Perché, per fortuna del pianeta, siamo destinati ad estinguerci

Bene, è l’ultimo giorno di Agosto, direi che è il momento di tornare a pubblicare qualcosa 😉

E’ da un po’ di tempo che voglio parlare di questo argomento: l’egocentrismo dell’uomo lo porterà fatalmente all’autodistruzione.

Siamo nel XXI secolo, abbiamo conoscenze dell’universo che solo fino a pochi decenni fa non avevamo. Ora sappiamo che il nostro pianeta non è nemmeno un granello di polvere nel cosmo, è così insignificante che se sparisse domani per l’universo non cambierebbe una virgola. Eppure ci comportiamo ostinatamente come se, ancora, fossimo convinti di essere al centro dell’universo e che ogni cosa è lì solo per poterla sfruttare a nostro piacimento.

Guardate che non mi riferisco necessariamente a grandi temi, basta guardarsi attorno per rendersi conto che ognuno, o quasi, vive come in un sogno, un sogno dove scorge poco o nulla di ciò che gli accade attorno, perso completamente in sé stesso o, al massimo, nella sua famiglia. Fateci caso, guardate le persone, ascoltatele, vedete come si comportano. Vi accorgerete che davvero “percepiscono” solo sé stesse, quasi nulla del mondo. E sì che siamo nell’era dell’informazione! Ma anche quella è vissuta sempre e solo sulla base delle ricadute che può avere sulla propria vita.

Quando udiamo una disgrazia, singola o collettiva, il nostro interesse nasce quasi sempre dalla più o meno conscia volontà di capire se e come può accadere anche a noi. Quasi a nessuno importa davvero degli altri. Ecco perché il terrorismo ha tanto successo mentre di molte sanguinose guerre oggi in corso in altri continenti si sa poco o nulla: il terrorismo potrebbe coinvolgerci, quelle guerre no. O almeno così pensiamo.

Stiamo distruggendo il pianeta. Presto saremo al punto di non ritorno e lo sappiamo benissimo. Altro che lasciare un posto migliore alle prossime generazioni, sarà già tanto se ci saranno ancora prossime generazioni. Se ne sente parlare tanto ma quante persone vedete essere attente alla Natura? Magari lo sono alla pulizia e al decoro del rione dove abitano (quanti infiniti post sui social media!!), ne va della loro figura, del loro blasone, ma se “fuori” sta bruciando tutto non gliene importa proprio nulla.

Dite che esagero? Guardatevi attorno. Non fermatevi alle parole da pappagallo che sentite proferire con troppa facilità da tutti.

Ognuno vuole che il prossimo si comporti rispettando le regole… che interessano a lui, le altre possono essere calpestate tranquillamente. Soprattutto da lui stesso.

Grazie alla potenza dei Social Media la violenza e l’arroganza verbale sono a livelli un tempo impensabili. Si credeva che questi sarebbero stati potenti mezzi di unificazione perché le informazioni sono alla portata di tutti, invece basta farci un giro sopra per rendersi conto che settarismi di ogni genere vivono incontrastati. Un eterno “Questo contro Quello”.

Ho un account facebook. Non ci pubblico mai nulla di personale ma lo trovo di grande utilità per le adozioni di gatti e cani e per leggere informazioni su pagine di specifico argomento. Tra queste, alcune sono appunto di stampo animalista e andandoci parrebbe che le persone siano attente ed amorevoli (e nemmeno sempre, a dire il vero). Ma basta uscire da quelle pagine per leggere le cose più bieche ed abbiette: quegli stessi gruppi sono citati come costituiti da una manica di pericolosi deficienti che sarebbe meglio eliminare dalla faccia della terra. Ora, si può sempre essere d’accordo o meno su determinati argomenti, ma la violenza delle esternazioni mi lascia sempre sgomento al punto di farmi dubitare sulla sanità mentale del genere umano.

Ogni post, ogni notizia, è buona per attaccare questo o quello, con una arroganza da “Padre Eterno-So Tutto Io-Il Mio è l’Unico Modo Corretto di Vivere, il Resto è Merda” da far davvero riflettere sullo stato di (in)civiltà e (in)evoluzione dell’umanità.

E “fuori” è uguale, se non peggio. Tutti vivono come se il loro fosse l’unico modo giusto di vivere e chi se ne discosta è un idiota che non capisce niente e che merita il dileggio pubblico.

Seguo, o meglio seguivo, pagine di informazione scientifica. Mi è passata la voglia. E’ incredibile come chiunque intervenga sia convinto di saperne molto di più dell’articolista e di chiunque altro abbia commentato prima. Anche qui insulti, ridicolizzazioni a persone o “generi”, dichiarazioni assolutiste di unica e indiscutibile competenza, poco importa se l’articolista ha titolo e questo magari ha letto un paio di post altrove. Ogni cosa è un’occasione per sfogare le proprie frustrazioni su qualcun altro e per poter auto-incensarsi della propria presunta grandezza.

Sono profondamente convinto che se la grande maggioranza delle persone fosse convinta di farla franca non aspetterebbe un solo secondo prima di commettere qualunque genere di nefandezza o cattiveria verso il prossimo. Tutti. Inclusi i genitori a spasso con i loro figli ai quali dovrebbero dare l’esempio, e invece gli stanno con evidenza insegnando “Sì figliolo, fai ciò che ti pare, sei figlio mio e perciò ti è concesso”. E poi ci stupiamo di quello che sentiamo nei telegiornali.

