Vivere non è peccato

VIVERE NON E’ PECCATO
di Paulo Coelho

rabbinoIl rabbino Elimelekh aveva compiuto una bella predicazione, e ora stava per fare ritorno nella sua terra natale. Per rendergli omaggio e dimostrargli la gratitudine, i fedeli decisero di seguire la carrozza di Elimelekh fino all’uscita dalla città.
A un certo momento, il rabbino fermò la carrozza, chiese al cocchiere di proseguire senza di lui e si affiancò al popolo.
“Un bell’esempio di umiltà”, disse uno degli uomini accanto a lui.
“Non c’è nessuna umiltà nel mio gesto, ma un po’ di intelligenza – rispose Elimelekh -. Voi, qua fuori, state facendo esercizio, cantando, bevendo vino, fraternizzando gli uni con gli altri, incontrando nuovi amici, e tutto a causa di un vecchio rabbino che è venuto a parlarvi dell’arte di vivere. Lasciamo, allora, che le teorie proseguano su quella carrozza, perché io voglio partecipare all’azione”.


Commento di Wolfghost: intorno ai 18 anni iniziai un percorso psico-spirituale, chiamiamolo così, fatto principalmente di libri e teorie. Fu in quel periodo che scoprì e praticai lo yoga e la meditazione e diventai vegetariano, ma soprattutto divoravo una grande quantità di libri che andavano dalla psicologia ai testi esoterici, passando per l’allora neonata New Age.
Certo, riguardando oggi la mia libreria mi accorgo che alcuni di quei testi rimangono preziose perle, mentre altri – soprattutto quelli New Age – mi appaiono adesso banali e scontati… ma ogni cosa ha il suo tempo, perfino i libri che si leggono: è l’accoppiata “livello del lettore – libro” ad essere importante, e non il libro in sé.
In ogni caso, diversi anni più avanti iniziai a percepire nuovamente il profondo senso di insoddisfazione che mi aveva da principio spinto verso quella ricerca.
Dopo lunghe – e piuttosto travagliate 😀 – riflessioni, mi accorsi che, preso dalla teoria, mi ero letteralmente dimenticato di vivere 😛
Buttai allora momentaneamente a mare (in senso metaforico naturalmente) libri & C. e mi immersi nella vita.

Al di là che certe lezioni si possono apprendere solo attraverso la pratica, è solo vivendo nella quotidianità che si ha davvero modo di mettere in pratica ciò che si è appreso dai libri e dalla ricerca interiore, sebbene a volte possiamo non essere coscienti di stare utilizzando qualcosa che avevamo imparato in precedenza.
Ci si accorge insomma che la non-applicazione dello studio, attraverso la sua utilizzazione nella vita reale, rende lo studio stesso inutile. Anche se la conoscenza ha, va da sé, anche un proprio valore e piacere intrinseco.

Hereafter – l’Aldilà

Tutti ci chiediamo cosa ci aspetta dopo la morte.
Possiamo raggiungere chi non c’è più?

Questa è la frase che compare nel trailer ufficiale Italiano di Hereafter, il film con Matt Damon diretto da Clint Eastwood che ho visto ieri sera con mia moglie. Inutile dire che il film in sé è, se vogliamo, solo un pretesto per riproporre una domanda da sempre vicina all’uomo ma dalle risposte controverse, ovvero se esiste qualcosa dopo la morte. E’ inevitabile che anche il film ottenga livelli di consenso molto differenti a seconda delle persone che lo visionano: si parte da chi inizia a criticarlo dopo solo un quarto d’ora per la lentezza (insomma… che non fosse un film di azione si poteva immaginare) e se la prende con il povero Clint, reo di aver “stavolta toppato”, a chi uscendo dalla sala esclama di voler comprare il libro da cui è tratta la sceneggiatura.
Personalmente nel film ho trovato tutte le posizioni che ho via via avuto sul tema ed esso mi ha anche suscitato emozioni opposte: da quelle di felicità e gratitudine per cosa ho avuto dalla vita, alla disperazione dell’immedesimazione di situazioni devastanti che, purtroppo, possono toccare chiunque… e prima o poi è molto probabile che lo facciano.
Del film non voglio raccontare di più: è uscito solo ieri nelle sale italiane e non voglio scrivere qualcosa che ne sveli troppo la trama. Comunque esso lascia più o meno il tempo che c’era nello spettatore prima che entrasse nella sala, nel senso che, proprio per stesso dire dei protagonisti, non esistono risposte sicure e chiunque è – oserei dire “purtroppo” – libero di trarre le proprie conclusioni.
Riguardo a me, scrivevo che il film ripropone le varie credenze che ho via via assunto nel passare degli anni. Si inizia con la risposta alla domanda “Secondo te che succede quando moriamo?”, data dal momentaneo compagno e collega del personaggio femminile principale Cécile De France, che sicuro di sé sostiene “Nulla, si spegne la luce, viene tolta la corrente, finisce tutto, il buio totale.” (vado a memoria) alla più o meno ampia fiducia data in passato ai più variegati resoconti di avvenuti contatti con l’aldilà (anche presentati nel corso del film), sempre però con un nocciolo di scetticismo che non è mai del tutto svanito. Qui sotto potete vedere il trailer di un film (White Noise) di qualche anno fa sulla metafonia, ovvero la possibilità di parlare con i morti.

