Il vedovo e il figlioletto scomparso

Il Buddhismo considera le nozioni come un ostacolo alla comprensione.

father and sonIl Buddha ha raccontato una storia. Un giovane vedovo aveva un figlioletto di cinque anni che amava moltissimo. Un giorno deve partire per un viaggio d’affari. Arrivano i banditi, bruciano il villaggio e rapiscono il bambino. L’uomo tornò a casa, vide le rovine e cadde in uno stato di grande angoscia. Scambiò il cadavere carbonizzato di un altro bambino per quello del figlio, si strappò i capelli e scoppiò in un pianto dirotto battendosi il petto. Fece cremare il corpicino, ne raccolse le ceneri e le mise in un cofanetto di velluto che portava con sé in ogni momento della giornata: lavorando, mangiando, dormendo.
Un giorno il figlio riuscì a scappare dai rapitori e tornò al villaggio. Arrivò alla nuova casa del padre a mezzanotte. Bussò alla porta. Il giovane padre passava ancora tutto il tempo vicino al cofanetto delle ceneri, in lacrime. “Chi è?”, chiese. “Sono io, papà. Aprimi, sono tuo figlio”. Con la mente in stato perturbato, il padre pensa che qualche ragazzaccio si voglia prendere gioco di lui: gli urla di andarsene e ricomincia a piangere. Il bambino batte e batte alla porta, ma il padre non apre. Alla fine, è costretto ad andarsene. Padre e figlio non si videro mai più.
Commentando la storia, il Buddha disse: “Alle volte qualcuno stabilisce che qualcosa sia la verità. Ma se vi afferrate alla vostra opinione, quando la verità in persona busserà alla vostra porta, voi non le aprirete”. Aggrapparsi a una certezza non è un buon modo per comprendere. Comprendere significa gettare via le nostre nozioni.

Thich Nhat Hanh


Commento di Wolfghost: ecco un secondo post basato sul libro Essere Pace di Thich Nhat Hanh
Non solo il Buddhismo ritiene che la conoscenza nozionistica, ben diversa dalla conoscenza che arriva dalla consapevolezza, possa essere di ostacolo alla comprensione. Il fatto e’ che quando riteniamo di sapere qualcosa non lasciamo spazio ad altre possibili interpretazioni che potrebbero ad un esame piu’ attento risultare piu’ aderenti alla realta’.
Qualche anno fa segui’ un corso di recitazione (cliccate sul tag “teatro” per ritrovare i relativi post dove ne parlai). Li’ imparai che il primo passo (almeno per quella scuola) era la “destrutturizzazione” della persona. Che voleva dire? Che per essere “plastilina” nelle mani del regista e della parte che si intendeva recitare, era bene togliere tutte quelle strutture mentali che, per abitudine o convinzione, ci portavano ad eseguire quella parte non come doveva essere eseguita, ma come noi, piu’ o meno inconsciamente, pensavamo fosse meglio eseguire. E questo lavoro di destrutturizzazione era davvero difficile quanto affascinante, eh! Ti portava a capire quanti condizionamenti ti portavi dietro
Allo stesso modo anche i maestri spirituali preferiscono avere allievi “vergini” piuttosto che con un percorso formativo gia’ alle spalle. Il punto non e’ che il maestro “non vuole problemi” o essere messo in dubbio, come si potrebbe erroneamente pensare, ma proprio che, se siamo certi delle nostre convinzioni, non lasciamo spazio ad altre possibilita’, rifiutando a priori l’insegnamento di quelle persone alle quali noi stessi abbiamo deciso di rivolgerci. Notate, ho scritto “a priori”, perche’ sono il primo a non accettare le cose per dogma, solo perche’ qualcuno me le dice. Qui non si tratta di mettere il paraocchi, ma di evitare il “rifiuto per chiusura mentale”, perche’ – forse senza nemmeno rendercene conto – crediamo di saperne gia’ abbastanza. Di fatto molte persone vanno in questa o quella scuola non per apprendere veramente, ma per avere la possibilita’ di fare i saputelli. Non e’ cosi’? Pensateci un attimo
Amo dire “meglio mille dubbi che una sola, pericolosa, certezza”. Sono i dubbi infatti quelli che ti fanno muovere alla ricerca della verita’, del miglioramento di te stesso. Le persone con carisma sono quelle che sono “sicure di se’ “, non delle proprie assunzioni: a chi e’ sicuro di se’ non importa infatti difendere ad oltranza le proprie posizioni perfino quando queste sono evidentemente sbagliate; accetta l’idea di poter essere in errore. E l’accetta, perche’ solo in questo modo puo’ migliorare se’ stesso e cosa gli sta a cuore. Solo chi e’ insicuro di se’ si aggrappa ostinatamente alle proprie idee senza permettere che vengano messe in dubbio.
Per dirla con Thich Nhat Hanh, le certezze sono come massi che impediscono all’acqua di scorrere.