C’è un grande dibattito sui cani rei di sporcare le città. Da proprietario di cani e gatti so che non tutti siamo corretti, è vero. Però mai come ora vedo genitori far fare ai loro bambini, molti nemmeno così piccoli, i loro bisogni contro muri o giardini. E a volte anche loro, eh, gli adulti! Si potrebbe dire “bé, quando scappa scappa”… ma perché, i cani invece devono controllarsi? I bambini possono fare tutto. Ad esempio possono gridare ovunque oppure inseguire e tirare gli oggetti più disparati contro qualunque cosa o animale. E guai a dire qualcosa. Perché “loro possono”. Sarà, ma mio padre mi avrebbe fatto una “faccia così”. Siamo sempre lì: la città, e per estensione il pianeta, è lì per loro, non per gli altri.

Molti grandi scienziati, tra cui Stephen Hawking, dicono che non è affatto detto che entreremo mai in contatto con altre civiltà nello spazio. Perché? Forse perché è difficile che la vita si sia sviluppata altrove? Niente affatto, l’universo è così sconfinato che sarebbe davvero stupefacente il contrario. Forse perché nessuna civiltà si è sviluppata da abbastanza tempo da avere la tecnologia per riuscire a superare le barriere di tempo e spazio? Ma no, è l’umanità caso mai ad essere estremente giovane, poche migliaia di anni in un universo che è lì da, dicono, 14 miliardi di anni. E’ proprio il contrario. E’ probabile che la tecnologia, una volta avviata, si sviluppi ad una velocità estremamente più elevata della evoluzione mentale e spirituale della specie che l’ha creata. E’ come dare una pistola carica ad un bambino di 4 anni insomma: come volete che finisca?

Quindi, secondo questi grandi scienziati, è probabile che tutte le civiltà finiscano per autodistruggersi prima di diventare abbastanza “intelligenti” (emotivamente parlando) da evitarlo.

Non so cosa pensare su possibili specie aliene, ma sulla nostra temo fortemente abbiano ragione.

Guardiamoci. Siamo un’accozzaglia di gente che potendo sotterrerebbe chiunque gli mettesse il bastone tra le ruote. Altro che rispetto, accettazione ed empatia. Siamo così arroganti e prepotenti da fregarcene altamente di sapere di essere ad un passo dal punto di non ritorno a riguardo della salute del nostro pianeta. Per uno che alza la mano dicendo “ehi… attenzione!” ce ne sono migliaia che continuano imperterriti nel loro “sì, lo facciano altri!”.

Meno di duecento anni fa, veramente un nulla nella scala del tempo cosmico, non avevamo nemmeno la corrente elettrica, avevamo le candele (e facevamo danni anche con quelle). Guardate cosa abbiamo oggi. Altro che una pistola in mano ad un bambino.

Senza fare riferimenti alla Nord Corea, che francamente non credo sia così pericolosa, pensate davvero che tra dieci, cento o cinquecento anni, non ci sarà uno dei tanti fuori di testa che premerà un magico pulsante rosso? O che il pianeta non riesca più a sopportare lo stress ambientale a cui lo stiamo sopponendo?

La nostra mente corre ad un futuro magnifico dove non ci saranno più malattie, nessuno che muore di fame, di solitudine o angoscia, dove libertà e natura saranno il dono a chi verrà… ma a chi la stiamo raccontando? Qualcuno ci crede davvero?

La fortuna dei principianti

Un po’ di tempo fa, diciamo un annetto, ripresi a giocare a scacchi dopo molti anni. Ancora adesso, anche se poco, sempre per via del tempo a disposizione, ogni tanto una partitina me la faccio 🙂 Purtroppo Lady Wolf non sa giocare a scacchi – e comunque non ne avrebbe la pazienza 😀 – così gioco contro un programma online.

Iniziai presto a vincere facilmente le partite al livello per principianti (bé… ero parecchio arrugginito, per cui iniziai dalla “base” :-)). Poco dopo seguì il livello intermedio… ma il livello avanzato mi era parecchio ostico.

Poi, un bel giorno, vinsi la prima partita del livello avanzato. E dopo la prima seguì presto le seconda, e poi la terza e la quarta 🙂 Iniziai a bearmi della mia bravura e… per un sacco di tempo non ne vinsi più nemmeno una! 😛

Mi venne così in mente un altro episodio. Ero in vacanza a Maiorca con degli amici ai tempi dell’università. Una sera, sulla passeggiata che condiceva al mare, decidemmo di cimentarci in uno di quei giochi che simulano la pallacanestro: ti arriva una palla dopo l’altra e devi riuscire a centrare il canestro. Io ero l’ultimo ad effettuare la prova. Non avevo mai giocato a basket in precedenza quindi non mi aspettavo di fare bella figura. Comunque iniziai e… il primo pallone si infilò perfettamente, e dopo di quello un altro e altri quattro consecutivamente! I miei amici erano stupefatti e, ovviamente, vista la fascia di età, anche palesemente invidiosi. Immagino di essermi esaltato e… inutile dirvi che non ho messo più dentro una palla che fosse una! 😀

Credo che nella vita molte cose non siano affatto così difficili come crediamo ma la nostra mente ci mette del suo. Partiamo liberi e sgombri, ma presto iniziamo ad aggiungere stati emotivi che minano ciò che stiamo facendo.

Può essere la supponenza di essere bravi, quasi infallibili, a farci crollare lo stato di attenzione facendoci così fallire. A quanti succede di commettere errori stupidi proprio in ciò che hanno fatto mille volte senza sbagliare? Purtroppo a volte errori anche drammatici, come incidenti automobilistici. Ricordo ad esempio che all’università non sbagliavo mai i calcoli difficili ma quelli del tipo “2+2”. Una rabbia… 😛

Altre volte iniziamo a caricare ciò che stiamo facendo di aspettative che ci appesantiscono e rendono insicuri. Quello che prima era solo un gioco o che comunque, essendo principianti, ci perdonavamo di sbagliare, diventa una sfida da non fallire. In queste condizioni spesso si cade.

