l’ho già detto mille volte. Tu ci aiuti, lupo. Tu puoi vincere la NOSTRA paura!
    E questo è molto, molto, importante.

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  7. In passato mi è capitato un episodio, non so tuttora definirlo ma la sensazione era decisamente sgradevole. Il mio corpo l’ho sentito come un involucro da cui potevo vedere al di fuori.( avevo 25 anni) La “finitezza” si è resa reale amplificando la paura della mia fragilità in quanto “guscio”. E’ stata una sensazione, che nel tempo so, mi avrebbe reso fragile e propenso al panico.
    L’ansia portata da questa aspettativa l’ho fermata, non si è sviluppata ed io avendo guardato oltre l’ho superata.
    Un mio conoscente si è scoperto a 35 anni succube degli attacchi di panico, viveva nell’ansia della loro ricomparsa e a nulla serviva il rincuorarlo. E’ stato sotto farmaci…non so per quanto e non so se ha poi risolto. Panico paura…ansia, possono essere fastidiosi e fedeli compagni…

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    • Già, che brutto, può venirti all’improvviso, senza che mai ti fosse passato per la testa prima!
      Un mio, di amico, durante una ennesima ferrata, è stato colto da panico e vertigini e non ti dico riportarlo giù. Sta benone, ma ferrate, e anche menomai più.

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      • Vero, come ho risposto a Jorkele pero’, chissa’ se questi eventi sono effettivamente le cause scatenanti o piuttosto “gocce” che fanno traboccare un vaso che e’ gia’ pieno. Sicuramente pero’ paure molto forti producono uno stato si shock che “ti rimane dentro”. E’ una sorta di “memoria della paura”, qualcosa pronta a riapparire quando si ripresentano condizioni anche solo lontanamente simili a quelle in cui eravamo quella prima volta.
        Meno male, nel caso del tuo amico, che il panico non sia riapparso in condizioni diverse…

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    • Chissa’ se quello che racconti e’ stata la causa o un effetto di qualcosa che era gia’ in essere, seppure in stato latente… Comunque in linea di massima e’ proprio questo che siamo, involucri con… una data di scadenza che, peraltro, manco conosciamo… Direi che questo tipo di paura nasce da quella secondo me piu’ comune, ovvero quella della morte. Riportero’ qualcosa di questo specifico argomento proprio nel prossimo post.
      Ciao caro 🙂

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    • Quanto sostiene l’autore del libro pero’ e’ che la reazione che descrivi tu sia una reazione “fisica” di sopravvivenza che anticipa la paura e che a rigore puo’ anche farne a meno. Ad esempio quando scendendo da un marciapiede ti ritrai di scatto perche’ un auto ti sta sfiorando, hai una reazione immediata anche se la paura non si e’ nemmeno ancora manifestata, non e’ cosi’? La paura ti viene dopo, pensando al pericolo che hai corso. Quindi non sarebbe la paura a produrre adrenalina, ma una reazione fisica al pericolo. La paura nascerebbe dalla “osservazione” mentale del pericolo.
      Questo e’ il parere dell’autore del libro, almeno 🙂

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  8. mi trovo d’accordo con te…la paura è un campanello d’allarme, un’avviso dell’inconscio che ci permette di organizzare la difesa e affrontare così ciò che temiamo in quel momento…una volta preso atto del problema si deve solo agire…per arrivare a questa determinazione ci vuole tempo e lavoro e su se stessi…più ci conosciamo e più sapremo affrontare la paura…
    buon pomeriggio
    ^____^
    lella

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    • Naturalmente dipende dall’accezione che diamo al termine “paura”. A rigore il campanello d’allarme non ha bisogno della paura… a meno che, come ho scritto nel post e come capisco voler dire il tuo commento, quel campanello d’allarme non lo ascoltiamo o lo sottovalutiamo.
      Buona serata a te 🙂

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  9. L’adrenalina dovrebbe aumentare in seguito allo spavento, però in effetti l’esempio della macchina in corsa mi fa venire dei dubbi, mi ritrarrei istintivamente se la macchina mi passasse troppo vicina e dopo subentrerebbe la paura, ma ci sono anche situazioni in cui la paura ti prende prima che il pericolo ti sfiori (anche di pochi istanti), e forse in quel caso puoi affrontare meglio il pericolo, forse la paura mette a fuoco l’obiettivo da cui dobbiamo allontanarci o a cui dobbiamo far fronte, visto che la reazione istintiva non potrebbe farlo..

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  10. Si, nel senso che hai il tempo di accorgerti del pericolo che sta arrivando, prendendo spunto dall’esempio della macchina, un conto è accorgersi all’ultimo momento che ce l’hai quasi addosso e scansarti istintivamente, un conto è vederla a qualche metro di distanza da te che arriva a tutta velocità, li la paura ha tutto il tempo di farsi sentire, puoi reagire lucidamente o venirne paralizzato.