fiume

La parzialità della percezione

elefanteUn giorno un re riunì alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.
Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: “Abbiamo capito: l’elefante è simile a un timone ricurvo”.
Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: “È simile a un grosso ventaglio”.
Quelli che avevano toccato una zanna dissero: “Assomiglia a un pestello”.
Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: “Assomiglia a un monticello”.
Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: “È simile a un muro”.
Quelli che avevano toccato una gamba dissero: “È simile a un albero”.
Quelli che avevano preso la coda dissero: “Assomiglia a una corda”.
Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa.
Il re si mise a ridere e commentò: “Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell’elefante è naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori”.
(Buddha)


Commento (non mio): Questa parabola buddhista mette in evidenza la parzialità delle opinioni e delle dottrine umane, che portano a scontri e a guerre. tutti pretendono di aver ragione, di essere in possesso della verità, di aver avuto esperienze inoppugnabili. E, in un certo senso, tutti affermano un brandello della verità. Ma, per poter cogliere l’essenza delle cose, occorre saper prescindere da idee preconcette: occorre trascendere dalla propria mente. Meditare significa cancellare il bagaglio delle esperienze accumulate per rapportarsi direttamente alla realtà.

Commento di Wolfghost: Il nostro pensiero, la nostra visione, è naturalmente condizionata dalle nostre esperienze precedenti, dunque è necessariamente parziale, quasi nessuno conosce così tanto dal poter affermare con certezza di non aver bisogno di confronto. Abbiamo tutti da guadagnare dall’osservazione che meglio sarebbe liberarsi dall’illusione, a volte dall’arroganza, di credersi infallibili, di credere che la nostra idea sia la sola idea valida. E’ un bene per gli altri, che non verranno attaccati con prepotenza, ma è un bene anche per noi, perché, considerando l’esistenza di altre alternative tramite l’ascolto altrui, potremo vedere strade che in precedenza non abbiamo visto. Ascolto è opportunità.

Il mago – A volte basta un po’ di attenzione

magoMolti anni or sono partecipai ad una cena con un gruppo di amici, diciamo una tavolata di una dozzina di persone.
Tra di loro c’era anche una persona che aveva fama di essere impegnata nel campo dell’esoterismo, di riuscire a “leggere” nel futuro cosi’ come nel passato, e di essere in contatto, tramite la scrittura automatica* con entita’ di altre dimensioni.
Come spesso succede le conversazioni iniziarono presto ad accavallarsi creando cosi’ una certa confusione. Verso la fine della cena, dopo due o tre ore buone di chiacchiere, il supposto medium punto’ all’improvviso lo sguardo verso una delle commensali che conosceva appena e, con tono greve, le disse “Tua madre, scomparsa diversi anni fa, si chiamava Sandra, vero?”. La tizia sbianco’ e, cercando di mantenere un certo contegno, gli rispose “E’ vero… ma tu come fai a saperlo?”. Il medium, sorridendole di rimando, rispose “Facile, sei stata tu a dirlo a Barbara all’inizio della cena, non te lo ricordi? :-)”.

* la “scrittura automatica” e’ la capacita’ di un medium di lasciare ad entita’ disincarnate la possibilita’ di scrivere attraverso se’ stesso entrando in uno stato alterato di coscienza, ad esempio – ma non solo – in stato di “trance”.

