Smettere di soffrire per un amore perso o irraggiungibile

Questo che ripropongo è un post di Marzo 2008 ma in realtà è una riproposizione che pesca in un tempo ancora più antico, ovvero di quando scrivevo sui forum, tra gli anni, se ricordo bene, 2004 – 2008.

Qui parlavo di un amore perso o irraggiungibile, ma in teoria il medesimo meccanismo si può applicare a qualunque altro settore della vita, o quasi 🙂

Il post originale, con i commenti dell’epoca, lo trovate qua: Smettere di soffrire per un amore perso o irraggiungibile


Voglio riproporre un tema del quale parlai parecchio tempo addietro da un’altra parte.

cuore al piedeL’argomento è: si puo’ smettere di amare e dunque di soffrire per una persona irraggiungibile o ormai persa?

Un interruttore non esiste, pero’ senz’altro ci sono molti accorgimenti che possono aiutare.

La comprensione dei motivi per cui non puo’ e non potrà mai funzionare, puo’ togliere dalla testa l’illusione, la speranza, che prima o poi quella persona cambierà idea. Dopo la testa, continuando a tenerlo presente a sé stessi – soprattutto ogniqualvolta il pensiero di questa persona ritorna – ovvero esercitando l’arte della ripetizione, si puo’ convincere anche la parte più difficile, il cuore (in realtà l’inconscio), a mollare la presa ed a “lasciare andare”.
Esistono perfino metodi di autoipnosi o mantra che non fungono da bacchetta magica ma, proprio sfruttando la ripetizione (l’inconscio in fondo è stupido: crede a qualunque cosa gli venga ripetuto abbastanza a lungo) possono aiutare, soprattutto se fatti con convinzione (ecco anche qua l’importanza di comprendere fino in fondo che evidentemente è andata come doveva, o come poteva, andare).
In parte non sono nemmeno meccanismi sconosciuti: a chi non è capitato, giunto al limite di sopportazione, di ripetere “ossessivamente” nella propria testa “basta! Basta! Basta!” o un’altra frase o parola analoga?
Si puo’ anche ricordare constantemente a sé stessi che più il cuore e la mente sono liberi, più facilmente puo’ compiersi il “miracolo” dell’arrivo di qualcun altro che riempia quello spazio vuoto. Spazio che, se non è vuoto, non puo’ essere riempito.

litigioNaturalmente non si puo’ premere un interruttore e cancellare quella mancanza, ci vuole tempo. Ma ad un certo punto si arriva ad una svolta, una svolta nella quale ci si rende conto che il distacco è avvenuto o sta avvenendo. A quel punto, diventa scelta: dirsi “è giusto così” e distogliere il pensiero non accettando di tornare indietro nostalgicamente a “prima”; oppure, farsi prendere da quell’ingiustificato senso di colpa che dice “no! Non puoi cancellarla! E’ una persona che hai amato! Non è giusto!” o dal risveglio del ricordo di quel viso, quei gesti, quell’amore, operato dalla solitudine: bisogna sempre ricordarsi che, per quanto si possa essere soli e per quanta solitudine ci possa essere nel futuro, le persone sbagliate o che ormai fanno inesorabilmente parte di un passato che non esiste più, non ne potrebbero mai esserne la soluzione.

Sembra strano, ma se per un primo periodo la sofferenza è inevitabile, ad un certo punto diviene una precisa scelta.

abbraccio

Sul Destino

Riecco un nuovo salto nel passato, sempre nel dicembre del 2007, quasi in chiusura di anno, pubblicavo un post sul destino, sul destino inteso come ineluttabile fato già scritto. Rileggendomi oggi devo dire che ero piuttosto duro all’epoca, non solo non credevo più al destino ma addirittura ne avevo fastidio. Sicuramente ciò nasceva dal fatto di vedere tanta gente che, in nome del destino, non faceva nulla per opporsi alle avversità della vita, senza opporre alcune resistenza. La scelta di non credere nel destino nasceva perciò dalla semplice constatazione che ciò era un atteggiamento più costruttivo: se non credi che c’è una pagina già scritta, puoi fare qualcosa per cercare di cambiare.

Oggi credo che… tanto per cambiare non ne sono più così sicuro 🙂 Se c’è una cosa che le nuove scienze, come la fisica quantistica, ci hanno insegnato oggi, è che… sappiamo di non sapere 🙂 Là, “dietro le quinte”, c’è qualcosa che non conosciamo, qualcosa di così strano da essere perfino inimagginabile. Per cui… perché no? Tutto può essere. Sappiamo che una parte del destino è scritto nei nostri geni, quindi un destino biologico esiste. Ma anche altre linee guide, non biologiche, possono esistere. Per la nuova fisica il tempo, così come lo intendiamo, non esiste, e passato e futuro perdono significato. Quindi, se anche il futuro esiste già, come il passato, bé… tutto può davvero essere.

Insomma, oggi più di ieri credere nel destino o non crederci è una scelta.