L’esempio della guida è di nuovo buono.

Quando arrivai alla maggiore età fu il momento di prendere la patente. A differenza di altri io non avevo mai provato a guidare in precedenza, magari con il papà su una strada di campagna, quindi cercavo di capire come riuscire a evitare i pericoli e fare sempre le manovre corrette. Ricordo che tentavo perfino di “predire” i momenti successivi, ovvero di portarmi avanti con la mente al tratto di strada che vedevo in lontananza, in modo da prepararmi. Inutile dire che questa invasione della mente razionale in un processo che richiede uno sforzo si di attenzione, ma non “ragionata”, non poteva funzionare. E’ come camminare pensando in ogni momento il movimento da fare con le gambe: non credo riusciremmo a muovere più di qualche passo.

La nostra parte razionale, il nostro tentativo di controllo totale ci mina. E’ un autogoal. La vera attenzione è solo essere in ciò che si fa, non ragionarci sopra in ogni momento con uno sforzo immane e controproducente.

In automobile non abbiamo bisogno, per fortuna, di riflettere su ogni mossa, con la velocità con cui viaggiamo sarebbe impossibile. Dobbiamo solo evitare di distrarci portando l’attenzione su altre cose. La vera attenzione non comporta sforzo. Se ci stiamo sforzando, vuol dire che qualcosa non va, che non ci fidiamo di noi stessi e cerchiamo di autocontrollarci con la ragione. Ma di solito non funziona.

Scienza, Universo, e l’arroganza della “specie eletta”

Da secoli, ormai si può dire da migliaia di anni, l’uomo si è autoproclamato come “specie eletta”. L’uomo è colui per cui l’universo intero è stato creato, colui che può usare e abusare di qualunque altro oggetto o forma di vita con cui venga in contatto, poiché gliene è stato dato il diritto da Dio in persona. Per difendere questa posizione, egli tira in ballo le sacre scritture o dati pseudoscientifici che ne dimostrerebbero la superiorità sul resto del creato tutto. Perché “pseudoscientifici”? Perché basati esclusivamente su quel minimo di conoscenze scientifiche spesso superate e estremamente incomplete eppure citate come, appunto, fossero la Bibbia. Peccato che oggi proprio la scienza ci dice ogni giorno di più quanto siamo trascurabili nell’universo e quanto poco sappiamo di come esso, e noi stessi, funzioniamo.

Provate a chiedere allo “uomo della strada” se l’universo è fermo o si sta espandendo. Ci sarà chi, pomposamente, vi dirà che al momento si sta espandendo ma che la velocità con cui lo fa sta via via diminuendo e, un giorno, inizierà a contrarsi fino a tornare ad implodere in un unico punto. Questa convinzione era un punto fermo della cosmologia fino a qualche decennio fa e si basava sulla logica: lo studio dei colori delle stelle diceva – e dice ancora – che le altre galassie si stanno tutte allontanando dalla nostra, dunque l’universo si sta espandendo; la logica faceva supporre che la massa delle galassie stesse, più numerose nella parte interna dell’universo che alle estremità, avrebbe un giorno invertito il processo grazie alla loro forza di gravità che avrebbe prima rallentato il processo di espansione e poi avrebbe iniziato quello della contrazione. Ma oggi, quello che l’uomo dava ormai per scontato, si è dimostrato falso. Con sorpresa ci si è accorti che l’universo non solo non sta rallentando, ma sta addirittura accelerando la sua espansione, ogni giorno di più.  Perché? Perché evidentemente non è vero che c’è più massa verso il suo centro rispetto alle periferie. Ciò è stato dimostrato quasi casualmente dallo studio delle galassie.

Ci si immaginava che le galassie, che sono ammassi di innumerevoli stelle, si comportassero come il nostro sistema solare: il punto centrale, con grande massa e perciò grande forza di gravità, si muovesse con relativa lentezza, mentre la periferia, molto meno ricca di materia, ruotasse di conseguenza molto più velocemente. Bé, l’osservazione dimostrò sorprendemente che così non era: tutto ciò che è in una galassia si muove alla medesima velocità 😮 Com’è possibile? L’unica spiegazione plausibile è che non è vero che il centro delle galassie contiene maggiore materia della sua periferia e abbia perciò maggiore forza di gravità. C’è insomma qualcosa in più delle sole stelle e pianeti, qualcosa in più della materia visibile. Da questa e da altre osservazioni sono nate le teorie della “materia oscura”, materia che non si vede ma c’è, e della “energia oscura”, qualcosa che non si vede ma c’è allo stesso modo. La materia oscura non si sa cosa sia ma gli scienziati hanno qualche supposizione. L’energia oscura… bé, non sia ha nemmeno idea di cosa sia, ma si sa che esiste per gli effetti che provoca.

Ecco perché l’universo esiste e rallenta: la materia oscura ha permesso alle galassie di consendarsi e non disperdersi, l’energia oscura di creare una forza di repulsione che si rafforza sempre più e che allontana la materia dal centro sempre più velocemente.

La cosa sconvolgente è che l’energia oscura costituisce grande parte dell’Universo, diciamo il 70%, la materia oscura un altro 25% e la materia convenzionale, quella che noi conosciamo, meno del 5%. La materia che noi vediamo, di cui pensiamo sia fatto l’universo e noi stessi, è… trascurabile nel mezzo di qualcosa che non capiamo.

