Fai buon viaggio, Junior!

Perseo e acquario

Anche Junior, lo scalare rossastro (da non confondere con Junior-gatto 😉 ), il pesce a destra verso il bordo superiore dell’acquario in foto, se n’è andato. Ieri sera, all’accensione delle luci dell’acquario, l’ho visto mezzo sepolto tra la ghiaetta 😦 Eppure non aveva dato segni di malessere, Jack, il pesce arancione sul lato sinistro in alto, sembrava da mesi molto più mal messo di lui: se avessi dovuto scommettere sul “prossimo” avrei certamente scelto Jack, anche perché è piuttosto vecchiotto (e con questo so di avergliela “tirata” 😊 ).

C’è sempre da imparare, perfino dai pesci di un acquario casalingo: come dice uno dei Lama che seguo (via Youtube), davvero non si può sapere cosa ci riserva il futuro, perfino quello più prossimo. Ricordo un suo video nel quale ricordava diversi suoi amici che un giorno c’erano e il giorno dopo <<schiocco di dita>> (immaginate la scena…). Naturalmente il loro scopo non è intristire la gente, ma ricordare di occuparsi delle cose importanti prima che sia troppo tardi, perché la vita passa… e lo fa prima di quanto pensiamo.

L’acquario sta diventando tirste in effetti, ci sono rimasti due pesci “maggiori”, Lucky e Jack, e un po’ di pesciolini piccini (una dozzina…) che però si notano appena. L’acquario era stato un regalo di Lady Wolf, è vero, ma sapeva che lo desideravo. Ora, tornassi indietro, non so se lo prenderei più, però continuo ad occuparmene alacramente visto che c’è vita lì dentro 😊

Non posso “ripopolarlo” con pesci maggiori perché Lucky, il pesce allungato che si vede sul fondo e che piace tanto ai gatti 🙂 , è un po’ cattivello e li stressa. Di fatto Lucky è figlio della solita mezza truffa “da rivenditore”: “Sì, sì, va benissimo per il tuo acquario, ti toglie le alghe!”. Peccato che non mi ha detto che sarebbe cresciuto molto e non sarebbe stato adatto per un acquario di 100 litri, e pure non mi ha detto che non è un pesce “solitario” ma avrebbe dovuto avere compagnia della sua specie. E’ probabile che queste concause abbiano stressato Lucky a sua volta e per questo si comporti così. Però ormai è cresciuto lì dentro, è la sua casa, e secondo me subirebbe un grande shock ad essere spostato. Così l’idea è lasciarlo lì e casomai ripopolare l’acquario di pesci piccini dei quali Lucky sembra non curarsi 😊

Così ieri sera ho accompagnato Junior nell’ultimo suo viaggio: l’ho lasciato cadere in un ruscello che corre vicino a casa, è tornato ad essere parte integrante di quella natura da cui è stato strappato, anche se a dir il vero è probabile che, come quasi tutti i pesci dei negozi, provenisse da un allevamento in cattività.

Non so se ci credo davvero, ma… io gli ho augurato una buona rinascita 😊 Sia mai…

Acquario in tempi più floridi, con Jones ancora piccino

 

Jones e Junior (gatto) che guardano l’acquario

 

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Lady Wolf & Co.

Bene, il programma delle “buone intenzioni di inizio d’anno” procede.

Il peso è già sceso da 79,1 a 77,1. Continuando così arriverei a centrare l’obiettivo per fine aprile, ma è un po’ ottimistico poiché, per esperienza passata, perdere i primi chili è molto più facile dei successivi 🙂

La ricerca di un altro posto di lavoro invece è un po’ ferma, non che non abbia fatto nulla, ma sicuramente potrei fare di più. Comunque per fortuna non ho grande pressione al momento e questo suggerisce di non “correre” rischiando di fare errori.

Questo breve post però ho pensato di farlo prima di tutto per Lady Wolf che, davvero, è partita col nuovo anno alla grande.

A parte la salute, che sta seguendo con grande attenzione, ha iniziato a dare una mano in un canile locale, una mano che si aggiunge a quanto già fa virtualmente sulla nostra pagina facebook “adotta un cucciolo”, su altri siti e anche via Whatsapp. Insomma, se io sono il “fil-gattaro” che tre volte a settimana va a sfamare i gatti di un parco cittadino, lei ora pensa ai cani 😀

Oltre questo ha preso, con mia grande ammirazione ed approvazione, a seguire tematiche che hanno a che fare con la mente, come la meditazione, la crescita personale e la spiritualità. Per una che è sempre stata convinta di non essere capace a meditare non è male 🙂

Infine si è iscritta ad un corso di massaggio olistico che inizierà a breve. Ho letto il programma e sembra davvero interessante.