Vi lascio al post, qui trovate il link al post originale con tutti i commenti dell’epoca: Sul Destino

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Your DestinyIn fatto di Riti e Miti del Destino credo di essere uno dei massimi critici del nostro tempo 😀 (scherzo).

Un tempo ci credevo, ho molti libri sull’argomento. In un certo senso l’ho studiato il Destino. Ho “studiato” la Provvidenza Cristiana, il Karma induista e buddhista, le credenze sciamaniche perfino. Ho praticato l’ipnosi regressiva alle vite precedenti e la meditazione sul futuro.

Vi faccio una semplice domanda: perché un vaso che vi cade in testa deve essere frutto del destino e non del caso? E’ semplice: perché vogliamo trovare un significato profondo a tale sventura, un significato… consolatorio. Sarebbe brutto morire “per caso”, non è vero? Ma che quel vaso fosse… destinato a cadere, che fosse scritto già da prima… come si fa’ a sostenerlo? Non si puo’ avere prove, è impossibile. Non vale nemmeno guardarsi indietro e dire “se non fosse capitato A e poi B e poi C e poi… adesso questa bella (o brutta) cosa non sarebbe successa!”: così non si stà dimostrando che “era destino”, si stà solo rileggendo la storia.

Credere nel destino è solo un fatto di fede. Ce l’hai o non ce l’hai. Ci credi o non ci credi. Ma nessuno puo’ dimostrare che esso esista.

Il destino è come un libro già scritto: arrivi alla pagina 52, prima c’è stampato il passato; poi il futuro.

Il caso e le nostre capacità – la nostra vita! – sono invece come un diario che viene scritto giorno dopo giorno. Arrivi alla pagina 52 e puoi leggere le pagine che sono state scritte in precedenza, ma… se per assurdo potessi aprire la pagina 60, essa sarebbe bianca, perché deve ancora essere scritta.

DadiOra… voi preferite essere in balia degli eventi e del fato? Accomodatevi. E’ una vostra scelta.

Io preferisco, per quanto possibile, scrivere le pagine del mio diario. E se conterranno errori… pazienza, saranno i miei errori, e non ne daro’ la colpa al Signor Destino 🙂

Ho visto troppo spesso evitare di impegnarsi o di assumersi le responsabilità delle proprie scelte ed azioni tirando in ballo il “Signor Destino”; qualcosa non funziona? Si dovrebbe fare qualcosa ma si continua a rimandare? Si è operata una scelta che ha reso qualcuno infelice? “Così ha voluto il Destino”… no, signori, così è troppo facile.

Credere nel Destino è una scelta; io trovo molto più costruttivo credere in sé stessi e al potere delle proprie scelte, seppure mediate – talvolta “purtroppo” – dal caso che fa’ ciò che vuole Ma “caso” è solo una parola che si usa per indicare un avvenimento o una serie di avvenimenti imprevisti, ma che di fatto “non esiste” come entità reale, a differenza del Destino che, per chi ci crede, esiste eccome.

Ma che il caso intervenga o meno a mettere il bastone tra le ruote, almeno si avrà fatto cosa è in nostro potere al fine di ottenere ciò che si desidera. Che si riesca ad ottenerlo oppure no.

Challenge

La vita è una partita a scacchi… e pure un trasloco ;-)

Ho sempre pensato che in ogni cosa, perfino in un gioco,  mettiamo noi stessi. Certo, l’importanza della posta in gioco è diversa, eppure come ci comportiamo in una cosa di apparente poco conto, così, o almeno in modo similare, ci comporteremo nelle cose importanti. Ecco perché credo che perfino dalle cose piccole possiamo imparare importanti aspetti di noi stessi, del nostro modo di affrontare la vita, del nostro modo di agire. Studiandoci sopra, potremmo migliorare non solo ciò che stiamo facendo, che sia importante oppure no, ma anche come agiremo nelle nostre sfide future.

Ecco allora quanche altro pensiero nato dall’osservazione della preparazione al prossimo trasloco, previsto per il 16 di Luglio, e… delle solite partite a scacchi 🙂

1) Se non ne avete voglia, non avete tempo, siete di fretta… lasciate perdere.

Le cose richiedono concentrazione ed entusiasmo per funzionare bene. Alcune sfide tocca affrontarle lo stesso ma, per le altre, non siete obbligati. Perché fare qualcosa che non vi va veramente di fare o che sapete già avere buone probabilità di fallire a causa dello scarso tempo che potrete dedicargli?

2) Chi ben comincia è davvero a metà dell’opera…

Spesso non si vede l’ora di andare al nocciolo della faccenda, eppure iniziare con il piede sbagliato, errare le prime mosse, da’ un vantaggio all’avversario, che sia umano o il caso, che spesso si rivela irrecuperabile. Forse sarete obbligati a combatterla comunque, non sempre si può “abbandonare la partita”, e magari sarà anche una sfida che tirerete a lungo, sempre tesi all’inseguimento a causa di quell’errore iniziale. Ma, sotto sotto, sapete già di aver persa in partenza. Un vero peccato.