E non è finita qua. Tra le teorie cosmologiche, sono sempre di più quelle che parlano di “multiverso”. Cos’è? E’ l’assieme di più universi. Sì, perché cosa ci fa credere che il nostro universo sia il solo possibile? La’ fuori potrebbero essercene a migliaia, a miliardi, che esistono contemporaneamente in spazi-tempo differenti. C’è la teoria delle “stringhe”, stringhe di “energia” che scorrono nello spazio; due di queste stringhe si sarebbero “urtate” e il risultato sarebbe stato quello di creare “un po’ di confusione” sulla loro superficie. Cos’è questa confusione? Il Big Bang, la nascita del nostro insignificante universo 😀

Insomma, nel medioevo l’uomo si era autoconvinto di essere al centro dell’universo, oggi sappiamo che il nostro pianeta è solo uno di quelli che ruota intorno ad una piccola stella della via lattea, la nostra galassia, dove ci sono milioni e miloni di altre stelle e, certamente, milioni di altri pianeti. La nostra galassia è solo una delle innumerevoli galassie che compongono l’universo che, a sua volta, è solo uno dei, probabili, milioni di universi che esistono. E chissà quanta “roba” c’è ancora che non comprendiamo e nemmeno immaginiamo che esista. La materia è una parte trascurabile dell’universo. Dunque lo siamo anche noi, o almeno, lo è il nostro corpo. Attorno a noi, in questo momento, c’è molto, molto, di più… solo che non siamo in grado di percepirlo.

Tutto questo per dire di quanto poco conosce oggi l’uomo. Possiamo dire che conosce molto di più di quanto conoscesse nel passato, ma tutto questo lo ha portato a comprendere che soprattutto sa di non sapere.

Chi ancora vuol credere di essere la specie eletta… faccia.

Zen: La gran testa – l’arroganza

Un uomo ogni mattina si specchiava. Un giorno, guardando nello specchio capovolto, non si vide più. Pensò allora di aver perduto testa e collo e, in preda al panico, si mise a cercarli.

Un amico gli disse: “Perché cerchi la tua testa? E’ così grande che vedo solo quella!”

L’uomo allora si convinse che la sua testa fosse più grande di quella degli altri. Gliene derivò un orgoglio smisurato, e si rimise a cercarla.

E’ una storia assai interessante. Perder la testa significa perdere le proprie illusioni. Ma l’orgoglio di possedere una gran testa è segno di egoismo e di stoltezza.

da “La Tazza e il Bastone – Storie Zen”

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Commento di Wolfghost: personalmente avrei scritto “arroganza” più che “egoismo”. Devo dire che purtroppo spesso ho avuto ed ho a che fare con persone che credono di sapere tutto, che sono convinte che la verità sia sempre nelle loro mani, che l’unico modo corretto di vivere sia il loro. Persone che ritengono di… avere una grande testa, insomma, proprio come il nostro amico del racconto. Probabilmente, proprio come scritto nel racconto stesso, ciò è spesso dovuto al fatto che le persone si gonfiano dei complimenti altrui, perdendo di vista la realtà delle cose. Ovvero che a volte si ha ragione, a volte torto. Per questo bisogna avere l’umiltà di ascoltare il prossimo e interrogare sé stessi, altrimenti ci si preclude ogni possibilità di crescita: solo con il confronto e la vera condivisione si possono avere punti di vista diversi, che possono farci intravvedere strade nuove e migliori. La stagnazione non può portare a nulla.

Inutile dire che ciò mi da molto fastidio poiché ogni conversazione diventa discussione, ogni parere diverso dalla loro convinzione genera una battaglia. Poiché raramente si tratta di cose di fondamentale importanza, lascio perdere; si tratta infatti di persone con le quali un dialogo è impossibile, si finisce solo per accondiscendere per quieto vivere. Allora meglio non intavolare nulla e tenere le proprie idee per sé. E credo che farò sempre più spesso così.

Come la rupe massiccia

non si scuote per il vento,

così pure non vacillano

i saggi in mezzo a biasimi e lodi

(Buddha)

 

La parzialità della percezione

elefanteUn giorno un re riunì alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.
Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: “Abbiamo capito: l’elefante è simile a un timone ricurvo”.
Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: “È simile a un grosso ventaglio”.
Quelli che avevano toccato una zanna dissero: “Assomiglia a un pestello”.
Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: “Assomiglia a un monticello”.
Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: “È simile a un muro”.
Quelli che avevano toccato una gamba dissero: “È simile a un albero”.
Quelli che avevano preso la coda dissero: “Assomiglia a una corda”.
Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa.
Il re si mise a ridere e commentò: “Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell’elefante è naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori”.
(Buddha)


Commento (non mio): Questa parabola buddhista mette in evidenza la parzialità delle opinioni e delle dottrine umane, che portano a scontri e a guerre. tutti pretendono di aver ragione, di essere in possesso della verità, di aver avuto esperienze inoppugnabili. E, in un certo senso, tutti affermano un brandello della verità. Ma, per poter cogliere l’essenza delle cose, occorre saper prescindere da idee preconcette: occorre trascendere dalla propria mente. Meditare significa cancellare il bagaglio delle esperienze accumulate per rapportarsi direttamente alla realtà.

Commento di Wolfghost: Il nostro pensiero, la nostra visione, è naturalmente condizionata dalle nostre esperienze precedenti, dunque è necessariamente parziale, quasi nessuno conosce così tanto dal poter affermare con certezza di non aver bisogno di confronto. Abbiamo tutti da guadagnare dall’osservazione che meglio sarebbe liberarsi dall’illusione, a volte dall’arroganza, di credersi infallibili, di credere che la nostra idea sia la sola idea valida. E’ un bene per gli altri, che non verranno attaccati con prepotenza, ma è un bene anche per noi, perché, considerando l’esistenza di altre alternative tramite l’ascolto altrui, potremo vedere strade che in precedenza non abbiamo visto. Ascolto è opportunità.