P.S.: i nomi sono di fantasia, anche perche’ quelli veri manco li ricordo! 😀


Commento: Chissa’ quante volte persone con supposti poteri paranormali usano metodi simili per intrattenere i propri ospiti. Non dico qui che usino solo questi mezzi, ne’ che lo facciano tutti, pero’ sospetto che un buon numero se ne avvalga volentieri. Un esempio tipico sono alcune cartomanti (uso “alcune” per non generalizzare, almeno una che mi ha lasciato effettivamente perplesso c’e’ stata) che prima di passare alla lettura delle carte fanno una lunga chiacchierata con chi si e’ rivolto a loro, carpendone cosi’ non solo i “segreti”, ma anche stati d’animo di per se’ gia’ rivelatori. Quando molti anni fa’ provai ad andare da alcuni di questi “maghi”, spesso i risultanti furono esilaranti, partendo da errori macroscopici per finire a verita’ davvero “difficili” da conoscere (tipo che anni prima avevo “indossato un’uniforme”… visto che la leva era ancora obbligatoria :-D); solitamente a quel punto il minimo che mi sentivo dire era che “ero troppo chiuso e non ‘trasmettevo’ granche’ “, questo perche’ stavo sulle mie stando attendo a non raccontare troppo.
Comunque non voglio fare qua una filippica contro i falsi maghi, ma piuttosto citarli come un esempio di come, stando con orecchie e occhi ben aperti, a volte la verita’ si palesa chiara di fronte di noi, senza dover fare troppa fatica o ricorrere a mezzi inconsueti 🙂 Spesso non e’ la verita’ che si nasconde, siamo noi a non vederla, vuoi perche’ siamo troppo persi nei nostri pensieri – magari credendo di conoscere la realta’ a priori, senza necessita’ di riscontri – vuoi perche’, in fondo, la verita’ la temiamo e preferiamo piu’ o meno consciamente continuare a tenere la testa sotto la sabbia…

struzzo

Convinzioni e prospettive – una riflessione di Mister Loto

Oggi riporto qua un post di Mr. Loto dal suo omonimo blog www.mr-loto.it/. Ho spesso discusso di temi simili anche sul mio blog, ma mi è particolarmente piaciuto come lui ha “legati” assieme riassumendoli in un unico post…

 



Convinzioni e prospettive – una riflessione di Mister Loto

Essere duttili è una grande qualità; la specie umana ha dimostrato la capacità di adattare la propria intelligenza alle necessità che via via si sono verificate nel corso dei millenni, partendo dall’invenzione della ruota fino ad arrivare ( per ora..) ad internet ed ai viaggi nello spazio. Il cambiamento, il sapersi adattare a nuove problematiche, garantisce, da sempre, la sopravvivenza e la prosperità. E’ molto importante, quindi, per il nostro benessere e per il nostro equilibrio interiore, addestrarsi alla flessibilità mentale. Capita spesso di avere delle convinzioni così radicate da non rimetterle mai più in discussione cadendo in errore; le variabili possono cambiare, noi possiamo cambiare oppure, più semplicemente, è la nostra capacità di percepire la realtà che muta. Pensiamo ad esempio ad un libro; rileggere lo stesso testo a distanza di anni, senza alcun dubbio, farà nascere dentro di noi sensazioni e riflessioni molto diverse, probabilmente più profonde, arricchite da tutto quello che, nel frattempo, abbiamo “aggiunto” a noi stessi unicamente vivendo. Ho conosciuto persone talmente abituate a combattere contro qualcosa o qualcuno da non ricordare neppure più i motivi per i quali avevano iniziato. Allo stesso modo può succedere di non riuscire a trovare la soluzione ad un problema per la nostra incapacità di guardarlo da una prospettiva differente. Una mente elastica, abituata ad adattarsi a cambiamenti inaspettati e veloci, non solo ci aiuta a capire tutte le trasformazioni che avvengono intorno a noi, ma anche a vedere e perfezionare le nostre incoerenze interiori. Avendo un approccio calmo e coerente nei confronti delle situazioni, sia interiori che esterne, per quanto complicate esse siano, ci permette di osservarle e capirle. Solo con la comprensione potremo gestire ogni cosa. Ovviamente essere flessibili non significa cambiare completamente di volta in volta, ma avere dei sani principi di base da cui partire per poi sentirsi liberi di affrontare agevolmente tutto quello che ci capita senza i vincoli delle nostre abitudini o della consuetudine sociale. Soltanto guardando la verità da tutti i punti di vista possibili saremo in grado di riconoscerla davvero. Voglio concludere con la frase di un celebre film, “è proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