Devo dire che di per sé non mi è mai interessata più di tanto la possibilità di entrare in contatto con i defunti, se non fosse per l’ovvio fatto che essa costituirebbe prova dell’estistenza dell’aldilà. Il personaggio che da la risposta sopra scritta, aggiunge anche una considerazione che parrebbe ovvia e che io stesso avevo pensato pochi giorni prima di andare a vedere Hereafter: se esiste davvero un’aldilà, com’è possibile che un contatto certo non sia mai stato raggiunto in tutti questi millenni?
Tuttavia è anche vero che di presunte prove, o almeno indizi, ne sono state raccolte davvero tante. La tesi conseguente che il film lascia intravvedere è che ci sia una sorta di reticenza a divulgarle o anche solo a parlarne.
Trovare prove certe, che non siano solo indizi nei quali vogliamo assolutamente credere, sia nelle nostre vite che nei resoconti ufficiali è davvero difficile, e tutto perciò rimane fatto di fede personale. Quando una cosa è indimostrabile, infatti, ognuno può asserire tutto e il contrario di tutto.
Un esempio ne è la battaglia tra il CICAP americano (il CICAP è un’organizzazione che “studia” i fenomeni paranormali cercando di fatto di dimostrarne l’infondatezza) e un avvocato australiano di nome Victor Zammit che ormai alcuni anni or sono non solo scrisse un libro liberamente scaricabile da Internet intitolato “Un Avvocato Presenta il Caso dell’Aldilà – Prove Oggettive Inconfutabili” (http://www.victorzammit.com/book/italian/Prove%20inconfutabili.pdf) ma grazie ai suoi sponsor offrì un premio di un milione di dollari a chiunque fosse stato in grado di dimostrare che le sue prove empiriche fossero false. Per la cronaca, anche il CICAP americano (CSICOP) offrì anni prima un premio della stessa entità a chi fosse in grado di dimostrare la vericidità di un qualsiasi tipo di fenomeno paranormale. Inutile dire che, a oggi, nessuno dei due premi è stato vinto. Perché? Bé, a mio avviso per il motivo che ho addotto in precedenza: nel campo dell’indimostrabile ognuno può dire la sua.

So, da interventi scritti in miei precedenti post su argomenti simili, che molti tra noi hanno ricevuto dei presunti “segni” dai loro cari o da entità che non possono essere collocate sul piano materiale. Segni che li hanno convinti, o perlomeno lasciati possibilisti, a riguardo dell’esistenza di una vita dopo la morte. Ma i tempi cambiano, le persone che leggono il mio blog cambiano, e io, come sempre, sono alla ricerca di questi segni, anche se so che alla fine essi hanno un reale impatto solo su chi li prova di persona, mentre per chi ascolta o legge restano solo indizi. Perché su un argomento così importante è difficile che le parole possano convincere.
Mi piacerebbe insomma che chi crede di aver ricevuto qualche segno possa riportarlo perché credo che queste cose vadano divulgate e non tenute nascoste per timore di essere giudicati visionari.
Un mio segno o presunto tale? Lo trovate qua, alla fine del post che dedicai a mia madre: Un po’ di Wolf… 2006: mia madre

volo

Il successo nella vita

“Ha raggiunto il successo chi ha vissuto bene, ha riso spesso ed ha molto amato; chi si è conquistato il rispetto delle persone intelligenti e l’amore dei bambini piccoli; chi ha riempito il suo spazio e ha adempiuto ai suoi doveri; chi ha lasciato il mondo meglio di come l’abbia trovato, sia per mezzo di una pianta più curata, una perfetta poesia, od un’anima riscattata; chi non ha mai mancato di apprezzare le bellezze della terra o evitato di esprimerlo; chi ha sempre cercato il meglio negli altri e ha dato loro il meglio che aveva; colui la cui vita è stata un’inspirazione; la cui memoria è una benedizione.”
Mrs. Stanley
Lincoln Sentinel, 30 Nov. 1905

E così abbiamo salutato l’alba di un nuovo anno, il 2011! 🙂 Pensateci un attimo… non sembra quasi una data da vecchio libro o film di fantascienza? 😐 Sembrava così lontana nel… secolo scorso (gulp! :-P), è invece ci siamo arrivati 🙂
Gli auguri di inizio d’anno, così come i famosi “buoni propositi” del medesimo periodo, assomigliano tanto ai nostri sogni di bambino, non trovate? 😉 Vero, forse sono un poco meno “grandi”, ma a volte, almeno per numero, sono altrettanto irrealistici 😀

Mi sono chiesto spesso quale sia il significato della parola “successo”, intendo al di là del suo significato più ovvio di “riuscita in ciò che si fa”. Cos’è che ci fa sentire persone “di successo”? 😐 Per alcuni è la notorietà, l’esser famosi. Per altri è il denaro. Per altri ancora è il potere. Soprattutto penso sia la prima, la notorietà. Perché in fondo i più cercano di aver denaro o potere per poter poi “apparire”, per essere… additati dagli altri. Non è così? 😐 Certo, poi ci sono altri motivi, come la sicurezza o il benessere, ma credo che il desiderio di “spiccare” in mezzo agli altri sia quallo che la “faccia da padrone”, almeno fino ad una certa età.
Il desiderio di notorietà è piuttosto subdolo, variano molto i mezzi attraverso cui attuarlo. Si va dai veri e proprio atti illegali fino alle opere di bene. Molti infatti, seppure nel loro piccolo, usano un altruismo di facciata per sentirsi dei benefattori, per ricevere i riconoscimenti altrui.
Poi ci sono altre strade. C’è lo sport, la scienza, la medicina. La spiritualità perfino, con tutti coloro che si servono dei loro insegnamenti al fine di sentirsi al centro dell’attenzione, di sentirsi dei “santoni”, degli “illuminati”, più che aiutare davvero gli altri ad elevarsi ed a soffrire meno grazie alla conoscenza.
Sì, probabilmente il desiderio di notorietà è qualcosa che, almeno in parte, è insito nell’uomo.