Insomma, ha messo tanta carne al fuoco, ma sono cose interessanti, e le cose interessanti non stancano, anzi spronano dando carica ed energia. Ieri all’ora di pranzo, dopo una mattinata passata in canile al freddo e al vento, pensavo di vederla tornare ai “minimi termini”… ma non è stato così, sembrava anzi rinvigorita 🙂

Per quanto mi riguarda, sto cercando di essere più consapevole delle mie azioni, pensieri ed emozioni, di capire da dove arrivano e perché. Si hanno grandi sorprese. Ma questo potrà essere motivo di post successivi. Mi sono anche ripromesso di scrivere più spesso, vedremo se riuscirò a mantenere anche questo.

Questo sotto è il nostro Wolf-acquario. Ultimamente si era riempito di orribili alghe filamentose nere. Innocue, ma brutte da vedersi e che andavano ad intasare il filtro. Ho temuto di perderlo tanto la situazione si era fatta seria, ma con una buona pulizia, un prodotto anti-alghe (so che gli acquariofili storcono il naso quando si tratta di prodotti chimici, ma quando ce vo’…) e l’acquisto di un bel set di piantine antagoniste (piante a crescita rapida che si nutrono degli stessi elementi delle alghe, così affamandole) direi che la situazione è molto migliorata.

wolf-acquario

L’interpretazione dei sogni

Gli uomini da sempre sono affascinati dai sogni, a volte essi sono così verosimili o al contrario così strampalati da far quasi inevitabilmente sorgere la domanda sul loro significato. Stuoli di filosofi, esoteristi e psicologi si impegnano da sempre a trovare il modo di interpretarli. Il problema è che nonostante si cerchi in ogni modo di catalogarli essi sono molto personali e dunque di significato il più delle volte soggettivo. Lo stesso Jung, nonostante cercasse egli stesso catalogazioni di base allo scopo di favorire l’interpretazione dei sogni, ammoniva che, allo stesso modo dell’analisi di una persona, così un sogno non può essere interpretato in maniera del tutto oggettiva. Jung aveva intuito che determinati simboli erano atavici, innati, nell’umanità, e lo spiegava con l’idea che un determinato oggetto o azione avesse suscitato per generazioni e generazioni una stessa determinata sensazione da divenire parte di un “inconscio collettivo” a cui tutti attingiamo. Eppure nemmeno l’archetipo può essere valido sempre e per tutti. Jung faceva l’esempio della campana a suono lento, da secoli usata per indicare una cerimonia funebre: sognarla, in linea di massima, non può che avere un significato sinistro. In linea di massima, appunto. Perché una determinata persona può avere nel proprio inconscio qualche lontano ricordo, legato al suono di una campana, capace invece di evocare sensazioni diverse, perfino di felicità, con una forza evocativa tale da scalzare il significato archetipo che di solito ha.

A mio avviso molti sogni non hanno un significato particolare, nascono in gran parte per semplice rielaborazione delle esperienze vissute nel corso della giornata o del periodo, quando non da rumori e suoni che ascoltiamo, in maniera inconscia, durante il sonno. Quand’ero ragazzo, nelle prime ore di un mattino, un pacco di asciugamani che era accatastato su un armadio assieme ad altri (i miei genitori erano entrambi parrucchieri) iniziò a scivolare lentamente su un altro pacco fino a cadere a terra. Nella brevità di quei momenti la mia mente addormentata elaborò il sogno di una slavina che si stava staccando da una montagna. Vero è che ogni sogno non è mai del tutto privo di significato, perfino quelli più semplici contengono particolari che per il solo fatto di comparire nei nostri sogni, e quindi essere nel nostro inconscio, qualche importanza la hanno.

