Osservazione e ragionamento

“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore.
Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità.”

Questa frase appartiene ad Alexis Carrel, chirurgo e biologo francese vissuto a cavallo del 1900 noto per la ricerca delle tecniche di sutura dei vasi sanguigni e dei trapianti di tessuti e organi. Direi che e’ un ottimo esempio di quando la scienza occidentale incontra, forse neanche sapendolo, le filosofie orientali su qualcosa che puo’ essere di importanza notevole in ogni settore della vita, anche quella nostra “di tutti giorni”.
La pura osservazione, scevra da pregiudizi intellettuali, e’ uno dei cavalli di battaglia della spiritualita’ orientale, in fondo la stessa meditazione (cosi’ come le pratiche di concentrazione) ha lo scopo di portare a trovare la verita’ che giace dentro ciascuno di noi, semplicemente “silenziando” il rumore di fondo provocato dall’inesauribile chiacchiericcio mentale. Ma senza allontanarci troppo, credo che molti di noi abbiano provato sulla propria pelle i benefici dell’osservazione e i danni di un esagerato ragionamento: l’osservazione porta a capire, per esempio e deduzione, cosa funziona e cosa no; tentando altresi’ di risolvere i problemi esclusivamente con la logica, l’eccesso di ragionamento porta facilmente alla paralisi in quanto – mancando la visione globale che porta l’osservazione – entra in un circolo vizioso di pro’ e contro dal quale non riesce piu’ a uscire, portando sempre piu’ confusione e frustrazione.
I nostri nonni insegnavano a “dormirci sopra”, ben sapendo che una volta arrivati nel vortice dei dubbi non se ne esce piu’ ed e’ meglio allora “staccare”. E a volte e’ davvero un buon consiglio 🙂

dormire

La voce dell’intuito

L’amica Happysummer mi ha dato l’opportunita’ nel corso dei commenti al post precedente di parlare un po’ di intuito e delle altre “voci” che affollano la nostra mente 🙂
Vi sarete certamente imbattuti in qualcuno che afferma che la voce dell’intuito e’ infallibile e che andrebbe sempre seguita; eppure molti tra noi – seguendo “suggerimenti interni” –  hanno preso cantonate anche clamorose 😐
Dov’e’ l’inghippo? Non e’ vero che l’intuito e’ infallibile o siamo noi a fare confusione? 😐

Vediamo prima di tutto cosa l’intuito e’ e cosa non dovrebbe essere.
intuizioneBasta fare una breve ricerca su Google per capire che nessuno puo’ dire di sapere con certezza cosa l’intuito e’, infatti di esso si sono tentate spiegazioni sia logico-scientifiche che metafisiche e paranormali. A mio avviso il problema e’ che semplicemente la scienza non ne sa ancora abbastanza, e un giorno le due ipotesi collimeranno 😛
Comunque per il momento faremo quindi meglio a prendere per buona la semplice affermazione del Wikizionario “concetto astratto che indica la facoltà di comprendere con immediatezza“, dove non viene espressa alcuna ipotesi sull’origine dell’intuito.
L’intuito è qualcosa che, da qualunque parte provenga, si basa su una profonda conoscenza inconscia dell’oggetto del problema che sgorga all’improvviso alla superficie dandoci la sensazione “dell’illuminazione”. Se tale conoscenza sia effettivamente dovuta ad una elaborazione inconscia dei dati raccolti o di… altra provenienza, poco importa, seppure il quesito abbia indubbiamente il suo fascino 🙂
Dobbiamo pero’ riconoscere che nella nostra mente non gira solo la voce di queste “illuminazioni”, ma anche tante altre di origine diversa, in particolare quelle dovute alle nostre paure ed ai nostri desideri.
Quando qualcosa arriva ad ossessionarci, i pensieri che lo riguardano iniziano a “vivere di vita propria”, ovvero ad autoalimentarsi in una catena irrefrenabile e vorticosa. In buona sostanza… non li controlliamo piu’ 😉 Il turbinio di emozioni che tali pensieri generano ci porta a caricare molto il significato, la valenza, di questi “messaggi” che, invece di essere visti per la vera natura che essi hanno – ovvero il prodotto quasi casuale di ragionamenti impazziti e dunque di scarso valore, diventano apportatori di verita’ assolute, che siano visioni da sogno al quale aggrapparci tenacemente e seguire ciecamente e acriticamente oppure tetri messaggi di prossima e ineluttabile sventura 😀
Bene, e’ chiaro che tali messaggi non hanno nulla a che fare con l’intuito, ma noi li prendiamo spesso e volentieri per esso, a volte perché vorremmo che lo fossero, altre volte perché ottenebrati dalla paura  😐
E’ fondamentale imparare a riconoscere la differenza, o, almeno – al di la’ di stabilire se davvero l’intuito autentico e’ infallibile – a tenere in considerazione la sua esistenza, cosi’ da mediare l’importanza dei messaggi che “riceviamo” con un pizzico di sana logica e buon senso 😉