Ma cos’è per voi il successo? O meglio, cos’è che vale la pena di inseguire e ottenere? Credo che la risposta vari molto da persona a persona, ma anche a seconda dei vari periodi ed età che una stessa persona attraversa.
Io mi trovo ormai in sintonia con buona parte del pensiero espresso da Mrs. Stanley, nel citato articolo del Sentinel, anche se non proprio con tutto.
Forse possiamo pensare che solo lasciando tracce clamorose e indelebili, avremo vissuto davvero con successo. Solo lasciando pezzi come quelli di Wagner, o scoperte clamorose come quelle di Newton, o trionfi militari come Giulio Cesare, o “numeri” di conquiste come quelli di Casanova, saremo ricordati e così potremo, in fin di vita, pensare di aver vissuto una “buona vita”. Ma… io credo che si ricordino le gesta, non le persone.
Sappiamo cosa ha fatto Cesare, ma conosciamo davvero chi era Cesare? Per quanto i libri ci parlino di Wagner, possiamo davvero dire di ricordarci di lui perfino non avendolo mai conosciuto personalmente? No. Noi ci ricordiamo di un nome e di eventi legati a quel nome. Ma del vero Wagner, di Newton, di Cesare o di Casanova nessuno ricorda qualcosa, perchè nessuno – oggi – può veramente dire di conoscerli.
Allora forse non è poi così importante lasciare del proprio passaggio qualche segno che finisca nei libri di storia. Tanto al massimo verranno ricordate quelle gesta, e non noi.

Bé, per me “successo” nella vita è “andarsene” con la sensazione di aver vissuto davvero, il non essersi “nascosti” per timore di sbagliare o di fallire, il sapere di esserci stato quando si poteva fare qualcosa per qualcuno, l’aver agito quando si doveva e poteva. Perfino se sappiamo che presto o tardi chi abbiamo aiutato, o chi avrà comunque tratto giovamento dal nostro lavoro, non si ricorderà più di noi, e forse nemmeno noi ci ricorderemo di lui e di ciò che abbiamo fatto.

Certo, ognuno commette errori, siamo esseri umani. Sicuramente non dobbiamo colpevolizzarci se qualche volta non abbiamo fatto ciò che potevamo o dovevamo fare. Ma qui parlo più di una “tendenza” che di singoli eventi.
Successo è… un atteggiamento, un modo di vivere, piuttosto che un risultato o l’ottenimento di un obiettivo. E’ lottare finché è ragionevole farlo, senza tirarsi indietro o risparmiarsi, al di là del risultato reale che poi si otterrà.

Davvero, come dice lo Zen, la strada è la ricompensa. Perché in fondo nella vita non c’è un fine, se non la vita stessa.

vittoria

La gestione della crisi

scalataRiprendiamo il normale percorso “post-Natale” parlando di qualcosa che prima o poi ci tocca tutti: le crisi e la loro gestione.
Credo che saper gestire le crisi sia uno degli aspetti più importanti e cruciali della nostra esistenza, in qualche caso può addirittura fare la differenza tra la vita e la morte.
Per quanto si stia accorti nell’evitare intoppi e problemi, prima o poi gli eventi negativi arrivano ed è necessario affrontarli. Non bastano le precauzioni: bisogna essere pronti a fronteggiare le crisi. Puo’ sembrare una cosa difficile, puo’ spaventarci, ma in realtà ho visto che molte persone scoprono di avere risorse inaspettate quando si trovano ad affrontare quelle che, almeno per loro, sono autentiche calamità.
La prima e più importante cosa è non darsi per spacciati:
la paura può essere inevitabile, ma bisogna evitare di farsi prendere dal panico. Non accettare di credere che ciò che accade sia senza soluzione, non percepire ciò che è apparso come una montagna impervia, impossibile da scalare, ma piuttosto come un labirinto con il quale bisogna sì armarsi di santa pazienza, attenzione, determinazione e prontezza di spirito, ma dal quale un’uscita c’è… e va trovata.
Bisogna affrontare la difficoltà a testa alta, come fosse una sfida. Nascondere la testa sotto la sabbia o limitarsi a battere i pugni sul tavolo non servirà a granché.
Anche se personalmente non credo nel Destino, mi piace ricordare una frase che pressapoco diceva: “Non possiamo sceglierci il Destino, ma possiamo scegliere come affrontarlo”.
Voglio chiudere rispolverando un vecchio racconto (se così si può chiamare) scritto un paio di anni fa in previsione di una… tempesta 😉

In attesa della tempesta (link al post originale: In attesa della tempesta)

occhi lupoIl lupo era immobile. Raffiche di vento gelido, a volte accompagnate da sferzate di pioggia, lo costringevano a stare ben piantato sulle quattro zampe ed a tenere socchiuse le palpebre dei suoi occhi. Pochi metri piu’ avanti, lo strapiombo dell’alta scogliera sul mare. Alle sue spalle il folto bosco i cui rami e foglie, sempre piu’ agitate, sembravano parlare concitatamente tra loro, come spaventate da cio’ che temevano potesse accadere.