Molti altri sogni hanno invece significati psicologici profondi ma spesso di difficile comprensione. Psicologia vuole che il motivo sia che la nostra parte conscia cerchi di evitarli, di cancellarli, perché ha timore di cosa è sommerso nella parte inconscia dalla nostra psiche: potremmo avere segreti terribili nascosti là dentro e non vogliamo conoscerli. Così l’inconscio tende a mascherarli per riuscire a passare la censura imposta dalla parte conscia. Io però ho come l’idea che il motivo possa anche essere più semplice: i sogni nascono dalla parte più arcaica e meno razionale di noi, una parte non controllata, non soggetta al ragionamento e alle regole della realtà. Una parte che, insomma, la vede come vuole e non come logica gli detta. Ad ogni modo, al di là di come nascono, questi sogni ci possono dire molto. Forse non nascono per questo, per darci suggerimenti, ma possono farlo. L’elaborazione è comunque difficile perché, come scritto all’inizio, nascono su basi assolutamente soggettive. Un simbolo che per noi vuol dire “nero”, per un altro potrebbe voler dire “bianco”, e poco importa che simboli archetipi possano voler dire la stessa cosa per il 90 per cento di noi: potremmo far parte del restante 10 per cento e prendere un palo clamoroso nel voler seguire l’interpretazione standard.

Un esempio classico sono le persone che appaiono nei nostri sogni. Spesso l’inconscio utilizza simboli che richiamano un particolare significato per usarne la forza; una persona che è stata per noi un simbolo di autorità, come un padre, può rappresentare la parte autoritaria di noi stessi. Non è nostro padre che vuole parlarci, ma una delle sfaccettature della nostra stessa personalità.

Ricordo di aver letto un facile esercizio che dovrebbe aiutare a farci capire il significato di un determinato simbolo o persona di un nostro sogno. Ci si mette tranquilli, in una sorta di autoipnosi per intenderci, ma nulla di particolarmente strano: semplicemente tranquilli. Dopo di che si immagina di essere seduti su una sedia e avere di fronte a noi l’oggetto del nostro sogno seduto su un’altra sedia. A questo punto gli si iniziano a porre domande: “chi sei?”, “cosa rappresenti?”, “cosa volevi dirmi?”. E così via.

E non dimentichiamoci che non sono solo le immagini che contano, ma ancora di più le emozioni che in noi provocano. Lo stesso “film” che in una persona evoca una sensazione sgradevole, in un’altra può provocare sensazioni positive. E’ evidente che anche l’interpretazione cambia.

Nella mia libreria c’è un libro vecchiotto che si intitola “Sogni che diventano realtà”. Di cosa parla potete immaginarlo. Sì, esistono poi sogni particolarmente strani, che apparentemente predicono qualcosa che avverrà, sembrano mettere in contatto con qualcuno che sta dall’altra parte o sembrano essere capaci di portarci in un’altra dimensione. Di solito questi sono sogni particolari, “lucidi”, dove sentiamo di avere la nostra consapevolezza sveglia, in grado, in qualche modo, di controllare perfino ciò che stiamo facendo nel sogno. Il sogno sembra reale, vivido, tangibile, al punto di lasciarci al risveglio la quasi certezza che non poteva essere solo un sogno. E’ davvero così?

In uno dei pochi sogni lucidi che ricordi, mi svegliai, mi misi seduto, mi infilai le ciabatte, mi alzai, andai alla porta della camera… esattamente come facevo normalmente ogni mattina. Poi afferrai con la mano la maniglia della stessa per aprirla, percependone perfettamente il metallo al contatto con la pelle della mano. E qui ricordo che qualcosa iniziò ad apparirmi inusuale. Infatti in quel periodo, vivendo da solo, non ero solito chiudere la porta della camera: come mai era chiusa? Comunque aprì la porta e iniziai a camminare lungo il corridoio, solo che… c’erano quadri appesi alle pareti, e io non avevo quadri in casa mia! A questo punto mi svegliai. C’era una realtà in quel sogno? O era semplicemente un sogno così vivido da sembrarmi realtà?

Solo successivamente mi capitò di leggere resoconti di “viaggiatori fuori dal corpo” secondo i quali i viaggi astrali portano in dimensioni parallele alla nostra e ad essa anche simili, eppure sempre almeno leggermente diverse. Così si spiegherebbero le stranezze che si incontrano in questi presunti viaggi astrali. Realtà? O spiegazioni fantasiose per dare realtà a qualcosa che non la ha?

In realtà certi sogni raccontano di fatti accaduti in un tempo che deve ancora venire, o che sta accadendo in un altro luogo, con una accuratezza tale da far pensare che almeno questa piccola percentuale di sogni si fondi realmente su percezioni paranormali. E in fondo potrebbe non essere così strano.