3) … ma l’altrà metà della strada è lunga: mai calare l’attenzione.

Bene sarebbe, quando possibile, avere una strategia, o meglio ancora un set di strategie a seconda di come si mette la vostra sfida. Vivere alla giornata è senz’altro una bella proposizione, ma spesso non è proprio il modo migliore di affrontare le sfide. Inoltre, non solo si deve fare mente locale alle mosse da fare il più possibile in anticipo, ma bisogna sapere che per quanto ci si sia preparati, il vento può cambiare e bisogna essere pronti a prendere una nuova rotta per arrivare alla meta prevista. Scorgere una tempesta in avvicinamento ma non fare nulla per evitarla perché ormai si è tracciato la rotta, non può che portare ad “una tremenda sciagura” (citazione dal film “The Mothman Prophecies” :-D).

4) Ogni partita è una storia a sé.

E’ un po’ un corollario del punto precedente. L’esperienza è utile, ma non può giocare al posto vostro. L’esperienza è solo una parte di ciò che serve. Anche se avete vinto le dieci partite precedenti, una mossa inaspettata, del vostro avversario o del fato, non solo è possibile, ma perfino probabile. Aspettarsi che tutto fili liscio, che il mare sia sempre piatto come una tavola e il vento sempre a favore, è quasi sempre una pia illusione. Quindi… occhi aperti!

5) Spesso è proprio nell’ultimo tratto che si commettono errori fatali.

Non se ne ha più voglia, la fine è a un passo e ormai sembra impossibile che qualcosa possa andare storto. E poi, come ben sa chi ha fatto la leva militare, negli ultimi metri di un percorso un sassolino pesa come un macigno, e un giorno è lungo cento. Quando si è in questo stato d’animo, è molto facile lasciarsi andare e… essere infilati in contropiede 😉

 

Bé, mi rendo conto che la morale è: attenzione all’inizio, attenzione nel viaggio, attenzione alla fine. E’ dura, lo so 😀

Scelta: mai pensare all’altro cammino

MAI PENSARE ALL’ALTRO CAMMINO
di Paulo Coelho
“Una volta che scegliamo un cammino, dobbiamo dimenticare tutti gli altri”, diceva il maestro ai suoi discepoli. Lowon, l’allievo che non sa apprendere, ascolta con attenzione. Alla fine della conferenza, Lowon viene invitato da un gruppo di persone a fare una conferenza in un bar.
“Non voglio nessun compenso – dice Lowon -. Ho fatto la mia scelta, sono un servitore, desidero divulgare la parola della Fede”.
Il gruppo ne è contento, si reca nel bar e Lowon fa la conferenza. Alla fine, egli domanda: “Solo per curiosità, vorrei sapere: quanto denaro ho rifiutato?”.
Nell’apprendere l’eccellente compenso che gli sarebbe stato dato, Lowon si sente sfruttato dal gruppo che lo ha invitato e va a lamentarsi con il maestro. “Quando si fa una scelta, bisogna sempre dimenticare le altre alternative. Chi segue un cammino e continua a pensare a ciò che ha perduto abbandonando gli altri, non arriverà mai da nessuna parte”, è la risposta del maestro.


Commento di Wolfghost: l’importanza della scelta e’ cosa nota a tutti, anche qua sul mio blog ne abbiamo parlato tante volte  🙂 Cosi’ come abbiamo spesso scritto che c’e’ anche un giusto momento per la scelta: prima di aver ben valutato le possibili alternative e’ un azzardo; dopo e’ una procastinazione che puo’ portare a perdere l’opportunita’ o addirittura all’immobilismo completo.
C’e’ pero’ anche un altro pericolo, ovvero il tornare indietro in continuazione pensando di aver sbagliato strada. Quanti di noi hanno iniziato mille cose diverse per non portarne davvero avanti  nemmeno una? 😦 Pensare a “come sarebbe andata se…”, quando ormai si e’ scelto, e’ uno dei modi migliori di inciampare all’inizio di un cammino… sulle proprie stesse gambe 😀
Faccio spesso l’esempio del bivio. Arriviamo ad un bivio e, dopo averci ben pensato, decidiamo di andare a destra. Nella vita non si torna mai veramente indietro, perche’ le cose cambiano, anche in seguito alle nostre scelte. Quindi, comunque sia la strada che stiamo percorrendo, chiedersi come sarebbe stata la strada a sinistra del bivio e’ del tutto inutile: una pura fantasia che non saremo mai in grado di verificare.
Questo vuol dire che bisogna sempre andare avanti perfino quando si e’ sicuri di percorrere una strada chiusa? Ovviamente no, sarebbe sciocco farlo. Ma anche pensare di tornare indietro sarebbe sciocco e inutile. E poi sarebbe come buttare via una esperienza che, per quanto fallimentare possa sembrarci, ci ha certamente insegnato qualcosa. Casomai prendere un’altra strada allora, ma dal punto in cui siamo arrivati. Questa e’ la scelta giusta in quel caso 🙂

errore ripetuto

JACK LALANNE – Scegliere di vivere, e di essere “grande”

