L’importanza dell’obiettivo

Amerigo Vespucci“If you want to build a ship, don’t drum up people together to collect wood and don’t assign them tasks and work, but rather teach them to long for the endless immensity of the sea”

 

“Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti e i lavori, piuttosto insegna loro ad anelare all’infinita immensità del mare”

Antoine de Saint-Exupéry

 

… ovvero, “su uno dei motivi per cui falliamo”.

Abbiamo la conoscenza e le capacità per raggiungere i nostri obiettivi eppure ci areniamo miseramente. Perché? Di volta in volta la causa è attribuita all’incostanza, alla mancanza di determinazione, alla scarsa convinzione nel nostro potenziale. Si sa solo che un giorno ci si sveglia e ci si rende conto che l’ennesimo obiettivo per il quale ci si era armati e preparati si è perso nel nulla. E ogni volta che abbandoniamo un obiettivo, insegniamo un po’ di più al nostro subcosciente che non fa nulla se non raggiungiamo ciò che ci eravamo prefissati, col risultato che esso lascerà con sempre più facilità il campo all’inerzia.

Tempesta sul mare di Galilea - RembrandtMi sono nel tempo convinto che la causa spesso risiede nella reale “appetibilità” dell’obiettivo: se esso non genera entusiasmo, se non fa sognare, se non fa venire l’acquolina in bocca al solo pensarci… allora non avrà sufficiente forza per spazzare via la nostra inerzia, e il nostro viaggio si arenerà nei fondali della pigrizia e al vento contrario degli alibi.

Anthony Robbins dice “non ho mai visto nessuno arrivare al successo arrancando”: ci vuole la carica dell’entusiasmo, l’energia del desiderio. Per questo si dice che bisogna “sognare in grande”: il vento di un piccolo sogno non ha la forza di gonfiare le vele della nostra nave. E’ giusto poi spezzare il percorso in tratte più brevi, in sotto-obiettivi più facilmente raggiungibili e misurabili, per avere percezione che il nostro veleggiare sta dando i frutti sperati. Perché il successo genera successo e “sentire” che stiamo riuscendo ci da nuova e più forte linfa. Ma la meta finale deve essere grande.

Perché i giovani sono più pronti a gettarsi in grandi imprese? Non perché sono più incoscienti, ma perché non hanno ancora smesso di sognare in grande.

Colombo

 

Un riconoscimento al web

httpE riconosciamogliela una volta tanto la sua importanza a questo bistrattato web!  😛

Poco fa, in uno degli ultimi commenti al mio post precedente, affabile (blog: coloreazzurro) mi ha chiesto se 20 anni fa avrei  immaginato quanto la rete avrebbe cambiato la nostra vita e modo di esprimerci, supponendo – a ragione – che avrei colto l’occasione per un nuovo post. D’altronde lei mi conosce da prima che sbarcassi su Splinder 😉

No, ovviamente chiunque sostenga di averlo all’epoca immaginato è un palese bugiardo 🙂

internetRicordo ancora il servizio della Rai, alla fine del telegiornale, che annunciava questa rivoluzionaria idea di far comunicare PC tramite la linea telefonica. Ero un ragazzo all’epoca, non so dire esattamente quando successe, poiché Internet è in evoluzione fin dal lontano 1969, quando – ovviamente per scopi militari – gli americani diedero seguito al progetto ARPANET, ma il momento in cui si ebbe la percezione di un Internet libero ad accesso mondiale, e dunque la Rai mandò quel servizio, non so ricordarlo…

Ma certamente nessuno si sarebbe aspettato una rivoluzione di tale portata. Ricordo la chiacchierata con un mio caro amico (anche lui approdato su Splinder prima di me: Hindie, blog: follesaggezza) che mi diceva che le aziende non si sarebbero mai fidate di un approccio commerciale del genere, e che perciò, almeno in campo commerciale, non avrebbe preso granché piede.