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    • Ma per spostarsi non è necessaria la paura, ti accorgi dell’auto che arriva e, come per il caso precedente, hai l’istinto di scansarti, non importa se hai una frazione di secondo o un quarto d’ora 🙂 La paura perciò non è a rigore necessaria, anche perché, come dici te stessa, ti può portare alla reazione che non hai avuto, ma può anche bloccarti pericolosamente.

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  11. Mah… questa volta non sono completamente d’accordo con la tesi del post perché, secondo me, l’autore ha fatto confusione tra due paure o le ha deliberatamente unificate.
    C’è la paura che segue il sintomo: ho la tachicardia, cosa significherà?, mi sta venendo un infarto?, sto per morire?…
    E c’è la paura che precede il sintomo, l’ansia inspiegabile, la paura di vivere.

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    • L’autore non può aver fatto confusione, data la sua preparazione e competenza, tuttavia si può certamente non essere della sua stessa opinione ed arrivare a conclusioni diverse. Anche la “paura che precede il sintomo” è opinabile. Tu certamente puoi aggravare la tua sintomatologia, conosciamo tutti gli effetti dell’ansia, ma da cosa essa sia partita è difficile dirlo, potrebbero anche essere sintomi che non abbiamo colto pienamente.

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    • E’ sicuramente questione di terminologia, cara Happy, di significato preciso che diamo alle parole. Secondo l’autore del libro, la reazione dell’istinto di sopravvivenza non è dettata dalla paura, semmai può precederla. Sarebbe questo insito, ciò che è insito nel nostro DNA.

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  12. Caro Wolf, come tutto ciò che nasce dall’interno a prescindere dalla nostra volontà, anche la paura ritengo che ci dica cose importanti, dunque è un po’ come sentire il dolore cosa che ci salva la vita in più circostanze di quelle che immaginiamo. Non ho mai letto nulla in merito a questo argomento, ma presumo che nel caso dovesse diventare una patologia allora la paura sarebbe inutilmente invalidante e da combattere a spron battuto, ma forse è meglio leggere l’estratto che vuoi proporre per farsi un’idea più chiara della teoria dell’autore.
    gli spunti che offri sono sempre molto interessanti…
    un abbraccio

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    • Come ho scritto in risposta ad altri commenti, cara, dipende ovviamente dall’accezione che diamo alle parole. Per l’autore del libro la paura è diversa dalla “reazione di sopravvivenza” dovuta all’istinto. L’aumento del battito cardiaco, con conseguente aumento del sangue pompato nei muscoli e negli organi, e tutte le altre reazioni fisiologiche sono fatte per metterci in condizioni di reagire fisicamente, di scappare velocemente, o prepararci al combattimento, di fronte ad uma minaccia. La paura, l’ansia e il panico, sono emozioni successive che possono anche non esserci. Se infatti la nostra reazione al pericolo è avvenuta, a che serve averne paura? Il mio dubbio è casomai che la paura inizi ad avere un ruolo se quella reazione non è avvenuta per qualsivoglia motivo, forse perché abbiamo deciso di sottovalutarla oppure proprio perché è subentrata la paura ed abbiamo iniziato a temere l’esito del confronto preferendo perciò far finta che non ci sia. Allora la paura può farci tornare ad una realtà che altrimenti avremmo dimenticato…
      Un abbraccio per te 🙂

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  13. So che di fronte ad un pericolo o sospetto pericolo abbiamo una reazione fisiologica -di cui non ci accorgiamo- e nell’organismo avvengono una serie di processi chimici che ci preparano ad affrontare quella situazione anomala. Può essere che questo stato di allerta man mano che sale alla coscienza faccia sorgere in noi la paura che ci tiene vigili e attenti finchè non è passato il pericolo. Anche se il pericolo ognuno di noi lo avverte in maniera diversa e a volte se lo crea, il procedimento è sempre lo stesso, cioè è una reazione chimica a catena. Il panico mi sembra più una reazione emotiva esagerata ed incontrollata, nel panico ci dovrebbe essere un problema psicologico profondo e quindi inconscio. E’ un libro interessante che incuriosisce veramente, grazie. Buona domenica Wolf!!!! Fulvia

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    • Però il panico essere proprio una paura alla quale non solo non si è saputo mettere freno, ma addirittura la si è alimentata tramite l’utilizzo incontrollato dei pensieri negativi.
      E’ vero che a volte il panico sembra scaturire dal nulla, piuttosto che essere una non-elaborazione di una paura, ma io sono convinto che quasi sembra abbia una base fisiologica (e dunque riconducibile alla paura) o “storica” inconscia, ovvero una paura passata che si è rimossa ma che è sempre viva dentro di noi.