I consigli degli altri – di Paulo Coelho

guerriero terracotta

 

I CONSIGLI DEGLI ALTRI
di Paulo Coelho


“Io credo a tutto ciò che gli altri mi dicono, ma alla fine ne sono sempre deluso”. Questo è ciò che siamo soliti sentir dire.
È molto importante confidare negli altri; un Guerriero della Luce non ha paura delle delusioni, perché conosce il potere della propria spada, e la forza del proprio amore. Tuttavia, egli sa che una cosa è accettare i segnali di Dio e capire che gli angeli si servono della bocca del nostro prossimo per darci consigli, ben altra, invece, è essere incapace di prendere decisioni e cercare sempre di trasferire la responsabilità delle nostre azioni sugli altri.
Possiamo confidare negli altri solo se, per prima cosa, siamo capaci di confidare in noi stessi.

 



Commento di Wolfghost: uno dei miei cavalli di battaglia è “Ascoltare tutti, ma infine decidere sempre con la propria testa”. Nessuno nasce sapendo tutto. Nessuno arriva mai a sapere tutto. Credere di sapere tutto, di essere infallibili, è una presunzione che porta spesso alla rovina. Nella nostra vita ci costruiamo convinzioni e credenze basandoci necessariamente su ciò che ci è stato detto o di cui abbiamo avuto esperienza. Perfino le nostre percezioni sono influenzate dal nostro sistema di credenze. Ma ciò che ci è stato detto non può “contenere tutta la conoscenza”; la nostra esperienza non può essere assoluta: c’è, e ci sarà sempre, qualcosa da imparare, qualcosa che ci è sfuggito, nella quale non ci eravamo ancora imbattuti o, semplicemente, che non abbiamo mai approfondito perché non ci serviva. Ecco perché ascoltando gli altri, perfino coloro che a pelle non ci sembrano affidabili, possiamo trarre preziosi insegnamenti. Ascoltando gli altri possiamo evitare gravi errori.
Tuttavia, come la nostra conoscenza è parziale e personale, così lo è anche quella degli altri: non è detto che ciò che va bene per loro possa andare bene anche per noi, nessuno possiede totalmente la conoscenza per tutti. Possiede solo la propria, e solo parzialmente.
Ecco perché l’ascolto degli altri deve essere critico e mai pedissequo. Dobbiamo valutare le parole che ascoltiamo o leggiamo, per capire se vanno bene anche per noi o se ci conducono su una strada che non è la migliore per noi.
L’arroganza di credere di poter sempre fare a meno dei pareri altrui, e la debolezza di dipendere sempre dalle parole degli altri essendo incapaci di agire per conto proprio, sono due estremi entrambi sbagliati.
Credo che nella vita si sbagli sempre, perché in ogni scelta c’è qualcosa di sbagliato e qualcosa di giusto, e comunque, una volta direzionata la nostra azione, non serve chiederci “chissà come sarebbe andata se…”; ecco perché è meglio conservare la coerenza e la pace con sé stessi, piuttosto che farci violenza da soli non facendo ciò che sentiamo di dover fare solo perché qualcuno ci ha consigliato in modo diverso.
Sempre si sbaglia (come sempre si ha ragione), tanto vale evitare almeno di star male entrando in conflitto con noi stessi.
E poi ho sempre pensato che sia meglio sbagliare di proprio pugno, che avere la scusa per poter adossare la responsabilità di un nostro errore su qualcun altro.

Il pensatore - Auguste Rodin, 1881

S.O.S ANIMALI: PULCINI MASCHI TRITURATI VIVI!!!!!!!!!!!!!

(dal blog dell’amica mylandscape: mylandscape.splinder.com/)

Cari amici di Landscape, purtroppo è con questa bruttissima notizia vista ieri sul TG1 che devo aprire il mio blog al ritorno delle vacanze, e dirvi che mentre vedevo quel servizio piangevo è dir poco! Inanzitutto, mi domando come può un telegiornale dare notizie di questo genere con una nonchalance unica. Mi dispiace ma il contesto non mi è piaciuto affatto. Come se la triturazione dei pucini maschi vivi fosse una cosa che può ricadere nella normalità: 1) Prima si fa vedere un video sconcertante (solo alcune parti per fortuna), dove queste povere piccole bestie passavano da mani anonime e assassine in un tritatutto come se fossero dei rifiuti da riciclare. 2) Poi è intervenuta una tizia del wwf che con un tono secco e normalizzante dava qualche consiglio al consumatore.

E NO!!!!!!!!!!!! ATTENZIONE! FINIAMOLA DI FAR PASSARE LE TORTURE DEGLI ANIMALI COME QUALCOSA ORMAI ACQUISITA. PER FAVORE PAPA BENEDETTO XVI INTERVENGA: NON SE NE PUO’ PIU’ ANCHE I PULCINI MASCHI SONO ESSERI VIVENTI COME NOI UOMINI E NON ESSERI VIVENTI DI SERIE B.

Cari amici di Landscape, se passate di qui, per favore sappiate che dobbiamo fare tutti la nostra parte. Avete un blog? riprendete questa notizia e scrivete tutto quello che vi suscita: sgomento, orrore, indignazione. Se vi dicessi diventiamo tutti vegetariani, di punto in bianco, forse non tutti mi seguireste, ma mettiamoci tutti sulla strada giusta:

 – Soprattutto se avete più di quarant’anni, ricordate che l’alimentazione può essere semplice. Non c’è bisogno di mangiare tutti i giorni carne.