E invece… a smentire un po’ tutti, Internet ha davvero cambiato il mondo, i rapporti tra le persone e perfino il concetto stesso di libertà.
Non è un caso la levata di scudi che si alzo’ quando l’anno scorso o due anni fa, ci fu chi propose di tassare i blog. Ciò venne percepito come un tentativo di legare la libertà di espressione.

chat Nel corso degli anni però la percezione che gli utenti hanno di Internet è molto cambiata a mio avviso. A lungo si è parlato di mondo virtuale, volendo con questo indicare che i rapporti che si creavano non erano fra persone in carne ed ossa ma tra “entità virtuali”, per lo più percepite spesso come false e ingannevoli.

Oggi, chi è sul web da tanto, non fa più questa netta distinzione tra web e mondo, esso sa che incontrare una persona sul web o in un locale non cambia granché: sta sempre comunicando con una persona in carne ed ossa. Paradossalmente oggi si ha molto più di un tempo il “polso” che Internet è solo… quello che deve essere: un mezzo di comunicazione, di scambio, tra persone reali. Con buona pace della virtualità 🙂

La stanza di Dora Come scrivevo sul blog della cara amica Dora – nick ilavi – nell’occasione del terzo compleanno del suo splendido blog La stanza di Dora, quando mi capita di leggere che uno di noi blogger sta male o attraversa un momento particolarmente difficile, spesso sento una stretta al cuore, come se si trattasse davvero di un vecchio amico.

E questo, ripeto, per noi non suona più strano come poteva essere un tempo: sappiamo bene infatti che dietro ogni nickname c’è un cuore che batte.

Un tributo dunque al web, che, se usato propriamente, è una vera miniera di opportunità, informazioni, interessi e condivisione 🙂

 

Superare la paura – Il burrone, storia Zen

Ho in mente un nuovo post, ma siccome è tardi, mi viene reclamato un nuovo post (vero Sophie? :-D) e non ho tempo per scriverlo adesso, lo tengo nel cassetto (comunque, quando lo pubblicherò, vi renderete conto che è collegato a questo, anzi in un certo senso lo “precede”) e vi propongo un bel testo (anche il commento non è mio) che qualche tempo fa mi colpì parecchio. Come sempre non è nulla di complicato, è il classico… uovo di colombo che spiega come mai spesso falliamo o non raggiungiamo la vita che vorremmo avere…


 

Il burrone

Precipizio, Fall Creek Falls State Park, Tennessee

Un monaco si lamentò con il suo maestro perché non riusciva a raggiungere il satori.
“La colpa è tua” gli rispose il maestro.
“In che cosa sbaglio? Che cosa mi manca?” domandò l’allievo.
“Vieni con me, e te lo mostrerò.”
Il maestro chiamò un altro discepolo, che era cieco, e tutt’e tre si recarono sulla montagna, in un punto in cui uno stretto tronco era stato gettato su un burrone.
“Attraversa!” disse il maestro al primo monaco.
Il poveretto guardò il fondo del burrone, il debole tronco e rispose: “Non posso: ho paura”.
Allora il maestro si rivolse al discepolo cieco e gli diede lo stesso ordine.
Il monaco attraversò senza esitare il burrone.
“Hai capito?” domandò il maestro al primo monaco.

 


 

Commento: È sempre la paura il sentimento che si oppone al nostro risveglio: la paura di essere autonomi, la paura dell’ignoto, la paura di perdere il proprio ego, la paura della responsabilità. Eppure, per colmare il divario, per raggiungere l’altra riva, è necessario affrontare l’abisso; e questo non può essere fatto se non si eliminano i mille timori che ci accompagnano nell’attraversamento. Il coraggio è indispensabile sulla Via della liberazione, come, d’altronde, in tutte le imprese fondamentali della vita. Come recitano dei versi di Wu-men, si tratta di “Camminare sul filo d’una lama, correre sulla cresta del ghiaccio, non preoccuparsi della scala, lasciare il sostegno sul precipizio.”

gatti

 

Modestia

Impara dagli errori fatti dagli altri.
Non vivrai mai abbastanza
per farli tutti da solo.
– Eleonor Roosvelt –


EinsteinLa creatività, l’inventiva, la genialità, sono doti che ognuno di noi vorrebbe avere.