Nonostante il calare della notte, il freddo e il folto pelo ormai zuppo d’acqua, gli occhi socchiusi del lupo puntavano dritti su quegli improvvisi lampi di luce che squarciavano lo spazio che divideva il cielo dal mare.
tempestaA volte quell’enorme massa scura che dal largo avanzava si illuminava qua e la’ con scariche elettriche improvvise e furibonde. Sembrava un mostro senza pelle, incapace di tenere nascosta la rabbia che lo divorava al suo interno e che si preparava a dirigere contro qualunque cosa gli si parasse davanti.

La tempesta avanzava, e nessun essere del bosco si sentiva al sicuro. Ogni animale era gia’ corso nella propria tana, anche la luna si era ritirata ormai da tempo dietro le nubi. Solo il potento fischio del vento, ormai un vero e proprio urlo, dava vita e suono a qualcosa che altrimenti sarebbe stato di un silenzio irreale.
Adesso anche il picchiettio dei goccioloni d’acqua stava aumentando di intensita’.

Il lupo osservava la massa nera che si avvicinava minacciosa, un senso misto di stupore e fascino per la potenza della natura, stava lasciando via via il posto al timore… eppure non indietreggiava di un passo, immobile come una scultura scolpita nella roccia. Se avesse avuto il dono della parola, avrebbe detto: “Ti aspetto qui. Ti temo, e’ vero, ma il senso della sfida per la sopravvivenza e’ piu’ forte. Ho paura, ma per vincere dovrai avere la forza di abbattermi. Sei pronta? Io si’, sono pronto…”.

Quelle parole non si udivano… ma si leggevano chiare nei suoi occhi, immobili verso quella tempesta da sfidare per rivedere l’alba serena di domani…

lupo osservatore

Buon Natale! Chi puo’ pensi che… Il meglio deve ancora venire! ;-)

Ed è arrivato il momento degli auguri, almeno quelli di Buon Natale ma penso anche quelli di buon anno 🙂
Salvo contrattempi (gravi :-D) degli ultimi giorni, anche quest’anno ce l’abbiamo fatta! 😉
Sono felice di dire che il 2010 è stato uno dei miei anni migliori, forse il migliore in assoluto. Chissà… che sia una sorta di indennizzo per un decennio altrimenti difficile? 😐 In realtà chi mi conosce sa che non credo al Destino, ma un piccolo premio dovuto all’aver resistito in momenti critici, all’aver compiuto scelte senza le quali quest’anno non avrebbe mai potuto esserci, e aver pagato il prezzo di risalire la china… bé… sì, quello puo’ esistere. Diciamo solo che assomiglia più ad un premio di produzione che ad una tredicesima o una vincita al lotto 😀

Il 2011 difficilmente sarà altezza, nubi all’orizzonte già si intravvedono per molti di noi, ma… proprio per questo, per me, per voi, per chi ha passato momenti difficili e chi ancora c’è dentro, voglio dedicare un pezzo del Luciano nazionale 😉

LigabueIeri infatti io e mia moglie siamo stati al concerto genovese di Ligabue (da cui le due foto) 🙂 ed assieme a pezzi che già conoscevo bene (e purtroppo ad alcuni tra i miei preferiti che… non ha eseguito :-() ne ho scoperto di nuovi che già avevo orecchiato ma non davvero ascoltato bene.

Così, con un pizzico di preoccupazione per le mie povere orecchie (sono fresco di otite :-P), ho scoperto il brano che da il titolo al post: Il meglio deve ancora venire.
In realtà è stata anche la preparazione, l’introduzione di Ligabue al brano, a farmi incuriosire bene e salire il mio livello di attenzione  😉 Infatti Ligabue, come immagino essere costume dei suoi concerti, ha introdotto il “momento predicozzo di Ligabue” 😀 che in questo caso era indirizzato a tutte le persone che attraversano momenti di difficoltà, che hanno la tentazione di lasciarsi andare, che tendono a concentrarsi sulle difficoltà del momento presente, a fermarsi alle lamentele, tendendo perciò a pensare che un futuro migliore non possa esistere.

Ligabue salutiLigabue ha esortato queste persone a non cadere in questa facile trappola, ma a pensare che un futuro migliore non solo passa esserci, ma ci sarà effettivamente e, casomai, a come adoperarsi nel presente affinché cio’ possa avvenire. Perché la speranza, l’adoperarsi per un futuro decente, rende anche il nostro presente già decente, cosa che non sarebbe possibile se passassimo il tempo solo a lamentarci delle nostre condizioni attuali.

E a chi ha il dubbio che nonostante questo modo di pensare il domani potrebbe essere deludente – e per qualcuno così sarà, perché la vita non segue sempre il percorso che noi vorremmo farle fare – dice… bé, meglio restare delusi solo allora, che rovinarci la vita già adesso pensando che così potrebbe andare.