C’è una teoria, di due noti ricercatori britannici, che sostiene che nel cervello esistono delle particolari cellule (“microtubuli” all’interno dei neuroni) con capacità quantistiche. In sostanza queste cellule funzionerebbero come recettori di energie che esistono fuori dal corpo “traducendole” poi in qualcosa che può essere elaborato dal cervello fisico. E’ un po’ la stessa teoria che ci dice che davvero l’anima esiste indipendentemente dal corpo e il cervello funziona come una radio ricevente avente lo scopo di portare l’anima all’interno della realtà materiale. La maggioranza degli scienziati al momento restano in disaccordo, ma d’altronde ogni grande scoperta nasce sempre scardinando le “certezze” che l’uomo si è faticosamente costruito in precedenza. Non è così? 🙂

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Incubo notturno, Henry Fuseli

Nota: colgo l’occasione per salutare Wendy, la nostra pesciolotta che ci ha lasciato dopo 4 anni di vita nel nostro acquario. Apparentemente non aveva malanni particolari, con noi è stata (o è stato, in realtà non abbiamo mai capito se fosse maschio o femmina) fin dagli albori del nostro acquario, arrivata assieme ad altri pesci che ancora ci sono (in particolari i piccolini da fondo) e altri che non ci sono più, ma era già grande quando l’abbiamo presa, poteva avere già qualche anno, quindi può essere che avesse raggiunto la sua aspettativa di vita. Resta, tra gli altri, Jack, l’altro Trichogaster, con cui peraltro Wendy non è mai andata d’accordo: sono stati quattro anni di lotte e inseguimenti! 😐

Ciao Wendy, fai buon viaggio!

 

Whity

Tra i primi abitanti del nostro acquario, allestito poco più di due anni fa’, c’era Giustino, un bel scalare multicolore 🙂 Assieme a lui c’erano altri due scalari: Leone e Marilù. Purtroppo Marilù non visse a lungo, pochi mesi, mentre Leone visse più a lungo, almeno un anno. Poi morì anche Leone e Giustino rimase l’unico della sua specie 😦

Un giorno di inizio agosto, ero in un negozio di animali per comprare il cibo a cane e gatti. L’occhio mi caddé sull’acquario dei pesci: in uno degli scomparti c’era un solo, minuscolo, pesciolino: un bellissimo scalarino tutto bianco. Non avevo mai visto un pesce così piccolo! 😮 Vederlo da solo mi commosse e così… lo portai a casa 🙂 Tra l’altro lo trovai subito speciale, “Questo piccolotto diverrà il Re dell’acquario!” dicevo a Lady Wolf 🙂

Whity e fratellini

“Come da manuale”, Giustino all’inizio non la prese bene e iniziò a inseguirlo ovunque. Gli scalari sono pesci territoriali e non vedono di buon occhio nuovi arrivati, soprattutto se della stessa specie. Così andai in un altro negozio e presi altri due scalarini, anche se non piccoli come White – così l’avevo chiamato.

L’esperimento sembrò funzionare: come mi aveva detto la commerciante, gli scalarini legarono subito e Giustino sembrò acquietarsi, o perlomeno divideva i suoi attacchi tra i tre piccolini 🙂

Purtroppo i due fratellini non sopravvissero a lungo, pare che gli scalari abbiano una mortalità infantile molto alta 😦 Ma ormai Giustino aveva accettato White e non l’attaccava più. In un certo senso, i due fratellini si erano sacrificati per lui 😦

White cresceva molto rapidamente, gli davamo un alimentazione particolare, adatta per i pesciolotti di questa specie, e un giorno avemmo una sorpresa: White, che da allora divenne Whity, aveva deposto un nugolo di uova! 😮

Whity e uova

Riuscire a far nascere gli avanotti è difficile in un acquario dove ci sono diversi pesci: per loro le uova sono cibo e ancora di più gli avanotti. Così la cosa non funzionò: Whity e Giustino avevano scelto una foglia troppo ripida per le uova e non appena queste si dischiusero gli avanotti, dibattendosi, iniziarono a cadere e… a diventare pasto per gli altri pesci 😦

Whity e Giustino ci riprovarono altre volte ma sempre senza successo.