– Non comprate la carne al supermercato! Non comprate i prodotti industriali a base di carne. – Avete delle fattorie vicino casa? Posti dove è possibile comprare prodotti direttamente da coloro che hanno le galline, i polli, i tacchini per conto proprio? E allora è lì che dovete andare.

– Se proprio volete comprare le uova al supermercato, comprate quelle dove è scritto: da galline allevate a terra

ORMAI E’ CHIARO A TUTTI: L’INDUSTRIA PASSA COME UN RULLO COMPRESSORE SULLA VITA DI TUTTI (UMANI INCLUSI).

NOI SIAMO I CONSUMATORI E NOI POSSIAMO FERMARLA

 

A MORTE TUTTI QUELLI CHE LAVORANO NELLO STABILIMENTO HY-LINE INTERNATIONAL A SPENCER IN IOWA COLPEVOLE DI TRITURARE VIVI 150 MILA PULCINI MASCHI OGNI GIORNO

LUNGA VITA A TUTTI
I PULCINI MASCHI DEL MONDO!!!

pulcini

L’ORRIBILE NOTIZIA QUI

 

Wolfghost: Purtroppo ancora una volta devo interrompere la scaletta dei post che avevo in mente per un’altra notizia di “efferatezza legale” contro gli animali.

Vedete… Lands è una persona serissima ed equilibrata, ma non ci deve stupire di leggere dichiarazioni come “A MORTE TUTTI QUELLI CHE LAVORANO NELLO STABILIMENTO HY-LINE INTERNATIONAL”: sono certo che nemmeno lei lo pensa, e tuttavia è uno sfogo verbale comprensibile.

Ancora una volta una parte dell’umanità dimostra di non credere nella vita ma solo in sé stessa, nei propri comodi, nel proprio lucro, con l’arroganza e la strafottenza di chi crede di potere tutto, di chi si arroga il diritto di decidere per la sorte di milioni di esseri viventi… e lo fa in maniera degna del peggiore film horror. E non stiamo parlando della Cina o della Corea, stiamo parlando del paese che vorrebbe ergersi a modello di umanità nei confronti del mondo. 

E in quanto all’appello al Papa… bé, questo è quanto ho risposto: “Mi dispiace dire che non credo proprio che Benedetto XVI pensi anche solo minimamente a intervenire. Umani da salvaguardare, animali… fatene quel che volete, sembra essere la parola d’ordine della chiesa che troppo spesso finge di dimenticare gli esempi dati dai suoi stessi santi (come San Francesco D’Assisi).
Come stupirsi poi se tra tanti animalisti “civili” ne compare anche qualcuno che predica lo sterminio della razza umana?
Satana in persona non si prenderebbe la briga di triturare dei pulcini appena nati.
Davvero indegno di una specie che si fregia del titolo di ‘specie eletta’.”

In passato, pur essendo stato io stesso vegetariano stretto a lungo (adesso sono ancora vegetariano, ma mi capita di mangiare derivati da latte e uova), non capivo perché tale posizione si legasse alla protezione degli animali, la mia era una scelta salutistica. Purtroppo poi ho capito: lo sfruttamento degli animali da “allevamento” è davvero cosa indegna. E questo ne è purtroppo un terribile esempio. Come scrive Lands stessa in un suo commento al suo post originale: “sai perchè lo fanno? Hai presente la produzione industriale? Come quando mandano al macero migliaia di agrumi perchè il mercato non li assorbe in nome dei profitti? Così per queste piccole creaturine! Non servono, non sanno che farsene, non portano guadagni. E così li selezionano: pulcini femmine si, diventeranno galline, faranno le uova; pulcini maschi? sono troppi, trituriamoli. Bastardi! L’industria che passa come un rullo compressore su tutto!”

Allora… non dico di diventare tutti vegani (molti di noi tra l’altro hanno anche animali che sono carnivori e che non hanno tale scelta), ma almeno cerchiamo di seguire per quanto possibile i consigli di base che sono espressi nel post di Lands.

 

Eternity – Racconto

L’annuncio era stato dato con grande e comprensibile clamore: l’elisir di lunga vita, quello che tutti avevano sempre sognato, sembrava funzionare. I pazienti miglioravano e guarivano, anche quelli con malattie in fase terminale; l’età si arrestava e, nelle persone anziane, sembrava anzi andare a ritroso riportando allo splendore degli anni migliori. Non parevano esserci controindicazioni, anche i più scettici sembravano non avere appigli stavolta. Il dottor Lincoln Gold, prima emerito sconosciuto, era ormai diventato il Salvatore, il Genio, colui che aveva cambiato per sempre il corso della storia cancellando la morte.
Presto anche i più reticenti si convinsero che forse per una volta sarebbe stato meglio non appellarsi al rispetto delle leggi della natura, in fondo sull’altro piatto della bilancia c’era qualcosa che pesava enormemente di più: l’eternità.

Nel giro di pochi anni tutto cambiò.
Ci si rese conto che la procreazione non era più un lusso sostenibile, bisognava arrestare la crescita demografica e, essendo i decessi ridotti al lumicino, alle sole morti violente, non restava che la sterilizzazione di massa che, per democrazia, venne applicata a tutti, senza risparmiare re, santi, presidenti.
Peccato… niente più bambini, ma per l’eternità non era questo un piccolo prezzo da pagare?