Non è perciò un modo semplicistico di dire “andrà meglio” con tanto di pacca sulla spalla, ma piuttosto un consiglio attivo: convinciti che il meglio debba ancora venire, e ti sarà più facile pensare ed agire affinché un futuro migliore abbia la massima possibilità di poter nascere…

 

Rinascere come… Fuochi d’artificio :-)

Molti di voi conosceranno Katy Perry, o almeno ne avranno sentito parlare dai piu’ giovani 😀 Si tratta di una giovane cantante statunitense (classe 1984) di curiosa provenienza, almeno vederla adesso: figlia di due pastori metodisti, prima di divenire un’icona sexy – nonostante esistano molte cantanti indubbiamente piu’ belle – e’ stata infatti una cantante di Gospel  😮
Negli ultimi anni Katy ha fatto diverse canzoni di successo indirizzate (ed apprezzate) per lo piu’ a teenager e giovani.
Devo dire che spesso quando ascolto una canzone per la prima volta, e in qualche caso ne vedo il video, resto poi deluso quando vado a capirne bene il testo che a volte e’ molto piu’ superficiale di quel che ho immaginato nell’immediato, diverse canzoni americane non sono immediate da capire da un non-madre lingua 😐
Non e’ questo pero’ il caso. Il testo del video che vi propongo e che ho piu’ o meno liberamente tradotto, e’ abbastanza fedele a quello che le immagini lasciano intravvedere e, pur essendo certamente ancora indirizzato ad un pubblico di giovani (del resto l’album che lo contiene si intitola “Teenage Dream”), devo dire che l’ho trovato apprezzabile, oltre che, ovviamente, molto musicale 🙂 L’unica nota che mi e’ apparsa inizialmente stonata, e’ la presenza nel video del bimbo evidentemente malato, la trovai un’esagerazione e anche un pizzico offensiva, ma… forse e’ stata proprio la presunta leggerezza del personaggio, nonche’ la commercialita’ della musica da lei proposta, a farmi pensare cosi’. Chissa’, se invece che suo, l’autore fosse stato che so… uno Sting, magari l’avrei pensata diversamente 😐

Ed ora lascio la parola a… Katy 😀 con la dedica a tutti coloro che hanno bisogno di rialzarsi, che siano giovani o meno giovani 🙂 Per ultima trovate la “libera” traduzione 😉

P.s.: la foto in chiusura e’ la mia, fatta durante i fuochi d’artificio di Voltri in occasione della festa del Santo Patrono

Fireworks – Katy Perry

Do you ever feel like a plastic bag
Drifting throught the wind
Wanting to start again

Do you ever feel, feel so paper thin
Like a house of cards
One blow from caving in

Do you ever feel already buried deep
Six feet under scream
But no one seems to hear a thing

Do you know that tehre’s still a chance for you
Cause there’s a spark in you

You just gotta ignite the light
And let it shine
Just own the night
Like the Fourth of July

Cause baby you’re a firework
Come on show ‘em what your worth
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
As you shoot across the sky-y-y

Baby you’re a firework
Come on let your colors burst
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
You’re gunna leave ‘em fallin’ down-own-own

You don’t have to feel like a waste of space
You’re original, cannot be replaced
If you only knew what the future holds
After a hurricane comes a rainbow

Maybe you’re reason why all the doors are closed
So you can open one that leads you to the perfect road
Like a lightning bolt, your heart will blow
And when it’s time, you’ll know

You just gotta ignite the light
And let it shine
Just own the night
Like the Fourth of July

Cause baby you’re a firework
Come on show ‘em what your worth
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
As you shoot across the sky-y-y

Baby you’re a firework
Come on slet your colors burst
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
You’re gunna leave ‘em fallin’ down-own-own

Boom, boom, boom
Even brighter than the moon, moon, moon
It’s always been inside of you, you, you
And now it’s time to let it through

Cause baby you’re a firework
Come on show ‘em what your worth
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
As you shoot across the sky-y-y

Baby you’re a firework
Come on slet your colors burst
Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
You’re gunna leave ‘em goin “Oh, oh, oh!”

Boom, boom, boom
Even brighter than the moon, moon, moon
Boom, boom, boom
Even brighter than the moon, moon, moon

Traduzione

Ti senti mai come una busta di plastica
In balia del vento
Desideroso di voler cominciare da capo?

Ti senti mai fragile quanto un sottile foglio di carta
Come un castello di carte
Ad un soffio dal crollare?

Ti senti mai come già sepolto
Due metri sotto terra urli
Ma nessuno sembra udire una parola

Sai che c’è ancora una chance per te
Perché c’è una scintilla in te

Devi solo accendere quella fiamma
e lasciarla splendere
Fai tua la notte
come il Quattro di Luglio

Perché tu sei un fuoco d’artificio tesoro
Vai e mostra loro quanto vali
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Mentre guizzi attraverso il cielo

Tesoro sei un fuoco d’artificio
Forza, lascia esplodere i tuoi colori
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Li lascerai di sasso

Non ti devi sentire una nullità
Tu sei l’originale, non puoi essere rimpiazzato
Se solo sapessi ciò che riserba il futuro:
Dopo un uragano arriva l’arcobaleno

Forse tu sei la ragione di tutte quelle porte chiuse
Così puoi aprirne una che ti porterà sulla strada perfetta
Come una freccia splendente il tuo cuore volerà
E’ quando sarà il momento lo saprai

Devi solo accendere la fiamma
e lasciarla splendere
Fai tua la notte
come il Quattro di Luglio

Perché sei un fuoco d’artificio tesoro
Su, mostragli il tuo valore
Fa’ loro esclamare “Oh, oh, oh”
Mentre guizzi attraverso il cielo

Tesoro sei un fuoco d’artificio
Forza, lascia esplodere i tuoi colori
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Li lascerai di sasso

Boom, boom, boom
Più splendente anche della luna
E’ sempre stato dentro di te
Ed ora è il momento di lasciarlo uscire

Perché sei un fuoco d’artificio
Su, mostragli il tuo valore
Fa’ loro esclamare “Oh, oh, oh”
Mentre guizzi attraverso il cielo

Tesoro sei un fuoco d’artificio
Forza, lascia esplodere i tuoi colori
Fagli esclamare “Oh, oh, oh!”
Li lascerai a dire “Oh, oh, oh!”