puma

Chiedi al cavallo!

Ho terminato ieri la lettura di uno dei tanti libri di Thich Nhat Hanh: Essere Pace. Thich Nath Hanh, nato in Vietnam nel 1926 (dunque ha 85 anni), è monaco buddhista dall’età di 16 anni. Il suo buddhismo è piuttosto raro in quanto il Vietnam è l’unico posto dove le due forme tradizionali del buddhismo, il Mahayana e il Theravada, sono cresciute in pacifica integrazione. Inoltre grande parte ha ovviamente avuto l’esperienza diretta della guerra, con i suoi orrori e le sue sofferenze. Thich Nhat Hanh si è in seguito trasferito in Francia dove ha aperto una piccola comunità, ma diversi centri sono diffusi in tutto il mondo occidentale, Italia compresa (http://www.esserepace.org/sangha.html).
Il successo del suo insegnamento è stato quello di adattarsi alla differente mentalità occidentale, poiché, come d’altronde sostiene anche il Dalai Lama, tramandare semplicemente un “buddhismo ortodosso”, poco adatto all’occidente, non avrebbe avuto “presa”. Questo non deve suonare come un tentativo di “evangelizzazione” – il Dalai Lama stesso dice che è giusto che ognuno resti nella propria religione, culturalmente più appropriata – ma piuttosto come il desiderio di rendere cio’ che si ritiene un insegnamento utile e pratico – apportatore di pace e serenità attraverso il controllo dei proprio pensieri – facilmente trasmissibile anche laddove la cultura e la mentalità siano molto diverse. Si tratta percio’, secondo il Dalai Lama, di un “metodo” da affiancare alla propria religione, piuttosto che sostituirla.

Una storiella zen racconta di un uomo su un cavallo: il cavallo galoppa veloce, e pare che l’uomo debba andare in qualche posto importante. Un tale, lungo la strada, gli grida: “Dove stai andando?” e il cavaliere risponde: “Non so! Chiedi al cavallo!”.

Questa storiella, che già conoscevo ma che ho ritrovato anche nel libro, paragona i nostri pensieri al cavallo: noi, che siamo il cavaliere, dovremmo condurlo, ma più spesso è lui a portarci dove vuole, frequentemente in lande di angoscia e preoccupazioni, senza che ce ne rendiamo davvero conto. Iniziamo con un pensiero, poi da questo ne nasce un altro, e poi un altro, producendo una valanga che diviene sempre più incontrollabile finendo per travolgerci. A un determinato momento ci ritroviamo in stato di agitazione ed ansia, senza sapere come ci siamo arrivati. Il buddhismo non è “assenza di pensiero” – il primo pensiero puo’ infatti essere sensato, non sarebbe giusto (ne possibile) impedirgli di nascere – ma è “consapevolezza del flusso di pensieri”, in modo da imparare a usarli piuttosto che farci usare da essi.