Realtà e verbo

Purtroppo Splinder fa ancora le bizze, soprattutto con i miei blog che “puntano” alle versioni wolfghost.it e adottauncucciolo.net: qualcosa non va e spesso i blog non compaiono. Bisogna allora riprovare a “ricaricare” più volte e… sperare! In più, mi sono state segnalate anche difficoltà a mettere commenti, probabilmente dovute al medesimo problema…
Potrei tornare alle versioni .Splinder.com, ma poi dovrei rifare tutto da capo, perciò… vediamo come va domani
Per il weekend vi lascio con questo racconto della tradizione buddista nel quale si parla dell’impossibilità di esprimere (completamente almeno) la realtà attraverso le parole che, per quanto belle siano, possono dare solo visioni limitate.
Peccato che spesso… solo quelle abbiamo! E va già bene che qualcuno le ha inventate! D’altronde dico spesso che gli scritti hanno il compito di “far venire voglia di…”, ma poi bisogna approfondire, per proprio conto, nella propria realtà. Vivere ciò che si legge è l’unico modo per farlo davvero nostro.

Buon weekend a tutti!



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– Kasyapa –

Un giorno il Buddha si presentò davanti all’assemblea dei monaci. Tutti si aspettavano che egli tenesse uno dei suoi abituali sermoni per illustrare la dottrina, il (dharma). Ma il maestro, quella volta, non disse nulla.
A un certo punto, sempre senza pronunciare parola, sollevò con una mano un fiore. I monaci restarono in attesa che dicesse qualcosa; egli però se ne stava immobile e silenzioso con quel fiore in mano, e osservava i loro volti.
All’improvviso il suo sguardo si fermò su Kasyapa.
Kasyapa sorrise.
Anche il Buddha sorrise.
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Commento: Questo racconto descrive l’origine mitica dello Zen. Quì il silenzio del Buddha sta a indicare che l’insegnamento di fondo – la dottrina, la verità – non può essere espressa con le parole, le quali tutto limitano e tutto distorcono.
Il linguaggio e i pensieri possono comunicare e comprendere tante cose, ma non possono cogliere la realtà, che non è riducibile a verbo.
Questa fu la verità afferrata da Kasyapa.

Coast

 

Rosabelle, credi… – Parte III: Houdini e lo Spiritismo

houdini familyCome anticipato dallo spirito guida Fletcher, immediatamente dopo la divulgazione pubblica da parte di Bess della genuinità del messaggio, violenti attacchi iniziarono ad arrivare dai detrattori dello spiritismo – soprattutto illusionisti e giornalisti – sia alla moglie di Houdini, accusata di aver tradito la buonanima del marito, sia al medium Ford, accusato di fraudolenza.

L’illusionista Dunninger, contemporaneo di Houdini, dichiarò che il codice era già stato pubblicato in precedenza.

Il giornalista Rea Jaure, in un articolo intitolato “I messaggi di Houdini: Una Grande Beffa!”, scrisse che Ford stesso gli aveva rivelato nel corso di un’intervista di aver ricevuto il codice da Bess prima delle sedute. Jaure si avvalse di due testimoni che confermarono sotto giuramento la sua versione. Tuttavia tre altri testimoni giurarono a favore di Ford, dichiarando che nel giorno indicato da Jaure, Ford si trovava altrove.

Questi sono solo alcuni degli attacchi che Bess e Ford subirono.

La stampa, gli scettici e la sua stessa famiglia, convinsero Bess – che a lungo aveva sostenuto che quanto avvenuto non era una frode – a ritirare il premio pattuito. Ma Ford dichiarò sempre di essere stato lui a rifiutare ogni premio in forma di denaro e che l’unico vantaggio acquisito era stata la notevole pubblicità ricevuta dopo i fatti, pubblicità per la quale ringraziò Houdini che – a suo dire – aveva forse voluto premiarlo in questo modo dall’aldilà.