Ho appreso qualche giorno fa dal Corriere.it che e’ morto a 96 anni Jack LaLanne, personaggio a cui dedicai un post nell’ormai “lontano” dicembre 2007 e che ripropongo piu’ sotto. Chi era Jack LaLanne? In Italia non e’ molto conosciuto, ma negli USA e’ stato un autentico mito. In pratica e’ ricordato per essere stato il primo culturista, ma ha fatto molto di piu’. Riporto qualche frase scritta da Ennio Caretto sul Corriere.it, potete trovare tutto l’articolo qui:http://www.corriere.it/esteri/11_gennaio_24/caretto-lalanne_370f566c-27ac-11e0-9fb9-00144f02aabc.shtml
Insegnò all’America fitness e dieta sana a base di pesce e verdure […] Nemico dichiarato della obesità, tutt’oggi una piaga americana, La Lanne aprì la prima palestra a San Francisco in California nel 1936, a soli 22 anni, e insegnò all’America a saltare la corda, fare sollevamento pesi, e via di seguito, e a mangiare uova pesce frutta verdura invece del fast food.[…] LaLanne amava raccontare di essersi trasformato in un palestrato a 15 anni. «Mangiavo male, ero esile e debole. Mia madre mi ammonì che dovevo irrobustirmi. Mi dedicai agli sport e agli esercizi più pesanti, ore e ore tutti i giorni». Alto neppure un metro e settanta, pesante meno di settanta chili, LaLanne sviluppò una tremenda muscolatura. Fu considerato uno degli uomini più forti del mondo: a sessanta anni, trascinava ancora a nuoto, con le caviglie incatenate, una barca di cinque quintali dalla isola di Alcatraz, nella baia di San Francisco, fino alla città. […] eccessi del culturismo a parte, ha osservato Thompson, fu un buon esempio per i giovani. Sposato a una salutista, con un figlio, nonostante la sua celebrità LaLanne condusse una vita riservata a Morro Bay. […] «Ebbe una salute di ferro» ha commentato Thompson «anche in tarda età, la conferma di quanto sia importante tenersi in forma e attenersi a un vitto equilibrato»

Ed ora il post che gli dedicai tre anni or sono (post originale: Scegliere di vivere e di essere grande)…


JACK LALANNE – Scegliere di vivere, e di essere “grande”.

JackLalanne

Questo e’ quello che ha fatto Jack LaLanne, nome che non dice molto agli italiani ma che appartiene a un volto visto tante e tante volte nei film.

Un volto che e’ quello del maestro e ispiratore di Arnold Schawerzenegger.

Un nome che e’ quello di un ragazzo magro, malato, che era lo zimbello dei suoi compagni di classe, dal peso di 43 chili, occhiali, apparecchio dentale e stampelle. Con un’immagine e una stima di se’ cosi’ basse che lo costrinsero ad abbandonare gli studi.

Un ragazzo che tento’ di uccidere il proprio fratello.

Un ragazzo per il quale l’orizzonte mostrava solo nubi molto scure.

Un ragazzo che un giorno partecipo’ ad una conferenza e fu cosi’ ispirato dalle parole che udi’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare la sua disperata condizione.

Jack LaLanne consumava una quantita’ incredibile di zucchero, si nutriva male ed era afflitto da manie di persecuzione e idee di suicidio.

Un giorno la madre lo condusse a forza ad una conferenza di un nutrizionista, la sala era piena, e, con grande sollievo di Jack, che mal sopportava le altre persone, fecero per andare via.

L’oratore li vide e disse che non era mai successo che a qualcuno fosse impedito, dalla mancanza di posti a sedere, di assistere ad un suo discorso.
Chiese due sedie e li fece accomodare proprio di fronte al palco.

Jack avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna, non solo era costretto ad assistere alla conferenza, ma quel che e’ peggio e’ che era di fronte a tutti quanti gli altri.

Le due ore che seguirono cambiarono la vita di Jack. Fu cosi’ ispirato da quello che ascolto’ che si convinse che era possibile fare qualcosa per migliorare le sue orribili condizioni fisiche.
Scelse di fare in modo che il suo futuro fosse migliore del suo breve passato.

E inizio’ ad esercitarsi. Due ore al giorno. Ogni mattina si alzava alle 5 e per due ore si esercitava. E continuo’ a farlo per tutta la vita.
Sta continuando anche ora, a ottant’anni suonati. [Nota di Wolfghost: Jack LaLanne ha 91 anni adesso, ed è ancora in movimento! ;-)]

Jack e’ comparso in praticamente tutti i talk show d’america, Jack ha nuotato, ammanettato, dall’isola di Alcatraz fino alla baia di San Francisco, un’impresa definita impossibile e mai riuscita finora a nessun’altro.

Nel 1936 apri’ le prime palestre in America, dove e’ noto col soprannome di “Mr. Exercise”. Oggi Jack LaLanne puo’ battere uomini di 50 anni piu’ giovani di lui.