Ci sono persone che non sono capaci di intraprendere alcuna azione se prima non sono corroborati dall’approvazione altrui. Costoro possono perdere occasioni anche importanti per cercare un eccesso di sicurezza. Si muovono solo se sono certe del risultato, quindi… quasi mai. Sognano di intraprendere azioni, di ribaltare il mondo, dicono “vedrete di cosa sono capace!”. Ma le loro intenzioni rimangono sempre allo stato di idee, sono sogni che non si trasformano mai in azione.
 
Ma è frequente anche l’opposto. Ci sono persone che agiscono sempre e solo di testa propria, sentendo di avere immancabilmente l’idea giusta, pensando di essere infallibili. Mio padre, ad esempio, soleva dire: “Non sono io ad avere sempre ragione: siete voi che avete sempre torto!” 😉

Non ci credete? Un classico esempio: quante persone ascoltano una frase detta da un amico senza dargli alcun peso, per poi magari leggere una massima quasi identica detta da una famosa personalità (se poi è trapassata è anche meglio :-P) e allora, magicamente, quelle stesse parole diventano degne di essere lette o ascoltate?
Pensateci, magari è successo anche a voi!

Ma da dove viene questa sicurezza? Certamente ciò che sappiamo non è nostra invenzione, al massimo è nostra elaborazione, parte da dati appresi nel passare degli anni. Abbiamo imparato da altri. E poiché ogni invenzione e scoperta è stata immancabilmente preceduta da molteplici errori e abbagli, abbiamo imparato soprattutto dagli errori di chi ci ha preceduto. Nessuno ha mai inventato qualcosa da zero, aveva sempre una informazione di base su cui costruire.

gatto che si specchiaE allora, quale arroganza ci permette di sostenere che non abbiamo bisogno di ascoltare gli altri, di non avere più nulla da apprendere da altre persone? Per quanto noi possiamo saperne, c’è sempre qualcuno che sa qualcosa in più di noi. Almeno c’è qualcuno che sa qualcosa che noi non sappiamo, che forse ci è solo sfuggito, ma c’è. Un qualcosa che può essere determinante, che può fare la differenza tra vittoria e sconfitta, forse addirittura tra vita e morte. E quel prezioso input magari non arriva da un maestro illuminato, di qualunque campo si stia parlando, forse è sulla bocca di chi non ti aspetteresti mai essere capace di darti un’informazione così importante.

Errare è umano, la paura di sbagliare non ci deve bloccare. Ma ben altra cosa è pretendere di sapere tutto, di avere tutti i dati e le capacità per fare a meno di chiunque, rifiutando a priori il confronto, i consigli, gli aiuti, perfino da chi è titolato a saperne di più.

La mancanza di modestia e l’arroganza possono provocare danni incalcolabili.

Cerchiamo di non dimenticarlo mai.

cuccioli

 

La tua vita – Una poesia di Flameonair

Dopo il racconto di Quelcherestadime, è la volta di questa poesia di Paola, alias flameonair, tratta dal suo omonimo blog flameonair. E’ in piena sintonia con il mio modo di pensare e, mi piacerebbe dire, con il mio stile di vita. Diciamo che mi piacerebbe arrivarci 🙂

 


 

La tua vita
by: flameonair
Blog: flameonair.splinder.com

 

Sfoglia la tua vita,

piano, assaporandola,

annusane il profumo di terra bagnata,

ridi forte se ti va.

Annega nel suo sapore

nuovo, ad occhi chiusi,

tutte le tue malinconie

scoprirai un’altra parte di te

E distogli i tuoi occhi

da quel pavimento nudo e freddo,

voltati verso le voci che chiamano

giusto te, proprio te

che non ci credi piu’.

Perché

questa vita

è tutto il tuo domani.