Aumentò in breve tempo il tasso dei suicidi, come se, in fondo, precedentemente la morte avesse ricoperto anche un ruolo consolatorio, dando la sotterranea idea, a chi era in difficoltà, che in ogni caso una fine ci sarebbe stata, a tutto, anche ai drammi ed ai dolori dell’anima. Cosa questa che adesso non succedeva più. Non in maniera naturale almeno. E molti impazzivano, al pensiero di restare prigionieri in eterno in una vita dalla quale non riuscivano ad emendarsi.

Ma i più semplicemente non ci pensavano, continuavano come sempre, o forse peggio, con in più l’idea che “ci sarà sempre tempo per…”.
Non avevano più lo stesso peso le sconfitte o i soprusi, prima o poi la ruota sarebbe necessariamente girata. Caspita… nell’eternità tutto deve succedere, prima o poi…

Un giorno, molti decenni più tardi, una notizia fece il giro del mondo: c’era un morto, e non era qualcuno deceduto in maniera violenta. Non era stato ucciso. Non c’era stato alcun incidente. Semplicemente il suo cuore sembrava essersi spento.
Ma in pochi diedero peso alla notizia. Faceva più scalpore il decimillesimo goal festeggiato da Del Piero nel corso della sua partita numero 12.453.
Ma pochi mesi dopo, un altro morto. Identiche circostanze. E poi un altro ancora. E un altro, stavolta a pochi giorni di distanza. E le domande e le preoccupazioni si fecero serie…

Correva il 168° giorno dell’anno numero 223 dopo la grande invenzione del dottor Gold. L’ultimo uomo stava ormai per morire, e con esso l’umanità.
Carl, così si chiamava, non era nemmeno disperato, sapevo ormai da molto tempo che sarebbe venuto anche il suo momento. Certo, pensare ad un mondo senza esseri umani, pensare di essere l’ultimo, rendeva quei momenti ancora più strani, indefinibili…
Ad un certo punto, Carl si rese conto che qualcuno lo stava osservando ed alzò gli occhi…

“Io… la conosco… ho già visto il suo volto… Sì! Lei è Gold! Il dottor Gold! Ed è vivo! Ma che è successo dottore? Perché stiamo morendo tutti?”
“Gold… che buffo nome…” disse il dottore parlando con calma, con voce profonda.
“Sai perché scelsi di chiamarmi così: Gold (Oro)? Te lo spiegherò, se avrai la cortesia di resistere ancora 5 minuti, prima di… morire”.
Carl guardava incredulo, forse non afferrando nemmeno pienamente le parole di Gold.
“Da quando siete arrivati sulla terra, pochi milioni di anni fa’, siete sempre stati una spina nel mio fianco. Vi mietevo a migliaia, a milioni, ma non vi estinguevate mai. Ho eliminato animali molto più forti, come i dinosauri, ma voi… no! Con la vostra arroganza, con il credervi protetti dal vostro ridicolo Dio, siete sempre sopravvissuti! A nulla sono servite la peggiori carestie, le epidemie più virulente… Tante specie ho fatto estinguere, a volte curiosamente con il vostro aiuto. Mi sono anche ritrovato a sperare che faceste da soli, osservando le vostre bellissime guerre! Ahahah Ma… niente, non c’era niente da fare! Incredibile… Non ci riuscivate nemmeno da voi! Non sapevo più cosa inventarmi! Ma ormai era diventata una questione di principio, una sfida tra il vostro Dio e me… la Morte. Capisci?”
Pronunciando queste parole, la Morte si tolse la perfetta maschera che ne ricopriva la testa scoprendo il suo vero volto, ovvero un bianco teschio ormai levigato da milioni di anni…
“Ho capito che potevo farcela solo quando ho notato i risibili tentativi di spodestare il vostro Creatore, volendo divenire Dio voi stessi, comandando la Natura, le stagioni, il corso della vita… Volevate l’Eternità, la Pietra Filosofale, l’Oro alchemico… ahahah Ed eccomi! Gold! Ahahah Che facile che è stato! Bastava cavalcare il vostro desiderio di onnipotenza! Se solo l’avessi capito prima… ci saremmo risparmiati migliaia e migliaia d’anni di ridicola presunzione!
Ma, per fortuna, non è mai troppo tardi…”

La Morte tirò fuori dal mantello la sua falce e si accinse all’ultimo fendente…

morte

 

L’arroganza della specie umana

Questo e’ un post che probabilmente seguiro’ poco… Strano dite? Be’, il fatto e’ che… sono cosi’ innervosito che mi e’ passata la voglia di parlarne. L’argomento e’ la mattanza di cani, la stragrande maggioranza dei quali assolutamente innocui e innocenti, che sta avvenendo in Sicilia, terra di origine di mio padre.
Riporto qui il contenuto del mio intervento su un forum di persone che gli animali li rispetta.


Sono deluso da quanto sta succedendo, ho bisogno di “prendere un po’ d’aria”.
Inizialmente ero furibondo con la Sicilia di mio papa’. Avevo addirittura preso in considerazione una campagna di boicottaggio dei prodotti che arrivano da li’, nonche’ delle vacanze in quelle terre. La Sicilia, senza turismo, verrebbe messa in ginocchio e, si sa’, gli italiani (non importa di dove) si danno una regolata solo quando vengono colpiti nel portafoglio: forse sarebbe servito a farli ragionare, e pazienza per la brava gente che, nel mucchio, avrebbe avuto qualche mese di difficolta’, forse gia’ solo l’udire del rischio di iniziative del genere avrebbe fermato i “giochi”.
Questo pensavo.