Ho selezionato qualche altro pensiero interessante dal libro di Thich Nhat Hanh, nei prossimi post ne mettero’ qualcuno 😉

cavallo e cavaliere

Meditazione: il sorriso interiore

meditazionePrima di tutto una premessa doverosa: io, come quasi tutti, non invento nulla, elaboro solamente quanto gia’ esistente mettendolo in una forma che sento a me piu’ congeniale.
Sulla meditazione e sul training autogeno e’ stato detto e scritto di tutto e di piu’ e si possono gia’ trovare un’infinita’ di varianti e versioni.
Facciamo subito chiarezza su un paio di punti: il training autogeno e la visualizzazione creativa sono in buona sostanza rivisitazioni, utilizzate dalla moderna psicologia, delle antiche tecniche di meditazione e concentrazione: se qualcuno ve le millanta come “novita’ della moderna scienza”, non dategli retta 🙂 Inoltre, personalmente concordo con Osho quando dice che la meditazione e’ una e una sola, ovvero la sospensione del pensiero cosciente; tutte le altre, compresa quella che propongo io, sono solo metodi per arrivare alla meditazione, oppure sono tecniche di concentrazione che possono si’ essere propedeutiche alla meditazione, ma anche avere altro scopo. Pensate che Osho stesso scrisse (o meglio fece scrivere, lui non scriveva nulla 😉 ) il “libro arancione”: un libro con “cento” meditazioni affinche’ ognuno potesse trovarvi quella a lui piu’ congeniale. In realta’ le meditazioni (o meglio, i metodi di meditazione) non erano cento: l’elevato numero serve solo a indicare che ognuno puo’ avere un metodo piu’ adatto a lui, magari diverso da quello di tutti gli altri.
Convinto di avervi confuso abbastanza, vado a descrivervi la mia “meditazione del sorriso interiore” 🙂

posizione del lotoPreparate una musica di sottofondo adeguata. L’ideale sarebbe una musica ripetitiva, ipnotica. Personalmente al momento uso una musica con canto buddista, ma puo’ essere anche musica classica, new age o ambient (la terminologia lascia poi il tempo che trova). Spesso lo scopo della musica e’ solo quello di aiutare le prime fasi della concentrazione, coprendo anche eventuali modesti rumori ambientali.
Mettetevi in posizione comoda. Di nuovo l’ideale sarebbe la “posizione del loto” (cercate su Internet, senno’ qua allungo troppo il post), poiche’ mantiene il busto ben eretto ed e’ (molto) difficile assopirsi; tuttavia, poiche’ e’ difficile e scomoda (o addirittura dolorosa) per noi occidentali, a meno che non si sia gia’ praticata con lo yoga, ci si puo’ anche accomodare in “semi-loto” (una gamba sull’altra, di nuovo cercate su Internet) magari aiutandosi, in caso di difficolta’, con un cuscino sotto i glutei. Potreste anche mettervi in savasana (la “posizione del cadavere” eheheh), che sostanzialmente significa coricarvi per terra su una superficie non troppo molle, tuttavia cosi’ e’ facile assopirsi, che non e’ esattamente cio’ che vi state proponendo… a meno che non soffriate di insonnia 😀

candelaGli occhi possono essere chiusi (io preferisco cosi’) o aperti, nel qual caso dovrebbero fissare un punto a un metro – un metro mezzo – di distanza. Schiena dritta ma rilassata (l’equilibrio tra le due cose e’ essenziale: sforzarvi troppo di rimanere dritti non e’ buona cosa, dovete semplicemente provare e riprovare con piccoli spostamenti finche’ non vi sentite naturalmente a vostro agio). Braccia abbandonate: una sopra l’altra davanti a voi (mani con i palmi rivolti verso l’alto e poggiate sulle caviglie sovrapposte, se siete in loto o semi-loto) oppure “a prendere” le ginocchia (palmi verso l’alto, se ce la fate, io non ce la faccio e poggio le palme sulle ginocchia).