(flameonair)



Nella tua subcoscienza dimorano note inconciliabili che ti costringono alla dissonanza. Ma perché volgi lo sguardo a ciò che è morto? Perché ti occupi di defunti?
<< Lascia che i morti sotterrino i loro morti >>, e volgiti, o Magnifico, al Bello del presente che cerca svelamento.
Se resisti a quel sibilo di cembalo discorde che affonda nella macina del tempo, hai vinto la discrepanza, per cui ti riuscira’ facile intonarti sulla nota cristallina del grande Musico.

Raphael, da “La Triplice Via del Fuoco”

 

panorama dalla Madonna della Guardia (GE)

 

Inizia ad essere ciò che vuoi essere

Quello che vuoi essere
di Paulo Coelho

 

puzzleLe condizioni ideali che tu ricerchi non esistono. Certi difetti non riusciranno mai a essere eliminati. Il trucco consiste nell’essere consapevole che, malgrado tutti i difetti, sei una persona straordinaria.
Sì, tu ti conosci molto bene, ma cerca di oltrepassare i limiti ai quali sei abituato. Sii – per dieci minuti al giorno – quella persona che hai sempre desiderato essere. Se il problema è l’inibizione, sforzati di parlare. Se il problema è la colpa, sentiti approvato. Se la difficoltà è sentire il rifiuto del mondo, cerca consapevolmente di attirare tutti gli sguardi. Ti troverai in qualche situazione difficile, ma ne vale la pena.
Chi, per dieci minuti al giorno, riesce a essere ciò che ha sognato, sta già facendo un grande progresso.

 

 



Commento di Wolfghost: Dobbiamo fare con ciò che abbiamo a disposizione. Se aspettiamo di essere perfetti o di essere nelle condizioni ideali per fare il primo passo verso la realizzazione di qualcosa di grande o verso la nostra stessa realizzazione, quel primo passo non lo faremo mai. Nessuno dice di buttarsi allo sbaraglio, ma “Non sono ancora abbastanza [forte, preparato, pronto, …]” non deve essere una scusa per rimandare ad oltranza. Il suggerimento di Coelho è ottimo: il successo genera successo, cosi come l’insuccesso genera insuccesso, ecco perché iniziare con quel primo, piccolo passo – essere ciò che si vuole essere anche solo dieci minuti al giorno – è decisivo, è un messaggio alla nostra mente e alla nostra anima che “sì, allora è possibile, allora ci posso riuscire!”. E quei dieci minuti diverranno venti, e poi mezz’ora, poi un’ora… E’ un nutrire la fiducia che abbiamo in noi stessi e nelle nostre possibilità.
Chi credete che abbia più successo nella vita? Un uomo intelligente ma sfiduciato, o uno normale ma che ha grande fiducia in sé stesso? Provate a indovinare…

ghepardo

 

La chiave di svolta: il “pilota automatico”

L’espressione “il pilota automatico” è stata da me associata alla condizione mentale di determinazione diversi mesi fa. Molte persone trovano questa associazione curiosa, a diverse di loro proprio non piace, forse per la parolina “automatico” che magari rende l’idea di una condizione poco umanizzata.

 

 

pilota automaticoIl “pilota automatico” de “l’aereo più pazzo del mondo”.

 

Ma cosa voglio dire con l’espressione “mettere il pilota automatico”?

Capita nella vita di attraversare periodi molto difficili, periodi in cui magari si è messi davvero a dura prova.

In genere, a quasi tutto c’è soluzione, ma spesso è una soluzione difficile da attuare perché richiede grande determinazione, richiede di essere portata avanti senza esitazioni, di non essere continuamente rimandata.
Quando sappiamo di dover far cambiare direzione alla nostra barca, ci riempiamo di dubbi, è comprensibile: sono decisioni molto “pesanti”, che lasceranno strascichi e segni molto a lungo, forse per il resto della nostra vita. Quindi è normale avere dubbi e timori. Il problema è che noi siamo portati ad avere dubbi anche quando sappiamo di aver preso la decisione più giusta. Decidiamo di andare in una certa direzione, sappiamo che è l’unica cosa da fare, ma quando si avvicina il momento nel quale attuare la svolta… i dubbi ci riassalgono e tutto è rimesso in gioco, possiamo arrivare a dirci “ma che stai facendo? Questa è una sciocchezza, torna indietro!”.