Jack e’ miliardario, in dollari, Jack e’ una leggenda.

Non vi e’ un sito che parli di lui, ve ne sono oltre quattromilacinquecento.

Digitate Jack LaLanne su un qualsiasi motore di ricerca e godetevi lo spettacolo di una fiaba dei tempi moderni, ma vera.

Non chiamate Jack LaLanne un culturista. Non e’ solo quello. Ha impiegato tutta la sua passione ed intelligenza verso un unico obbiettivo.

Ma lo ha fatto in maniera egregia.

In tutte le sue interviste (e ne troverete parecchie) da lui rilasciate, conferma una sola nota costante: ESERCIZIO fisico, due ore al giorno e poi basta, ma sempre, senza mai saltare una giornata, per oltre 70 anni.

Non e’ stato facile, e confessa che non e’ tutt’ora facile alzarsi alle cinque del mattino per farsi un’ora di pesistica e poi un’ora di nuoto (tanto per rilassarsi!) ma lo fa. In modo costante e continuo.

Non ci importa tanto il QI di Jack, ma quello che lui ha dimostrato, esempio vivente della determinazione tesa al raggiungimento dei risultati.

Per nessuno di noi e’ facile dare una sterzata e cambiare.

Ma il nostro destino e’ nelle nostre mani, solo e soltanto in quelle.

Possiamo iniziare la metamorfosi o continuare a sonnecchiare nelle nostre vere o presunte certezze e sicurezze.

Ma nel momento in cui decideremo di agire… In quel momento preciso… Nessuno potra’ fermarci.

Fate la scelta giusta e… sarete al vertice !

Rodolfo di Maggio

 


“Come rispondi alle sfide dopo che hai preso la decisione di cambiare la tua vita, determinera’ se raggiungerai i tuoi obbiettivi o se fallirai.” – Richard Curti

I consigli degli altri – di Paulo Coelho

guerriero terracotta

 

I CONSIGLI DEGLI ALTRI
di Paulo Coelho


“Io credo a tutto ciò che gli altri mi dicono, ma alla fine ne sono sempre deluso”. Questo è ciò che siamo soliti sentir dire.
È molto importante confidare negli altri; un Guerriero della Luce non ha paura delle delusioni, perché conosce il potere della propria spada, e la forza del proprio amore. Tuttavia, egli sa che una cosa è accettare i segnali di Dio e capire che gli angeli si servono della bocca del nostro prossimo per darci consigli, ben altra, invece, è essere incapace di prendere decisioni e cercare sempre di trasferire la responsabilità delle nostre azioni sugli altri.
Possiamo confidare negli altri solo se, per prima cosa, siamo capaci di confidare in noi stessi.

 



Commento di Wolfghost: uno dei miei cavalli di battaglia è “Ascoltare tutti, ma infine decidere sempre con la propria testa”. Nessuno nasce sapendo tutto. Nessuno arriva mai a sapere tutto. Credere di sapere tutto, di essere infallibili, è una presunzione che porta spesso alla rovina. Nella nostra vita ci costruiamo convinzioni e credenze basandoci necessariamente su ciò che ci è stato detto o di cui abbiamo avuto esperienza. Perfino le nostre percezioni sono influenzate dal nostro sistema di credenze. Ma ciò che ci è stato detto non può “contenere tutta la conoscenza”; la nostra esperienza non può essere assoluta: c’è, e ci sarà sempre, qualcosa da imparare, qualcosa che ci è sfuggito, nella quale non ci eravamo ancora imbattuti o, semplicemente, che non abbiamo mai approfondito perché non ci serviva. Ecco perché ascoltando gli altri, perfino coloro che a pelle non ci sembrano affidabili, possiamo trarre preziosi insegnamenti. Ascoltando gli altri possiamo evitare gravi errori.
Tuttavia, come la nostra conoscenza è parziale e personale, così lo è anche quella degli altri: non è detto che ciò che va bene per loro possa andare bene anche per noi, nessuno possiede totalmente la conoscenza per tutti. Possiede solo la propria, e solo parzialmente.
Ecco perché l’ascolto degli altri deve essere critico e mai pedissequo. Dobbiamo valutare le parole che ascoltiamo o leggiamo, per capire se vanno bene anche per noi o se ci conducono su una strada che non è la migliore per noi.
L’arroganza di credere di poter sempre fare a meno dei pareri altrui, e la debolezza di dipendere sempre dalle parole degli altri essendo incapaci di agire per conto proprio, sono due estremi entrambi sbagliati.
Credo che nella vita si sbagli sempre, perché in ogni scelta c’è qualcosa di sbagliato e qualcosa di giusto, e comunque, una volta direzionata la nostra azione, non serve chiederci “chissà come sarebbe andata se…”; ecco perché è meglio conservare la coerenza e la pace con sé stessi, piuttosto che farci violenza da soli non facendo ciò che sentiamo di dover fare solo perché qualcuno ci ha consigliato in modo diverso.
Sempre si sbaglia (come sempre si ha ragione), tanto vale evitare almeno di star male entrando in conflitto con noi stessi.
E poi ho sempre pensato che sia meglio sbagliare di proprio pugno, che avere la scusa per poter adossare la responsabilità di un nostro errore su qualcun altro.