Iniziate a rilassarvi, non e’ un esame e cosi’ non deve sembrarvi, non c’e’ un voto: migliorerete normalmente nel tempo. Aiuta fare qualche respiro profondo: ad ogni espirazione abbandonate i muscoli sempre di piu’. Il training autogeno aiuta a “sentire” i muscoli, cosi’ da farvi accorgere di come, anche quando credete di essere rilassati, in realta’ siete in stato di tensione; lo stesso si puo’ fare ovviamente con la meditazione: portate, se volete, l’attenzione ai vostri muscoli, passandoli in rassegna dalla sommita’ del capo ed arrivando infine alle dita dei piedi. Rilassate tutto con pazienza 🙂

I pmano apertaensieri… lasciateli “andare”, semplicemente. La “sospensione del pensiero” ha un fascino anche un po’ folkloristico, ma in realta’ – contrariamente a quanto si crede – non e’ importante “non pensare”, cosa che nessuno o quasi riesce a fare ed e’ dunque fonte di frustrazione; l’importante e’ “non prestare attenzione” ai pensieri che sorgono. State ad osservare i pensieri: non potete essere osservatori e pensatori allo stesso tempo, se siete in grado di riconoscere un vostro pensiero questo non potra’ che scomparire. I vostri pensieri saranno come nuvole in una giornata ventosa: appariranno, transiteranno velocemente nel cielo della vostra mente, e in breve spariranno “dall’altro parte” 🙂
Soprattutto non prendetevela se le prime volte vi scoprirete a pensare del piu’ o del meno (magari proprio a riguardo dei risultati che state ottenendo nella vostra meditazione :-D): la fretta, il desiderio di riuscire presto, e’ uno degli ostacoli maggiori. Qualcuno ha detto “Si dice ‘partite in quarta’, ma e’ una sciocchezza: avete mai provato a partire davvero in quarta? Vi si spegne il motore!” 😉

Quando vi sentite sufficientemente tranquilli e “centrati”… sorridete, semplicemente 🙂 Ovviamente non importa l’ampiezza del sorriso, basta un abbozzo: e’ l’idea che state sorridendo ad essere importante.
Sorridete e sentitetivi bene 🙂 Sembra una sciocchezza dire “sentiti bene”, ma provate: vi stupirete di quanto funzioni 😉
A questo punto “allargate il sorriso” ad ogni parte del vostro corpo, con l’immaginazione ovviamente. Immaginate che ogni cellula del vostro corpo inizi a sorridere allo stesso modo delle vostre labbra. Ogni cellula, ogni organo e muscolo sorride e sta bene, cosi’ come state voi. Il benessere pervade il vostro corpo e la vostra mente.

Adesso allargate ancora di piu’ il sorriso: immaginate cha cali, come una dolce onda, su tutte le creature a voi care, a partire da quelle vicine e arrivando a quelle piu’ distanti, non importa dove essi si trovino in realta’. Immaginate che grazie a quest’onda di sorriso tutti ritrovano salute, serenita’, voglia di vivere 🙂

Ora allargate il vostro bel pensieroDelfini a tutte le creature della terra, al mondo intero. Immaginate che la vostra onda benefica ricopra ormai tutta la terra e che tutte le sue creature ne traggono giovamento: persone, animali, piante.
Andate anche piu’ in la’, se volete, comprendendo l’universo intero e il regno di chi non e’ piu’ nella nostra dimensione. Ricordate che nella vostra mente non avete limiti.

Potra’ sfiorarvi il dubbio che mandare “pensiero positivo” al vostro corpo possa avere senso, mentre immaginare di mandarlo al ti fuori di esso non lo abbia. Ma non e’ cosi’. Gia’ il solo pensiero di aiutare gli altri, portando l’attenzione fuori da voi stessi, trascendendo il vostro abituale egoismo, vi aiutera’ a stare bene. In un certo senso e’ un trucco: pensare al bene degli altri, vi aiuta a smettere di pensare a voi stessi e ai vostri problemi. E vi dara’ forza e serenita’ 🙂 Se poi davvero aiuta anche gli altri, soprattutto coloro che non sono a voi vicini, questo non lo so, ma non e’ cosi’ importante 😀 E’ bello comunque crederlo.

Quando volete, aprite gli occhi e… siate soddisfatti: la meditazione e’ finita 😉

sorriso

Pulizia mentale

CervelloAvrei voluto intitolare questo post “igiene mentale” ma ho voluto evitare riferimenti non voluti all’omologo ente della ASL 😉

Cosa intendo io con “pulizia mentale”… be’, intendo la capacita’ di saper controllare la nostra mente: cosa le diamo in pasto, come la usiamo, come sappiamo direzionarla spronandola in una direzione piuttosto che in un’altra.