Bess riprese a tenere le sue sedute medianiche ogni notte di Halloween, fino al 1936, quando, dopo un’ultima fallimentare seduta, spense la candela che ardeva accanto alla fotografia di Houdini fin dalla sua morte, accompagnando il gesto con le parole “Houdini non verrà. La mia ultima speranza è morta. Non credo che tornerà da me, né da qualcun altro… E’ finita. Buona notte, Harry!”.

Ancora oggi, in ogni notte di Halloween, la Society of American Magicians tiene una cerimonia in memoria di Houdini con tanto di seduta medianica per tentare di evocarne lo spirito.

 



Considerazioni finali.

Lo spiritismo è una corrente spirituale, o dottrina filosofica, nata ufficialmente nella metà del 1800 grazie ad Allan Kardec che la codificò nel libro “Il libro degli spiriti”. Oggi conta milioni di credenti in tutto il mondo, ma si può dire che il suo massimo fulgore fu raggiunto a cavallo del 1900 con il fenomeno dilagante dei medium.
Il movimento suscitò enorme interesse in quanto apportatore di speranze e prove (o presunte tali) della vita dopo la morte e in particolare per la possibilità di comunicare con i propri defunti, ma suscitò anche enormi resistenze, creando in pratica due blocchi separati tra credenti e detrattori (anche la Chiesa ha sempre condannato lo spiritismo).

Houdini era un “perfetto ricercatore”: una persona che avrebbe voluto credere ma che aveva bisogno di prove; la sua passione era alimentata dalla speranza ma controllata dallo scetticismo. Quando alla morte della madre nessuno fu in grado di dargli prova convincente della di lei sopravvivenza, Houdini si convinse della fraudolenza dello spiritismo e dei medium in particolare, dedicandosi con accanimento crescente alla scoperta dei trucchi con i quali venivano truffate – secondo lui – le persone che, spesso disperate, ad essi si rivolgevano. Va detto che non sempre riuscì a spiegare ogni presunto fenomeno paranormale ai quali assisté, il che comunque non significa di per sé che il fenomeno fosse reale, ma solo che lui non sapeva spiegarlo.
Tuttavia la mia sensazione è che Houdini lasciò sempre una porta aperta, poiché in lui continuò fino alla fine a convivere, assieme allo scetticismo, anche la speranza.

Il contesto storico non aiuta, poiché il caso riportato fu usato da spiritisti e detrattori nel tentativo di screditarsi a vicenda. Così si spiega la battaglia feroce, perfino a colpi di avvocato, sulla veridicità del presunto messaggio di Houdini dall’aldilà.
Perché la moglie di fatto ritrattò, riprendendo le sedute di Halloween e spegnendo la candela? Era complice, poi pentita, di Ford? Oppure, presa dallo sconforto per la sua scomparsa, aveva tentato genuinamente di credere per poi rendersi conto, anche grazie alle pressioni esterne, di aver sbagliato? O, ancora, fu così intimorita dagli attacchi che continuava a ricevere, da decidere di ritrattare e tenere per sé la propria convinzione?

Ognuno può farsi la propria opinione.

Ancora oggi famosi illusionisti aiutano le associazioni per il controllo delle affermazioni sul paranormale a smascherare falsi medium, anche se – a volte – le loro affermazioni suonano non sufficienti oppure forzate, al punto da risultare a loro volta poco credibili. Allo stesso modo in cui la luce artificiale non dimostra che la luce del sole non esiste, dimostrare che e’ possibile riprodurre un evento artificialmente non dimostra che tutti gli eventi simili sono necessariamente non genuini e non naturali.
Di fatto, non essendoci possibilità di prova scientifica, non è possibile dichiarare che gli spiriti esistono, ma – ovviamente – non è possibile altresì dimostrare nemmeno il contrario, ovvero fornire prova che NON esistono…

… e nel campo dell’indimostrabile, ognuno resta libero di credere alle convinzioni che via via si è costruito, oppure di continuare a vagare nel buio in cerca di appigli e verità.

Seduta medianica

 

Un po’ di Wolf: Sabato, 2 Gennaio… 1993!