Il pensatore - Auguste Rodin, 1881

L’evoluzione della specie – un racconto di 28GrammiDopo

Stasera torno ad una pratica che ho lasciato in sospeso per un po’: pubblicare post di altri blogger che trovo particolarmente interessanti 🙂
Il post in questione (che personalmente catalogherei sotto la voce “buone intenzioni d’inizio anno”) appartiene ad un blogger di 20 anni, uno che però (e mi sono già scusato con lui per il “però”, come se l’età fosse un fattore negativo :-D) le idee le ha già ben chiare, evidentemente 😉

Voglio condividerlo con voi, sperando che apprezziate altrettanto 🙂
In realtà, conoscendo un po’ chi passa di qua… ne sono pressoché sicuro 😉

Il finale è la vera illuminazione: non si parli di “incapacità”, piuttosto di… libera scelta (autolesionista? Ditemelo voi… ;-)).


L’evoluzione della specie
By: 28GrammiDopo
Blog: iacopobarison

 

Sei lo spot pubblicitario di te stesso.

Brevi trailer. Il marketing t’insegna come vomitarli.

Messaggi chiari, diretti, senza gradi di subordinazione. Sei un prodotto; comportati come tale.

Devi illudere le persone, costringerle a consumarti.

Coraggio, provaci.

Io non gioco solo ai videogiochi. Guardo anche MOLTISSIMI film.

                             

Gli anni fluiscono soavi.

Gli uomini si riparano dietro a mura d’indifferenza. Quando sono protetti trovano facile ignorare. Ignorano i denti che ingialliscono. Le pupille che perdono brio. Il calo di libido che non è noia ma vecchiaia. E dentro a quelle mura s’accorgono che la loro felicità è fiction.

Ma fanno finta di niente.

Enrico ha ben impressi questi concetti.

Non ha la cultura per scriverli. Non ha amici – ma nemmeno conoscenti – a cui esporli. Però ha vagonate d’ansia che trovano in lui una stazione d’arrivo.

Guarda la sua collezione di videogiochi e scaccia i brutti pensieri. Non c’è polvere su quelle copertine. Non c’è polvere sulle sue orme. Le orme del cammino di Enrico sulla Terra, tangibile grazie alla miriade d’acquisti compulsivi che sfoggia e chiama collezione.

Vorrebbe evolversi.

Australopiteco-Genere Homo-Vecchio Enrico. Nuovo Enrico, forse.

Io non gioco solo ai videogiochi. Posso anche evolvermi.

 

Come dicevo, gli anni fluiscono. Soavi, dimenticavo.

Enrico continua a rimandare la sua evoluzione. C’è sempre qualche gioco da finire, qualche film da guardare, qualche pianto da soffocare.

Ora, ad esempio, sta mangiando.

Pennette ai quattro formaggi, si diverte a scongelarle e ad osservare il sugo che prende forma.

E voi credete che non voglia realmente imporsi un cambiamento. Che non voglia alzarsi, lasciando il piatto a metà, ed infilarsi una tuta. Che non voglia uscire a fare jogging, sconfiggendo sociopatia ed obesità in un colpo solo.

Voi che credete questo, credete il giusto.

Enrico non vuole nulla di tutto ciò. L’evoluzione deve rimanere una possibilità. Un rosario da stringere quando, al guardar la collezione, non prova altro che sconforto. Uno strumento di speranza, ecco.

Io non gioco solo ai videogiochi. So anche stritolare rosari.

 

Gli anni fluiscono.

Io gioco solo ai videogiochi. Non so fare altro.


Pacman

 

Essere se’ stessi

Sospendo per qualche giorno il racconto della “dama bianca” per riportare qua un bel post di Smailer, blog: Un sorriso dagli occhi della luna. Ho gia’ parlato in passato del tema “essere se’ stessi”, ma questo post mi ha dato l’occasione di focalizzare il mio pensiero sull’argomento, pensiero che ho riassunto in un commento al post originale e che riporto anch’esso qua.
Mi piacerebbe conoscere anche la vostra personale risposta alla domanda di Smailer, e credo che anche lei ne sia molto curiosa 😉

 



Domanda

Quale è il momento della propria vita in cui si è veri fino in fondo?

vale a dire…ci sono situazioni quotidiane in cui “dobbiamo essere”, “dobbiare fare”, “dobbiamo sembrare”!!! in cui un certo comportamento ci viene obbligato….vuoi dalla situazione, vuoi dalla necessaria diplomazia o convenienza…

ma quando ci sentiamo veramente noi stessi, fino in fondo, senza vincoli, senza inibizioni…quando ci diciamo…”ecco il momento per cui vale veramente vivere!”