Boom, boom, boom
Più splendente anche della luna
Boom, boom, boom
Più splendente anche della luna

Voltri, fuochi artificio

Mediocrità e responsabilità

Coprendo il sole con la mano
di Paulo Coelho

sole mano

Un discepolo cercò il rabbino Nahman di Braslaw. “Non continuerò i miei studi dei Testi Sacri”, disse. “Abito in una piccola casa con i miei fratelli e i genitori, e non trovo mai le condizioni ideali per concentrarmi su ciò che è importante”.
Nahman indicò il sole e chiese al suo discepolo di mettersi la mano davanti al viso, in modo da occultarlo. Il discepolo lo fece. “La tua mano è piccola, eppure riesce a coprire completamente la forza, la luce e la maestosità dell’immenso sole. Nella stessa maniera, i piccoli problemi riescono a darti la scusa necessaria per non proseguire nella tua ricerca spirituale. Così come la mano può avere il potere di nascondere il sole, la mediocrità ha il potere di nascondere la luce interiore. Non incolpare gli altri per la tua incompetenza”.


Commento di Wolfghost: gli Inglesi direbbero “A careless worker blames his tools” (un lavoratore sbadato da la colpa ai propri attrezzi), credo che il senso sia evidente 🙂 Si tratta di assumersi la responsabilità delle proprie scelte – compresa quella di non impegnarsi in un compito da svolgere, magari per pigrizia o poca voglia – senza cercare capri espiatori o cercare scuse, per lo più banali, che più che offendere l’interlocutore offendono noi stessi. Meglio avere il coraggio di ammettere la propria poca determinazione, almeno potremo capire che forse c’è qualcosa nei propri obiettivi, o nel modo di inseguirli, che è necessario cambiare… 😐

vincitore

100.000 visite su Adottauncucciolo!!! :-D

Scusate se sono monotono ma… riciclo i fuochi d’artificio proposti da Cristina Khay in un commento al post precendente per festeggiare un altro traguardo: 100.000 visite sul blog di adozione animali www.adottauncucciolo.net! 😀

Forse tengo più a questo risultato che a quello delle 300.000 visite di wolfghost.it, sapete? 🙂 Ho la speranza – e forse anche un po’ di arroganza 😀 – di credere che almeno qualche animaletto sia stato adottato grazie a questo sito… anzi, a dire il vero è più di una speranza, perché qualche ringraziamento per un’avvenuta adozione lo abbiamo avuto 😛
Ringrazio le persone che via via si sono succedute nella pubblicazione dei post: anche se nessuna di loro, finora, si è fermata a lungo (non sembra ma ruba parecchio tempo mettere questi post che tra l’altro sono a volte molto numerosi), ciascuna di loro ci ha accompagnato – o ci sta accompagnando – almeno per un pezzo di strada :-).
Tuttavia un ringraziamento speciale va a… mia moglie 😉 (nome d’arte qua sopra: Finadel) che praticamente già da poco dopo avermi conosciuto ha iniziato a contribuire al lavoro di pubblicazione e mantenimento del blog e… non ha più smesso! 😀 Onestamente non so se senza di lei sarei riuscito a portare avanti il blog, almeno avrei probabilmente dovuto ridimensionarlo 😐

Un saluto a tutti e… ricordate! Se sentite qualcuno che desidera un animaletto… ditegli di non comprarlo, ma di adottarlo! 😉 Ci sono tante creature che attendono che non hanno nulla da invidiare a quelle che possono essere comprate nei negozi o negli allevamenti… salvo forse un po’ di sfortuna… 😦

300.000 visite su Wolfghost! :-D

festeggiamentoFinalmente il mio blog c’e’ arrivato a trecentomila visite!  😀 Era tempo che tenevo sotto controllo il contatore per poter festeggiare al momento giusto!  😉 A dire il vero la data fatidica e’ stata ieri, ma volevo lasciare un altro po’ di spazio alla splendida favola di Mecan 🙂

E’ tempo di considerazioni dunque 😐

Sono passati tre anni e qualche mese da quando aprii questo blog. Se e’ vero che per il mondo di Internet tre anni sono davvero tanti, nella vita di una persona non e’ scontato che sia cosi’… ma per quanto mi riguarda cosi’ e’ effettivamente stato: la mia vita in questo lasso di tempo e’ radicalmente cambiata, cosi’ come del resto ha fatto con continuita’ nel corso dell’intero ultimo decennio.
Il mio non e’ proprio il classico blog-diario, lo sapete, pero’ molti degli argomenti che via via affrontavo non erano scelti a caso ma rispettavano, o meglio “rispecchiavano”, il periodo che stavo passando. Per cui rileggendoli mi e’ comunque facile ricordare di come stavo e di com’era la situazione attorno a me allora 😐

Sono contento della mia vita adesso, sono grato per ogni giorno in piu’ che mi e’ concesso di esser qua e viverla 🙂 E, guardandomi indietro, sono ben cosciente che essa e’ stata si’ frutto del caso – e’ inevitabile – ma anche che non avrebbe potuto esserlo se non avessi fatto alcune scelte senza le quali adesso sarebbe ben diversa… forse drammaticamente diversa 😦