Comunque, a parte il dispiacere per non vedere dei piccoli scalarini, Whity era ormai davvero la Regina dell’acquario: era diventata un bellissimo e maestoso scalare bianco 🙂

Una decina di giorni fa’ la pancina di Whity iniziò a gonfiarsi e lei iniziò a starsene in disparte. Per noi, che ormai la conoscevamo, era evidente che non si trattava della preparazione di un’altra covata, era più probabile un blocco intestinale. Cercammo di darle da mangiare dei piselli scongelati e ridotti in poltiglia, ma ormai non mangiava più 😦 Alla fine tentammo anche un bagno in acqua salata, un tentativo shock per eliminare eventuali batteri… ma non ci fu nulla da fare, e dopo solo tre giorni da quando aveva accusato i primi sintomi, Whity morì, lasciando di nuovo Giustino da solo. Avevo solo otto mesi 😦 E’ stata “sepellita” nel torrente che sfocia nel mare, raggiungendo gli altri “fratellini” che se ne sono andati prima di lei.

Whity e Giustino

Lo so, lo so, era solo un pesce. Però era una pesciolina speciale: l’avevo scelta, si era fatta scegliere venendomi incontro quel giorno nel negozio, così piccola in quella vasca così grande per lei. Aveva conquistato Giustino che, fino ad allora, non aveva mai scelto una compagna. Comandava lei la vita nell’acquario: era la prima che arrivava all’ora della pappa, veniva a mangiare a pelo d’acqua, praticamente prendendo il cibo dal piattino! Perfino Lady Wolf, che aveva sempre detto che i pesci per lei non erano il massimo perché “non c’è interazione”, si era fatta conquistare da lei 🙂

Deve aver sofferto in quei due giorni, poverina. E forse la colpa è anche un po’ nostra perché, una volta “svezzata”, non abbiamo ridotto il cibo nell’acquario, anche se persone esperte ci hanno detto che a volte va semplicemente così: gli scalari sono soggetti a blocchi intestinali, proprio a causa della conformazione “piatta” del loro corpo, e non è che gli si può dare un lassativo 😦

Ho trovato in un sito specifico su Internet che gli scalari sono monogami e, spesso, quando il componente di una coppia muore, il compagno non si lega più. Probabilmente, passato il periodo di “quarantena” nell’acquario per essere certi che la causa della morte di Whity non fosse batterica, tenteremo di trovare un’altra compagna per Giustino, ma sarà dura…

Om mane padme um, piccola Whity 😦

Whity

Addio Up! :-(

“Addio…  :…(”

Con questo toccante MMS (foto a lato) Lady Wolf ha salutato uno dei nostri primi quattro pesciolini dell’acquario ad arrivare… e il primo ad andarsene 😦 Ho tirato fuori dall’acqua il cadaverino appoggiato sul fondo della vasca ieri sera 😦

Adesso il povero Clean (il morto e’ Up) e’ rimasto solo e temiamo non ce la faccia neanche lui. Questi sono infatti pesci pulitori (si mangiano soprattutto le alghe) da branco, sono timidi e delicati e da soli si deprimono 😦 Se tutto va bene, ovvero se sopravvive, sabato gli prenderemo almeno un paio di amichetti.

Il sospetto e’ che, anche se va detto che questi pesciolini (Otocinclus affinis) sono delicati di loro, la presenza dei gatti – visibilmente eccitati per la nuova vita comparsa nell’acquario dopo mesi di sole piante – il povero Up sia stato un po’ stressato dai loro attacchi…

Questa a lato e’ Numa, che e’ stata la prima ad accorgersi della presenza dei pesciolini ed e’ rimasta a osservarli (si fa per dire) per ore, probabilmente anche la notte, visto che al mattino appariva stravolta.

Poi, con 24 ore di ritardo, si e’ accorto dei nuovi ospiti anche Julius e si e’ ripetuta la stessa “performance”. Julius e’ meno… insistente, tuttavia, essendo molto piu’ pesante e grosso, probabilmente e’ molto piu’ visibile per i poveri pesciolotti.

Sissi per fortuna e’ un po’ fuori dai giochi, forse non le interessano o forse non se ne e’ neppure accorta. Come sapete la sua vita si svolge prevalentemente sul divano di casa 😀

Comunque col passare dei giorni i gatti sembrano via via abituarsi ed essere meno “presenti”. Certo… non oso pensare a quando arriveranno pesci piu’ grandi e colorati, ma insomma… non credo siamo gli unici possessori di pesci e gatti 😀

Spick e Span, coppia di Corydoras, sembrano essere meno sensibili alla incombente presenza dei gatti e appaiono ambientarsi sempre di piu’… Speriamo bene 🙂

… intanto questa mi e’ appena arrivata da Lady Wolf con il messaggio “Non possiamo farcela… :-(” 😛