Ecco… sebbene i dubbi siano leciti e sani quando si deve prendere una decisione importante, smettono di esserlo quando la decisione è stata presa ed ha basi concrete, ovvero quando, semplicemente, la vicinanza del momento in cui dovremo stravolgere la nostra vita ci spaventa. Questi non sono più dubbi da “sana riflessione”, bensì “dubbi da paura”.

E qui entra in scena il “pilota automatico”, ovvero la ferma decisione – che si prende una volta e basta – di compiere quell’azione; non importano i dubbi che ci coglieranno, non importano le paure e i timori che verranno: la decisione è stata presa e l’azione sarà compiuta. Quando dubbi e paure saliranno inevitabilmente alla superficie, li si vivrà per quelli che sono: timori infondati del momento che si avvicina; pertanto senza permettergli più di rimandare ulteriormente quell’azione.

Credo che la vita, oltre a richiedere determinazione, richieda anche flessibilità, perché le condizioni che la circondano possono mutare suggerendoci di cambiare strada. Non dobbiamo continuare ciecamente sulla strada scelta “perché ormai è stata scelta”: se riconosciamo che non ci sta portando dove volevamo, dobbiamo essere pronti a cambiarla nuovamente. Ma questo è ovviamente subordinato all’aver apportato effettivamente il cambio di rotta che avevamo deciso. Non è possibile che lo preceda, altrimenti vuol dire che anch’essa è una pregiudiziale non fondata, dettata solo dalla paura.

Camion trasloco Un esempio chiarirà i possibili dubbi: se io, per qualsivoglia motivo, non posso più vivere in un determinato luogo, si farà sempre più spazio nella mia mente l’idea di trasferirmi altrove. Ad un certo punto tale decisione scioglierà i dubbi – leciti – che l’hanno anticipata: saprò in definitiva che devo trasferirmi. Mentre il momento di trasferirmi si avvicina, la paura dettata dal salto che sto per compiere si presenterà sotto forma di dubbio. Questo dubbio non è un dubbio “sano”, costruttivo, non poggia su nulla al di fuori della paura, quindi di esso non si deve tenere conto.
Compio il salto e mi ritrovo in un altro luogo. Qui posso trovarmi finalmente bene, ma potrebbe anche succedere di scoprire di essere caduto dalla padella alla brace, ovvero di trovarmi ancora peggio. In questo caso il dubbio di cambiare la decisione presa la volta precedente, ha di nuovo senso, il che non significa che quella decisione fu sbagliata, ma che evidentemente un’altra decisione adesso si impone. Continuare a stare nella brace perché ormai così si era deciso, sarebbe altrettanto dannoso che l’aver continuato a stare nella padella.
In ogni caso, quello che conta è l’aver agito: se le cose non vanno come si sperava, si cambierà di nuovo, ma almeno si sarà evitata la resa ad una vita fatta di rassegnazione e forse disperazione.

Alla strada giusta non si arriva rimanendo fermi.

strada

Luce – Un racconto di Quelcherestadime

Tempo fa decisi che ogni tanto avrei segnalato un blog o un post tra quelli che mi colpivano particolarmente… ovviamente poi non l’ho mai fatto! 😀 Oggi ero in giro per blog e mi sono imbattuto in questo bellissimo racconto… merita davvero, buona lettura! 🙂


Luce

by Quelcherestadime

blog: ilsoledentrome.splinder.com

 

In un piccolo paesino alle pendici dell’Etna viveva una donna alquanto singolare.

Grassottella e con la faccia rubiconda, i capelli corvini e gli occhi di un azzurro così intenso che quando, per caso, li incrociavi ti mettevano i brividi addosso. Il suo nome era Luce.