Non so se chiamare “coraggio” cio’ che mi spinse a percorrere certe strade piuttosto che altre, forse in realta’ ero solo cosciente che una reale alternativa non esisteva, ma… il mio consiglio a tutti voi e’ sincero quando vi dico: se sapete che una vostra scelta e’ in grado di cambiare in meglio tutta la vostra vita, be’… fatela, anche se dovete assumervi qualche rischio. Perche’ un giorno potrebbe accadervi di guardare come e’ la vostra vita e di chi o cosa avete attorno a voi… e di benedire quella scelta che in tempi piu’ o meno remoti avete fatto 🙂

Senza contare che so di avere anche qualche affezionato lettore che non si perde una mia “puntata”! Opsss… eccone qua uno!! 😀

Julius al PC

Foglie in un piccolo bosco – un racconto di Mecan

Oggi torno a pubblicare post di altri blogger, questo è un racconto della simpaticissima Mecan1, blog Semplicemente Mecan 🙂 Mecan è una persona di grande cuore, da anni si batte per salvare la vita di animali abbandonati o in difficoltà, spesso scontrandosi contro l’indifferenza di persone e istituzioni 😦
Questo suo racconto mi è piaciuto molto, racconta di due vite sostanzialmente simili, vissute fianco a fianco, ma che divengono diverse – e molto – a causa del diverso stato d’animo con il quale i protagonisti vivono.
Mi piacerebbe identificarmi con la Foglia d’Ulivo… ma ammetto che spesso mi ritrovo maggiormente nella Foglia di Roverella 😀