quando stiamo lavorando, quando stiamo da soli, quando ci rifugiamo nella nostra famiglia, quando siamo in vacanza, quando facciamo l’amore, quando leggiamo o guardiamo un film…..quando facciamo il nostro sport preferito….quando, insomma, sentiamo di essere proprio noi stessi, senza falsità e senza maschere, quando stiamo bene e vorremmo sempre stare così??? liberi e appagati da quella situazione, per cui pensiamo che valga davvero vivere??? per quel momento che aspettiamo ogni istante con ansia e con trepidazione???

ho sempre pensato che quello fosse il sogno, il motivo per cui dare un senso alla propria vita! al di là di quello tutto il resto è solo cornice!!!

e per voi quale è quel momento? quello in cui siete veramente voi stessi???

Alessia [Smailer]



Commento di Wolfghost:
Questo e’ un bellissimo post, con un bellissimo quesito 🙂
Secondo me non c’e’ un “dove” o un “quando”: si puo’ recitare facendo l’amore (triste…) o si puo’ essere se’ stessi nel bel mezzo di una riunione lavorativa piena di persone.
Cio’ che davvero conta e’ la consapevolezza che ti permette di sapere cosa stai facendo.
La persona che e’ davvero se’ stessa e’ quella che e’ sempre presente a se’ stessa, perfino se sta recitando su un palcoscenico.
La differenza tra lei e un’altra persona, e’ che la seconda non si rende conto di cosa realmente sta facendo, e’ solo un burattino che agisce su comandi espliciti o impliciti (dei quali nemmeno e’ cosciente) che gli arrivano, o gli sono arrivati, dall’esterno.
Una volta ebbi una discussione con un mio caro amico. Questo non voleva saperne di entrare in locali tipo discoteche poiche’ avrebbe dovuto vestirsi elegante (ora le cose sono probabilmente un poco cambiate) mentre lui voleva sempre “essere se’ stesso”. Io gli feci notare che imporsi di vestire sempre in una determinata maniera (che meglio secondo lui lo rappresentava) era rendersi schiavo allo stesso modo di seguire sempre le mode del momento.
La persona libera e’ colui che veste in jeans e maglietta ma che, se ne ha piacere e – perche’ no – convenienza, non si addolora per il solo fatto di mettersi in giacca e cravatta.
Siamo in una societa’ e qualunque societa’, qualunque “agglomerato” di persone, ha necessariamente bisogno di regole, e’ inevitabile. Altrimenti sarebbe l’anarchia. La persona libera non e’ quella che e’ schiava di queste regole, ovvero che le segue perche’ non e’ cosciente di avere alternative oppure perche’ si sente obbligato a farlo; la persona libera e’ colei che in quel momento sceglie, per sua convenienza o piacere, di servirsi delle regole di quella societa’.
Cosi’, se io ho voglia di andare a ballare in una certa discoteca, certamente ci vado anche se devo vestirmi in un certo modo, perche’ sono consapevole che sto semplicemente seguendo qualcosa che in quel momento e’ logica conseguenza della mia scelta. In realta’, anche la conseguenza e’ una mia scelta, non e’ cosi’? 😉
L’anticonformista e’, a mio avviso, il peggiore dei conformisti e finisce, quasi sempre, per vivere peggio degli altri in nome di quell’essere se’ stesso che identifica solo negli atti e nell’apparenza, anziche’ nell’anima, nel cuore, nella mente.


P.S.: domani pomeriggio (domenica) torno per qualche giorno a Stoccolma dopo parecchio tempo di assenza, dovrei comunque essere in grado, verso sera, di leggere e rispondere i vostri eventuali commenti 🙂

nel cielo

Ognuno e’ artefice del proprio destino – ripresa

“Non sono mai stato povero – solo in ristrettezze economiche.
Essere poveri e’ uno stato mentale.
Essere in ristrettezze e’ solo una situazione temporanea.”
Mike Todd – Produttore di Broadway

Questo aforisma lo scrivevo nel post del 18 maggio dell’anno scorso (Ognuno e’ artefice del proprio destino), vi invito a darci un’occhiata prima di andare avanti nella lettura 🙂

A volte i miei post nascono quasi per caso; altre sono l’esatto specchio del momento che sto passando e servono a me per primo, per riflettere su cosa mi sta capitando e sul modo migliore di agire e reagire.
Quell’aforisma e quel post… ero io, era la mia situazione del momento: per una serie di scelte che decisi di fare mi ritrovai infatti in una crisi economica molto seria, con rischio di blocco del conto in banca (e io non ho piu’ “paracadute”: non ho piu’ genitori, ne’ case di proprieta’ o altri beni di grande valore) e conseguente… mancanza di pagnotta, nel reale senso del termine 😉

Avrei potuto abbattermi, sentirmi “fregato” dalla vita e dalle circostanze, ma scelsi di tenere la testa alta e di dirmi “Non importa quanto tempo ci vorra’: ce la farai!”.