Cosi’ come pensavo che sarebbe stato ipocrita non prendere iniziative del genere. Diciamocelo francamente: se la notizia di animali abbattuti in questo modo, avesse riguardato una qualunque altra parte del mondo… l’avremmo fatto. Avremmo chiesto di boicottare quel posto, i suoi prodotti, avremmo “odiato” indiscriminatamente tutti i suoi abitanti. Non dite che non e’ cosi’. Quanti insulti e iniziative ho sentito contro i cinesi o i coreani, eppure… credete che gli animalisti non siano anche li’? Credete che anche li’ non ci sia gente che si batte per loro? Se lo credete, siete poco informati.
Pero’ e’ vero che, anche se forse non con queste proporzioni, non posso dimenticare quel cervo (era un cervo?) smarrito in una citta’ del Nord-Est e che, seppure ormai in trappola, e’ stato abbattuto senza pieta’.
Non posso dimenticare quell’orso abbattuto in Svizzera.

Non posso dimenticare il gattino avvelenato che mi mori’ in braccio, qui nella mia Genova; non posso dimenticare le sue fuse sommesse, fino a pochi attimi dalla morte.
Non posso dimenticare che il presidente della squadra di calcio per cui tifo ha una riserva di caccia privata dove fa portare daini e altri animali per poi abbatterli a fucilate. Ma quando lo dico nessuno si stupisce. Escono fuori commenti pacati, del tipo “Si, si, anche il titolare della mia azienda ce l’ha!”.
Come si fa ad aver guardato, ma davvero guardato, negli occhi di un animale e poi prenderlo a fucilate per… “sport d’elite”?

Ecco… sarebbe stato facile, in questi giorni, cavalcare l’onda dell’indignazione, ma… sarebbe stato l’esatto identico errore di chi vede la pagliuzza nell’occhio del fratello e non vede la trave nel suo. Invece ammiro chi si e’ rifiutato di “dividere”, ed ha aiutato come ha potuto, anche se non si trattava della sua citta’, del suo territorio, magari perfino della sua nazione.

Da cosa sono deluso allora? Da noi. Dalla specie. Da me. Da tutti. A partire dal papa (il minuscolo e’ voluto) e da tutti coloro che non si limitano solo a dire che l’uomo e’ l’animale piu’ intelligente, che forse (forse) e’ anche vero, ma che sostengono che e’ “la creatura eletta”, l’unica vera “espressione di Dio”. Su quali basi, che non siano dettate dalla paura della morte, devo ancora capirlo.

Siamo solo degli animali arroganti e presuntuosi, che nascono, vivono e muoiono esattamente come tutti gli altri, ma che si beano di sostenere che hanno dio (“d” minuscola) in loro, che hanno l’anima, che loro si’ che andranno in paradiso (“p” minuscola), che credono di poter disporre di tutti ed ogni cosa e che la loro tanto decantata intelligenza la usano male, molto male.

E poi muoiono… come i vermi, divorati da malattie terribili o da creaturine microscopiche che, in maniera irriverente, se ne infischiano se stanno deturpando un verme o un rappresentante della “specie eletta” 😀 E allora loro cosa dicono? Che quella malattia, quei virus, quei batteri, la sofferenza, il dolore e la morte… sono una prova o addirittura un dono (!!!) di dio! Si… pero’ solo per loro, per le altre creature, attese esattamente dalla stessa sorte… no, per tutte le altre specie non vale!
Certo che abbiamo imparato a raccontarcela proprio bene, non e’ vero?

Credo che un bel bagno di umilta’ servirebbe a tutti.
Chissa’… forse dovremmo davvero sperare in una bella invasione aliena che ci consideri e tratti alla stregua ed alla pari di un qualunque essere vivente, batterio o scarafaggio che sia.
Allora, forse (forse), capiremmo e, nella sventura, riconosceremmo come fratelli anche gli animali che non hanno la pretesa di essere Dio.

cappella_sistina

Umanizzare la Natura

Sissi e JuliusOsservando i due mici, mi sono reso conto della tendenza che abbiamo a dare un “volto umano” ad ogni cosa che ci circonda.

Vi faccio un esempio. Mi dicevano “Vedrai che Sissi ce l’avrà anche con te, perché le hai portato un altro gatto in casa!”. E in effetti ci sono dei momenti in cui Sissi sembra proprio “avercela” con me; soffia, mugula…

Ma… sarà davvero un sentimento tipo il nostro? Un ragionamento “Cattivo, mi hai portato un altro gatto in casa?”.

Ho fatto un semplice “esperimento”.

Avevo Julius in braccio e, dopo averlo posato, sono andato ad accarezzare Sissi… reazione arrabbiatissima! Soffi, mugulii furenti… Mi sono alzato, mi sono andato a lavare le mani col sapone, e sono tornato dalla gattona… Basta! Sparita ogni traccia di ostilità! Nel giro di una manciata di secondi era tornata la miciona di sempre.

Non ce l’aveva affatto con me… semplicem
ente sentiva l’odore di un altro gatto 😉

Da quel giorno, quando voglio accarezzare Sissi e se ho prima toccato Julius, mi lavo, e – a parte quando sta poco bene – non ha più reagito male.Zeus

Noi partiamo a dare il nostro volto agli altri: una persona fa una certa azione? “Vuol dire che… ” e, al posto dei puntini di sospensione, mettiamo il motivo che noi avremmo se agissimo così. Poi passiamo a mettere il nostro volto agli animali.

Infine, molti molti secoli fa, qualcuno diede un volto umano anche a Dio. Già dai tempi di Zeus, il Re degli Dei, che, dall’alto dell’olimpo, guardava con occhi umani il resto del mondo…

Del resto, un… pizzico di arroganza nell’uomo, è sempre stata presente 😉

P.S.: ci sono parecchi annunci nuovi dall’ultimo mio post su www.adottauncucciolo.net, mi raccomando: divulgate a chi può essere interessato! 😉