Da una pagina di un mio vecchio diario. Versione integrale: ho copiato esattamente… anche gli strafalcioni di grammatica e sintassi! 😛



Sabato, 2 Gennaio [1993, n.d.r.] (10:09)

Frammento di un sogno notturno:
Io sono a letto, probabilmente è mattina e mi sono appena svegliato. C’è mio padre nella stanza, sta controllando la dimensione del tumore alla zampa posteriore destra del nostro gatto [l’abbiamo scoperto da poco] che è adagiato sull’altro letto. Gli dice con tono affettuoso “Bé, non è cresciuto, è sempre uguale”. Poi si avvicina a me e parlando di un qualche argomento che non ricordo, controlla, ad una ad una, lo stato di pulizia delle unghia delle mie mani!



Il mio gatto, il distacco, l’emozione [Riflessioni] (22:00)

Due giorni fa, il 31 Dicembre 1992, come degna fine di un anno da dimenticare (ma ne ho poi almeno uno da ricordare?) siamo finiti io dal mio medico e il mio gatto [Kit, ho già parlato di lui: Un po’ di Wolf… Kit: incontro con la morte., n.d.r] dal veterinario. Io accusavo qualche disturbo gastro-intestinale che pensavo potesse essere dovuto ad una appendicite, invece era solo una colite, già quasi dimenticata. Il gatto invece non se l’è cavata altrettanto bene; sembra sicura infatti la presenza di un tumore in fase avanzata alla zampa posteriore destra con probabile necessità di amputazione totale dell’arto e ridotta longevità per il ripresentarsi della malattia nel giro di pochi mesi od anni. Kit, questo è il suo nome, è un maschio di undici anni, vissuti tutti con noi (tranne che per i primi mesi dello svezzamento). Essendo castrato non ha nemmeno la consolazione di avere una qualche prosecuzione in quelli che sarebbero stati i suoi successori [sic!!! n.d.r.]. Solo chi ha avuto un singolo animale da casa per molti anni può capire la preoccupazione che desti nei padroni la sua probabile futura morte. Solo chi ci ha giocato insieme, arrivando a farsi volontariamente graffiare nel corso delle ‘zuffe simulate’, chi ha pensato a nutrirlo per anni, chi veniva svegliato da lui affettuosamente al mattino, chi ne ‘sopportava’ la presenza ai piedi del letto e ne ascoltava incuriosito i mugolii notturni e il pronto e buffo ronfare ad ogni singola carezza, chi adesso, pur senza sentirlo lamentare (come è giusto, in quello strano coraggio che tutto arriva a sopportare tipico della mancanza di autocoscienza e cioè di autocompiacimento e paura, che hanno gli animali), chi vede come gli sia difficile e penoso il non riuscire a cambiare lato d’appoggio nemmeno durante il riposo, solo queste persone possono capire il dolore di certi padroni nel perdere un solo, piccolo, ‘inutile’ animale.
Eppure, quando ancora il veterinario non aveva presentato a me e a mio fratello l’ipotesi dell’amputazione ma solo quella dell’eutanasia non appena il dolore fosse stato troppo forte, eccomi di nuovo a quella inconcepibile scelta: distacco totale o emozione?
Non so se esista una via di mezzo, dato che il semplice controllo delle emozioni forse non è solo molto difficile ma piuttosto impossibile.
Ciò che so è che non è la prima volta che mi si presenta una simile scelta; anche al matrimonio di mio fratello, per esempio, ne ebbi chiara la percezione.
Ci si può lasciar coinvolgere, soffrire fisicamente, mentalmente, emozionalmente e forse anche spiritualmente oppure si può dire di no, distaccarsi, non provare nulla, sapere ciò che si deve fare e farlo ma senza penare. La scelta c’è, ne ho sentito chiara la presenza e chissà quante volte, inconsciamente, ho già scelto! Ma se sembra una scelta banale, non lo è.
Si conosce ciò che ci è sempre stato detto sulla ‘necessità’ del provare dolore non solo religiosamente (ci sono religioni che lo negano) ma anche e forse in maniera più forte socialmente. Sei un uomo o una donna! Devi provare partecipazione, soffrire, commuoverti o non sei più umano. Non lo senti più solo dagli altri, lo senti venire da dentro: ma che razza di uomo sei? Commuoviti! Soffri!
Ma non è solo questo, non esistono l’uno e l’opposto, e la verità non sta nel mezzo come tanti credono; l’uno e l’opposto coesistono sempre e il ‘mezzo’ lo si scambia spesso per tale coesistenza, anche in questo caso. Non ci si libera solo da dolore, sofferenza, oppressione e odio ma anche da piacere, gioia, libertà e amore giacché la paura di perdere i secondi contribuisce a formare i primi ed anzi ne fa già parte. Ecco perché esito, perché fino ad ora il distacco ha, alla fine, almeno consciamente, sempre perso: perché finché lo vedrò come esilio non potrà mai coesistere con la speranza, e la speranza, si sa, è l’ultima a morire.