E’ noto che l’inconscio, che, anche se non ne siamo consapevoli, regola la maggioranza delle nostre reazioni agli eventi, e’ malleabile e credulone: secondo gli esperti infatti, esso non e’ nemmeno in grado di distinguere realta’ da sogno, oggettivita’ da immaginazione. Proprio per questo a volte un brutto sogno ci perseguita per giorni come fosse stato un evento reale. Proprio su questo si basano tecniche psicologiche moderne come la visualizzazione creativa o le antiche pratiche di concentrazione su un’immagine mentale.

Tempesta sul mare di Galilea - RembrandtLa qualita’ del nostro inconscio e’ fondamentale per una “buona vita”. Se esso e’ sereno, le nostre reazioni agli eventi saranno equilibrate e pronte; se e’ disturbato, saranno altresi’ scomposte, disordinate, spesso dannose. Ci sara’ chi, non vedendo arrivare la persona amata ad una certa ora, pensera’ che avra’ trovato traffico, e chi, invece, iniziera’ a immaginarsi gli scenari piu’ devastanti possibili, come incidenti o tradimenti. La vita sara’ di conseguenza una navigazione serena – anche se con necessari cambi di rotta e qualche tempesta, pero’ momentanea e affrontata con determinazione e combattivita’ – e un continuo andare alla deriva, in balia di ogni onda inaspettata anche se semplicemente poco piu’ grande della media.

Se e’ vero che l’inconscio e’ per definizione… non conscio, ovvero agisce senza che noi ne abbiamo consapevolezza, e’ pero’ vero che esso e’ condizionato da cosa le diamo in pasto.
Se continuamo a nutrire la nostra mente con messaggi carichi di pessimismo, disperazione, negativita’, siano essi letture, filmati, persone o nostri stessi pensieri “stantii”, come possiamo poi aspettarci di reagire con forza e serenita’ agli avvenimenti della vita?
Non sto sostenendo che ogni “bruttura” deve essere allontanata, mai letta o ascoltata, questa sarebbe una fuga con conseguenze su di noi e sugli altri, ma ogni cosa ha un suo tempo. Quando ci sentiamo sereni ed equilibrati possiamo senz’altro affrontare temi pesanti ed aiutare persone giu’ di morale, forse depresse, ma dovremmo evitare di farlo se anche noi non siamo in un buon periodo. Non si tratta di egoismo, ma piuttosto di un briciolo di autoprotezione che ci impedisce di farci trascinare dalla corrente dei vortici negativi di chi abbiamo di fronte o stiamo leggendo.

Particolare attenzione dovremmo poi porla ai nostri stessi pensieri. E’ vero che essi sorgono il piu’ delle volte spontaneamente, ma se alimentarli prestando loro attenzione e “ragionandoci sopra”, o piuttosto vederli semplicemente passare (oppure distrarci da essi pensando ad altro), e’ alla nostra portata. Non dobbiamo naturalmente fuggire dagli eventi e dalle responsabilita’, questo no, nascondere la testa sotto la sabbia e’ un’altra cosa. Dovremmo capire, e sono sicuro che la maggior parte delle volte in fondo lo sappiamo, se il nostro pensiero e’ davvero costruttivo o se invece ci siamo incanalati in una strada chiusa su se stessa, un circuito che gira sempre in tondo e non ci porta da nessuna parte. Allora e’ necessario distrarci, cambiare strada. Spesso basta “rompere lo schema mentale” nel quale siamo caduti per veder sorgere limpida nella nostra mente la possibile soluzione.
A volte basta davvero poco. Ma quel poco dobbiamo farlo.

Difficile? Puo’ darsi, ma… e se fossimo noi a non provarci nemmeno o ad arrenderci al primo intoppo? La mente e’ malleabile, puo’ apprendere un modo diverso di lavorare, ma ha bisogno di ripetizione, ripetizione, ripetizione. L’abitudine, si sa, alleggerisce la fatica.
Puo’ essere un lavoro che richiede molta pazienza, ma sono certo che e’ un campo che, se ben curato, da buoni frutti…

pesche