Sono passati dieci mesi e mezzo e l’altro ieri… ho festeggiato il ritorno dagli inferi economici 😛

Vi assicuro: non e’ stato facile e certamente la crisi generale odierna e’ una costante minaccia, ma… come scrivevo pochi post fa, credo che ogni vittoria vada comunque festeggiata 🙂

Non dico che nella vita si possa risolvere tutto, ci sono drammi che purtroppo si possono solo accettare, ma per tutti gli altri, per tutti quelli per i quali si puo’ combattere e dirsi “Ce la farai!”, bisogna alzare la testa, raddrizzare le spalle e… affrontare la sfida.

E la vita, in genere, ripaga chi decide di non arrendersi e continua a lottare.

conti

La paura di scegliere

Questo e’ uno dei post che giace nella mia mente da tempo, in attesa del momento per scriverlo. Ora, grazie ad un intervento di Happysummer nel post precedente, con mia conseguente risposta, ho deciso che e’ arrivato il momento di scriverlo e pubblicarlo. Non prima pero’ di avervi fatto notare che la testa del blog e’ di nuovo cambiata: ora titolo e immagine sono a colori… che ne dite? 🙂

Wolf 5


topastroLa paura di scegliere
di Paulo Coelho

Una vecchia storiella per bambini racconta di Donna Scarafaggina che, spazzando la casa, trovò una moneta. Dopo essere stata per lungo tempo alla finestra, per scegliere il pretendente adatto alle sue paure e ai suoi desideri, finì per sposare Giovanni Topastro. Come tutti sappiamo, Giovanni Topastro cadde nella pentola dei fagioli.
Molte volte, nella vita, troviamo una moneta che ci è data dal destino e pensiamo che questo sia l’unico tesoro della nostra vita. Finiamo per attribuirgli tanto valore che il destino – lo stesso che ci ha consegnato la moneta – s’incarica di riprendersela.
Chi ha molta paura di scegliere compie sempre la scelta sbagliata.


Commento di Wolfghost: premesso che non conosco la storia citata da Coelho (forse e’ si’ una storia per bambini, ma magari in Brasile…) e che mi piacerebbe che chi eventualmente la conoscesse o riconoscesse la raccontasse (e’ una curiosita’ che mi porto dietro da anni! ), devo prima di tutto sottolineare che Coelho parla di “molta paura”, quindi non e’ un invito a buttarsi allo sbaraglio: un po’ di timore nel compiere una scelta, soprattutto se importante, e’ normalissimo. Qui si parla di quando, allo scopo di evitare anche il benche’ minimo margine di errore, si finisce per entrare nelle sabbie mobili del, da me odiatissimo, immobilismo.
Un’aforisma da me citato sul blog ormai ben piu’ di un anno fa, diceva:

“Il procrastinare è una delle malattie
più comuni e più mortali
e il suo effetto nefasto sul successo
e sulla felicità è molto grande.”
Wayne W.Dyer

Ripeto, per anticipare la consueta critica: certamente c’e’ un tempo per ogni cosa, quando non si ha ben presente il quadro della situazione, quando si ha ancora necessita’ di tempo per chiarirsi, e’ bene fermarsi e riflettere, ma c’e’ un limite che non va superato, pro’ e contro esisteranno sempre, e’ impossibile che una scelta comporti solo “pro'”, e’ molto difficile che non ci sia il minimo rischio, ma…

L’unico vero rischio nella vita
è non voler correre alcun rischio.”
Sergio Bambaren

Arriva un momento nel quale ci si accorge che i pensieri si sono chiusi su se stessi: vengono in mente gli stessi “ma”, i medesimi “forse”, nessun altro elemento utile alla nostra decisione puo’ ormai essere aggiunto. L’ansia e l’angoscia crescono, ci si sente bloccati, impotenti, inermi. Non si riesce nemmeno piu’ ad ascoltare davvero chi cerca di consigliarci. A questo punto e’ diventato tutto piu’ difficile, meglio sarebbe stato non arrivare ad un simile stato di blocco, perche’ adesso i pro’ e i contro sembrano tutti avere lo stesso peso: abbiamo perso la capacita’ di discernimento e potremmo davvero compiere la scelta sbagliata.

Decidendo per tempo, quando ci si accorge che si sta per cadere in un simile blocco – e di solito lo si percepisce – si puo’ ancora interrompere quello schema mentale distruttivo nel quale si sta precipitando.
E se si sbagliera’… amen, a parte il fatto che non si puo’ sapere come sarebbe andata prendendo un’altra decisione, perlomeno saremo usciti dal nostro stato di empasse, avremo dimostrato a noi stessi di poter scegliere e la prossima volta riusciremo a farlo con piu’ facilita’.

Non comprare un vaso per paura di romperlo non vi puo’ portare ad avere quel vaso in casa. Pare ovvio, non e’ vero? Eppure molti di noi passano la maggior parte della vita nell’angoscia della non-decisione.

“Meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita.”
Rita Levi Montalcini

arcobaleno