diario

 

La rotta del viaggio della nostra vita

Tempesta sul mare di Galilea - RembrandtA volte, lungo questo viaggio che chiamiamo vita, ci lamentiamo che il punto dove siamo e quello dove sembriamo essere diretti, non ci piace. Ci lamentiamo di aver dovuto cambiare rotta a causa delle tempeste, dei venti sfavorevoli, dei pirati cattivi, degli ammutinamenti del nostro stesso equipaggio. Eppure qualcosa dentro di noi bussa per uscire allo scoperto, una verita’ scomoda che tentiamo di tenere nascosta, la voce che ci dice che e’ vero che le condizioni sfavorevoli capitano e non si possono evitare ma… che siamo soprattutto noi a non essere stati capaci di manovrare il timone della nostra nave, lasciandola in balia degli eventi o di persone che, in nostra assenza, sono state ben felici di manovrare, a loro vantaggio, quel timone al posto nostro…
Non e’ un invito a piangere sul latte versato. Piuttosto ad arrivare alla comprensione che la nostra vita sarebbe oggi diversa se solo avessim
o avuto il coraggio e la costanza di assumercene la responsabilita’ e la guida, anziche’ lasciarla al fato ed alla volonta’ altrui, e, soprattutto, che come oggi avrebbe potuto essere diverso, cosi’ potra’ essere diverso domani, se ora, proprio da adesso, decidessimo di metterci al timone e a non lasciarlo piu’.
Il fatto che fino ad oggi abbiamo avuto un comportamento che non ci ha portato dove vorremmo essere, non deve giustificarci a perseverare nell’errore.

C’e’ di peggio che piangere sul latte versato: continuare a versarlo.

latte-versato

Le verità taciute – L’universo che non c’è dato di vedere

segretoNo, il titolo non ha a che fare con una trasmissione di Piero Angela; l’universo che non vediamo a cui mi riferisco, è quello che sta nella vita delle persone, al di là di quanto ci è dato di sapere, di vedere, che crediamo di conoscere.

Ho imparato che contano solo le decisioni e le azioni che le persone prendono e compiono, non cosa c’è dietro. Anche perché quasi mai, in fondo, ci e’ dato di sapere quali ne sono le reali motivazioni.
Forse nemmeno loro le conoscono.

Ho imparato a non fidarmi di cosa mi viene detto, non perché supponga esserci malizia o cattiveria, ma perché quasi sempre si tratta di una verità mediata, falsa o perlomeno incompleta, tante cose vengono celate. E’ una verità spesso edulcorata, una distorsione della realtà che si dice perché si crede essere più accettabile per l’altro. O comunque più spiccia per ottenere ciò a cui si mira.

Ma una volta che hai capito il meccanismo… a che serve? Una volta che hai capito che la verità non la saprai mai… che te ne fai? Fai finta di crederci per avere una spiegazione, un motivo? Si’, di solito e’ cosi’.
Ma non per me. Non più. Se qualcuno mi passa un “32” (potete usare qualunque altro numero vi sia più simpatico), non cambia la sostanza se esso e’ il risultato di un 20+12, un 16×2 o un 128/4: sempre un 32 rimane.

Se qualcuno cerca di accoltellarti ogni volta che gli permetti di avvicinarti, non importa se lo fa perché ha avuto una infanzia difficile o se è pericoloso di natura: sarà bene che tu lo tenga a distanza in ogni caso.

Ma ci ho messo anni ad arrivarci; prima mi rompevo la testa a cercare spiegazioni, a trovare motivazioni…

Quanto tempo ed energia sprecate.

labirintoEhi… ci sono tanti nuovi annunci su www.adottauncucciolo.net, su, su, aiutiamo i nostri piccoli amici sfortunati! 🙂