      Ieri mi è “intoppata” la connessione e non sono riuscito più a commentare, per cui… a te invece buona settimana! 🙂

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  14. Sarà, però la paura almeno ti da il tempo di prendere atto del pericolo, di metterlo a fuoco ecco, se metti a fuoco e riesci ad avere sangue freddo eviti meglio il pericolo, metti che una persona punta un’arma su di te, se tu hai una pistola e spari istintivamente non lo prendi, se tu lo vedi, hai paura, rimani freddo metti a fuoco il bersaglio (il tipo armato) e spari hai più probabilità di salvare la vita. (Stiamo costruendo un film ;-)) scherzi a parte la paura non sempre è utile ma in certe situazioni se non ti fai prendere dal panico, può aiutare.

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    • uhm… ma perché vedi la paura come necessaria nel tuo esempio? 😐 Tu sai che devi sparare, anche senza avere paura della situazione, no? 🙂 Anzi credo che i migliori tiratori siano quelli più “freddi”…

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  15. Ho letto anch’io alcuni libri sugli attacchi di panico, ne soffriva mio marito, al punto da non riuscire nemmeno più a guidare.Ne ho parlato molto con neurologi e psichiatri, è stata un’esperienza molto dura.Il problema è stato analizzato da diverse angolature, chimiche, psicologiche ,ereditarie, innate.E’ considerato il male dei giorni nostri, molti ne soffrono ed i psicofarmaci vengono assunti da moltissime persone. Non riusciamo più ad attingere dalle nostre risorse naturali.

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    • Mah… bisogna capire cosa c’è dietro. Perfino negli animali vediamo delle reazioni che diremmo dettate da attacchi di panico, ma in realtà, per quello che è l’esperienza dei miei, c’è sempre stata una causa a monte, anche se forse l’abbiamo rimossa e dimenticata.
      Io sono convinto che la paura abbia “memoria”, così come il dolore che è quasi sempre ad essa associato: se un tempo hai avuto tanta paura, è probabile che allorché ti troverai in una situazione analoga o anche solo richiamabile per qualche aspetto che apparirebbe trascurabile se ce ne accorgessimo, ti ritroverai improvvisamente nello stesso stato di paura senza neanche saperne il motivo. Scoprirne il motivo, capire il perché si precipita nella paura, può forse aiutare… ma ancora non ho capito fino a che punto 🙂

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  16. Caro Wolf, Ho da poco terminato di scrivere un romanzo, in cui il protagonista ricorda i suoi attacchi di panico. L’episodio è in parte autobiografico e, da quanto ricordo, si verificavano improvvisamente sintomi che a loro volta innescavano un processo di panico vero e proprio. A posteriori (nel romanzo come nella vita) ho individuato la causa in un trauma, mescolato con una condizione preesistente di profonda insicurezza. Il problema è quindi complesso e coinvolge diversi fattori e varie aree della personalità. Vi interviene più una memoria della paura, radicatasi al di sotto della coscienza, che una paura fisiologica reattiva. I fenomeni di alterazione fisiologica scattano come autodifesa e generano paura come sostituzione di una paura reale e più angosciosa perché profonda.

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    • Più o meno come scrivevo qua sopra in risposta ad Alessandra 🙂 Anche secondo me spesso la causa è da ricercarsi in traumi precedenti, a volte nemmeno traumi forti ma ripetuti nel tempo.
      Come aggiungevo, non è però che scoprire la causa risolva la paura e gli attacchi automaticamente. Bisogna provarci con tanta pazienza, amore per sé stessi, e, soprattutto, ragione. Dai e dai qualche risultato si riesce in genere ad ottenerlo 🙂

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  17. Si, l’esempio serviva solo per rendere più chiaro il concetto fra paura e gesto istintivo, la paura da il tempo di riflettere rispetto al secondo, poi certo meglio rimanere freddi in certe situazioni 😉

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    • … ma sempre dalla reazione istintiva nasce la paura 😉 Diciamo da una sua non risposta o non corretta elaborazione. E poiche’ la risposta istintiva e’ quella che l’autore chiama reazione di sopravvivenza… sempre li’ torniamo! 😛

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  18. attuazione del meccanismo “attacco o fuga”, di fronte ad una situazione di pericolo “irreale” (diciamo così).In quel caso è ansia. Nel caso di un pericolo reale, è bene che ci siano questi meccanismi 😉

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    • Il meccanismo istintivo di reazione ad un pericolo e’ chiamato dall’autore del libro “reazione di sopravvivenza” ed e’ dovuto appunto alla reazione fisica al pericolo, non alla paura. La paura puo’ arrivare a ruote, ma non e’ a rigore necessaria per rispondere al pericolo. Anzi, a volte gioca contro.
      Ciao cara 🙂

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