FOGLIE IN UN PICCOLO BOSCO
by
Mecan1
Blog: Semplicemente Mecan

foto di Alessandro Santulli, dal sito picasaweb.google.comEra autunno, in un piccolo Bosco di grandi Roverelle inframezzate da vecchi Alberi di Ulivo. Le giornate erano sempre più corte e buie, ogni tanto pioveva, e l’ erba, che in estate si era tutta seccata lasciando brulla la terra, ora era ricresciuta, in una morbida e verdissima coltre, come in primavera.
Un giorno, mentre il cielo grigio si preparava per un acquazzone, una Foglia di Roverella, ormai vecchia e stanca per il duro lavoro svolto in quell’ anno, disse all’ amica Foglia d’ Ulivo, che invece era ancora verde e forte come all’ inizio della stagione:
-Ho paura che anche oggi pioverà…- E mentre lo diceva, sembrava proprio che fosse colta da grande sconforto. Era triste, pareva infreddolita (aveva cominciato ad accartocciarsi), e, soprattutto, sembrava che avesse tanta paura. L’ amica Foglia d’ Ulivo (erano state sempre una accanto all’ altra, perché le fronde dei loro grandi Alberi, ormai erano arrivate a toccarsi), che invece era sempre di buon umore e ottimista nei confronti della vita, cercò allora di tranquillizzarla e di tirarla un po’ su. Così le disse:
-Coraggio Amica mia! Ne abbiamo passati tanti di temporali insieme… Vedrai, passeremo anche questo senza difficoltà. Poi, mi stavo annoiando con tutto questo sole, un po’ d’ acqua non può che farci bene, ci laverà via la polvere e gli escrementi degli Uccelli e ci rinvigorirà. Fidati, andrà tutto bene! Guarda me, se ti viene il panico, ti sorriderò come sempre.-
Detto questo, si guardarono con affetto e aspettarono l’ acqua. Infatti, poco dopo, ecco il primo lampo e, con il suo fragoroso tuono, arrivò quasi subito anche la pioggia.
-Uhaooo! Evvivaaaaa! Viva la pioggia! Sorridi Amica mia, questa è Vita!- Disse la Foglia d’ Ulivo con tono allegro, rassicurante e incoraggiante. Così, pure la triste e spaventata Foglia di Roverella, sentendosi meglio, riuscì ad apprezzare quell’ incredibile scrosciata d’ acqua. Aveva ragione la Foglia d’ Ulivo, una bella lavata ci voleva proprio!
Passato il temporale, tutte le foglie apparivano più belle, lucenti e morbide, proprio come se l’ acqua avesse ridato loro vigore e giovinezza.
-Lo sai?- Disse la Foglia di Roverella: -Avevi ragione tu, ora mi sento molto meglio, non ho neanche più freddo. D’ ora in poi, cercherò di fare come fai tu, e scaccerò via i cattivi pensieri.-
-Bene! Brava!- Rispose sorridente la Foglia d’ Ulivo: -Ne sono molto contenta.-
Purtroppo però la Foglia di Roverella, era una di quelle foglie nate per invecchiare presto, così la sua tristezza, la sua angoscia e il suo scoraggiamento, continuarono ad affiorare sempre più di frequente. Non lo faceva apposta, non voleva essere triste, non voleva scoraggiarsi, né tanto meno voleva angosciare la sua amica, ma era più forte di lei, la tristezza ormai la “attanagliava”, la raggrinziva e la ingialliva ogni giorno di più. Così la sua amica Foglia d’ Ulivo, con tanta pazienza e tanto amore, ogni volta la rincuorava e, nei momenti peggiori, in silenzio la sfiorava delicatamente per farle sentire che lei era lì e non l’ avrebbe mai lasciata sola.
Così passarono i giorni e le varie intemperie che porta l’ autunno: vento, pioggia, freddo, si alternarono a brevi sprazzi di sole tiepido, ma le due amiche continuarono a resistere, superando insieme ogni capriccio del tempo. Finché…, era già novembre inoltrato, mentre le due Foglie, cullate dolcemente da una leggera brezza pomeridiana, si sorridevano fiduciose e sicure l’ una dell’ altra, all’ improvviso, il picciolo che teneva la Foglia d’ Ulivo attaccata al suo ramo, si ruppe e la piccola cadde volteggiando inesorabilmente nel vuoto. Mentre cadeva, con un sorriso un po’ smarrito, continuava a fissare la sua amica Foglia di Roverella, che tanto aveva temuto quella fine, e che invece si trovava ancora lassù appesa al suo ramo.
-Nooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!- Gridò con dolore quest’ultima:
-Noooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!- Gridò ancora.
Grazie alla Foglia d’ Ulivo era riuscita a vivere un po’ meglio, solo grazie a lei era riuscita a sorridere di più alla vita, e solo per lei viveva. Eccola quella fine, ma non era affatto come si aspettava, era molto più dolorosa e terribile, perché aveva colpito la sua Amica, ed ora restava da sola attaccata al suo ramo. Era insopportabile quel dolore, e disperatamente la faceva star male. Perché quella sorte che tanto aveva temuto per se stessa, era ora toccata prima alla sua Amica? Perché proprio a lei, che era così felice di vivere? Non era giusto, non se lo spiegava, non si dava pace. Così, triste, tristissima, per quella così cattiva e inaspettata sorte, si accartocciò a forza, si seccò tutta e diventò marrone, ma il suo picciolo non si ruppe lo stesso. Nonostante tutto, continuò a restare saldamente attaccato al suo ramo. Ora voleva solo raggiungere a tutti i costi, la sua cara Foglia d’ Ulivo, che giaceva a terra proprio sotto di lei. Adesso sì, che desiderava il vento, la pioggia, le bufere più tremende… Voleva solo staccarsi da quell’ odioso ramo, voleva morire, farla davvero finita.
Ma né il Vento, né le Piogge, né le Bufere, riuscirono a strapparla da quel dannato ramo. Vide tante sue sorelle cadere, e sperava che arrivasse finalmente il suo turno, ma no, lei no… Continuava a stare ben attaccata lassù. Cos’ era, quella? Forse una punizione per non aver saputo apprezzare di più la vita, quando poteva godersela come le aveva sempre insegnato la sua Amica Foglia d’ Ulivo? Per aver avuto così tanta paura di perderla, da non riuscire più a viverla serenamente? Ora aveva capito quanto era stata stupida ad angosciarsi, ora sìììììììììì!
Ormai però, era troppo tardi, e la sua tristezza era diventata davvero enorme e incontenibile, non capiva perché continuasse a stare appesa lassù e provava solo una forte rabbia disperata.
Intanto l’ Inverno era quasi terminato e, ai primi di marzo, la Primavera era già alle porte. Come mai lei, vecchia e triste, era rimasta da sola su quella grande Quercia e non era ancora caduta giù come le altre foglie? Che strano arcano era mai quello?……
Quando si accorse però, che le gemme delle sue giovani sorelline si stavano gonfiando e cominciò a sentirle rumoreggiare allegramente, pronte a venir fuori col primo sole tiepido della Primavera, capì tutto: capì finalmente perché, per così tanto tempo, era rimasta attaccata al suo ramo.
L’ Albero a cui apparteneva infatti, l’ aveva “trattenuta” perché voleva che lei raccontasse, alle sue giovani e inesperte sorelline, la sua triste storia. Doveva insegnare loro ad apprezzare le piccole grandi gioie della vita, senza angosciarsi mai per il domani, perché tanto non si può mai sapere in anticipo cosa ci aspetta. Bisogna vivere con serenità il presente, bisogna vivere la vita senza crearsi troppi problemi, perché il tempo passa, e non aspetta le nostre paure, non si ferma per le nostre angosce. Perciò, se siamo “con lui”, bene! Ma se non ci siamo, peggio per noi, perché non tornerà più indietro.
Tutte le sue giovani sorelline rimasero quiete ad ascoltarla in silenzio, e quando ebbe finito, le sorrisero dolcemente con gratitudine, pronte più che mai, ad iniziare con coraggio la loro (per quanto breve), splendida e importantissima esistenza.
Anche sulla vecchia Foglia di Roverella, ormai secchissima e completamente aggrinzita, spuntò di nuovo il sorriso e, mentre cercava di stiracchiarsi un po’ per fare omaggio di un sorriso anche alla sua Amica Foglia d’ Ulivo, che ormai da mesi, giaceva inerme sotto di lei, ecco risuonare quasi impercettibile, il tanto sospirato “tac”….
Il suo picciolo finalmente si ruppe, fu libera di lasciarsi andare dolcemente verso il basso, e di adagiarsi vicino alla sua grande e carissima Amica Foglia d’ Ulivo. Sorrise accanto a lei, e finalmente trovò la sua pace.
E così le grandi Querce Roverelle, ogni anno a fine stagione, trattengono sui loro rami, fino alla primavera successiva, alcune foglie vecchie e ormai completamente rinsecchite, perché forse vogliono davvero che queste insegnino alle loro giovani sorelline, appena spuntate, ad apprezzare al meglio la vita che sarà loro concessa. Perché, anche se è breve, irta di pericoli e di difficoltà, merita sempre e comunque di essere vissuta appieno e con tanta gioiosa serenità.

FINE
Mecan, autunno 2002

dal sito piante-e-arbusti.itFoto: in alto a sinistra, di Alessandro Santulli, dal sito picasaweb.google.com; in basso a chiusura, dal sito piante-e-arbusti.it.