Nessuno in paese le dava confidenza. La reputavano strana. Soprattutto per il suo modo di comportarsi alquanto bizzarro. Sembrava vivere in un mondo irreale, frutto della sua mente e delle sue stramberie. Un mondo davvero poco accessibile per gente così semplice come gli abitanti di quel piccolo centro.

Ogni sabato mattina nella piazza principale del paese si allestiva un piccolo mercato. I commercianti montavano le loro bancarelle all’alba esponendo in bella mostra le loro mercanzie. Potevi trovare di tutto. Dalla frutta ai mobili, dai vestiti ai dipinti.

Luce era una delle prime ad arrivare quando il sole, affacciandosi timidamente da dietro la collina, dava il benvenuto al nuovo giorno. Con calma montava la sua bancarella, come se il tempo non avesse alcuna importanza per lei. Vi poneva sopra una stoffa leggera di colore azzurro proprio come i suoi occhi. Quindi prendeva il suo cartello e lo appoggiava sopra la stoffa e si metteva ad aspettare qualche avventore. Nessuno mai le si avvicinava, né per volontà né per curiosità. Ogni sabato era sempre così.

La bancarella di Luce era l’unica dove non era esposto nulla ad eccezione di un cartello. Tutti la tenevano a debita distanza. Luce, dal canto suo, era sempre sorridente e serena nonostante le infinite ore passate nell’indifferenza altrui. Al principio questo la faceva stare male, ma con il passare del tempo si era abituata a simili reazioni. Non ci faceva ormai più caso. Anzi tutto questo, in qualche modo, la faceva sorridere anche se sul fondo della sua anima aleggiava un velato dispiacere. Ma lei non poteva fare nulla di più di quello che faceva.

Quando arrivava il momento di smontare dal mercato, lei, con la sua grazia sottile, toglieva il cartello, ripiegava lentamente la stoffa e smontava quel piccolo tavolo che fungeva da bancarella. Si metteva tutto sotto il braccio e se ne andava via. Silenziosamente così come era arrivata e come si svolgeva ogni sua singola giornata.

Un giorno nel piccolo centro arrivò una scolaresca di liceali in viaggio d’istruzione.

Fu un avvenimento per tutto il paese che si trovò, inaspettatamente, scompaginato nella sua monotona quotidianità. Qualcuno storse pure il naso. Qualcuno, in cuor suo, senza fare troppe esternazioni fece un piccolo sorriso. Finalmente una ventata di vitalità attraversava quella comunità stantia.

Quel sabato mattina il mercato si apprestava ad essere messo in scena con il solito metodico rituale. Luce e le sue stramberie erano presenti come sempre.

Nell’aria c’era profumo di primavera e di ginestre. Ed il sole quella mattina sembrava irradiare una luce diversa, più calda. Ad un tratto la scolaresca fece irruzione nel mercato con i suoi schiamazzi e le sue allegre risate. Un ragazzo moro, dalla pelle chiara e gli occhi castani, si avvicinò alla bancarella di Luce e si fermò un istante sul pianerottolo dell’indecisione. Nel suo sguardo brillava, però, una certa curiosità. Ed alla fine questa prevalse. Si accostò a lei e timidamente le chiese cosa vendesse dato che sulla sua bancarella non era esposto nulla.

Luce, a quel punto, chiese il permesso di prendere le sue mani e tenendole delicatamente strette tra le sue cominciò a guardarlo dritto negli occhi. Fece quindi un leggero movimento del capo ed il ragazzo rispose con un piccolo fremito. Stettero immobili così per alcuni minuti, trasportati inspiegabilmente in un mondo impalpabile, come se tutto intorno non esistesse più nulla. Sui loro visi si aprì un immenso sorriso. Si abbracciarono dolcemente.

Una ragazzetta piuttosto avvenente e sfacciata, assistendo esterrefatta a quella scena, decise di intervenire spezzando quell’attimo di magia. Per lei tutto questo era davvero troppo. Ma chi si credeva di essere quella donna per permettersi di abbracciare il suo amico? No ne aveva alcun diritto. E glielo fece capire in modo deciso senza troppi giri di parole. Prese il ragazzo e lo trascinò via da lì in un batter d’occhio. Luce rimase impassibile, con il suo sorriso di sempre stampato sul viso.

La gente che, sino a quel momento, aveva assistito senza essere capace di dire o fare alcunché si diresse minacciosamente verso di lei e, sfogando tutta la rabbia repressa per mesi, le rovesciò la bancarella facendo cadere rovinosamente a terra il cartello che vi era apposto sopra . Cominciarono ad insultarla e lanciarle epiteti di ogni sorta mettendola in fuga. Quando finalmente Luce fu a debita distanza la ragazzetta chiese spiegazioni. Il ragazzo si girò verso il punto esatto dove Luce aveva la sua bancarella e senza dire una parola corse sino a raggiungerlo.Prese il cartello caduto per terra e con le lacrime agli occhi le urlò: “Perché hai fatto tutto questo? Quella donna non faceva nulla di male!”. Girò il cartello di modo che tutti potessero finalmente leggere quello che nessuno nel corso dei mesi aveva osato guardare. C’era scritto: “ (Ri)composizioni d’anima “. E con una voce spezzata dall’emozione e velata dalla tristezza disse: “ Non vendeva nulla, offriva semplicemente speranza”.

 



Commento di Wolfghost (è solo il mio commento al post originale): E’ semplicemente… bellissimo! Mi ha davvero emozionato. L’ho letto con un senso di compassionevole empatia fin dall’inizio, senza nemmeno sapere perche’. Come se percepissi la tristezza della… incomprensione, dell’indifferenza.
Chissa’ quante persone, che avrebbero davvero tanto da dare – e non per essere ricompensate, ma solo per donare un sorriso – non venendo comprese sono tenute a distanza o allontanate nello stesso modo.

Cuore in mano(anche l’immagine è presa dal blog citato)

 

Ognuno è artefice del proprio destino

crolloNessuno sfugge all’imprevedibilità degli eventi e della vita. Ci sono persone che nascono e vivono in ambienti degradati, in situazioni quasi insostenibili. Gente che deve affrontare ogni tipo di difficoltà, da quelle finanziarie a quelle di salute. Rovesci di ogni genere, non predicibili, non evitabili, intralciano la nostra vita e il nostro cammino. Tutto questo potrebbe portarci a sentirci vittime predestinate di un ineluttabile destino a noi avverso.

Cosa significa allora essere artefici del proprio destino? Immagino che a volte sentirselo dire, in momenti di estrema difficoltà che ci si trova a vivere indipendentemente dalle proprie scelte e dal proprio valore, possa in qualche modo urtare, quasi a sentirsi presi in giro.

Ma “Essere artefici del proprio destino”, è la differenza che passa tra chi perde e non si rialza, e chi invece considera quella sconfitta come la perdita di una battaglia, ma non della guerra.

 

“Non sono mai stato povero – solo in ristrettezze economiche.

Essere poveri e’ uno stato mentale.

Essere in ristrettezze e’ solo una situazione temporanea.”

Mike Todd – Produttore di Broadway

mattoniReinquardare la propria situazione in un’ottica positiva, di sfida se vogliamo, ma mai di sconfitta definitiva, è la base su cui costruire il proprio futuro. La sfida passa attraverso il potere della scelta, l’azione, la determinazione. Come scrisse qualcuno sul mio stesso blog, ormai diversi mesi fa, “l’immobilismo diventa colpevolezza”.

Scegliamo la strada da seguire, iniziamo con il primo passo, insistiamo, e se proprio le cose non vanno, cambiamo strada, ma rifiutiamoci di stare fermi in una situazione di stagnazione che non può portare a nulla di buono.

Ogni scelta importante richiede coraggio, forza, volontà di rompere una routine che, per quanto difficile, troviamo rassicurante. Spesso richiede un sacrificio che pochi sono davvero pronti ad affrontare.

Giriamo al positivo un famoso detto popolare: non sappiamo cosa ci sarà domani, ma sappiamo ciò che possiamo lasciare oggi.

Castello di Chambord, Francia